Social Media Analytics

Social Media Analytics: le metriche chiave per ottimizzare la tua strategia

Nell’era digitale, avere una presenza attiva sui social media non basta. Per ottenere risultati concreti, è essenziale monitorare e interpretare le metriche social che indicano il rendimento e l’efficacia della tua strategia. Questo articolo ti guiderà mostrerà quelle più importanti da considerare, spiegandoti come usarle per migliorare il tuo approccio e raggiungere il tuo pubblico in modo più efficace.

Perché le metriche social media sono fondamentali per la tua strategia?

Le metriche social media forniscono dati reali su come i contenuti vengono percepiti e condivisi dal pubblico. Con questi dati, i brand possono:

  • Identificare cosa funziona e cosa no, migliorando i contenuti in base ai dati e ai trend emergenti,
  • Adattare le campagne pubblicitarie per aumentare le conversioni,
  • Misurare il ritorno sugli investimenti (ROI) delle attività social e giustificare il budget dedicato.

Monitorare le metriche più rilevanti consente di adattarsi rapidamente ai cambiamenti e ottimizzare la strategia per un impatto positivo.

Le metriche Social Media principali da monitorare

Tasso di coinvolgimento (engagement rate)

L’engagement rate è una delle metriche più importanti per capire quanto il pubblico interagisce con i contenuti. Include tutte le interazioni, come “mi piace”, commenti, condivisioni, e clic. Un alto tasso di coinvolgimento indica che i tuoi contenuti risuonano con il pubblico.

  • Come calcolarlo: (Totale interazioni / Totale impression) x 100

Esempio: Se un post ha ricevuto 200 interazioni su 5.000 impressioni, il tasso di coinvolgimento è del 4%.

  • Perché è importante: L’engagement rate aiuta a capire quali tipi di contenuti suscitano maggiore interesse e interazione, rendendo possibile l’ottimizzazione della strategia di pubblicazione.

Tasso di conversione

Il tasso di conversione indica quanti utenti hanno completato una determinata azione (come l’iscrizione a una newsletter o un acquisto) dopo aver interagito con un contenuto.

  • Come calcolarlo: (Numero di conversioni / Totale interazioni) x 100

Esempio: Se una campagna ha generato 50 conversioni su 1.000 interazioni, il tasso di conversione è del 5%.

  • Perché è importante: Questa metrica mostra quali contenuti o campagne portano risultati concreti e monetizzabili, permettendo di replicare il successo o modificare l’approccio.

Raggiungere il tuo pubblico con la reach e le impression

Differenza tra Reach e Impression

Reach e impression sono metriche che spesso vengono confuse. Mentre la reach indica il numero unico di utenti che hanno visto il contenuto, le impression contano il totale delle visualizzazioni (anche ripetute).

  • Come calcolare la Reach e le Impression: Queste metriche sono fornite direttamente dagli strumenti di analisi dei social media e non richiedono calcoli,
  • Reach elevata: significa che il contenuto ha raggiunto un ampio pubblico unico.
  • Alto numero di impression: indica che gli utenti hanno visualizzato il contenuto più volte.

Perché sono importanti: Un’alta reach indica la capacità del contenuto di attirare nuovi utenti, mentre le impression aiutano a capire quanto il contenuto riesce a mantenere l’attenzione o a invitare alla visualizzazione ripetuta.

Ottimizzare la Strategia con le Metriche Social Media

Per ottenere il massimo dai dati, è importante analizzare periodicamente le metriche e impostare obiettivi specifici. Ecco alcuni suggerimenti per sfruttare al meglio i dati:

  1. Monitora le metriche chiave per individuare trend e modelli nel comportamento del pubblico,
  2. Esegui test A/B per identificare quali varianti di contenuto funzionano meglio, aumentando engagement e conversioni,
  3. Allinea le metriche agli obiettivi aziendali: che si tratti di brand awareness, lead generation o conversioni, scegli le metriche che più riflettono i risultati desiderati.

L’analisi delle metriche social media rappresenta molto più che un semplice monitoraggio di dati: è uno strumento potente per comprendere come il pubblico interagisce con il brand e per adattare le strategie di comunicazione in modo preciso. 

Monitorare in modo continuativo le metriche più significative, come l’engagement rate, il tasso di conversione, la reach e le impression, permette di identificare con chiarezza quali contenuti attirano maggiormente l’interesse e generano risultati tangibili.

In particolare, le metriche come l’engagement rate e il tasso di conversione offrono indicazioni preziose sulla qualità dell’interazione che si sta costruendo con il pubblico. Un alto engagement indica un livello di interesse elevato, un aspetto che non solo aumenta la visibilità dei post grazie agli algoritmi delle piattaforme, ma crea anche legami più forti con gli utenti. Allo stesso tempo, un buon tasso di conversione sottolinea che i contenuti non solo coinvolgono, ma portano effettivamente a un’azione concreta, il che è essenziale per trasformare follower e visualizzazioni in clienti o lead qualificati.

Inoltre, interpretare e adattare il contenuto in base alla reach e alle impression permette di ottimizzare la capacità del brand di raggiungere un pubblico sempre più ampio, assicurando che il messaggio venga riproposto in modo efficace e, se necessario, migliorato. Monitorare queste metriche consente di capire non solo il potenziale di crescita, ma anche quali sono i punti deboli su cui lavorare per migliorare costantemente la presenza social del brand.

In definitiva, l’uso delle metriche social media per ottimizzare la propria strategia è essenziale per mantenere una presenza competitiva nel mondo digitale. Con una misurazione costante e un’analisi accurata, si possono costruire contenuti di valore, coinvolgere il pubblico e ottenere un ritorno sugli investimenti elevato, garantendo risultati misurabili e sostenibili nel lungo termine. 

Investire nella comprensione e ottimizzazione delle metriche social non solo migliora l’efficacia delle campagne, ma permette anche al brand di evolversi e crescere al passo con le esigenze e le preferenze del proprio pubblico.

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5 errori comuni nella progettazione di una landing page e come evitarli

Quando si tratta di aumentare le conversioni, una landing page gioca un ruolo fondamentale. Tuttavia, anche le migliori intenzioni possono portare a errori che compromettono il rendimento della pagina e, di conseguenza, le tue vendite o lead. In questo articolo, esploriamo i 5 errori più comuni nella progettazione di una landing page e ti daremo consigli pratici su come evitarli.

Mancanza di una chiara Call to Action (CTA)

Uno degli errori più comuni nelle landing page è non avere una CTA chiara e ben visibile. Spesso, i visitatori non sanno cosa fare dopo aver letto il contenuto, il che li porta a lasciare la pagina. La CTA dovrebbe essere posizionata in un punto strategico, ben visibile, con un testo che ispiri un’azione immediata e specifica, come “Iscriviti ora” o “Ottieni il tuo sconto”.

Come evitare questo errore

  • Utilizza colori contrastanti per il pulsante CTA,
  • Mantieni il messaggio della CTA breve e preciso,
  • Posiziona la CTA sia in cima che in fondo alla pagina, per aumentarne la visibilità.

Sovraccarico di informazioni

Un’altra trappola comune è cercare di inserire troppe informazioni su una landing page. Il visitatore può sentirsi sopraffatto da lunghi paragrafi di testo o da troppe immagini, portandolo a perdere l’interesse. La chiarezza e la semplicità sono essenziali per mantenere l’attenzione e guidare l’utente verso la conversione.

Come evitare questo errore

  • Concentrati su un messaggio chiaro e conciso,
  • Utilizza elenchi puntati per organizzare le informazioni in modo leggibile,
  • Rimuovi elementi che non aggiungono valore alla pagina, come dettagli tecnici superflui o immagini decorative non necessarie.

Tempi di caricamento lenti

I tempi di caricamento lenti sono uno dei principali fattori di abbandono delle landing page. Un ritardo di qualche secondo può fare la differenza tra una conversione e un rimbalzo. Oggi i consumatori si aspettano che le pagine si carichino rapidamente, altrimenti passano al concorrente.

Come evitare questo errore

  • Comprimi le immagini per ridurre il peso della pagina,
  • Evita script eccessivi e animazioni non necessarie,
  • Utilizza strumenti come Google PageSpeed Insights per monitorare la velocità della tua pagina e apportare le dovute correzioni.

Design non responsive

Con sempre più utenti che navigano da dispositivi mobili, avere una landing page che non si adatta agli schermi piccoli è un errore critico. Una pagina non ottimizzata per mobile non solo peggiora l’esperienza utente, ma incide negativamente anche sulla SEO, riducendo ulteriormente le possibilità di conversione.

Come evitare questo errore

  • Assicurati che il design della landing page sia responsive, ossia che si adatti perfettamente a tutte le dimensioni di schermo,
  • Riduci il numero di immagini e contenuti che potrebbero rendere la navigazione più difficile su mobile,
  • Testa la landing page su più dispositivi e browser per garantire una navigazione fluida.

Assenza di elementi di fiducia

Se la tua landing page non include elementi di fiducia, come testimonianze, recensioni o certificazioni, rischi di perdere potenziali clienti che non si sentono abbastanza sicuri nel procedere con l’acquisto o la richiesta di informazioni. I visitatori devono sentire di poter fidarsi del tuo brand.

Come evitare questo errore

  • Includi recensioni di clienti soddisfatti,
  • Inserisci loghi di aziende con cui collabori o certificazioni di sicurezza,
  • Mostra il numero di clienti o le vendite raggiunte per creare social proof.

In conclusione creare una landing page efficace richiede attenzione ai dettagli e una costante ottimizzazione. Evitando questi 5 errori comuni, aumenterai le probabilità di trasformare i visitatori in clienti o lead. Non dimenticare: una landing page che converte è una combinazione di chiarezza, velocità e fiducia.

condivisione dati cliente

Velocizzare la condivisione dei dati con il cliente: tre modi per farlo

Nell’era digitale, la condivisione rapida ed efficiente dei dati con i clienti è diventata cruciale per il successo aziendale. La capacità di trasferire informazioni in modo tempestivo non solo migliora la soddisfazione del cliente, ma rafforza anche le relazioni aziendali, consentendo alle aziende di rispondere prontamente alle esigenze e alle richieste dei propri clienti. In questo articolo, esamineremo tre potenti strumenti che possono aiutare a velocizzare il processo di condivisione dei dati con i clienti, migliorando così l’efficienza operativa e la qualità del servizio.

Software di condivisione dei file

I software di condivisione dei file rappresentano uno strumento fondamentale per facilitare il trasferimento rapido di documenti e dati ai clienti. Piattaforme come Dropbox, Google Drive e Microsoft OneDrive consentono di caricare, archiviare e condividere file in modo semplice e sicuro. Questi strumenti offrono una serie di vantaggi, tra cui la possibilità di accedere ai file da qualsiasi dispositivo e la condivisione rapida dei documenti tramite link condivisibili. Per massimizzare l’efficacia di questi software, è importante adottare buone pratiche di gestione dei file e utilizzare funzionalità come la condivisione selettiva e la collaborazione in tempo reale.

Piattaforme di collaborazione online

Le piattaforme di collaborazione online, come Slack, Microsoft Teams e Google Meet, offrono un ambiente virtuale in cui i team possono comunicare, collaborare e condividere informazioni in tempo reale. Questi strumenti consentono di organizzare discussioni, assegnare compiti e condividere file all’interno di un’unica piattaforma, semplificando così il processo di comunicazione e migliorando la trasparenza e la visibilità delle attività. Le funzionalità come i canali dedicati, le chat di gruppo e gli strumenti di gestione dei progetti consentono di coordinare le attività in modo efficace e garantire che tutti i membri del team siano sempre informati e allineati sugli obiettivi e sulle priorità aziendali.

Dashboard e strumenti di reportistica

Questi strumenti forniscono un modo intuitivo e visivo per monitorare e analizzare i dati aziendali. Piattaforme come Google Data Studio, Tableau e Power BI consentono di creare dashboard personalizzate e report interattivi che consentono ai clienti di visualizzare facilmente le metriche chiave e le prestazioni aziendali. Questi strumenti offrono una panoramica completa delle attività aziendali, consentendo ai clienti di monitorare i progressi, identificare tendenze e prendere decisioni informate. Personalizzabili e flessibili, questi strumenti possono essere adattati alle esigenze specifiche dei clienti e offrire un valore significativo aggiunto alla comunicazione e alla collaborazione aziendale.

La condivisione rapida ed efficiente dei dati con i clienti è essenziale per mantenere un vantaggio competitivo nel mercato odierno. Utilizzando i giusti strumenti e le migliori pratiche, le aziende possono migliorare la qualità del servizio, rafforzare le relazioni con i clienti e ottenere un vantaggio strategico sulle concorrenti. I software di condivisione dei file, le piattaforme di collaborazione online e i dashboard di reportistica rappresentano solo alcune delle molteplici soluzioni disponibili per ottimizzare il processo di condivisione dei dati con i clienti. Implementando queste soluzioni in modo efficace, le aziende possono aumentare l’efficienza operativa, migliorare la comunicazione interna ed esterna e fornire un servizio clienti superiore.

tag manager cose da sapere

5 buoni motivi per utilizzare Google Tag Manager

Tra gli strumenti più utili per gestire correttamente e in modo personalizzato le proprie analisi di marketing, Google Tag Manager si configura come un tool essenziale per ottimizzare i processi di conversione all’interno di un sito web. In concreto, GTM è un sistema di gestione dei tag che consente di inserire porzioni di codice senza l’ausilio di uno sviluppatore del sito web: i tag creati si attivano al verificarsi di condizioni preimpostate.

Scopriamo quali sono le motivazioni per includere Google Tag Manager nella propria strategia di digital marketing.

1 – È gratuito

Il tool non richiede nessun pagamento per l’utilizzo: è solo necessario creare un contenitore e collegare il sito web d’interesse. Completata la procedura di configurazione e inserito il codice di tracciamento dove indicato, si avrà la libertà di creare nuove variabili e stabilire le regole di attivazione dei tag.

2 – Gestione autonoma

Il suo punto di forza è certamente la possibilità di non rivolgersi continuamente a un programmatore per implementare codici che consentano analisi avanzate e personalizzate. In questo modo si ha la possibilità di lavorare in totale autonomia.

3 – Tracciamento preciso per l’analisi

Con Google Tag Manager è possibile tracciare e trasmettere ai tool di analisi o di gestione del marketing digitale ogni genere di comportamento degli utenti, dalla visualizzazione di una pagina web al clic su una call to action, registrando gli eventi relativi a tutto il funnel di acquisto, nel caso di un ecommerce.

4 – Integrazione semplice con Facebook

GTM dispone di tag preconfigurati che facilitano il collegamento del Pixel di Facebook con il tool: basterà inserire qualche informazione e lo strumento potrà tracciare, attraverso altri tag più specifici, gli eventi di aggiunta al carrello, inizio checkout, acquisto o sottoscrizione di un form, in base alle proprie esigenze.

5 – Personalizzazione dei dati tracciati

Trattandosi di codice inserito manualmente, in caso di tracciamento di eventi, è possibile selezionare a proprio piacimento le variabili necessarie per le proprie analisi, escludendo quelle non ritenute fondamentali o includendone alcune non specificate nei modelli standard utilizzati.

Senza Google Tag Manager, sarebbe necessario accedere al sistema FTP, che si occupa della trasmissione di dati al server, installare manualmente il codice di configurazione di strumenti come Google Analytics, Google Ads, Pixel di Facebook e altri, integrare codici Javascript per indicare gli eventi da tracciare. Con il tool fornito da Google invece è possibile ovviare queste attività complesse e velocizzare i tempi.

Bonus

Google Tag Manager consente anche di creare, tramite codice HTML personalizzato e codice Javascript, dei banner per comunicare sul proprio sito web messaggi specifici, come promozioni in corso, particolari servizi di assistenza, spedizioni gratuite su dei prodotti e tutto ciò che si ritiene necessario, non dovendo intervenire sulla struttura delle schede prodotto o di altre pagine del sito.

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prepararsi a Google Analytics 4

Tre consigli indispensabili per il passaggio a GA4

Google ci pone di fronte a un nuovo modello di raccolta dati, una novità rispetto a Google Analytics Universal. Con Google Analytics 4, ora, si aprono nuove opportunità di analisi, con sistemi di monitoraggio e tracciamento differenti.

Ma quali sono i passi fondamentali per addentrarsi nel mondo di GA4? Cosa è necessario sapere e quali strumenti sono fondamentali prima di occuparsi del passaggio definitivo al nuovo strumento?

1) Effettuare il passaggio a GA4 il prima possibile

La data di termine per le funzionalità di raccolta dati di GA Universal è fissata per il momento al 1 Luglio 2023, salvo modifiche: dopodiché, sarà possibile solo consultare i dati elaborati in precedenza per un periodo di circa 6 mesi. Questo comporta la necessità di accumulare su Google Analytics 4 il maggior numero di dati, creando uno storico adeguato.

2) Individuare gli eventi che si ha intenzione di tracciare

GA4 ha un sistema di misurazione completamente diverso rispetto a GA Universal: tutto è identificato come un evento, a partire dalla visualizzazione di una pagina, concludendo con l’acquisto. 

Non tutti gli eventi hanno la stessa valenza. Esistono, infatti, diverse tipologie:

  • Eventi Standard: dopo aver installato GA4 , questi eventi verranno tracciati automaticamente, come click, file_download, session_start;
  • Eventi Avanzati: dopo averli abilitati dalle impostazioni di configurazione, verranno tracciati in automatico, come page_view, scroll, first_visit;
  • Eventi Consigliati: sono implementabili tramite codice o Google Tag Manager, ma hanno una struttura, una nomenclatura e una serie di parametri definiti da Google. In caso di ecommerce, oltre all’evento purchase, che quantifica le conversione avvenute, sono fondamentali anche altri eventi, precedenti a quest’ultimo, come add_to_cart (aggiunta di un prodotto al carrello) o begin_checkout (inizio del processo di pagamento di un acquisto);
  • Eventi Personalizzati: sono eventi che potrai definire e creare senza far riferimento a linee guida predefinite da Google.

Che il proprio sito web sia un ecommerce o rivolto alla lead generation, è fondamentale comprendere quali sono i passaggi di cui si vuole tener traccia: questi consentiranno di creare report personalizzati su GA4, utili per creare strategie ottimali. Inoltre, essere a conoscenza delle tipologie di eventi disponibili e comprendere quali aggiungere attraverso la personalizzazione consente di ottenere, in fase successiva, un monitoraggio più accurato e senza errori.

3) Affidati a Google Tag Manager

Tra i vari passaggi da effettuare, la configurazione di GA4 e degli eventi da tracciare può essere effettuata tramite lo strumento Google Tag Manager. Ciò generalmente non richiede l’intervento di uno sviluppatore, semplificando i settaggi della piattaforma di analisi: nonostante questo, però, è necessario che il proprio sito web possieda un Data Layer, che consente di gestire dati e condividere variabili con Tag Manager. Questo deve essere configurato seguendo le linee guida di Google, con la nomenclatura corretta. Per evitare errori di alcun tipo, è indispensabile affidarsi a un team specializzato. Successivamente, attraverso lo GTM, è possibile inserire tag per tracciare eventi, in base alle proprie necessità.

Per effettuare il passaggio a Google Analytics 4 puoi affidarti a un’agenzia specializzata in Web Analytics, capace di settare, leggere e interpretare i dati del tuo sito web in modo corretto e strategico.

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Data Driven Marketing: quando i dati ti guidano nella tua strategia di marketing

L’analisi dei dati è alla base di una buona digital strategy perché permette di calibrare budget in relazione al target audience. Con il termine Data Driven Marketing si intende proprio “marketing guidato dai dati”.
Unire la strategia di vendita tradizionale alla raccolta e all’analisi dei dati è una grande opportunità per il proprio business.

Cosa significa essere Data Driven

La quantità di dati a disposizione nell’era digitale è diventata esponenziale e ogni azienda ne possiede una miriade. Per essere Data Driven non basta solo disporre di queste informazioni, ma è necessario utilizzarli con un giusto approccio.
Essenzialmente essere Data Driven significa tre cose:

  • sapere quali dati leggere
  • capire come interpretare i dati
  • prendere decisioni basati su questi dati.

Oltre ai dati socio-demografici, oggi possiamo conoscere informazioni sul comportamento online degli utenti come per esempio il tempo di permanenza sul sito, la geolocalizzazione, quali contenuti sono stati ricercati e la frequenza degli acquisti. In questo modo abbiamo un ritratto digitale completo e dettagliato dei nostri clienti.
Questo ritratto permette di elaborare strategie omnicanale più puntuali e precise, con una mentalità orientata all’inspect and adapt, ovvero alla sperimentazione continua che punta al raggiungimento degli obiettivi, misurando e migliorando le proprie strategie in tempo.

Quali sono gli strumenti del Data Driven Marketer

La provenienza dei dati risale dai programmi di analytics e CRM, che permettono di tenere traccia degli utenti e delle loro informazioni. Il controllo incrociato di tutti questi elementi e la loro corretta clusterizzazione consente di avere una guida per personalizzare la comunicazione diretta ai propri clienti.
Possiamo elencare alcuni strumenti utilizzati dai Data Driven Marketer:

1. Tableau

Tableau è un software di analisi e business intelligence che aiuta a riconoscere e comprendere i dati grazie una tecnologia brevettata VizQL, che esprime i dati visivamente, traducendo le azioni drag-and-drop in query di dati attraverso un’interfaccia intuitiva. Il programma è a pagamento, ma è
possibile utilizzare una prima prova gratuita.

2. Google Data Studio

Google Data Studio è una piattaforma Google gratuita che trasforma i dati in dashboard personalizzabili facili da leggere e condividere. La soluzione consente di confrontare, filtrare, organizzare le informazioni provenienti per esempio da fogli di lavoro, Analytics, Google Ads e Google BigQuery.

3. Adverity

Adverity è una piattaforma di analisi di marketing intelligente, che aiuta a prendere decisioni grazie all’integrazione automatizzata dei dati e reportistica semplificata, con l’utilizzo dell’Augmented Analytics.

I vantaggi di una strategia Data Driven

Attuare una strategia di marketing Data Driven offre diverse potenzialità per la crescita del tuo business. Il quadro dei clienti che deriva da un’analisi dettagliata e precisa di tutte le informazioni raccolte deve essere finalizzato ad attuare azioni di marketing pensate e create su misura per il proprio cliente target. Dei propri clienti e delle buyer personas ideali è necessario conoscere non soltanto informazioni demografiche ma anche hobby, preferenze musicali, interessi nel tempo libero, viaggi sognati o in programma e molto altro, per ottenere risultati di marketing molto più efficaci.
Uno dei principali vantaggi derivati dall’applicazione del data-drive marketing è quello di creare relazioni azienda-cliente altamente personalizzate. Uno degli obiettivi principi di ogni brand è proprio quello di generare nella loro audience coinvolgimento ed empatia, costruendo un rapporto profondo con i propri clienti. Grazie a dati scrupolosamente sviluppati, è possibile conoscere in maniera approfondita il pubblico target a cui ci si rivolge e proporre un’offerta aziendale customizzata, in grado di convincere e creare un’esperienza utente unica (dallo sviluppo del sito web all’invio di email efficaci e pertinenti).
Questo approccio orientato dai dati, offre inoltre alle aziende un vantaggio competitivo considerevole. Le aziende hanno la possibilità di trasferire informazioni e valore agli utenti proprio nel momento della customer journey in cui le desidera ricevere. È facilmente intuibile come tutto questo possa generare conversioni maggiori e risultati ottimali, che si tratti di far leva su iscrizioni, rilascio di dati, tempi di permanenza sulle pagine web aziendali, riduzione del tasso di abbandono, risposta a call-to-action o acquisti.

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Google Tag Manager: cos’è e come funziona

Cos’è Google Tag Manager?

Sono anni ormai che si parla di Google Tag Manager, in associazione a Google Analytics e Google Adwords, come soluzione innovativa e risolutiva di gran parte dei problemi dei Data Analyst. Ma quanti conoscono realmente potenzialità e vantaggi di GTM? Quanti hanno iniziato ad usarlo nella gestione dei tag? In questo articolo proverò a spiegare in maniera semplice cos’è Google Tag Manager e perché conviene usarlo. Google Tag Manager, spesso conosciuto con l’acronimo di GTM, è uno strumento online gratuito di Gestione dei Tag offerto da Google. Grazie all’inserimento di un unico snippet di codice nel sito/app mobile, denominato Contenitore, permette l’implementazione e la gestione dei vari tag di marketing da un unico luogo senza dover entrare manualmente nel codice. Interessante no? Ma facciamo un passo indietro e vediamo cos’è un Tag. Un Tag è uno snippet di codice Javascript che permette di collezionare dati di marketing da un sito o app mobile ed inviarli a servizi terzi. Quando parliamo di servizi terzi ci stiamo riferendo a Tool di Marketing come:
  • Google Analytics
  • Google Adwords
  • Facebook
  • Floodlight
  • Criteo
In tal senso esempi di Tag di Marketing possono essere:
  • Codice di tracciamento di Google Analytics
  • Monitoraggio delle conversioni di Adwords
  • Remarketing di Adwords
  • Pixel di Facebook
  • Remarketing di Criteo
Google Tag Manager magicamente permette di gestire tutti i Tag di Marketing da un unico tool esterno senza dover entrare nel codice ed inserirli uno ad uno, nei file di template del sito (come ad esempio header.php), o dove altro abbiamo bisogno che vengano attivati. È come se si avesse a disposizione una stanza segreta che ci permette di entrare nel sito e generare altro codice a nostro piacimento. Una vera manna dal cielo, o meglio da Google, per ogni data analyst che in questo modo diventa molto più indipendente nella raccolta dei dati dai cari amici programmatori, che facciano parte del reparto sviluppo interno o di agenzie esterne. Area di lavoro di Google Tag Manager Scopri cosa sta succedendo al Keyword Planner di Google Adwords

Quali sono i vantaggi di Google Tag Manager?

  1. La raccolta e relativa analisi dei dati di marketing è più semplice e sotto controllo
Usando un sistema di gestione dei tag come Google Tag Manager si ha un controllo dei tag altrimenti impossibile. Senza entrare nel codice abbiamo la possibilità di decidere:
  • quando un tag deve attivarsi, o non attivarsi
  • quale tag deve attivarsi, o non attivarsi
  • quale tag deve attivarsi prima di un altro
  • cosa il tag deve fare, o no fare, quando viene attivato
Tutto ciò con un unico snippet di codice. Già detto, lo so, ma lo dirò più volte. In realtà da qualche mese a questa parte i blocchi di codice da inserire sono due, uno nell’head ed uno nel body, ma suona meglio continuare a parlare di un unico codice.
  1. Non bisogna mettere mani al codice in continuazione
Con GTM scompare la necessità di modificare il codice ogni qual volta ci sia bisogno di aggiungere, cancellare o modificare un tag di marketing. Dimenticavi accessi FTP e modifiche pesanti su .php o .tpl. Il codice del Contenitore di GTM inserito su ogni pagina farà il lavoro sporco per noi. Agendo sull’interfaccia di Google Tag Manager potremo intervenire su ogni tag con pochi click. Posso dirlo ora: “Un unico snippet per governarli tutti”.
  1. Il carico di lavoro degli sviluppatori si riduce drasticamente
Gli interventi del reparto sviluppo si riducono considerevolmente implementando Google Tag Manager. E siamo tutti più felici, molto più felici. Chi programma può concentrarsi su attività più complesse ed attinenti, i web marketer possono dare libero sfogo alla loro creatività analitica. Stop alle richieste continue ad agenzie esterne per modifiche a Event Tracking o Tag di Remarketing. Dopo aver inserito il codice del Contenitore la maggior parte delle funzionalità è gestibile dall’interfaccia senza nessun ulteriore intervento sul codice.
  1. Testare e implementare nuovi tag diventa più veloce
Ridurre l’intervento dei web developers semplifica testing e modifiche rendendo tutto più snello e veloce. Uno dei problemi comuni di tutti i web marketer è apportare i cambiamenti su un sito in maniera rapida ed affidabile. Senza Google Tag Manager l’implementazione di un nuovo tag o la modifica su uno esistente deve necessariamente passare dallo sviluppo. In base a quanto i tuoi sviluppatori sono disponibili, interessati e scaltri, apportare delle modifiche alla gestione dei tag può prenderti da giorni a settimane, nella migliore delle ipotesi. Nella peggiore delle ipotesi, che è la più frequente, una semplice modifica può bloccarsi al Development Gate per mesi in attesa di tempi migliori. Niente contro i programmatori, sia chiaro, vi adoro! Ma con GTM un tag può essere implementato, testato e messo in produzione nel giro di pochi minuti. Questo si traduce in meno risorse coinvolte, meno tempo sprecato, più dati disponibili per il marketing. Ditelo al vostro capo se non è ancora convinto di passare a GTM.
  1. GTM potenzia le funzionalità di Google Analytics
Uno dei vantaggi principali dell’utilizzo di un sistema di gestione dei tag come Google Tag Manager è che l’apertura a nuovi orizzonti nell’uso di Google Analytics. Con GTM si ha un rapido accesso a tag e funzionalità integrate grazie alle quali possiamo implementare metodi di tracciamento avanzati in pochi minuti. Per citarne alcuni: tracciamento di click su link esterni, configurazione di analytics per cross-domain e subdomain, profondità dello scrolling, engagement sui video. GTM non solo rende la gestione dei tag più semplice ed efficiente ma aiuta ad irrobustire le potenzialità di Google Analytics.

Come installare Google Tag Manager su un sito web

Installare GTM su un sito web è relativamente semplice. Basta seguire i seguenti step per poter iniziare a divertirsi:
  1. Registrati su GTM https://tagmanager.google.com utilizzando username e password del tuo account Google. TIPS: Se non hai un account Google mi chiedo come tu sia arrivato sino a questo punto dell’articolo e ti consiglio di crearne uno quanto prima.
  1. Clicca su CREA ACCOUNT nella Home Page. TIPS: La struttura di GTM è molto simile a quella di Google Analytics. Il consiglio è di creare un account GTM per azienda al cui interno creare più contenitori per ogni esigenza (più siti di proprietà della stessa azienda, versioni mobile e AMP).
Crea Account Google Tag Manager
  1. Dai un nome all’account GTM, possibilmente con lo stesso nome dell’azienda, seleziona “Condividi i dati anonimamente con Google e altri servizi” per attivare il benchmarking.
Nome Account di Google Tag Manager
  1. Dai un nome al contenitore GTM, in questo caso il nome del sito web dove andremo ad inserire lo snippet del contenitore. TIPS: Per la versione AMP delle tue pagine va creato ed inserito un contenitore a parte dedicato alle pagine AMP.
Nome Contenitore Google Tag Manager
  1. Accetta i Termini di servizio di Google Tag Manager cliccando su “SI”.
Termini di Servizio di Google Tag Manager
  1. Copia ed incolla i due blocchi di codice di Google Tag Manager in ogni pagina del tuo sito web come indicato: il primo blocco quanto più in alto possibile nella sezione <head> ed il secondo codice immediatamente dopo il tag <body>.TIPS: Le modalità di inserimento del contenitore variano a seconda del tipo di CMS utilizzato. Per chi non ha alcuna praticità col php la soluzione migliore è di girare le istruzioni al programmatore. Inserire il codice del contenitore di Google Tag Manager sarà uno dei piccoli aiuti che dovrai chiedere al tuo reparto sviluppo, non l’ultimo ma puoi farglielo credere.
Codice Contenitore Google Tag Manager
  1. Verifica il corretto inserimento del codice di GTM su tutte le pagine. TIPS: Puoi utilizzare Google Tag Assistant oppure lanciare lo spider di Screaming Frog su tutto il sito.
A questo punto non ti rimane che iniziare ad implementare i vari tag di remarketing di cui hai bisogno, primo fra tutti il tracking code di Google Analytics. Nei prossimi articoli prenderemo maggiore dimestichezza con le varie funzionalità di GTM, vedremo come installare il codice di tracciamento di Google Analytics tramite Google Tag Manager, implementare Event Tracking ed altre soluzioni interessanti. Buona Analisi a tutti!
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Indicizzazione mobile-first: le novità di Search Console

Cos’è l’indicizzazione mobile-first?

Mobile vs Desktop: il sorpasso è ufficialmente avvenuto

Ormai non è più una novità già da tempo. Affermare che il traffico da Mobile ha superato quello da Desktop è ormai non solo un trend ma un dato netto che nessun marketer può più trascurare. Stando al Kpi Report 2019 di Wolfgang Digital il 53% del traffico proviene da smartphone e il dato aumenta di 10 punti percentuale se includiamo i tablet. Si tratta quindi di una tendenza stabile che, soprattutto nel 2018, ha portato all’introduzione di importanti cambiamenti in diversi ambiti, uno fra tutti l’indicizzazione. Ma andiamo con ordine. Prima di capire come Google ha risposto alla chiara mutazione del comportamento degli utenti durante gli ultimi due anni, vediamo insieme cos’è l’indicizzazione mobile-first e come cambiano i parametri di valutazione e gli strumenti di classificazione e analisi. INDICE
  1. Cos’è l’indicizzazione mobile-first?
  2. Le novità di Google Search Console
  3. Best practice per l’indicizzazione mobile-first
  4. Conclusioni

Cos’è l’indicizzazione mobile-first?

Il report di Wolfgang Digital ci offre un altro spunto di riflessione interessante. Se il traffico da Mobile ha superato da tempo quello da Desktop, non si può affermare lo stesso se prendiamo in considerazione le conversioni in base al dispositivo utilizzato. Infatti, seppur in crescita rispetto all’anno precedente, le conversioni da Desktop rappresentano ancora il 56% del totale. Gli utenti sono ad oggi sempre più predisposti alla navigazione da mobile ma continuano a convertire da desktop. Proprio per questo motivo, negli ultimi anni è diventato sempre più importante prestare attenzione all’organizzazione dei contenuti dei siti web per mobile. Due i motivi principali: da un lato l’esigenza di migliorare la mobile user experience, dall’altro adeguare i contenuti al nuovo algoritmo e ai nuovi fattori di ranking di Google che premiano le versioni mobile. Ma cosa vuol dire indicizzazione mobile-first? Rispondere a questa domanda è più semplice di quanto si possa immaginare. Non si tratta di un processo differente da quello adottato fino ad ora da Big G. Il meccanismo è sempre lo stesso: GoogleBot legge e scansiona una pagina, rileva e memorizza tutte le informazioni relative al contenuto nel suo indice e successivamente stabilisce il ranking, ovvero la valutazione che insieme ad altri fattori contribuirà al posizionamento di quella pagina in base ad una determinata query. Fin qui nulla di nuovo ma quali sono gli “altri fattori” che incidono sulla tipologia di indicizzazione? Uno fra tutti: il dispositivo. Ed è qui che il processo di “catalogazione” al quale eravamo abituati subisce un cambiamento tanto impercettibile quanto sostanziale. Mobile Users Nell’indicizzazione mobile-first Google preferisce di default leggere e memorizzare i contenuti nella loro versione mobile anziché quelli nella versione desktop. Chiariamo subito un facile equivoco, Google non manterrà un indice separato per siti in versione mobile ma al contrario indicizzerà direttamente i contenuti che trova nella versione mobile di un determinato sito web. Si tratta dunque di un cambiamento che sarà indolore per tutti quei siti, la maggior parte, nei quali le versioni mobile e desktop corrispondono perché i contenuti sono identici e organizzati con un design responsive che soddisfa pienamente la tendenza degli utenti e i nuovi algoritmi. La faccenda si complica per tutti quei siti che ad oggi presentano ancora contenuti o URL differenti nelle due versioni. In questi casi infatti Google favorirà i contenuti ottimizzati per i dispositivi mobili sostituendoli alla versione desktop. Un problema non di poco conto se a non essere indicizzati sono proprio quei contenuti importanti per il ranking presenti nella versione desktop e mancanti in quella mobile. In questo caso quindi la pagina esaminata potrebbe registrare una importante perdita di posizionamento. Ma come facciamo a sapere se Google sta indicizzando il nostro sito prendendo in considerazione la sua versione mobile? Vediamolo subito.

Le novità di Google Search Console

Ogni cambiamento delle abitudini degli utenti determina inevitabilmente una mutazione parallela degli strumenti di lavoro, soprattutto per tutto ciò che riguarda l’analisi dei dati. È proprio quando questi strumenti implementano delle novità che il cambiamento diventa reale e non più una semplice tendenza o previsione. È così gli aggiornamenti annunciati il 26 giugno 2019 da Google su Search Console anticipano di qualche giorno quello che rappresenta un concreto punto di svolta nel rapporto tra Desktop e Mobile. A partire dal 1° luglio infatti “l’indicizzazione con priorità ai contenuti per dispositivi mobili sarà attiva per impostazione predefinita per tutti i nuovi siti web (nuovi sul Web o prima non noti alla Ricerca Google)”, come si legge nell’aggiornamento della guida sull’indicizzazione di Google con priorità per i contenuti per dispositivi mobili. Da qualche giorno infatti accedendo a Google Search Console è molto facile visualizzare una notifica che comunica se il sito analizzato viene indicizzato principalmente in base al contenuto per dispositivi mobili. La notifica in basso a destra della schermata mostra anche da quando il sito è stato spostato sull’indicizzazione mobile-first, un’informazione che prima non era disponibile nonostante questo passaggio fosse già stato fatto da molto tempo. Nuova notifica Google Search Console Inoltre, grazie a queste novità è possibile identificare quale crawler (Googlebot Smartphone o Googlebot Desktop) agisce sul tuo sito. Questa informazione è indicata nella pagina “Impostazioni” di Search Console. Crawler Google Search Console

Best practice per l’indicizzazione mobile-first

Per evitare perdita di posizionamento e andare incontro a questi piccoli ma importanti cambiamenti introdotti dall’indicizzazione mobile-first, è necessario adottare alcuni accorgimenti. Ne elenchiamo alcuni tra i più immediati:
    • contenuti mobile e desktop: entrambe le versioni del sito devono avere gli stessi contenuti. Oltre al testo, anche immagini (compresi Tag Alt) e video per una corretta scansione.
  • metadati: anche meta title e meta description della versione desktop devono essere presenti e corrispondere a quelli della versione mobile.
  • controllare le due versioni su Search Console: al passaggio di Google all’indicizzazione con priorità verso i contenuti per dispositivi mobili è possibile riscontrare uno spostamento di dati. Si tratterebbe di un indicatore importante per pensare a specifici interventi di ottimizzazione.

Conclusioni

Come abbiamo potuto apprendere, gli utenti pur essendo ancora timidi nella conversione da mobile, preferiscono navigare e accedere a contenuti di diversa tipologia da dispositivi mobili. Quella che fino a qualche anno fa era solo una previsione ora è una realtà sulla quale basare l’intera architettura di un sito web e dei contenuti. Che si tratti di un sito informativo o di un Ecommerce, dal 1° luglio 2019 tralasciare l’ottimizzazione dei contenuti nelle versioni mobile potrebbe rivelarsi un errore che non è mai stato cosi grave. Alla prossima!
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10 consigli per una strategia di web marketing di successo

Il web marketing (quello giusto) non è una cosa che ci si può inventare. La visibilità online e una buona web reputation non si ottengono dall’oggi al domani, e soprattutto la credenza che il web marketing sia gratis o necessiti bassi investimenti è uno stereotipo troppo spesso abusato da CEO e capi d’azienda di vario genere. I risultati, il più delle volte, sono commisurati agli investimenti che si fanno sul web e un buon web marketer ha il compito di ottimizzare tali investimenti.

Ecco allora alcuni elementi imprescindibili per tutte quelle aziende che stanno tentando di approcciarsi al fantastico mondo del web marketing.

1- Scegliete un referente (project manager o web marketing manager)

Non si diventa esperti di seo, web e social media marketing per caso. Se non avete una persona competente nel vostro team, non pensate di improvvisarvi o improvvisare qualcuno nelle vesti di guru del web, significherebbe distruggere il progetto ancor prima di avere iniziato. Affidatevi a professionisti che possano guidarvi in questo lungo cammino e “fidatevi” di loro. Ah, non considerate come primo elemento decisionale il prezzo… focalizzatevi più sulla competenza. Ricordate, è un investimento non un costo!

2- Stabilite un budget

Una volta trovata la persona che vi accompagnerà durante (almeno) il prossimo anno e mezzo, fatevi aiutare a capire l’entità dell’investimento capace di garantirvi visibilità online e costruirvi un’immagine solida sul web. Ricordate, l’investimento non significa solo denaro, ma anche tempo (e il tempo è denaro)… Il vostro web marketing manager avrà bisogno di aiuto e collaborazione da parte di un team. Fate in modo che il progetto sia nelle sue mani e sotto la sua responsabilità.

3- Elaborate una strategia di web marketing di medio periodo

Una volta  scelto il vostro referente e stabilito il budget, passiamo alla fase più delicata. La pianificazione strategica. Cercate di essere lungimiranti e datevi degli obiettivi, ragionate su base annuale o biennale. E soprattutto stabilite obiettivi misurabili. Una strategia con obiettivi misurabili vi permetterà di valutare l’andamento e ottimizzare alcuni elementi in corsa. Vi sembra poco?

4- Ottimizzate costantemente il vostro sito web

I tempi cambiano, le tecnologie si evolvono, Google cambia le regole del proprio algoritmo con frequenza e a volte lo fa anche in modo drastico. Avere una strategia SEO dettagliata e seguire un calendario editoriale potrà esservi di grande aiuto nell’ottimizzazione onsite e nell’aggiornamento dei contenuti. Ricordate che la freshness, ovvero la frequenza con la quale vengono inseriti nuovi contenuti (o aggiornati quelli esistenti) è un fattore diretamente collegato al posizionamento su Google.

5- Attività SEO e Local SEO

Avere un sito web è condizione necessaria ma non sufficiente. Potete avere il negozio più bello del mondo ma se siete in periferia, in una strada senza uscita, dubito che possa mai riempirsi di gente… Un sito non ottimizzato per la SEO e Local SEO è esattamente così, invisibile. Ma tranquilli, il vostro web marketing manager è già un esperto SEO, vero? Lui saprà come fare.

6- Search Engine Marketing

Avere un sito web, ottimizzato con una buona attività SEO, è (ancora una volta) condizione necessaria ma non sufficiente… Organizzare campagne di marketing e Pay per click può dare una grossa spinta alla vostra strategia SEO e di visibilità online. Soprattutto in periodi cruciali, realizzare campagne per vendere prodotti o servizi rappresenterà il valore aggiunto. Inoltre vi aiuterà a capire su quali elementi puntare con più convinzione nel proseguo della vostra attività sul web, e quali invece tralasciare.

7- Misurate le azioni di web marketing

Come dice il guru della web analytics Avinash Kaushik: è possibile conoscere ogni singolo click di ogni singola persona che visita il vostro sito. Come può tutto questo non essere fondamentale? Beh, dotatevi di strumenti di web analitycs. Google analytics è la miglior scelta che possiate fare, e non perché è gratis. Sicuramente il vostro web marketing manager sarà un esperto anche nella lettura e interpretazione degli innumerevoli dati di analisi del traffico sul vostro sito, vero? A mio avviso quello della web analytics è l’elemento più importante di tutta la strategia di web marketing. E’ la voce degli utenti e l’elemento che vi permetterà di rendere il vostro sito un posto (almeno) gradevole da visitare.

8- SEO off-site: cercate sinergie con il vostro business offline

E’ una cosa detta e ridetta ma guai a tralasciarla: e il rapporto umano? per quanto il web faciliti le relazioni sociali e amplifichi i messaggi, una chiacchierata, la condivisione di un momento, o il rapporto face to face sono elementi che non devono mai mancare. Cerchiamo allora di promuoverli con attività trasversali. Create eventi nel vostro negozio o visite della vostra azienda, fate fotografare i vostri clienti con i vostri prodotti, invitateli a  venire a trovarvi…

9- E i Social media

L’elemento Social media è stato volutamente lasciato alla fine, e non per importanza. Spesso le aziende che si affacciano al mondo del web iniziano parlando di Facebook marketing e Instagram. Beh, l’abilità di un buon web marketer è quella di farli desistere, almeno all’inizio. Se non avete completato tutti gli step precedenti ascoltate il mio consiglio, lasciate da parte i Social media. Una buona strategia di Social media marketing infatti non è altro che la conseguenza naturale, l’evoluzione di una corretta strategia di web marketing e serve per amplificarla, dare all’azienda un’immagine umana e migliorare la propria web reputation. E non dimenticate che prendersi cura della parte social e gestire l’attività di Social media marketing richiede un investimento di tempo (€) e risorse ($)… Quindi deve essere il frutto di una scelta ragionata. Ma questo il vostro web marketing manager lo saprà sicuramente.

10- Siate voi stessi

Questo è l’ultimo, ma più importante consiglio di oggi: non cercate di dare un’immagine diversa da quella reale. Se siete un’azienda di 2 persone non parlate del “Nostro Team multidisciplinare”; se vi criticano non oscurate i messaggi, fate mea culpa e chiedete scusa; se non siete “leader del settore” non abbiate paura a dirlo. Cercate di rendere più umano il vostro brand, date un nome alle persone che ci lavorano, metteteci la faccia. Insomma, siate voi stessi e la vostra web reputation vi ringrazierà!

Come avrete sicuramente capito, alla base di una strategia online di visibilità e di web marketing di successo c’è sicuramente la competenza e la capacità del vostro referente (azienda o freelance che sia) nel gestire la vostra azienda in rete. Ma tutto questo il vostro web marketing manager lo sa!