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Data Driven Marketing: quando i dati ti guidano nella tua strategia di marketing

L’analisi dei dati è alla base di una buona digital strategy perché permette di calibrare budget in relazione al target audience. Con il termine Data Driven Marketing si intende proprio “marketing guidato dai dati”.
Unire la strategia di vendita tradizionale alla raccolta e all’analisi dei dati è una grande opportunità per il proprio business.

Cosa significa essere Data Driven

La quantità di dati a disposizione nell’era digitale è diventata esponenziale e ogni azienda ne possiede una miriade. Per essere Data Driven non basta solo disporre di queste informazioni, ma è necessario utilizzarli con un giusto approccio.
Essenzialmente essere Data Driven significa tre cose:

  • sapere quali dati leggere
  • capire come interpretare i dati
  • prendere decisioni basati su questi dati.

Oltre ai dati socio-demografici, oggi possiamo conoscere informazioni sul comportamento online degli utenti come per esempio il tempo di permanenza sul sito, la geolocalizzazione, quali contenuti sono stati ricercati e la frequenza degli acquisti. In questo modo abbiamo un ritratto digitale completo e dettagliato dei nostri clienti.
Questo ritratto permette di elaborare strategie omnicanale più puntuali e precise, con una mentalità orientata all’inspect and adapt, ovvero alla sperimentazione continua che punta al raggiungimento degli obiettivi, misurando e migliorando le proprie strategie in tempo.

Quali sono gli strumenti del Data Driven Marketer

La provenienza dei dati risale dai programmi di analytics e CRM, che permettono di tenere traccia degli utenti e delle loro informazioni. Il controllo incrociato di tutti questi elementi e la loro corretta clusterizzazione consente di avere una guida per personalizzare la comunicazione diretta ai propri clienti.
Possiamo elencare alcuni strumenti utilizzati dai Data Driven Marketer:

1. Tableau

Tableau è un software di analisi e business intelligence che aiuta a riconoscere e comprendere i dati grazie una tecnologia brevettata VizQL, che esprime i dati visivamente, traducendo le azioni drag-and-drop in query di dati attraverso un’interfaccia intuitiva. Il programma è a pagamento, ma è
possibile utilizzare una prima prova gratuita.

2. Google Data Studio

Google Data Studio è una piattaforma Google gratuita che trasforma i dati in dashboard personalizzabili facili da leggere e condividere. La soluzione consente di confrontare, filtrare, organizzare le informazioni provenienti per esempio da fogli di lavoro, Analytics, Google Ads e Google BigQuery.

3. Adverity

Adverity è una piattaforma di analisi di marketing intelligente, che aiuta a prendere decisioni grazie all’integrazione automatizzata dei dati e reportistica semplificata, con l’utilizzo dell’Augmented Analytics.

I vantaggi di una strategia Data Driven

Attuare una strategia di marketing Data Driven offre diverse potenzialità per la crescita del tuo business. Il quadro dei clienti che deriva da un’analisi dettagliata e precisa di tutte le informazioni raccolte deve essere finalizzato ad attuare azioni di marketing pensate e create su misura per il proprio cliente target. Dei propri clienti e delle buyer personas ideali è necessario conoscere non soltanto informazioni demografiche ma anche hobby, preferenze musicali, interessi nel tempo libero, viaggi sognati o in programma e molto altro, per ottenere risultati di marketing molto più efficaci.
Uno dei principali vantaggi derivati dall’applicazione del data-drive marketing è quello di creare relazioni azienda-cliente altamente personalizzate. Uno degli obiettivi principi di ogni brand è proprio quello di generare nella loro audience coinvolgimento ed empatia, costruendo un rapporto profondo con i propri clienti. Grazie a dati scrupolosamente sviluppati, è possibile conoscere in maniera approfondita il pubblico target a cui ci si rivolge e proporre un’offerta aziendale customizzata, in grado di convincere e creare un’esperienza utente unica (dallo sviluppo del sito web all’invio di email efficaci e pertinenti).
Questo approccio orientato dai dati, offre inoltre alle aziende un vantaggio competitivo considerevole. Le aziende hanno la possibilità di trasferire informazioni e valore agli utenti proprio nel momento della customer journey in cui le desidera ricevere. È facilmente intuibile come tutto questo possa generare conversioni maggiori e risultati ottimali, che si tratti di far leva su iscrizioni, rilascio di dati, tempi di permanenza sulle pagine web aziendali, riduzione del tasso di abbandono, risposta a call-to-action o acquisti.

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Google Tag Manager: cos’è e come funziona

Cos’è Google Tag Manager?

Sono anni ormai che si parla di Google Tag Manager, in associazione a Google Analytics e Google Adwords, come soluzione innovativa e risolutiva di gran parte dei problemi dei Data Analyst. Ma quanti conoscono realmente potenzialità e vantaggi di GTM? Quanti hanno iniziato ad usarlo nella gestione dei tag? In questo articolo proverò a spiegare in maniera semplice cos’è Google Tag Manager e perché conviene usarlo. Google Tag Manager, spesso conosciuto con l’acronimo di GTM, è uno strumento online gratuito di Gestione dei Tag offerto da Google. Grazie all’inserimento di un unico snippet di codice nel sito/app mobile, denominato Contenitore, permette l’implementazione e la gestione dei vari tag di marketing da un unico luogo senza dover entrare manualmente nel codice. Interessante no? Ma facciamo un passo indietro e vediamo cos’è un Tag. Un Tag è uno snippet di codice Javascript che permette di collezionare dati di marketing da un sito o app mobile ed inviarli a servizi terzi. Quando parliamo di servizi terzi ci stiamo riferendo a Tool di Marketing come:
  • Google Analytics
  • Google Adwords
  • Facebook
  • Floodlight
  • Criteo
In tal senso esempi di Tag di Marketing possono essere:
  • Codice di tracciamento di Google Analytics
  • Monitoraggio delle conversioni di Adwords
  • Remarketing di Adwords
  • Pixel di Facebook
  • Remarketing di Criteo
Google Tag Manager magicamente permette di gestire tutti i Tag di Marketing da un unico tool esterno senza dover entrare nel codice ed inserirli uno ad uno, nei file di template del sito (come ad esempio header.php), o dove altro abbiamo bisogno che vengano attivati. È come se si avesse a disposizione una stanza segreta che ci permette di entrare nel sito e generare altro codice a nostro piacimento. Una vera manna dal cielo, o meglio da Google, per ogni data analyst che in questo modo diventa molto più indipendente nella raccolta dei dati dai cari amici programmatori, che facciano parte del reparto sviluppo interno o di agenzie esterne. Area di lavoro di Google Tag Manager Scopri cosa sta succedendo al Keyword Planner di Google Adwords

Quali sono i vantaggi di Google Tag Manager?

  1. La raccolta e relativa analisi dei dati di marketing è più semplice e sotto controllo
Usando un sistema di gestione dei tag come Google Tag Manager si ha un controllo dei tag altrimenti impossibile. Senza entrare nel codice abbiamo la possibilità di decidere:
  • quando un tag deve attivarsi, o non attivarsi
  • quale tag deve attivarsi, o non attivarsi
  • quale tag deve attivarsi prima di un altro
  • cosa il tag deve fare, o no fare, quando viene attivato
Tutto ciò con un unico snippet di codice. Già detto, lo so, ma lo dirò più volte. In realtà da qualche mese a questa parte i blocchi di codice da inserire sono due, uno nell’head ed uno nel body, ma suona meglio continuare a parlare di un unico codice.
  1. Non bisogna mettere mani al codice in continuazione
Con GTM scompare la necessità di modificare il codice ogni qual volta ci sia bisogno di aggiungere, cancellare o modificare un tag di marketing. Dimenticavi accessi FTP e modifiche pesanti su .php o .tpl. Il codice del Contenitore di GTM inserito su ogni pagina farà il lavoro sporco per noi. Agendo sull’interfaccia di Google Tag Manager potremo intervenire su ogni tag con pochi click. Posso dirlo ora: “Un unico snippet per governarli tutti”.
  1. Il carico di lavoro degli sviluppatori si riduce drasticamente
Gli interventi del reparto sviluppo si riducono considerevolmente implementando Google Tag Manager. E siamo tutti più felici, molto più felici. Chi programma può concentrarsi su attività più complesse ed attinenti, i web marketer possono dare libero sfogo alla loro creatività analitica. Stop alle richieste continue ad agenzie esterne per modifiche a Event Tracking o Tag di Remarketing. Dopo aver inserito il codice del Contenitore la maggior parte delle funzionalità è gestibile dall’interfaccia senza nessun ulteriore intervento sul codice.
  1. Testare e implementare nuovi tag diventa più veloce
Ridurre l’intervento dei web developers semplifica testing e modifiche rendendo tutto più snello e veloce. Uno dei problemi comuni di tutti i web marketer è apportare i cambiamenti su un sito in maniera rapida ed affidabile. Senza Google Tag Manager l’implementazione di un nuovo tag o la modifica su uno esistente deve necessariamente passare dallo sviluppo. In base a quanto i tuoi sviluppatori sono disponibili, interessati e scaltri, apportare delle modifiche alla gestione dei tag può prenderti da giorni a settimane, nella migliore delle ipotesi. Nella peggiore delle ipotesi, che è la più frequente, una semplice modifica può bloccarsi al Development Gate per mesi in attesa di tempi migliori. Niente contro i programmatori, sia chiaro, vi adoro! Ma con GTM un tag può essere implementato, testato e messo in produzione nel giro di pochi minuti. Questo si traduce in meno risorse coinvolte, meno tempo sprecato, più dati disponibili per il marketing. Ditelo al vostro capo se non è ancora convinto di passare a GTM.
  1. GTM potenzia le funzionalità di Google Analytics
Uno dei vantaggi principali dell’utilizzo di un sistema di gestione dei tag come Google Tag Manager è che l’apertura a nuovi orizzonti nell’uso di Google Analytics. Con GTM si ha un rapido accesso a tag e funzionalità integrate grazie alle quali possiamo implementare metodi di tracciamento avanzati in pochi minuti. Per citarne alcuni: tracciamento di click su link esterni, configurazione di analytics per cross-domain e subdomain, profondità dello scrolling, engagement sui video. GTM non solo rende la gestione dei tag più semplice ed efficiente ma aiuta ad irrobustire le potenzialità di Google Analytics.

Come installare Google Tag Manager su un sito web

Installare GTM su un sito web è relativamente semplice. Basta seguire i seguenti step per poter iniziare a divertirsi:
  1. Registrati su GTM https://tagmanager.google.com utilizzando username e password del tuo account Google. TIPS: Se non hai un account Google mi chiedo come tu sia arrivato sino a questo punto dell’articolo e ti consiglio di crearne uno quanto prima.
  1. Clicca su CREA ACCOUNT nella Home Page. TIPS: La struttura di GTM è molto simile a quella di Google Analytics. Il consiglio è di creare un account GTM per azienda al cui interno creare più contenitori per ogni esigenza (più siti di proprietà della stessa azienda, versioni mobile e AMP).
Crea Account Google Tag Manager
  1. Dai un nome all’account GTM, possibilmente con lo stesso nome dell’azienda, seleziona “Condividi i dati anonimamente con Google e altri servizi” per attivare il benchmarking.
Nome Account di Google Tag Manager
  1. Dai un nome al contenitore GTM, in questo caso il nome del sito web dove andremo ad inserire lo snippet del contenitore. TIPS: Per la versione AMP delle tue pagine va creato ed inserito un contenitore a parte dedicato alle pagine AMP.
Nome Contenitore Google Tag Manager
  1. Accetta i Termini di servizio di Google Tag Manager cliccando su “SI”.
Termini di Servizio di Google Tag Manager
  1. Copia ed incolla i due blocchi di codice di Google Tag Manager in ogni pagina del tuo sito web come indicato: il primo blocco quanto più in alto possibile nella sezione <head> ed il secondo codice immediatamente dopo il tag <body>.TIPS: Le modalità di inserimento del contenitore variano a seconda del tipo di CMS utilizzato. Per chi non ha alcuna praticità col php la soluzione migliore è di girare le istruzioni al programmatore. Inserire il codice del contenitore di Google Tag Manager sarà uno dei piccoli aiuti che dovrai chiedere al tuo reparto sviluppo, non l’ultimo ma puoi farglielo credere.
Codice Contenitore Google Tag Manager
  1. Verifica il corretto inserimento del codice di GTM su tutte le pagine. TIPS: Puoi utilizzare Google Tag Assistant oppure lanciare lo spider di Screaming Frog su tutto il sito.
A questo punto non ti rimane che iniziare ad implementare i vari tag di remarketing di cui hai bisogno, primo fra tutti il tracking code di Google Analytics. Nei prossimi articoli prenderemo maggiore dimestichezza con le varie funzionalità di GTM, vedremo come installare il codice di tracciamento di Google Analytics tramite Google Tag Manager, implementare Event Tracking ed altre soluzioni interessanti. Buona Analisi a tutti!
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Indicizzazione mobile-first: le novità di Search Console

Cos’è l’indicizzazione mobile-first?

Mobile vs Desktop: il sorpasso è ufficialmente avvenuto

Ormai non è più una novità già da tempo. Affermare che il traffico da Mobile ha superato quello da Desktop è ormai non solo un trend ma un dato netto che nessun marketer può più trascurare. Stando al Kpi Report 2019 di Wolfgang Digital il 53% del traffico proviene da smartphone e il dato aumenta di 10 punti percentuale se includiamo i tablet. Si tratta quindi di una tendenza stabile che, soprattutto nel 2018, ha portato all’introduzione di importanti cambiamenti in diversi ambiti, uno fra tutti l’indicizzazione. Ma andiamo con ordine. Prima di capire come Google ha risposto alla chiara mutazione del comportamento degli utenti durante gli ultimi due anni, vediamo insieme cos’è l’indicizzazione mobile-first e come cambiano i parametri di valutazione e gli strumenti di classificazione e analisi. INDICE
  1. Cos’è l’indicizzazione mobile-first?
  2. Le novità di Google Search Console
  3. Best practice per l’indicizzazione mobile-first
  4. Conclusioni

Cos’è l’indicizzazione mobile-first?

Il report di Wolfgang Digital ci offre un altro spunto di riflessione interessante. Se il traffico da Mobile ha superato da tempo quello da Desktop, non si può affermare lo stesso se prendiamo in considerazione le conversioni in base al dispositivo utilizzato. Infatti, seppur in crescita rispetto all’anno precedente, le conversioni da Desktop rappresentano ancora il 56% del totale. Gli utenti sono ad oggi sempre più predisposti alla navigazione da mobile ma continuano a convertire da desktop. Proprio per questo motivo, negli ultimi anni è diventato sempre più importante prestare attenzione all’organizzazione dei contenuti dei siti web per mobile. Due i motivi principali: da un lato l’esigenza di migliorare la mobile user experience, dall’altro adeguare i contenuti al nuovo algoritmo e ai nuovi fattori di ranking di Google che premiano le versioni mobile. Ma cosa vuol dire indicizzazione mobile-first? Rispondere a questa domanda è più semplice di quanto si possa immaginare. Non si tratta di un processo differente da quello adottato fino ad ora da Big G. Il meccanismo è sempre lo stesso: GoogleBot legge e scansiona una pagina, rileva e memorizza tutte le informazioni relative al contenuto nel suo indice e successivamente stabilisce il ranking, ovvero la valutazione che insieme ad altri fattori contribuirà al posizionamento di quella pagina in base ad una determinata query. Fin qui nulla di nuovo ma quali sono gli “altri fattori” che incidono sulla tipologia di indicizzazione? Uno fra tutti: il dispositivo. Ed è qui che il processo di “catalogazione” al quale eravamo abituati subisce un cambiamento tanto impercettibile quanto sostanziale. Mobile Users Nell’indicizzazione mobile-first Google preferisce di default leggere e memorizzare i contenuti nella loro versione mobile anziché quelli nella versione desktop. Chiariamo subito un facile equivoco, Google non manterrà un indice separato per siti in versione mobile ma al contrario indicizzerà direttamente i contenuti che trova nella versione mobile di un determinato sito web. Si tratta dunque di un cambiamento che sarà indolore per tutti quei siti, la maggior parte, nei quali le versioni mobile e desktop corrispondono perché i contenuti sono identici e organizzati con un design responsive che soddisfa pienamente la tendenza degli utenti e i nuovi algoritmi. La faccenda si complica per tutti quei siti che ad oggi presentano ancora contenuti o URL differenti nelle due versioni. In questi casi infatti Google favorirà i contenuti ottimizzati per i dispositivi mobili sostituendoli alla versione desktop. Un problema non di poco conto se a non essere indicizzati sono proprio quei contenuti importanti per il ranking presenti nella versione desktop e mancanti in quella mobile. In questo caso quindi la pagina esaminata potrebbe registrare una importante perdita di posizionamento. Ma come facciamo a sapere se Google sta indicizzando il nostro sito prendendo in considerazione la sua versione mobile? Vediamolo subito.

Le novità di Google Search Console

Ogni cambiamento delle abitudini degli utenti determina inevitabilmente una mutazione parallela degli strumenti di lavoro, soprattutto per tutto ciò che riguarda l’analisi dei dati. È proprio quando questi strumenti implementano delle novità che il cambiamento diventa reale e non più una semplice tendenza o previsione. È così gli aggiornamenti annunciati il 26 giugno 2019 da Google su Search Console anticipano di qualche giorno quello che rappresenta un concreto punto di svolta nel rapporto tra Desktop e Mobile. A partire dal 1° luglio infatti “l’indicizzazione con priorità ai contenuti per dispositivi mobili sarà attiva per impostazione predefinita per tutti i nuovi siti web (nuovi sul Web o prima non noti alla Ricerca Google)”, come si legge nell’aggiornamento della guida sull’indicizzazione di Google con priorità per i contenuti per dispositivi mobili. Da qualche giorno infatti accedendo a Google Search Console è molto facile visualizzare una notifica che comunica se il sito analizzato viene indicizzato principalmente in base al contenuto per dispositivi mobili. La notifica in basso a destra della schermata mostra anche da quando il sito è stato spostato sull’indicizzazione mobile-first, un’informazione che prima non era disponibile nonostante questo passaggio fosse già stato fatto da molto tempo. Nuova notifica Google Search Console Inoltre, grazie a queste novità è possibile identificare quale crawler (Googlebot Smartphone o Googlebot Desktop) agisce sul tuo sito. Questa informazione è indicata nella pagina “Impostazioni” di Search Console. Crawler Google Search Console

Best practice per l’indicizzazione mobile-first

Per evitare perdita di posizionamento e andare incontro a questi piccoli ma importanti cambiamenti introdotti dall’indicizzazione mobile-first, è necessario adottare alcuni accorgimenti. Ne elenchiamo alcuni tra i più immediati:
    • contenuti mobile e desktop: entrambe le versioni del sito devono avere gli stessi contenuti. Oltre al testo, anche immagini (compresi Tag Alt) e video per una corretta scansione.
  • metadati: anche meta title e meta description della versione desktop devono essere presenti e corrispondere a quelli della versione mobile.
  • controllare le due versioni su Search Console: al passaggio di Google all’indicizzazione con priorità verso i contenuti per dispositivi mobili è possibile riscontrare uno spostamento di dati. Si tratterebbe di un indicatore importante per pensare a specifici interventi di ottimizzazione.

Conclusioni

Come abbiamo potuto apprendere, gli utenti pur essendo ancora timidi nella conversione da mobile, preferiscono navigare e accedere a contenuti di diversa tipologia da dispositivi mobili. Quella che fino a qualche anno fa era solo una previsione ora è una realtà sulla quale basare l’intera architettura di un sito web e dei contenuti. Che si tratti di un sito informativo o di un Ecommerce, dal 1° luglio 2019 tralasciare l’ottimizzazione dei contenuti nelle versioni mobile potrebbe rivelarsi un errore che non è mai stato cosi grave. Alla prossima!
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10 consigli per una strategia di web marketing di successo

Il web marketing (quello giusto) non è una cosa che ci si può inventare. La visibilità online e una buona web reputation non si ottengono dall’oggi al domani, e soprattutto la credenza che il web marketing sia gratis o necessiti bassi investimenti è uno stereotipo troppo spesso abusato da CEO e capi d’azienda di vario genere. I risultati, il più delle volte, sono commisurati agli investimenti che si fanno sul web e un buon web marketer ha il compito di ottimizzare tali investimenti.

Ecco allora alcuni elementi imprescindibili per tutte quelle aziende che stanno tentando di approcciarsi al fantastico mondo del web marketing.

1- Scegliete un referente (project manager o web marketing manager)

Non si diventa esperti di seo, web e social media marketing per caso. Se non avete una persona competente nel vostro team, non pensate di improvvisarvi o improvvisare qualcuno nelle vesti di guru del web, significherebbe distruggere il progetto ancor prima di avere iniziato. Affidatevi a professionisti che possano guidarvi in questo lungo cammino e “fidatevi” di loro. Ah, non considerate come primo elemento decisionale il prezzo… focalizzatevi più sulla competenza. Ricordate, è un investimento non un costo!

2- Stabilite un budget

Una volta trovata la persona che vi accompagnerà durante (almeno) il prossimo anno e mezzo, fatevi aiutare a capire l’entità dell’investimento capace di garantirvi visibilità online e costruirvi un’immagine solida sul web. Ricordate, l’investimento non significa solo denaro, ma anche tempo (e il tempo è denaro)… Il vostro web marketing manager avrà bisogno di aiuto e collaborazione da parte di un team. Fate in modo che il progetto sia nelle sue mani e sotto la sua responsabilità.

3- Elaborate una strategia di web marketing di medio periodo

Una volta  scelto il vostro referente e stabilito il budget, passiamo alla fase più delicata. La pianificazione strategica. Cercate di essere lungimiranti e datevi degli obiettivi, ragionate su base annuale o biennale. E soprattutto stabilite obiettivi misurabili. Una strategia con obiettivi misurabili vi permetterà di valutare l’andamento e ottimizzare alcuni elementi in corsa. Vi sembra poco?

4- Ottimizzate costantemente il vostro sito web

I tempi cambiano, le tecnologie si evolvono, Google cambia le regole del proprio algoritmo con frequenza e a volte lo fa anche in modo drastico. Avere una strategia SEO dettagliata e seguire un calendario editoriale potrà esservi di grande aiuto nell’ottimizzazione onsite e nell’aggiornamento dei contenuti. Ricordate che la freshness, ovvero la frequenza con la quale vengono inseriti nuovi contenuti (o aggiornati quelli esistenti) è un fattore diretamente collegato al posizionamento su Google.

5- Attività SEO e Local SEO

Avere un sito web è condizione necessaria ma non sufficiente. Potete avere il negozio più bello del mondo ma se siete in periferia, in una strada senza uscita, dubito che possa mai riempirsi di gente… Un sito non ottimizzato per la SEO e Local SEO è esattamente così, invisibile. Ma tranquilli, il vostro web marketing manager è già un esperto SEO, vero? Lui saprà come fare.

6- Search Engine Marketing

Avere un sito web, ottimizzato con una buona attività SEO, è (ancora una volta) condizione necessaria ma non sufficiente… Organizzare campagne di marketing e Pay per click può dare una grossa spinta alla vostra strategia SEO e di visibilità online. Soprattutto in periodi cruciali, realizzare campagne per vendere prodotti o servizi rappresenterà il valore aggiunto. Inoltre vi aiuterà a capire su quali elementi puntare con più convinzione nel proseguo della vostra attività sul web, e quali invece tralasciare.

7- Misurate le azioni di web marketing

Come dice il guru della web analytics Avinash Kaushik: è possibile conoscere ogni singolo click di ogni singola persona che visita il vostro sito. Come può tutto questo non essere fondamentale? Beh, dotatevi di strumenti di web analitycs. Google analytics è la miglior scelta che possiate fare, e non perché è gratis. Sicuramente il vostro web marketing manager sarà un esperto anche nella lettura e interpretazione degli innumerevoli dati di analisi del traffico sul vostro sito, vero? A mio avviso quello della web analytics è l’elemento più importante di tutta la strategia di web marketing. E’ la voce degli utenti e l’elemento che vi permetterà di rendere il vostro sito un posto (almeno) gradevole da visitare.

8- SEO off-site: cercate sinergie con il vostro business offline

E’ una cosa detta e ridetta ma guai a tralasciarla: e il rapporto umano? per quanto il web faciliti le relazioni sociali e amplifichi i messaggi, una chiacchierata, la condivisione di un momento, o il rapporto face to face sono elementi che non devono mai mancare. Cerchiamo allora di promuoverli con attività trasversali. Create eventi nel vostro negozio o visite della vostra azienda, fate fotografare i vostri clienti con i vostri prodotti, invitateli a  venire a trovarvi…

9- E i Social media

L’elemento Social media è stato volutamente lasciato alla fine, e non per importanza. Spesso le aziende che si affacciano al mondo del web iniziano parlando di Facebook marketing e Instagram. Beh, l’abilità di un buon web marketer è quella di farli desistere, almeno all’inizio. Se non avete completato tutti gli step precedenti ascoltate il mio consiglio, lasciate da parte i Social media. Una buona strategia di Social media marketing infatti non è altro che la conseguenza naturale, l’evoluzione di una corretta strategia di web marketing e serve per amplificarla, dare all’azienda un’immagine umana e migliorare la propria web reputation. E non dimenticate che prendersi cura della parte social e gestire l’attività di Social media marketing richiede un investimento di tempo (€) e risorse ($)… Quindi deve essere il frutto di una scelta ragionata. Ma questo il vostro web marketing manager lo saprà sicuramente.

10- Siate voi stessi

Questo è l’ultimo, ma più importante consiglio di oggi: non cercate di dare un’immagine diversa da quella reale. Se siete un’azienda di 2 persone non parlate del “Nostro Team multidisciplinare”; se vi criticano non oscurate i messaggi, fate mea culpa e chiedete scusa; se non siete “leader del settore” non abbiate paura a dirlo. Cercate di rendere più umano il vostro brand, date un nome alle persone che ci lavorano, metteteci la faccia. Insomma, siate voi stessi e la vostra web reputation vi ringrazierà!

Come avrete sicuramente capito, alla base di una strategia online di visibilità e di web marketing di successo c’è sicuramente la competenza e la capacità del vostro referente (azienda o freelance che sia) nel gestire la vostra azienda in rete. Ma tutto questo il vostro web marketing manager lo sa!

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Google Tag Manager: cos'è e come funziona

Cos’è Google Tag Manager?

Sono anni ormai che si parla di Google Tag Manager, in associazione a Google Analytics e Google Adwords, come soluzione innovativa e risolutiva di gran parte dei problemi dei Data Analyst. Ma quanti conoscono realmente potenzialità e vantaggi di GTM? Quanti hanno iniziato ad usarlo nella gestione dei tag? In questo articolo proverò a spiegare in maniera semplice cos’è Google Tag Manager e perché conviene usarlo. Google Tag Manager, spesso conosciuto con l’acronimo di GTM, è uno strumento online gratuito di Gestione dei Tag offerto da Google. Grazie all’inserimento di un unico snippet di codice nel sito/app mobile, denominato Contenitore, permette l’implementazione e la gestione dei vari tag di marketing da un unico luogo senza dover entrare manualmente nel codice. Interessante no? Ma facciamo un passo indietro e vediamo cos’è un Tag. Un Tag è uno snippet di codice Javascript che permette di collezionare dati di marketing da un sito o app mobile ed inviarli a servizi terzi. Quando parliamo di servizi terzi ci stiamo riferendo a Tool di Marketing come:
  • Google Analytics
  • Google Adwords
  • Facebook
  • Floodlight
  • Criteo
In tal senso esempi di Tag di Marketing possono essere:
  • Codice di tracciamento di Google Analytics
  • Monitoraggio delle conversioni di Adwords
  • Remarketing di Adwords
  • Pixel di Facebook
  • Remarketing di Criteo
Google Tag Manager magicamente permette di gestire tutti i Tag di Marketing da un unico tool esterno senza dover entrare nel codice ed inserirli uno ad uno, nei file di template del sito (come ad esempio header.php), o dove altro abbiamo bisogno che vengano attivati. È come se si avesse a disposizione una stanza segreta che ci permette di entrare nel sito e generare altro codice a nostro piacimento. Una vera manna dal cielo, o meglio da Google, per ogni data analyst che in questo modo diventa molto più indipendente nella raccolta dei dati dai cari amici programmatori, che facciano parte del reparto sviluppo interno o di agenzie esterne. Area di lavoro di Google Tag Manager Scopri cosa sta succedendo al Keyword Planner di Google Adwords

Quali sono i vantaggi di Google Tag Manager?

  1. La raccolta e relativa analisi dei dati di marketing è più semplice e sotto controllo
Usando un sistema di gestione dei tag come Google Tag Manager si ha un controllo dei tag altrimenti impossibile. Senza entrare nel codice abbiamo la possibilità di decidere:
  • quando un tag deve attivarsi, o non attivarsi
  • quale tag deve attivarsi, o non attivarsi
  • quale tag deve attivarsi prima di un altro
  • cosa il tag deve fare, o no fare, quando viene attivato
Tutto ciò con un unico snippet di codice. Già detto, lo so, ma lo dirò più volte. In realtà da qualche mese a questa parte i blocchi di codice da inserire sono due, uno nell’head ed uno nel body, ma suona meglio continuare a parlare di un unico codice.
  1. Non bisogna mettere mani al codice in continuazione
Con GTM scompare la necessità di modificare il codice ogni qual volta ci sia bisogno di aggiungere, cancellare o modificare un tag di marketing. Dimenticavi accessi FTP e modifiche pesanti su .php o .tpl. Il codice del Contenitore di GTM inserito su ogni pagina farà il lavoro sporco per noi. Agendo sull’interfaccia di Google Tag Manager potremo intervenire su ogni tag con pochi click. Posso dirlo ora: “Un unico snippet per governarli tutti”.
  1. Il carico di lavoro degli sviluppatori si riduce drasticamente
Gli interventi del reparto sviluppo si riducono considerevolmente implementando Google Tag Manager. E siamo tutti più felici, molto più felici. Chi programma può concentrarsi su attività più complesse ed attinenti, i web marketer possono dare libero sfogo alla loro creatività analitica. Stop alle richieste continue ad agenzie esterne per modifiche a Event Tracking o Tag di Remarketing. Dopo aver inserito il codice del Contenitore la maggior parte delle funzionalità è gestibile dall’interfaccia senza nessun ulteriore intervento sul codice.
  1. Testare e implementare nuovi tag diventa più veloce
Ridurre l’intervento dei web developers semplifica testing e modifiche rendendo tutto più snello e veloce. Uno dei problemi comuni di tutti i web marketer è apportare i cambiamenti su un sito in maniera rapida ed affidabile. Senza Google Tag Manager l’implementazione di un nuovo tag o la modifica su uno esistente deve necessariamente passare dallo sviluppo. In base a quanto i tuoi sviluppatori sono disponibili, interessati e scaltri, apportare delle modifiche alla gestione dei tag può prenderti da giorni a settimane, nella migliore delle ipotesi. Nella peggiore delle ipotesi, che è la più frequente, una semplice modifica può bloccarsi al Development Gate per mesi in attesa di tempi migliori. Niente contro i programmatori, sia chiaro, vi adoro! Ma con GTM un tag può essere implementato, testato e messo in produzione nel giro di pochi minuti. Questo si traduce in meno risorse coinvolte, meno tempo sprecato, più dati disponibili per il marketing. Ditelo al vostro capo se non è ancora convinto di passare a GTM.
  1. GTM potenzia le funzionalità di Google Analytics
Uno dei vantaggi principali dell’utilizzo di un sistema di gestione dei tag come Google Tag Manager è che l’apertura a nuovi orizzonti nell’uso di Google Analytics. Con GTM si ha un rapido accesso a tag e funzionalità integrate grazie alle quali possiamo implementare metodi di tracciamento avanzati in pochi minuti. Per citarne alcuni: tracciamento di click su link esterni, configurazione di analytics per cross-domain e subdomain, profondità dello scrolling, engagement sui video. GTM non solo rende la gestione dei tag più semplice ed efficiente ma aiuta ad irrobustire le potenzialità di Google Analytics.

Come installare Google Tag Manager su un sito web

Installare GTM su un sito web è relativamente semplice. Basta seguire i seguenti step per poter iniziare a divertirsi:
  1. Registrati su GTM https://tagmanager.google.com utilizzando username e password del tuo account Google. TIPS: Se non hai un account Google mi chiedo come tu sia arrivato sino a questo punto dell’articolo e ti consiglio di crearne uno quanto prima.
  1. Clicca su CREA ACCOUNT nella Home Page. TIPS: La struttura di GTM è molto simile a quella di Google Analytics. Il consiglio è di creare un account GTM per azienda al cui interno creare più contenitori per ogni esigenza (più siti di proprietà della stessa azienda, versioni mobile e AMP).
Crea Account Google Tag Manager
  1. Dai un nome all’account GTM, possibilmente con lo stesso nome dell’azienda, seleziona “Condividi i dati anonimamente con Google e altri servizi” per attivare il benchmarking.
Nome Account di Google Tag Manager
  1. Dai un nome al contenitore GTM, in questo caso il nome del sito web dove andremo ad inserire lo snippet del contenitore. TIPS: Per la versione AMP delle tue pagine va creato ed inserito un contenitore a parte dedicato alle pagine AMP.
Nome Contenitore Google Tag Manager
  1. Accetta i Termini di servizio di Google Tag Manager cliccando su “SI”.
Termini di Servizio di Google Tag Manager
  1. Copia ed incolla i due blocchi di codice di Google Tag Manager in ogni pagina del tuo sito web come indicato: il primo blocco quanto più in alto possibile nella sezione <head> ed il secondo codice immediatamente dopo il tag <body>.TIPS: Le modalità di inserimento del contenitore variano a seconda del tipo di CMS utilizzato. Per chi non ha alcuna praticità col php la soluzione migliore è di girare le istruzioni al programmatore. Inserire il codice del contenitore di Google Tag Manager sarà uno dei piccoli aiuti che dovrai chiedere al tuo reparto sviluppo, non l’ultimo ma puoi farglielo credere.
Codice Contenitore Google Tag Manager
  1. Verifica il corretto inserimento del codice di GTM su tutte le pagine. TIPS: Puoi utilizzare Google Tag Assistant oppure lanciare lo spider di Screaming Frog su tutto il sito.
A questo punto non ti rimane che iniziare ad implementare i vari tag di remarketing di cui hai bisogno, primo fra tutti il tracking code di Google Analytics. Nei prossimi articoli prenderemo maggiore dimestichezza con le varie funzionalità di GTM, vedremo come installare il codice di tracciamento di Google Analytics tramite Google Tag Manager, implementare Event Tracking ed altre soluzioni interessanti. Buona Analisi a tutti!
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Analisi dei Backlink ai tempi di Google Penguin 4.0

Google aggiorna l’algoritmo: cosa cambia e cosa monitorare

Penguin 4.0 è stato finalmente rilasciato da Google a fine settembre. Finalmente. Sì perchè era da tempo ormai che si parlava di un aggiornamento di Penguin che tardava ad arrivare. Nato nel 2012 per meglio colpire le tecniche di black-hat SEO legate alla manipolazione dei backlink, Penguin, ed ogni suo inevitabile aggiornamento, è sempre stato accolto con timore e incertezza dalla comunità SEO. In questo post fornirò alcune mie considerazioni sulle modifiche apportate da Penguin 4.0, sul perchè SEOs e Webmasters debbano esserne rincuorati ed infine introdurrò un fantastico tool di analisi backlink a noi molto a cuore e molto utile per evitare eventuali penalizzazioni e declassamenti.

Quali sono le innovazioni di Penguin 4.0?

Penguin 4.0 è stato rilasciato con due super innovazioni che decreteranno un momento storico dell’algoritmo di Big G:
  • Penguin è real-time: non stiamo più parlando di un filtro che penalizza i siti costruiti su castelli di spam e network a pagamento, ma di una modifica integrata nell’algoritmo principale che permette una valutazione continua dell’affidabilità dei link in ingresso. I dati saranno d’ora in poi aggiornati in tempo reale e i risultati verranno visualizzati molto più velocemente, come mai sino ad ora, praticamente in tempo reale.
Real-time significa dunque che man mano che Google striscia nella rete scovando link durante il suo crawling effettua già una valutazione aggregata degli stessi e restituisce indicazioni utili per il posizionamento delle pagine.
  • Penguin ha ora un effetto molto più granulare: con la versione 2.0 Google aveva già annunciato di aver aggiunto penalità a livello pagina e a livello keyword, rendendo il calcolo molto più granulare rispetto alla prima versione 1.0. Con l’ultimo aggiornamento questo aspetto è stato migliorato ulteriormente.
D’ora in poi Google individuando segnali di spam, piuttosto che colpire il ranking di un intero dominio potrebbe togliere valore a delle singole sezioni o a delle singole pagine.

Penguin 4.0 ci spinge ancora verso il real marketing

Sarà davvero interessante assistere a come queste due innovazioni interagiranno con gli altri 200 e oltre ranking factors o signals che Google cela all’interno del suo algoritmo. Ma una cosa è certa, questa è un’ulteriore spinta verso l’unicità e la spontaneità dei contenuti. C’era da aspettarselo da chi chiede da anni contenuti creativi, originali ed interessanti che possano generare popolarità e autorevolezza in maniera naturale. Era un passo prevedibile. Google non ha fatto altro che raccomandarcelo in ogni occasione, come fa una nonna ogni volta che esci di casa:

Fai attenzione a chi frequenti! Sii te stesso! Accendi il cervello quando parli!

Dunque nulla da temere? Direi di no, per chi ha la coscienza pulita, anzi. Questo per alcuni semplici motivi:
  • L’algoritmo devalorizza i link piuttosto che penalizzare i siti. Niente più terrore per penalità improvvise e difficili da scovare e recuperare. Sono ottimistico. Vedo un futuro in cui i link si faranno strada nel web più sinceramente e Google ci sarà più simpatico.
  • Risolvere eventuali penalizzazioni sarà più veloce. Niente più attese decennali per risollevare un sito penalizzato. Con Penguin integrato nel core dell’algoritmo di Google l’aggiornamento real-time dovrebbe accelerare le tempistiche.
  • Azioni manuali di negative SEO dovrebbero essere mitigate. La granularità degli interventi dovrebbe avere un effetto benefico contro eventuali azioni di SEO, ammesso esistano ancora.
  • Le buone pratiche saranno premiate. Le corrette tattiche di link building saranno favorite, e subito. Chi ha sempre adottato e continua ad adottare sane e genuine strategie di marketing vedrà i frutti del proprio lavoro in maniera più importante e repentina.

Backlink Audit di SemRush: il nuovo tool per monitorare il tuo backlink profile

schermata-2016-10-28-alle-09-56-47 Con Penguin 4.0 integrato nel core dell’algoritmo di Google, avere un potente tool di analisi dei backlink nella cassetta degli attrezzi SEO fa la differenza. Io l’ho trovato nel Backlink Audit di SemRush. Il Backlink Audit è uno strumento di analisi completa di backlink. Offre funzioni come il disconoscimento dei link, una valutazione super intelligente dei link tossici e l’integrazione con Google Search Console. SemRush ha studiato un algoritmo che studia i backlink in base a più di 30 fattori denominati segnali di tossicità ordinati in più categorie:
  • Spam nelle Community
  • Fonti irrilevanti
  • Network
  • Link manipolativi
  • Ambienti pericolosi
L’algoritmo assegna un punteggio ad una metrica denominata Toxic Score che misura la probabilità che ogni link sia pericoloso per l’autorità ed affidabilità della pagina e del dominio. Il risultato dell’audit è una lista completa dei backlink ordinata per livello di tossicità con svariate indicazioni di dettaglio per meglio valutare le azioni da intraprendere. Prima fra tutte la creazione della lista da inviare al Google Disavow Tool. Il tool è attualmente in beta. A San Pietroburgo continuano a divertirsi ad inserire nuove funzionalità per far impazzire (di gioia) noi analyzers. Come il pannello Lost & Found che mette in tabella link nuovi, rotti e persi. O il collegamento con Google Search Console che permette un crawling e relativa analisi più approfondita. Attendiamo la versione completa per poterne gioire apertamente.

Penalizzazioni e Spam Link: come verificare

SemRush è una manna dal cielo per monitorare costantemente i cambiamenti nei risultati di ricerca e verificare eventuali penalizzazioni. Tra le varie funzionalità di analisi performance trovo molto utili schermata-2016-10-28-alle-09-58-12

#Ricerca Organica

Osservando i grafici di Traffico e Keyword il tool ci permette di individuare velocemente eventuali picchi o crolli nella stima del traffico organico e relativo posizionamento, potenziale sintomo di una penalizzazione sul ranking. Il dettaglio a cui si può arrivare è notevole monitorando le keyword per le quali si è posizionati nelle prime 10 pagine. Personalmente estrapolo i dati mensilmente e li paragono su Excel coi dati dei mesi precedenti per individuare eventuali minacce e opportunità. Si potrebbe fare anche senza passare da Excel, ma non riesco ancora a sganciarmi del tutto. Lo strumento è inoltre utilissimo per analisi competitor e keyword research.

#Position Tracking

Il position tracking del Report Progetti permette di selezionare un numero di keyword da monitorare in dettaglio sul tuo dominio e sui tuoi competitor fornendoti dei dati aggregati senza eguali. Il cambiamento di posizioni per keyword e per pagina che il tool offre permette di essere aggiornati costantemente sulle perfomance di ranking tue e dei tuoi competitor consentendo di andare a fondo su eventuali crolli, sintomo di penalizzazioni. Personalmente uso molto il pannello Rankings Distribution, sebbene ancora in versione beta. Fornisce ottimi insights aggregando alcuni indicatori come l’indice di visibilità ed il traffico stimato utili per la costruzione di un KPI Report. Attendiamo con ansia la versione completa anche di questo tool. Nel frattempo, buona analisi a tutti e non esitare a scriverci le tue domande!
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Socialware e SEMrush insieme per la WebStudy Marathon "Google Analytics per il Team di Marketing"

Socialware e SEMrush ampliano la loro partnership con un Webinar che il 14 luglio vedrà il team di Socialware partecipare ad una delle quattro sessioni formative gratuite della WebStudy Marathon dal titolo “Google Analytics per il Team di Marketing“.
I nostri Francesco Antonacci, Pietro Lombardi e Cristiano Carriero, durante la loro sessione formativa del Webinar, dal titolo “Google Analytics per Content”, parleranno di come sia importante monitorare i report di traffico di Google Analytics anche per il Content Marketing.
Misurare i risultati, per chi si occupa di web marketing, è infatti un aspetto molto importante perché consente di capire verso quale direzione si stia andando nel raggiungimento degli obiettivi prefissati. Lo strumento migliore per la misura dei dati di traffico strategia nei business online è certamente Google Analytics.
Attraverso questo webinar il team di Socialware illustrerà come Google Analytics possa essere utile per migliorare la Content Strategy di una società di web marketing.  Impostare correttamente una strategia attraverso gli obiettivi, misurare i risultati e adottare le opportune correzioni in itinere, sono tutte fasi essenziali nell’ottenimento dei risultati per il web marketing e farlo nel modo corretto può sicuramente migliorare le performance del business.
La SemRush WebStudy Marathon sarà composta in totale da quattro sessioni formative molto interessanti tenute dai migliori esperti del settore. Ecco il programma:
9:30 – “Google Analytics per SEO” con Filippo Trocca.
10:30 – “Google Analytics per Content” con Cristiano Carriero, Francesco Antonacci, Pietro Lombardi.
11:30 – “Google Analytics per SMM” con Fabio Piccigallo.
12:30 – “Tool di Analitica che dovresti usare oltre Google Analytics”  con Marco Volpe.
Il tema Google Analytics sarà così trattato secondo diversi aspetti: per una strategia SEO vincente, per una corretta strategia di contenuti e per quella di SMM. Saranno inoltre mostrati anche altri strumenti di analisi alternativi a Google Analytics, per una panoramica completa sull’analitica web.
Non mancate a questo interessante e imperdibile appuntamento gratuito.

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Il ranking del tuo sito peggiora? Attenzione al Pogo Sticking

Quando si parla di frequenza di rimbalzo ci si riferisce sempre ad un elemento negativo dovuto a qualcosa all’interno della Strategia Seo che non funziona.

Ecco allora che si analizzano tutte le metriche di Google analytics alla ricerca del problema e delle possibili soluzioni.

Quasi sempre uno degli obiettivi principali di un progetto Seo infatti, è mantenere la frequenza di rimbalzo entro percentuali accettabili o comunque nella media.

Ma la Frequenza di rimbalzo (o Bounce rate) è sempre negativa?

Prima di attribuire un’accezione negativa alla percentuale di rimbalzo sul nostro sito è utile capire le ragioni che portano gli utenti a visitarne una sola pagina e poi uscire. Esistono dei casi in particolare, dove la frequenza di rimbalzo può anche essere positiva, qui di seguito ne citiamo solo alcuni:

1- In precedenza abbiamo trattato l’argomento dell’importanza dei Personaggi in un Sito Ecommerce per l’ottimizzazione delle conversioni. Probabilmente in questo caso avrete a che fare con un personaggio impulsivo che atterra direttamente sulla vostra pagina di destinazione e spende molto tempo nella lettura dei dettagli del prodotto, delle caratteristiche o nella visualizzazione delle immagini e decide seduta stante se acquistare o meno.

2- Se avete lavorato molto bene sul branding, allora probabilmente un utente che effettua una ricerca su Google trova come risultato proprio la pagina del prodotto che stava cercando, e magari effettua un acquisto immediatamente.

3- Un utente che ha già visitato il vostro sito, potrebbe aver salvato tra i preferiti la pagina di suo interesse per ritornarci in un altro momento.

4- Se nelle campagne PPC utilizzate delle Landing page slegate dal menu e dai contenuti principali del sito, avrete sicuramente interesse affinché gli utenti che atterrano sulla pagina rimangano lì ed effettuino una conversione.

5- Un vostro potenziale cliente vorrebbe venire a trovarvi e, atterrando nella pagina “Dove siamo”, raggiunge il suo obiettivo, ovvero conoscere l’indirizzo del vostro ufficio o negozio e quindi abbandona il sito.

A questo proposito un semplice consiglio per aiutarvi ad individuare la frequenza di rimbalzo davvero negativa è ricorrere a Google analytics e precisamente alla metrica “Coinvolgimento.

Beh, una cosa è certa, gli utenti che rimangono su un Ecommerce per un tempo compreso tra 0 e 10 secondi non potranno di certo effettuare acquisti online o compiere azioni degne di nota.

Probabilmente il valore della frequenza di rimbalzo coinciderà con il segmento 0-10 secondi della durata delle sessioni, ma spesso non sarà così. Vale quindi la pena monitorare con attenzione questa metrica.

 

Durata delle visite Google Analytics

Che cos’è il Pogo Sticking?

Esiste poi un elemento quasi sempre sottovalutato perché non facilmente individuabile, ma che al contrario può causare seri danni al posizionamento di un sito Ecommerce. Pogo Sticking il lato oscuro della frequenza di rimbalzo-1Si tratta del Pogo Sticking: vi chiederete adesso, Che Cos’è il Pogo Sticking? Il pogo stick non è altro che quel bastone con una pedana e una molla sulla base, che tutti noi abbiamo provato almeno una volta da piccoli.

In termini Seo, si parla di Pogo Sticking quando una pagina di un sito è ben posizionata su Google, ma genera traffico di scarsa qualità. Succede quindi che gli utenti atterrano sul nostro sito dopo aver digitato una query di ricerca, ma lo abbandonano immediatamente perché non soddisfatti, e riprendono la ricerca visitando altri risultati presenti sulla prima pagina, saltellando tra un sito ed un altro.

Se questa situazione si ripete in modo eccessivo, Google tenderà a penalizzarci perché in un certo senso è come se si rendesse conto di aver commesso un errore portandoci in prima pagina per determinate keyword.

Quali sono le cause principali del Pogo Sticking e come rimediare?

Tra le cause principali che generano il Pogo Sticking citiamo:

1- Keyword troppo generiche. Oggi gli utenti sanno utilizzare Google e sanno bene come effettuare ricerche. Fino a qualche tempo fa, arrivare in prima pagina per parole di un solo termine era considerato un successo. Tali parole generavano traffico e poco importava se fosse di buona o scarsa qualità. Oggi è molto più utile e fruttuoso lavorare per keyword di Long Tail. Sono meno competitive e portano traffico di maggior qualità.

2- Contenuti disordinati o poveri. Come abbiamo più volte ripetuto, creare contenuti di qualità è fondamentale. Un utente che atterra su una pagina del nostro sito e trova dei testi scritti male, disordinati o con errori di formattazione, quasi sicuramente ci abbandonerà per sempre.

3-Design delle pagine. Anche l’occhio vuole la sua parte, ecco perché mantenere una linea grafica pulita, essenziale e originale è molto importante non solo ai fini estetici, ma indirettamente anche ai fini del posizionamento online di un Ecommerce.

4- Tempi di caricamento troppo lunghi. L’annosa questione dei tempi di caricamento delle pagine del sito ritorna anche in questo caso. Limitate al massimo gli elementi che appesantiscono le pagine e cercate di mantenere un tempo di caricamento medio al di sotto dei 6 secondi.

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Not Provided: 5 consigli per una Web strategy efficace

E’ passato poco più di un mese dall’ufficiale conferma da parte di Google di criptare totalmente le parole chiave che portano traffico dalle ricerche organiche. La percentuale delle keyword (not provided) sta salendo inesorabilmente già da mesi. Il dibattito tra esperti e consulenti di Web analytics è iniziato. Le analisi per elaborare le proprie web strategy, così come pensate ed attuate sino ad oggi, diventano sempre meno efficaci.

La situazione è davvero così allarmante come viene descritta?

Ora che Google Analytics non fornisce più su un bel piatto d’argento tutte le keyword dal traffico organico, quali dati possiamo usare per ottimizzare posizionamento e la visibilità online? Sarà ancora possibile rapportare la crescita del traffico di ricerca agli sforzi del team SEO per giustificarli e monetizzarli? Come e dove possiamo scovare nuove parole chiave sulle quali investire?

La vita del web marketer è diventata meno facile, ma certo non impossibile. Il modo di misurare e valutare il successo delle proprie web strategy certo cambierà, ma la SEO Community si è subito mobilitata individuando possibili metodi di analisi e sorgenti di dati alternativi al (not provided). 

#Tip1: Monitorare Landing Page e Contenuti

Abbiamo una certezza al momento: non possiamo più associare alle keyword i dati di acquisizione, comportamento e conversioni. Abbiamo una seconda certezza però: possiamo ancora associare questi dati alle landing page.  E’ questa la prima rivoluzione: passare da un’analisi keyword-based ad un’analisi landing page-based.

Ok, questo lo sappiamo fare, e poi? Come possiamo realmente sapere cosa ha portato gli utenti ad atterrare su un determinata pagina? Non potremo mai saperlo con certezza, almeno per ora, ma basandoci sui contenuti di ciascuna pagina potremo stimare i contenuti delle query di ricerca che hanno portato a quelle pagine. Questa è dunque la seconda rivoluzione: passare da un pensiero keyword-oriented ad un pensiero content-oriented.

#Tip2: Utilizzare Webmaster Tool per incrociare i dati di Web Analytics

Step successivo per affinare l’analisi è l’incrocio dei dati di Google Analytics con i dati di ricerca di Google Webmaster Tool. Ad oggi infatti lo strumento per i Webmaster di Google ci offre:

– Una lista di keyword che inviano il traffico proveniente dalle ricerche organiche con relative impressions e click.
– Una lista di landing page con relative keyword, impressions, click e average ranking.

Certo, Google Webmaster Tools non ha la stessa precisione di Google Analytics ma, non risentendo dell’oscuramento dei (not provided) può tornarci molto utile per migliorare la nostra stima.

#Tip3: Realizzate Campagne di Pay per Click con Google Adwords

I più diffidenti pensano che portare al 100% i (not provided) sia una mossa di Google per spingere sempre più aziende ad affidarsi alle campagne PPC di Adwords, le quali, non risentono minimamente di questo cambiamento epocale. Da sempre i web marketer hanno utilizzato i dati di traffico e conversione delle campagne PPC per affinare le decisioni nel campo organico.

Ora questa sinergia propende maggiormente verso la parte paid. Tra le varie opzioni è sicuramente quella meno economica ma, se abbiamo già delle campagne attive, è arrivato il momento di incrociare i dati di Google Adwords con Google Analytics.

#Tip4: La carta vincente è l’Approccio integrato

Personalmente abbiamo trovato molto utile un post di Daniel Peskin sulla costruzione di un report excel sull’analisi avanzata delle keyword basato sull’incrocio di più fonti di dati e sulla categorizzazione delle query. Nonostante l’anzianità del post, reputiamo l’approccio per categorie notevolmente efficace se opportunamente adattato al focus su landing page e contenuti. Peskin inoltre inserisce nel master data anche conversion rate e relative revenue, ancor più fondamentale nella gestione di un sito di Ecommerce.

 #Tip5: Guardare ai not provided come un’opportunità per differenziarsi

Una totale chiusura della visibilità delle keyword dal traffico organico necessariamente sposterà gli investimenti verso la pianificazione dei contenuti e la qualità delle pagine. Tutto questo si tradurrà in una maggiore sensibilità verso l’esperienza dell’utente. Certo Google sta rendendo la sfida più complessa, ma come dice Rand Fishkin “ogni volta che vediamo aumentare la complessità della pratica dobbiamo riconoscere un’opportunità almeno per coloro tra di noi che sono realmente esperti di Web Analytics e abili nell’elaborare ed interpretare i dati”.

Le analisi analitiche rimarranno si fondamentali ma non pienamente efficaci se non supportate da robuste analisi qualitative. Per i consulenti e gli esperti SEO che hanno sempre lavorato sulle pagine, sui contenuti e sull’esperienza dell’utente per elaborare le proprie web strategy, dunque, cambierà ben poco. Almeno sino alla completa scomparsa dei web cookie, di cui l’avvento dei (not provided) potrebbe essere solo il primo passo.

Diteci la vostra su:
 

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6 consigli per ottimizzare la vostra attività di Web Marketing

I consulenti SEO o chi lavora nel mondo del web marketing, saranno senz’altro d’accordo con me quando dico che uno dei più grandi problemi di oggi è la mancanza di tempo per ottimizzare al meglio la strategia SEO per il proprio sito o i siti web dei clienti.
Basta inoltre guardarsi intorno per capire che ormai la Seo è cambiata e che tutta una serie di tecniche di posizionamento e visibilità online utilizzate fino a qualche tempo fa sono ormai completamente inutili e rischiano di far perdere molto tempo a chi continua ad utilizzarle.
Ecco allora qualche consiglio che vi farà risparmiare tempo nella gestione di un progetto di web marketing:

1- Utilizzate (bene) la web analytics

Personalmente sono un maniaco della web analytics e del monitoraggio del traffico sul sito, Avinash Kaushik mi ha aperto tante porte (e anzi consiglio la lettura del suo blog e dei suoi libri). Ma Google analytics nasconde delle insidie davvero importanti, soprattutto per chi non conosce bene il funzionamento delle sue metriche. Innanzitutto non è necessario controllare ogni giorno il flusso di traffico sul sito in maniera spasmodica, in particolare modo se il numero dei visitatori non è molto elevato. Ok, una visita di 5-10 minuti ogni giorno ve la potete concedere (lo ammetto, lo faccio anche io), ma concentratevi su analisi approfondite dei trend ad esempio mese per mese e confrontateli con il periodo precedente (meglio se lo stesso mese del precedente anno). Inoltre non dimenticate che un vero esperto di web marketing sa che non è sufficiente fare delle analisi approfondite dei dati se poi non c’è una strategia di engagement dietro che vi permetta di far ritornare i visitatori sul vostro sito e far arrivare ogni giorno nuovi utenti che saprete già come conquistare.

2- No all’acquisto di pacchetti di link!

Gli ultimi aggiornamenti all’algoritmo di Google l’hanno detto chiaramente. I siti che acquistano backlinks per migliorare il proprio posizionamento sul motore di ricerca, saranno penalizzati. E pensare che ci sono ancora agenzie che vendono pacchetti di 10.000 backlins! Per favore statene lontani! In molti credono ancora che questa sia la soluzione più semplice e meno costosa per guadagnare visibilità, ma è bene che sappiate che una volta che google penalizzerà il vostro sito, allora l’investimento da fare (tempo e denaro) per recuperare la situazione sarà difficilmente affrontabile per molti.

3- Keyword density e Meta-tag non sono la base dell’attività SEO

Una delle cose più ricorrenti che sento dire quando si parla di SEO e di ottimizzazione dei contenuti di un sito riguarda la keyword density e il corretto utilizzo dei meta-tag. C’è chi considera perfetta l’attività SEO quando un testo ha una keyword density intorno al 10%-15% e e i metatag zeppi di parole chiave. Io dico sempre, attenzione! Quando scrivete un testo, pensate prima di tutto ad essere attrattivi per gli utenti (alla fine dei conti sono loro che “utilizzano” i vostri contenuti o comprano i vostri prodotti). Solo in seguito pensate ad ottimizzare il testo (inserendo meta-tag, controllando la keyword density e ottimizzando le immagini) in modo da facilitare il lavoro dei motori di ricerca.

Per ottimizzare qualitativamente il vostro sito potete utilizzare lo strumento Sitechecker . Questo strumento vi aiuterà a fare un audit SEO di qualità e a monitorare costantemente il vostro sito. Sarete in grado di capire quanto è ottimizzato il vostro sito e di vedere tutti i problemi che devono essere risolti.

4- I siti di Article marketing e Directories non possono più aiutarvi

La vecchia scuola della SEO considerava di primaria importanza inserire i contenuti di un sito in directories e siti di article marketing, al fine di ottenere link in entrata sul proprio sito e nuovi visitatori. Beh come in ogni cosa, centinaia di migliaia di agenzie SEO o esperti di web marketing ne hanno approfittato, “drogando” così il sistema. Oggi questi canali sono quasi del tutto irrilevanti per la SEO e la visibilità di un sito, per 2 ragioni:
1 – i proprietari di queste directories per evitare la speculazione da parte di chi inseriva i contenuti hanno inserito il Rel=Nofollow per i link in uscita
2 – il famoso Panda, l’aggiornamento all’algoritmo di Google, ha praticamente reso ininfluente da un punto di vista SEO i risultati derivanti dall’utilizzo di questa tecnica
Allora, perché perdere tempo?

5- Non fatevi ossessionare dal posizionamento delle vostre keyword

È vero, uno dei principali obiettivi dei consulenti Seo o esperti in web marketing è posizionare le proprie keyword nella prima pagina di google. Tuttavia, è importante comprendere che il posizionamento su google è solo uno dei fattori che porterà risultati al vostro sito. Per convertire un utente in cliente è necessario considerare tanti altri elementi come ad esempio la navigabilità e l’usabilità del sito, la politica prezzi e la rapidità nelle spedizioni (nel caso di un ecommerce), la web reputation e i feedback lasciati da altri utenti, la capacità di infondere fiducia, ecc. Considerando tutto ciò diventerà più semplice capire che basare la propria strategia Seo e di marketing online solo sul posizionamento delle keyword, nella maggior parte dei casi porterà risultati deludenti

6- Non eccedete con l’attività Seo on-site

Un ultimo elemento da evitare nello svolgimento della vostra attività SEO riguarda l’eccessiva ottimizzazione delle pagine del vostro sito attraverso l’inserimento forzato di link interni da contenuti ininfluenti o posizionati in pagine poco visibili del vostro sito (es. un vecchio articolo del blog) che puntano a pagine importanti o contenuti nuovi. Ciò non significa che dovete smettere di compiere queste azioni o tutelarvi inserendo il “nofollow” dei link, semplicemente vi consiglio di utilizzare il buon senso, consapevoli del fatto che nella stragrande maggioranza dei casi google non ne terrà conto. Se invece pensate che un’azione del genere possa essere di utilità per i vostri utenti, allora fatelo senza problemi!
L’attività Seo evolve in modo rapido, e un buon consulente di web marketing dovrebbe sempre essere al passo con i tempi. Il mio consiglio quindi è di evitare di perdere tempo prezioso in attività Seo ormai obsolete che non solo non vi porteranno risultati ma rischieranno di farvi incorrere in pericolose penalizzazioni da parte dei motori di ricerca.
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