Ecommerce in Argentina: tasse e barriere per chi acquista online

Ecommerce in Argentina: tasse e barriere per chi acquista online
Ecommerce e barierre non tarrifarie

Sembra incredibile ma succede anche ai nostri giorni. Proprio quando il libero scambio e il commercio elettronico la fanno da padrone, l’Argentina compie un passo nella direzione diametralmente opposta varando un pacchetto di leggi che rende l’acquisto online da siti di ecommerce stranieri particolarmente complicato ed oneroso.

Gli argentini che sino a pochi giorni fa acquistavano dai noti portali di Ecommerce esteri come Amazon ed eBay, non potranno più vedersi recapitare a casa i loro prodotti ma dovranno recarsi in un ufficio doganale e compilare una meticolosa dichiarazione per prelevare i propri pacchi.

A questo si aggiunge inoltre una soglia massima di spesa di 25 $ all’anno, per un massimo di due acquisti, oltre la quale il consumatore dovrà versare il 50% del prezzo finale al fisco su ogni prodotto proveniente da un sito estero. Come se non bastasse, grazie ad una precedente normativa, le transazioni internazionali tramite carte di credito emesse dalla banca argentina sono ulteriormente tassate al 35%.

E-Shopping tassato pesantemente per fermare l’inflazione

Questo drammatico programma di restrizioni dell’online shopping in Argentina è parte di un insieme di sforzi del governo di Cristina Fernandez de Kirchner per preservare l’ulteriore caduta delle riserve valutarie di moneta estera, scesa del 30% solo nell’ultimo anno, e rallentare la svalutazione della moneta nazionale.

Il governo argentino spera con questa impopolare azione di trattenere il deflusso di capitali verso l’estero, migliorare la raccolta di dazi doganali e favorire l’industria e relativa economia nazionale. Il risultato per il momento è un durissimo colpo al settore dell’ecommerce e del web marketing con disagi rilevanti anche per il popolo argentino degli e-shopper.

La tassazione fiscale sulle vendite on-line sarà la scelta giusta?

In collaborazione con Codicesconto.com abbiamo chiesto all’esperto di e-commerce argentino Henry Pena-Palacio di commentare per noi i nuovi cambiamenti in atto.

Secondo Palacio, le azioni del governo hanno irritato il popolo argentino, che si lamenta non soltanto dei prezzi elevatissimi, ma anche del fastidio non trascurabile di presentarsi in ufficio per ogni acquisto effettuato in rete.

L’introduzione di questa normativa potrebbe avere l’effetto opposto a quello che il governo auspica: anziché far aumentare le entrate fiscali, l’inasprimento fiscale potrebbe aumentare il lavoro sommerso ed incentivare il contrabbando.

Ancora una volta si tratta di prezzi

Gli argentini acquistano dall’estero, è un dato di fatto. La motivazione è semplice: costa meno! Un iPhone 16GB 5S in un Apple Store negli USA può essere acquistato a 649 $, mentre nei negozi argentini tra i 1.300 ed i 1700 $. Un Samsung Galaxy 4 costa sino al 54% in più mentre una Smart TV quasi il 300%.

Questo chiaramente influisce in maniera pesante sul giro d’affari interno generato dagli acquisti online che rimane bassissimo nonostante l’Argentina abbia una popolazione che si aggira attorno ai 40 milioni di abitanti. Nel 2012 il settore e-commerce ha di poco sfiorato i 3 miliardi di dollari contro un fatturato sul mercato estero di gran lunga maggiore ma davvero difficile da stimare.

Santiago de Chile la New Miami del Sud America

Disparità di prezzo simili sono evidenti persino tra due paesi limitrofi come Cile e Argentina portando molti e-shopper a preferire un volo di due ore per fare shopping off-line a Santiago de Chile.

Più di 1,5 milioni di argentini ormai preferiscono fare acquisti oltre confine, Santiago de Chile è stata per questo motivo ribattezzata la New Miami del Sud America. I connazionali di Maradona alludono alla città della Florida, considerata dai sudamericani la città più economica per lo shopping.

L’ecommerce e le barriere non tariffarie: un problema da affrontare

L’Argentina non è l’unico caso di guerra in atto all’ecommerce straniero. Anche la Russia ha varato un programma per limitare la fuga di capitale verso l’estero che ha convinto due grandi operatori come FedEx e Dhl e, in Italia, Poste Italiane ad annunciare la sospensione delle attività sul territorio russo.

Argentina e Russia rappresentano un segnale molto importante per comprendere le difficoltà e le barriere che ancora ostacolano la diffusione dell’ecommerce su scala internazionale. Le cosiddette “barriere non tariffarie“, come controlli sulle consegne, formalità burocratiche, controlli sanitari etc, sono in rapido aumento ovunque e costituiscono un serio scoglio per l’ecommerce e il web marketing che è bene che sia aziende che governi inizino ad affrontare in maniera comune e equilibrata. Voi cosa ne pensate?

Sembra incredibile ma succede anche ai nostri giorni. Proprio quando il libero scambio e il commercio elettronico la fanno da padrone, l’Argentina compie un passo nella direzione diametralmente opposta varando un pacchetto di leggi che rende l’acquisto online da siti di ecommerce stranieri particolarmente complicato ed oneroso.

Gli argentini che sino a pochi giorni fa acquistavano dai noti portali di Ecommerce esteri come Amazon ed eBay, non potranno più vedersi recapitare a casa i loro prodotti ma dovranno recarsi in un ufficio doganale e compilare una meticolosa dichiarazione per prelevare i propri pacchi.

A questo si aggiunge inoltre una soglia massima di spesa di 25 $ all’anno, per un massimo di due acquisti, oltre la quale il consumatore dovrà versare il 50% del prezzo finale al fisco su ogni prodotto proveniente da un sito estero. Come se non bastasse, grazie ad una precedente normativa, le transazioni internazionali tramite carte di credito emesse dalla banca argentina sono ulteriormente tassate al 35%.

E-Shopping tassato pesantemente per fermare l’inflazione

Questo drammatico programma di restrizioni dell’online shopping in Argentina è parte di un insieme di sforzi del governo di Cristina Fernandez de Kirchner per preservare l’ulteriore caduta delle riserve valutarie di moneta estera, scesa del 30% solo nell’ultimo anno, e rallentare la svalutazione della moneta nazionale.

Il governo argentino spera con questa impopolare azione di trattenere il deflusso di capitali verso l’estero, migliorare la raccolta di dazi doganali e favorire l’industria e relativa economia nazionale. Il risultato per il momento è un durissimo colpo al settore dell’ecommerce e del web marketing con disagi rilevanti anche per il popolo argentino degli e-shopper.

La tassazione fiscale sulle vendite on-line sarà la scelta giusta?

In collaborazione con Codicesconto.com abbiamo chiesto all’esperto di e-commerce argentino Henry Pena-Palacio di commentare per noi i nuovi cambiamenti in atto.

Secondo Palacio, le azioni del governo hanno irritato il popolo argentino, che si lamenta non soltanto dei prezzi elevatissimi, ma anche del fastidio non trascurabile di presentarsi in ufficio per ogni acquisto effettuato in rete.

L’introduzione di questa normativa potrebbe avere l’effetto opposto a quello che il governo auspica: anziché far aumentare le entrate fiscali, l’inasprimento fiscale potrebbe aumentare il lavoro sommerso ed incentivare il contrabbando.

Ancora una volta si tratta di prezzi

Gli argentini acquistano dall’estero, è un dato di fatto. La motivazione è semplice: costa meno! Un iPhone 16GB 5S in un Apple Store negli USA può essere acquistato a 649 $, mentre nei negozi argentini tra i 1.300 ed i 1700 $. Un Samsung Galaxy 4 costa sino al 54% in più mentre una Smart TV quasi il 300%.

Questo chiaramente influisce in maniera pesante sul giro d’affari interno generato dagli acquisti online che rimane bassissimo nonostante l’Argentina abbia una popolazione che si aggira attorno ai 40 milioni di abitanti. Nel 2012 il settore e-commerce ha di poco sfiorato i 3 miliardi di dollari contro un fatturato sul mercato estero di gran lunga maggiore ma davvero difficile da stimare.

Santiago de Chile la New Miami del Sud America

Disparità di prezzo simili sono evidenti persino tra due paesi limitrofi come Cile e Argentina portando molti e-shopper a preferire un volo di due ore per fare shopping off-line a Santiago de Chile.

Più di 1,5 milioni di argentini ormai preferiscono fare acquisti oltre confine, Santiago de Chile è stata per questo motivo ribattezzata la New Miami del Sud America. I connazionali di Maradona alludono alla città della Florida, considerata dai sudamericani la città più economica per lo shopping.

L’ecommerce e le barriere non tariffarie: un problema da affrontare

L’Argentina non è l’unico caso di guerra in atto all’ecommerce straniero. Anche la Russia ha varato un programma per limitare la fuga di capitale verso l’estero che ha convinto due grandi operatori come FedEx e Dhl e, in Italia, Poste Italiane ad annunciare la sospensione delle attività sul territorio russo.

Argentina e Russia rappresentano un segnale molto importante per comprendere le difficoltà e le barriere che ancora ostacolano la diffusione dell’ecommerce su scala internazionale. Le cosiddette “barriere non tariffarie“, come controlli sulle consegne, formalità burocratiche, controlli sanitari etc, sono in rapido aumento ovunque e costituiscono un serio scoglio per l’ecommerce e il web marketing che è bene che sia aziende che governi inizino ad affrontare in maniera comune e equilibrata. Voi cosa ne pensate?

Sembra incredibile ma succede anche ai nostri giorni. Proprio quando il libero scambio e il commercio elettronico la fanno da padrone, l’Argentina compie un passo nella direzione diametralmente opposta varando un pacchetto di leggi che rende l’acquisto online da siti di ecommerce stranieri particolarmente complicato ed oneroso.

Gli argentini che sino a pochi giorni fa acquistavano dai noti portali di Ecommerce esteri come Amazon ed eBay, non potranno più vedersi recapitare a casa i loro prodotti ma dovranno recarsi in un ufficio doganale e compilare una meticolosa dichiarazione per prelevare i propri pacchi.

A questo si aggiunge inoltre una soglia massima di spesa di 25 $ all’anno, per un massimo di due acquisti, oltre la quale il consumatore dovrà versare il 50% del prezzo finale al fisco su ogni prodotto proveniente da un sito estero. Come se non bastasse, grazie ad una precedente normativa, le transazioni internazionali tramite carte di credito emesse dalla banca argentina sono ulteriormente tassate al 35%.

E-Shopping tassato pesantemente per fermare l’inflazione

Questo drammatico programma di restrizioni dell’online shopping in Argentina è parte di un insieme di sforzi del governo di Cristina Fernandez de Kirchner per preservare l’ulteriore caduta delle riserve valutarie di moneta estera, scesa del 30% solo nell’ultimo anno, e rallentare la svalutazione della moneta nazionale.

Il governo argentino spera con questa impopolare azione di trattenere il deflusso di capitali verso l’estero, migliorare la raccolta di dazi doganali e favorire l’industria e relativa economia nazionale. Il risultato per il momento è un durissimo colpo al settore dell’ecommerce e del web marketing con disagi rilevanti anche per il popolo argentino degli e-shopper.

La tassazione fiscale sulle vendite on-line sarà la scelta giusta?

In collaborazione con Codicesconto.com abbiamo chiesto all’esperto di e-commerce argentino Henry Pena-Palacio di commentare per noi i nuovi cambiamenti in atto.

Secondo Palacio, le azioni del governo hanno irritato il popolo argentino, che si lamenta non soltanto dei prezzi elevatissimi, ma anche del fastidio non trascurabile di presentarsi in ufficio per ogni acquisto effettuato in rete.

L’introduzione di questa normativa potrebbe avere l’effetto opposto a quello che il governo auspica: anziché far aumentare le entrate fiscali, l’inasprimento fiscale potrebbe aumentare il lavoro sommerso ed incentivare il contrabbando.

Ancora una volta si tratta di prezzi

Gli argentini acquistano dall’estero, è un dato di fatto. La motivazione è semplice: costa meno! Un iPhone 16GB 5S in un Apple Store negli USA può essere acquistato a 649 $, mentre nei negozi argentini tra i 1.300 ed i 1700 $. Un Samsung Galaxy 4 costa sino al 54% in più mentre una Smart TV quasi il 300%.

Questo chiaramente influisce in maniera pesante sul giro d’affari interno generato dagli acquisti online che rimane bassissimo nonostante l’Argentina abbia una popolazione che si aggira attorno ai 40 milioni di abitanti. Nel 2012 il settore e-commerce ha di poco sfiorato i 3 miliardi di dollari contro un fatturato sul mercato estero di gran lunga maggiore ma davvero difficile da stimare.

Santiago de Chile la New Miami del Sud America

Disparità di prezzo simili sono evidenti persino tra due paesi limitrofi come Cile e Argentina portando molti e-shopper a preferire un volo di due ore per fare shopping off-line a Santiago de Chile.

Più di 1,5 milioni di argentini ormai preferiscono fare acquisti oltre confine, Santiago de Chile è stata per questo motivo ribattezzata la New Miami del Sud America. I connazionali di Maradona alludono alla città della Florida, considerata dai sudamericani la città più economica per lo shopping.

L’ecommerce e le barriere non tariffarie: un problema da affrontare

L’Argentina non è l’unico caso di guerra in atto all’ecommerce straniero. Anche la Russia ha varato un programma per limitare la fuga di capitale verso l’estero che ha convinto due grandi operatori come FedEx e Dhl e, in Italia, Poste Italiane ad annunciare la sospensione delle attività sul territorio russo.

Argentina e Russia rappresentano un segnale molto importante per comprendere le difficoltà e le barriere che ancora ostacolano la diffusione dell’ecommerce su scala internazionale. Le cosiddette “barriere non tariffarie“, come controlli sulle consegne, formalità burocratiche, controlli sanitari etc, sono in rapido aumento ovunque e costituiscono un serio scoglio per l’ecommerce e il web marketing che è bene che sia aziende che governi inizino ad affrontare in maniera comune e equilibrata. Voi cosa ne pensate?

Pietro Lombardi

0 Commenti

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>