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Page Speed: come migliorare posizionamento e conversioni

Page Speed: come aumentare le conversioni con un sito più veloce

Velocizzare il sito web migliora il posizionamento? Tutto quello che c’è da sapere

È il 2009 quando Big G decide di spingere il piede sull’acceleratore accrescendo in modo esponenziale la velocità del web, introducendo così un nuovo fattore di ranking. Da allora il mondo digitale è cambiato in modo altrettanto esponenziale e con ritmi sempre più serrati. Le innovazioni tecnologiche hanno determinato importanti stravolgimenti nelle abitudini degli utenti. Sono cambiati i comportamenti, i dispositivi e di conseguenza è mutata anche l’aspettativa e il grado di soddisfazione di un utente sempre più predisposto ad una fruizione “immediata” dei contenuti cercati. La velocità ha assunto negli anni in modo quasi impercettibile ma sempre crescente un valore molto importante in ambito digitale. Ma come rendere un sito più veloce? E soprattutto, a cosa ci riferiamo precisamente quando parliamo di velocità? Senza troppi giri di parole parliamo della velocità di caricamento, ovvero del tempo che la pagina sulla quale l’utente atterra impiega per caricare tutti i contenuti. Se da un lato la Page Speed riguarda un intervallo di tempo ridotto, dall’altro è il primo fattore attraverso il quale l’utente valuta il suo primo contatto con il contenuto cercato. Una bassa velocità di caricamento ostacola l’usabilità del sito andando a compromettere la soddisfazione dell’utente che decresce in media del 16% per ogni secondo di attesa (gomez.com – akamai.com). Un dato davvero significativo che conferma la grande importanza di uno degli aspetti spesso trascurato. La Page Speed è da sempre per Google un fattore premiante e questa non è una novità ma ci sono due segnali che dimostrano come la velocità stia assumendo sempre più valore. Il primo è lo Speed Update del 2018, grazie al quale Google ha iniziato a valutare tra i fattori di posizionamento anche la velocità di caricamento per le ricerche da mobile. Il secondo è l’aggiornamento di PageSpeed Insights, ovvero dello strumento di analisi necessario per misurare la velocità delle pagine che appare oggi notevolmente migliorato nei report e nelle funzioni.

PageSpeed Insights: tutte le novità dello strumento di Google

Dall’anno scorso anche la velocità di caricamento della pagine da mobile è un fattore che influisce sul posizionamento. Un’evoluzione che non sorprende se pensiamo al constante aumento degli utenti si connettono da mobile, che il 50% di questi visitatori si aspetta il caricamento entro i 2 secondi e che gli utenti che hanno avuto un’esperienza negativa con la pagina mobile hanno il 62% di probabilità in meno di effettuare un acquisto (dati Google). Non ottimizzare il proprio sito per renderlo più veloce vuol dire correre il rischio di perdere clienti, denaro e posizionamento. Chiariamo subito, la Page Speed non è il fattore di ranking più importante e resta sempre valida la centralità del contenuto. Una pagina con dei contenuti pertinenti alla ricerca ma non molto veloce potrebbe posizionarsi meglio di una veloce ma con contenuti scadenti. Non trascurare l’ottimizzazione per rendere il sito più veloce è comunque un passaggio necessario durante il quale utilizzare gli strumenti più adatti per il monitoraggio. La crescente importanza della velocità di caricamento è confermata dalle novità introdotte in PageSpeed insights di Google, strumento che appare oggi migliorato con l’introduzione di nuovi report utili per elaborare informazioni diverse e più strutturate. PageSpeed Insights: aggiornamento La versione aggiornata di Pagespeed Insights comprende il pieno utilizzo di Lighthouse, il tool creato da Google in grado di analizzare ogni URL molto velocemente e di fornire report molto utili per l’ottimizzazione. Un miglioramento importante che permette un’analisi ottimale dei dati e delle metriche di misurazione. Non ci sono più i punteggi di velocità e di ottimizzazione ma un solo punteggio totale con tre valutazioni di velocità: elevata, media o bassa). I nuovi report sono organizzati in categorie diverse e sono:

Data Field

Qui vengono raccolti i dati dal report di Chrome User Experience (CrUX) che includono informazioni sul modo in cui gli utenti di Chrome interagiscono con la pagina, qual è il tempo di caricamento dei contenuti e altro ancora.

Lab Data

In questa categoria vengono raccolti i dati con il supporto di Lighthouse simulando l modo in cui un dispositivo mobile carica una determinata pagina. Vengono incorporati parametri di rendimento come:
  • First Contentful Paint: il tempo necessario per la visualizzazione del primo elemento per un utente.
  • Speed Index: quanto velocemente i contenuti di una pagina sono visibili.
  • Time to Interactive: la velocità con cui una pagina diventa completamente interattiva.
  • First Meaningful Paint: quando il contenuto principale di una pagina è visibile.
  • First CPU Idle: riguarda il livello di interattività della pagina.
  • Estimated Input Latency: stima il tempo impiegato dall’app per rispondere all’input dell’utente, in millisecondi.

Opportunities

A partire dal test, questa categoria mostra dei suggerimenti di ottimizzazione utili a migliorare le prestazioni della pagina. Il tutto segnalando le motivazioni del rallentamento della pagina, i risparmi stimati dopo la correzione. Si tratta di parametri molto importanti perché hanno un impatto diretto sul punteggio di velocità complessivo.

Diagnostics

Il rapporto fornisce informazioni su aspetti come cache, diensioni DOM, JavaScript e tanto altro.

Passed Audit

In questa sezione vengono mostrati i parametri tecnici ottimizzati con esito positivo. Categoria molto utile per mantenere uno storico sugli interventi di ottimizzazione svolti per i quali il sito non presenta più problemi.

Sito web più veloce: User Experience migliore e tassi di conversione più alti

La velocità del sito migliora il posizionamento? La risposta è: non solo! Come abbiamo visto lavorare sull’ottimizzazione della velocità di caricamento è utile per più di un motivo. Avere un sito veloce ti permette di migliorare prima di tutto l’esperienza dell’utente. Un primo impatto positivo e una navigazione senza rallentamenti sono due fattori che hanno una significativa ricaduta sulla fedeltà dell’utente e sul potenziale incremento dei tassi di conversione. Non trascurare le prestazioni del proprio sito vuol dire proporre contenuti alla velocità che l’utente si aspetta. Proporre contenuti coerenti con la ricerca in tempi di caricamento veloci è di sicuro una buona pratica anche ai fini del posizionamento.
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Cosa significa fare link building nel 2019

A cosa servono oggi i backlink? Qualche mossa vincente per ottenere quelli giusti

I backlink sono uno dei fattori che più influenza la classificazione organica di Google, pertanto la creazione e la gestione di un profilo backlink di successo è una delle maggiori preoccupazioni per i SEO.
La link building oggi poi, si sta evolvendo, nonostante siano ancora tanti, quelli che continuano a lavorare “old style” facendo danni ai propri siti web e a quelli dei propri clienti.
Nel 2019 fare link building significa servirsi di uno dei più potenti strumenti per ottimizzare il posizionamento di un sito web sui motori di ricerca. Bisogna però saperlo fare bene!
Ti suggerisco quindi i principali tips da seguire ogni volta che ti approcci a questa attività:

  1. Ancore Brand: oggi è assolutamente indispensabile lavorare sul brand del proprio sito. Evitare quindi anchor text troppo commerciali e variarle di continuo deve essere il tuo pane quotidiano.
  2. Scelta dei siti: bisogna ricevere sempre e solo link da siti credibili. Devi evitare in maniera categorica contenitori di guest post e pieni zeppi di link ma devi puntare a siti con traffico reale e una linea editoriale seria. La tua regola deve essere alternare siti generalisti, siti verticali (del tuo stesso settore) e testate giornalistiche così da avere un profilo link credibile e solido.
  3. Costanza: l’attività di link building deve essere svolta con costanza. Un lavoro fatto bene sul lungo periodo, porta i risultati migliori.
  4. Pagine di destinazione: è necessario scegliere con cura la pagine obiettivo del proprio sito su cui far arrivare il link. Vanno identificate con attenzione, analizzando il mercato, le conversioni, le query e la struttura di linking interna del sito web.

Da quando ho iniziato a fare questo lavoro ho raccolto molti suggerimenti e fatto tante esperienze, che oggi ritengo assolutamente preziose per svolgere le mie attività quotidiane di link building.
Ecco una serie di mosse vincenti per tutti coloro che operano nel settore della SEO Off-site:

  1. Controlla periodicamente i backlink che ricevi attraverso strumenti pregiati come Semrush o Seozoom. Io utilizzo Semrush, pertanto vi mostrerò nello specifico tutte le operazioni che faccio utilizzando questo strumento. Il mio consiglio è di fare questo check ogni due settimane, dal momento che è il periodo di tempo impiegato da Google per indicizzare i nuovi link. La prima cosa da fare quindi è visionare il profilo Backlink del tuo progetto su Semrush, usare il filtro “Nuovi” e come opzione selezionare solo il tipo “Follow,” per avere modo di tracciare subito i backlink più preziosi. Organizza questi dati con la quantità di traffico referral indicata da Google Analytics e invia un bel report al tuo capo o al tuo cliente per dimostrargli che stai facendo un ottimo lavoro. Se poi vuoi andare ancora più a fondo e procedere con un lavoro certosino, rimanendo nel profilo backlink scegli l’ordine crescente per punteggio di fiducia, nella colonna a sinistra. Se trovi un link sospetto, non disperare, aggiungilo all’elenco rifiuta con un solo click. Consulta infine i backlink “Persi” dal tuo profilo, aggiungi il filtro “Follow” e seleziona poi l’ordine crescente nel “Punteggio di fiducia”. Operando in questa maniera potrai verificare i backlink persi da domini attendibili.
  2. Spiare un po’ i tuoi concorrenti fa bene alla tua salute lavorativa e a quella del tuo cliente! Digita il loro dominio su Semrush e analizza il loro profilo backlink. Potresti anche servirti di quei competitor menzionati da Semrush, ma potresti trovare grandi colossi come Amazon, Wikipedia e altri. Quindi il mio consiglio è di analizzare un competitor alla volta e verificare se possiede qualche backlink interessante che potresti ricevere anche tu. Creati una lista di siti e analizzali uno per volta su Semrush valutando il posizionamento organico, il numero di domini di riferimento e il Backlink audit tool, tramite il quale potrai verificare l’eventuale presenza di link tossici e quindi quanto effettivamente sia positivo o no ricevere backlink da quei domini.
  3. Trova idee che impreziosiscano i tuoi contenuti e rendano il tuo investimento! Oltre a guardare i trend topic sui vari social di riferimento a seconda del settore in questione, anche in questo caso potresti servirti dei tuoi rivali. Dopo aver inserito il domino di un tuo rivale su Semrush, nel report Pagine indicizzate, puoi trovare idee per strutturare contenuti in grado di attirare “backlink naturali”. Potresti renderti conto che ci sono tepic redditizi a cui non avevi mai pensato e che potranno essere di riferimento per la tua content strategy.
  4. Acquisisci backlink naturali e fai in modo che Google si innamori di te: oltre a creare contenuti interessanti che possano davvero coinvolgere il tuo pubblico, riduci drasticamente il numero di ancore commerciali e aumenta il numero di ancore brand o composte (mix tra nome del brand e testo aggiuntivo).
  5. Infine controlla lo stato di salute dei tuoi backlink attraverso uno strumento chiamato Backlink audit Tool. Una volta impostato saranno automaticamente raccolti tutti i backlink raccolti dal database di Semrush e dalla Search Console di Google. Potrai quindi verificarli e decidere o di metterti in contatto con i proprietari dei siti web chiedendo loro di rimuovere il link, aggiungere il link ad una lista Disavow o mantenere il link se non sembre essere dannoso.

Per il momento penso possa bastare….alla prossima puntata!

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Digital pr: individua gli influencer giusti per la moda

Digital pr: individua gli influencer giusti per la moda

Come costruire una strategia di digital pr e quali influencer coinvolgere

L’influenza e il passaparola in qualsiasi epoca storica hanno rappresentato delle vere e proprie valute nell’economia. Sembra quasi banale quindi che oggi l’influenza detti le regole dell’economia digitale, soprattutto se la sfera di appartenenza è la moda.
Il mercato e qui interpelliamo anche l’offline, si aspetta che i brand parlino tramite blogger e influencer, creando così un canale diretto tra consumatori e venditori.
I dati dimostrano che ricorrere alle Digital PR incrementa di circa 5,2 volte l’efficacia della propria campagna marketing e, quindi, influenza concretamente anche le scelte d’acquisto dei consumatori.
Il numero di follower sommato alla capacità di creare engagement e all’autorevolezza, rappresenta una leva di immenso valore all’interno di una strategia di digital marketing. Grazie a contenuti di qualità creati dal brand insieme a blogger e influencer, si amplifica non solo la reputazione ma anche l’audience e soprattutto il fatturato dei negozi di abbigliamento e accessori.
I brand possono e devono servirsi degli influencer per coinvolgere le community, creare conversazioni, orientare le scelte e migliorare la reputazione digitale di un business.
Gli influencer si concentrano ormai in tutte le piazze del web: Instagram, Facebook, Youtube, 21button, Twitter, Blog. Ma esattamente qual è il loro ruolo in una campagna di digital marketing?
A metà strada tra brand ambassador e consumatori, gli influencer sono delle web celebrities che grazie alla loro capacità di raccontare la normalità, diventano depositari di consigli, saperi e ispirazione.
Ma vediamo passo passo come strutturare una strategia di Influencer Marketing customizzata.

La strategia vincente per una campagna di Digital PR

Quando si pianifica una campagna di Influencer marketing si parte da una scrematura iniziale fondata sul numero di follower che deve corrispondere a un valore commerciale.
Tuttavia la fama, se così vogliamo definirla, è solo una delle tante armi vincenti degli influencer. La verità che sotterra ogni altra analisi e dato numerico è che la forza trainante degli influencer deriva dal fatto che sono percepiti come persone normali. Pertanto viene facile, se non addirittura naturale per i consumatori immedesimarsi in loro e seguire i loro consigli di tendenza.
Oggi infatti possiamo distinguere tre tipi di influencer, in base al loro seguito: ci sono i megainfluencer, che hanno più di 500 mila followers; i normali influencer che hanno tra i 100mila e i 500mila; i microinfluencer, che ne hanno tra i 10mila e i 100mila. Negli ultimi anni, però, si sta sviluppando una nuova categoria, molto diversa da quelle sopra citate, ovvero i nanoinfluencer, con meno di 10mila followers ma in grado nella loro piccola community di trasformare il modo in cui le aziende fanno marketing sui social network.
Non a caso, infatti i più addentrati nel settore selezionano all’interno di una studiata campagna di digital PR anche un buon numero di nanoinfluencer, praticamente a costo zero.
Oggi per pianificare una campagna di Digital PR bisogna prevedere un budget come quello che si decide di spendere per le campagne advertising su Google o su FB e IG.
Una volta stimato il budget da destinare a questa attività devi procedere per gradi.
Poniamo che il budget stanziato dal cliente sia di 2000 euro e capiamo passo dopo passo cosa fare. L’ideale con un budget del genere, sarebbe ingaggiare 5 influencer da pagare e 7/10 con i quali intraprendere una collaborazione basata sullo “scambio merce”.
Analizziamo ora le diverse fasi:
L’ideale sarebbe ingaggiare influencer che abbiano un seguito sia sui loro canali social ma anche sui loro blog. La potenza della link building seppur passa in secondo piano, in certi settori merceologici, come quello dell’abbigliamento, ha sempre un valore fondamentale per Google.

  1. Prima di tutto devi analizzare esattamente il target che vuoi colpire e dal quale con assoluta probabilità otterrai delle conversioni in termini di vendite. Dove si concentra principalmente? A che ora si connette sui social? che interessi ha? è principalmente maschile, femminile o eterogeneo? da dove proviene? segue i tuoi competitor?
  2. Una volta definito il target il consiglio che ti do è quello di farti guidare dai tool e procedere alla ricerca. Io ti suggerisco una serie di tool gratuiti dai quali iniziare, ma se vorrai fare un lavoro con i fiocchi dovrai anche pensare di fare degli abbonamenti annuali. Tra i tool gratuiti con i quali incominciare a prendere confidenza ti consiglio Influgramer, Influence.co ma anche i tuoi stessi canali social, Instagram e facebook e il massimo conoscitore di tutte le domande e le risposte, il signor Google. Sui primi tool potrai fare una ricerca mirata a seconda della categoria di appartenenza, in questo caso la moda, il numero di follower e likes, l’età, la geografia del territorio. Attraverso i tuoi canali invece potrai fare delle ricerche mirate tramite hashtag o digitando direttamente i nomi degli influencer e verificare il loro seguito, la qualità dei loro contenuti e il livello di engagement. Su Google potrai digitare delle parole chiave di riferimento e otterrai una serie di risultati interessanti dai quali partire e iniziare a fare delle valutazioni. Per un lavoro perfetto l’ideale sarebbe che tu potessi utilizzare strumenti come Klear per analizzare la qualità e la potenza degli influencer nei loro canali e Semrush per verificare quello che fanno i tuoi competitor, guardare i loro backlink e analizzare chi parla di loro.
  3. Una volta che hai raccolto le idee e i nomi bisogna mettersi all’opera. Il mio suggerimento è quello di creare un file excel e segnare le voci fondamentali: Nome e cognome, canale IG con numero di follower, FB con numero di mi piace, Youtube con numero di iscritti, Twitter con numero di follower, Blog, contatto email e numero di telefono. Questo file vedrai che col tempo diventerà il tuo pane quotidiano e la risorsa principale del tuo lavoro e col tempo capirai come migliorarlo e addomesticarlo a seconda delle tue esigenze.
  4. Adesso è arrivato il momento del contatto. Preparati un contenuto per email evergreen da modificare a seconda delle esigenze. Dedica qualche riga a presentarti e a presentare l’azienda per la quale lavori, senza mai essere remissivo, piuttosto decanta e dai valore al brand per il quale andrai a fare la proposta di collaborazione. A seconda poi che si tratti di un normale influencer o un nanoinfluencer, cambia i toni e la formula della proposta di collaborazione. Nel primo caso chiederai di conoscere le sue quotazioni, nel secondo caso proporrai lo scambio merce.
  5. Finalmente stai ricevendo le prime risposte! Ecco che capiterà sicuramente di incorrere in risposte negative oppure da parte di agenzie che gestiscono le comunicazioni con le web celebrities di riferimento. I prezzi potrebbero essere piuttosto alti, ma non è sempre così, non solo perché molti influencer si autogestiscono e quindi potrai interloquire direttamente con loro ma anche perché l’arma della contrattazione deve sempre essere tua complice. Bisogna solo capire in che momento preciso interpellarla. L’ideale sarebbe che tu colga l’occasione per intraprendere una relazione di fiducia e stima lavorativa, in modo tale da riconoscere in loro non solo il ruolo che hanno, ma fare anche in maniera tale che lo riconoscano in te. Per loro rappresenti lavoro e ben volentieri accetterebbero delle controproposte economiche se tu fossi in grado di prometterli altro lavoro futuro.
  6. E’ fatta! Sei riuscito ad ingaggiarne tanti/e quanti/e te ne eri prefissato. Adesso è il momento di dare loro il brief esatto del messaggio da comunicare. Non sottovalutare mai questo momento, devono essere guidati passo passo e dire e mostrare precisamente quello che tu vuoi che dicano e mostrino. Dovrai concordare il numero esatto di post/tweet/stories/articolo di blog/video e/o mentions su youtube e le date e ore di pubblicazione, in modo così da verificare che tutto venga effettuato entro le scadenze previste.
  7. Ora non ti resta che monitorare la campagna e tracciare attraverso Analytics da dove arrivano le principali vendite, nel caso in cui abbiate affidato agli influencer dei codici sconto, quanti ordini arrivano tramite loro, se aumentano il numero di iscritti e follower ai canali del brand per cui state lavorando, se migliora il livello di engagement.
  8. Alla fine della campagna i dati e i numeri ti serviranno a capire quanto è stato buono il lavoro che hai fatto. Se i risultati ottenuti saranno positivi, il cliente nella maggior parte dei casi sarà disposto per la successiva campagna ad affidarti altro budget!

Aggiornati sempre e non sottovalutare mai nulla, ogni forma di conoscenza è potere!
Lavora a stretto contatto con il Social media manager ammenoché non sei già tu e impara ad utilizzare strumenti come Search Console e Analytics per il monitoraggio dei dati. Un buon lavoro deve essere sempre testimoniato dai numeri.

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10 consigli per una strategia di web marketing di successo

Il web marketing (quello giusto) non è una cosa che ci si può inventare. La visibilità online e una buona web reputation non si ottengono dall’oggi al domani, e soprattutto la credenza che il web marketing sia gratis o necessiti bassi investimenti è uno stereotipo troppo spesso abusato da CEO e capi d’azienda di vario genere. I risultati, il più delle volte, sono commisurati agli investimenti che si fanno sul web e un buon web marketer ha il compito di ottimizzare tali investimenti.

Ecco allora alcuni elementi imprescindibili per tutte quelle aziende che stanno tentando di approcciarsi al fantastico mondo del web marketing.

1- Scegliete un referente (project manager o web marketing manager)

Non si diventa esperti di seo, web e social media marketing per caso. Se non avete una persona competente nel vostro team, non pensate di improvvisarvi o improvvisare qualcuno nelle vesti di guru del web, significherebbe distruggere il progetto ancor prima di avere iniziato. Affidatevi a professionisti che possano guidarvi in questo lungo cammino e “fidatevi” di loro. Ah, non considerate come primo elemento decisionale il prezzo… focalizzatevi più sulla competenza. Ricordate, è un investimento non un costo!

2- Stabilite un budget

Una volta trovata la persona che vi accompagnerà durante (almeno) il prossimo anno e mezzo, fatevi aiutare a capire l’entità dell’investimento capace di garantirvi visibilità online e costruirvi un’immagine solida sul web. Ricordate, l’investimento non significa solo denaro, ma anche tempo (e il tempo è denaro)… Il vostro web marketing manager avrà bisogno di aiuto e collaborazione da parte di un team. Fate in modo che il progetto sia nelle sue mani e sotto la sua responsabilità.

3- Elaborate una strategia di web marketing di medio periodo

Una volta  scelto il vostro referente e stabilito il budget, passiamo alla fase più delicata. La pianificazione strategica. Cercate di essere lungimiranti e datevi degli obiettivi, ragionate su base annuale o biennale. E soprattutto stabilite obiettivi misurabili. Una strategia con obiettivi misurabili vi permetterà di valutare l’andamento e ottimizzare alcuni elementi in corsa. Vi sembra poco?

4- Ottimizzate costantemente il vostro sito web

I tempi cambiano, le tecnologie si evolvono, Google cambia le regole del proprio algoritmo con frequenza e a volte lo fa anche in modo drastico. Avere una strategia SEO dettagliata e seguire un calendario editoriale potrà esservi di grande aiuto nell’ottimizzazione onsite e nell’aggiornamento dei contenuti. Ricordate che la freshness, ovvero la frequenza con la quale vengono inseriti nuovi contenuti (o aggiornati quelli esistenti) è un fattore diretamente collegato al posizionamento su Google.

5- Attività SEO e Local SEO

Avere un sito web è condizione necessaria ma non sufficiente. Potete avere il negozio più bello del mondo ma se siete in periferia, in una strada senza uscita, dubito che possa mai riempirsi di gente… Un sito non ottimizzato per la SEO e Local SEO è esattamente così, invisibile. Ma tranquilli, il vostro web marketing manager è già un esperto SEO, vero? Lui saprà come fare.

6- Search Engine Marketing

Avere un sito web, ottimizzato con una buona attività SEO, è (ancora una volta) condizione necessaria ma non sufficiente… Organizzare campagne di marketing e Pay per click può dare una grossa spinta alla vostra strategia SEO e di visibilità online. Soprattutto in periodi cruciali, realizzare campagne per vendere prodotti o servizi rappresenterà il valore aggiunto. Inoltre vi aiuterà a capire su quali elementi puntare con più convinzione nel proseguo della vostra attività sul web, e quali invece tralasciare.

7- Misurate le azioni di web marketing

Come dice il guru della web analytics Avinash Kaushik: è possibile conoscere ogni singolo click di ogni singola persona che visita il vostro sito. Come può tutto questo non essere fondamentale? Beh, dotatevi di strumenti di web analitycs. Google analytics è la miglior scelta che possiate fare, e non perché è gratis. Sicuramente il vostro web marketing manager sarà un esperto anche nella lettura e interpretazione degli innumerevoli dati di analisi del traffico sul vostro sito, vero? A mio avviso quello della web analytics è l’elemento più importante di tutta la strategia di web marketing. E’ la voce degli utenti e l’elemento che vi permetterà di rendere il vostro sito un posto (almeno) gradevole da visitare.

8- SEO off-site: cercate sinergie con il vostro business offline

E’ una cosa detta e ridetta ma guai a tralasciarla: e il rapporto umano? per quanto il web faciliti le relazioni sociali e amplifichi i messaggi, una chiacchierata, la condivisione di un momento, o il rapporto face to face sono elementi che non devono mai mancare. Cerchiamo allora di promuoverli con attività trasversali. Create eventi nel vostro negozio o visite della vostra azienda, fate fotografare i vostri clienti con i vostri prodotti, invitateli a  venire a trovarvi…

9- E i Social media

L’elemento Social media è stato volutamente lasciato alla fine, e non per importanza. Spesso le aziende che si affacciano al mondo del web iniziano parlando di Facebook marketing e Instagram. Beh, l’abilità di un buon web marketer è quella di farli desistere, almeno all’inizio. Se non avete completato tutti gli step precedenti ascoltate il mio consiglio, lasciate da parte i Social media. Una buona strategia di Social media marketing infatti non è altro che la conseguenza naturale, l’evoluzione di una corretta strategia di web marketing e serve per amplificarla, dare all’azienda un’immagine umana e migliorare la propria web reputation. E non dimenticate che prendersi cura della parte social e gestire l’attività di Social media marketing richiede un investimento di tempo (€) e risorse ($)… Quindi deve essere il frutto di una scelta ragionata. Ma questo il vostro web marketing manager lo saprà sicuramente.

10- Siate voi stessi

Questo è l’ultimo, ma più importante consiglio di oggi: non cercate di dare un’immagine diversa da quella reale. Se siete un’azienda di 2 persone non parlate del “Nostro Team multidisciplinare”; se vi criticano non oscurate i messaggi, fate mea culpa e chiedete scusa; se non siete “leader del settore” non abbiate paura a dirlo. Cercate di rendere più umano il vostro brand, date un nome alle persone che ci lavorano, metteteci la faccia. Insomma, siate voi stessi e la vostra web reputation vi ringrazierà!

Come avrete sicuramente capito, alla base di una strategia online di visibilità e di web marketing di successo c’è sicuramente la competenza e la capacità del vostro referente (azienda o freelance che sia) nel gestire la vostra azienda in rete. Ma tutto questo il vostro web marketing manager lo sa!

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Local SEO: i fattori di ranking per scalare la SERP di Google

Quali strumenti ottimizzare per dare visibilità ad una azienda o attività locale?  I fattori determinanti per la Local Search secondo Moz.com

Parliamo di SEO, ma nello specifico di Local SEO quindi di ottimizzazione per i motori di ricerca a livello “locale”. Per analizzare gli elementi che oggi Google tiene in considerazione a proposito di local search marketing partiamo da un’interessante studio di Moz.com, nel quale ritroviamo una serie di spunti interessanti e soprattutto un elenco dei fattori di ranking che influiscono proprio sui risultati organici (SERP) locali

Lo studio, aggiornato al 2017, definisce questo gruppo di risultati organici con la dicitura “Local Pack”. Vediamo dunque quali tecniche e condizioni on e off page risultano deteminanti per il posizionamento di un’attività che ha un target localizzato in un’area geografica ben determinata.

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Premettendo che dal 2017 questi fattori hanno subito cambiamenti significativi rispetto al 2015, ecco quali sono i fattori di ranking da tenere in considerazione per una efficace Local SEO strategy:

Google My Business

Secondo il sondaggio di Moz le informazioni estratte dalla scheda Google My Business dell’attività sono fondamentali: nella classificazione di importanza rappresenta il 19% rispetto al 14.7% del 2015). Ma come ottimizzare la scheda di Google My Business? In primo luogo deve avere una categoria adeguata, delle keyword nel titolo dell’attività su GMB, delle foto di qualità ( anche dagli utenti/clienti) e, fondamentale (ma discutibile punto), deve essere nelle vicinanze dell’utente che esegue la ricerca.

Back link

Al secondo posto (17 %) troviamo i link che rimandano verso l’attività, sebbene abbia perso importanza, risulta ancora uno dei fattori principali per una local seo strategist efficace.

La qualità / autorità dei link rappresentano sempre di più un fattore di preminenza: link verso il nostro sito con anchor text consistenti, link da siti autorevoli locali ma anche il numero dei link stessi. In altre parole è importante un’attività di back link da siti autorevoli locali appartenenti (anche) alla categoria della nostra attività.

Fattori on page

Al terzo posto (14%) si trovano tutte quelle attività on page, finalizzate all’ottimizzazione, di cui Google valorizza in particolare

  • Il Nit (Nome, Indirizzo e Telefono)
  • Le keywords all’interno dei tag title
  • La Domain Authority (autorità del dominio) quindi link in entrata da parte di siti con un’alta autorità, link interni
  • Ottimizzazione Mobile del sito

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Citazioni da fonti autorevoli

Un fattore predominante in questa classifica di Moz (13%) è rappresentata dalla qualità e quantità di citazioni da fonti autorevoli. Pertanto è importante curare la presenza su altri siti e directory locali autorevoli (un esempio fra tanti può essere la presenza di un ristorante o albergo su Trip Advisor). In questo caso vanno considerati: la consistenza del NIT, cioè che sia scritto esattamente, fin nei minimi dettagli, sempre allo stesso modo del sito web, il numero di citazioni, cioè link verso il nostro sito, che devono essere comunque di qualità e da siti autorevoli.

Siti web di terze parti come Yelp, Foursquare sono sottoposti a scansione dai motori di ricerca, risulta utile avere il maggior numero di citazioni possibili in questi siti per far sì che trovino l’attività e i suoi dettagli.

Recensioni

Un valore destinato a crescere (in relazione al 2015 è passato dall’8 al 15%) quello delle recensioni / testimonianze; è un fattore di ranking considerato tra i principali soprattutto in termini di: quantità delle recensioni, velocità e autenticità di risposta, autorità del recensore, valore della piattaforma. Citando Miriam Ellis ( Solas Web Design) questo aspetto è così importante perchè in fondo “le recensioni vendono”.

Comportamento e coinvolgimento degli utenti

Google si interessa molto agli utenti e alla loro esperienza reale, al fine di poter fornire risultati ed esperienze sempre più rispondenti alle necessità e dunque “personalizzate” anche a livello local. Pertanto oltre alle recensioni (come abbiamo visto) prende in considerazione anche le azioni e i comportamenti degli utenti sul sito web ( 10%). Parliamo di percentuale di clic (CTR) rispetto alle visualizzazioni sulle serp, tasso di permanenza, metriche click-to-call ( tasto chiama), richiesta di indicazioni stradali, i check in ( registrazione degli utenti nel locale) e simili.

Personalizzazioni

Sulla falsariga di quello che si è detto pocanzi, Google considera importante anche l’esperienza di personalizzazione dell’utente ( 10%) nel momento in cui visita il sito web, fra cui anche la facilità di navigazione, l’utilizzo del menù, ecc.

Social network

Qui Google prende in considerazione l’engagement che riusciamo a generare sui principali social Google+, Facebook, Twitter, Instagram. Da un punto di vista SEO guadagnano “solo” il 4% ma in una strategia di local marketing rappresentano un canale di comunicazione fondamentale per promuovere la propria attività / evento / promozione e simili.

Non dimenticare i fattori di ranking negativi

Di riflesso, in una strategia di Local Seo è importante prestare attenzione ai fattori di ranking negativi se vogliamo ben posizionarci su Google a livello locale: NIT e categoria errati su Google My Business, presenza di Malware, numeri di telefono diversi nelle directory (dovrebbe essere lo stesso su tutte le piattaforme dove la nostra attività è presente). E inoltre mai duplicare la presenza su più schede, quindi eliminare schede GMB doppie o vecchie dell’attività, evitare la presenza di più imprese nella stessa categoria e indirizzo.

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Cambiamenti in corso e ottimizzazione di strumenti e social di Google

Ora sappiamo quali sono i fattori principali di cui tenere conto nella nostra local marketing strategy, ossia se vogliamo migliorare la visibilità locale di un’azienda.

Una nota di conclusione: da questo studio emerge un dato da non sottovalutare per il futuro e per alcuni versi prevedibile: Google tende a privilegiare alcuni “strumenti” e/o social propri, quindi tende a dare sempre più importanza e rlevanza alla scheda Google My Business, a Google +,  e dare meno peso a social terzi e siti web. Di qui l’importanza di ottimizzare Google My Business per la propria attività; al contrario, fattori come back link e ottimizzazione on page, in relazione all’ultimo studio del 2015 dei fattori di ranking per la local Seo, hanno “perso” importanza.

Se hai domande riguardo la tua strategia di Local SEO o vuoi sapere di più su come ottimizzare la tua attività locale, contattaci!

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Trend e best-practice digitali per il 2018

Azioni e best-practice che avranno impatto sulla nostra strategia digitale durante il 2018

Siamo giunti a fine anno. Quali strategie intraprendere per l’anno nuovo? Sono le considerazioni che ogni anno i marketers si pongono cercando di migliorare quanto di buono si è fatto, o al contrario, di invertire la tendenza di qualcosa che non è andato secondo le aspettative durante l’anno che sta per terminare. Molto spesso per raggiungere il “Sacro Graal” delle strategie all’interno del nostro mercato di riferimento, non esiste un piano standard, ma bisogna passare attraverso una selva di test da implementare nel tempo. Testare campagne pubblicitarie, testare claim, testare landing page, testare formati grafici, testare contenuti testuali. Tanti test, per altrettanti dati da analizzare che ci permetteranno nel tempo di valutare e delineare la miglior strategia, il miglior canale, il budget ideale e il momento opportuno per vendere il nostro prodotto. Per questo motivo, auguriamo a tutti i marketers un 2018 ricco di test.

Quali azioni avranno un impatto importante sul Digital Marketing nel 2018?

1. Contenuti digitali personalizzati: ripensare a esperienze uniche per i nostri utenti Partiamo da dati molto chiari sui Contenuti Digitali Personalizzati:
  • Secondo Monetate il 94% dei professionisti digitali concordano sul fatto che la personalizzazione dei contenuti sia un elemento determinate a fini del coinvolgimento dell’utente
  • Secondo HubSpot, un contenuto tailor-made performa il 42% meglio di un contenuto non personalizzato in termini di vendite
  • Secondo Forbes’ Publish, proporre esperienze web personalizzate è premiante, in quanto raddoppia i rendimenti in termini di performance ed engagement
Naturalmente, il Content rappresenta il cuore pulsante del Digital marketing, ma così come quest’ultimo matura nel tempo, allo stesso modo si evolve la natura del Content stesso. Per questo, la giusta profilazione dei nostri utenti e potenziali clienti, unita alla creazione di contenuti personalizzati sulle necessità degli stessi Customers t e Prospec , può consentirci di proporre prodotti digitali più appetibili per la nostra utenza e dunque più efficaci. 2. SEO e Content si integrano sempre più Diciamocelo. Ormai sono pochi i professionisti che si occupano di Content marketing senza includere la SEO. Content e SEO sono praticamente come il burro con la marmellata e anche il loro sodalizio è ufficialmente confermato da due dati significativi sull’influenza di un aspetto sull’altro:
  • Secondo una ricerca di BrightEdge, ben il 52% dei marketers ammette che la SEO risulta essere determinante nel lungo periodo nelle strategie di content marketing di sucesso
  • Il traffico organico porta al 51% in più in termini di fruizione di contenuti web
Il miglior modo per potenziare il rapporto tra Seo e Content marketing è quello di condurre analisi sul comportamento degli utenti in maniera continua (poiché gli interessi dei Prospect mutano rapidamente e di frequente) approfondendo sui dati di traffico connessi al comportamento degli utenti. Questo tipo di analisi ci aiuterà ad implementare strategie integrate coerenti coi nostri obiettivi, orientate inoltre a produrre buoni risultati in termini di awareness e conversioni nel medio-lungo periodo. 3. Integrare strategie Social efficaci Per gli anni a venire si prospettano grandi investimenti nel Social Marketing da parte di sempre più aziende commerciali, tutto ciò si tradurrà in una sola cosa: i budget destinati al Social Media Management e Advertising lieviteranno. Per quanto possa far storcere il naso a molti, il loro punto di vista è più che comprensibile: l’obiettivo è quello di fare brand in maniera più presente attraverso interazioni spontanee ed intuitive, spingendo all’acquisto tutti coloro che entrano in contatto col proprio brand L’operazione è già palesemente in atto se consideriamo che su Facebook (al momento il Social che domina la scena sia in termine di utenti che di interazioni) il Social Marketing si sta spingendo verso contenuti più emozionali, perché le emozioni generano più coinvolgimento e viralità. Utilizziamo canali Social appropriati per il nostro mercato di riferimento? Che emozioni veicoliamo agli utenti che entrano in contatto col brand che rappresentiamo? social-articolo-trend-2018 4. Mobile marketing: il mercato è definitivamente mobile-friendly I dati parlano chiaro anche in materia di Mobile Marketing:
  • il 69% del tempo trascorso online avviene su mobile
  • solo nel 2017 sono stati spesi 143 Miliardi di dollari in Mobile Ads in tutto il mondo, il doppio di quanto speso nel 2015 (71 Miliardi di dollari)
  • secondo BIA/Kesley la spesa in Mobile Ads geolocalizzate crescerà dai 12.4 Miliardi di dollari del 2016 ai 32.4 Miliardi di dollari nel 2021
  • Siamo tutti in attesa delle novità che il primo algoritmo-mobile di Google introdurrà (lancio atteso per gli inizi del 2018). Si sa già con certezza che con esso Google indicizzerà prima di tutto i contenuti mobile, valutandoli come elemento principale per decidere come classificare i risultati ottenuti, a prescindere se la navigazione avviene su desktop o mobile.
A quanto pare, sembra dunque che Il primo algoritmo mobile di Google vada a cambiare il concetto di piattaforma “mobile-friendly”, rendendo obsoleto ogni sorta di “aggiustamento” fatto ad hoc per gli utenti mobile su siti che di base non lo sono. Tuttavia, esso non dovrebbe rappresentare una “preoccupazione” per i possessori di un sito responsive e dinamico di cui contenuto principale e markup risultino gli stessi sia su mobile che desktop. 5. Advertising e Marketplace: dominare nel futuro Se non avete ancora iniziato a lanciare campagne advertising Adwords, Google e nei maggiori Marketplace, questo è il momento giusto per iniziare a farlo. Google Adwords è sicuramente lo strumento più utilizzato per implementare campagne basate su inserzioni online orientate verso un target di utenti che sono alla ricerca di qualcosa in rete. Con una nuova veste grafica e rinnovati strumenti di supporto per la pianificazione delle proprie campagne online, la piattaforma Google Adwords è molto intuitiva e ci permette di utilizzare diversi formati per le nostre campagne pubblicitarie (inserzioni testuali, banner grafici, video). Inoltre, attraverso Google Express, Adwords ti permette di avviare campagne web geolocalizzate per dare visibilità ai punti vendita fisici e rendere più efficaci il marketing territoriale (Local Marketing). Negli ultimi anni si è registrata una crescita esponenziale di Facebook Advertising sia in termini di budget investito che in termini di numero di utenti utilizzatori: nel secondo quadrimestre del 2017 infatti il ritorno di Facebook dalle Ads ha raggiunto i 9.6 Miliardi di dollari, con un crescita media del 47% di anno in anno. Le campagne Facebook Advertising sono molto efficaci per coloro che intendono orientare le loro campagne verso pubblici target con specifici interessi e comportamenti e che si presume possano essere più inclini ad effettuare azioni specifiche anche direttamente su sito. Nonostante ci siano (ancora) molti pregiudizi sull’utilizzo dei marketplace, è innegabile che dietro la crescita esponenziale del commercio online degli ultimi anni c’è anche la grande spinta degli Amazon, Booking.com ed Ebay. Commissioni alte, concorrenza spietata e sistema di recensioni molto “competitivo”. Tutto vero. Ma lavorando esclusivamente sul nostro e-commerce le regole sarebbe diverse? La direzione ideale sarebbe quella di guardare con attenzione ai marketplace di riferimento e considerare di inserirli nel nostro “Digital Marketing Mix”, iniziando capire come poter posizionare il nostro prodotto, come poter accrescere il nostro brand, come implementare campagne e vendere al loro interno. Del resto sono delle enormi piazze digitali per la compravendita dove una grossa mole di traffico già esiste, e dunque vanno considerati come tali. marketplace-articolo-trend-2018 Hai qualche domanda? Scrivici! Desideri approfondire qualche argomento tra quelli in discussione? Scrivici o commenta pure.
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Google raddoppia la lunghezza degli Snippet nei risultati di ricerca: cosa cambia?

Google aumenta ufficialmente la lunghezza degli Snippet nei risultati di ricerca: cosa cambia?

Da 160 a oltre 230: i caratteri degli Snippet raddoppiati per rendere le descrizioni più esaustive a fronte delle query degli utenti

Lo Snippet è un frammento di testo estrapolato in maniera programmatica e pertinente da una pagina web assieme alla sua url. Appare in alto nella pagina (snippet in primo piano) come risultato di ricerca organico in risposta ad una query di ricerca digitata da un utente sotto forma di domanda. Google ha confermato di aver apportato una modifica sostanziale nel modo in cui visualizziamo gli snippet nei risultati di ricerca. La motivazione alla base di questa scelta è le legata alla volontà di fornire snippet più descrittivi, utili e pertinenti alle ricerche delle persone.

Snippet più lungo: è utile modificare la meta description?

Di fronte ad un cambiamento così sostanziale, la domanda che molti specialisti del web si stanno ponendo è se sia utile aggiornare le meta description, semplicemente allungandole. Se prendiamo in considerazione il funzionamento del sistema programmatico che estrapola gli snippet e gli esempi che vi proporremo, la risposta a questa domanda è NO. Spieghiamo meglio. Gli snippet vengono estrapolati dalla pagina web in base alla pertinenza alla query di ricerca, e non sono solitamente legati alla lunghezza delle meta description, bensì alla qualità del contenuto e a quanto quella stessa query di ricerca sia contenuta sia nel corpo del testo che in tutti i meta dati (dal Title Tag, alla Meta Description, agli H1 e H2). Questo meccanismo sembra essere maggiormente confermato oggi, a fronte dell’aumento della lunghezza dei caratteri concessi agli snippet. Facendo una ricerca su Google, abbiamo infatti individuato almeno 3 casi diversi.

 1. Query nella metadescription, Title Tag e H1snippet

In questo snippet, apparso dopo aver digitato la query “Local marketing cos’è?”, notiamo che la lunghezza supera di gran lunga la media annunciata da google, arrivando sino a 288 caratteri. Questo dato ci sta ad indicare che Google non ha in realtà stabilito un limite massimo alla lunghezza dello snippet, arrivando anche fino a 300 caratteri se il contenuto è molto pertinente e di qualità. In questo primo esempio, andando ad analizzare i metadati tramite MOZ, è evincibile che lo snippet estrapolato corrisponde esattamente al primo paragrafo dell’articolo in questione, e che la query di riferimento è contenuta sia nella meta description che nel Title Tag e nell’H1 antecedente il paragrafo stesso.

2. Query contenuta soltanto nell’h1 e non nella meta description

A sostegno dell’ipotesi di cui sopra, ossia che lo snippet possa anche non prendere in considerazione la meta description bensì altri dati all’interno della pagina, vi è questo secondo esempio, apparso tra i risultati organici come snippet in primo piano in risposta alla query “come ottenere un rimborso volo”. snippet lunghezza Anche in questo caso la lunghezza dei caratteri è superiore alla media annunciata da Google, risultando essere di 283 caratteri. In questo secondo esempio, la meta description non viene assolutamente presa in considerazione nello snippet, bensì, come emerge dall’analisi tramite MOZ, viene considerata come pertinente la query contenuta esclusivamente nell’H1 snippet metadati rimborso volo

3. Query contenuta nel Title Tag e nell’H1 ma non nella meta description

In quest’ ultimo esempio di snippet, apparso in rispsota alla query “come scegliere piscine fuori terra”, i caratteri sono in totale 103 (e quindi inferiori alla lunghezza massima), andando ancora una volta a confermare l’ipotesi iniziale secondo la quale la lunghezza viene stabilita di volta in volta, senza limiti minimi o massimi vincolanti. snippet caratteri san marco Anche in questo esempio la query in questione è contenuta nel title tag e nell’h1 ma non nella meta description. Osserviamo inoltre che in quest’ultimo caso lo snippet ci rimanda direttamente alla pagina di categoria di un sito e-commerce, sfatando la leggenda secondo la quale sia utile lavorare soltanto su eventuali blog dei siti e-commerce affinché essi appaiano come snippet in risposta a delle query di ricerca. Anche una pagina di categoria, se ben lavorata, viene premiata da google in questo senso. Ricordiamo ovviamente che lo snippet non influenza e nulla ha che fare con il posizionamento in serp, ma sicuramente contribuisce ad un incremento dei CTR, mettendo in evidenza l’url stesso. snippet metadati L’intento di quanto sinora esposto non è ovviamente sminuire l’importanza della meta description, bensì sottolineare quanto sia fondamentale una maggiore attenzione alla pertinenza tra le query che inseriamo nei nostri meta dati con il corpo del testo, e all’importanza di inserire le query in maniera strategica non solo nelle meta description o nei Title Tag, ma anche e negli H1. Tornando alla domanda iniziale “è opportuno allungare le nostra meta description?”, la risposta è ancora una volta no, mentre sarebbe più che opportuno ottimizzarle ulteririormente, cercando di inserire delle descrizioni che non risultino un mero agglomerato di keywords, ma delle query vere e proprie. Per concludere, si potrebbe affermare che a segnare realmente la differenza sia il tenere bene a mente non solo “quanto cercano”, ma soprattutto “come cercano le persone .
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SEO strategy: arte o scienza? La scrittura dei contenuti tra ottimizzazione e storytelling

La strategia SEO: come scegliere le parole chiave? Il compromesso tra volumi di ricerca, query e strategia

Scrivere un articolo di successo, che sia per il tuo blog personale o per quello della tua azienda, è impresa ardua  che persegue (o dovrebbe perseguire) sempre due obiettivi parimenti fondamentali: utilizzare una strategia SEO che consenta l’ottimizzazione del contenuto per il posizionamento sui motori di ricerca e impiegare un linguaggio coinvolgente e attrattivo per i lettori. Abbiamo già parlato dei consigli utili per affrontare la nuova era della SEO e dei 6 strumenti imprescindibili per  ottimizzare al meglio le pagine del nostro sito web, ponendo un particolare focus sulla modalità di ricerca delle giuste parole chiave, partendo dall’ analisi delle keyword attraverso i tools più indicati. Ricordiamo che l’analisi e la scelta delle parole chiave pertinenti ai contenuti del sito è un processo indispensabile per migliorare il nostro posizionamento in SERP e quindi per incrementare il tasso di conversione.

Preme sottolineare che nell’utilizzo ad esempio del Keyword Planner, lo strumento gratuito di Google Adwords, ci ritroviamo di fronte a keywords con un alto volume di ricerca e di fronte a keywords più specifiche, con volumi di ricerca molto più bassi. Ed è qui che entra in gioco la capacità del SEO specialist di riuscire ad inseguire i numeri senza perdere di vista la strategia generale. Se ad esempio abbiamo delle keywords molto competitive e stiamo lavorando su di un sito con un basso traffico e ancora poco posizionato sulla maggior parte di esse, si potrebbe decidere di utilizzare assieme alle keyword generiche, keywords più specifiche (negli H1 ad esempio). Infatti, nonostante le keywords più specifiche generino meno traffico (ossia risultino nell’analisi volumi di ricerca minori) rispetto a quelle con alti volumi di ricerca e più competitive, si può giungere a eguagliare il traffico generato da keywords più generiche, in quanto gli utenti potrebbero essere maggiormente in target e pertanto il tasso di conversione maggiore (Massimazione del ROI). Un altro elemento da tenere SEMPRE in considerazione nella stesura di contenuti da ottimizzare è l’importanza di incrociare i dati emersi dall’analisi dei volumi di ricerca con le query (le query sono delle frasi che possono contenere anche più parole chiave e che corrispondono alle “espressioni” utilizzate dagli utenti nella ricerca su Google). Per una buona individuazione delle query è lo stesso Google a darci dei suggerimenti. Quando infatti ricerchiamo una parola chiave, ad esempio “Digital marketing”, scorrendo in fondo alla pagina troviamo la voce “ricerche correlate a digital marketing”, che sono esattamente il suggerimento che Google ci dà rispetto alle query.

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Un altro ottimo strumento utile per la ricerca delle query è Answer The Public utilizzabile in più lingue, sul quale è possibile inserire una parole chiave o un argomento, avendo una panoramica delle query sotto forma di preposizioni, domande e comparazioni

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Cosa vuol dire scrivere un contenuto vincente, oltre la SEO?

Come premesso all’inizio di questo articolo, nella stesura di un contenuto vincente se da un lato è importante utilizzare una strategia SEO che consenta l’ottimizzazione del contenuto stesso per il posizionamento sui motori di ricerca, dall’altro è fondamentale impiegare un linguaggio coinvolgente e attrattivo.

Come scrivere un contenuto coinvolgente e attrattivo?

Per risultare vincente un articolo deve quanto meno possedere almeno una delle seguenti caratteristiche:
  1. Informativo
  2. Emozionale
  3. Identitario
Un articolo risulta essere informativo quando è attinente rispetto al tema affrontato, fornisce delle informazioni  precise e semplici riguardo ad esso, offrendo un valore aggiunto, ossia un elemento in più rispetto allo status dell’arte sull’argomento. Per riuscire quindi a scrivere un contenuto informativo è necessario essere aggiornati sullo stesso, non allontanarsi troppo dal focus del tema e guidare il lettore attraverso una struttura semplice: premesse, sviluppo, conclusioni. Un articolo informativo è pertanto un articolo che induce nel lettore la sensazione di aver appreso qualcosa di nuovo, fosse anche un punto di vista su un determinato argomento. Il punto di vista che, però, non deve essere un’opinione, ma una “visuale” dello stesso punto da un’altra angolazione. Se può sembrare più o meno semplice redigere un contenuto informativo, che si avvicina sicuramente ad un approccio metodologico più scientifico, più complicato, soprattutto per la sua struttura “anacronistica” risulta essere il contenuto “emozionale”.

Cosa vuol dire scrivere un “contenuto emozionale?”

Pubblicità emozionale”, “Scrittura emozionale”, “Storytelling”: queste espressioni vengono costantemente affiancate ed, erroneamente, spesso confuse tra di loro. È necessario subito specificare che non necessariamente un contenuto emozionale fa parte di uno “storytelling”, e viceversa, non sempre in uno “storytelling” troviamo contenuti emozionali. scrittura emozionale Il contenuto emozionale è un contenuto che fa leva appunto sulle emozioni, come la gioia, il dolore, la tristezza, la paura, e così via, basandosi sul meccanismo fondamentale dell’empatia: mettersi nei panni del lettore e concedere al lettore la possibilità di mettersi  nei panni di ciò che è scritto. Il contenuto emozionale è un contenuto persuasivo, che punta sulla dimensione emozionale del nostro destinatario, ma che non necessariamente fa parte di una storia, o meglio, di una strategia volta a raccontare una storia.

Cos’è lo storytelling? Il viaggio tra racconto e fidelizzazione

Cos’è lo storytelling? Forse avremmo dovuto chiamare questo paragrafo: “Cosa non è uno storytelling”. Nel linguaggio comune si pensa infatti che lo storytelling corrisponda, come suggerito dalla stessa etimologia, alla sola arte del narrare. Si possono narrare mille cose e in mille modi diversi, ma non è raccontando una storia qualsiasi che fa di noi, noi professionisti o noi azienda, degli storytellers. Lo storytelling ha certamente a che fare con il racconto di una storia, ma di quale storia? Ritornando alla terza caratteristica che deve possedere un articolo per essere accattivante, l’ho definita “arbitrariamente”:  l’essere identitario.

Cosa vuol dire scrivere un articolo identitario?

Significa scrivere un contenuto che si vada ad inserire nella narrazione di una storia, che può essere più o meno emozionale, ma che che racconti qualcosa dell’identità dell’azienda o del brand per i quali stiamo scrivendo. Fare stoytelling non significa improvvisare semplicemente la foto di un’alba o di un tramonto. Fare stoytelling significa  capire a pieno la storia e l’identità di quel brand e riuscire a veicolarla nei migliori dei modi, all’interno di una strategia che prenda in considerazione il “mood” e il linguaggio dell’azienda, la sua vision, la sua mission, e soprattutto il linguaggio della community o del target di riferimento. In una parola: fidelizzare.

Storytelling: la case history di Granoro

“Ogni azienda ha una storia da raccontare” è quello che si legge nell’homepage del sito di uno degli storyteller più noti in questo momento nel panorama italiano: Cristiano Carriero.   Carriero, che ha lavorato per diverse aziende di portata nazionale, proprio riguardo ad una delle sue ultime collaborazioni afferma: “La Seo è una botta e via; lo Storytelling è una storia d’amore di quelle che non si dimenticano”, e lo fa parlando della collaborazione con Granoro, un progetto vero e proprio di storytelling che si è sviluppato su più fronti. Da una parte la narrazione in diretta sui social, con il coinvolgimento di Instagramer e Snapchatter durante la raccolta del grano, entrando così nel cuore pulsante dell’azienda attraverso gli strumenti digitali più utilizzati nella nostra quotidianità.crisitiano-carriero Dall’altra una strategia di content che parte direttamente sul blog di Granoro e che vede la collaborazione di diversi blogger e professionisti italiani come ManuelaVitulli e Alessandro Piemontese. Il nome che è stato dato al blog è  “granostalgia” e si inserisce nel più ampio progetto di Granoro volto a promuovere il grano pugliese e la Filiera 100% Puglia. E che apre così: Di Puglia non si parla. Di Puglia si vive. E per vivere bisogna raccontare la nostalgia di chi qui c’è stato, anche solo una volta. Di chi qui è cresciuto ed è andato via, o di chi non se ne andrà mai.  Granoro presenta GraNostalgia di Puglia. Di Puglia si vive.”
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Link building: 3 consigli per un’ottimizzazione SEO offsite di successo

Non solo SEO on site per migliorare il posizionamento sui motori di ricerca

Strumenti, buone pratiche e chiarimenti su alcune tecniche di link building per guadagnare posizioni nella SERP

Raggiungere l’Olimpo della prima pagina dei motori di ricerca è di certo l’obiettivo principale per chi è alle prese con l’ottimizzazione SEO di un sito. Per scegliere quale strategia adottare e come metterla in pratica è necessario fare ogni valutazione tenendo ben presente quell’insieme di “indicazioni” che sono alla base di quasi tutta la letteratura SEO: i fattori di ranking sui motori di ricerca.

La complessità di questo argomento, impossibile da esaurire in un solo articolo, induce spesso a privilegiare alcuni ambiti trascurandone altri. Uno fra tutti riguarda il rapporto tra attività on site e off site. L’ottimizzazione SEO on site e gli accorgimenti technical SEO spesso lasciano in ombra tutti quegli aspetti off site che sono altrettanto fondamentali per un migliore posizionamento del sito sui motori di ricerca.

Parlare di SEO off site vuol dire fare riferimento alla link building e alle buone pratiche per la costruzione di backlink, ovvero di link in entrata verso le pagine del proprio sito. Si tratta di un’attività molto importante che incide in modo significativo sulla domain autority del sito. Occorre precisare però che l’impatto della link building sul posizionamento non è sempre positivo. Se condotta in modo approssimativo e non organizzato, rischia di rivelarsi un intervento non solo negativo ma anche nocivo da un punto di vista SEO.

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Per essere efficace e vincente, una strategia di link building deve essere costruita su pilastri ben saldi e definiti. Qualunque sia il metodo o la tecnica che si decide di mettere in pratica, ci sono dei concetti senza i quali ogni intervento risulterà parziale e poco incisivo. In particolare sono tre le colonne portanti sulle quali costruire backlink di qualità che possano accrescere l’autorità del sito e sono:

  • naturalezza
  • credibilità
  • valutazione

Questi tre aspetti sono il punto di partenza per una strategia di link building vincente. Ma andiamo a capire il perché.

Link earning: cosa c’è di meglio di un backlink gratuito, sincero e naturale?

“Content is king” scrisse qualcuno alla fine del secolo scorso riferendosi all’importanza del contenuto nello sviluppo dei guadagni su internet. Ma come se la passa oggi il Re a distanza di più di vent’anni e nell’era di Penguin 4.0? Decisamente bene, anzi meglio. Se nel 1996 il contenuto era già il Re, oggi potremmo affermare che la “relazione” è la Regina. Una relazione che è conseguenza necessaria di un contenuto di qualità, efficace e coerente.

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Abbiamo già parlato dell’analisi dei Backlink ai tempi di Google Penguin 4.0 ma è sempre bene ripetere quanto sia importante il controllo sulla qualità dei link in relazione ai contenuti prodotti. Quella che sembrava una minaccia, oggi si rivela una vera e propria occasione per creare contenuti interessanti e unici che attirino link spontanei, accrescendo l’autorità del sito.

La “tecnica” del link earning è dunque la pratica per la costruzione di backlink più efficace, sicura e consigliata. Per un sito di e-commerce potrebbe trattarsi di descrizioni e schede prodotto complete e ricche di dettagli o di articoli di blog con informazioni approfondite e uniche su determinati prodotti che possano attirare l’interesse spontaneo di utenti disposti a menzionare il sito.

Quindi non c’è dubbio, la qualità e l’unicità del contenuto è il primo obiettivo da raggiungere per puntare alla generazione di link spontanei, primo fattore premiante per migliorare l’ottimizzazione offsite.

Comment marketing: essere attivi nella community per comunicare le proprie competenze acquisendo credibilità

Un altro metodo molto utile è sicuramente quello di partecipare alle discussioni nelle community attinenti al genere di prodotti del sito e-commerce o ad argomenti affini. Si tratta di un’attività lunga che richiede pazienza e costanza ma con risultati importanti se ben strutturata. Prendere parte a discussioni con gruppi di utenti interessati agli stessi argomenti è un’occasione da non perdere per sviluppare relazioni utili alla creazione di possibili link in entrata di valore.

Trattandosi di un’attività con un impatto non proprio immediato, è necessario intervenire nelle discussioni più vicine alle proprie competenze garantendo contributi di qualità che accrescano la tua autorevolezza e incuriosiscano gli utenti. Per fare ciò è importante rintracciare blog e portali in target attraverso la ricerca di keywords pertinenti o con tools specifici dei quali parleremo nel paragrafo successivo.

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Per i siti e-commerce questa tecnica è indicata soprattutto in determinati settori merceologici come il design, l’arredamento, l’agro-alimentare ma è adatta anche nella vendita di servizi in ambito tecnologico, legale e in tutte quelle nicchie nelle quali è necessario un confronto prima di giungere ad una decisione di acquisto. Essere parte attiva di discussioni di questo genere è molto importante per comunicare le proprie competenze, accrescere credibilità e trasferire autorevolezza al sito.

Link building sì ma dove? Gli strumenti consigliati per valutare al meglio i siti con i quali costruire backlink di qualità

Ultimo dei tre pilastri sui quali costruire una strategia di link building di qualità e di local link building (leggi anche Local link building: cos’è e 8 consigli praticiriguarda la valutazione dei siti su cui inserire backlink. Prima di effettuare delle attività di link building su un sito occorre:

  • valutare la domain autority, considerando i siti con un valore sicuramente maggiore del proprio sito;
  • il rapporto tra i link in uscita e quelli in entrata, confermando che sia equilibrato e senza sproporzioni anomale;
  • considerare siti di argomenti affini.

Per fare queste importanti valutazioni ci sono strumenti che facilitano la ricerca raggiungendo un livello di precisione molto alto e sicuro. Grazie all’ormai noto MozBar, il toolbar di Moz, è possibile visualizzare page autority, domain autority e spam score, valori imprescindibili per una corretta valutazione.

Schermata 2017-10-31 alle 07.56.55Inoltre, ci teniamo a segnalare il tool Link Building del Report Progetti davvero molto utile proposto da SemRush. Incrociando 10 keywords e 10 competitors è possibile visualizzare una lista di blog, forum, news, review e wiki organizzati attraverso pratici filtri e attinenti alla ricerca quindi agli argomenti nei quali si intende mettere in pratica un’attività di link building qualitativa. Lo strumento di SemRush va a migliorare notevolmente il processo di ricerca, spesso lungo e difficile da organizzare che può spaventare chiunque decida di iniziare un’attività di link building che porti risultati significativi.

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Una strategia di link building basata su naturalezza, credibilità e valutazione è di certo una buona pratica che incrementerà l’autorità del sito e migliorerà il posizionamento sui motori di ricerca. Di sicuro non si tratta di un’attività con risultati immediati ma a lunga distanza può rivelare sorprese positive e gratificanti.

Hai altri dubbi sulla strategia di link building da mettere in pratica? Scrivici le tue domande.

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SEO per ecommerce: 5 Super-Semplici consigli per attirare più clienti

Scopri i suggerimenti di SEMrush per la tua ecommerce marketing strategy

Questo va da sé –  il traffico organico è una vena d’oro per ogni negozio online ed è pura linfa vitale per aumentare le vendite e commerce dato che gli acquirenti spesso usano i motori di ricerca per cercare i prodotti da acquistare. In questo post Daryana Solntseva, PR Manager di SemRush, condivide con noi 5 tips SEO per ecommerce, super-semplici e veloci da implementare, che ti aiuteranno ad attirare clienti tramite i motori di ricerca e aumentare le vendite del tuo e-commerce.

5 trucchi per la tua strategia di ecommerce online marketing

1. Semplifica la navigazione del tuo sito e ispirati alle piramidi

Ci sono due ragioni principali per scegliere un tipo di architettura piramidale per il proprio sito e-commerce. Prima di tutto perché, naturalmente, non vuoi che ogni visitatore finisca in un labirinto da dove potrebbe non trovare un’uscita. E’ importante organizzare il sito ottimizzandolo in ottica SEO per ecommerce, per renderlo semplice per i motori di ricerca nel fare crawling di tutte le pagine. Ciò è particolarmente importante poichè il Googlebot spenderà un periodo limitato sul tuo sito (un fattore noto come crawl budget) ed è naturalmente nel tuo interesse che visiti il maggior numero di pagine possibile.
Un’architettura gerarchica organizza le pagine in un modo che un visitatore (o un bot) possa accedervi con un solo paio di click già dalla homepage. Dato che la maggior parte dei visitatori arrivano sul tuo sito da una pagina top-level (cioè una home page o una pagina di categoria), la struttura piramidale renderà più semplice individuare i prodotti specifici che stanno cercando. Migliorando così i tassi di conversione e aumentando le vendite del tuo ecommerce.
Questa indicazione è una fondamentale attività SEO per e-commerce che non devi mai dimenticare per promuovere il tuo negozio online. Come altrettanto importante è un’attenta analisi dei competitor online. Ma questa è un’altra storia.

2. Fai attenzione alle pagine di categoria!

Un errore classico che fanno molti e-commerce, è di concentrarsi sull’ottimizzazione delle pagine prodotto, trascurando un punto d’ingresso più evidente e di rilevanza maggiore: le pagine categoria. Ricorda sempre che i tuoi potenziali clienti quando cercano sui motori di ricerca, utilizzano più frequentemente query generiche, piuttosto che di prodotto, finendo così all’interno delle tue pagine di categoria.
Ti sembra questa una buona motivazione per ottimizzarle e dare le informazioni migliori ai tuoi clienti?
Inoltre gli utenti spesso non sanno esattamente quale articolo vogliono acquistare ne’ tantomeno sanno facilmente definire a quali categorie merceologiche appartenga. Pertanto, usando frasi generiche (come ad esempio “custodia porta tablet” o “scarpe sportive da uomo”), piuttosto che i nomi dei prodotti specifici, fornirai loro l’opportunità di ampliare la ricerca.

Esaminando le pagine di categoria del tuo negozio online è bene che ti faccia le seguenti domande:

  • Sei sicuro che il testo da te inserito all’interno di una categoria includa tutte le informazioni necessarie per permettere ai crawler di Google di indicizzare al meglio la tua pagina (e ai tuoi clienti di trovare le giuste informazioni)? O sono presenti solo elenchi di prodotti e niente più?
  • Crei contenuti unici per ogni categoria, che non siano solo un banale – e sconsigliatissimo! – copia e incolla dalla categoria simile? Secondo le ricerche di SEMrush, i contenuti duplicati sono il problema SEO più comune nella maggior parte degli e-commerce.
  • Hai realizzato una struttura ponderata di link interni tra categorie e prodotti? Una buona pratica – premiata da motori di ricerca e utenti – è quella di includere link interni verso ad altre categorie e sottocategorie rilevanti.
  • I tuoi contenuti nascono per soddisfare le richieste dei tuoi clienti e i loro intenti di ricerca? Scrivere per una nicchia da te ben studiata e osservata ti permette di realizzare contenuti semanticamente rilevanti che miglioreranno la visibilità della tua pagina nella SERP. Stai pur certo che questo ti aiuterà a promuovere il tuo ecommerce.

3. Ottimizza la struttura di link interni per dar maggiore visibilità ai tuoi contenuti

Creare link interni efficienti e sensati può spesso essere problematico. Voglio dire che collegare post del blog, comunicati stampa e gli altri contenuti non-commerciali è facile. Ma è così semplice collegare le pagine prodotto, le categorie e le offerte?
Ecco dove le cose diventano più difficili e dove anche migliori SEO per ecommerce trovano spesso difficoltà. Dopotutto, una volta che qualcuno atterra su una pagina prodotto vuoi che ci rimanga fino al momento dell’acquisto e non vuoi certo farli “scivolare via”. Giusto? ATTENZIONE però, perchè potresti perderti qualche importante opportunità SEO.
Una buona struttura di link interni tra prodotti fornisce una migliore user experience al tuo utente. Una persona solitamente può non essere interessata all’articolo specifico sul quale è arrivato e che sta visualizzando, ma potrebbe voler comprare qualcosa di simile o correlato a quel tipo di prodotto. Linkando i modelli simili e i prodotti correlati in realtà aumenti la possibilità di conversione. Inoltre, così sarà più facile per il Googlebot indicizzare le pagine e fare crawling nel sito più a fondo.
E quindi ci tengo a ribadirlo ancora una volta: creare link interni non solo tra i contenuti di marketing, ma anche tra prodotti, altri articoli e categorie rilevanti è una delle attività delle più efficaci strategie SEO per gli e-commerce. E potrebbe darti risultati davvero incredibili.
• Se hai ancora dubbi su come aprire un ecommerce di successo, leggi i consigli del nostro Marco!

4. Non sottovalutare le pagine “offerta” e dai loro continua linfa vitale

Molti rivenditori online eliminano le pagine dedicate alle promozioni una volta finite. Da un lato tutto ciò ha senso, perché non vogliono che gli utenti visitino pagine con contenuti obsoleti o sulle quali non ci sia nulla da comprare. Facendo così però riducono il page rank e, di conseguenza, la visibilità del proprio sito ecommerce. Inoltre operando in questa maniera è necessario ripartire da zero ogni volta che si vuole riattivare nuovamente prodotti in saldo e promozioni e quindi posizionare nuovamente la pagina, piuttosto che continuare con l’authority che nel tempo è stata acquisita.
Ti stai chiedendo quale sia la soluzione più giusta? Se hai terminato o messo in pausa a lungo termine una promozione, fai redirect della pagina ad un altra, con contenuti rilevanti alle categorie dei prodotti che hai offerto precedentemente e alle intenzioni di ricerca dei tuoi utenti. In questa maniera la pagina in questione continuerà ad accresce la propria authority e tu sarai in grado di riutilizzarla quando vorrai offrire una simile offerta.
In questo video Daniele Rutigliano spiega durante il “Round Table Digital Marketing: strategie per un e-commerce online di successo” cosa fare con le pagine dei prodotti non più in catalogo per non danneggiare il SEO del tuo ecommerce.

5. Rendi il tuo negozio una scheggia! Come velocizzare il tuo sito ecommerce

Non importa quanto veloce sia già il tuo sito web, probabilmente potresti renderlo ancora più veloce. Questo non solo aiuterà i visitatori a vedere i contenuti più rapidamente e a migliorarne l’esperienza, ma darà una forte spinta alla tua visibilità organica.
Google utilizzata il page speed come il ranking factor dal 2010. Ma fino ad oggi ipotizzavamo solo quanto questo fattore potesse effettivamente influire sul ranking. Grazie alla ricerca di Backlinko ora sappiamo con certezza che l’effetto è significativo.

Site speed matters. Based on data from Alexa, pages on fast-loading sites rank significantly higher than pages on slow-loading sites.

Quindi tra le attività da fare appena finirai di leggere questo post, verifica il page speed del tuo dominio e delle principali pagine. Per fare questo puoi usare i tool come Pingdom Website Speed Test o PageSpeed Insights di Google. Entrambi i tool offrono suggerimenti su come migliorare page loading time.

Speriamo che questo bellissimo post di Daryana Solntseva possa aiutarti a migliorare e far crescere e promuovere il tuo ecommerce. Se hai domande o dubbi non esitare a scriverci nei commenti e a lasciare la tua opinione.