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Coronavirus e vendite: come un trending topic influenza il mercato

Il dilagare del COVID19 su social, web, e giornali

Cosa provocherà questa ondata di epidemia a livello di digital marketing?

Da giorni siamo bombardati da notizie e informazioni sul Coronavirus, in un crescendo informativo, alimentato dall’incertezza e da un certo clima isterico a livello nazionale e non solo. Un virus i cui effetti, purtroppo, non sono solo visibili a livello di numero di vittime e contagi, ma anche da un punto di vista di danni economici, sia online che offline.
INDICE

  1. Alcuni effetti immediati
  2. Che cosa sono i trending topics
  3. Coronavirus i numeri del contagio web
  4. Coronavirus, non tutto il male viene per nuocere
  5. Coronavirus e acquisti, quali effetti
  6. Qualche regola di fact-checking per vivere meglio

Alcuni effetti immediati del Coronavirus

coronavirus-effetti-vendite-1In un solo giorno, lunedì 3 febbraio 2020, le banche cinesi hanno bruciato 420 miliardi di dollari, ad esempio, per recuperare solo il 2% grazie ai provvedimenti che sta prendendo il Governo Cinese per redimere gli effetti economici del virus. Il virus ha contagiato anche Piazza Affari, che ha bruciato 30 miliardi, mentre l’indice FTBE scendeva del 5,43%, e le cose non si sono ancora stabilizzate nel complicato scenario bancario.
Ma i danni del COVID19 non si limitano alla finanza e ai malati – che in totale nel mondo sono attualmente circa 82.500 – e si estendono anche al mondo digital e web, con un vero e proprio contagio epidemico. Questo trending topic, che nelle ultime quattro settimane ha prodotto già oltre 15 milioni di tweet, è diventato ormai un vero e proprio elemento da considerare nella propria comunicazione e strategia di marketing.

Prima di addentrarci in una stima di proiezioni di quello che potrà succedere e un’analisi di quello che sta già succedendo per via di questa epidemia, facciamo un piccolo passo indietro.

Che cosa sono i trending topics?

I social network ci permettono di essere interconnessi: con i nostri conoscenti e famigliari vicini e lontani, con le Istituzioni, con le aziende, i brand che seguiamo (o che ci in-seguono). La facilità con cui avviene lo scambio di informazioni ai tempi dei social è impressionante, così come la semplicità con cui un argomento va on flame e un caso si monta in un secondo.
La parola trending topic nasce nell’ambito di Twitter per espandersi a molte altre situazioni. I trending topics sono quei temi (notizie, argomenti, personaggi, ecc.) che diventano popolari nelle conversazioni online – originariamente, appunto su Twitter. Normalmente sono connotati da un hashtag, che viene ritwittato e ripetuto nei post social, aggregando tutte le conversazioni attorno ad un argomento specifico.
coronavirus-effetti-vendite-2I trending topics non hanno regole definite, nel senso che a volte possono bastare anche pochi tweet per scatenare il popolo del web, né basta che ci sia un influencer di mezzo per decretare il successo di un topic, anzi spesso sono le fonti più underground a scalare la classifica ed entrare nella top ten degli hashtag più seguiti e con più contenuti.
Ci sono momenti, chiaramente, in cui alcuni topic si impongono all’attenzione del pubblico, come è il caso del Coronavirus o della Brexit poco tempo fa, anche perché le fonti di informazione tradizionale, come le testate giornalistiche, tendono a seguire ed alimentare i trending topics.
Si genera così un meccanismo in cui da un piccolo numero di persone che parla – sul web – di un certo topic, la notizia si espande a tutti, andando a finire su giornali, radio e tv, intaccando anche quella parte di popolazione che non ne aveva ancora sentito parlare, fino ad arrivare ad essere costantemente “oppressi” da quel topic, che si propaga ovunque, trasversalmente, sempre più amplificato.

Coronavirus: i numeri del contagio web

Il Coronavirus rappresenta una delle prime epidemie completamente seguite sul web a livello mondiale. Aggiornamenti quasi minuto per minuto, mappe interattive del contagio, centinaia di articoli scritti sul web, questa epidemia sta prendendo i tratti di una vera e propria “info-demia“, come l’ha già soprannominata qualche giornalista.
I numeri confermano la prepotenza del contagio web:

  • 550 K di ricerche mensili per la keyword coronavirus
  • 1600 il numero delle ricerche mensili per la keyword contagio coronavirus

Per darvi un’idea, le ricerche mensili su Google generate dalla keyword Sars erano 27.100.

Per quanto riguarda invece i social abbiamo su Twitter

  • 61,3 K tweets per #COVID2019
  • 349 K tweets per #COVID-19
  • 65 K per #CoronaVirusUpdates

mentre su Instagram al momento ci sono 751 K post taggati con #coronavirus e centinaia di profili aperti (con nomi come Coronaviruss, corona virus, ecc. ecc.) che fanno buzz sull’argomento.

Coronavirus: non tutto il male viene per nuocere

I social ci stanno consentendo di avere un pensiero e processi decisionali collettivi”, dice Crystal Watson, ricercatore senior e professore sempre del Johns Hopkins Center for Health Security, in un’intervista al Time. “Nelle epidemie degli anni scorsi, prima dell’avvento dei social media, dovevamo aspettare una pubblicazione su un giornale accademico per conoscere lo stato di avanzamento delle ricerche individuali e capire cosa stava accadendo. Adesso la condivisione delle informazioni tra esperti è molto più veloce e facilitata”.
coronavirus-effetti-vendite-4La sinergia tra comunicazione e informazioni si sta avvalendo della tecnologia web per migliorare la conoscenza della malattia e la sua evoluzione. Tramite Twitter, Skype, Whatsapp e bioRxiv, un sito in cui gli scienziati caricano i propri articoli in attesa della revisione pubblica, la comunicazione tra scienziati, biologi, ricercatori e medici di tutto il mondo procede molto velocemente, sostituendosi quasi a riviste e pubblicazioni scientifiche, permettendo loro di fare un brainstorming da remoto sull’ancora semi-sconosciuto Coronavirus.
Il Centro europeo per il controllo e la prevenzione delle malattie (EDCD) quotidianamente twitta un’infografica che riepiloga i dati accertati sulla situazione (ecco i dati elaborati), e così anche l’OMS che fornisce sia un rapporto sui numeri effettivi del contagio ma anche un quadro dei rumors sull’epidemia del Coronavirus.

E per quanto riguarda gli acquisti?
Coronavirus e conseguenze economiche

Se il Coronavirus ha già impattato pesantemente su Banche e Finanza, anche altri settori sono stati colpiti negativamente dalla malattia.
Uno dei primi settori  a essere sfavorito dal Coronavirus è quello dell’automotive: diversi gruppi hanno fermato la produzione nelle fabbriche cinesi, e case come Hyundai e Toyota non stanno ricevendo le componentistiche necessarie a per la produzione di alcuni modelli.
Idem dicasi per il comparto degli Smartphone: ricordiamo che gran parte della produzione è situata in Oriente, in Cina, tra cui proprio gli iPhone.

I danni per il turismo in Italia

Per l’Italia, il danno si sente già in alcuni settori. L’economia di lusso ha subito una bella battuta d’arresto, poiché oltre il 28% egli acquisti in questo settore vengono fatti proprio da cittadini cinesi, i quali spendono anche in media 1500 euro a testa.
Ma ancora più grave la situazione per il turismo in Italia.
Il 2020 doveva essere l’anno del turismo cinese in Italia, con l’attesa di ben 4 milioni di turisti cinesi nel paese. A questo, si aggiunge l’isteria generalizzata che ha portato passeggeri e compagnie a cancellare viaggi e voli. Circa 50 mila viaggiatori hanno cancellato una prenotazione di viaggio e migliaia annullano i preventivi, dichiara Assoviaggi Confesercenti.
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Le agenzie segnalano il 20,3% di cancellazioni per la Cina e il 32% verso il resto dell’Asia. A questi numeri si aggiunge una quota di persone che ha richiesto l’annullamento del viaggio in Europa e fuori (America, Africa… ).
Alcune compagnie di volo, come British Airways, ha sospeso i voli da/per Milano fino a Marzo, e disguidi di vario tipo ci sono stati anche lato collegamento ferroviario, con la Svizzera che ha bloccato per alcune ore i treni per l’Italia e la giornata di lunedì 24 Febbraio 2020 che ha registrato un generale ritardo su tutte le linee ferroviarie italiane.
Italo e Trenitalia, infatti, hanno predisposto rimborsi e indennizzi per i viaggiatori.

Cosa succede negli acquisti online per via del COVID19

La flessione si registra ovviamente anche a livello web, dove il dilagare delle notizie, vere o presunte tali, corre decisamente veloce come e più del virus stesso.
Il numero di articoli, di domande e conversations su “è pericoloso comprare pacchi dalla Cina?” è impressionante. Molti si sono domandati se usare i celebri Ecommerce cinesi, come Wish o AliExpress, significasse aumentare i rischi del contagio.

Una questione talmente pressante che il Centers for Disease Control and Prevention è intervenuto per fugare ogni dubbio, in un nota di approfondimento ufficiale relativo alla malattia:
La famiglia dei Coronavirus, da cui deriva il 2019-nCoV, è ancora oggetto di indagine scientifica e molto c’è ancora da sapere su come si diffonda. I casi precedenti di Coronavirus, responsabili di infezioni molto gravi che hanno colpito persone come la MERS e la SARS, vedevano entrambe la loro origine nei pipistrelli (sebbene il nuovo Coronavirus sia più vicino alla SARS che alla MERS).
Al momento è difficile capire se questo virus si comporterà come fecero in passato la SARS e la MERS, ma è possibile fare riferimento a questi per orientarci su eventuali dubbi. I Coronavirus difficilmente riescono a sopravvivere sulle superfici e di conseguenza il rischio di diffusione tramite prodotti e imballaggi che solitamente vengono spediti per giorni e settimane a temperatura ambiente è molto basso.

Una risposta precisa e chiara, che però non ha impedito ai più prudenti di evitare gli acquisti online con origine cinese. Né di creare qualche disagio al gigante Amazon: per alcuni giorni sono stati sospesi i servizi di Amazon Prime Now a Milano e Torino: troppe richieste in troppo poco tempo, a quanto pare. La corsa ai rifornimenti, che si è verificata in moltissimi ipermercati del Nord Italia, si è riversata anche sul web, con risultati altrettanto negativi.

Qualche regola di fact checking per vivere meglio

Mentre la situazione sembra leggermente migliorare (oggi è il primo giorno in cui le vittime a livello mondiale non sono cresciute rispetto al giorno precedente), possiamo trarre una breve conclusione da questa vicenda.
La più immediata riguarda la verifica delle informazioni di cui si viene a conoscenza. Alcune regole di fact checking possono aiutare nel discernere vero da verificabile:

  1. Controllare la fonte della notizia: chi l’ha diffusa? che tipo di giornale è? l’autorevolezza di un giornale è un indice della veridicità della notizia.
  2. Fare almeno double check: ossia vedere se più di un giornale/testata diffonde la stessa notizia.
  3. Aspettare nel diffondere le notizie di cui non si è certi: regola di buon senso che è sempre meglio esplicitare.

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Marketing Automation per l'Ecommerce

Marketing Automation: definizione, vantaggi e opportunità

Perché adottare strategie di Marketing Automation e da dove partire

Parlare oggi di Marketing Automation vuol dire affrontare uno dei temi più discussi del momento. C’è chi lo ha definito un trend topic dell’anno, c’è chi invece ne parla sottovalutandone ancora le reali potenzialità. Ciò che di sicuro possiamo affermare con certezza è che i tempi sono abbastanza maturi per intraprendere un percorso molto interessante. Partendo dai risultati acquisiti negli ultimi anni, il sentiero che possiamo seguire oggi ci porta fino alle vette più alte del digital marketing da dove osservare cosa c’è all’orizzonte e quali saranno i cambiamenti con i quali ci misureremo nel prossimo futuro. Ma per arrivare sin lassù, il tragitto è meno lineare di quanto si possa immaginare, oltre a nascondere pericolose trappole. Perciò andiamo con ordine e di sicuro raggiungeremo la vetta. INDICE
  1. Cos’è la Marketing Automation
  2. Perché è importante automatizzare i processi
  3. Marketing Automation: da dove partire
  4. Qual è il tool migliore di Marketing Automation
  5. Conclusioni

Cos’è la Marketing Automation?

Come spesso accade, quando ci troviamo a dover definire una novità, a cercarne i confini e ad inquadrarla in un contesto, ci accorgiamo subito che un’innovazione quasi sempre si regge su radici ben ancorate al passato. Un passato del quale oggi raccogliamo i frutti, osservandone la sua continua evoluzione. Parlare di Marketing Automation vuol dire partire dal concetto più ampio di “automazione”, termine usato per la prima volta nel 1952 da John Diebold che in un suo studio condotto all’Università di Harvard presentava dei casi d’uso di sistemi programmabili in ambito economico. Marketing Automation - storia Da allora il termine ha attraversato numerosi settori legati all’ingegneria meccanica, passando dal controllo di sistemi industriali e produttivi, fino ad arrivare all’era dello sviluppo in ambito informatico. Una storia lunga caratterizzata dalla costante ricerca da parte dell’uomo di semplificare processi complessi o faticosi affidandosi alla forza e alla “lucidità” delle macchine. Fatto questo breve viaggio nel passato possiamo quindi evitare la prima trappola. Per la definizione di Marketing Automation è importante non commettere l’errore di confondere gli strumenti con l’ambito, gli attrezzi del mestiere con il metodo. Quella che sembra una precisazione banale ci permetterà più avanti di capire come scegliere un tool di Marketing Automation e per quale obiettivo. Dunque, possiamo affermare che la Marketing Automation è un approccio strategico e operativo in ambito digital grazie al quale abbiamo la possibilità di pianificare, gestire e monitorare flussi automatici di contenuti pubblicati o inviati al verificarsi di determinate condizioni o eventi. Si tratta di una modalità di gestione della digital strategy che ha i suoi strumenti di lavoro più o meno potenti per innescare in modo automatico attività che sarebbe impossibile implementare manualmente. Ridurre la Marketing Automation all’utilizzo di un tool rispetto ad un altro o alla sola email del carrello abbandonato, vuol dire semplificare un ambito con infinite possibilità che vanno a ridefinire l’operatività e il rapporto con gli utenti. Marketing Automation

Perché è importante automatizzare i processi

Adottare strumenti e tecniche di Marketing Automation significa passare ad un livello successivo da diversi punti di vista. Il primo è quello operativo e anche il più semplice da intuire. Automatizzare i processi amplifica in modo esponenziale le possibilità delle tue azioni. Si passa ad esempio da un messaggio per una lista di utenti ad un messaggio per ogni utente. In parole semplici quello che è oggettivamente impossibile, ovvero produrre un contenuto personalizzato per ogni utente che compie un’azione sul tuo sito, diventa possibile. Seconda trappola da evitare: automatizzare non vuol dire lavorare meno. Per quanto l’innovazione tecnologica abbia raggiunto risultati stupefacenti, un cervello artificiale che sostituisce quello umano non esiste ancora. Dobbiamo quindi intendere la Marketing Automation come un upgrade delle nostre possibilità, un livello successivo che va progettato, monitorato e ottimizzato proprio come tutte le attività svolte quotidianamente fino ad oggi. Nessun superpotere o interruttore magico. Un altro aspetto molto importante sul quale la Marketing Automation ha un impatto significativo è legato alla qualità del rapporto con gli utenti. È qui che avviene un importante paradosso. Grazie ad attività automatizzate infatti è possibile costruire un rapporto più “umano” con gli utenti. Quello che può sembrare un metodo che sostituisce l’attività umana, porta proprio al risultato contrario, superando finalmente tutti quei limiti che rendono ancora troppo poco efficaci le comunicazioni di massa inviate ad utenti mai abbastanza profilati. Marketing Automation Terza trappola nella quale è opportuno non cadere: la Marketing Automation non è uno strumento più potente per perseguitare gli utenti in ogni momento della giornata fino allo sfinimento. Come ogni attività e strategia, è fondamentale predisporre un corretto sistema di profilazione che permetta di raccogliere i dati utili a costruire e ad assecondare il profilo dell’utente. Una grande quantità di informazioni molto importanti per interpretare e rispettare in modo sempre più efficace le sue reali manifestazioni di interesse.

Marketing Automation: ecco da dove partire

La possibilità di automatizzare processi operativi e attività di marketing digitale ci permette oggi di distinguere un digital marketing “tradizionale” da quello proiettato verso il futuro. Se solo qualche anno fa i promotori della pubblicità profilata online definivano tradizionali e superate le pubblicità sui cartelloni offline, oggi accade quasi lo stesso. Per quanto sia ancora utile, non è più sufficiente inviare un’email alla lista di chi ti ha fornito un’informazione che è ferma lì da quasi un anno. Il nostro comportamento digitale non è quasi mai perfettamente coerente con le risposte che forniamo nei moduli di iscrizione ad una newsletter. Ed è qui che viene il bello. Predisponendo gli strumenti di Marketing Automation per la raccolta strutturata di dati personali, comportamentali e transazionali sarà il singolo utente a dirci chi è superando ogni ipotesi iniziale. Occorre partire quindi da un cambio di prospettiva della fase di costruzione di una strategia nella quale i dati diventano delle risposte puntuali che generano nuove azioni, come spiega Patrick Singer nei suoi 4 step dell’approccio data-driven. Partire dai dati e dalla loro organizzazione è quindi il primo passo, ponendo la giusta attenzione sulla crescente importanza delle informazioni comportamentali. Attraverso la corretta aggregazione di questi dati sarà possibile costruire percorsi differenti e di gran lunga più efficaci.

Qual è il tool migliore di Marketing Automation

Siamo arrivati dunque alla scelta del tool ideale. Come dicevamo la Marketing Automation è prima di tutto un approccio strategico. Partendo da questa sottile precisazione è possibile valutare gli obiettivi scegliendo gli strumenti più adeguati per raggiungerli. Le caratteristiche che rendono un tool di Marketing Automation più efficace rispetto ad altri sul mercato sono diverse ma ce ne sono due che meritano particolare attenzione. La prima è la capacità di tracciare il comportamento e le azioni degli utenti che visitano il sito. Grazie a questa possibilità non sarà più necessario porre continue domande all’utente per registrare il suo livello di interesse. Sarà lui con la sua attività a darci le indicazioni corrette a partire dalle quali possiamo impostare la nostra attività di marketing strettamente legata alle sue azioni e alle sue “non-azioni”. Una fase che richiede da parte nostra la massima attenzione nell’interpretazione di particolari azioni (es. visita di una determinata pagina con contenuti informativi rispetto ad una pagina di prodotto). La seconda riguarda la possibilità di costruire un processo omnicanale, cioè che permetta di sviluppare una strategia capace di comprendere, interpretare e pianificare customer journey complessi. Poter immaginare e costruire percorsi basati sull’integrazione di più canali che svolgono un’attività coordinata è uno dei vantaggi più importanti che un tool di Marketing Automation efficace. Marketing Automation Tra tutti quelli disponibili sul mercato SALESmanago è sicuramente uno dei tool più affidabili utilizzato da grandi brand come Vodafone, Yves Rocher, DeLonghi, Starbucks Coffee, New Balance, Orange. Uno strumento di lavoro che con un’interfaccia intuitiva permette un livello anche molto complesso di progettazione e di automazione. Un tool con il quale portare l’abituale approccio strategico ad un livello successivo.

Conclusioni

Parlare di Marketing Automation in pochi paragrafi non è affatto sufficiente. Torneremo presto ad affrontare altri temi molto interessanti che offrono importanti spunti di riflessione. Uno fra tutti riguarda l’incontro tra digital marketing e ambiti come l’intelligenza artificiale (AI) e il Machine Learning. Cos’è il marketing predittivo e quali sono le opportunità e le criticità di un approccio così evoluto. Materiale di discussione ce n’è. Alla prossima 😉
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Socialware diventa parte del Gruppo Finlogic

Siamo lieti di annunciare che l’8 gennaio 2020 abbiamo siglato l’accordo vincolante con Finlogic Spa, consolidato gruppo del settore dell’IT con soluzioni per la codifica e identificazione automatica dei prodotti.
Dopo 10 anni di esperienza, in cui ci siamo specializzati principalmente nelle strategie per la crescita e sviluppo degli e-commerce e nel marketing digitale, Socialware entra in un gruppo quotato in borsa, mantenendo ben salda la sua identità.

I dettagli dell’acquisizione con Finlogic Spa

L’acquisizione è al 51% da parte di Finlogic e si rivela strategica per il gruppo, che ora sbarca nel mercato dei servizi digitali grazie al know-how di Socialware.
A conferma, le parole del CEO di Finlogic Dino Natale: “Siamo molto entusiasti per questa acquisizione che ci consentirà di inglobare nuovi servizi di marketing utili a valorizzare il gruppo Finlogic, incrementare l’attività di lead generation e quindi, di conseguenza, generare ricavi tramite nuova clientela, nonché permettere di vendere questi servizi ai nostri stessi clienti”.
Con questa acquisizione Socialware entra in una nuova decade di successi, con la solidità e l’affidabilità del Gruppo Finlogic, che permetterà di sperimentare nuovi tool e strategie innovative sui progetti di digital marketing.
Anche Francesco Antonacci, founder di Socialware, dichiara: “Entrare in Finlogic è una grande opportunità di sviluppo per Socialware. Daremo un importante supporto a tutte le aziende del Gruppo Finlogic per far diventare il web un canale strategico per il loro business. D’altra parte avremo la possibilità di aumentare la qualità dei nostri servizi e avere una presenza più importante su tutto il territorio italiano. Il mercato delle Web agency oggi è molto frammentato con questa operazione vogliamo dare un ulteriore segnale di affidabilità e qualità del nostro lavoro“.

Da 10 anni al servizio di aziende e brand in chiave digital

Nata dieci anni fa a Bari siamo stati tra le prime agenzie in Italia a dedicarsi a pieno regime al mondo dell’Ecommerce.
Francesco Antonacci, socio fondatore, è anche autore della casa editrice Hoepli per cui ha già scritto 3 libri in materia di Web Marketing e Ecommerce. Nel 2018 Socialware ha registrato ricavi delle vendite pari a 300 mila Euro, un EBITDA pari a 90 mila Euro e una PFN di 136 mila Euro (Cassa).
Certificata come Google Partner, Socialware è specializzata nella gestione di progetti di Digital marketing con particolare focus su: campagne pubblicitarie sul web, SEO, Web Analytics, Email marketing, Social media marketing e ogni altra attività ad esse legate.

La volontà che ci muove è sempre stata quella di ricercare nuove strade: questo upgrade strutturale rappresenta per noi il culmine e la possibilità di sperimentare ulteriormente, sempre con l’intenzione di raggiungere grandiosi risultati per i nostri partner e clienti.

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Blog aziendale, perchè è utile per l’Ecommerce?

Vendere con il blog aziendale è possibile?

Nell’ottica di una strategia di inbound marketing, il blog aziendale è un potente canale per farsi trovare dai clienti, intercettarli e aumentare la visibilità della tua azienda sul web. Esattamente come fanno i social media e l’e-mail, anche il blog aiuta a sostenere la crescita aziendale, in primis in termini di Brand Awareness e Brand Reputation e si rivela importante per trasformare un utente che non conosce la il tuo brand in un tuo cliente. Infatti il blog aziendale si trova all’inizio del “percorso” dell’utente, in cui quest’ultimo è ancora lontano dal concetto di acquisto e non è in cerca di schede del prodotto, pagine di categorie, richieste di preventivi, fasi che rappresentano, invece, il punto d’arrivo di chi sta per acquistare.

Il blog è uno strumento non strettamente commerciale per aumentare la tua visibilità online

Quali sono gli obiettivi e vantaggi di un blog aziendale?

Il blog non è un “passatempo” per i clienti, ma ha ben altri obiettivi. Partendo da un accurato lavoro di scrittura e di ottimizzazione SEO e dalla ricerca e analisi delle keyword “informative” potrai intercettare il tuo target, coinvolgendolo con guide, consigli, approfondimenti su tematiche relative al tuo brand. Vediamo nello specifico quali sono gli obiettivi di un blog aziendale e, nello stesso tempo, i suoi vantaggi per capire come si trasforma un visitatore, intercettato nel momento del bisogno, in un cliente.

1. Imporsi come fonte autorevole nel web

Il primo obiettivo di un blog aziendale è quello di imporsi nel web come fonte autorevole e risorsa attendibile su informazioni nel proprio settore di riferimento, relativamente ai prodotti o ai servizi forniti. “Content is king” è ancora la parola d’ordine pronunciata dai più esperti marketer aziendali, verissimo in questo caso. Un blog aziendale che risponde alle domande più frequenti poste dai clienti, contiene informazioni utili per loro, ti aiuterà a stabilire la tua autorità. Un blog può risultare educativo, informativo, chiarire il funzionamento di un prodotto o un servizio, intrattenere, approfondire una tematica che non sia strettamente collegata all’utilizzo commerciale del sito. Se i potenziali clienti trovano risposte alle loro domande comuni tramite post di blog scritti da persone esperte del settore è molto più probabile che ti riconoscano come brand autorevole ed entrino, in seguito, nel processo di vendita perché ciò che hai da offrire è più completo di una “fredda” relazione tra acquirente e venditore. In parole povere, con il tuo blog aziendale potrai conquistare la sua fiducia.

2. Indirizzare il traffico verso il tuo sito web

Come possono i tuoi clienti raggiungerti pur non conoscendoti? Gli annunci su Google sono un valido strumento, ma costoso. Lo stesso vale per i social media: Facebook, come è noto, richiede un certo investimento nelle campagne di advertising, se pur utili e necessarie. Ogni volta che scrivi un nuovo post sul blog, aggiungi un’altra pagina indicizzata sul tuo sito web, un’altra opportunità di comparire nei motori di ricerca e indirizzare il traffico mediante ricerca organica. Ma non è tutto, perchè il blog ti aiuta anche a essere presente e interessante anche sui social media: il post può essere condiviso sulle tue pagine Social, anche dai follower: Facebook, Instagram, Twitter, Pinterest ti aiutano a mostrare la tua attività a un nuovo pubblico che potrebbe non conoscerti ancora. In altre parole i contenuti del blog aiutano anche a mantenere attiva la tua presenza sui social media. Quindi ti aiuta a indirizzare nuovo traffico sul tuo sito Web, lavorando a stretto contatto con i motori di ricerca e i social media per farlo

3. Convertire il traffico acquisito in lead

Incrementando il traffico al tuo sito web attraverso il blog, puoi sfruttare l’opportunità di convertire questi utenti in lead. Da una parte un nuovo post di blog è una nuova pagina indicizzata, dall’altra è un’occasione per condividere contenuti interessanti sui social, dall’altra, ma è anche un modo per acquisire nuovi contatti. Come? Tramite una call to action, un invito all’azione che permette di
  • accedere alle pagine informative
  • compilare un form per l’iscrizione alla newsletter
  • scaricare white paper o guide gratuie
  • accedere alla pagina del prodotto o del servizio fornito

Blog aziendale, esempi di successo

Da dove cominciare per portare un blog aziendale al successo?

Sicuramente dallo studio di un piano editoriale costruito sulla base delle esigenze informative del tuo target, e quindi su contenuti che risponderanno alle loro domande generiche. Quello che dovrai chiederti è: cosa cercano i tuoi potenziali clienti? Di quali informazioni hanno bisogno? Contestualmente sarà necessario uno studio delle keyword informative e delle ricerche effettuate dai tuoi utenti. In altre parole sapendo cosa cerca il tuo target potrai studiare un piano adeguato.

Quali sono gli errori da evitare?

  • Essere “commerciali” nella scrittura, parlando solo dei prodotti o dei servizi. L’obiettivo principale del blog non è vendere, ma informare.
  • Pubblicare una tantum: se non hai tempo, o un team, da dedicare al tuo blog aziendale, meglio chiuderlo. Il blog è la voce della tua azienda, ma è fondamentale essere costanti.
Anche aziende medio-piccole sono riuscite ad acquisire visibilità attraverso il proprio blog.

Gruppo San Marco, da Ecommerce di piscine a guida informativa

Gruppo San Marco, è un Ecommerce specializzato nella vendita di piscine fuori terra e interrate, stufe a pellet, arredo bagno e arredo giardin. Grazie a un piano editoriale studiato ad hoc riesce a fornire agli utenti risposte alle domande più frequenti degli utenti offrendo consigli sulla manutenzione stagionale della piscina, sull’utilizzo dei prodotti chimici adeguati, consigli per gli acquisti degli accessori, ma anche guide per l’installazione delle piscine, e inoltre approfondimenti sulle funzionalità dei componenti di una stufa a pellet, consigli per la pulizia. Il tutto corredato da video di approfondimento. blog san marco

ABITAREarreda, non solo Ecommerce di arredamento ma vero e proprio manuale di stili e tendenze

ABITAREarreda è un sito e-commerce di arredamento basato sul concetto di design Made in Italy. Grazie al suo blog aziendale a fornire agli utenti idee, consigli, ispirazioni per arredare casa nel modo giusto. Il piano editoriale è basato su guide di design e si avvale anche della collaborazione di blogger e Instagram Influencer del settore. Schermata 2019-08-09 alle 11.21.29

No Problem Flights, non solo servizio di rimborso volo ma anche consigli di viaggio

Questo progetto, basato sul servizio di rimborso volo cancellato o in ritardo, grazie al blog aziendale riesce a posizionarsi su tematiche strettamente connesse al viaggio in aereo o alle compagnie aeree, rispondendo in particolare a dubbi e interrogativi dei passeggeri. Il blog editoriale offre sia soluzioni operative per la prenotazione di un volo o per la preparazione ad un viaggio, sia soluzioni per affrontare un viaggio senza incorrere in spiacevoli disagi. Schermata 2019-08-09 alle 11.10.14 E il tuo Ecommerce è già ben avviato sulla sezione news e blog? Quali sono le tue le tue opinioni sui blog aziendali? Se sei appena agli inizi o non sai come migliorare il tuo blog, contattaci per saperne di più!
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Indicizzazione mobile-first: le novità di Search Console

Cos’è l’indicizzazione mobile-first?

Mobile vs Desktop: il sorpasso è ufficialmente avvenuto

Ormai non è più una novità già da tempo. Affermare che il traffico da Mobile ha superato quello da Desktop è ormai non solo un trend ma un dato netto che nessun marketer può più trascurare. Stando al Kpi Report 2019 di Wolfgang Digital il 53% del traffico proviene da smartphone e il dato aumenta di 10 punti percentuale se includiamo i tablet. Si tratta quindi di una tendenza stabile che, soprattutto nel 2018, ha portato all’introduzione di importanti cambiamenti in diversi ambiti, uno fra tutti l’indicizzazione. Ma andiamo con ordine. Prima di capire come Google ha risposto alla chiara mutazione del comportamento degli utenti durante gli ultimi due anni, vediamo insieme cos’è l’indicizzazione mobile-first e come cambiano i parametri di valutazione e gli strumenti di classificazione e analisi. INDICE
  1. Cos’è l’indicizzazione mobile-first?
  2. Le novità di Google Search Console
  3. Best practice per l’indicizzazione mobile-first
  4. Conclusioni

Cos’è l’indicizzazione mobile-first?

Il report di Wolfgang Digital ci offre un altro spunto di riflessione interessante. Se il traffico da Mobile ha superato da tempo quello da Desktop, non si può affermare lo stesso se prendiamo in considerazione le conversioni in base al dispositivo utilizzato. Infatti, seppur in crescita rispetto all’anno precedente, le conversioni da Desktop rappresentano ancora il 56% del totale. Gli utenti sono ad oggi sempre più predisposti alla navigazione da mobile ma continuano a convertire da desktop. Proprio per questo motivo, negli ultimi anni è diventato sempre più importante prestare attenzione all’organizzazione dei contenuti dei siti web per mobile. Due i motivi principali: da un lato l’esigenza di migliorare la mobile user experience, dall’altro adeguare i contenuti al nuovo algoritmo e ai nuovi fattori di ranking di Google che premiano le versioni mobile. Ma cosa vuol dire indicizzazione mobile-first? Rispondere a questa domanda è più semplice di quanto si possa immaginare. Non si tratta di un processo differente da quello adottato fino ad ora da Big G. Il meccanismo è sempre lo stesso: GoogleBot legge e scansiona una pagina, rileva e memorizza tutte le informazioni relative al contenuto nel suo indice e successivamente stabilisce il ranking, ovvero la valutazione che insieme ad altri fattori contribuirà al posizionamento di quella pagina in base ad una determinata query. Fin qui nulla di nuovo ma quali sono gli “altri fattori” che incidono sulla tipologia di indicizzazione? Uno fra tutti: il dispositivo. Ed è qui che il processo di “catalogazione” al quale eravamo abituati subisce un cambiamento tanto impercettibile quanto sostanziale. Mobile Users Nell’indicizzazione mobile-first Google preferisce di default leggere e memorizzare i contenuti nella loro versione mobile anziché quelli nella versione desktop. Chiariamo subito un facile equivoco, Google non manterrà un indice separato per siti in versione mobile ma al contrario indicizzerà direttamente i contenuti che trova nella versione mobile di un determinato sito web. Si tratta dunque di un cambiamento che sarà indolore per tutti quei siti, la maggior parte, nei quali le versioni mobile e desktop corrispondono perché i contenuti sono identici e organizzati con un design responsive che soddisfa pienamente la tendenza degli utenti e i nuovi algoritmi. La faccenda si complica per tutti quei siti che ad oggi presentano ancora contenuti o URL differenti nelle due versioni. In questi casi infatti Google favorirà i contenuti ottimizzati per i dispositivi mobili sostituendoli alla versione desktop. Un problema non di poco conto se a non essere indicizzati sono proprio quei contenuti importanti per il ranking presenti nella versione desktop e mancanti in quella mobile. In questo caso quindi la pagina esaminata potrebbe registrare una importante perdita di posizionamento. Ma come facciamo a sapere se Google sta indicizzando il nostro sito prendendo in considerazione la sua versione mobile? Vediamolo subito.

Le novità di Google Search Console

Ogni cambiamento delle abitudini degli utenti determina inevitabilmente una mutazione parallela degli strumenti di lavoro, soprattutto per tutto ciò che riguarda l’analisi dei dati. È proprio quando questi strumenti implementano delle novità che il cambiamento diventa reale e non più una semplice tendenza o previsione. È così gli aggiornamenti annunciati il 26 giugno 2019 da Google su Search Console anticipano di qualche giorno quello che rappresenta un concreto punto di svolta nel rapporto tra Desktop e Mobile. A partire dal 1° luglio infatti “l’indicizzazione con priorità ai contenuti per dispositivi mobili sarà attiva per impostazione predefinita per tutti i nuovi siti web (nuovi sul Web o prima non noti alla Ricerca Google)”, come si legge nell’aggiornamento della guida sull’indicizzazione di Google con priorità per i contenuti per dispositivi mobili. Da qualche giorno infatti accedendo a Google Search Console è molto facile visualizzare una notifica che comunica se il sito analizzato viene indicizzato principalmente in base al contenuto per dispositivi mobili. La notifica in basso a destra della schermata mostra anche da quando il sito è stato spostato sull’indicizzazione mobile-first, un’informazione che prima non era disponibile nonostante questo passaggio fosse già stato fatto da molto tempo. Nuova notifica Google Search Console Inoltre, grazie a queste novità è possibile identificare quale crawler (Googlebot Smartphone o Googlebot Desktop) agisce sul tuo sito. Questa informazione è indicata nella pagina “Impostazioni” di Search Console. Crawler Google Search Console

Best practice per l’indicizzazione mobile-first

Per evitare perdita di posizionamento e andare incontro a questi piccoli ma importanti cambiamenti introdotti dall’indicizzazione mobile-first, è necessario adottare alcuni accorgimenti. Ne elenchiamo alcuni tra i più immediati:
    • contenuti mobile e desktop: entrambe le versioni del sito devono avere gli stessi contenuti. Oltre al testo, anche immagini (compresi Tag Alt) e video per una corretta scansione.
  • metadati: anche meta title e meta description della versione desktop devono essere presenti e corrispondere a quelli della versione mobile.
  • controllare le due versioni su Search Console: al passaggio di Google all’indicizzazione con priorità verso i contenuti per dispositivi mobili è possibile riscontrare uno spostamento di dati. Si tratterebbe di un indicatore importante per pensare a specifici interventi di ottimizzazione.

Conclusioni

Come abbiamo potuto apprendere, gli utenti pur essendo ancora timidi nella conversione da mobile, preferiscono navigare e accedere a contenuti di diversa tipologia da dispositivi mobili. Quella che fino a qualche anno fa era solo una previsione ora è una realtà sulla quale basare l’intera architettura di un sito web e dei contenuti. Che si tratti di un sito informativo o di un Ecommerce, dal 1° luglio 2019 tralasciare l’ottimizzazione dei contenuti nelle versioni mobile potrebbe rivelarsi un errore che non è mai stato cosi grave. Alla prossima!
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Voice Search: come cambia la SEO

Cos’è la Voice Search?

Come e cosa cambia nella SEO del futuro

Capire come gli utenti cercano contenuti e soprattutto cosa cercano utilizzando nuovi strumenti e con nuove abitudini. Oggi parliamo di Voice Search e di cosa cambia nello scenario SEO con la diffusione di nuove modalità di ricerca. INDICE
  1. Cos’è la Voice Search?
  2. Come cambierà la SEO nei prossimi anni
  3. Best practice per una Vocal SEO efficace
  4. Conclusioni

Cos’è la Voice Search?

Da sempre i comportamenti dell’uomo sono condizionati e spesso determinati dei mezzi utilizzati per veicolare, cercare o produrre contenuti di vario genere. Che si tratti della ricerca di un’informazione, o delle modalità di interazione e relazione con la comunità/community, gli strumenti utilizzati non sono mai neutri e influenzano non solo i messaggi ma anche i gesti e i tempi della comunicazione. A tutto questo si aggiunge il cambiamento degli stili di vita e della quotidianità. Senza spostarci sul piano antropologico e senza citare McLuhan un dato è certo: le nuove tecnologie influiscono inevitabilmente sul linguaggio. Osservare come cambia il linguaggio in relazione agli strumenti disponibili è una delle tante buone pratiche che un SEO attento deve sviluppare con una certa costanza e dedizione. Query che qualche anno fa avevano un significato oggi ne hanno un altro, fanno riferimento a contenuti nuovi e soprattutto a risultati di ricerca diversi. Questo discorso molto ampio e interessante si regge su un grande ambito altrettanto avvincente che riguarda l’interazione uomo-macchina. Da un lato ci siamo noi che, superati i primi decenni di imbarazzo e diffidenza, oggi comunichiamo con i dispositivi con una naturalezza che migliora giorno dopo giorno, dall’altro ci sono algoritmi che interpretano questa umanizzazione del linguaggio per offrire i risultati migliori e soddisfare le aspettative di questi nuovi utenti spigliati. In parole povere, se solo qualche anno fa pronunciare in pubblico frasi come “Ehi, Google” o “Ehi, Siri” avrebbe destato ilarità o preoccupazione, oggi il motore di ricerca ha cambiato faccia, anzi per essere più precisi, oggi il motore di ricerca ha una faccia con la fisionomia di un amico o di un’amica ai quali chiedere qualsiasi cosa e con un linguaggio colloquiale. Questa è la Voice Search: la possibilità di effettuare una ricerca online senza digitare o scrollare ma con il solo utilizzo della propria voce. Basta fare una domanda parlando nel microfono o “chiamando” il tuo assistente per ricevere subito le risposte migliori, “la” migliore nel caso degli smartspeaker come Google Home e Amazon Echo. Ma cosa vuol dire in termini SEO tutto questo? Vediamolo subito. Vocal SEO

Come cambierà la SEO nei prossimi anni

Il cambiamento delle abitudini di ricerca, l’utilizzo di un linguaggio sempre più naturale e l’evoluzione degli algoritmi sono i tre elementi alla base di una metamorfosi ancora lenta ma destinata a crescere nei prossimi anni. Ricerche come “ingredienti pesto”, “offerte smartphone”, “pasticceria Bari” o “tavolo soggiorno” potrebbero diventare nell’ordine “con quali ingredienti preparo il pesto”, “quali smartphone ci sono in offerta al momento”, “dove trovo una pasticceria a Bari“ o “quale tavolo scegliere per il soggiorno”. Niente paura. Quello di cui parliamo non è una minaccia e chi si occupa di SEO non verrà svegliato nel cuore della notte dai suoi clienti per stravolgere l’ottimizzazione di blog e descrizioni di categoria. I tempi non sono ancora maturi per considerare questa trasformazione un fenomeno di massa ma di sicuro è una tendenza che inizia a manifestarsi in modo più evidente. Quelle che fino a qualche anno fa erano keyword di coda “troppo” lunga perché composte “addirittura” da più di cinque parole, oggi potrebbero rivelarsi interessanti proprio perché diventa sempre più semplice pronunciare ricerche “complesse” che digitare una query, anche di “soli” tre termini. Anche se la Voice Search è una realtà ormai possibile da qualche anno, oggi è molto importante aggiungere alla check list della SEO strategy alcuni elementi che nel tempo potrebbero rivelarsi utili con risultati positivi sul posizionamento. Nulla di innovativo o che un buon SEO non abbia mai fatto ma quelle che prima potevano essere azioni non prioritarie, oggi assumono un ruolo principale se si desidera fare della buona Vocal SEO e posizionare i propri contenuti su specifiche richieste vocali. Vediamo alcuni aspetti che diventano fondamentali: Titolo: il più vicino possibile alla domanda precisa Paragrafi brevi: il contenuto deve rispondere alle richieste in modo sintetico e chiaro, facilitando nello stesso tempo la lettura. Linguaggio naturale: facilità in questo caso è sinonimo di naturalezza. È importante quindi sviluppare contenuti che oltre a rispondere a domande precise in modo sintetico, parlino la “lingua” di chi effettua la ricerca. Dati Speakable: i contenuti dovranno essere adatti alla riproduzione audio utilizzando la sintesi vocale (TTS), per offrire una migliore UX soprattutto dei nuovi smartspeaker in commercio. Sia chiaro, non è necessario intervenire con azioni drastiche con il rischio di compromettere la coerenza del contenuto. Una delle caratteristiche premianti da preservare, indipendentemente dai cambiamenti linguistici e di comportamento degli utenti, resta sempre la chiarezza accompagnata da una equilibrata esperienza di lettura. Per un’attività di Vocal SEO efficace diventa sempre più importate fare quello che quotidianamente siamo chiamati a fare ma un po’ meglio, ovvero rispondere in modo ancora più preciso ad una domanda articolata. Per la query “con quali ingredienti preparo il pesto alla siciliana” produrremo quindi un contenuto con un titolo identico associato ad un elenco puntato con le informazioni necessarie. A domanda precisa dovrà corrispondere una risposta altrettanto precisa. Pochi fronzoli nel primo paragrafo, circa 50 parole per soddisfare il bisogno dell’utente, poi tutto il resto.

Voice Search

Due best practice per una Voice SEO efficace

Featured Snippet: alla conquista della posizione zero

Quello che è il sogno di ogni SEO nella Voice Search assume un ruolo ancora più rilevante. La posizione zero, cioè la più importante della SERP, aumenta la possibilità di essere letti dalla voce sempre meno robotica dell’assistente. Questo risultato deve contenere la risposta diretta alla query dell’utente, deve essere strutturato con paragrafi brevi e, se funzionale al contenuto, inserire liste numerate, elenchi puntati o tabelle che sintetizzino ulteriormente la risposta.

Vocal SEO & Local SEO: la vera opportunità per le attività locali

Un ambito nel quale la Voice Search inizia a diventare una reale occasione di successo è il Local Marketing. Il fatto che i due termini si distinguano per una sola consonante potrebbe non essere solo una coincidenza se pensiamo che molto spesso le ricerche vocali riguardano dei bisogni di prossimità, mentre magari si è in auto nel traffico o passeggiando al parco. Ebbene sì, le due attività sono quasi sovrapponibili in termini di efficacia e la Vocal SEO assumerà sempre più rilevanza in tutte le strategie di local marketing dei prossimi anni. Diventa quindi fondamentale per un’attività locale la qualità e la quantità di informazioni sull’account aziendale Google My Business. È consigliabile dunque compilare in modo corretto tutte le sezioni e tenere aggiornati i contenuti.

Conclusioni

Quello della Voice Search è un argomento interessante e avvincente. Un tema che parla di come cambia il nostro modo di interagire, di cercare e di comunicare. È ancora presto per capire se siamo all’inizio di una mutazione importante che solo ora inizia a generare volumi di ricerca o se si tratta di un trend momentaneo destinato a ridimensionarsi deludendo le aspettative. Per ora non mi resta che osservare mia madre che, dopo anni di query digitate in modo errato, oggi guarda il suo nuovo smartphone e dice “Ehi, Google! Quanti anni ha Claudio Baglioni?”. Difficile per me capire se la sua faccia stupita che segue questa azione sia dovuta alla risposta precisa ricevuta, o dalla reale età di Baglioni. Continuerò ad indagare. Alla prossima!
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Statistiche Email Marketing

Email Marketing: tutti i numeri del canale più anziano del web

Dati e tendenze nell’Osservatorio Statistico 2019 di MailUp appena pubblicato

Come ogni anno per chi si occupa di email marketing è arrivato il momento di fare bilanci e previsioni. Anche se il primo dell’anno è alle nostre spalle già da un bel po’, chi svolge attività di digital marketing sa bene che per analizzare e organizzare i “buoni propositi” è necessario partire da dati affidabili e ben articolati. E quindi chi opera in ambito email sa bene che il suo vero primo dell’anno coincide con la pubblicazione dell’Osservatorio Statistico di MailUp. Un documento scaricabile gratuitamente che racchiude statistiche e andamenti dell’anno precedente a partire dagli invii effettuati da MailUp durante i 12 mesi, in questo caso, del 2018.

INDICE

L’Osservatorio Statistico 2019 pubblicato pochi giorni fa da MailUp si basa su oltre 13 miliardi di messaggi, ovvero 11.000 clienti della nota piattaforma di email marketing. Un’analisi che offre informazioni molto utili sia sulle tipologie dei messaggi inviati (DEM, newsletter e transazionali), sia sulla tipologia dei destinatari (B2B, B2C e B2B+B2C). Un altro contributo importante è quello dedicato ai settori commerciali, una panoramica molto utile dalla quale partire per l’elaborazione o l’ottimizzazione di una strategia di digital marketing efficace.

Un anno di Email Marketing: ecco i dati

Tassi di apertura in aumento del +12,7% rispetto al 2017

Tra tutti i canali di ogni strategia di digital marketing, l’email è di certo il più longevo. Interrogarsi sulla crescita di un canale con più di 45 anni di storia può sembrare una pazzia in un contesto sempre più dinamico, eppure quello che si apprende dall’Osservatorio Statistico 2019 di MailUp sorprende anche i più scettici. Rispetto al 2017 infatti il primo dato rilevante vede in crescita la fiducia nel canale in termini di apertura dei messaggi totali inviati che cresce del +12,7%. A crescere è quindi l’engagement nella fase centrale del funnel che, pur rimanendo stabile nel B2B, si conferma in netto miglioramento sia per il comparto B2C sia per quello misto B2B+B2C.

Email Marketing in Italia
Osservatorio Statistico 2019 di MailUp

Questo primo dato attesta un costante e crescente rafforzamento del rapporto tra azienda e destinatari, confermando l’importanza e la resistenza di un canale che delude sempre meno le aspettative tra le aziende che veicolano contenuti commerciali o informativi e gli utenti/clienti disposti a utilizzare uno strumento così diretto.

Tassi di clic: cresce meno il grado di rilevanza dei contenuti

Un secondo dato interessante è quello che riguarda il CTR. Stando a quanto riportato nella ricerca, pur migliorando di anno in anno e attestandosi intorno al +7,8% complessivo, la tendenza del tasso di clic non è proporzionale a quella del tasso di apertura. Ciò vuol dire che la crescita di interesse e di fiducia nel canale, non corrisponde del tutto ad una equiparabile rilevanza dei contenuti veicolati. I dati sul tasso di clic mostrano quindi un potenziale non ancora capitalizzato con importanti margini di miglioramento.

Il tasso di clic è la fase più importante nel funnel dell’utente di una campagna di email marketing, quello che nel report di MailUp è definito come il vero “bersaglio” dell’email strategy. Occorre dunque continuare a mettere in campo tutte le risorse necessarie per proporre contenuti sempre più vicini alle aspettative del singolo destinatario, impostando scelte strategiche e commerciali personalizzate e strettamente legate agli interessi e alle abitudini degli utenti.

Newsletter, DEM e Transazionali: tre tipologie a confronto

Procedendo nell’analisi dei dati relativi al 2018 riportati nell’Osservatorio Statistico di MailUp e spostandoci sulla tipologia di email, la newsletter conferma il suo vantaggio schiacciante su DEM e messaggi transazionali. Passando dal 67,7% al 70% in termini di volumi, si attesta un rinnovato interesse per contenuti informativi che nel B2C e B2C+B2B vedono un significativo incremento, mentre il leggero peggioramento appare la newsletter in ambito B2B puro.

Statistiche Newsletter
Osservatorio Statistico 2019 di MailUp

Anche in questo caso però le statistiche sul tasso di apertura e clic confermano il dato complessivo. All’aumento del primo infatti non corrisponde un miglioramento proporzionale del secondo. Questa incongruenza di traduce in una minore capacità di conversione nella fase più importante del funnel di una strategia di email marketing. Si tratta di un limite superabile prestando maggiore attenzione alla qualità e pertinenza dei contenuti veicolate, oltre al miglioramento dell’usabilità (layout e call-to-action).

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Tra le tipologie di invio, i messaggi transazionali sono quelli che registrano i risultati più positivi. Il dato è di certo strettamente legato al contenuto e alla funzione di queste email. Si tratta di messaggi automatici relativi all’invio di credenziali d’accesso, all’attivazione di un servizio, al tracciamento delle spedizioni, alla comunicazione di avvenuta consegna, alle conferme d’acquisto. Parliamo dunque di tutte quelle email magari attivate da un trigger, ovvero da un’azione dell’utente che è una chiara manifestazione di interesse.

Statistiche Transazionali
Osservatorio Statistico 2019 di MailUp

Le email transazionali rappresentano quindi una certezza da non sottovalutare nella costruzione di una strategia di email marketing. L’elevato grado di interesse del destinatario rappresenta un’importante opportunità per consolidare e rilanciare la relazione tra l’azienda e l’utente/cliente, con delle chiare opportunità commerciali.

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Anche il comparto DEM è caratterizzato da un visibile miglioramento. I messaggi di natura strettamente commerciale e promozionale si confermano quindi un importante strumento utile ad accrescere la fiducia dei destinatari. Come riportato nello studio di MailUp, l’incremento dei tassi di apertura del comparto DEM mostra oggi una significativa maturità nel rapporto tra mittenti e destinatari.

Statistiche DEM
Osservatorio Statistico 2019 di MailUp

Come per le altre due tipologie di email, anche in questo caso è evidente una difficoltà nel capitalizzare il dato positivo delle aperture. Il tasso di clic ancora troppo basso (1,9% per il B2C) è riconducibile ad un’attenzione ancora ridotta alle attività di segmentazione e profilazione dalle quali dipende la qualità dei contenuti.

Email Marketing & Ecommerce B2C: l’integrazione dei sistemi

Uno spunto molto importante dello studio di MailUp è nella conclusione dedicata all’utilizzo di sistemi integrati per l’elaborazione di contenuti dinamici con dati sincronizzati e aggiornati. Confrontando i risultati ottenuti da store online che collegano MailUp all’Ecommerce infatti emerge che le aziende che adottano un approccio dinamico nel quale più sistemi concorrono all’elaborazione di contenuti rilevanti e profilati ottengono risultati migliori in termini di open rate, tasso di aperture uniche, tasso di click rispetto ai messaggi recapitati e rispetto alle email aperte almeno una volta.

Un dato importante che non trova ancora conferma nell’ecosistema digital italiano che, pur mostrando una crescita è ancora timido nello sviluppo di strategie basate su dati integrati.

Come ogni anno dunque è da qui che si parte. Anche quest’anno l’Osservatorio Statistico di MailUp ci riporta un dato macro apparentemente banale ma affatto scontato: l’email marketing è ancora un pilastro di ogni strategia di digital marketing. Grazie al suo ruolo privilegiato e diretto con il destinatario, il canale email rappresenta ancora un segmento strategico su quale investire e, dalle tendenze che abbiamo visto, è destinato a mantenere questo ruolo ancora per molto tempo.

Alla prossima!

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Perché è importante migliorare il Conversion Rate?

L’importanza delle strategie volte a ottimizzare il tasso di conversione dei nostri canali di vendita online

Una strategia volta ad ottimizzare il Conversion Rate può aiutarci a rendere le nostre piattaforme web più performanti, tanto da poter ricevere più traffico, più leads, e dunque più vendite. Purtroppo solo il 22% delle aziende sono soddisfatte del tasso di conversione che ottengono. Ciò è comprensibile se si pensa che il 40% dei consulenti di digital marketing riesce ad ottenere solo tassi di conversione pari a 0.5%. Se il tasso di conversione registrato dalle nostre attività di digital marketing non ci soddisfano, le strategie volte all’ottimizzazione del Conversion Rate possono rappresentare una valida soluzione. E’ ormai noto che grazie al Conversion Rate Optimization si possa arrivare a risultati davvero esaltanti. Una strategia di Conversion Rate Optimization consente di ottimizzare ogni fase del nostro Funnel di Marketing. Con questo tipo di approccio è possibile individuare quei buchi e quelle fuoriuscite dalle quali disperdiamo traffico, lead e vendite. La CRO ci aiuterà nel tappare queste falle che ci ostacolano e che rallentano il nostro business online.

I benefici di una strategia ben delineata

Tra i tanti benefici derivanti da una strategia di Conversion Rate Optimization, possiamo focalizzarci su 5 tra i più noti: Guadagnare più Leads – Creare un customer journey che massimizzi click, registrazioni, acquisti o chiamate telefoniche. Di sicuro non ogni lead si traduce automaticamente in vendita, ma è anche vero che mettere più lead nelle migliori condizioni di effettuare una conversione porterà sempre dei vantaggi. Migliorare la qualità dei leads – Quando il gioco del marketing si fa duro ed inizieremo a far valere la nostra strategia di ottimizzazione, il nostro messaggio arriverà con molta più chiarezza e risulterà essere più in target con la nostra audience. Questo si tradurrà in maggiori opportunità di registrare più lead e vendite, questo perché soprattutto gli utenti fortemente interessati al nostro prodotto saranno più inclini proseguire lungo il nostro Marketing Funnel. Più vendite – E’una questione matematica. Più traffico in target porterà il nostro database a ricevere più lead e grazie ad un offerta più accessibile avremo più possibilità di registrare più conversioni. Migliorare il nostro ROI – Smettere di ricevere click irrilevanti e lead di bassa qualità porterà il nostro Costo per Lead a diminuire e automaticamente ad ottenerne di più con lo stesso investimento. Migliorare la reputazione online – Di base sappiamo che a Google piace fornire contenuti di qualità ai propri utenti. Se le nostre azioni di ottimizzazione ci portano a guadagnare più traffico e conversioni, Google continuerà ad esserne felice e ci premierà con un Ranking SEO più alto.

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Come creare un a Strategia CRO e cosa ci serve sapere

Prima di implementare le nostre azioni di ottimizzazione va come al solito analizzato il nostro Marketing Funnel, che è suddiviso in 3 fasi: Top, Medium e Bottom. Questo perché se siamo in grado di capire come e dove migliore la Customer Journey all’interno del nostro Funnel, riusciremo meglio a capire come arginare gli utenti fuoriusciti e come riportarli sulla retta via della conversione. Ovviamente non parliamo solo del nostro sito web! Le ottimizzazioni possono riguardare il blog, le inserzioni PPC, le piattaforme social, l’e-mail marketing, le app mobile, i video, le landing page ecc. Le vie dell’ottimizzazione sono veramente infinite, ma possiamo citare alcuni delle azioni esempio più utilizzate utili a migliorare alcuni aspetti del nostro Customer Journey. Analisi del comportamento degli utenti onsite – Quando si parla di best practice relative all’ottimizzazione del Conversion Rate, non si può non parlare di analisi del comportamento degli utenti onsite. Esistono strumenti molto performanti che ci aiutano a capire ed analizzare il comportamento di coloro che atterrano sul nostro sito web (pensiamo alle heatmap per esempio). Grazie a questi strumenti siamo in grado di analizzare dove gli utenti cliccano maggiormente, dove muovono il cursore, dove fanno tap, cosa leggono maggiormente, possiamo scoprire gli elementi che loro considerano inutili o inutili. Tutti dati preziosi utili all’implementazione di A/B test. Segmentazioni di Pubblici Target – Sappiamo già quanto ogni Prospect necessiti di un messaggio unico e personalizzato, cucito sulle proprie necessità. Un modus operandi molto diffuso ma che di solito delude le nostre aspettative è rappresentato dall’invio dello stesso medesimo messaggio ad ogni utente del proprio database, a prescindere dal suo “livello” o “importanza” all’interno del percorso alla conversione. Il direct marketing moderno richiede una segmentazione del nostro pubblico target e lo studio dettagliato del nostro marketing-message in tutti i suoi punti chiave: titolo, descrizione e call-to-action. Ogni messaggio deve parlare direttamente ai bisogni del singolo segmento di pubblico, proporre la risoluzione del problema, saper persuadere l’utente anche emozionalmente. Grazie alla definizione dei nostri Buyer Personas, all’interno di ogni segmento di pubblico, riusciremo ad essere più specifici ed efficaci. Meglio conosceremo i bisogni del nostro singolo utente, più saremo in grado di dargli ciò che cerca.

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Nuovi utenti vs. Utenti esistenti – Molto spesso la gran parte delle energie e strategie di marketing sono maggiormente focalizzate verso i first-time consumer. Piuttosto bisognerebbe mantenere una strategia continuativa che si pone come obiettivo quello di riportare il singolo utente ad altri acquisti grazie a strategie di cross-selling e up-selling. I mezzi a disposizione per riportare gli utenti che hanno già acquistato all’interno del funnel di conversione sono plurimi. Possiamo contare infatti su articoli blog, email, inserzioni a pagamento, landing pages, video tutorial, tutti strumenti utili non solo a convertire, ma anche ad informare e persuadere. Possiamo toglierci parecchie soddisfazioni creando e offrendo sconti, promozioni costruite sui bisogni delle nostre Personas e attraverso il direct marketing. Inoltre, grazie all’ottimizzazione del Conversion Rate per migliorare la prima e le successive conversioni dello stesso utente saremo in grado di creare un loop vincente e proficuo.

Conclusioni

Ottimizzare gli enormi sforzi profusi in ambito digital marketing vuol dire massimizzare non solo il nostro lavoro di ricerca e di marketing, ma anche semplicemente il nostro denaro. Una volta che le strategie e le azioni di marketing sono state messe in moto, è difficile stabilire se ciò che stiamo facendo sta avendo efficacia o meno. In questa valutazione, una strategia di Ottimizzazione del Conversion Rate ci viene in soccorso. Solo l’analisi dei dati e continui test possono rivelarci se i risultati che stiamo ottenendo nel nostro business sono il massimo che possiamo ottenere, oppure se possiamo fare ancora qualcosina in più.
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Pinterest per aziende: le strategie vincenti

Pinterest: ispira i tuoi follower con il visual storytelling

Avete mai pensato che Facebook e Instagram potrebbero non essere sufficienti per il tuo Ecommerce? Molti settori quali l’arredamento, l’abbigliamento, l’automotive, l’outdoor e tanti altri dove l’imaging diventa fondamentale per la rappresentazione dei prodotti, possono trarre grande vantaggio sfruttando Pinterest per incrementare il proprio business. Le immagini, si sa, sono fondamentali per promuovere il proprio Ecommerce, e questo potrebbe essere un canale giusto per la tua digital strategy. Pinterest è un’ottimo strumento di marketing perché permette alle aziende promuovere la propria vetrina in maniera semplice ed innovativa e agli utenti di cercare ispirazioni; per questi aspetti è più completo rispetto ai social più conosciuti come Instagram e Facebook. Rappresenta per le aziende un canale attraverso il quale mettere in mostra i prodotti, raccontarli, costruire una forte Brand Awareness e, naturalmente, vendere. La struttura molto semplice di Pinterest riproduce delle vere e proprie vetrine di un negozio, o degli scaffali nei quali l’utente può cercare i propri prodotti preferiti, o semplicemente delle ispirazioni. Pinterest oltre ad essere un potente strumento di Visual Storytelling, rappresenta un grande canale di interazione che da agli utenti la possibilità di utenti di salvare i Pin costruendo delle personali bacheche condivise. È proprio grazie a queste bacheche, alla possibilità di organizzarle in contenitori tematici, che Pinterest è diventato il nuovo punto di riferimento per la vendita online. Attenzione però, le bacheche Pinterest non devono essere una copia della piattaforma ecommerce, ma un ulteriore strumento per organizzare e pubblicare contenuti interessanti e originali. Ecco alcuni consigli per usare avviare la tua Pinterest Strategy:
  • Apri un account Pinterest Business
  • Integra Pinteres con l’Ecommerce
  • Racconta il tuo brand
  • Monitora i tuoi risultati

Come aprire un account Pinterest Business 

Il primo passo è aprire un account business. Se avete un account personale, potete convertirlo in aziendale. Se avete bisogno di aiuto, ci sono le indicazioni su Pinterest che vi guidano passo passo. Ecco perchè è importante aprire un account aziendale su Pinterest:
  • consultare i dati statistici
  • incrementare il traffico al tuo sito web
  • promuovere i tuoi migliori pin (al momento non è ancora disponibili sul pubblico italiano )
Se sei già iscritto a Pinterest con un profilo privato puoi trasformarlo in aziendale cominciando a pubblicare contenuti sono in linea con il tuo business/brand. In alternativa puoi creare un Account Business da zero. A questo punto la prima cosa da fare è cercare le keyword inerenti al vostro settore, osservare le ricerche correlate che lo stesso Pinterest suggerisce.

Integrare Pinterest con l’Ecommerce

Aggiungere il pulsante Pin alla scheda, rendendolo semplice da cliccare

È importante integrare lo shop online con il social network è importante aggiungere il pulsante Pin. Perché? In questo modo i follower potranno salvare e aggiungere alle proprie bacheche i contenuti pubblicati dal tuo brand. Questo consente agli utenti di condividere i contenuti grafici pubblicati sul sito. Un ottimo modo per aumentare le visite e diffondere il brand online. Per questo motivo sarà importante aggiungere delle foto capaci di attirare l’attenzione del cliente, e curare il title tag, che diventerà la descrizione del Pin.

La regola fondamentale: raccontare il brand

Parola d’ordine: Visual Storytelling. Raccontare il tuo brand attraverso le immagini o i video significa tralasciare per un momento la vendita e diventare un narratore dei propri prodotti o servizi. In altre parole quello che le aziende possono fare con questo canale è dare suggerimenti: condividere info grafiche lasciare delle idee su come sfruttare un prodotto o un servizio. Vediamo alcuni esempi: per un Ecommerce di abbigliamento può essere utile creare delle bacheche di outfit, per un negozio di arredamento invece, suggerire delle proposte di allestimento. Un’aspetto da non sottovalutare: la creatività! Diventa importantissimo lavorare sulla grafica: ottimizzare le dimensioni, prestare attenzione alla qualità del pin, ai colori, alla luce, controllare la leggibilità, condividere immagini ambientate, collage, testi che contestualizzino le immagini, usare frasi coinvolgenti, e aggiungere un tocco di personalità anche attraverso il logo del brand. Pinterest è un social network visivo, per questo è importante scegliere immagini accattivanti, anche da smartphone. E per farlo, non serve necessariamente un grafico: bastano Picmonkey o Canva. pinterest-per-aziende-pandora-socialware

Curare le bacheche, essere attivi, ispirare

Essere attivi nella pubblicazione è il consiglio valido per tutti i social, e Pinterest non è da meno. Pubblicare almeno un Pin al giorno è la mossa vincente per risultare presenti e attivi sui social, nonchè costanti. È importante aggiungere una descrizione dettagliata, che contenga le giuste keyword e che invogli gli utenti a cliccare. Avete d disposizione 500 caratteri, perciò non dimenticatevi di aggiungere anche una call-to-action, ovvero un invito all’azione, come “Scopri di più” “Trova ispirazioni” ecc. Potete prendere spunto da quello che fanno i vostri competitor e di seguito creare delle bacheche specifiche, ricordando che non è solo utile mostrare i prodotti ma ispirare i follower con creatività (suggerire idee regalo, mostrare tutorial, infografiche, guide). Ecco perchè sono molto utili sono le bacheche con questi titoli: “Come si fa…” “I sette modi per…” “Idee regalo per”, che possono riportare ai vostri articoli del blog. Facciamo un esempio pratico: se vendete birre, potete suggerite ai vostri utenti gli abbinamenti con alcune pietanze, diventando così dei venditori con un valore aggiunto. Avete a disposizione massimo 500 Bachehe, e per ognuna di il consiglio è inserire almeno 20 pin.

Monitorare i vostri risultati con Pinterst Analytics

Vi starete chiedendo, come faccio a capire se sto facendo un buon lavoro? Anche il lavoro su Pinterest va misurato, controllato, monitorato costantemente per capire se e come va migliorato e cosa. pinterest-analytics-770x436 Attraverso Dati Analitici ( la piattaforma di Pinterest è gratuitamente integrata nell’account ) potete valutare le attività sul profilo, le persone raggiunte, i Pin che hanno ottenuto più successo, quali prodotti o articoli hanno funzionano di più e come migliorare, le performance del vostro profilo, la composizione demografica e sugli interessi delle persone che raggiungete con i vostri pin, il traffico che i vostri pin hanno portato al vostro sito. Non vi resta che cominciare le attività del vostro brand, adattare il vostro stile stile e linguaggio, e non spaventatevi se dovete testare nuove strategie, lavorate con creatività. Se avete già cominciato a lavorare con Pinterest raccontateci la vostra esperienza nei commenti!
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Page Speed: come migliorare posizionamento e conversioni

Page Speed: come aumentare le conversioni con un sito più veloce

Velocizzare il sito web migliora il posizionamento? Tutto quello che c’è da sapere

È il 2009 quando Big G decide di spingere il piede sull’acceleratore accrescendo in modo esponenziale la velocità del web, introducendo così un nuovo fattore di ranking. Da allora il mondo digitale è cambiato in modo altrettanto esponenziale e con ritmi sempre più serrati. Le innovazioni tecnologiche hanno determinato importanti stravolgimenti nelle abitudini degli utenti. Sono cambiati i comportamenti, i dispositivi e di conseguenza è mutata anche l’aspettativa e il grado di soddisfazione di un utente sempre più predisposto ad una fruizione “immediata” dei contenuti cercati. La velocità ha assunto negli anni in modo quasi impercettibile ma sempre crescente un valore molto importante in ambito digitale. Ma come rendere un sito più veloce? E soprattutto, a cosa ci riferiamo precisamente quando parliamo di velocità? Senza troppi giri di parole parliamo della velocità di caricamento, ovvero del tempo che la pagina sulla quale l’utente atterra impiega per caricare tutti i contenuti. Se da un lato la Page Speed riguarda un intervallo di tempo ridotto, dall’altro è il primo fattore attraverso il quale l’utente valuta il suo primo contatto con il contenuto cercato. Una bassa velocità di caricamento ostacola l’usabilità del sito andando a compromettere la soddisfazione dell’utente che decresce in media del 16% per ogni secondo di attesa (gomez.com – akamai.com). Un dato davvero significativo che conferma la grande importanza di uno degli aspetti spesso trascurato. La Page Speed è da sempre per Google un fattore premiante e questa non è una novità ma ci sono due segnali che dimostrano come la velocità stia assumendo sempre più valore. Il primo è lo Speed Update del 2018, grazie al quale Google ha iniziato a valutare tra i fattori di posizionamento anche la velocità di caricamento per le ricerche da mobile. Il secondo è l’aggiornamento di PageSpeed Insights, ovvero dello strumento di analisi necessario per misurare la velocità delle pagine che appare oggi notevolmente migliorato nei report e nelle funzioni.

PageSpeed Insights: tutte le novità dello strumento di Google

Dall’anno scorso anche la velocità di caricamento della pagine da mobile è un fattore che influisce sul posizionamento. Un’evoluzione che non sorprende se pensiamo al constante aumento degli utenti si connettono da mobile, che il 50% di questi visitatori si aspetta il caricamento entro i 2 secondi e che gli utenti che hanno avuto un’esperienza negativa con la pagina mobile hanno il 62% di probabilità in meno di effettuare un acquisto (dati Google). Non ottimizzare il proprio sito per renderlo più veloce vuol dire correre il rischio di perdere clienti, denaro e posizionamento. Chiariamo subito, la Page Speed non è il fattore di ranking più importante e resta sempre valida la centralità del contenuto. Una pagina con dei contenuti pertinenti alla ricerca ma non molto veloce potrebbe posizionarsi meglio di una veloce ma con contenuti scadenti. Non trascurare l’ottimizzazione per rendere il sito più veloce è comunque un passaggio necessario durante il quale utilizzare gli strumenti più adatti per il monitoraggio. La crescente importanza della velocità di caricamento è confermata dalle novità introdotte in PageSpeed insights di Google, strumento che appare oggi migliorato con l’introduzione di nuovi report utili per elaborare informazioni diverse e più strutturate. PageSpeed Insights: aggiornamento La versione aggiornata di Pagespeed Insights comprende il pieno utilizzo di Lighthouse, il tool creato da Google in grado di analizzare ogni URL molto velocemente e di fornire report molto utili per l’ottimizzazione. Un miglioramento importante che permette un’analisi ottimale dei dati e delle metriche di misurazione. Non ci sono più i punteggi di velocità e di ottimizzazione ma un solo punteggio totale con tre valutazioni di velocità: elevata, media o bassa). I nuovi report sono organizzati in categorie diverse e sono:

Data Field

Qui vengono raccolti i dati dal report di Chrome User Experience (CrUX) che includono informazioni sul modo in cui gli utenti di Chrome interagiscono con la pagina, qual è il tempo di caricamento dei contenuti e altro ancora.

Lab Data

In questa categoria vengono raccolti i dati con il supporto di Lighthouse simulando l modo in cui un dispositivo mobile carica una determinata pagina. Vengono incorporati parametri di rendimento come:
  • First Contentful Paint: il tempo necessario per la visualizzazione del primo elemento per un utente.
  • Speed Index: quanto velocemente i contenuti di una pagina sono visibili.
  • Time to Interactive: la velocità con cui una pagina diventa completamente interattiva.
  • First Meaningful Paint: quando il contenuto principale di una pagina è visibile.
  • First CPU Idle: riguarda il livello di interattività della pagina.
  • Estimated Input Latency: stima il tempo impiegato dall’app per rispondere all’input dell’utente, in millisecondi.

Opportunities

A partire dal test, questa categoria mostra dei suggerimenti di ottimizzazione utili a migliorare le prestazioni della pagina. Il tutto segnalando le motivazioni del rallentamento della pagina, i risparmi stimati dopo la correzione. Si tratta di parametri molto importanti perché hanno un impatto diretto sul punteggio di velocità complessivo.

Diagnostics

Il rapporto fornisce informazioni su aspetti come cache, diensioni DOM, JavaScript e tanto altro.

Passed Audit

In questa sezione vengono mostrati i parametri tecnici ottimizzati con esito positivo. Categoria molto utile per mantenere uno storico sugli interventi di ottimizzazione svolti per i quali il sito non presenta più problemi.

Sito web più veloce: User Experience migliore e tassi di conversione più alti

La velocità del sito migliora il posizionamento? La risposta è: non solo! Come abbiamo visto lavorare sull’ottimizzazione della velocità di caricamento è utile per più di un motivo. Avere un sito veloce ti permette di migliorare prima di tutto l’esperienza dell’utente. Un primo impatto positivo e una navigazione senza rallentamenti sono due fattori che hanno una significativa ricaduta sulla fedeltà dell’utente e sul potenziale incremento dei tassi di conversione. Non trascurare le prestazioni del proprio sito vuol dire proporre contenuti alla velocità che l’utente si aspetta. Proporre contenuti coerenti con la ricerca in tempi di caricamento veloci è di sicuro una buona pratica anche ai fini del posizionamento.