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Black Friday 2021: potenziali strategie vincenti e difficoltà in vista

Questo non è sicuramente un Black Friday come tutti gli altri perché anticipa un Natale tra i più costosi di sempre per i consumatori. Ciò è confermato da Codacons che afferma la probabilità di un aumento di circa 1,4 miliardi di euro. Secondo una ricerca effettuata da Oracle Retail, il 39% dei connazionali ha già iniziato la corsa ai regali da mettere sotto l’albero. Un dato sicuramente importante riguarda il 13% degli stessi, che si dice disposto a pagare qualcosa in più per assicurarsi una consegna garantita.
Le piattaforme di vendita online di ogni settore, dalla più gettonata tecnologia al make up e homedecor, hanno attivato strategie di web marketing volte a rispondere a questa domanda natalizia in anticipo.
Il Black Friday diventa la prima opportunità utile per dare inizio all’acquisto dei regali natalizi risparmiando notevolmente.

Giocare d’anticipo

In questo periodo molto frenetico è essenziale per gli ecommerce costruire una strategia efficace e ben organizzata. La mossa vincente, e quasi scontata ormai, è un inizio anticipato del Black Friday, ormai conosciuto come Black Week. È frequente sentir parlare anche di Early Black Friday. A battere tutti gli ecommerce sul tempo è stato Amazon, che già dall’8 novembre ha avviato una politica di sconti anticipati.
Oltre alle offerte su tutte le categorie presenti sulla piattaforma, anche la sezione Warehouse è inclusa in questo Black Friday: Amazon ha scelto un 20% di ribasso per questa particolare tipologia di prodotti, usati, di seconda mano o con confezione aperta, che prevedono già prezzi più bassi rispetto alla media. Un mercato ancora poco conosciuto e sfruttato in Italia, ma con del grande potenziale, soprattutto per il fattore sostenibilità.
Ogni ecommerce che mira a raggiungere picchi di conversioni si organizza: la veste grafica del sito si adatta ai colori della settimana nera, con elementi aggiuntivi che mirano a spingere gli utenti verso la conclusione dei loro acquisti. Un esempio sono i banner di persuasione, che visualizzano messaggi come “il prodotto è in esaurimento” o “solo -numero articoli- disponibili, affrettati!”, o countdown per lo scadere della scontistica applicata al prodotto. Anche l’utilizzo di codici sconto a scadenza può aiutare l’ecommerce a convincere l’utente, soprattutto se la percentuale stabilita è molto alta.
Le strategie per il Black Friday, però, non si basano solo sulla costruzione del sito web per l’evento, ma anche su altre attività satelliti, con la stessa importanza. Tra le varie citabili spiccano le newsletter e le promozioni sui social network, i contatti più immediati con gli utenti.

Newsletter a tema

La newsletter spesso si adatta all’assetto grafico del sito web. Si opta per colori scuri, a richiamo del titolo Black Friday, scegliendo i prodotti su cui puntare per quella settimana. Le iniziative proposte sull’ecommerce si riflettono nei messaggi creati per gli utenti: vengono illustrate promozioni e scontistiche speciali in modo semplice, dedicate a categorie o singoli prodotti, rimandando a landing page più esplicative. L’obiettivo è il click sull’immagine o il messaggio di testo, che porterà il potenziale cliente sul sito, dove sono disposte una serie di azioni mirate a incentivare una sua conversione.

Il lavoro sui social

Facebook, Instagram, Tiktok e Pinterest, giocano un ruolo decisivo nella strategia commerciale attuata per il Black Friday. Sono piattaforme che, grazie all’attività di advertising mirata e di remarketing, riescono a raggiungere un bacino di utenti ampio garantendo molto spesso un numero notevole di conversioni e quindi un ritorno della spesa investita (ROI).
Escluderli dalla comunicazione è impensabile, sceglierli per il settore e soprattutto in base al target è un dovere che spetta ai social media manager, sempre pronti a guidare il cliente in un mercato saturo e inflazionato. Per tutti i settori, dalla tecnologia al food, arrivando al magico mondo della moda o dell’arredamento e design, le regole da seguire sono semplici:

  • immagini accattivanti;
  • poche parole (copy e grafiche intuitive);
  • scontistica chiara e definita;
  • codici sconto promozionali esclusivi per l’occasione;
  • scelta accurata delle CTA (call to action) dal “ricevi l’offerta” al “guarda di più”.

A fare da tres d’union un’unica parola Black Friday o Black Week. La stessa dicitura grafica deve condurre per mano l’utente che, cliccando sull’inserzione social viene dirottato nella landing del prodotto o pacchetto in promozione. Qui dovrà ritrovare banner o indicazioni stilisticamente in linea con quelle visualizzate sui social, e continuare così il suo processo d’acquisto.

La difficoltà nelle consegne

Una parte di coloro che sceglie di fare acquisti in questo periodo anticipa i regali di Natale, in modo tale da arrivare preparati. Si predilige l’acquisto di più regali in un’unica soluzione, o di carte regalo per ovviare ogni tipo di problema. Tutto ciò nasce dall’esigenza da parte dei consumatori di non doversi preoccupare per le tempistiche di consegna ed eventuali ritardi.
Dal Black Friday in poi diventa sempre più difficile riuscire a ricevere i propri acquisti per tempo. Ciò è dato da un sovraccarico di ordini da consegnare in primis, ma sicuramente anche dai vari scioperi nel settore logistico. Per i dipendenti delle aziende associate ai vari ecommerce, piccoli o grandi che siano, è un periodo che comporta una mole di lavoro enorme.
Proprio per questo le manifestazioni in momenti strategici, come quella del 26 novembre (giorno ufficiale del Black Friday) organizzata dai dipendenti delle aziende associate ad Assoespressi, colpiscono in modo significativo tutto il processo di consegna degli ordini effettuati negli ultimi giorni.
Anche la scarsità dei prodotti influisce molto sui vari ritardi, soprattutto per il settore tech che sta risentendo molto della mancanza di chip per i dispositivi e per il settore dell’editoria con la crisi della carta che peggiora di giorno in giorno.
Tutti gli utenti quindi puntano al Black Friday come opportunità per iniziare, se non concludere, la corsa ai regali natalizi, sfruttando le scontistiche eccezionali proposte. In questo modo, si spera di riuscire a giocare d’anticipo sui possibili ritardi. Diventa di vitale importanza la consegna puntuale, pagando anche più del prezzo standard, cercando di ovviare ogni tipo di problema.

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Come ottimizzare il tasso di conversione di un Ecommerce grazie alle schede prodotto

L’importanza delle schede prodotto

La diffusione dell’Ecommerce ha permesso alle aziende di poter migliorare la propria visibilità raggiungendo nuovi potenziali clienti. Tuttavia, ciò non è sufficiente se si vuole aumentare le vendite. Il processo di ottimizzazione di un Ecommerce è molto complesso ma spesso si sottovalutano elementi chiave come le schede prodotto, le quali si trovano in uno step decisivo ai fini delle conversioni.

Cosa sono le schede prodotto?

La scheda prodotto è una pagina di presentazione che contiene una serie di informazioni necessarie all’utente (descrizione, caratteristiche, schede tecniche, ecc). Rappresenta l’ultimo passaggio prima dell’avvio del processo di check out, ovvero di acquisto.
Esse sono molto importanti per un Ecommerce poiché, se ottimizzate al meglio, permettono al sito di ottenere visibilità sui motori di ricerca (SEO).
Per questo è necessario scrivere contenuti chiari, convincenti e facilmente comprensibili anche per i meno esperti del settore. Prima di iniziare però, è bene porsi alcune domande:

  • Perché un cliente vorrebbe acquistare questo prodotto?
  • Perché un cliente dovrebbe acquistare questo articolo invece di un altro simile? Cosa lo rende unico?
  • Quali vantaggi offre ai miei clienti?
  • Come posso informare gli utenti sull’utilizzo corretto?

7 consigli per creare una scheda prodotto in ottica SEO

1 – Contenuti descrittivi

Si intende il nome del prodotto, le caratteristiche tecniche, il prezzo e le eventuali offerte speciali o le informazioni sulla spedizione. Tali contenuti devono essere interessanti, concisi, attendibili e affidabili, poiché devono persuadere l’utente nell’acquisto del prodotto.

2 – Titolo

L’intestazione deve essere incisiva e catturare immediatamente l’attenzione del cliente, per invogliarlo nella successiva lettura del prodotto.

3 – Contenuti multimediali

Ci riferiamo in particolar modo alle foto e i video. Al pari dei contenuti descrittivi, offrono un’adeguata percezione del prodotto perché consentono di comprendere nello specifico tutte le caratteristiche. Tuttavia, è necessario inserire immagini di buona qualità e non limitarsi a un’unica foto, ma mostrare anche particolari dettagli. Per migliorare ulteriormente l’esperienza di navigazione si può anche optare per immagini a 360° che mostrano il prodotto in tutte le angolazioni o in brevi video.

4 – Uso delle keyword e ottimizzazione SEO

Un aspetto essenziale è la scelta e l’utilizzo corretto delle keyword, poste all’interno della scheda prodotto e posizionate in punti strategici come il titolo (h1) o il meta tag title (visibile solo sulla SERP di Google), i sottotitoli (h2). Particolarmente importante è l’utilizzo di parole chiave di coda lunga (long tail) nel corpo del testo.
Si tratta di elementi fondamentali per permettere a un sito ecommerce di posizionarsi tra le prime posizioni nella SERP.

5 – Attenzione agli errori grammaticali e di battitura

In particolar modo per siti Ecommerce che hanno un catalogo ampio spesso l’attività d’inserimento delle schede prodotto viene effettuata in maniera meccanica e dedicando poco tempo a eventuali revisioni. Di conseguenza si corre il rischio di commettere errori di distrazione o battitura. Suggeriamo di rileggere sempre i contenuti prima di pubblicarli.

6 – Non copiare le descrizioni del prodotto

Uno dei problemi ricorrenti quando si parla di schede prodotto è legato ai contenuti duplicati. Questo accade soprattutto per Ecommerce che rivendono prodotti di altri brand (un caso comune è nel settore dell’arredamento). I contenuti copiati o duplicati possono avere ripercussioni negative sulla SEO, per cui è importante personalizzare, ove possibile, ogni scheda prodotto. 

7 – Evidenziare Call to action ed elementi essenziali (usabilità)

Per facilitare il processo di acquisto dell’utente è molto importante che i bottoni di call to action (“Aggiungi al carrello” o “Richiedi un preventivo”) siano messi in evidenza e risaltino rispetto alle altre parti della pagina. Inoltre è importante far risaltare i cosiddetti USP (Unique Selling Proposition) per offrire maggior sicurezza al potenziale cliente. Ci riferiamo alle recensioni di altri clienti, alle spedizioni gratuite, resi e rimborsi, ecc
Le schede prodotto, dunque, rappresentano la soluzione strategica di un progetto Ecommerce, perciò è fondamentale realizzarle correttamente.

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Costruire una strategia di marketing digitale per un nuovo cliente Ecommerce

Con “strategia” si intende quella branca dell’arte militare che regola e coordina le varie operazioni belliche in vista della guerra: lo scopo finale. Utilizzare il potenziale bellico di un paese nel modo più efficace e produttivo ai fini della vittoria. In una realtà  in cui l’utilizzo del termine digitale implica infinite variabili, un nuovo cliente e-commerce si affida ad un’agenzia di web marketing per costruire una strategia digitale chiara ed efficace, da monitorare nel corso del tempo costantemente.

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Una web agency deve avere la capacità di utilizzare il potenziale del proprio cliente nel modo più efficace dal punto di vista digitale e dal punto di vista di risultati numerici di crescita tangibili, per accompagnarlo verso il conseguimento di un miglioramento del posizionamento, delle conversioni e di brand identity digitale.

E’ importante chiarire che trattiamo di clienti con uno shop on-line già posizionato e non in fase di start-up del progetto.

Questo serve anche e soprattutto per costruire una strategia Seo, che altrimenti non avrebbe motivo di essere definita in quanto un progetto in fase di lancio, rispetto ad uno in fase di crescita, ha priorità e strumenti da utilizzare completamente diversi. 

Analisi iniziale

La primissima fase prevede un’analisi approfondita dell’usabilità del sito web del cliente:

  • Analisi delle criticità;
  • Proposta di modifiche/migliorie condivise stilando un documento dettagliato con le relative proposte;
  • Supporto da parte dell’agenzia alle risorse interne del cliente per finalizzare l’ottimizzazione del sito;
Un sito web rappresenta le fondamenta su cui si andranno a costruire tutte quelle azioni strategiche di posizionamento e sell-out dei prodotti in vendita.

Strategia SEO

Il passaggio successivo è stilare un piano SEO e di ottimizzazione dei contenuti, che devono partire dalla home page, per poi passare alle pagine di categoria: rispettivamente dove un utente atterra in prima istanza, navigando nel web, e dove poi viene indirizzato per quella strategia, definita ad imbuto, verso la conversione finale al carrello.

Le pagine prodotto devono presentare contenuti chiari in termini di informazioni sui prodotti e di immagini pulite, nell’ottica di aiutare l’utente a navigare nel catalogo del sito in modo fruibile, veloce e chiaro. L’agenzia effettuerà un’analisi dettagliata delle parole chiave e del posizionamento delle stesse. Questo sarà cruciale nella creazione dei contenuti in chiave Seo.

Web Analytics

Strutturati i contenuti, si passerà alle fase di settaggio dei principali strumenti di web analytics (come Google Ads, Google Analytics, Google Search Console, Facebook Ads etc. etc.). 

Saranno proprio le analisi che verranno effettuate quotidianamente attraverso questi strumenti il faro direzionale per monitorare se la strategia messa in atto abbia un riscontro numerico oggettivo. Il continuo confronto con il cliente permette di aggiustare la stessa strategia, in accordo con un mercato in continua evoluzione e soprattutto competitivo che necessita di azioni veloci e reattive.

Google Merchant Center

L’agenzia si occupa del caricamento e monitoraggio del catalogo prodotti su Google Merchant Center, la piattaforma dedicata allo shopping: si possono inserire i prodotti, le foto e il testo degli annunci.

Questa è la parte più importante per una campagna shopping vincente: un buon titolo e una buona descrizione coerente con il prodotto e foto accattivanti serviranno a posizionare correttamente l’annuncio. Questo significa che se i titoli e le descrizioni saranno adeguate, l’algoritmo di Google riuscirà ad abbinare al meglio i prodotti dello shopping alle query (quello che cercano gli utenti nella barra di Google) degli utenti che ricercano quel determinato prodotto.

Budget per le campagne

Una parte altrettanto importante del processo di strategia di web marketing è stabilire un budget con il cliente da assegnare alle campagne di Advertising su Google, su Google shopping e sulle native di Facebook.

Chi fa marketing online è sempre alla ricerca di nuove soluzioni per portare traffico sulle sue Landing page e per vendere i suoi prodotti. Chiaramente Facebook e Google rimangono i canali principali, sia per flessibilità che per tracciamento dei risultati e popolarità.

Il native advertising permette di acquistare degli spazi pubblicitari dove normalmente gli utenti trovano gli articoli correlati a quello che stanno leggendo. Il piazzamento non è invasivo, ma allo stesso tempo è molto visibile e permette di ottenere un CTR piuttosto elevato.

Social Media

Un post pubblicato sui canali social non è il risultato di un’azione casuale e circostanziale, ma rientra in un più ampio piano di content marketing.

Si inserisce quindi in un contesto strategico, operativo e competitivo complesso, dove i contenuti pubblicati devono essere calibrati per costruire una presenza continuativa e per rispondere a obiettivi di comunicazione e marketing come Lead generation, awareness, conversione e fidelizzazione. Il piano editoriale (PED) è un documento strategico e operativo che consente di organizzare i contenuti per i social media, ma anche per blog e newsletter. pexels-oladimeji-ajegbile-3314294 Il suo scopo è organizzarli e condividerli con il team e con il cliente. Nel piano editoriale viene inserito, secondo il calendario, tutto quello che deve essere pubblicato in uno specifico lasso di tempo(settimanale, bisettimanale, mensile) Tuttavia l’arco temporale pianificato deve essere tale da consentire una visione d’insieme della strategia dei contenuti. Questo perché il piano editoriale social non è solo un’agenda che ricorda le scadenze e organizza il flusso di lavoro, ma è uno strumento strategico, strutturato per perseguire specifici obiettivi di marketing e che consente di tenere sotto controllo le attività da svolgere sui diversi canali di distribuzione prescelti.  Quando una piccola o grande attività decide di affidarsi a un’agenzia di web marketing, alla base ci deve essere la fiducia, deve saper riconoscere professionalità e competenze. Quando un’agenzia si approccia a un nuovo cliente deve, prima di tutto, rivestire la figura di partner e di consulente. Deve guidare il cliente verso i percorsi più affini al suo brand e indicare le strade più giuste da intraprendere. È un reciproco e continuo scambio, un rapporto dove entrambi le parti devono collaborare. 
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I consigli per un approccio formativo al digital marketing

Il mondo del digital marketing è notoriamente il “luogo” maggiormente soggetto ai mutamenti. Il motivo di queste evoluzioni, rapide e spesso inaspettate è dato da due fattori: la tecnologia e la società
Capire i processi che stanno alla base di queste due macro categorie vuol dire essere al passo, conoscere i bisogni e anticiparli, per creare strategie coerenti ed efficaci.

Partire dall’origine con Freud

Per tutti coloro che vogliono addentrarsi in questo mondo, che si parta da una formazione umanistica o scientifica, una prima doverosa lettura andrebbe sull’analisi della società. Approccio importante qualora non si abbia avuto modo di approfondire con sguardo analitico e storico, i processi sociali.
Il consiglio di lettura è “Psicologia delle masse e analisi dell’io” del 1921, il piccolo volume del padre della psicoanalisi. Il testo, una pietra miliare a livello sociologico, delinea gruppi sociali ampi e analizza i processi di massificazione di una società tardo-moderna, ma è essenzialmente profetico e di grande attualità.
Sigmund Freud ci permette oggi, di confrontare la sua società con la nostra, per capire come avvengono alcuni fenomeni di persuasione.
Resterete stupiti da quante analogie con la società contemporanea esistono, anche dopo quasi 100 anni!

Avere una storia da raccontare vuol dire avere un prodotto da vendere

Dalla televisione ai social, fino alla musica, siamo circondati da storie; tutti cercano una narrazione accattivante da mostrare al proprio pubblico, per emozionare e attivare leve persuasive che permetteranno di vendere un prodotto, veicolare un messaggio, presentare un servizio. Viviamo in uno storytelling perenne e nulla ci cattura se privo di un preciso intreccio e un’avvincente narrazione.
Nel web e offline, saper narrare è fondamentale, per questo una lettura interessante è il volume “Raccontare. Strategie e tecniche di storytelling” di Alessandro Perissinotto, docente all’Università di Torino e collaboratore di molti quotidiani nazionali. 
La parola storytelling è sicuramente diventata di dominio pubblico e come spesso avviene, l’abuso del termine può trovarsi dietro l’angolo. Questo volume infatti, mette un punto su cosa sia realmente il racconto, spiegando come la narrazione stia vivendo un nuovo rinascimento, grazie anche agli innumerevoli mezzi comunicativi a disposizione. 
Perissinotto scrive come lo storytelling, in forma audiovisiva, visiva o stampata, possa trasformarsi in uno strumento di “manipolazione” del pubblico a cui ci rivolgiamo. Quella che delinea lo scrittore, non è però una manipolazione negativa, ma è un modo di comunicare azionando le emozioni anche negli ambiti più inaspettati. 
Il fine reale di questo testo è fornire una visione oggettiva del fenomeno per poterlo applicare a diversi settori, non solo a quello della narrazione tradizionale. 
Tra i capitoli di “Raccontare” è possibile cogliere spunti interessanti su come descrivere un prodotto o un servizio anche se non esattamente emozionale; si tratta di una guida attenta per tutti coloro che si imbattono nel mondo della creazione di contenuti in un mare magnum di possibilità.

Una questione di marketing: gestire un Ecommerce

Arrivando al cuore del digital marketing, dopo aver analizzato gli aspetti trasversali, quali la complessità della società e le leve persuasive create con un racconto affascinante, siamo pronti ad addentrarci in un ambito più specifico e forse più concreto: come vendere un prodotto sul web e come gestire un Ecommerce?
Una domanda che di per sé porterebbe ad un fiume di risposte, per questo ci viene in aiuto l’Ecommerce manager Francesco Antonacci con la sua pubblicazione “Ecommerce marketing & vendite. Strumenti e strategie per vendere online” edito da Hoepli e già alla seconda edizione.
Grazie a questo testo, professionisti e non, possono comprendere come, anche in un mondo pieno di Ecommerce di ogni tipologia e dimensione, sia necessario (direi obbligatorio) creare una strategia adeguata con obiettivi misurabili e risultati tangibili
Con cura didascalica Francesco Antonacci risponde a molte domande: come creare un progetto di vendita online che funzioni realmente, scegliere gli interlocutori giusti e costruire un valido sistema di analisi volto ai risultati. 
Dall’analisi degli strumenti, alla gestione di contenuti, questo è un volume completo e adatto a tutti coloro che vogliono iniziare un percorso formativo, da freelance o in agenzia, nell’ambito della gestione Ecommerce, oppure per quella fetta di imprenditori che vogliono approcciarsi in modo consapevole alla vendita online dei loro prodotti. 

Formazione continua

Potremmo andare avanti ancora nell’elencare testi e professionalità che hanno reso il mondo del web un “luogo” più consapevole, ma la verità è che la formazione non si ferma mai, soprattutto nel digital marketing e le letture sono innumerevoli. Per questo consigliamo di frequentare i luoghi virtuali e fisici (pandemia permettendo) in cui nascono queste idee e dove si coltivano approcci nuovi. Infine il consiglio è di confrontarsi sempre, perché le evoluzioni, anche quelle digitali, partono da lì.

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É tempo di e-commerce per tutti? Vendere online è la strada giusta

É tempo di e-commerce per tutti? Vendere online è la strada giusta

Creazione siti e-commerce: un trend ormai in impennata inarrestabile!

Il lockdown dovuto al propagarsi del Covid-19 ha contribuito a dare una netta accelerata ad un fenomeno che, ormai da anni è in costante aumento. Basta digitare su Google Trends la parola e-commerce per notare come dal 2018 i volumi di ricerca siano praticamente raddoppiati negli ultimi mesi. GoogleTrends É pur vero che creare un sito e-commerce sembra davvero essere ormai alla portata di tutti grazie alle numerose piattaforme presenti in rete. In realtà però realizzare un negozio virtuale che abbia dei valori ottimali di traffico online non è così semplice come può apparire. Sicuramente, uno degli scopi principali dei siti e-commerce, oltre al raggiungimento di un tasso di conversione alto, è la fluidità nella navigazione da mobile che deve essere immediata e veloce. Un argomento che merita molta attenzione e di cui ci eravamo già occupati in un precedente articolo sull’indicizzazione mobile-first. Quest’ultimo obiettivo è avvalorato dai numeri su scala mondiale aggiornati al primo trimestre del 2020, secondo i quali i dati mobili mensili utilizzati su un singolo smartphone sono stati in media 8.4 GB, con un incremento dal 2018 di circa 30 bilioni di gigabyte.
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Infografica www.wearesocial.com – Hootsuite
Tutto questo si traduce in una percentuale in forte aumento di utilizzo del mobile per concretizzare un acquisto online sia direttamente da App che sul sito e commmerce. Infatti, più della metà degli utenti si affida alla vendita online per comprare prodotti e circa il 90% delle persone che usano internet visitano quotidianamente webstore di commercio elettronico.
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Infografica www.wearesocial.com – Hootsuite

Uso dello smartphone in Italia per gli acquisti online

In Italia nello specifico, si può notare come fino ad inizio 2020 questi stessi dati siano differenti in molti aspetti rispetto alla media mondiale, ma comunque il dato complessivo è innegabilmente positivo considerando tre aspetti:
  • il 93% di visite a negozi online
  • il 40% di acquisti finalizzati tramite un dispositivo mobile
  • la crescita sicura di quest’ultima percentuale nei primi sei mesi del 2020, dovuta all’effetto quarantena Covid-19
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Infografica www.wearesocial.com – Hootsuite
Ultima statistica, a mio avviso, molto interessante riguarda il 68% degli italiani tra i 18 ed i 64 anni che mensilmente utilizza App relative allo Shopping; è sicuramente uno dei valori più alti escludendo le applicazioni relative alla messaggistica, ai social, alle mappe e all’entertainment, le quali comprensibilmente occupano le prime posizioni.
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Infografica www.wearesocial.com – Hootsuite

Impatto del Covid-19 sulle transazioni Ecommerce: i dati

L’analisi precedentemente realizzata pone delle basi concrete alla domanda che molte attività commerciali o aziende di piccole e medie dimensioni ancora fuori dal mercato online si pongono. È questo il momento di gettarsi nel fantastico mondo dell’online? La risposta è sicuramente SI, infatti come dimostra la seguente reportistica, l’impatto positivo che il Covid-19 ha avuto sulle acquisti e-commerce intacca tutti i settori con percentuali differenti. Un’analisi separata meriterebbe invece il turismo online, il quale ha registrato ben più di un calo, direi quasi un crollo vertiginoso, basti pensare ai licenziamenti messi in atto da Airbnb annunciati dalla lettera del Ceo Brian Chesky. Purtroppo, questa situazione la aspettavamo con timore parlandone nell’articolo relativo al dilagare del COVID19 nell’economia e prospettando già la débâcle del settore. ultima2

Tool per la realizzazione di siti ecommerce

Esistono ormai tantissimi tool per realizzare siti ecommerce, anche con un investimento davvero minimo. Ne riporto alcuni tra i più famosi:
  • Woocommerce (integrato in WordPress)
  • Prestashop
  • Magento
  • Wix
  • Squarespace
Tra le piattaforme in fortissima ascesa vi è anche Shopify, una piattaforma fondata nel 2004 e che al momento conta oltre 1 milione di negozi online, con un flusso di vendite che supera i 155 miliardi di dollari. La crescita inarrestabile di questo strumento è dovuto non solo alla semplicità di realizzazione del sito, davvero molto intuitivo, ma il motivo principale della crescita è stato l’integrazione nel proprio sistema di Oberlo, un plugin che ha reso davvero semplice l’implementazione del dropshipping, un fenomeno di cui ci occuperemo in un prossimo articolo. Senza il minimo dubbio è possibile affermare che ora è davvero giunto il momento di affacciarsi al mondo dell’online per non rischiare di restare definitivamente indietro, senza alcuna possibilità di rivalsa. È altrettanto importante comprendere che “fare e-commerce” non è semplice, quando possibile la scelta migliore è affidarsi ad un’agenzia di web marketing in grado di curare tutti quegli aspetti che possono fare letteralmente decollare il proprio sito web, ad iniziare dalla costruzione e strutturazione dello stesso, fino alle attività prettamente di comunicazione (SEO, social, ADS, email,ecc.). L’improvvisazione può rischiare di causare danni a volte difficilmente recuperabili.
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Gestire un Ecommerce durante la crisi: la parola a Marco Giuri di San Marco

Economia e Coronavirus, fronteggiare l’emergenza puntando strategicamente sull’online

Abbiamo intervistato Marco Giuri, founder della San Marco, rinomato Ecommerce di piscine e articoli per outdoor

La quarantena si prolunga e con essa è sopraggiunta il fermo delle attività produttive (dpcm del 22 Marzo 2020) che ha mandato in crisi e in allarme moltissime aziende e imprese italiane. Eppure, mai come in questo periodo, siamo ancora più interconnessi e si aprono delle opportunità alle aziende che sanno reagire in tempo. Puntare sulle vendite online attraverso progetti di Ecommerce e con il supporto di marketplace come Amazon e eBay oggi è una strategia, una risorsa e una salvezza. INDICE
  1. Ecommerce, il modo migliore per non fermarsi
  2. Intervista a Marco Giuri
  3. Emergenza COVID19
  4. Advertising, spedizioni e lavoro da remoto
  5. Affidabilità e Web Reputation
  6. Ripartire dal digitale

Ecommerce, il modo migliore per non fermarsi

Avere un Ecommerce in questo momento può rivelarsi ancora più positivo. Le strategie di vendita online possono contribuire nettamente alla salute della propria azienda, soprattutto in un momento in cui ogni altra attività è sospesa. Questo sia perché i clienti – ormai di qualunque età, genere, target appartengano – sono portati ad acquistare online maggiormente, a causa delle limitazioni imposte sugli spostamenti; sia perché permette all’impresa non di fermarsi completamente, ma anzi di continuare a lavorare e fatturare grazie alle vendite online. Mai come oggi risulta indispensabile curare la propria immagine aziendale online, sviluppare i propri canali web, e laddove possibile, ideare e incrementare le vendite online tramite un Ecommerce proprietario.

Come gestire un Ecommerce durante un periodo di crisi: l’intervista a Marco Giuri di Grupposanmarco.eu

Dal 2009 seguiamo Gruppo San Marco, grande Ecommerce di piscine e stufe a pellet, curandone la strategia di digital marketing.

In questa breve intervista a Marco Giuri, CEO di San Marco, parliamo di strategie per gestire correttamente il proprio Ecommerce e di come fronteggiare questa situazione di sofferenza.

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Marco Giuri

Emergenza COVID19 e Vendite Online

Come state vivendo questo momento di emergenza? Avete notato un cambiamento nelle vendite rispetto agli anni precedenti? Certamente. C’era da aspettarselo, come era ovvio, e lo shock generale e la preoccupazione durante i primi 15 gg di blocco totale hanno causato un parziale crollo delle vendite, in quanto le persone avevano altre priorità rispetto agli acquisti on-line. Successivamente, una volta che è stata presa coscienza della situazione, le persone sono tornate a costruirsi una propria normalità e routine, tornando a riaffacciarsi e a dirigersi al web anche per evitare di uscire di casa. Quali sono secondo te gli elementi più importanti per gestire un Ecommerce in un periodo di difficoltà? Le difficoltà primarie sono la gestione delle problematiche legate direttamente alla logistica. Purtroppo, alcune località non sono servite e quindi bisogna prestare molta attenzione all’evasione degli ordini così come bisogna implementare la parte riguardante il front-office (che lavora da remoto) per informare costantemente la clientela. Poi bisogna adeguare la strategia di comunicazione online, e sui Social media, modificando il messaggio che si vuol far arrivare agli utenti. Mai come adesso è importante far sentire il lato umano dell’azienda.

Pubblicità online, spedizioni e lavoro da remoto

Avete ridotto gli investimenti pubblicitari in questo periodo? Tutto procede di pari passo alle vendite ed alla storicità. Per un Ecommerce fare pubblicità sul web con Google Ads, remarketing e i più nuovi strumenti di automation marketing è fondamentale anche adesso. Quindi, non abbiamo ridotto gli investimenti, ma ci siamo concentrati maggiormente su alcune categorie di prodotto. Come vi state organizzando con le spedizioni? La logistica lavora regolarmente, solo la mattina, e riesce a far fronte alle necessità per la messa in spedizione dei prodotti acquistati. È possibile per un’azienda che fa solo Ecommerce lavorare in Smart working? Certamente sì, anzi in un certo senso, siamo anche avvantaggiati. I comparti che possono lavorare da remoto con il telelavoro sono l’amministrativo, il front-office, mentre nel magazzino si lavora tenendo conto di tutte le misure di sicurezza anti Covid19. ecommerce-ragionato-san-marco

Affidabilità e Web Reputation

Qual è il messaggio più importante che un’azienda con un Ecommerce deve dare ai propri utenti/clienti in un momento di crisi? Il cliente deve essere rassicurato ancora di più rispetto ad un periodo normale. Fornirgli assistenza sulle tempistiche di consegna e sullo status delle spedizioni è fondamentale. Impegnarsi per garantire il massimo del servizio in un momento difficoltoso. Quali sono le misure che permettono di contrastare i periodi di crisi? Sicuramente bisogna valutare attentamente molti fattori, in questo momento sono veramente numerosi. Era molto difficile, se non impossibile, immaginare la situazione che stiamo vivendo, fare delle previsioni contro i periodi di crisi non è forse il termine esatto. Però ci si può premunire e difendere a priori, per evitare di correre ai ripari poi. Sicuramente è necessario aver fatto bene in precedenza per poterne raccogliere i frutti anche nei momenti peggiori. Importante è aver assunto una propria identità sul web  specializzandosi in un determinato settore merceologico. Questo consente alle aziende di subire le crisi in maniera più soft rispetto ad altri competitor.

Ripartire dal digitale

Qualunque categoria e settore merceologico possono evitare di fermarsi definitivamente grazie al canale web, le cui potenzialità non vanno mai trascurate o sottovalutate. Da anni lavoriamo al fianco di aziende di ogni settore puntando esclusivamente sull’Ecommerce e sulla lead generation, creando strategie di web marketing ad hoc. Se sei interessato a migliorare le performance del tuo Ecommerce o se stai pensando di aprirne uno ma non sai da dove iniziare, non perdere tempo.

Contattaci e studieremo insieme la soluzione migliore per la tua azienda.

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Marketing Automation per l'Ecommerce

Marketing Automation: definizione, vantaggi e opportunità

Perché adottare strategie di Marketing Automation e da dove partire

Parlare oggi di Marketing Automation vuol dire affrontare uno dei temi più discussi del momento. C’è chi lo ha definito un trend topic dell’anno, c’è chi invece ne parla sottovalutandone ancora le reali potenzialità. Ciò che di sicuro possiamo affermare con certezza è che i tempi sono abbastanza maturi per intraprendere un percorso molto interessante. Partendo dai risultati acquisiti negli ultimi anni, il sentiero che possiamo seguire oggi ci porta fino alle vette più alte del digital marketing da dove osservare cosa c’è all’orizzonte e quali saranno i cambiamenti con i quali ci misureremo nel prossimo futuro. Ma per arrivare sin lassù, il tragitto è meno lineare di quanto si possa immaginare, oltre a nascondere pericolose trappole. Perciò andiamo con ordine e di sicuro raggiungeremo la vetta. INDICE
  1. Cos’è la Marketing Automation
  2. Perché è importante automatizzare i processi
  3. Marketing Automation: da dove partire
  4. Qual è il tool migliore di Marketing Automation
  5. Conclusioni

Cos’è la Marketing Automation?

Come spesso accade, quando ci troviamo a dover definire una novità, a cercarne i confini e ad inquadrarla in un contesto, ci accorgiamo subito che un’innovazione quasi sempre si regge su radici ben ancorate al passato. Un passato del quale oggi raccogliamo i frutti, osservandone la sua continua evoluzione. Parlare di Marketing Automation vuol dire partire dal concetto più ampio di “automazione”, termine usato per la prima volta nel 1952 da John Diebold che in un suo studio condotto all’Università di Harvard presentava dei casi d’uso di sistemi programmabili in ambito economico. Marketing Automation - storia Da allora il termine ha attraversato numerosi settori legati all’ingegneria meccanica, passando dal controllo di sistemi industriali e produttivi, fino ad arrivare all’era dello sviluppo in ambito informatico. Una storia lunga caratterizzata dalla costante ricerca da parte dell’uomo di semplificare processi complessi o faticosi affidandosi alla forza e alla “lucidità” delle macchine. Fatto questo breve viaggio nel passato possiamo quindi evitare la prima trappola. Per la definizione di Marketing Automation è importante non commettere l’errore di confondere gli strumenti con l’ambito, gli attrezzi del mestiere con il metodo. Quella che sembra una precisazione banale ci permetterà più avanti di capire come scegliere un tool di Marketing Automation e per quale obiettivo. Dunque, possiamo affermare che la Marketing Automation è un approccio strategico e operativo in ambito digital grazie al quale abbiamo la possibilità di pianificare, gestire e monitorare flussi automatici di contenuti pubblicati o inviati al verificarsi di determinate condizioni o eventi. Si tratta di una modalità di gestione della digital strategy che ha i suoi strumenti di lavoro più o meno potenti per innescare in modo automatico attività che sarebbe impossibile implementare manualmente. Ridurre la Marketing Automation all’utilizzo di un tool rispetto ad un altro o alla sola email del carrello abbandonato, vuol dire semplificare un ambito con infinite possibilità che vanno a ridefinire l’operatività e il rapporto con gli utenti. Marketing Automation

Perché è importante automatizzare i processi

Adottare strumenti e tecniche di Marketing Automation significa passare ad un livello successivo da diversi punti di vista. Il primo è quello operativo e anche il più semplice da intuire. Automatizzare i processi amplifica in modo esponenziale le possibilità delle tue azioni. Si passa ad esempio da un messaggio per una lista di utenti ad un messaggio per ogni utente. In parole semplici quello che è oggettivamente impossibile, ovvero produrre un contenuto personalizzato per ogni utente che compie un’azione sul tuo sito, diventa possibile. Seconda trappola da evitare: automatizzare non vuol dire lavorare meno. Per quanto l’innovazione tecnologica abbia raggiunto risultati stupefacenti, un cervello artificiale che sostituisce quello umano non esiste ancora. Dobbiamo quindi intendere la Marketing Automation come un upgrade delle nostre possibilità, un livello successivo che va progettato, monitorato e ottimizzato proprio come tutte le attività svolte quotidianamente fino ad oggi. Nessun superpotere o interruttore magico. Un altro aspetto molto importante sul quale la Marketing Automation ha un impatto significativo è legato alla qualità del rapporto con gli utenti. È qui che avviene un importante paradosso. Grazie ad attività automatizzate infatti è possibile costruire un rapporto più “umano” con gli utenti. Quello che può sembrare un metodo che sostituisce l’attività umana, porta proprio al risultato contrario, superando finalmente tutti quei limiti che rendono ancora troppo poco efficaci le comunicazioni di massa inviate ad utenti mai abbastanza profilati. Marketing Automation Terza trappola nella quale è opportuno non cadere: la Marketing Automation non è uno strumento più potente per perseguitare gli utenti in ogni momento della giornata fino allo sfinimento. Come ogni attività e strategia, è fondamentale predisporre un corretto sistema di profilazione che permetta di raccogliere i dati utili a costruire e ad assecondare il profilo dell’utente. Una grande quantità di informazioni molto importanti per interpretare e rispettare in modo sempre più efficace le sue reali manifestazioni di interesse.

Marketing Automation: ecco da dove partire

La possibilità di automatizzare processi operativi e attività di marketing digitale ci permette oggi di distinguere un digital marketing “tradizionale” da quello proiettato verso il futuro. Se solo qualche anno fa i promotori della pubblicità profilata online definivano tradizionali e superate le pubblicità sui cartelloni offline, oggi accade quasi lo stesso. Per quanto sia ancora utile, non è più sufficiente inviare un’email alla lista di chi ti ha fornito un’informazione che è ferma lì da quasi un anno. Il nostro comportamento digitale non è quasi mai perfettamente coerente con le risposte che forniamo nei moduli di iscrizione ad una newsletter. Ed è qui che viene il bello. Predisponendo gli strumenti di Marketing Automation per la raccolta strutturata di dati personali, comportamentali e transazionali sarà il singolo utente a dirci chi è superando ogni ipotesi iniziale. Occorre partire quindi da un cambio di prospettiva della fase di costruzione di una strategia nella quale i dati diventano delle risposte puntuali che generano nuove azioni, come spiega Patrick Singer nei suoi 4 step dell’approccio data-driven. Partire dai dati e dalla loro organizzazione è quindi il primo passo, ponendo la giusta attenzione sulla crescente importanza delle informazioni comportamentali. Attraverso la corretta aggregazione di questi dati sarà possibile costruire percorsi differenti e di gran lunga più efficaci.

Qual è il tool migliore di Marketing Automation

Siamo arrivati dunque alla scelta del tool ideale. Come dicevamo la Marketing Automation è prima di tutto un approccio strategico. Partendo da questa sottile precisazione è possibile valutare gli obiettivi scegliendo gli strumenti più adeguati per raggiungerli. Le caratteristiche che rendono un tool di Marketing Automation più efficace rispetto ad altri sul mercato sono diverse ma ce ne sono due che meritano particolare attenzione. La prima è la capacità di tracciare il comportamento e le azioni degli utenti che visitano il sito. Grazie a questa possibilità non sarà più necessario porre continue domande all’utente per registrare il suo livello di interesse. Sarà lui con la sua attività a darci le indicazioni corrette a partire dalle quali possiamo impostare la nostra attività di marketing strettamente legata alle sue azioni e alle sue “non-azioni”. Una fase che richiede da parte nostra la massima attenzione nell’interpretazione di particolari azioni (es. visita di una determinata pagina con contenuti informativi rispetto ad una pagina di prodotto). La seconda riguarda la possibilità di costruire un processo omnicanale, cioè che permetta di sviluppare una strategia capace di comprendere, interpretare e pianificare customer journey complessi. Poter immaginare e costruire percorsi basati sull’integrazione di più canali che svolgono un’attività coordinata è uno dei vantaggi più importanti che un tool di Marketing Automation efficace. Marketing Automation Tra tutti quelli disponibili sul mercato SALESmanago è sicuramente uno dei tool più affidabili utilizzato da grandi brand come Vodafone, Yves Rocher, DeLonghi, Starbucks Coffee, New Balance, Orange. Uno strumento di lavoro che con un’interfaccia intuitiva permette un livello anche molto complesso di progettazione e di automazione. Un tool con il quale portare l’abituale approccio strategico ad un livello successivo.

Conclusioni

Parlare di Marketing Automation in pochi paragrafi non è affatto sufficiente. Torneremo presto ad affrontare altri temi molto interessanti che offrono importanti spunti di riflessione. Uno fra tutti riguarda l’incontro tra digital marketing e ambiti come l’intelligenza artificiale (AI) e il Machine Learning. Cos’è il marketing predittivo e quali sono le opportunità e le criticità di un approccio così evoluto. Materiale di discussione ce n’è. Alla prossima 😉
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Google lancia un nuovo formato di ricerca per abbigliamento

Google cerca di facilitare le query dell’e-commerce

Google continua a farsi strada nel facilitare le query di e-commerce, questa volta tramite un nuovo formato di risultati di ricerca appositamente progettato per visualizzare query relative all’abbigliamento. google_ecommerce_search_socialware_1 Come spiegato da Google: “Da oggi inizierai a vedere vestiti, scarpe e accessori da tutto il Web in un unico posto ovvero su “Cerca sul tuo dispositivo mobile” in modo da poter navigare facilmente in molti negozi e marchi diversi contemporaneamente”. Come puoi vedere nell’esempio sopra, il nuovo processo mirerà a facilitare meglio le query e-commerce raccogliendo prodotti popolari da vari fornitori e mostrandoli fianco a fianco in una raccolta. Ciò renderà più semplice il confronto tra gli utenti. “Gli utenti possono filtrare per stile, reparto e tipo di dimensione o guardare più immagini di un prodotto. E se vuoi saperne di più o sei pronto per l’acquisto, puoi facilmente visitare il sito Web del negozio.” Il formato di visualizzazione è in qualche modo simile al processo “Shop the look” di Pinterest, che fornisce elenchi di articoli simili che gli utenti possono sfogliare sotto ogni dato Pin. shop_the_look_socialware_2 L’opzione di Google si basa su query di testo, non su elementi visivi, ma il processo è essenzialmente lo stesso: fornisce un modo semplice per confrontare gli elenchi online e trovare gli articoli che ti piacciono.
Pinterest è probabilmente uno dei principali sfidanti che Google sta cercando di respingere con questa opzione. Benchè la ricerca su Pinterest risulta di granlunga inferiore rispetto a quella su Google, se ogni piccolo sfidante come questo portasse via il traffico di ricerca, anche con Facebook/Instagram, ci sarebbe da correre ai ripari. A maggior ragione se stanno cercando di espandersi nell’eCommerce e Amazon continua ad espandersi, ha senso che Google cerchi di consolidare le sue funzionalità principali.
Ad ogni modo, non è solo un gioco difensivo ma soprattutto una progressione logica per l’azienda dato che ha già tutte queste informazioni che fluiscono nei suoi sistemi.

Google e Pinterest: chi copia chi?

Ci risulta che non sia la prima volta che Google “copii” i layout di Pinterest. Nel 2018, ad esempio, Google ha lanciato un layout di ricerca di immagini aggiornato, che utilizza un formato simile a Pinterest, che include schede di ricerca contestuali aggiuntive nella parte superiore dello schermo (come la “Ricerca guidata” di Pinterest) per aiutare a perfezionare ulteriormente la query. pinterest-google-shopping-layout-socialware Nell’ottobre dello scorso anno, Google ha anche lanciato un nuovo strumento  che sostanzialmente replica la capacità di ricerca visiva di Pinterest, offrendo corrispondenze di prodotto pertinenti basate su un’immagine acquisita tramite Google Lens come lo strumento Lens di Pinterest. Google_Style_Ideas_socialware4 Nel febbraio dello scorso anno, in vista dell’IPO di Pinterest, abbiamo notato che una delle principali sfide della piattaforma verrebbe probabilmente da Google. Infatti, quaest’ultimo non ha accettato l’attenzione crescente dell’eccommerce di Pinterest, in particolare i tentativi di ribaltare Google in termini di ricerca visiva. Ancora una volta, i numeri degli utenti di Pinterest non sono in alcun modo vicini a turbare l’utilizzo complessivo di Google ma risulta sufficiente per innescare nel gigante della ricerca una preoccupazione più intensa.

Google Shopping si conferma l’esperienza più completa del web

Google ha la capacità di creare esperienze di ricerca più complete. L’esempio è in questo nuovo processo di acquisto che collegherà gli utenti ad una scelta più ampia, a più prodotti da acquistare e probabilmente renderà Google un hub più utilizzato per l’evoluzione dei processi dei consumatori. In sostanza, mentre Pinterest sta cercando di migliorare la ricerca nell’ecommerce, Google sta sintonizzando e perfezionando i suoi prodotti in modo che corrispondano a ciò che Pinterest può offrire e anche di più. Dal punto di vista del prodotto di base, gli sviluppi di eCommerce di Google hanno un senso ma dal punto di vista della difesa del suo territorio, è difficile immaginare che Google stia perdendo a lungo termine.
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Blog aziendale, perchè è utile per l’Ecommerce?

Vendere con il blog aziendale è possibile?

Nell’ottica di una strategia di inbound marketing, il blog aziendale è un potente canale per farsi trovare dai clienti, intercettarli e aumentare la visibilità della tua azienda sul web. Esattamente come fanno i social media e l’e-mail, anche il blog aiuta a sostenere la crescita aziendale, in primis in termini di Brand Awareness e Brand Reputation e si rivela importante per trasformare un utente che non conosce la il tuo brand in un tuo cliente. Infatti il blog aziendale si trova all’inizio del “percorso” dell’utente, in cui quest’ultimo è ancora lontano dal concetto di acquisto e non è in cerca di schede del prodotto, pagine di categorie, richieste di preventivi, fasi che rappresentano, invece, il punto d’arrivo di chi sta per acquistare.

Il blog è uno strumento non strettamente commerciale per aumentare la tua visibilità online

Quali sono gli obiettivi e vantaggi di un blog aziendale?

Il blog non è un “passatempo” per i clienti, ma ha ben altri obiettivi. Partendo da un accurato lavoro di scrittura e di ottimizzazione SEO e dalla ricerca e analisi delle keyword “informative” potrai intercettare il tuo target, coinvolgendolo con guide, consigli, approfondimenti su tematiche relative al tuo brand. Vediamo nello specifico quali sono gli obiettivi di un blog aziendale e, nello stesso tempo, i suoi vantaggi per capire come si trasforma un visitatore, intercettato nel momento del bisogno, in un cliente.

1. Imporsi come fonte autorevole nel web

Il primo obiettivo di un blog aziendale è quello di imporsi nel web come fonte autorevole e risorsa attendibile su informazioni nel proprio settore di riferimento, relativamente ai prodotti o ai servizi forniti. “Content is king” è ancora la parola d’ordine pronunciata dai più esperti marketer aziendali, verissimo in questo caso. Un blog aziendale che risponde alle domande più frequenti poste dai clienti, contiene informazioni utili per loro, ti aiuterà a stabilire la tua autorità. Un blog può risultare educativo, informativo, chiarire il funzionamento di un prodotto o un servizio, intrattenere, approfondire una tematica che non sia strettamente collegata all’utilizzo commerciale del sito. Se i potenziali clienti trovano risposte alle loro domande comuni tramite post di blog scritti da persone esperte del settore è molto più probabile che ti riconoscano come brand autorevole ed entrino, in seguito, nel processo di vendita perché ciò che hai da offrire è più completo di una “fredda” relazione tra acquirente e venditore. In parole povere, con il tuo blog aziendale potrai conquistare la sua fiducia.

2. Indirizzare il traffico verso il tuo sito web

Come possono i tuoi clienti raggiungerti pur non conoscendoti? Gli annunci su Google sono un valido strumento, ma costoso. Lo stesso vale per i social media: Facebook, come è noto, richiede un certo investimento nelle campagne di advertising, se pur utili e necessarie. Ogni volta che scrivi un nuovo post sul blog, aggiungi un’altra pagina indicizzata sul tuo sito web, un’altra opportunità di comparire nei motori di ricerca e indirizzare il traffico mediante ricerca organica. Ma non è tutto, perchè il blog ti aiuta anche a essere presente e interessante anche sui social media: il post può essere condiviso sulle tue pagine Social, anche dai follower: Facebook, Instagram, Twitter, Pinterest ti aiutano a mostrare la tua attività a un nuovo pubblico che potrebbe non conoscerti ancora. In altre parole i contenuti del blog aiutano anche a mantenere attiva la tua presenza sui social media. Quindi ti aiuta a indirizzare nuovo traffico sul tuo sito Web, lavorando a stretto contatto con i motori di ricerca e i social media per farlo

3. Convertire il traffico acquisito in lead

Incrementando il traffico al tuo sito web attraverso il blog, puoi sfruttare l’opportunità di convertire questi utenti in lead. Da una parte un nuovo post di blog è una nuova pagina indicizzata, dall’altra è un’occasione per condividere contenuti interessanti sui social, dall’altra, ma è anche un modo per acquisire nuovi contatti. Come? Tramite una call to action, un invito all’azione che permette di
  • accedere alle pagine informative
  • compilare un form per l’iscrizione alla newsletter
  • scaricare white paper o guide gratuie
  • accedere alla pagina del prodotto o del servizio fornito

Blog aziendale, esempi di successo

Da dove cominciare per portare un blog aziendale al successo?

Sicuramente dallo studio di un piano editoriale costruito sulla base delle esigenze informative del tuo target, e quindi su contenuti che risponderanno alle loro domande generiche. Quello che dovrai chiederti è: cosa cercano i tuoi potenziali clienti? Di quali informazioni hanno bisogno? Contestualmente sarà necessario uno studio delle keyword informative e delle ricerche effettuate dai tuoi utenti. In altre parole sapendo cosa cerca il tuo target potrai studiare un piano adeguato.

Quali sono gli errori da evitare?

  • Essere “commerciali” nella scrittura, parlando solo dei prodotti o dei servizi. L’obiettivo principale del blog non è vendere, ma informare.
  • Pubblicare una tantum: se non hai tempo, o un team, da dedicare al tuo blog aziendale, meglio chiuderlo. Il blog è la voce della tua azienda, ma è fondamentale essere costanti.
Anche aziende medio-piccole sono riuscite ad acquisire visibilità attraverso il proprio blog.

Gruppo San Marco, da Ecommerce di piscine a guida informativa

Gruppo San Marco, è un Ecommerce specializzato nella vendita di piscine fuori terra e interrate, stufe a pellet, arredo bagno e arredo giardin. Grazie a un piano editoriale studiato ad hoc riesce a fornire agli utenti risposte alle domande più frequenti degli utenti offrendo consigli sulla manutenzione stagionale della piscina, sull’utilizzo dei prodotti chimici adeguati, consigli per gli acquisti degli accessori, ma anche guide per l’installazione delle piscine, e inoltre approfondimenti sulle funzionalità dei componenti di una stufa a pellet, consigli per la pulizia. Il tutto corredato da video di approfondimento. blog san marco

ABITAREarreda, non solo Ecommerce di arredamento ma vero e proprio manuale di stili e tendenze

ABITAREarreda è un sito e-commerce di arredamento basato sul concetto di design Made in Italy. Grazie al suo blog aziendale a fornire agli utenti idee, consigli, ispirazioni per arredare casa nel modo giusto. Il piano editoriale è basato su guide di design e si avvale anche della collaborazione di blogger e Instagram Influencer del settore. Schermata 2019-08-09 alle 11.21.29

No Problem Flights, non solo servizio di rimborso volo ma anche consigli di viaggio

Questo progetto, basato sul servizio di rimborso volo cancellato o in ritardo, grazie al blog aziendale riesce a posizionarsi su tematiche strettamente connesse al viaggio in aereo o alle compagnie aeree, rispondendo in particolare a dubbi e interrogativi dei passeggeri. Il blog editoriale offre sia soluzioni operative per la prenotazione di un volo o per la preparazione ad un viaggio, sia soluzioni per affrontare un viaggio senza incorrere in spiacevoli disagi. Schermata 2019-08-09 alle 11.10.14 E il tuo Ecommerce è già ben avviato sulla sezione news e blog? Quali sono le tue le tue opinioni sui blog aziendali? Se sei appena agli inizi o non sai come migliorare il tuo blog, contattaci per saperne di più!
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Indicizzazione mobile-first: le novità di Search Console

Cos’è l’indicizzazione mobile-first?

Mobile vs Desktop: il sorpasso è ufficialmente avvenuto

Ormai non è più una novità già da tempo. Affermare che il traffico da Mobile ha superato quello da Desktop è ormai non solo un trend ma un dato netto che nessun marketer può più trascurare. Stando al Kpi Report 2019 di Wolfgang Digital il 53% del traffico proviene da smartphone e il dato aumenta di 10 punti percentuale se includiamo i tablet. Si tratta quindi di una tendenza stabile che, soprattutto nel 2018, ha portato all’introduzione di importanti cambiamenti in diversi ambiti, uno fra tutti l’indicizzazione. Ma andiamo con ordine. Prima di capire come Google ha risposto alla chiara mutazione del comportamento degli utenti durante gli ultimi due anni, vediamo insieme cos’è l’indicizzazione mobile-first e come cambiano i parametri di valutazione e gli strumenti di classificazione e analisi. INDICE
  1. Cos’è l’indicizzazione mobile-first?
  2. Le novità di Google Search Console
  3. Best practice per l’indicizzazione mobile-first
  4. Conclusioni

Cos’è l’indicizzazione mobile-first?

Il report di Wolfgang Digital ci offre un altro spunto di riflessione interessante. Se il traffico da Mobile ha superato da tempo quello da Desktop, non si può affermare lo stesso se prendiamo in considerazione le conversioni in base al dispositivo utilizzato. Infatti, seppur in crescita rispetto all’anno precedente, le conversioni da Desktop rappresentano ancora il 56% del totale. Gli utenti sono ad oggi sempre più predisposti alla navigazione da mobile ma continuano a convertire da desktop. Proprio per questo motivo, negli ultimi anni è diventato sempre più importante prestare attenzione all’organizzazione dei contenuti dei siti web per mobile. Due i motivi principali: da un lato l’esigenza di migliorare la mobile user experience, dall’altro adeguare i contenuti al nuovo algoritmo e ai nuovi fattori di ranking di Google che premiano le versioni mobile. Ma cosa vuol dire indicizzazione mobile-first? Rispondere a questa domanda è più semplice di quanto si possa immaginare. Non si tratta di un processo differente da quello adottato fino ad ora da Big G. Il meccanismo è sempre lo stesso: GoogleBot legge e scansiona una pagina, rileva e memorizza tutte le informazioni relative al contenuto nel suo indice e successivamente stabilisce il ranking, ovvero la valutazione che insieme ad altri fattori contribuirà al posizionamento di quella pagina in base ad una determinata query. Fin qui nulla di nuovo ma quali sono gli “altri fattori” che incidono sulla tipologia di indicizzazione? Uno fra tutti: il dispositivo. Ed è qui che il processo di “catalogazione” al quale eravamo abituati subisce un cambiamento tanto impercettibile quanto sostanziale. Mobile Users Nell’indicizzazione mobile-first Google preferisce di default leggere e memorizzare i contenuti nella loro versione mobile anziché quelli nella versione desktop. Chiariamo subito un facile equivoco, Google non manterrà un indice separato per siti in versione mobile ma al contrario indicizzerà direttamente i contenuti che trova nella versione mobile di un determinato sito web. Si tratta dunque di un cambiamento che sarà indolore per tutti quei siti, la maggior parte, nei quali le versioni mobile e desktop corrispondono perché i contenuti sono identici e organizzati con un design responsive che soddisfa pienamente la tendenza degli utenti e i nuovi algoritmi. La faccenda si complica per tutti quei siti che ad oggi presentano ancora contenuti o URL differenti nelle due versioni. In questi casi infatti Google favorirà i contenuti ottimizzati per i dispositivi mobili sostituendoli alla versione desktop. Un problema non di poco conto se a non essere indicizzati sono proprio quei contenuti importanti per il ranking presenti nella versione desktop e mancanti in quella mobile. In questo caso quindi la pagina esaminata potrebbe registrare una importante perdita di posizionamento. Ma come facciamo a sapere se Google sta indicizzando il nostro sito prendendo in considerazione la sua versione mobile? Vediamolo subito.

Le novità di Google Search Console

Ogni cambiamento delle abitudini degli utenti determina inevitabilmente una mutazione parallela degli strumenti di lavoro, soprattutto per tutto ciò che riguarda l’analisi dei dati. È proprio quando questi strumenti implementano delle novità che il cambiamento diventa reale e non più una semplice tendenza o previsione. È così gli aggiornamenti annunciati il 26 giugno 2019 da Google su Search Console anticipano di qualche giorno quello che rappresenta un concreto punto di svolta nel rapporto tra Desktop e Mobile. A partire dal 1° luglio infatti “l’indicizzazione con priorità ai contenuti per dispositivi mobili sarà attiva per impostazione predefinita per tutti i nuovi siti web (nuovi sul Web o prima non noti alla Ricerca Google)”, come si legge nell’aggiornamento della guida sull’indicizzazione di Google con priorità per i contenuti per dispositivi mobili. Da qualche giorno infatti accedendo a Google Search Console è molto facile visualizzare una notifica che comunica se il sito analizzato viene indicizzato principalmente in base al contenuto per dispositivi mobili. La notifica in basso a destra della schermata mostra anche da quando il sito è stato spostato sull’indicizzazione mobile-first, un’informazione che prima non era disponibile nonostante questo passaggio fosse già stato fatto da molto tempo. Nuova notifica Google Search Console Inoltre, grazie a queste novità è possibile identificare quale crawler (Googlebot Smartphone o Googlebot Desktop) agisce sul tuo sito. Questa informazione è indicata nella pagina “Impostazioni” di Search Console. Crawler Google Search Console

Best practice per l’indicizzazione mobile-first

Per evitare perdita di posizionamento e andare incontro a questi piccoli ma importanti cambiamenti introdotti dall’indicizzazione mobile-first, è necessario adottare alcuni accorgimenti. Ne elenchiamo alcuni tra i più immediati:
    • contenuti mobile e desktop: entrambe le versioni del sito devono avere gli stessi contenuti. Oltre al testo, anche immagini (compresi Tag Alt) e video per una corretta scansione.
  • metadati: anche meta title e meta description della versione desktop devono essere presenti e corrispondere a quelli della versione mobile.
  • controllare le due versioni su Search Console: al passaggio di Google all’indicizzazione con priorità verso i contenuti per dispositivi mobili è possibile riscontrare uno spostamento di dati. Si tratterebbe di un indicatore importante per pensare a specifici interventi di ottimizzazione.

Conclusioni

Come abbiamo potuto apprendere, gli utenti pur essendo ancora timidi nella conversione da mobile, preferiscono navigare e accedere a contenuti di diversa tipologia da dispositivi mobili. Quella che fino a qualche anno fa era solo una previsione ora è una realtà sulla quale basare l’intera architettura di un sito web e dei contenuti. Che si tratti di un sito informativo o di un Ecommerce, dal 1° luglio 2019 tralasciare l’ottimizzazione dei contenuti nelle versioni mobile potrebbe rivelarsi un errore che non è mai stato cosi grave. Alla prossima!