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Blog aziendale, perchè è utile per l’Ecommerce?

Vendere con il blog aziendale è possibile?

Nell’ottica di una strategia di inbound marketing, il blog aziendale è un potente canale per farsi trovare dai clienti, intercettarli e aumentare la visibilità della tua azienda sul web. Esattamente come fanno i social media e l’e-mail, anche il blog aiuta a sostenere la crescita aziendale, in primis in termini di Brand Awareness e Brand Reputation e si rivela importante per trasformare un utente che non conosce la il tuo brand in un tuo cliente. Infatti il blog aziendale si trova all’inizio del “percorso” dell’utente, in cui quest’ultimo è ancora lontano dal concetto di acquisto e non è in cerca di schede del prodotto, pagine di categorie, richieste di preventivi, fasi che rappresentano, invece, il punto d’arrivo di chi sta per acquistare.

Il blog è uno strumento non strettamente commerciale per aumentare la tua visibilità online

Quali sono gli obiettivi e vantaggi di un blog aziendale?

Il blog non è un “passatempo” per i clienti, ma ha ben altri obiettivi. Partendo da un accurato lavoro di scrittura e di ottimizzazione SEO e dalla ricerca e analisi delle keyword “informative” potrai intercettare il tuo target, coinvolgendolo con guide, consigli, approfondimenti su tematiche relative al tuo brand. Vediamo nello specifico quali sono gli obiettivi di un blog aziendale e, nello stesso tempo, i suoi vantaggi per capire come si trasforma un visitatore, intercettato nel momento del bisogno, in un cliente.

1. Imporsi come fonte autorevole nel web

Il primo obiettivo di un blog aziendale è quello di imporsi nel web come fonte autorevole e risorsa attendibile su informazioni nel proprio settore di riferimento, relativamente ai prodotti o ai servizi forniti. “Content is king” è ancora la parola d’ordine pronunciata dai più esperti marketer aziendali, verissimo in questo caso. Un blog aziendale che risponde alle domande più frequenti poste dai clienti, contiene informazioni utili per loro, ti aiuterà a stabilire la tua autorità. Un blog può risultare educativo, informativo, chiarire il funzionamento di un prodotto o un servizio, intrattenere, approfondire una tematica che non sia strettamente collegata all’utilizzo commerciale del sito. Se i potenziali clienti trovano risposte alle loro domande comuni tramite post di blog scritti da persone esperte del settore è molto più probabile che ti riconoscano come brand autorevole ed entrino, in seguito, nel processo di vendita perché ciò che hai da offrire è più completo di una “fredda” relazione tra acquirente e venditore. In parole povere, con il tuo blog aziendale potrai conquistare la sua fiducia.

2. Indirizzare il traffico verso il tuo sito web

Come possono i tuoi clienti raggiungerti pur non conoscendoti? Gli annunci su Google sono un valido strumento, ma costoso. Lo stesso vale per i social media: Facebook, come è noto, richiede un certo investimento nelle campagne di advertising, se pur utili e necessarie. Ogni volta che scrivi un nuovo post sul blog, aggiungi un’altra pagina indicizzata sul tuo sito web, un’altra opportunità di comparire nei motori di ricerca e indirizzare il traffico mediante ricerca organica. Ma non è tutto, perchè il blog ti aiuta anche a essere presente e interessante anche sui social media: il post può essere condiviso sulle tue pagine Social, anche dai follower: Facebook, Instagram, Twitter, Pinterest ti aiutano a mostrare la tua attività a un nuovo pubblico che potrebbe non conoscerti ancora. In altre parole i contenuti del blog aiutano anche a mantenere attiva la tua presenza sui social media. Quindi ti aiuta a indirizzare nuovo traffico sul tuo sito Web, lavorando a stretto contatto con i motori di ricerca e i social media per farlo

3. Convertire il traffico acquisito in lead

Incrementando il traffico al tuo sito web attraverso il blog, puoi sfruttare l’opportunità di convertire questi utenti in lead. Da una parte un nuovo post di blog è una nuova pagina indicizzata, dall’altra è un’occasione per condividere contenuti interessanti sui social, dall’altra, ma è anche un modo per acquisire nuovi contatti. Come? Tramite una call to action, un invito all’azione che permette di
  • accedere alle pagine informative
  • compilare un form per l’iscrizione alla newsletter
  • scaricare white paper o guide gratuie
  • accedere alla pagina del prodotto o del servizio fornito

Blog aziendale, esempi di successo

Da dove cominciare per portare un blog aziendale al successo?

Sicuramente dallo studio di un piano editoriale costruito sulla base delle esigenze informative del tuo target, e quindi su contenuti che risponderanno alle loro domande generiche. Quello che dovrai chiederti è: cosa cercano i tuoi potenziali clienti? Di quali informazioni hanno bisogno? Contestualmente sarà necessario uno studio delle keyword informative e delle ricerche effettuate dai tuoi utenti. In altre parole sapendo cosa cerca il tuo target potrai studiare un piano adeguato.

Quali sono gli errori da evitare?

  • Essere “commerciali” nella scrittura, parlando solo dei prodotti o dei servizi. L’obiettivo principale del blog non è vendere, ma informare.
  • Pubblicare una tantum: se non hai tempo, o un team, da dedicare al tuo blog aziendale, meglio chiuderlo. Il blog è la voce della tua azienda, ma è fondamentale essere costanti.
Anche aziende medio-piccole sono riuscite ad acquisire visibilità attraverso il proprio blog.

Gruppo San Marco, da Ecommerce di piscine a guida informativa

Gruppo San Marco, è un Ecommerce specializzato nella vendita di piscine fuori terra e interrate, stufe a pellet, arredo bagno e arredo giardin. Grazie a un piano editoriale studiato ad hoc riesce a fornire agli utenti risposte alle domande più frequenti degli utenti offrendo consigli sulla manutenzione stagionale della piscina, sull’utilizzo dei prodotti chimici adeguati, consigli per gli acquisti degli accessori, ma anche guide per l’installazione delle piscine, e inoltre approfondimenti sulle funzionalità dei componenti di una stufa a pellet, consigli per la pulizia. Il tutto corredato da video di approfondimento. blog san marco

ABITAREarreda, non solo Ecommerce di arredamento ma vero e proprio manuale di stili e tendenze

ABITAREarreda è un sito e-commerce di arredamento basato sul concetto di design Made in Italy. Grazie al suo blog aziendale a fornire agli utenti idee, consigli, ispirazioni per arredare casa nel modo giusto. Il piano editoriale è basato su guide di design e si avvale anche della collaborazione di blogger e Instagram Influencer del settore. Schermata 2019-08-09 alle 11.21.29

No Problem Flights, non solo servizio di rimborso volo ma anche consigli di viaggio

Questo progetto, basato sul servizio di rimborso volo cancellato o in ritardo, grazie al blog aziendale riesce a posizionarsi su tematiche strettamente connesse al viaggio in aereo o alle compagnie aeree, rispondendo in particolare a dubbi e interrogativi dei passeggeri. Il blog editoriale offre sia soluzioni operative per la prenotazione di un volo o per la preparazione ad un viaggio, sia soluzioni per affrontare un viaggio senza incorrere in spiacevoli disagi. Schermata 2019-08-09 alle 11.10.14 E il tuo Ecommerce è già ben avviato sulla sezione news e blog? Quali sono le tue le tue opinioni sui blog aziendali? Se sei appena agli inizi o non sai come migliorare il tuo blog, contattaci per saperne di più!
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Indicizzazione mobile-first: le novità di Search Console

Cos’è l’indicizzazione mobile-first?

Mobile vs Desktop: il sorpasso è ufficialmente avvenuto

Ormai non è più una novità già da tempo. Affermare che il traffico da Mobile ha superato quello da Desktop è ormai non solo un trend ma un dato netto che nessun marketer può più trascurare. Stando al Kpi Report 2019 di Wolfgang Digital il 53% del traffico proviene da smartphone e il dato aumenta di 10 punti percentuale se includiamo i tablet. Si tratta quindi di una tendenza stabile che, soprattutto nel 2018, ha portato all’introduzione di importanti cambiamenti in diversi ambiti, uno fra tutti l’indicizzazione. Ma andiamo con ordine. Prima di capire come Google ha risposto alla chiara mutazione del comportamento degli utenti durante gli ultimi due anni, vediamo insieme cos’è l’indicizzazione mobile-first e come cambiano i parametri di valutazione e gli strumenti di classificazione e analisi. INDICE
  1. Cos’è l’indicizzazione mobile-first?
  2. Le novità di Google Search Console
  3. Best practice per l’indicizzazione mobile-first
  4. Conclusioni

Cos’è l’indicizzazione mobile-first?

Il report di Wolfgang Digital ci offre un altro spunto di riflessione interessante. Se il traffico da Mobile ha superato da tempo quello da Desktop, non si può affermare lo stesso se prendiamo in considerazione le conversioni in base al dispositivo utilizzato. Infatti, seppur in crescita rispetto all’anno precedente, le conversioni da Desktop rappresentano ancora il 56% del totale. Gli utenti sono ad oggi sempre più predisposti alla navigazione da mobile ma continuano a convertire da desktop. Proprio per questo motivo, negli ultimi anni è diventato sempre più importante prestare attenzione all’organizzazione dei contenuti dei siti web per mobile. Due i motivi principali: da un lato l’esigenza di migliorare la mobile user experience, dall’altro adeguare i contenuti al nuovo algoritmo e ai nuovi fattori di ranking di Google che premiano le versioni mobile. Ma cosa vuol dire indicizzazione mobile-first? Rispondere a questa domanda è più semplice di quanto si possa immaginare. Non si tratta di un processo differente da quello adottato fino ad ora da Big G. Il meccanismo è sempre lo stesso: GoogleBot legge e scansiona una pagina, rileva e memorizza tutte le informazioni relative al contenuto nel suo indice e successivamente stabilisce il ranking, ovvero la valutazione che insieme ad altri fattori contribuirà al posizionamento di quella pagina in base ad una determinata query. Fin qui nulla di nuovo ma quali sono gli “altri fattori” che incidono sulla tipologia di indicizzazione? Uno fra tutti: il dispositivo. Ed è qui che il processo di “catalogazione” al quale eravamo abituati subisce un cambiamento tanto impercettibile quanto sostanziale. Mobile Users Nell’indicizzazione mobile-first Google preferisce di default leggere e memorizzare i contenuti nella loro versione mobile anziché quelli nella versione desktop. Chiariamo subito un facile equivoco, Google non manterrà un indice separato per siti in versione mobile ma al contrario indicizzerà direttamente i contenuti che trova nella versione mobile di un determinato sito web. Si tratta dunque di un cambiamento che sarà indolore per tutti quei siti, la maggior parte, nei quali le versioni mobile e desktop corrispondono perché i contenuti sono identici e organizzati con un design responsive che soddisfa pienamente la tendenza degli utenti e i nuovi algoritmi. La faccenda si complica per tutti quei siti che ad oggi presentano ancora contenuti o URL differenti nelle due versioni. In questi casi infatti Google favorirà i contenuti ottimizzati per i dispositivi mobili sostituendoli alla versione desktop. Un problema non di poco conto se a non essere indicizzati sono proprio quei contenuti importanti per il ranking presenti nella versione desktop e mancanti in quella mobile. In questo caso quindi la pagina esaminata potrebbe registrare una importante perdita di posizionamento. Ma come facciamo a sapere se Google sta indicizzando il nostro sito prendendo in considerazione la sua versione mobile? Vediamolo subito.

Le novità di Google Search Console

Ogni cambiamento delle abitudini degli utenti determina inevitabilmente una mutazione parallela degli strumenti di lavoro, soprattutto per tutto ciò che riguarda l’analisi dei dati. È proprio quando questi strumenti implementano delle novità che il cambiamento diventa reale e non più una semplice tendenza o previsione. È così gli aggiornamenti annunciati il 26 giugno 2019 da Google su Search Console anticipano di qualche giorno quello che rappresenta un concreto punto di svolta nel rapporto tra Desktop e Mobile. A partire dal 1° luglio infatti “l’indicizzazione con priorità ai contenuti per dispositivi mobili sarà attiva per impostazione predefinita per tutti i nuovi siti web (nuovi sul Web o prima non noti alla Ricerca Google)”, come si legge nell’aggiornamento della guida sull’indicizzazione di Google con priorità per i contenuti per dispositivi mobili. Da qualche giorno infatti accedendo a Google Search Console è molto facile visualizzare una notifica che comunica se il sito analizzato viene indicizzato principalmente in base al contenuto per dispositivi mobili. La notifica in basso a destra della schermata mostra anche da quando il sito è stato spostato sull’indicizzazione mobile-first, un’informazione che prima non era disponibile nonostante questo passaggio fosse già stato fatto da molto tempo. Nuova notifica Google Search Console Inoltre, grazie a queste novità è possibile identificare quale crawler (Googlebot Smartphone o Googlebot Desktop) agisce sul tuo sito. Questa informazione è indicata nella pagina “Impostazioni” di Search Console. Crawler Google Search Console

Best practice per l’indicizzazione mobile-first

Per evitare perdita di posizionamento e andare incontro a questi piccoli ma importanti cambiamenti introdotti dall’indicizzazione mobile-first, è necessario adottare alcuni accorgimenti. Ne elenchiamo alcuni tra i più immediati:
    • contenuti mobile e desktop: entrambe le versioni del sito devono avere gli stessi contenuti. Oltre al testo, anche immagini (compresi Tag Alt) e video per una corretta scansione.
  • metadati: anche meta title e meta description della versione desktop devono essere presenti e corrispondere a quelli della versione mobile.
  • controllare le due versioni su Search Console: al passaggio di Google all’indicizzazione con priorità verso i contenuti per dispositivi mobili è possibile riscontrare uno spostamento di dati. Si tratterebbe di un indicatore importante per pensare a specifici interventi di ottimizzazione.

Conclusioni

Come abbiamo potuto apprendere, gli utenti pur essendo ancora timidi nella conversione da mobile, preferiscono navigare e accedere a contenuti di diversa tipologia da dispositivi mobili. Quella che fino a qualche anno fa era solo una previsione ora è una realtà sulla quale basare l’intera architettura di un sito web e dei contenuti. Che si tratti di un sito informativo o di un Ecommerce, dal 1° luglio 2019 tralasciare l’ottimizzazione dei contenuti nelle versioni mobile potrebbe rivelarsi un errore che non è mai stato cosi grave. Alla prossima!
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Voice Search: come cambia la SEO

Cos’è la Voice Search?

Come e cosa cambia nella SEO del futuro

Capire come gli utenti cercano contenuti e soprattutto cosa cercano utilizzando nuovi strumenti e con nuove abitudini. Oggi parliamo di Voice Search e di cosa cambia nello scenario SEO con la diffusione di nuove modalità di ricerca. INDICE
  1. Cos’è la Voice Search?
  2. Come cambierà la SEO nei prossimi anni
  3. Best practice per una Vocal SEO efficace
  4. Conclusioni

Cos’è la Voice Search?

Da sempre i comportamenti dell’uomo sono condizionati e spesso determinati dei mezzi utilizzati per veicolare, cercare o produrre contenuti di vario genere. Che si tratti della ricerca di un’informazione, o delle modalità di interazione e relazione con la comunità/community, gli strumenti utilizzati non sono mai neutri e influenzano non solo i messaggi ma anche i gesti e i tempi della comunicazione. A tutto questo si aggiunge il cambiamento degli stili di vita e della quotidianità. Senza spostarci sul piano antropologico e senza citare McLuhan un dato è certo: le nuove tecnologie influiscono inevitabilmente sul linguaggio. Osservare come cambia il linguaggio in relazione agli strumenti disponibili è una delle tante buone pratiche che un SEO attento deve sviluppare con una certa costanza e dedizione. Query che qualche anno fa avevano un significato oggi ne hanno un altro, fanno riferimento a contenuti nuovi e soprattutto a risultati di ricerca diversi. Questo discorso molto ampio e interessante si regge su un grande ambito altrettanto avvincente che riguarda l’interazione uomo-macchina. Da un lato ci siamo noi che, superati i primi decenni di imbarazzo e diffidenza, oggi comunichiamo con i dispositivi con una naturalezza che migliora giorno dopo giorno, dall’altro ci sono algoritmi che interpretano questa umanizzazione del linguaggio per offrire i risultati migliori e soddisfare le aspettative di questi nuovi utenti spigliati. In parole povere, se solo qualche anno fa pronunciare in pubblico frasi come “Ehi, Google” o “Ehi, Siri” avrebbe destato ilarità o preoccupazione, oggi il motore di ricerca ha cambiato faccia, anzi per essere più precisi, oggi il motore di ricerca ha una faccia con la fisionomia di un amico o di un’amica ai quali chiedere qualsiasi cosa e con un linguaggio colloquiale. Questa è la Voice Search: la possibilità di effettuare una ricerca online senza digitare o scrollare ma con il solo utilizzo della propria voce. Basta fare una domanda parlando nel microfono o “chiamando” il tuo assistente per ricevere subito le risposte migliori, “la” migliore nel caso degli smartspeaker come Google Home e Amazon Echo. Ma cosa vuol dire in termini SEO tutto questo? Vediamolo subito. Vocal SEO

Come cambierà la SEO nei prossimi anni

Il cambiamento delle abitudini di ricerca, l’utilizzo di un linguaggio sempre più naturale e l’evoluzione degli algoritmi sono i tre elementi alla base di una metamorfosi ancora lenta ma destinata a crescere nei prossimi anni. Ricerche come “ingredienti pesto”, “offerte smartphone”, “pasticceria Bari” o “tavolo soggiorno” potrebbero diventare nell’ordine “con quali ingredienti preparo il pesto”, “quali smartphone ci sono in offerta al momento”, “dove trovo una pasticceria a Bari“ o “quale tavolo scegliere per il soggiorno”. Niente paura. Quello di cui parliamo non è una minaccia e chi si occupa di SEO non verrà svegliato nel cuore della notte dai suoi clienti per stravolgere l’ottimizzazione di blog e descrizioni di categoria. I tempi non sono ancora maturi per considerare questa trasformazione un fenomeno di massa ma di sicuro è una tendenza che inizia a manifestarsi in modo più evidente. Quelle che fino a qualche anno fa erano keyword di coda “troppo” lunga perché composte “addirittura” da più di cinque parole, oggi potrebbero rivelarsi interessanti proprio perché diventa sempre più semplice pronunciare ricerche “complesse” che digitare una query, anche di “soli” tre termini. Anche se la Voice Search è una realtà ormai possibile da qualche anno, oggi è molto importante aggiungere alla check list della SEO strategy alcuni elementi che nel tempo potrebbero rivelarsi utili con risultati positivi sul posizionamento. Nulla di innovativo o che un buon SEO non abbia mai fatto ma quelle che prima potevano essere azioni non prioritarie, oggi assumono un ruolo principale se si desidera fare della buona Vocal SEO e posizionare i propri contenuti su specifiche richieste vocali. Vediamo alcuni aspetti che diventano fondamentali: Titolo: il più vicino possibile alla domanda precisa Paragrafi brevi: il contenuto deve rispondere alle richieste in modo sintetico e chiaro, facilitando nello stesso tempo la lettura. Linguaggio naturale: facilità in questo caso è sinonimo di naturalezza. È importante quindi sviluppare contenuti che oltre a rispondere a domande precise in modo sintetico, parlino la “lingua” di chi effettua la ricerca. Dati Speakable: i contenuti dovranno essere adatti alla riproduzione audio utilizzando la sintesi vocale (TTS), per offrire una migliore UX soprattutto dei nuovi smartspeaker in commercio. Sia chiaro, non è necessario intervenire con azioni drastiche con il rischio di compromettere la coerenza del contenuto. Una delle caratteristiche premianti da preservare, indipendentemente dai cambiamenti linguistici e di comportamento degli utenti, resta sempre la chiarezza accompagnata da una equilibrata esperienza di lettura. Per un’attività di Vocal SEO efficace diventa sempre più importate fare quello che quotidianamente siamo chiamati a fare ma un po’ meglio, ovvero rispondere in modo ancora più preciso ad una domanda articolata. Per la query “con quali ingredienti preparo il pesto alla siciliana” produrremo quindi un contenuto con un titolo identico associato ad un elenco puntato con le informazioni necessarie. A domanda precisa dovrà corrispondere una risposta altrettanto precisa. Pochi fronzoli nel primo paragrafo, circa 50 parole per soddisfare il bisogno dell’utente, poi tutto il resto.

Voice Search

Due best practice per una Voice SEO efficace

Featured Snippet: alla conquista della posizione zero

Quello che è il sogno di ogni SEO nella Voice Search assume un ruolo ancora più rilevante. La posizione zero, cioè la più importante della SERP, aumenta la possibilità di essere letti dalla voce sempre meno robotica dell’assistente. Questo risultato deve contenere la risposta diretta alla query dell’utente, deve essere strutturato con paragrafi brevi e, se funzionale al contenuto, inserire liste numerate, elenchi puntati o tabelle che sintetizzino ulteriormente la risposta.

Vocal SEO & Local SEO: la vera opportunità per le attività locali

Un ambito nel quale la Voice Search inizia a diventare una reale occasione di successo è il Local Marketing. Il fatto che i due termini si distinguano per una sola consonante potrebbe non essere solo una coincidenza se pensiamo che molto spesso le ricerche vocali riguardano dei bisogni di prossimità, mentre magari si è in auto nel traffico o passeggiando al parco. Ebbene sì, le due attività sono quasi sovrapponibili in termini di efficacia e la Vocal SEO assumerà sempre più rilevanza in tutte le strategie di local marketing dei prossimi anni. Diventa quindi fondamentale per un’attività locale la qualità e la quantità di informazioni sull’account aziendale Google My Business. È consigliabile dunque compilare in modo corretto tutte le sezioni e tenere aggiornati i contenuti.

Conclusioni

Quello della Voice Search è un argomento interessante e avvincente. Un tema che parla di come cambia il nostro modo di interagire, di cercare e di comunicare. È ancora presto per capire se siamo all’inizio di una mutazione importante che solo ora inizia a generare volumi di ricerca o se si tratta di un trend momentaneo destinato a ridimensionarsi deludendo le aspettative. Per ora non mi resta che osservare mia madre che, dopo anni di query digitate in modo errato, oggi guarda il suo nuovo smartphone e dice “Ehi, Google! Quanti anni ha Claudio Baglioni?”. Difficile per me capire se la sua faccia stupita che segue questa azione sia dovuta alla risposta precisa ricevuta, o dalla reale età di Baglioni. Continuerò ad indagare. Alla prossima!
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Statistiche Email Marketing

Email Marketing: tutti i numeri del canale più anziano del web

Dati e tendenze nell’Osservatorio Statistico 2019 di MailUp appena pubblicato

Come ogni anno per chi si occupa di email marketing è arrivato il momento di fare bilanci e previsioni. Anche se il primo dell’anno è alle nostre spalle già da un bel po’, chi svolge attività di digital marketing sa bene che per analizzare e organizzare i “buoni propositi” è necessario partire da dati affidabili e ben articolati. E quindi chi opera in ambito email sa bene che il suo vero primo dell’anno coincide con la pubblicazione dell’Osservatorio Statistico di MailUp. Un documento scaricabile gratuitamente che racchiude statistiche e andamenti dell’anno precedente a partire dagli invii effettuati da MailUp durante i 12 mesi, in questo caso, del 2018.

INDICE

L’Osservatorio Statistico 2019 pubblicato pochi giorni fa da MailUp si basa su oltre 13 miliardi di messaggi, ovvero 11.000 clienti della nota piattaforma di email marketing. Un’analisi che offre informazioni molto utili sia sulle tipologie dei messaggi inviati (DEM, newsletter e transazionali), sia sulla tipologia dei destinatari (B2B, B2C e B2B+B2C). Un altro contributo importante è quello dedicato ai settori commerciali, una panoramica molto utile dalla quale partire per l’elaborazione o l’ottimizzazione di una strategia di digital marketing efficace.

Un anno di Email Marketing: ecco i dati

Tassi di apertura in aumento del +12,7% rispetto al 2017

Tra tutti i canali di ogni strategia di digital marketing, l’email è di certo il più longevo. Interrogarsi sulla crescita di un canale con più di 45 anni di storia può sembrare una pazzia in un contesto sempre più dinamico, eppure quello che si apprende dall’Osservatorio Statistico 2019 di MailUp sorprende anche i più scettici. Rispetto al 2017 infatti il primo dato rilevante vede in crescita la fiducia nel canale in termini di apertura dei messaggi totali inviati che cresce del +12,7%. A crescere è quindi l’engagement nella fase centrale del funnel che, pur rimanendo stabile nel B2B, si conferma in netto miglioramento sia per il comparto B2C sia per quello misto B2B+B2C.

Email Marketing in Italia
Osservatorio Statistico 2019 di MailUp

Questo primo dato attesta un costante e crescente rafforzamento del rapporto tra azienda e destinatari, confermando l’importanza e la resistenza di un canale che delude sempre meno le aspettative tra le aziende che veicolano contenuti commerciali o informativi e gli utenti/clienti disposti a utilizzare uno strumento così diretto.

Tassi di clic: cresce meno il grado di rilevanza dei contenuti

Un secondo dato interessante è quello che riguarda il CTR. Stando a quanto riportato nella ricerca, pur migliorando di anno in anno e attestandosi intorno al +7,8% complessivo, la tendenza del tasso di clic non è proporzionale a quella del tasso di apertura. Ciò vuol dire che la crescita di interesse e di fiducia nel canale, non corrisponde del tutto ad una equiparabile rilevanza dei contenuti veicolati. I dati sul tasso di clic mostrano quindi un potenziale non ancora capitalizzato con importanti margini di miglioramento.

Il tasso di clic è la fase più importante nel funnel dell’utente di una campagna di email marketing, quello che nel report di MailUp è definito come il vero “bersaglio” dell’email strategy. Occorre dunque continuare a mettere in campo tutte le risorse necessarie per proporre contenuti sempre più vicini alle aspettative del singolo destinatario, impostando scelte strategiche e commerciali personalizzate e strettamente legate agli interessi e alle abitudini degli utenti.

Newsletter, DEM e Transazionali: tre tipologie a confronto

Procedendo nell’analisi dei dati relativi al 2018 riportati nell’Osservatorio Statistico di MailUp e spostandoci sulla tipologia di email, la newsletter conferma il suo vantaggio schiacciante su DEM e messaggi transazionali. Passando dal 67,7% al 70% in termini di volumi, si attesta un rinnovato interesse per contenuti informativi che nel B2C e B2C+B2B vedono un significativo incremento, mentre il leggero peggioramento appare la newsletter in ambito B2B puro.

Statistiche Newsletter
Osservatorio Statistico 2019 di MailUp

Anche in questo caso però le statistiche sul tasso di apertura e clic confermano il dato complessivo. All’aumento del primo infatti non corrisponde un miglioramento proporzionale del secondo. Questa incongruenza di traduce in una minore capacità di conversione nella fase più importante del funnel di una strategia di email marketing. Si tratta di un limite superabile prestando maggiore attenzione alla qualità e pertinenza dei contenuti veicolate, oltre al miglioramento dell’usabilità (layout e call-to-action).

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Tra le tipologie di invio, i messaggi transazionali sono quelli che registrano i risultati più positivi. Il dato è di certo strettamente legato al contenuto e alla funzione di queste email. Si tratta di messaggi automatici relativi all’invio di credenziali d’accesso, all’attivazione di un servizio, al tracciamento delle spedizioni, alla comunicazione di avvenuta consegna, alle conferme d’acquisto. Parliamo dunque di tutte quelle email magari attivate da un trigger, ovvero da un’azione dell’utente che è una chiara manifestazione di interesse.

Statistiche Transazionali
Osservatorio Statistico 2019 di MailUp

Le email transazionali rappresentano quindi una certezza da non sottovalutare nella costruzione di una strategia di email marketing. L’elevato grado di interesse del destinatario rappresenta un’importante opportunità per consolidare e rilanciare la relazione tra l’azienda e l’utente/cliente, con delle chiare opportunità commerciali.

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Anche il comparto DEM è caratterizzato da un visibile miglioramento. I messaggi di natura strettamente commerciale e promozionale si confermano quindi un importante strumento utile ad accrescere la fiducia dei destinatari. Come riportato nello studio di MailUp, l’incremento dei tassi di apertura del comparto DEM mostra oggi una significativa maturità nel rapporto tra mittenti e destinatari.

Statistiche DEM
Osservatorio Statistico 2019 di MailUp

Come per le altre due tipologie di email, anche in questo caso è evidente una difficoltà nel capitalizzare il dato positivo delle aperture. Il tasso di clic ancora troppo basso (1,9% per il B2C) è riconducibile ad un’attenzione ancora ridotta alle attività di segmentazione e profilazione dalle quali dipende la qualità dei contenuti.

Email Marketing & Ecommerce B2C: l’integrazione dei sistemi

Uno spunto molto importante dello studio di MailUp è nella conclusione dedicata all’utilizzo di sistemi integrati per l’elaborazione di contenuti dinamici con dati sincronizzati e aggiornati. Confrontando i risultati ottenuti da store online che collegano MailUp all’Ecommerce infatti emerge che le aziende che adottano un approccio dinamico nel quale più sistemi concorrono all’elaborazione di contenuti rilevanti e profilati ottengono risultati migliori in termini di open rate, tasso di aperture uniche, tasso di click rispetto ai messaggi recapitati e rispetto alle email aperte almeno una volta.

Un dato importante che non trova ancora conferma nell’ecosistema digital italiano che, pur mostrando una crescita è ancora timido nello sviluppo di strategie basate su dati integrati.

Come ogni anno dunque è da qui che si parte. Anche quest’anno l’Osservatorio Statistico di MailUp ci riporta un dato macro apparentemente banale ma affatto scontato: l’email marketing è ancora un pilastro di ogni strategia di digital marketing. Grazie al suo ruolo privilegiato e diretto con il destinatario, il canale email rappresenta ancora un segmento strategico su quale investire e, dalle tendenze che abbiamo visto, è destinato a mantenere questo ruolo ancora per molto tempo.

Alla prossima!

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Perché è importante migliorare il Conversion Rate?

L’importanza delle strategie volte a ottimizzare il tasso di conversione dei nostri canali di vendita online

Una strategia volta ad ottimizzare il Conversion Rate può aiutarci a rendere le nostre piattaforme web più performanti, tanto da poter ricevere più traffico, più leads, e dunque più vendite. Purtroppo solo il 22% delle aziende sono soddisfatte del tasso di conversione che ottengono. Ciò è comprensibile se si pensa che il 40% dei consulenti di digital marketing riesce ad ottenere solo tassi di conversione pari a 0.5%. Se il tasso di conversione registrato dalle nostre attività di digital marketing non ci soddisfano, le strategie volte all’ottimizzazione del Conversion Rate possono rappresentare una valida soluzione. E’ ormai noto che grazie al Conversion Rate Optimization si possa arrivare a risultati davvero esaltanti. Una strategia di Conversion Rate Optimization consente di ottimizzare ogni fase del nostro Funnel di Marketing. Con questo tipo di approccio è possibile individuare quei buchi e quelle fuoriuscite dalle quali disperdiamo traffico, lead e vendite. La CRO ci aiuterà nel tappare queste falle che ci ostacolano e che rallentano il nostro business online.

I benefici di una strategia ben delineata

Tra i tanti benefici derivanti da una strategia di Conversion Rate Optimization, possiamo focalizzarci su 5 tra i più noti: Guadagnare più Leads – Creare un customer journey che massimizzi click, registrazioni, acquisti o chiamate telefoniche. Di sicuro non ogni lead si traduce automaticamente in vendita, ma è anche vero che mettere più lead nelle migliori condizioni di effettuare una conversione porterà sempre dei vantaggi. Migliorare la qualità dei leads – Quando il gioco del marketing si fa duro ed inizieremo a far valere la nostra strategia di ottimizzazione, il nostro messaggio arriverà con molta più chiarezza e risulterà essere più in target con la nostra audience. Questo si tradurrà in maggiori opportunità di registrare più lead e vendite, questo perché soprattutto gli utenti fortemente interessati al nostro prodotto saranno più inclini proseguire lungo il nostro Marketing Funnel. Più vendite – E’una questione matematica. Più traffico in target porterà il nostro database a ricevere più lead e grazie ad un offerta più accessibile avremo più possibilità di registrare più conversioni. Migliorare il nostro ROI – Smettere di ricevere click irrilevanti e lead di bassa qualità porterà il nostro Costo per Lead a diminuire e automaticamente ad ottenerne di più con lo stesso investimento. Migliorare la reputazione online – Di base sappiamo che a Google piace fornire contenuti di qualità ai propri utenti. Se le nostre azioni di ottimizzazione ci portano a guadagnare più traffico e conversioni, Google continuerà ad esserne felice e ci premierà con un Ranking SEO più alto.

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Come creare un a Strategia CRO e cosa ci serve sapere

Prima di implementare le nostre azioni di ottimizzazione va come al solito analizzato il nostro Marketing Funnel, che è suddiviso in 3 fasi: Top, Medium e Bottom. Questo perché se siamo in grado di capire come e dove migliore la Customer Journey all’interno del nostro Funnel, riusciremo meglio a capire come arginare gli utenti fuoriusciti e come riportarli sulla retta via della conversione. Ovviamente non parliamo solo del nostro sito web! Le ottimizzazioni possono riguardare il blog, le inserzioni PPC, le piattaforme social, l’e-mail marketing, le app mobile, i video, le landing page ecc. Le vie dell’ottimizzazione sono veramente infinite, ma possiamo citare alcuni delle azioni esempio più utilizzate utili a migliorare alcuni aspetti del nostro Customer Journey. Analisi del comportamento degli utenti onsite – Quando si parla di best practice relative all’ottimizzazione del Conversion Rate, non si può non parlare di analisi del comportamento degli utenti onsite. Esistono strumenti molto performanti che ci aiutano a capire ed analizzare il comportamento di coloro che atterrano sul nostro sito web (pensiamo alle heatmap per esempio). Grazie a questi strumenti siamo in grado di analizzare dove gli utenti cliccano maggiormente, dove muovono il cursore, dove fanno tap, cosa leggono maggiormente, possiamo scoprire gli elementi che loro considerano inutili o inutili. Tutti dati preziosi utili all’implementazione di A/B test. Segmentazioni di Pubblici Target – Sappiamo già quanto ogni Prospect necessiti di un messaggio unico e personalizzato, cucito sulle proprie necessità. Un modus operandi molto diffuso ma che di solito delude le nostre aspettative è rappresentato dall’invio dello stesso medesimo messaggio ad ogni utente del proprio database, a prescindere dal suo “livello” o “importanza” all’interno del percorso alla conversione. Il direct marketing moderno richiede una segmentazione del nostro pubblico target e lo studio dettagliato del nostro marketing-message in tutti i suoi punti chiave: titolo, descrizione e call-to-action. Ogni messaggio deve parlare direttamente ai bisogni del singolo segmento di pubblico, proporre la risoluzione del problema, saper persuadere l’utente anche emozionalmente. Grazie alla definizione dei nostri Buyer Personas, all’interno di ogni segmento di pubblico, riusciremo ad essere più specifici ed efficaci. Meglio conosceremo i bisogni del nostro singolo utente, più saremo in grado di dargli ciò che cerca.

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Nuovi utenti vs. Utenti esistenti – Molto spesso la gran parte delle energie e strategie di marketing sono maggiormente focalizzate verso i first-time consumer. Piuttosto bisognerebbe mantenere una strategia continuativa che si pone come obiettivo quello di riportare il singolo utente ad altri acquisti grazie a strategie di cross-selling e up-selling. I mezzi a disposizione per riportare gli utenti che hanno già acquistato all’interno del funnel di conversione sono plurimi. Possiamo contare infatti su articoli blog, email, inserzioni a pagamento, landing pages, video tutorial, tutti strumenti utili non solo a convertire, ma anche ad informare e persuadere. Possiamo toglierci parecchie soddisfazioni creando e offrendo sconti, promozioni costruite sui bisogni delle nostre Personas e attraverso il direct marketing. Inoltre, grazie all’ottimizzazione del Conversion Rate per migliorare la prima e le successive conversioni dello stesso utente saremo in grado di creare un loop vincente e proficuo.

Conclusioni

Ottimizzare gli enormi sforzi profusi in ambito digital marketing vuol dire massimizzare non solo il nostro lavoro di ricerca e di marketing, ma anche semplicemente il nostro denaro. Una volta che le strategie e le azioni di marketing sono state messe in moto, è difficile stabilire se ciò che stiamo facendo sta avendo efficacia o meno. In questa valutazione, una strategia di Ottimizzazione del Conversion Rate ci viene in soccorso. Solo l’analisi dei dati e continui test possono rivelarci se i risultati che stiamo ottenendo nel nostro business sono il massimo che possiamo ottenere, oppure se possiamo fare ancora qualcosina in più.
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Gestione E-commerce: 10 consigli per creare un sito Ecommerce di successo

Gestione Ecommerce: come farlo al meglio in 10 passi

I segreti di Socialware su come creare un ecommerce di successo

Gestire siti ecommerce di successo oggi è una sfida: servono competenze trasversali (marketing; SEO; web analytics; creazione di contenuti…), e tante risorse (tempo e budget). Purtroppo, molte aziende che oggi decidono di aprirsi a questo mondo, pensano che sia un’attività economica e dai facili guadagni. Ma non è così: infatti gestire un ecommerce di successo non è così facile come si pensa.

Qui di seguito vi propongo 10 suggerimenti che potranno aiutarvi a ottimizzare la gestione del vostro sito Ecommerce.

1- Ottimizzazione SEO: Heading, Tag Title, Tag H1 e H2

Ecco alcune imprescindibili informazioni sulla seo per ecommerce da non dimenticare

Molte aziende inseriscono troppe informazioni nell’intestazione del proprio sito, facendosi prendere dalla voglia di comunicare tutto e subito. E’ invece testato che intestazioni pulite funzionano meglio.

Tenete sempre a mente, inoltre, che tag title, h1 e h2 sono le posizioni dove inserire le keyword più importanti, per permettere ai motori di ricerca di individuare velocemente il tema che state affrontando, o il prodotto/servizio che state proponendo sul vostro ecommerce.

2- Motore di ricerca interno al sito e commerce

Valorizza ed evidenzia il pulsante “cerca nel sito”

Nella maggior parte dei siti web circa il 20% degli utenti utilizza il pulsante “cerca nel sito” per trovare immediatamente le notizie di cui ha bisogno. Questa percentuale aumenta addirittura al 40% quando si parla di siti di E-commerce. Gli utenti, soprattutto quelli di ritorno sul vostro sito, si affidano al motore di ricerca interno al sito per trovare i vostri prodotti. Rendete quindi ben visibile il box di ricerca sulla home page e su tutte le altre pagine del vostro Ecommerce.

3- Test di navigazione e usabilità siti Ecommerce

Testa, verifica e migliora l’usabilità e la velocità del tuo sito web

Il lavoro su un sito di Ecommerce non può mai dirsi concluso. Prendete la sana abitudine di fare dei test di usabilità e navigazione con frequenza (consiglio mensile). Create le 4 categorie principali di personaggi per il vostro sito: logico, impulsivo, altruista e aggressivo. Individuate persone/conoscenti/amici che rispecchino quelle caratteristiche e fatevi guidare nel miglioramento dell’usabilità del vostro e-commerce. Il design di siti Ecommerce di successo deve essere concreto, diretto e pulito nella grafica. I contenuti devono essere facilmente fruibili dagli utenti e la navigabilità deve essere ottimizzata, in modo da permettere ai visitatori di muoversi con disinvoltura tra le pagine. Inoltre, un altro aspetto fondamentale dell’usabilità riguarda la velocità di caricamento delle pagine principali (home page e pagine di categoria) che dovrebbero caricarsi completamente in meno di tre secondi.

4- Valorizza le immagini per il tuo negozio online

Non solo belle e coinvolgenti, ma impara a ottimizzare le immagini per la SEO

Oggi le immagini hanno una grandissima importanza all’interno dei siti e sui siti di Ecommerce spesso fanno la differenza, incrementando o diminuendo il tasso di conversione. Molto spesso gli utenti osservano l’immagine principale che compare sulla pagina di destinazione e questa immagine può essere determinante nella decisione del visitatore se fermarsi sul sito o andarsene. Gestire un sito Ecommerce quindi, significa anche avere una buona gestione delle immagini. Se utilizzate Ecommerce open source scegliete dei moduli/plugin che vi permettano di ottimizzare le immagini al meglio.

5- Testimonianze e recensioni: linfa vitale per il tuo sito

Evidenzia recensioni e testimonianze per creare un ecommerce di successo

Uno degli elementi decisivi in ottica conversioni sono le recensioni del tuo ecommerce, le testimonianze e ogni altro aspetto che possa avere una riprova sociale per il vostro target di utenti. Fate di tutto per rassicurare le persone che visitano il vostro sito di Ecommerce che siete affidabili e che la gente si fida di voi. Rendete ben visibili in home page e sulle pagine prodotto, il classico Like box di Facebook, e le recensioni dei vostri clienti.

Ma soprattutto cercate di ottenere recensioni sempre nuove per aumentare l’affidabilità del vostro progetto online!

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6- L’importanza del primo Scroll per un ecommerce

Raggruppa le informazioni più importanti già nella prima schermata del tuo sito

Progettate il layout della vostra pagina in modo tale che le informazioni e gli elementi più importanti siano immediatamente visibili nel momento in cui gli utenti atterrino sul vostro sito, senza necessità di fare “scroll” con il mouse. Ricordate che molti utenti vi concedono solo pochi secondi prima di decidere se continuare a navigare o abbandonare il vostro sito.

7- Elementi di valore e informazioni essenziali

Informazioni sulle spedizioni, reso e rimborso del tuo e commerce

Reso gratuito, soddisfatti o rimborsati, ed elementi di questo tipo possono fare la differenza nella decisione di acquisto di un utente. Accertatevi che i visitatori del vostro sito possano vedere e capire facilmente le vostre politiche di garanzia di soddisfazione.

8- Privacy e trattamento dei dati 

Tenete a cuore la privay dei vostri utenti per una ottima gestione ecommerce

Rassicurate i vostri clienti sul fatto che avete a cuore la loro privacy. Rendete visibile il link sulla normativa per la privacy e ove possibile linkatelo all’interno di altre pagine

9- Call to action: spingi gli utenti a compiere un’azione sul tuo sito 

Gli strumenti di interazione con i clienti come chiave per un sito e commerce di successo

L’invito all’azione deve essere molto visibile e chiaro sul vostro sito ecommerce. Il vostro tasto “Registrati”, “Acquista” o “Inserisci nel carrello”, deve essere facilmente individuabile e permettere un’interazione immediata.

10- Visuale del visitatore

I contenuti visual aiutano il vostro sito ecommerce a catturare l’attenzione degli utenti   

Mantenete gli elementi più importanti al centro della linea visiva dell’utente. Non consentite agli elementi dei riquadri laterali di distogliere l’attenzione dal punto focale. Ritroverete questo modus operandi in tutti i siti ecommerce di successo.

• Altri dubbi sulla gestione del tuo e commerce? Scopri il mio libro “E-commerce, Marketing e Vendite”.

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SEO On site, alla base delle strategie di Web marketing

Rubrica SEO e Ecommerce #3

Ottimizzare al meglio tutte le aree del proprio sito web, un obiettivo prioritario

Dopo aver analizzato le fasi e gli strumenti indispensabili per impostare una strategia di web marketing efficace, cominciamo ora a vedere in dettaglio le aree specifiche di intervento e le relative attività da pianificare e mettere in pratica per assicurare il successo del nostro progetto. Cominciamo dalla SEO Onsite, ovvero dall’ottimizzazione di ogni pagina del nostro sito web ai fini di ottenere un migliore posizionamento sui motori di ricerca e di aumentarne l’usabilità facilitando cosi la navigazione degli utenti. Gli obiettivi di quest’attività sono dunque quelli di aumentare quantità e qualità del traffico in entrata incrementando il ranking sui motori e quindi la visibilità del nostro sito. Le aree di intervento sono essenzialmente due:
  • Contenuto, quindi testi ed immagini
  • Codice HTML
E’ di vitale importanza realizzare contenuti che abbiano l’obiettivo di soddisfare tutte le tecniche e gli accorgimenti SEO, ma che al tempo stesso siano piacevoliutili e facili da utilizzare per gli utenti. Privilegiare una scrittura pensata per  i motori di ricerca dimenticando gli utenti, o viceversa, non può che risultare controproducente. La SEO Onsite è dunque un attività dinamica in pieno divenire a cui non si può mai rinunciare.

Ottimizzazione di un sito Ecommerce: da dove iniziare?

  • Occorre innanzitutto elaborare una struttura gerarchica dei contenuti, nella quale troviamo in cima l’home page, la pagina principale del nostro sito web che solitamente è anche la prima ad essere indicizzata dai motori di ricerca. Una home page ottimizzata determina una buona fetta del nostro successo, fallire qui vuol dire bruciarsi in partenza.
  • Subito dopo troviamo le pagine di categoria, pagine che racchiudono determinate ed univoche tipologie di prodotti utili per orientare la navigazione degli utenti e per indicare ai motori di ricerca la struttura del sito e la priorità d’indicizzazione.
  • Proseguendo nella nostra scala gerarchica utile a definire le nostre priorità nella fase di ottimizzazione, troviamo successivamente le pagine di sottocategoria (per un’ulteriore segmentazione dei prodotti) e le pagine di prodotto, solitamente ultimo stadio del processo d’acquisto. Grazie all’inserimento all’interno di queste pagine di keyword specifiche, è possibile intercettare l’utente in una fase avanzata della sua ricerca, incrementando le possibilità di acquisto attraverso il miglioramento di posizionamento e visibilità.
  • Ottimizzare l’usabilità delle pagine relative al check-out , pur indicando ai motori di non indicizzarle, è infine l’ultimo tassello per migliorare in parallelo l’usabilità degli utenti e l’analisi dei robot, senza dimenticare la fondamentale funzione di analisi e tracciamento che offrono questo tipo di pagine.Tecniche seo
Completata l’architettura del sito e pianificata una strategia, si può procedere all’ottimizzazione della pagine. I fattori di ranking sui motori di ricerca evolvono in continuazione privilegiando la qualità piuttosto che la quantità. Gli stessi algoritmi di Google sono mutati negli anni divenendo sempre più efficaci e difficili da aggirare con tecniche che non prevedono contenuti naturali e tecniche SEO “pulite”. I fattori di ranking relativi all’area on-site rappresentano tuttavia solo una parte degli elementi che influenzano il posizionamento, ma hanno conservato negli anni un’importanza che oggi è ancora salda. Partendo dai contenuti, è prioritario che questi siano uniciutili e condivisibili. Google penalizza i contenuti duplicati, per questo motivo l’originalità e la qualità dei testi rappresentano un fattore chiave per il posizionamento e per l’esperienza degli utenti. Un contenuto che al tempo stesso sia unico e di qualità, che aiuti il cliente nel processo d’acquisto e contenga keyword appropriate, sarà molto probabilmente un contenuto di successo, frutto di competenze trasversali e crossmediali. Per ottimizzare le pagine del nostro sito è fondamentale partire da una strategia di keyword che preveda un panel di parole chiave individuate con criteri analitici ed un po’ di buon senso. Pur avendo perso importanza rispetto al passo, le keyword rimangono uno degli elementi chiave dell’algoritmo dei motori di ricerca.

Dove posizionare le keyword all’interno della pagina?

  • Page Title, elemento chiave che relaziona le query degli utenti alla pagine del sito e cattura l’attenzione dell’utente. Un keyword all’inizio del page title è di cruciale importanza, cosi come fare attenzione a non superare i 55 caratteri di lunghezza e rendere questo tag unico per ogni pagina. Badate inoltre a non incorrere nel pogo sticking.
  • Meta-description: Altro tag molto descrittivo, di vitale importanza per convincere l’utente a visitare il nostro sito. Abbiamo a disposizione 155 caratteri (Google taglierà descrizioni più lunghe) per inserire un testo descrittivo che anticipi e caratterizzi il contenuto della pagina di destinazione. Le parole chiave che andremo ad inserire saranno evidenziate in grassetto nel caso siano presenti nelle query di ricerca digitate dagli utenti. Non dimenticate infine una call to action efficace!
  • Tag H1, elemento visivamente più d’impatto della pagina, molto utile per influenzare il posizionamento su di una determinata keyword (che consigliamo di posizionare all’inizio della frase). Consigliamo inoltre di creare una corrispondenza tra h1 e Page title, utilizzando la medesima keyword. Anche il tag H1 deve essere unico per ogni pagina e non risultare mai duplicato.
  • Url, vale lo stesso discorso della corrispondenza tematica vista in precedenza. Frasi brevi e descrittive in linea con il contenuto della pagina. Si consiglia di separare le parole con dei trattini, evitando l’underscore.
  • Immagini: Ottimizzare le immagini presenti nel nostro sito può rappresentare un grande vantaggio. A livello SEO è buona prassi utilizzare immagini che non abbiamo un peso superiore ai 300 Kb, per non rallentare il tempo di caricamento delle pagine, fattore di posizionamento di grande vantaggio che influisce anche sulla qualità di navigazione. E’ inoltre utilissimo inserire titolo, attributo alt ed url descrittive nel modo corretto inserendo all’interno le nostre keyword. Oltre ad influenzare il posizionamento queste operazioni consentono di posizionarsi anche nelle ricerche di Google Immagini, andando cosi a migliorare la nostra visibilità.
  • Link: E’ buona pressa utilizzare link interni per organizzare al meglio l’organigramma del nostro sito e creare collegamenti con pagine correlate. Ogni pagina dovrebbe essere raggiungibile facilmente, senza creare dispersione o strutture troppo complesse. Diverso il discorso sui Link esterni, riguardo ai quali occorre maggiore cautela. Google che ne premia la naturalezza, ma ogni link esterno è una porta d’uscita dal nostro sito. In chiave SEO bisogna a fare attenzione a diversi fattori sui quali torneremo in altra occasione.
Ora avete tutti gli elementi per cominciare ad ottimizzare le pagine del vostro ecommerce, cosa aspettate?
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Digital Remarketing: segmenti e strumenti (seconda parte)

Remarketing: tipologie di campagna, liste target e strategie

Nel precedente articolo sul Digitel Remarketing abbiamo discusso sull’importanza delle attività di retargeting e di come aumentare le conversioni onsite migliorando il tasso del traffico di ritorno. Abbiamo individuato diversi approcci e metodi adottati, i vari canali digitali utilizzati ed elencato le principali tipologie di campagne di remarketing:
  • Campagne di remarketing Standard
  • Campagne di remarketing dinamiche
  • Liste di Remarketing per Annunci di Ricerca (RLSA)
  • Remarketing basato su formati Video
  • Remarketing basato su E-mail
Abbiamo parlato dell’importanza di creare e gestire al meglio le varie liste di remarketing attraverso le Split Campaign, grazei alle quali ogni gruppo target ben profilato riceve un messaggio adeguato alle proprie necessità. Valutare dunque:
  • Quali prodotti proporre ai gruppi di utenti;
  • Quanti utenti hanno abbandonato il carrello;
  • Acquirenti da Up-Selling e Cross-Selling;
  • Strategie per la Retention (far ritornare gli utenti).
Muovendosi in continuazione all’interno del percorso di conversione (conosciuto anche come Funnel), il singolo visitatore attraversa diversi stati emotivi che lo avvicinano o lo allontanano da quello che è il nostro obiettivo. Le attività di marketing risulteranno più efficaci se riescono ad intercettare il miglior momento nella curva d’attenzione di ogni utente, ciò sarà possibile se sapremo comunicare il giusto messaggio, al giusto utente nel momento perfetto.

“Sì Francé … ma all’atto pratico?“

Come creare segmenti di remarketing dal Comportamento degli utenti

Immaginiamo di dover creare delle campagne di remarketing dedicate ad utenti che hanno visitato il nostro sito negli ultimi 30 giorni e che vogliamo portare (o riportare) alla conversione. La nostra suddivisione potrebbe avvenire considerando la “freschezza” temporale della visita e dunque:
  • Utenti che hanno visitato il sito negli ultimi 3 giorni;
  • Utenti che hanno visitato il sito negli ultimi 4-7 giorni;
  • Utenti che hanno visitato il sito negli ultimi 8-15 giorni;
  • Utenti che hanno visitato il sito negli ultimi 16-30 giorni.
Nel gioco delle probabilità, la visita più “fresca” sarebbe quella più propensa alla conversione. A questo punto potremmo decidere di veicolare un messaggio diverso ad ognuno dei segmenti di utenti o impostare una serie di messaggi “nurturing” (ovvero, “che coltivano”) dedicati che portino gradualmente l’utente alla conversione. Oltre all’elemento freshness, possiamo impostare una buona strategia di remarketing considerando la profondità delle sessioni di un determinato gruppo target, ovvero: quante pagine ha visualizzato questo utente?
  • Utenti che hanno visualizzato 10+ pagine
  • Utenti che hanno visualizzato 6-10 pagine
  • Utenti che hanno visualizzato 1-5 pagine
Un altro parametro che ci svela dettagli sull’interesse e il comportamento del gruppo target è sicuramente quello della durata della sessione, utile soprattutto per chi produce contenuti multimediali oppure articoli e approfondimenti su prodotti e servizi. Una segmentazione del gruppo target basata sulla durata delle sessioni potrebbe essere:
  • Utenti Top 10% per durata di sessione
  • Utenti Top 25% per durata di sessione
  • Utenti Top 40% per durata di sessione
Un segmento creato dal comportamento degli utenti può essere determinato anche dalle azioni onsite (o eventi) che questi genereranno durante il percorso di conversione:
  • Utenti che hanno abbandonato il carrello
  • Utenti che si sono iscritti alla newsletter
  • Utenti che hanno ricercato un contenuto mediante barra di ricerca
  • Utenti che hanno iniziato la fase d’acquisto ma che non acquistato
  • Utenti che hanno inserito un prodotto nella lista dei desideri
  • Utenti che hanno acquistato più volte in un determinato lasso di tempo
Ogni segmento ci rivela, o per lo meno, ci aiuta a capire che tipo di esigenze hanno i nostri utenti inseriti, quale messaggio recapitar loro, in quale momento e come recapitarlo. IMPORTANTE – Prima di avviare le campagne di remarketing verso i vari segmenti, sarà fondamentale considerare le esclusioni all’interno degli stessi per evitare sovrapposizioni e il tanto odiato “effetto martellamento”. Esempio pratico: 1) Decidiamo di creare un gruppo target di utenti che hanno visualizzato un nostro Video Tutorial su “Come montare un mobile fai date” per promuovere la vendita dello stesso sulla nostra piattaforma e-commerce. 2) Creiamo un inserzione-video riguardante una testimonianza di un cliente soddisfatto agli utenti Top 25% per durata di visualizzazione. Ai Top 10% invece lanceremo un’inserzione con bonus sconto dedicato sull’acquisto del prodotto. 3) Prima dell’avvio della campagna, escluderemo il gruppo più ristretto (Top 10%) dalla platea più ampia (Top 25%) evitando così una sovrapposizione di inserzioni nei confronti del segmento Top 10%.

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Gli strumenti più utilizzati per le Campagne di Remarketing Online

GOOGLE ADS Tra gli strumenti più utilizzati in ambito remarketing troviamo sicuramente Google Ads (fu Google Adwords) che prevede campagne di Annunci testuali, Annunci Display, Annunci Video e per App mobile sul principale motore di ricerca e siti Google Partner. Come molti sanno, le potenzialità di Google Ads (non solo in ambito remarketing) sono infinite. Il fatto di poter lanciare campagne di remarketing su una pluralità di posizionamenti sfruttando diverse modalità di ricerca contribuisce in maniera determinante alla sua popolarità. Possiamo ritrovarci dunque annunci creati all’interno di:
  • Siti Partner d­i Google affini al settore
  • Motori di ricerca
  • App Mobile
  • Annunci nella casella di posta elettronica
  • YouTube
Chi già avuto modo di utilizzare già Google sa che il collegamento della piattaforma a Google Analytics ci permetterà di raccogliere dati specifici e puntuali sul comportamento delle nostre liste di remarketing, rendendo le analisi e le campagne davvero interessanti. Importante tenere a mente però, che il collegamento delle due piattaforme (come in molti altri strumenti esterni di remarketing, vedi Facebook) comporta una corretta gestione della comunicazione di tutti quelli che sono gli aspetti legati alla privacy degli utenti coinvolti, nonché quelle legate alla cookie policy del sito web.

“Bene Francé! allora posso iniziare a fare campagne su Google“

Se si è agli inizi, il mio consiglio è quello di affidarsi sempre ai consigli di un esperto in Google Ads per le campagne e consultare un legale specializzato in Privacy Policy per siti web. CATALOGO FACEBOOK In un precedente articolo abbiamo già scritto di quanto possa essere importante acquisire spazi pubblicitari sui social media ed in particolare in Facebook, grazie anche all’evoluzione di alcune funzionalità di Facebook Business Manager. Uno degli strumenti di remarketing più efficaci tra quelli messi a disposizione da Facebook è sicuramente il Catalogo Prodotti. Ebbene sì. Attraverso Business Manager Facebook è possibiledi caricare il nostro intero inventario prodotti (siano essi beni di consumo, camere turistiche o automobili) direttamente dal nostro sito E-commerce utilizzando semplicemente un Data Feed. Caricato l’intero catalogo potremo organizzare con molta più libertà campagne di remarketing attraverso Facebook, Instagram, Messenger e Facebook Audience Network. Immaginate i vantaggi per un e-commerce con migliaia di prodotti. La particolarità del catalogo sta nella sua “dinamicità”. Collegando il Catalogo al Pixel di Facebook, una volta che gli utenti visitano il nostro sito web, visualizzano un determinato prodotto o eseguono determinate azioni registrate dal Pixel, possiamo generare inserzioni dinamiche che raggiungeranno automaticamente quegli utenti, veicolando loro il prodotti che riterremo più idonei alla nostra strategia di remarketing, cross-selling e up-selling.

“Ok Francé! Quindi inizio a vendere tramite il Catalogo di Facebook“

Aspetta. Prima di lanciare campagne di remarketing attraverso il Catalogo di Facebook vi sono tanti aspetti da considerare. La gestione deve essere oculata e richiede di solito un minimo di esperienza nella generazione e utilizzo dei data feed, tool di gestione tag come Google Tag Manager, conoscere bene il Pixel di Facebook e avere competenze analitiche proprie di un esperto di campagne online a pagamento. Anche qui, il mio consiglio è sempre quello di affidarsi ad un esperto della materia se si è alle prime armi. EMAIL e CHATBOT L’email marketing resta sicuramente uno degli strumenti di remarketing più diffusi, utilizzato dalle grandi, medie e piccole aziende. Inviare la newsletter mensile ai contatti presenti in mailing list è stata, se vogliamo, la prima forma di remarketing digitale. Oggi ovviamente il concetto di mail marketing si è evoluto vertiginosamente grazie anche all’innovazione che i CRM e i tool come Mailchimp, Mail Up, Mailjet e SendingBlu hanno introdotto. Tali strumenti ci danno la possibilità di raccogliere ed analizzare KPI che qualche anno fa erano difficili da reperire, permettendoci di implementare mail transazionali puntuali in base alla alle interazioni degli utenti ne, puntando così ad innalzare il Conversion Rate sulle vendite. Oggi il canale Mail è uno di quelli, assieme a i Social Media, che può trarre enorme giovamento da uno strumento che sta cambiando radicalmente il mondo del digital marketing: Chat Bot. Sono App che se se implementate bene aiutano il prospect a districarsi tra una serie di dubbi in fase pre-acquisto, nel frattempo cercano di fornire la giusta soluzione e soprattutto raccolgono abilmente dati ed informazioni utili alle attività di remarketing che verranno utilizzati per e-mail, Facebook e Instagram Ads e Messenger Ads. Ci sono delle Chat Bot App di Facebook straordinarie che ci consentono non solo di soddisfare le richieste immediate degli utenti attingendo dal Catalogo Facebook e sito E-commerce, ma, cosa più importante, ci consentono di stilare delle liste di remarketing molto precise a cui dedicare delle campagne di re-engagement programmate nel tempo. Grazie all’implementazione di una strategia di Chat Bot Marketing ben delineata, abbiamo la possibilità di ottimizzare le azioni di marketing verso utenti specifici, comunicare nei giusti tempi, evitare inserzioni a pagamento ridondanti, parlare con più frequenza agli utenti più attivi e tutto ciò senza disperdere energie verso utenti che non sono interessati al nostro prodotto. Evoluzione.
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Digital Remarketing: tipologie di campagna e liste target (prima parte)

Come migliorare il tasso del traffico di ritorno e aumentare le conversioni sul nostro sito e-commerce

Ogni giorno ne siamo sempre più consapevoli. Il remarketing digitale fa parte ormai della nostra vita. Ci capita di navigare su Ebay e qualche ora dopo, “casualmente”, ci ritroviamo un banner pubblicitario dello stesso prodotto (e intendo proprio quello lì) ben in evidenza mentre navighiamo da tutt’altra parte. Ebbene sì. Tra i tanti obiettivi, quello principale del remarketing è quello che richiamare l’attenzione di coloro che in passato (anche recentissimo) sono entrati in contatto con la nostra azienda, sito o prodotto, cercando di riportarli sulle nostre piattaforme e spingerli ad effettuare un’azione o una conversione. In generale, più del 90% degli utenti che visitano il nostro e-commerce lascia il sito senza convertire. Questo dato eclatante ci fa comprendere quanto sia importante implementare una strategia di remarketing efficace per ri-coinvolgere coloro che hanno già mostrato un primo interesse per il nostro brand online. I risultati attesi dalle azioni di remarketing si riassumono in:
  • Ridurre il tasso di Bounce Rate sul nostro sito web
  • Guadagnare traffico di ritorno su sito
  • Guadagnare in Brand Awareness
  • Rafforzare la SEO e il Content marketing su sito

Tipologie di Remarketing: le più utilizzate per vender di più online

Nel complesso, il remarketing digitale può prevedere diversi approcci e metodi, che possono essere adottati utilizzando diversi canali digitali. Vi sono quindi diverse tipologie di campagne di remarketing e tra le principali possiamo porre l’attenzione su: 1) Campagne di Remarketing Standard Google Adwords e Facebook Advertising, due tra le piattaforme più utilizzate per le campagne PPC, consentono di far visualizzare i nostri annunci Display ai visitatori che in passato hanno già visitato il nostro e-commerce, mentre sono in navigazione su altri siti o App. 2) Campagne di Remarketing dinamiche Ci consentono di far visualizzare annunci Display a visitatori che hanno ricercato un determinato prodotto sul nostro e-commerce. 3) Liste di Remarketing per Annunci di Ricerca (RLSA) Questa tipologia di campagna di remarketing mostra annunci target a coloro che hanno cercato determinate parole sui motori di ricerca. Posto di fronte all’annuncio Display, l’utente visualizza anche un’inserzione testuale nel motore di ricerca. 4) Video Remarketing Google Adwords consente di pubblicare annunci a visitatori del nostro e-commerce che sono in navigazione su YouTube mentre visualizzano dei video. 5) Email Remarketing Questa è la forma di remarketing tra le più diffuse ed utilizzare dalle aziende. Permette di generare inserzioni destinate a utenti inseriti in lista sulla base di interessi e caratteristiche ben delineate. Ciò consentirà di inviar loro i giusti prodotti con caratteristiche che collimano con le loro esigenze ( Customer Match). Digital Remarketing

Split Campaigns verso liste di remarketing specifiche

Come già appurato, l’implementazione di una campagna di remarketing contiene numerose sfaccettature. Individuare i giusti utenti nel momento giusto richiede pianificazione, definizione di obiettivi chiari e attenzione nei dettagli. Per ottenere risultati e risultare più efficaci la cosa migliore è sempre indirizzare le nostre campagne di remarketing verso un pubblico target ben profilato ed inserito in una lista specifica. Di seguito le strategie più importanti tra le più utilizzate: 1) Pubblico target: tutti gli utenti del sito web E’ la maniera più generica e basilare per ri-coinvolgere utenti passati e portarli alla conversione 2) Proporre prodotti differenti al giusto utente Saremo efficaci una volta che riusciremo ad implementare campagne settate in maniera precisa e dettagliata, che ci permetteranno di proporre la sciarpa sportiva azzurra ad un tifoso del Napoli Calcio in Campania, e allo stesso tempo una scarpa rossa come regalo di Natale ad una casalinga, sempre dallo stesso e-commerce. 3) Pubblico target: utenti in uscita senza conversioni In questo caso la strategia consiste nella creazione di una lista target di coloro che escono dal nostro e-commerce senza aver effettuato alcuna conversione, con la conseguente implementazione di campagne volte a ri-coinvolgerli e spingerli alla conversione. L’obiettivo atteso in questo caso è un miglioramento del Bounce Rate. 4) Pubblico target: Abandoned Shopping Cart Molti studi fatti su questa categoria di utenti rivelano che il tasso di “Carrelli abbandonati” si aggira attorno al 75%, certificando l’importanza delle azioni di remarketing su questa categoria di utenti. Gli utenti che hanno abbandonato il carrello appena iniziato sono veramente vicini alla conversione e a volte hanno bisogno solo di una piccola motivazione extra come uno sconto o una promozione ad hoc. 5) Up-selling e Cross-selling su contatti esistenti Per gli utenti che hanno già effettuato conversioni sul nostro sito diventa fondamentale creare delle liste di remarketing con l’obiettivo di promuovere in maniera coerente ed efficace articoli simili a quanto già acquistato: chi ha appena acquistato un laptop da PC, è più probabile che possa essere interessato ad una tastiera o un mouse. Questa lista di “Converted Customers” sarà inoltre più propensa e pronta a riacquistare sulla nostra piattaforma o addirittura aggiungere articoli correlati ad l’acquisto in corso. In questo il marketplace Amazon fa scuola. remarketing2 6) Customer Retention: richiami ad interventi regolari per migliorarla Se vi accorgete che i dati relativi al traffico di ritorno su sito stanno migliorando e che gli utenti sono un po’ più propensi ad effettuare una conversione in un determinato lasso temporale, proviamo a creare una lista che ci consenta di fare dei test sfruttando questi dati. Il gioco può consistere nel replicare richiami di remarketing regolari con conversioni proposte entro 30, 60 o 90 giorni. Siamo giunti alla fine della prima parte di questo argomento che desta molto interesse nel mondo del Digital Marketing. Nella seconda parte approfondiremo altri aspetti del Digital remarketing: Strategie Top e gli strumenti di Remarketing più utilizzati. Hai qualche domanda? Scrivici! Desideri approfondire qualche argomento specifico tra quelli in discussione? Scrivici o commenta pure.
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Algoritmo Facebook: nuove penalità

Algoritmo Facebook: nuove penalità per i post “acchiappa-interazioni”

Sanzioni per le pagine che fanno uso di contenuti ingannevoli e abbassamento della loro visibilità

Gli ultimi aggiornamenti dell’algoritmo di Facebook confermano un dato importante: anche per il social network più utilizzato del pianeta non conta solo la quantità. Quella che per Google è una priorità ormai da anni confermata da costanti novità relative ai fattori di ranking, sembra essere importante anche per il gigante di Zuckerberg. Sarà capitato a tutti di notare nella Home post con un copy simile a “Condividi se anche tu…”, “Metti mi piace se…”, “Tagga un amico se…”, e altri di questo genere. Si tratta di post con un unico obiettivo: portare visite al sito con un’azione ingannevole like-fb-sw Questa antipatica abitudine è molto diffusa ed è una pratica utilizzata anche da amministratori di pagine aziendali che dimenticano la rilevanza del contenuto cercando di incrementare ad ogni costo il numero delle interazioni. Da qualche giorno non solo sarà più difficile continuare a portare visite al sito abusando della buonafede degli utenti con contenuti di bassa qualità, ma verranno penalizzate le pagine sulle quali saranno pubblicati post di questo tipo con un drastico abbassamento della loro visibilità nel News Feed. fb-loghi-swDopo la penalizzazione del “link baiting”, ovvero dei post ingannevoli con link utilizzati per portare visite al sito, ora diventa fattore negativo anche il cosiddetto “engagement baiting”. Stando alle ultime notizie sulle novità da Facebook seguiranno nuovi aggiornamenti relativi a ulteriori penalizzazioni rivolte alle pagine che utilizzano regolarmente contenuti-esca. Verrà ridotta la diffusione di contenuti spam e fuorvianti con la finalità di migliorare la qualità delle interazioni e rispettando quella che dovrebbe essere il principio base dei feed: l’autenticità.

Quali contenuti verranno penalizzati nel News Feed di Facebook?

L’ultimo aggiornamento dell’algoritmo di Facebook ha la finalità di migliorare l’organizzazione e la selezione dei contenuti evitando interazioni di bassa qualità. Nello specifico le pagine destinate ad essere penalizzate sono quelle che abitualmente praticano:
  • Vote baiting: post nei quali l’utente interagisce esprimendo un voto/reazione su un’immagine;
  • React baiting: post nei quali si invita l’utente ad esprimere attraverso il like l’appartenenza ad una determinata categoria (es. segno zodiacale, genere, ecc…);
  • Share baiting: post attraverso il quale si invita l’utente a condividere con un numero prestabilito di amici il contenuto, in cambio della partecipazione ad un ipotetico concorso a premi;
  • Tag baiting: post con cui si invita l’utente a taggare contatti che potrebbero far parte della categoria segnalata dal contenuto (es. look);
  • Comment baiting: post attraverso il quale invitare l’utente a lasciare un commento per indicare la propria appartenenza alla categoria indicata dal contenuto (es. genere musicale).
Queste sono le 5 tipologie di contenuto che nei prossimi giorni subiranno le penalizzazioni previste dalle ultime novità sull’algoritmo di Facebook. Restiamo dunque in attesa di nuovi aggiornamenti relativi all’organizzazione dei contenuti sul News Feed. Se hai dubbi sulle ultime novità relative al funzionamento dell’algoritmo di Facebook, scrivi qui le tue domande. local-marketing-libro-francesco-antonacci-cristiano-carriero