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Black Friday 2021: potenziali strategie vincenti e difficoltà in vista

Questo non è sicuramente un Black Friday come tutti gli altri perché anticipa un Natale tra i più costosi di sempre per i consumatori. Ciò è confermato da Codacons che afferma la probabilità di un aumento di circa 1,4 miliardi di euro. Secondo una ricerca effettuata da Oracle Retail, il 39% dei connazionali ha già iniziato la corsa ai regali da mettere sotto l’albero. Un dato sicuramente importante riguarda il 13% degli stessi, che si dice disposto a pagare qualcosa in più per assicurarsi una consegna garantita.
Le piattaforme di vendita online di ogni settore, dalla più gettonata tecnologia al make up e homedecor, hanno attivato strategie di web marketing volte a rispondere a questa domanda natalizia in anticipo.
Il Black Friday diventa la prima opportunità utile per dare inizio all’acquisto dei regali natalizi risparmiando notevolmente.

Giocare d’anticipo

In questo periodo molto frenetico è essenziale per gli ecommerce costruire una strategia efficace e ben organizzata. La mossa vincente, e quasi scontata ormai, è un inizio anticipato del Black Friday, ormai conosciuto come Black Week. È frequente sentir parlare anche di Early Black Friday. A battere tutti gli ecommerce sul tempo è stato Amazon, che già dall’8 novembre ha avviato una politica di sconti anticipati.
Oltre alle offerte su tutte le categorie presenti sulla piattaforma, anche la sezione Warehouse è inclusa in questo Black Friday: Amazon ha scelto un 20% di ribasso per questa particolare tipologia di prodotti, usati, di seconda mano o con confezione aperta, che prevedono già prezzi più bassi rispetto alla media. Un mercato ancora poco conosciuto e sfruttato in Italia, ma con del grande potenziale, soprattutto per il fattore sostenibilità.
Ogni ecommerce che mira a raggiungere picchi di conversioni si organizza: la veste grafica del sito si adatta ai colori della settimana nera, con elementi aggiuntivi che mirano a spingere gli utenti verso la conclusione dei loro acquisti. Un esempio sono i banner di persuasione, che visualizzano messaggi come “il prodotto è in esaurimento” o “solo -numero articoli- disponibili, affrettati!”, o countdown per lo scadere della scontistica applicata al prodotto. Anche l’utilizzo di codici sconto a scadenza può aiutare l’ecommerce a convincere l’utente, soprattutto se la percentuale stabilita è molto alta.
Le strategie per il Black Friday, però, non si basano solo sulla costruzione del sito web per l’evento, ma anche su altre attività satelliti, con la stessa importanza. Tra le varie citabili spiccano le newsletter e le promozioni sui social network, i contatti più immediati con gli utenti.

Newsletter a tema

La newsletter spesso si adatta all’assetto grafico del sito web. Si opta per colori scuri, a richiamo del titolo Black Friday, scegliendo i prodotti su cui puntare per quella settimana. Le iniziative proposte sull’ecommerce si riflettono nei messaggi creati per gli utenti: vengono illustrate promozioni e scontistiche speciali in modo semplice, dedicate a categorie o singoli prodotti, rimandando a landing page più esplicative. L’obiettivo è il click sull’immagine o il messaggio di testo, che porterà il potenziale cliente sul sito, dove sono disposte una serie di azioni mirate a incentivare una sua conversione.

Il lavoro sui social

Facebook, Instagram, Tiktok e Pinterest, giocano un ruolo decisivo nella strategia commerciale attuata per il Black Friday. Sono piattaforme che, grazie all’attività di advertising mirata e di remarketing, riescono a raggiungere un bacino di utenti ampio garantendo molto spesso un numero notevole di conversioni e quindi un ritorno della spesa investita (ROI).
Escluderli dalla comunicazione è impensabile, sceglierli per il settore e soprattutto in base al target è un dovere che spetta ai social media manager, sempre pronti a guidare il cliente in un mercato saturo e inflazionato. Per tutti i settori, dalla tecnologia al food, arrivando al magico mondo della moda o dell’arredamento e design, le regole da seguire sono semplici:

  • immagini accattivanti;
  • poche parole (copy e grafiche intuitive);
  • scontistica chiara e definita;
  • codici sconto promozionali esclusivi per l’occasione;
  • scelta accurata delle CTA (call to action) dal “ricevi l’offerta” al “guarda di più”.

A fare da tres d’union un’unica parola Black Friday o Black Week. La stessa dicitura grafica deve condurre per mano l’utente che, cliccando sull’inserzione social viene dirottato nella landing del prodotto o pacchetto in promozione. Qui dovrà ritrovare banner o indicazioni stilisticamente in linea con quelle visualizzate sui social, e continuare così il suo processo d’acquisto.

La difficoltà nelle consegne

Una parte di coloro che sceglie di fare acquisti in questo periodo anticipa i regali di Natale, in modo tale da arrivare preparati. Si predilige l’acquisto di più regali in un’unica soluzione, o di carte regalo per ovviare ogni tipo di problema. Tutto ciò nasce dall’esigenza da parte dei consumatori di non doversi preoccupare per le tempistiche di consegna ed eventuali ritardi.
Dal Black Friday in poi diventa sempre più difficile riuscire a ricevere i propri acquisti per tempo. Ciò è dato da un sovraccarico di ordini da consegnare in primis, ma sicuramente anche dai vari scioperi nel settore logistico. Per i dipendenti delle aziende associate ai vari ecommerce, piccoli o grandi che siano, è un periodo che comporta una mole di lavoro enorme.
Proprio per questo le manifestazioni in momenti strategici, come quella del 26 novembre (giorno ufficiale del Black Friday) organizzata dai dipendenti delle aziende associate ad Assoespressi, colpiscono in modo significativo tutto il processo di consegna degli ordini effettuati negli ultimi giorni.
Anche la scarsità dei prodotti influisce molto sui vari ritardi, soprattutto per il settore tech che sta risentendo molto della mancanza di chip per i dispositivi e per il settore dell’editoria con la crisi della carta che peggiora di giorno in giorno.
Tutti gli utenti quindi puntano al Black Friday come opportunità per iniziare, se non concludere, la corsa ai regali natalizi, sfruttando le scontistiche eccezionali proposte. In questo modo, si spera di riuscire a giocare d’anticipo sui possibili ritardi. Diventa di vitale importanza la consegna puntuale, pagando anche più del prezzo standard, cercando di ovviare ogni tipo di problema.

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iPhone 11 è morto, evviva iPhone 12: la strategia multicanale di Socialware

I numeri sono il faro della nostra strategia. I numeri dicono che negli ultimi 12 mesi non c’è stato smartphone più venduto di iPhone 11. Arrivato sul mercato a settembre 2019, non ha avuto rivali in grado di impensierirlo. Apple ne ha consegnati 37,7 milioni solo nella prima parte del 2020 e oggi il prezzo medio si è anche nettamente abbassato. Lo scenario peggiore per il lancio di iPhone 12.
Gli smartphone Apple si vendono praticamente da soli. L’azienda di Cupertino ha creato una sorta di credo religioso spinto da campagne di comunicazione al limite della perfezione. Ci sono state delle eccezioni però. Celebre il caso dei modelli presentati nel 2018: iPhone XS e XS Max hanno messo a segno numeri molto bassi.
Questo è storicamente accaduto quando la generazione precedente ha realizzato un exploit. I modelli del 2018 sono stati preceduti da iPhone X, lo smartphone del decennale Apple. Il primo caratterizzato dal design senza cornici diventato oggi un’icona. Ecco perché il successo di iPhone 12 è tutt’altro che scontato, perché è stato preceduto da un prodotto che ha messo d’accordo tutti, dagli utenti meno esperti agli addetti ai lavori.

L’abbraccio alla piazza digitale

Ci piace pensare al mercato on-line come a una piazza digitale. L’obiettivo è quello di stringere in un abbraccio questa piazza. Nel caso di iPhone 12 il gol lo si raggiunge con un approccio multicanale, cucito addosso ai nostri clienti. Nei prossimi mesi vivranno la sfida di dover vendere uno smartphone tra i più costosi in un contesto di evidente crisi economica. Poca liquidità nelle mani di privati e imprese, che dovranno essere spinti all’acquisto con modalità differenti.

Le campagne Facebook

Uno dei canali da sfruttare è certamente Facebook. Le campagne attraverso il social network di Zuckerberg mettono a disposizione diversi strumenti. Considerando il contesto in cui iPhone 12 si trova a dover esprimere il proprio potenziale commerciale, abbiamo individuato quattro strade differenti:

  • le campagne conversione, realizzate per ottenere una vendita diretta del prodotto. Creiamo grafiche personalizzate, le accompagniamo a copy studiati per l’occasione e scegliamo platee diverse. Intercettiamo il pubblico generalista, essendo gli smartphone Apple popolari in praticamente qualsiasi segmento. Ma è interessante colpire anche gli appassionati del settore, che conoscono ogni minimo dettaglio di iPhone 12, che potrebbero essere i primi a non acquistarlo, ma tra i quali è possibile pescare soggetti disposti ad accaparrarsi le versioni più costose;
  • le campagne interazione, mirate a ottenere la più classica delle dinamiche win-win. Sfruttiamo articoli che trattano appositamente i temi caldi legati ad iPhone 12 e li pubblichiamo sui blog aziendali dei nostri clienti. In questa maniera intercettiamo il volume di traffico lato SEO, animiamo le pagine Facebook con sane discussioni tra utenti e spingiamo questi ultimi a transitare sugli e-commerce in questione;
  • le campagne brand like, pensate per aumentare la community. In questo caso sfruttiamo soprattutto le prime settimane di vendita di iPhone 12, durante le quali sono pochi gli e-commerce che lo hanno già a catalogo. La disponibilità immediata di un prodotto del genere aumenta notevolmente la brand reputation di un e-commerce ed è importante comunicarlo.

I blog aziendali

Parole d’ordine “piano editoriale”. Non è importante quanto si pubblica ma ciò che si pubblica. La nostra strategia di marketing per spingere iPhone 12 attraverso gli e-commerce dei nostri clienti è iniziata settimane prima della stessa presentazione. Successivamente siamo stati tempestivi nel realizzare un contenuto che ne spiegasse le novità, la sera stessa della conferenza d’annuncio di Apple. In questa maniera abbiamo intercettato il volume di traffico delle prime ore.
L’obiettivo per le prossime settimane è quello di accompagnare l’utente nella scelta attraverso dei focus. Ci concentreremo su specifiche funzionalità dello smartphone, sulle nuove colorazioni disponibili, sul netto cambio di design rispetto ai modelli precedenti. Argomenti che saranno oggetti di articoli sui blog aziendali e che vengono accuratamente selezionati attraverso un attento lavoro su keyword, query di ricerca e analisi dei risultati su Google Analytics.
Tutti questi articoli alimentano poi le campagne Facebook. Se da una parte il social network penalizza la reach organica del link esterni, dall’altra questa dinamica viene in buona parte bypassata dall’investimento economico. In questa maniera proponiamo al pubblico contenuti originali, informativi, che contribuiscono a migliorare la brand identity degli e-commerce.

Le grafiche personalizzate

È importante che tutto ciò che produciamo per ogni singolo cliente sia caratterizzato da una propria identità. I nostri grafici, social media manager e copywriter lavorano spalla a spalla al fine di perseguire una precisa coerenza visiva. Ogni singolo contenuto è accompagnato da immagini studiate per garantire all’e-commerce di turno la coerenza grafica necessaria a guadagnare autorevolezza agli occhi dei clienti e dei motori di ricerca.
È il prodotto però a fare la differenza. Nel caso di iPhone 12 il nostro obiettivo è quello di uniformare la parte grafica a quella pensata appositamente da Apple. Ombre, tonalità, accostamenti cromatici, elementi dell’azienda di Cupertino ormai entrati nell’immaginario collettivo. Intervenire in questa combinazione significherebbe snaturare l’immagine di un prodotto talmente mainstream da essere ormai identificato con il concetto stesso di smartphone.

Le campagne Google

Il percorso si chiude con i numeri, esattamente com’è iniziato. L’obiettivo finale è macinare vendite e dunque non si può prescindere dalle campagne Google. Il vantaggio, con questi strumenti, è di poter intercettare interessi oggettivi degli utenti sulla base delle loro ricerche. Le campagne ads vengono dunque costruite attorno ai singoli prodotti e, attraverso un’analisi SEO, ne abbiamo realizzate diverse nelle quali spingere iPhone 12:

  • le campagne shopping, in cui è cruciale essere sul pezzo in relazione alle nuove uscite sul mercato. Nelle settimane precedenti al lancio di iPhone 12, ci siamo concentrati soprattutto su iPhone 11, nella logica di spingere il più possibile le vendite delle unità a magazzino. Nel giorno stesso di disponibilità del nuovo modello, abbiamo orientato la strategia su di lui di concerto con il cliente, modulando i prezzi rispetto all’andamento generale del mercato e dei concorrenti;
  • le campagne remarketing, note anche come annunci di retargeting. L’obiettivo è raggiungere gli utenti che hanno già visitato gli e-commerce dei nostri clienti senza tuttavia aver completato una conversione, ovvero un’azione che può essere la compilazione di un modulo di contatto, il download di un file o, come nel caso di iPhone 12, l’acquisto di un prodotto. La logica è invitare all’acquisto i clienti che sono già fermi davanti alla nostra vetrina, incerti sul comprare o meno nel nostro negozio. Una comunicazione assolutamente sartoriale.

Lavoriamo infine a stretto contatto con i comparatori, strumenti che possono essere plasmati sulle specifiche esigenze dei clienti. Rimane fermo un punto: iPhone 12 è “veloce che è una meraviglia”, come recita l’Apple Store, ma occorre essere più veloci per intercettare le esigenze dei potenziali acquirenti.

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I consigli per un approccio formativo al digital marketing

Il mondo del digital marketing è notoriamente il “luogo” maggiormente soggetto ai mutamenti. Il motivo di queste evoluzioni, rapide e spesso inaspettate è dato da due fattori: la tecnologia e la società
Capire i processi che stanno alla base di queste due macro categorie vuol dire essere al passo, conoscere i bisogni e anticiparli, per creare strategie coerenti ed efficaci.

Partire dall’origine con Freud

Per tutti coloro che vogliono addentrarsi in questo mondo, che si parta da una formazione umanistica o scientifica, una prima doverosa lettura andrebbe sull’analisi della società. Approccio importante qualora non si abbia avuto modo di approfondire con sguardo analitico e storico, i processi sociali.
Il consiglio di lettura è “Psicologia delle masse e analisi dell’io” del 1921, il piccolo volume del padre della psicoanalisi. Il testo, una pietra miliare a livello sociologico, delinea gruppi sociali ampi e analizza i processi di massificazione di una società tardo-moderna, ma è essenzialmente profetico e di grande attualità.
Sigmund Freud ci permette oggi, di confrontare la sua società con la nostra, per capire come avvengono alcuni fenomeni di persuasione.
Resterete stupiti da quante analogie con la società contemporanea esistono, anche dopo quasi 100 anni!

Avere una storia da raccontare vuol dire avere un prodotto da vendere

Dalla televisione ai social, fino alla musica, siamo circondati da storie; tutti cercano una narrazione accattivante da mostrare al proprio pubblico, per emozionare e attivare leve persuasive che permetteranno di vendere un prodotto, veicolare un messaggio, presentare un servizio. Viviamo in uno storytelling perenne e nulla ci cattura se privo di un preciso intreccio e un’avvincente narrazione.
Nel web e offline, saper narrare è fondamentale, per questo una lettura interessante è il volume “Raccontare. Strategie e tecniche di storytelling” di Alessandro Perissinotto, docente all’Università di Torino e collaboratore di molti quotidiani nazionali. 
La parola storytelling è sicuramente diventata di dominio pubblico e come spesso avviene, l’abuso del termine può trovarsi dietro l’angolo. Questo volume infatti, mette un punto su cosa sia realmente il racconto, spiegando come la narrazione stia vivendo un nuovo rinascimento, grazie anche agli innumerevoli mezzi comunicativi a disposizione. 
Perissinotto scrive come lo storytelling, in forma audiovisiva, visiva o stampata, possa trasformarsi in uno strumento di “manipolazione” del pubblico a cui ci rivolgiamo. Quella che delinea lo scrittore, non è però una manipolazione negativa, ma è un modo di comunicare azionando le emozioni anche negli ambiti più inaspettati. 
Il fine reale di questo testo è fornire una visione oggettiva del fenomeno per poterlo applicare a diversi settori, non solo a quello della narrazione tradizionale. 
Tra i capitoli di “Raccontare” è possibile cogliere spunti interessanti su come descrivere un prodotto o un servizio anche se non esattamente emozionale; si tratta di una guida attenta per tutti coloro che si imbattono nel mondo della creazione di contenuti in un mare magnum di possibilità.

Una questione di marketing: gestire un Ecommerce

Arrivando al cuore del digital marketing, dopo aver analizzato gli aspetti trasversali, quali la complessità della società e le leve persuasive create con un racconto affascinante, siamo pronti ad addentrarci in un ambito più specifico e forse più concreto: come vendere un prodotto sul web e come gestire un Ecommerce?
Una domanda che di per sé porterebbe ad un fiume di risposte, per questo ci viene in aiuto l’Ecommerce manager Francesco Antonacci con la sua pubblicazione “Ecommerce marketing & vendite. Strumenti e strategie per vendere online” edito da Hoepli e già alla seconda edizione.
Grazie a questo testo, professionisti e non, possono comprendere come, anche in un mondo pieno di Ecommerce di ogni tipologia e dimensione, sia necessario (direi obbligatorio) creare una strategia adeguata con obiettivi misurabili e risultati tangibili
Con cura didascalica Francesco Antonacci risponde a molte domande: come creare un progetto di vendita online che funzioni realmente, scegliere gli interlocutori giusti e costruire un valido sistema di analisi volto ai risultati. 
Dall’analisi degli strumenti, alla gestione di contenuti, questo è un volume completo e adatto a tutti coloro che vogliono iniziare un percorso formativo, da freelance o in agenzia, nell’ambito della gestione Ecommerce, oppure per quella fetta di imprenditori che vogliono approcciarsi in modo consapevole alla vendita online dei loro prodotti. 

Formazione continua

Potremmo andare avanti ancora nell’elencare testi e professionalità che hanno reso il mondo del web un “luogo” più consapevole, ma la verità è che la formazione non si ferma mai, soprattutto nel digital marketing e le letture sono innumerevoli. Per questo consigliamo di frequentare i luoghi virtuali e fisici (pandemia permettendo) in cui nascono queste idee e dove si coltivano approcci nuovi. Infine il consiglio è di confrontarsi sempre, perché le evoluzioni, anche quelle digitali, partono da lì.

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Data Driven Marketing: quando i dati ti guidano nella tua strategia di marketing

L’analisi dei dati è alla base di una buona digital strategy perché permette di calibrare budget in relazione al target audience. Con il termine Data Driven Marketing si intende proprio “marketing guidato dai dati”.
Unire la strategia di vendita tradizionale alla raccolta e all’analisi dei dati è una grande opportunità per il proprio business.

Cosa significa essere Data Driven

La quantità di dati a disposizione nell’era digitale è diventata esponenziale e ogni azienda ne possiede una miriade. Per essere Data Driven non basta solo disporre di queste informazioni, ma è necessario utilizzarli con un giusto approccio.
Essenzialmente essere Data Driven significa tre cose:

  • sapere quali dati leggere
  • capire come interpretare i dati
  • prendere decisioni basati su questi dati.

Oltre ai dati socio-demografici, oggi possiamo conoscere informazioni sul comportamento online degli utenti come per esempio il tempo di permanenza sul sito, la geolocalizzazione, quali contenuti sono stati ricercati e la frequenza degli acquisti. In questo modo abbiamo un ritratto digitale completo e dettagliato dei nostri clienti.
Questo ritratto permette di elaborare strategie omnicanale più puntuali e precise, con una mentalità orientata all’inspect and adapt, ovvero alla sperimentazione continua che punta al raggiungimento degli obiettivi, misurando e migliorando le proprie strategie in tempo.

Quali sono gli strumenti del Data Driven Marketer

La provenienza dei dati risale dai programmi di analytics e CRM, che permettono di tenere traccia degli utenti e delle loro informazioni. Il controllo incrociato di tutti questi elementi e la loro corretta clusterizzazione consente di avere una guida per personalizzare la comunicazione diretta ai propri clienti.
Possiamo elencare alcuni strumenti utilizzati dai Data Driven Marketer:

1. Tableau

Tableau è un software di analisi e business intelligence che aiuta a riconoscere e comprendere i dati grazie una tecnologia brevettata VizQL, che esprime i dati visivamente, traducendo le azioni drag-and-drop in query di dati attraverso un’interfaccia intuitiva. Il programma è a pagamento, ma è
possibile utilizzare una prima prova gratuita.

2. Google Data Studio

Google Data Studio è una piattaforma Google gratuita che trasforma i dati in dashboard personalizzabili facili da leggere e condividere. La soluzione consente di confrontare, filtrare, organizzare le informazioni provenienti per esempio da fogli di lavoro, Analytics, Google Ads e Google BigQuery.

3. Adverity

Adverity è una piattaforma di analisi di marketing intelligente, che aiuta a prendere decisioni grazie all’integrazione automatizzata dei dati e reportistica semplificata, con l’utilizzo dell’Augmented Analytics.

I vantaggi di una strategia Data Driven

Attuare una strategia di marketing Data Driven offre diverse potenzialità per la crescita del tuo business. Il quadro dei clienti che deriva da un’analisi dettagliata e precisa di tutte le informazioni raccolte deve essere finalizzato ad attuare azioni di marketing pensate e create su misura per il proprio cliente target. Dei propri clienti e delle buyer personas ideali è necessario conoscere non soltanto informazioni demografiche ma anche hobby, preferenze musicali, interessi nel tempo libero, viaggi sognati o in programma e molto altro, per ottenere risultati di marketing molto più efficaci.
Uno dei principali vantaggi derivati dall’applicazione del data-drive marketing è quello di creare relazioni azienda-cliente altamente personalizzate. Uno degli obiettivi principi di ogni brand è proprio quello di generare nella loro audience coinvolgimento ed empatia, costruendo un rapporto profondo con i propri clienti. Grazie a dati scrupolosamente sviluppati, è possibile conoscere in maniera approfondita il pubblico target a cui ci si rivolge e proporre un’offerta aziendale customizzata, in grado di convincere e creare un’esperienza utente unica (dallo sviluppo del sito web all’invio di email efficaci e pertinenti).
Questo approccio orientato dai dati, offre inoltre alle aziende un vantaggio competitivo considerevole. Le aziende hanno la possibilità di trasferire informazioni e valore agli utenti proprio nel momento della customer journey in cui le desidera ricevere. È facilmente intuibile come tutto questo possa generare conversioni maggiori e risultati ottimali, che si tratti di far leva su iscrizioni, rilascio di dati, tempi di permanenza sulle pagine web aziendali, riduzione del tasso di abbandono, risposta a call-to-action o acquisti.

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Content marketing e i contenuti di valore

L’ABC della vendita online: i contenuti di valore

Cos’è e come si costruisce il lavoro del content marketing

Prima di entrare nel dettaglio del lavoro di content, è necessario fare una premessa su cosa si intende per content marketing: si tratta di quel settore del marketing che si occupa della creazione e della condivisione di contenuti testuali e visuali, pertinenti e di valore attorno ad un progetto, un brand o un servizio, con l’obiettivo di emergere, in un determinato contesto, al fine di aumentare il proprio business; ne abbiamo parlato nel nostro blog in un interessante intervista con Luca Conti e Cristiano Carriero sul’evoluzione dei contenuti online.
Il settore appena descritto quindi, assume un valore elevatissimo nel momento in cui, il servizio o il prodotto in questione, ha la necessità di esprimersi verso l’esterno. Il content diventa quindi un perno fondamentale del digital marketing (per nulla trascurabile anche offline).
Oggi ci focalizzeremo sul lavoro del web content creator nell’ambito del digital marketing. Innanzitutto è necessario capire che il content marketing ha ragione d’esistere solo se accompagnato e instradato da una chiara definizione degli obiettivi strategici, senza di essi, nella migliore delle ipotesi, il content porterà ad un risultato debole (sprecando risorse) mentre, nella peggiore delle ipotesi, il content sarà addirittura dannoso allo sviluppo. Per questo motivo è importante essere consapevoli delle potenzialità che questo settore possiede e, allo stesso tempo, capire se si hanno le capacità e le forze per gestirlo una volta messo in campo, oppure se non sia più efficace servirsi di una consulenza esterna per servizi di web marketing.

Le fasi del processo di creazione del content marketing

Come ogni processo di creazione, anche quello del content, nell’ambito del digital marketing, ne ha uno. Ovviamente ogni operatore ha i suoi processi cognitivi e di elaborazione, tuttavia esistono degli step imprescindibili:

  1. Creazione di un’analisi SWOT sulla realtà interessata dal content;
  2. Definizione degli obiettivi e dei risultati che si intendono raggiungere con il content;
  3. Creazione del target da raggiungere o analisi del target già acquisito;
  4. Analisi e scelta dei media da utilizzare per il progetto (social, email, articoli, etc… );
  5. Pianificazione del tone of voice della comunicazione da veicolare;
  6. Creazione di un programma di storytelling adeguato e forte;
  7. Analisi dei risultati;
  8. Aggiornamento di tutte le fasi appena elencate in base all’analisi effettuata a cadenza periodica.

Da questo elenco è evidente quindi che il content è un lavoro perenne e circolare, che vive di numerosi fattori, mai immobili, ma anzi sempre mutevoli, dovuti a situazioni interne ed esterne alla realtà. Un ottimo piano strategico di content, permette di essere sempre aggiornati e di non avere gup, ma soprattutto di non sprecare risorse.

La qualità del content e l’aspetto di ottimizzazione

Le fasi appena descritte non sono altro che il principio di un processo strategico. L’operatività poi, richiede ulteriori passaggi, tra i tanti la creazione di contenuti che dovranno avere caratteristiche imprescindibili quali: veridicità e unicità, ma non solo:

  1. ottimizzazione per dispositivi mobili e fissi;
  2. analisi e ricerca di parole chiave di qualità e pertinenti da sfruttare in ottica SEO;
  3. alto grado di chiarezza in termini di leggibilità e visualizzazione.

Testo e immagine sono i due elementi principali del content, in particolare però, la scrittura in ottica SEO è sempre l’elemento più controverso, perché la qualità e il livello di creatività della stessa, devono andare ad integrarsi con caratteristiche specifiche dettate da esigenze ed attività legate all’indicizzazione per i motori di ricerca.

Parola scritta ed empatia

Come accennato, il content marketing passa all’operatività attraverso la scrittura di testi capaci di vendere prodotti o acquisire leads: che si parli di prodotti tecnologici o di esperienze di viaggio, il punto di forza del content, nei testi o nei video, è il “mettersi nei panni dell’altro” e per farlo è necessario capire chi sono le persone con cui si parla. L’obiettivo di questo tipo di approccio è rendere il brand o il progetto in questione, un luogo in cui l’utente possa sentirsi a suo agio e quindi “ripostare” e “taggare” l’azienda. In questo modo è l’utente stesso ad essere veicolo per aumentare la web awareness e migliorare la web reputation del progetto. Di questo aspetto particolare ne abbiamo parlato tempo fa in un nostro articolo sugli UCG (user generated content); possiamo sicuramente dire che questa fase è uno degli obiettivi intermedi del content: catturare l’attenzione dell’utente e lavorare attraverso di lui per viralizzare il messaggio.

Creazione di personas o persone?

la creazione di modelli verosimili di utenti e clienti a cui dovremmo parlare, è sicuramente il punto di partenza sia per definire il target che per definire i topic da trattare (in tendenza e in linea con il pubblico), ma potrebbe diventare un processo sempre di più freddo. La creazione dei cosiddetti buyer personas è certamente una buona base da cui partire, ma non è sufficiente a metterci nei panni. Per poterlo fare nel migliore dei modi dobbiamo dimenticare la fretta e munirci di carta e penna, per i più nostalgici, o di tastiera per i più aggiornati e stilare una lunga lista di dubbi, obiezioni, domande, sentori contrastanti che il topic che affrontiamo potrebbe aprire.
Questi dubbi dovranno essere rimodulati su categorie di persone differenti affinché si sviluppino diversi “punti di dolore”. Una volta fatto questo immane lavoro, in base agli obiettivi prefissati e, in base alla strategia condivisa, si dovranno sviluppare le argomentazioni secondo un punto di vista (ironico, dissacrante, etc… ) che sarà in linea con le strategie messe in campo e quindi in linea con il pubblico giusto.

L’empatia nel mestiere del content creator

Fin qui abbiamo visto molti passaggi che ci hanno fatto comprendere che questo mestiere utilizza strumentazioni anche molto tecniche e si basa su risultati scientifici tangibili (attraverso Google Analytics, strumenti di monitoraggio keywords e molto altro), ma il valore aggiunto del content creator è quello di trovare una sintesi tra dato scientifico e dato emozionale; il processo da attuare sta nel filtrare il dato con una certa sensibilità, o comunque, con una predisposizione al guardare il pubblico e capirne le sfumature. Si tratta di raccontare una storia credibile e di farlo con empatia, mettere in luce un fil rouge nello storytelling e rintracciare correttamente leads di qualità, altamente profilate, affinché l’obiettivo aziendale venga raggiunto.

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É tempo di e-commerce per tutti? Vendere online è la strada giusta

É tempo di e-commerce per tutti? Vendere online è la strada giusta

Creazione siti e-commerce: un trend ormai in impennata inarrestabile!

Il lockdown dovuto al propagarsi del Covid-19 ha contribuito a dare una netta accelerata ad un fenomeno che, ormai da anni è in costante aumento. Basta digitare su Google Trends la parola e-commerce per notare come dal 2018 i volumi di ricerca siano praticamente raddoppiati negli ultimi mesi. GoogleTrends É pur vero che creare un sito e-commerce sembra davvero essere ormai alla portata di tutti grazie alle numerose piattaforme presenti in rete. In realtà però realizzare un negozio virtuale che abbia dei valori ottimali di traffico online non è così semplice come può apparire. Sicuramente, uno degli scopi principali dei siti e-commerce, oltre al raggiungimento di un tasso di conversione alto, è la fluidità nella navigazione da mobile che deve essere immediata e veloce. Un argomento che merita molta attenzione e di cui ci eravamo già occupati in un precedente articolo sull’indicizzazione mobile-first. Quest’ultimo obiettivo è avvalorato dai numeri su scala mondiale aggiornati al primo trimestre del 2020, secondo i quali i dati mobili mensili utilizzati su un singolo smartphone sono stati in media 8.4 GB, con un incremento dal 2018 di circa 30 bilioni di gigabyte.
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Infografica www.wearesocial.com – Hootsuite
Tutto questo si traduce in una percentuale in forte aumento di utilizzo del mobile per concretizzare un acquisto online sia direttamente da App che sul sito e commmerce. Infatti, più della metà degli utenti si affida alla vendita online per comprare prodotti e circa il 90% delle persone che usano internet visitano quotidianamente webstore di commercio elettronico.
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Infografica www.wearesocial.com – Hootsuite

Uso dello smartphone in Italia per gli acquisti online

In Italia nello specifico, si può notare come fino ad inizio 2020 questi stessi dati siano differenti in molti aspetti rispetto alla media mondiale, ma comunque il dato complessivo è innegabilmente positivo considerando tre aspetti:
  • il 93% di visite a negozi online
  • il 40% di acquisti finalizzati tramite un dispositivo mobile
  • la crescita sicura di quest’ultima percentuale nei primi sei mesi del 2020, dovuta all’effetto quarantena Covid-19
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Infografica www.wearesocial.com – Hootsuite
Ultima statistica, a mio avviso, molto interessante riguarda il 68% degli italiani tra i 18 ed i 64 anni che mensilmente utilizza App relative allo Shopping; è sicuramente uno dei valori più alti escludendo le applicazioni relative alla messaggistica, ai social, alle mappe e all’entertainment, le quali comprensibilmente occupano le prime posizioni.
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Infografica www.wearesocial.com – Hootsuite

Impatto del Covid-19 sulle transazioni Ecommerce: i dati

L’analisi precedentemente realizzata pone delle basi concrete alla domanda che molte attività commerciali o aziende di piccole e medie dimensioni ancora fuori dal mercato online si pongono. È questo il momento di gettarsi nel fantastico mondo dell’online? La risposta è sicuramente SI, infatti come dimostra la seguente reportistica, l’impatto positivo che il Covid-19 ha avuto sulle acquisti e-commerce intacca tutti i settori con percentuali differenti. Un’analisi separata meriterebbe invece il turismo online, il quale ha registrato ben più di un calo, direi quasi un crollo vertiginoso, basti pensare ai licenziamenti messi in atto da Airbnb annunciati dalla lettera del Ceo Brian Chesky. Purtroppo, questa situazione la aspettavamo con timore parlandone nell’articolo relativo al dilagare del COVID19 nell’economia e prospettando già la débâcle del settore. ultima2

Tool per la realizzazione di siti ecommerce

Esistono ormai tantissimi tool per realizzare siti ecommerce, anche con un investimento davvero minimo. Ne riporto alcuni tra i più famosi:
  • Woocommerce (integrato in WordPress)
  • Prestashop
  • Magento
  • Wix
  • Squarespace
Tra le piattaforme in fortissima ascesa vi è anche Shopify, una piattaforma fondata nel 2004 e che al momento conta oltre 1 milione di negozi online, con un flusso di vendite che supera i 155 miliardi di dollari. La crescita inarrestabile di questo strumento è dovuto non solo alla semplicità di realizzazione del sito, davvero molto intuitivo, ma il motivo principale della crescita è stato l’integrazione nel proprio sistema di Oberlo, un plugin che ha reso davvero semplice l’implementazione del dropshipping, un fenomeno di cui ci occuperemo in un prossimo articolo. Senza il minimo dubbio è possibile affermare che ora è davvero giunto il momento di affacciarsi al mondo dell’online per non rischiare di restare definitivamente indietro, senza alcuna possibilità di rivalsa. È altrettanto importante comprendere che “fare e-commerce” non è semplice, quando possibile la scelta migliore è affidarsi ad un’agenzia di web marketing in grado di curare tutti quegli aspetti che possono fare letteralmente decollare il proprio sito web, ad iniziare dalla costruzione e strutturazione dello stesso, fino alle attività prettamente di comunicazione (SEO, social, ADS, email,ecc.). L’improvvisazione può rischiare di causare danni a volte difficilmente recuperabili.
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La regione Puglia a favore della digitalizzazione delle imprese

Il bando ha l’obiettivo di favorire l’innovazione digitale delle imprese pugliesi. Ma come funziona?

Chiamato INNOPROCESS, il nuovo bando della Regione Puglia pubblicato il 12 Luglio 2020, si pone come obiettivo di favorire la digitalizzazione delle imprese presenti su tutto il territorio pugliese, come il commercio elettronico, il cloud computing, la manifattura digitale e la sicurezza informatica.
Un bando decisamente interessante per tutti coloro che vogliono dare visibilità alla propria azienda.
Aspetto interessante è la possibilità per le imprese, di poter ricevere fondi per la realizzazione di una piattaforma ecommerce per la vendita on line dei propri prodotti.
Destinatarie della misura sono le micro, piccole e medie imprese, in forma singola o associata, organizzate in consorzio, ATI, reti di imprese con o senza personalità giuridica,  con le seguenti caratteristiche:

  • iscrizione alla Camera di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura (CCIAA) o con codice primario ATECO ammissibile;
  • sede legale o unità locale oggetto di investimento in Puglia;
  • dotazione di casella di posta elettronica certificata (PEC) e di firma digitale del rappresentante legale.

Le spese ammissibili previste dalla misura sono:

  • costo del personale;
  • costo della strumentazione ed attrezzature destinata al progetto;
  • spese generali supplementari e altri costi di esercizio.

Le attività ammissibili a finanziamento sono:

  • innovazione di servizi produttivi e della sicurezza delle informazioni;
  • innovazione di processi aziendali inclusi quelli di fornitura e distribuzione;
  • realizzazione di servizi a supporto dell’innovazione dei processi di fornitura e distribuzione;
  • implementazione di sistemi per la gestione e la sicurezza delle informazioni.

Il bando è a sportello, e tutte le imprese interessate possono presentare la loro domanda di partecipazione tramite il portale Sistema Puglia entro e non oltre le ore 12:00 del 27 luglio 2020.
Per maggiori informazioni, potete visitare la pagina dedicata al bando INNOPROCESS

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Facebook e Google: stop dall’UE alla pubblicità profilata

La fine delle pubblicità personalizzate per gli utenti Europei: una questione di privacy?

Giovedì 18 Giugno è passata in sordina la votazione del Parlamento Europeo sulla proposta che vedrebbe la fine della pubblicità personalizzata seguendo il metodo della profilazione dell’utente, ormai core business dei giganti del web come Facebook e Google, ne abbiamo parlato in parte anche in un nostro articolo sul Marketing Automation.
Sicuramente l’utilizzo a scopo pubblicitario dei dati personali dell’utente è un sistema che, soprattutto in questo momento storico, è nell’occhio del ciclone: non ultimo il caso italiano della app Immuni per la tracciabilità del contagio da Coronavirus che ha portato a non poche polemiche sull’accesso ai dati personali.
Tutto ciò che gravita attorno ai dati sensibili è materia sempre più ostica e questa votazione (che vede al Parlamento Europeo solo il contrasto dei leghisti italiani) sancisce quantomeno una virata storica nell’advertising del web.

Questione di concorrenza non solo di privacy

La mozione votata il 18 giugno è partita dal rapporto sulla concorrenza, da cui è emerso infatti che queste grandi aziende, grazie a questo modello di business, risultano inarrivabili a livello di competizione sul mercato rispetto a qualsiasi altra azienda: nessun’altro competitor potrà essere capace di raggiungere gli utenti come Facebook e Google.
Livellare la concorrenza risulterà sicuramente positivo per i competitors più piccoli che riusciranno magari a diminuire la forbice abissale con le majors, ma su un lungo periodo sarà la soluzione corretta per l’economia? Perché se è vero che le piccole realtà non riusciranno a raggiungere gli obiettivi dei giganti internazionali, è vero anche che esse possono accedere a servizi diversi come Local Marketing, con azioni più adatte alle proprie dimensioni e capacità, il dibattito è totalmente aperto.

La pubblicità profilata ai tempi delle elezioni presidenziali americane

In questo contesto è la nostra privacy ad uscirne vittoriosa ed è questo il fattore ad aver mosso la votazione, probabilmente in virtù delle prossime elezioni del Presidente degli Stati Uniti. Consci della vulnerabilità dei dati dopo lo scandalo della Cambridge Analitica l’Europa si è voluta tutelare con questa mozione storica.
Dopo anni l’UE tocca corde mai sfiorate prima e prende una direzione precisa sui problemi della manipolazione dell’opinione pubblica e in difesa dei processi democratici.

Fake news e diffusione di notizie pericolose

La decisione sulle pubblicità profilata infatti va a braccetto con un altro grande passo dell’UE, cioè la creazione diuna policy condivisa sulle informazioni nel web, si tratta del codice di condotta europeo sulla disinformazione, sottoscritto da moltissimi social network tra cui Twitter e Tik Tok, poi Google, Facebook e Modzilla.
Questa pandemia ci ha portati a capire e “toccare con mano” l’importanza dell’informazione sul web. Il proliferare di notizie più o meno corrette sull’influenza da COVID-19 anche da fonti autorevoli ha portato sicuramente a azioni drastiche.
Qualcosa sta cambiando, per molti aspetti in modo positivo: ormai da anni il web assume un’importanza economica, sociale e politica crescente, un codice condiviso che metta un limite netto tra ciò che è consentito e ciò che non lo è sicuramente un passo avanti per la società.

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Coronavirus e vendite: come un trending topic influenza il mercato

Il dilagare del COVID19 su social, web, e giornali

Cosa provocherà questa ondata di epidemia a livello di digital marketing?

Da giorni siamo bombardati da notizie e informazioni sul Coronavirus, in un crescendo informativo, alimentato dall’incertezza e da un certo clima isterico a livello nazionale e non solo. Un virus i cui effetti, purtroppo, non sono solo visibili a livello di numero di vittime e contagi, ma anche da un punto di vista di danni economici, sia online che offline.
INDICE

  1. Alcuni effetti immediati
  2. Che cosa sono i trending topics
  3. Coronavirus i numeri del contagio web
  4. Coronavirus, non tutto il male viene per nuocere
  5. Coronavirus e acquisti, quali effetti
  6. Qualche regola di fact-checking per vivere meglio

Alcuni effetti immediati del Coronavirus

coronavirus-effetti-vendite-1In un solo giorno, lunedì 3 febbraio 2020, le banche cinesi hanno bruciato 420 miliardi di dollari, ad esempio, per recuperare solo il 2% grazie ai provvedimenti che sta prendendo il Governo Cinese per redimere gli effetti economici del virus. Il virus ha contagiato anche Piazza Affari, che ha bruciato 30 miliardi, mentre l’indice FTBE scendeva del 5,43%, e le cose non si sono ancora stabilizzate nel complicato scenario bancario.
Ma i danni del COVID19 non si limitano alla finanza e ai malati – che in totale nel mondo sono attualmente circa 82.500 – e si estendono anche al mondo digital e web, con un vero e proprio contagio epidemico. Questo trending topic, che nelle ultime quattro settimane ha prodotto già oltre 15 milioni di tweet, è diventato ormai un vero e proprio elemento da considerare nella propria comunicazione e strategia di marketing.

Prima di addentrarci in una stima di proiezioni di quello che potrà succedere e un’analisi di quello che sta già succedendo per via di questa epidemia, facciamo un piccolo passo indietro.

Che cosa sono i trending topics?

I social network ci permettono di essere interconnessi: con i nostri conoscenti e famigliari vicini e lontani, con le Istituzioni, con le aziende, i brand che seguiamo (o che ci in-seguono). La facilità con cui avviene lo scambio di informazioni ai tempi dei social è impressionante, così come la semplicità con cui un argomento va on flame e un caso si monta in un secondo.
La parola trending topic nasce nell’ambito di Twitter per espandersi a molte altre situazioni. I trending topics sono quei temi (notizie, argomenti, personaggi, ecc.) che diventano popolari nelle conversazioni online – originariamente, appunto su Twitter. Normalmente sono connotati da un hashtag, che viene ritwittato e ripetuto nei post social, aggregando tutte le conversazioni attorno ad un argomento specifico.
coronavirus-effetti-vendite-2I trending topics non hanno regole definite, nel senso che a volte possono bastare anche pochi tweet per scatenare il popolo del web, né basta che ci sia un influencer di mezzo per decretare il successo di un topic, anzi spesso sono le fonti più underground a scalare la classifica ed entrare nella top ten degli hashtag più seguiti e con più contenuti.
Ci sono momenti, chiaramente, in cui alcuni topic si impongono all’attenzione del pubblico, come è il caso del Coronavirus o della Brexit poco tempo fa, anche perché le fonti di informazione tradizionale, come le testate giornalistiche, tendono a seguire ed alimentare i trending topics.
Si genera così un meccanismo in cui da un piccolo numero di persone che parla – sul web – di un certo topic, la notizia si espande a tutti, andando a finire su giornali, radio e tv, intaccando anche quella parte di popolazione che non ne aveva ancora sentito parlare, fino ad arrivare ad essere costantemente “oppressi” da quel topic, che si propaga ovunque, trasversalmente, sempre più amplificato.

Coronavirus: i numeri del contagio web

Il Coronavirus rappresenta una delle prime epidemie completamente seguite sul web a livello mondiale. Aggiornamenti quasi minuto per minuto, mappe interattive del contagio, centinaia di articoli scritti sul web, questa epidemia sta prendendo i tratti di una vera e propria “info-demia“, come l’ha già soprannominata qualche giornalista.
I numeri confermano la prepotenza del contagio web:

  • 550 K di ricerche mensili per la keyword coronavirus
  • 1600 il numero delle ricerche mensili per la keyword contagio coronavirus

Per darvi un’idea, le ricerche mensili su Google generate dalla keyword Sars erano 27.100.

Per quanto riguarda invece i social abbiamo su Twitter

  • 61,3 K tweets per #COVID2019
  • 349 K tweets per #COVID-19
  • 65 K per #CoronaVirusUpdates

mentre su Instagram al momento ci sono 751 K post taggati con #coronavirus e centinaia di profili aperti (con nomi come Coronaviruss, corona virus, ecc. ecc.) che fanno buzz sull’argomento.

Coronavirus: non tutto il male viene per nuocere

I social ci stanno consentendo di avere un pensiero e processi decisionali collettivi”, dice Crystal Watson, ricercatore senior e professore sempre del Johns Hopkins Center for Health Security, in un’intervista al Time. “Nelle epidemie degli anni scorsi, prima dell’avvento dei social media, dovevamo aspettare una pubblicazione su un giornale accademico per conoscere lo stato di avanzamento delle ricerche individuali e capire cosa stava accadendo. Adesso la condivisione delle informazioni tra esperti è molto più veloce e facilitata”.
coronavirus-effetti-vendite-4La sinergia tra comunicazione e informazioni si sta avvalendo della tecnologia web per migliorare la conoscenza della malattia e la sua evoluzione. Tramite Twitter, Skype, Whatsapp e bioRxiv, un sito in cui gli scienziati caricano i propri articoli in attesa della revisione pubblica, la comunicazione tra scienziati, biologi, ricercatori e medici di tutto il mondo procede molto velocemente, sostituendosi quasi a riviste e pubblicazioni scientifiche, permettendo loro di fare un brainstorming da remoto sull’ancora semi-sconosciuto Coronavirus.
Il Centro europeo per il controllo e la prevenzione delle malattie (EDCD) quotidianamente twitta un’infografica che riepiloga i dati accertati sulla situazione (ecco i dati elaborati), e così anche l’OMS che fornisce sia un rapporto sui numeri effettivi del contagio ma anche un quadro dei rumors sull’epidemia del Coronavirus.

E per quanto riguarda gli acquisti?
Coronavirus e conseguenze economiche

Se il Coronavirus ha già impattato pesantemente su Banche e Finanza, anche altri settori sono stati colpiti negativamente dalla malattia.
Uno dei primi settori  a essere sfavorito dal Coronavirus è quello dell’automotive: diversi gruppi hanno fermato la produzione nelle fabbriche cinesi, e case come Hyundai e Toyota non stanno ricevendo le componentistiche necessarie a per la produzione di alcuni modelli.
Idem dicasi per il comparto degli Smartphone: ricordiamo che gran parte della produzione è situata in Oriente, in Cina, tra cui proprio gli iPhone.

I danni per il turismo in Italia

Per l’Italia, il danno si sente già in alcuni settori. L’economia di lusso ha subito una bella battuta d’arresto, poiché oltre il 28% egli acquisti in questo settore vengono fatti proprio da cittadini cinesi, i quali spendono anche in media 1500 euro a testa.
Ma ancora più grave la situazione per il turismo in Italia.
Il 2020 doveva essere l’anno del turismo cinese in Italia, con l’attesa di ben 4 milioni di turisti cinesi nel paese. A questo, si aggiunge l’isteria generalizzata che ha portato passeggeri e compagnie a cancellare viaggi e voli. Circa 50 mila viaggiatori hanno cancellato una prenotazione di viaggio e migliaia annullano i preventivi, dichiara Assoviaggi Confesercenti.
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Le agenzie segnalano il 20,3% di cancellazioni per la Cina e il 32% verso il resto dell’Asia. A questi numeri si aggiunge una quota di persone che ha richiesto l’annullamento del viaggio in Europa e fuori (America, Africa… ).
Alcune compagnie di volo, come British Airways, ha sospeso i voli da/per Milano fino a Marzo, e disguidi di vario tipo ci sono stati anche lato collegamento ferroviario, con la Svizzera che ha bloccato per alcune ore i treni per l’Italia e la giornata di lunedì 24 Febbraio 2020 che ha registrato un generale ritardo su tutte le linee ferroviarie italiane.
Italo e Trenitalia, infatti, hanno predisposto rimborsi e indennizzi per i viaggiatori.

Cosa succede negli acquisti online per via del COVID19

La flessione si registra ovviamente anche a livello web, dove il dilagare delle notizie, vere o presunte tali, corre decisamente veloce come e più del virus stesso.
Il numero di articoli, di domande e conversations su “è pericoloso comprare pacchi dalla Cina?” è impressionante. Molti si sono domandati se usare i celebri Ecommerce cinesi, come Wish o AliExpress, significasse aumentare i rischi del contagio.

Una questione talmente pressante che il Centers for Disease Control and Prevention è intervenuto per fugare ogni dubbio, in un nota di approfondimento ufficiale relativo alla malattia:
La famiglia dei Coronavirus, da cui deriva il 2019-nCoV, è ancora oggetto di indagine scientifica e molto c’è ancora da sapere su come si diffonda. I casi precedenti di Coronavirus, responsabili di infezioni molto gravi che hanno colpito persone come la MERS e la SARS, vedevano entrambe la loro origine nei pipistrelli (sebbene il nuovo Coronavirus sia più vicino alla SARS che alla MERS).
Al momento è difficile capire se questo virus si comporterà come fecero in passato la SARS e la MERS, ma è possibile fare riferimento a questi per orientarci su eventuali dubbi. I Coronavirus difficilmente riescono a sopravvivere sulle superfici e di conseguenza il rischio di diffusione tramite prodotti e imballaggi che solitamente vengono spediti per giorni e settimane a temperatura ambiente è molto basso.

Una risposta precisa e chiara, che però non ha impedito ai più prudenti di evitare gli acquisti online con origine cinese. Né di creare qualche disagio al gigante Amazon: per alcuni giorni sono stati sospesi i servizi di Amazon Prime Now a Milano e Torino: troppe richieste in troppo poco tempo, a quanto pare. La corsa ai rifornimenti, che si è verificata in moltissimi ipermercati del Nord Italia, si è riversata anche sul web, con risultati altrettanto negativi.

Qualche regola di fact checking per vivere meglio

Mentre la situazione sembra leggermente migliorare (oggi è il primo giorno in cui le vittime a livello mondiale non sono cresciute rispetto al giorno precedente), possiamo trarre una breve conclusione da questa vicenda.
La più immediata riguarda la verifica delle informazioni di cui si viene a conoscenza. Alcune regole di fact checking possono aiutare nel discernere vero da verificabile:

  1. Controllare la fonte della notizia: chi l’ha diffusa? che tipo di giornale è? l’autorevolezza di un giornale è un indice della veridicità della notizia.
  2. Fare almeno double check: ossia vedere se più di un giornale/testata diffonde la stessa notizia.
  3. Aspettare nel diffondere le notizie di cui non si è certi: regola di buon senso che è sempre meglio esplicitare.

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Marketing Automation per l'Ecommerce

Marketing Automation: definizione, vantaggi e opportunità

Perché adottare strategie di Marketing Automation e da dove partire

Parlare oggi di Marketing Automation vuol dire affrontare uno dei temi più discussi del momento. C’è chi lo ha definito un trend topic dell’anno, c’è chi invece ne parla sottovalutandone ancora le reali potenzialità. Ciò che di sicuro possiamo affermare con certezza è che i tempi sono abbastanza maturi per intraprendere un percorso molto interessante. Partendo dai risultati acquisiti negli ultimi anni, il sentiero che possiamo seguire oggi ci porta fino alle vette più alte del digital marketing da dove osservare cosa c’è all’orizzonte e quali saranno i cambiamenti con i quali ci misureremo nel prossimo futuro. Ma per arrivare sin lassù, il tragitto è meno lineare di quanto si possa immaginare, oltre a nascondere pericolose trappole. Perciò andiamo con ordine e di sicuro raggiungeremo la vetta. INDICE
  1. Cos’è la Marketing Automation
  2. Perché è importante automatizzare i processi
  3. Marketing Automation: da dove partire
  4. Qual è il tool migliore di Marketing Automation
  5. Conclusioni

Cos’è la Marketing Automation?

Come spesso accade, quando ci troviamo a dover definire una novità, a cercarne i confini e ad inquadrarla in un contesto, ci accorgiamo subito che un’innovazione quasi sempre si regge su radici ben ancorate al passato. Un passato del quale oggi raccogliamo i frutti, osservandone la sua continua evoluzione. Parlare di Marketing Automation vuol dire partire dal concetto più ampio di “automazione”, termine usato per la prima volta nel 1952 da John Diebold che in un suo studio condotto all’Università di Harvard presentava dei casi d’uso di sistemi programmabili in ambito economico. Marketing Automation - storia Da allora il termine ha attraversato numerosi settori legati all’ingegneria meccanica, passando dal controllo di sistemi industriali e produttivi, fino ad arrivare all’era dello sviluppo in ambito informatico. Una storia lunga caratterizzata dalla costante ricerca da parte dell’uomo di semplificare processi complessi o faticosi affidandosi alla forza e alla “lucidità” delle macchine. Fatto questo breve viaggio nel passato possiamo quindi evitare la prima trappola. Per la definizione di Marketing Automation è importante non commettere l’errore di confondere gli strumenti con l’ambito, gli attrezzi del mestiere con il metodo. Quella che sembra una precisazione banale ci permetterà più avanti di capire come scegliere un tool di Marketing Automation e per quale obiettivo. Dunque, possiamo affermare che la Marketing Automation è un approccio strategico e operativo in ambito digital grazie al quale abbiamo la possibilità di pianificare, gestire e monitorare flussi automatici di contenuti pubblicati o inviati al verificarsi di determinate condizioni o eventi. Si tratta di una modalità di gestione della digital strategy che ha i suoi strumenti di lavoro più o meno potenti per innescare in modo automatico attività che sarebbe impossibile implementare manualmente. Ridurre la Marketing Automation all’utilizzo di un tool rispetto ad un altro o alla sola email del carrello abbandonato, vuol dire semplificare un ambito con infinite possibilità che vanno a ridefinire l’operatività e il rapporto con gli utenti. Marketing Automation

Perché è importante automatizzare i processi

Adottare strumenti e tecniche di Marketing Automation significa passare ad un livello successivo da diversi punti di vista. Il primo è quello operativo e anche il più semplice da intuire. Automatizzare i processi amplifica in modo esponenziale le possibilità delle tue azioni. Si passa ad esempio da un messaggio per una lista di utenti ad un messaggio per ogni utente. In parole semplici quello che è oggettivamente impossibile, ovvero produrre un contenuto personalizzato per ogni utente che compie un’azione sul tuo sito, diventa possibile. Seconda trappola da evitare: automatizzare non vuol dire lavorare meno. Per quanto l’innovazione tecnologica abbia raggiunto risultati stupefacenti, un cervello artificiale che sostituisce quello umano non esiste ancora. Dobbiamo quindi intendere la Marketing Automation come un upgrade delle nostre possibilità, un livello successivo che va progettato, monitorato e ottimizzato proprio come tutte le attività svolte quotidianamente fino ad oggi. Nessun superpotere o interruttore magico. Un altro aspetto molto importante sul quale la Marketing Automation ha un impatto significativo è legato alla qualità del rapporto con gli utenti. È qui che avviene un importante paradosso. Grazie ad attività automatizzate infatti è possibile costruire un rapporto più “umano” con gli utenti. Quello che può sembrare un metodo che sostituisce l’attività umana, porta proprio al risultato contrario, superando finalmente tutti quei limiti che rendono ancora troppo poco efficaci le comunicazioni di massa inviate ad utenti mai abbastanza profilati. Marketing Automation Terza trappola nella quale è opportuno non cadere: la Marketing Automation non è uno strumento più potente per perseguitare gli utenti in ogni momento della giornata fino allo sfinimento. Come ogni attività e strategia, è fondamentale predisporre un corretto sistema di profilazione che permetta di raccogliere i dati utili a costruire e ad assecondare il profilo dell’utente. Una grande quantità di informazioni molto importanti per interpretare e rispettare in modo sempre più efficace le sue reali manifestazioni di interesse.

Marketing Automation: ecco da dove partire

La possibilità di automatizzare processi operativi e attività di marketing digitale ci permette oggi di distinguere un digital marketing “tradizionale” da quello proiettato verso il futuro. Se solo qualche anno fa i promotori della pubblicità profilata online definivano tradizionali e superate le pubblicità sui cartelloni offline, oggi accade quasi lo stesso. Per quanto sia ancora utile, non è più sufficiente inviare un’email alla lista di chi ti ha fornito un’informazione che è ferma lì da quasi un anno. Il nostro comportamento digitale non è quasi mai perfettamente coerente con le risposte che forniamo nei moduli di iscrizione ad una newsletter. Ed è qui che viene il bello. Predisponendo gli strumenti di Marketing Automation per la raccolta strutturata di dati personali, comportamentali e transazionali sarà il singolo utente a dirci chi è superando ogni ipotesi iniziale. Occorre partire quindi da un cambio di prospettiva della fase di costruzione di una strategia nella quale i dati diventano delle risposte puntuali che generano nuove azioni, come spiega Patrick Singer nei suoi 4 step dell’approccio data-driven. Partire dai dati e dalla loro organizzazione è quindi il primo passo, ponendo la giusta attenzione sulla crescente importanza delle informazioni comportamentali. Attraverso la corretta aggregazione di questi dati sarà possibile costruire percorsi differenti e di gran lunga più efficaci.

Qual è il tool migliore di Marketing Automation

Siamo arrivati dunque alla scelta del tool ideale. Come dicevamo la Marketing Automation è prima di tutto un approccio strategico. Partendo da questa sottile precisazione è possibile valutare gli obiettivi scegliendo gli strumenti più adeguati per raggiungerli. Le caratteristiche che rendono un tool di Marketing Automation più efficace rispetto ad altri sul mercato sono diverse ma ce ne sono due che meritano particolare attenzione. La prima è la capacità di tracciare il comportamento e le azioni degli utenti che visitano il sito. Grazie a questa possibilità non sarà più necessario porre continue domande all’utente per registrare il suo livello di interesse. Sarà lui con la sua attività a darci le indicazioni corrette a partire dalle quali possiamo impostare la nostra attività di marketing strettamente legata alle sue azioni e alle sue “non-azioni”. Una fase che richiede da parte nostra la massima attenzione nell’interpretazione di particolari azioni (es. visita di una determinata pagina con contenuti informativi rispetto ad una pagina di prodotto). La seconda riguarda la possibilità di costruire un processo omnicanale, cioè che permetta di sviluppare una strategia capace di comprendere, interpretare e pianificare customer journey complessi. Poter immaginare e costruire percorsi basati sull’integrazione di più canali che svolgono un’attività coordinata è uno dei vantaggi più importanti che un tool di Marketing Automation efficace. Marketing Automation Tra tutti quelli disponibili sul mercato SALESmanago è sicuramente uno dei tool più affidabili utilizzato da grandi brand come Vodafone, Yves Rocher, DeLonghi, Starbucks Coffee, New Balance, Orange. Uno strumento di lavoro che con un’interfaccia intuitiva permette un livello anche molto complesso di progettazione e di automazione. Un tool con il quale portare l’abituale approccio strategico ad un livello successivo.

Conclusioni

Parlare di Marketing Automation in pochi paragrafi non è affatto sufficiente. Torneremo presto ad affrontare altri temi molto interessanti che offrono importanti spunti di riflessione. Uno fra tutti riguarda l’incontro tra digital marketing e ambiti come l’intelligenza artificiale (AI) e il Machine Learning. Cos’è il marketing predittivo e quali sono le opportunità e le criticità di un approccio così evoluto. Materiale di discussione ce n’è. Alla prossima 😉