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Export digitale: il primo Barometro Export Ebay

Presentato a Milano il Primo Barometro Export eBay

Export digitale: il fenomeno Ebay in Italia e nel mondo

Il 13 marzo si svolge a Milano la prensentazione del primo barometro Export Ebay. Un evento che si configura come un’ analisi dei trend eBay dal 2013 al 2017 e un’occasione per raccogliere dati, riflessioni sul successo di uno dei marketplace principali al mondo. In presenza di esperti dell’export digitale e venditori professionisti si analizzeranno dati e numeri dell’ecommerce ebay, inteso come vetrina sui mercati esteri per tante piccole e medie imprese. 

E-Bay è un pioniere e leader del commercio elettronico: fondato nel 1995, è presente in Italia dal 2001. Nel corso degli anni è cambiato molto, diventando uno dei marketplace più grandi al mondo dove l’81% dei prodotti venduti è nuovo. Oggi, infatti, eBay è un vero e proprio “centro commerciale online” dove venditori e acquirenti si incontrano. In Italia, ad esempio, ci sono al momento oltre 35 mila venditori professionali (il 67% di loro esporta) e oltre 5 milioni di acquirenti attivi. 

Per comprendere il fenomeno a livello mondiale, basti pensare che l’esperienza di acquisto eBay è disponibile in quasi tutte le lingue del mondo; da ventitré anni eBay è un innovatore, presente con il sito localizzato in 25 Paesie e si può considerare leader mondiale nel commercio con oltre 170 milioni di acquirenti attivi a livello globale. Ad oggi, analizzando il valore degli oggetti venduti di eBay Marketplace nel Q4 2017 è stato pari a $23 miliardi e nei tre maggiori mercati di eBay (US, UK e Germania) il 70% delle transazioni è offerto con spedizione gratuita. 

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Ma perchè un tale successo? La risposta è semplice: Ebay è un fenomeno mondiale che consente ai venditori ecommerce di vendere ovunque in tutto il mondo. Basti pensare che ben il 97% dei venditori professionali a livello globale su eBay esporta i propri prodotti, a fronte del 5% delle piccole imprese che operano “offline”

Un successo prevalentemente mobile: ogni settimana vengono create nel mondo 13.4 milioni di nuove inserzioni via mobile; inoltre il 61% delle transazioni su eBay a livello globale è influenzato dal mobile, dove le applicazioni eBay per iPhone, iPad, Android, BlackBerry e Windows sono disponibili in oltre 190 Paesi e tradotte in 8 lingue e scaricate 391 milioni di volte.

Il successo transfrontaliero di eBay Italia:

Volumi e prodotti dell’export Ebay.it

La piattaforma Ebauy.it è presente online da gennaio 2001 e attualmente con più di 5 milioni di acquirenti attivi e oltre 35 mila i venditori professionali italiani attivi, e i “settori” di riferimento i cui vengono effettuati il maggior numero di acquisti sono: Casa e Bricolage; Ricambi auto e moto; Tecnologia; Abbigliamento e accessori. Un commercio transfrontaliero che consente al 67% dei venditori professionali di esportare i loro prodotti all’estero: i primi 3 Paesi in cui si esporta attraverso eBay.it sono:
  1. Germania
  2. Francia
  3. Regno Unito
dove tra le categorie trainanti nell’export su eBay ci sono Moda, Ricambi e Accessori per auto e moto, Elettronica di Consumo, Casa, Arredamento e Giardino e Collezionismo. Alcuni numeri per comprendere il fenomeno Ebay Italia, dove viene venduto 1 articolo di telefonia ogni 6 secondi, 1 articolo di arredamento e bricolage ogni 5 secondi, 1 articolo di ricambi per auto o moto ogni 5 secondi, 1 capo di abbigliamento ogni 9 secondi, 1 articolo relativo al mondo del collezionismo ogni 22 secondi, 1 elettrodomestico ogni 23 secondi, 1 luce a led ogni 27 secondi, 1 paio di scarpe ogni 44 secondi, 1 articolo enogastronomico ogni 49 secondi, 1 stoviglia o accessorio per la cucina ogni minuto, 1 articolo di arredamento da esterno ogni 4 minuti, 1 iPad/tablet ogni 4 minuti , 1 casco/accessorio per il capo per la moto ogni 5 minuti, 1 articolo per la cura del corpo ogni 5 minuti, 1 jeans ogni 9 minuti. Anche in Italia gli acquisti via mobile fanno si spostano sul mobile dove un paio di scarpe da donna ogni 3 minuti, una borsa da donna ogni 6 minuti, un tablet ogni 9 minuti. Un successo, quello di Ebay Italia, determinato anche dalle collaborazioni con alcuni dei più importanti venditori del settore commerciale online e offline. Fra questi figurano: EPrice, Euronics Italia spa, Foppapedretti, Gas Jeans, Kappastore Europe, Monclick Italia, Yeppon, Kasanova, Homcom, BricoBravo.

Case Study “Pneus Centre”: dall’officina alle vendite online fino alle Hawaii

In occasione dell’ evento Alessandro Fenappi, 27enne di Brescia e venditore professionale su eBay, racconta la sua personale esperienza, legata all’ attività di famiglia. L’azienda si occupa di rivendita di pneumatici e cerchi in lega e nel 2005,  inizia a vendere qualche prodotto online. In poco tempo, il negozio eBay diventa una parte fondamentale della loro attività. Ad oggi eBay un canale che gli ha permesso di aumentare il giro d’affari e di affacciarsi a mercati esteri ed esportare i prodotti fino alle Hawaii anche clienti che hanno macchine italiane ma vivono all’estero.

«Consiglio a chiunque volesse aprire un’attività online di essere costanti e veloci: l’attenzione per ilcliente è fondamentale nell’eCommerce.

È importante incrementare costantemente la propria offerta, essere aggiornati e capire le nuove tendenze»

Vuoi condividere le tue riflessioni sul fenomeno ebay o sugli altri marketplace? Scrivici nei commenti!!

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10 consigli per una strategia di web marketing di successo

Il web marketing (quello giusto) non è una cosa che ci si può inventare. La visibilità online e una buona web reputation non si ottengono dall’oggi al domani, e soprattutto la credenza che il web marketing sia gratis o necessiti bassi investimenti è uno stereotipo troppo spesso abusato da CEO e capi d’azienda di vario genere. I risultati, il più delle volte, sono commisurati agli investimenti che si fanno sul web e un buon web marketer ha il compito di ottimizzare tali investimenti.

Ecco allora alcuni elementi imprescindibili per tutte quelle aziende che stanno tentando di approcciarsi al fantastico mondo del web marketing.

1- Scegliete un referente (project manager o web marketing manager)

Non si diventa esperti di seo, web e social media marketing per caso. Se non avete una persona competente nel vostro team, non pensate di improvvisarvi o improvvisare qualcuno nelle vesti di guru del web, significherebbe distruggere il progetto ancor prima di avere iniziato. Affidatevi a professionisti che possano guidarvi in questo lungo cammino e “fidatevi” di loro. Ah, non considerate come primo elemento decisionale il prezzo… focalizzatevi più sulla competenza. Ricordate, è un investimento non un costo!

2- Stabilite un budget

Una volta trovata la persona che vi accompagnerà durante (almeno) il prossimo anno e mezzo, fatevi aiutare a capire l’entità dell’investimento capace di garantirvi visibilità online e costruirvi un’immagine solida sul web. Ricordate, l’investimento non significa solo denaro, ma anche tempo (e il tempo è denaro)… Il vostro web marketing manager avrà bisogno di aiuto e collaborazione da parte di un team. Fate in modo che il progetto sia nelle sue mani e sotto la sua responsabilità.

3- Elaborate una strategia di web marketing di medio periodo

Una volta  scelto il vostro referente e stabilito il budget, passiamo alla fase più delicata. La pianificazione strategica. Cercate di essere lungimiranti e datevi degli obiettivi, ragionate su base annuale o biennale. E soprattutto stabilite obiettivi misurabili. Una strategia con obiettivi misurabili vi permetterà di valutare l’andamento e ottimizzare alcuni elementi in corsa. Vi sembra poco?

4- Ottimizzate costantemente il vostro sito web

I tempi cambiano, le tecnologie si evolvono, Google cambia le regole del proprio algoritmo con frequenza e a volte lo fa anche in modo drastico. Avere una strategia SEO dettagliata e seguire un calendario editoriale potrà esservi di grande aiuto nell’ottimizzazione onsite e nell’aggiornamento dei contenuti. Ricordate che la freshness, ovvero la frequenza con la quale vengono inseriti nuovi contenuti (o aggiornati quelli esistenti) è un fattore diretamente collegato al posizionamento su Google.

5- Attività SEO e Local SEO

Avere un sito web è condizione necessaria ma non sufficiente. Potete avere il negozio più bello del mondo ma se siete in periferia, in una strada senza uscita, dubito che possa mai riempirsi di gente… Un sito non ottimizzato per la SEO e Local SEO è esattamente così, invisibile. Ma tranquilli, il vostro web marketing manager è già un esperto SEO, vero? Lui saprà come fare.

6- Search Engine Marketing

Avere un sito web, ottimizzato con una buona attività SEO, è (ancora una volta) condizione necessaria ma non sufficiente… Organizzare campagne di marketing e Pay per click può dare una grossa spinta alla vostra strategia SEO e di visibilità online. Soprattutto in periodi cruciali, realizzare campagne per vendere prodotti o servizi rappresenterà il valore aggiunto. Inoltre vi aiuterà a capire su quali elementi puntare con più convinzione nel proseguo della vostra attività sul web, e quali invece tralasciare.

7- Misurate le azioni di web marketing

Come dice il guru della web analytics Avinash Kaushik: è possibile conoscere ogni singolo click di ogni singola persona che visita il vostro sito. Come può tutto questo non essere fondamentale? Beh, dotatevi di strumenti di web analitycs. Google analytics è la miglior scelta che possiate fare, e non perché è gratis. Sicuramente il vostro web marketing manager sarà un esperto anche nella lettura e interpretazione degli innumerevoli dati di analisi del traffico sul vostro sito, vero? A mio avviso quello della web analytics è l’elemento più importante di tutta la strategia di web marketing. E’ la voce degli utenti e l’elemento che vi permetterà di rendere il vostro sito un posto (almeno) gradevole da visitare.

8- SEO off-site: cercate sinergie con il vostro business offline

E’ una cosa detta e ridetta ma guai a tralasciarla: e il rapporto umano? per quanto il web faciliti le relazioni sociali e amplifichi i messaggi, una chiacchierata, la condivisione di un momento, o il rapporto face to face sono elementi che non devono mai mancare. Cerchiamo allora di promuoverli con attività trasversali. Create eventi nel vostro negozio o visite della vostra azienda, fate fotografare i vostri clienti con i vostri prodotti, invitateli a  venire a trovarvi…

9- E i Social media

L’elemento Social media è stato volutamente lasciato alla fine, e non per importanza. Spesso le aziende che si affacciano al mondo del web iniziano parlando di Facebook marketing e Instagram. Beh, l’abilità di un buon web marketer è quella di farli desistere, almeno all’inizio. Se non avete completato tutti gli step precedenti ascoltate il mio consiglio, lasciate da parte i Social media. Una buona strategia di Social media marketing infatti non è altro che la conseguenza naturale, l’evoluzione di una corretta strategia di web marketing e serve per amplificarla, dare all’azienda un’immagine umana e migliorare la propria web reputation. E non dimenticate che prendersi cura della parte social e gestire l’attività di Social media marketing richiede un investimento di tempo (€) e risorse ($)… Quindi deve essere il frutto di una scelta ragionata. Ma questo il vostro web marketing manager lo saprà sicuramente.

10- Siate voi stessi

Questo è l’ultimo, ma più importante consiglio di oggi: non cercate di dare un’immagine diversa da quella reale. Se siete un’azienda di 2 persone non parlate del “Nostro Team multidisciplinare”; se vi criticano non oscurate i messaggi, fate mea culpa e chiedete scusa; se non siete “leader del settore” non abbiate paura a dirlo. Cercate di rendere più umano il vostro brand, date un nome alle persone che ci lavorano, metteteci la faccia. Insomma, siate voi stessi e la vostra web reputation vi ringrazierà!

Come avrete sicuramente capito, alla base di una strategia online di visibilità e di web marketing di successo c’è sicuramente la competenza e la capacità del vostro referente (azienda o freelance che sia) nel gestire la vostra azienda in rete. Ma tutto questo il vostro web marketing manager lo sa!

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Come costruire liste per una strategia di email marketing efficace

Email marketing: dalla prima comunicazione pubblicitaria al database building di qualità

Costruire una strategia di digital marketing efficace vuol dire valutare numerose possibilità cercando di trovare soluzioni che siano coerenti con gli obiettivi. Occorre essere costantemente aggiornati sull’evoluzione sempre più veloce degli strumenti, con piccole grandi novità ormai all’ordine del giorno. In questo contesto così dinamico e avvincente ci sono pilastri sui quali il digital marketing continua a reggersi nonostante i vari upgrade “punto zero” del web. Si tratta di quelle certezze presenti fin dall’inizio che nel tempo non perdono colpi e godono di una salute che migliora puntualmente. Stiamo parlando dell’e-mail e della sua costante importanza nell’elaborazione di una digital strategy di successo. Nata a fine anni ‘70, l’e-mail è ancora oggi un canale molto importante per comunicazioni di vario genere. Fu Gary Thuerk ad inviare il primo messaggio promozionale della storia digitale il 3 maggio del 1978 utilizzando la rete di Arpanet sviluppato dal Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, prima ancora della nascita di internet così come lo intendiamo oggi. Una vera rivoluzione che negli anni si è trasformata in una preziosa ed evoluta possibilità commerciale. L’email marketing oggi occupa un ruolo ancora importante nella costruzione di ogni strategia con risultati sorprendenti e in crescita. email-marketing-socialware Come dimostra l’ultima analisi sull’email marketing in Italia dell’Osservatorio Statistico 2017 elaborato da MailUp, su un campione di 12 miliardi di email analizzate riconducibili a 10.000 clienti, si registra un notevole incremento dei messaggi recapitati correttamente rispetto al 2015. Crescono del 35,7% le aperture totali e del 36,9% i clic totali. Questi e altri dati molto positivi sono da attribuire di certo ad un notevole miglioramento delle piattaforme di lavoro come MailChimp e MailUp e dell’email deliverability da un lato, dall’altro invece alla crescente attenzione da parte dei brand verso buone pratiche di profilazione, segmentazione e automazione.

Database building: il punto di partenza per implementare la campagna di marketing

Come per ogni strategia di marketing che si rispetti il primo passo da compiere è l’analisi degli utenti di riferimento. Costruire una digital strategy senza sapere chi è il nostro interlocutore vuol dire sprecare tempo prezioso, rischiando di arrecare fastidio e ottenendo quindi un effetto contrario alle aspettative. Tuttavia non si tratta solo di uno step iniziale ma di un costante monitoraggio di informazioni sempre più puntuali che permettono l’invio di contenuti pertinenti. In una strategia di email marketing le modalità con le quali costruire le liste sono molto importanti e richiedono alcuni accorgimenti fondamentali. Il primo è sicuramente la raccolta dei dati. email-marketing-socialware-5

Come raccogliere i dati per una list building di qualità?

La raccolta di informazioni utili alla profilazione dell’utente permette di inviare contenuti meno invasivi e soprattutto che rispettano gli interessi, le aspettative degli utenti iscritti e la loro privacy incrementando i tassi di apertura e clic. La modalità della richiesta di iscrizione ci permette di raccogliere il primo dato utile ed è già una risposta importante per testare il livello di interesse dell’utente, quindi la sua eventuale predisposizione all’acquisto. Negli anni le possibilità si sono moltiplicate e le piattaforme di lavoro hanno raggiunto livelli molto elevati per la costruzione di un database di qualità. Ne riportiamo solo alcuni esempi tradizionali e non solo:
  • aumento dei punti di accesso, con l’obiettivo di moltiplicare le possibilità dell’utente per iscriversi alla newsletter. Implementare il sito di entry point in zone della pagina da scegliere in base all’esperienza di navigazione onsite;
  • inserimento di pop-up interattivo che risponda ad un’azione precisa dell’utente (es.tempo di permanenza su una pagina, numero di pagine visitate, ecc.) con l’obiettivo di ricordare all’utente la possibilità di rimanere aggiornato sui contenuti verso i quali ha manifestato interesse;
  • inserzioni LeadAds per acquisizione contatti, utilizzando anche i social per la raccolta di iscrizioni di qualità da implementare anche con semplici form sulla pagina aziendale;
  • contenuti premium, un incentivo ormai tradizionale per motivare la proposta di iscrizione inoltrata all’utente. L’obiettivo è offrire una “reason why“ che spinga l’utente a lasciare un suo contatto personale.
email-marketing-socialware-4 Ma non finisce qui. Dopo aver deciso la modalità di raccolta dei dati, occorre stabilire una modalità per garantire un controllo sulla validità degli indirizzi raccolti.

Single opt-in o double opt-in: pro e contro

Il secondo passo per costruire una lista con contatti di qualità è quello della conferma di iscrizione. Le possibilità sono solo due ma con ricadute molto diverse sulla costruzione del database per email marketing:
  • single opt-in, richiede solo un clic per confermare l’iscrizione dopo aver inserito i dati richiesti. Non prevede l’invio di un’e-mail di conferma;
  • double opt-in, per confermare l’iscrizione occorre effettuare un clic sul link ricevuto via email all’indirizzo segnalato.
Come è facile intuire, le due modalità hanno obiettivi molto differenti. La strategia di single opt-in è utile se il fine è quello di raccogliere iscrizioni per una list building quantitativa, la double opt-in strategy garantisce una conferma del corretto inserimento dei dati andando a comporre liste meno affollate ma attive e reali. Offrire all’utente la possibilità di confermare la sua iscrizione è di sicuro un vantaggio non solo tecnico con positive ripercussioni sul rapporto con l’utente stesso che cliccando sul link acquisisce una consapevolezza che, nel caso della modalità single opt-it, perderebbe in poche ore o addirittura minuti. Questi sono solo alcuni dei vantaggi grazie ai quali l’approccio consigliato per la qualità del database per una strategia di email marketing è senza dubbio il double opt-it. Puntare alla qualità vuol dire costruire liste meno estese che garantiscono tuttavia report molto fedeli alla realtà, riducendo al minimo la presenza di contatti inattivi che alterano le percentuali di apertura.

Gestione delle disiscrizioni dalla newsletter

C’è un passaggio iniziale che sembra un paradosso ma è altrettanto importante. Gestire con facilità la disiscrizione degli utenti che non desiderano più ricevere contenuti informativi o commerciali è importante tanto quanto la qualità degli iscritti. email-marketing-socialware-3 Nell’invio dell’email è fondamentale rendere le procedure di disiscrizione facili, veloci e lineari. In questo modo sarà garantita la completa trasparenza tra azienda e destinatario, evitando eventuali fraintendimenti che possono compromettere un eventuale ritorno di chi ha appena abbandonato la lista. Per costruire una strategia di email marketing efficace e completa bisogna tener presente vari passaggi. In questo post ne abbiamo analizzati solo alcuni.

Se hai dubbi su database building e raccolta dati per la tua email marketing strategy scrivi qui le tue domande.

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Link building: 3 consigli per un’ottimizzazione SEO offsite di successo

Non solo SEO on site per migliorare il posizionamento sui motori di ricerca

Strumenti, buone pratiche e chiarimenti su alcune tecniche di link building per guadagnare posizioni nella SERP

Raggiungere l’Olimpo della prima pagina dei motori di ricerca è di certo l’obiettivo principale per chi è alle prese con l’ottimizzazione SEO di un sito. Per scegliere quale strategia adottare e come metterla in pratica è necessario fare ogni valutazione tenendo ben presente quell’insieme di “indicazioni” che sono alla base di quasi tutta la letteratura SEO: i fattori di ranking sui motori di ricerca.

La complessità di questo argomento, impossibile da esaurire in un solo articolo, induce spesso a privilegiare alcuni ambiti trascurandone altri. Uno fra tutti riguarda il rapporto tra attività on site e off site. L’ottimizzazione SEO on site e gli accorgimenti technical SEO spesso lasciano in ombra tutti quegli aspetti off site che sono altrettanto fondamentali per un migliore posizionamento del sito sui motori di ricerca.

Parlare di SEO off site vuol dire fare riferimento alla link building e alle buone pratiche per la costruzione di backlink, ovvero di link in entrata verso le pagine del proprio sito. Si tratta di un’attività molto importante che incide in modo significativo sulla domain autority del sito. Occorre precisare però che l’impatto della link building sul posizionamento non è sempre positivo. Se condotta in modo approssimativo e non organizzato, rischia di rivelarsi un intervento non solo negativo ma anche nocivo da un punto di vista SEO.

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Per essere efficace e vincente, una strategia di link building deve essere costruita su pilastri ben saldi e definiti. Qualunque sia il metodo o la tecnica che si decide di mettere in pratica, ci sono dei concetti senza i quali ogni intervento risulterà parziale e poco incisivo. In particolare sono tre le colonne portanti sulle quali costruire backlink di qualità che possano accrescere l’autorità del sito e sono:

  • naturalezza
  • credibilità
  • valutazione

Questi tre aspetti sono il punto di partenza per una strategia di link building vincente. Ma andiamo a capire il perché.

Link earning: cosa c’è di meglio di un backlink gratuito, sincero e naturale?

“Content is king” scrisse qualcuno alla fine del secolo scorso riferendosi all’importanza del contenuto nello sviluppo dei guadagni su internet. Ma come se la passa oggi il Re a distanza di più di vent’anni e nell’era di Penguin 4.0? Decisamente bene, anzi meglio. Se nel 1996 il contenuto era già il Re, oggi potremmo affermare che la “relazione” è la Regina. Una relazione che è conseguenza necessaria di un contenuto di qualità, efficace e coerente.

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Abbiamo già parlato dell’analisi dei Backlink ai tempi di Google Penguin 4.0 ma è sempre bene ripetere quanto sia importante il controllo sulla qualità dei link in relazione ai contenuti prodotti. Quella che sembrava una minaccia, oggi si rivela una vera e propria occasione per creare contenuti interessanti e unici che attirino link spontanei, accrescendo l’autorità del sito.

La “tecnica” del link earning è dunque la pratica per la costruzione di backlink più efficace, sicura e consigliata. Per un sito di e-commerce potrebbe trattarsi di descrizioni e schede prodotto complete e ricche di dettagli o di articoli di blog con informazioni approfondite e uniche su determinati prodotti che possano attirare l’interesse spontaneo di utenti disposti a menzionare il sito.

Quindi non c’è dubbio, la qualità e l’unicità del contenuto è il primo obiettivo da raggiungere per puntare alla generazione di link spontanei, primo fattore premiante per migliorare l’ottimizzazione offsite.

Comment marketing: essere attivi nella community per comunicare le proprie competenze acquisendo credibilità

Un altro metodo molto utile è sicuramente quello di partecipare alle discussioni nelle community attinenti al genere di prodotti del sito e-commerce o ad argomenti affini. Si tratta di un’attività lunga che richiede pazienza e costanza ma con risultati importanti se ben strutturata. Prendere parte a discussioni con gruppi di utenti interessati agli stessi argomenti è un’occasione da non perdere per sviluppare relazioni utili alla creazione di possibili link in entrata di valore.

Trattandosi di un’attività con un impatto non proprio immediato, è necessario intervenire nelle discussioni più vicine alle proprie competenze garantendo contributi di qualità che accrescano la tua autorevolezza e incuriosiscano gli utenti. Per fare ciò è importante rintracciare blog e portali in target attraverso la ricerca di keywords pertinenti o con tools specifici dei quali parleremo nel paragrafo successivo.

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Per i siti e-commerce questa tecnica è indicata soprattutto in determinati settori merceologici come il design, l’arredamento, l’agro-alimentare ma è adatta anche nella vendita di servizi in ambito tecnologico, legale e in tutte quelle nicchie nelle quali è necessario un confronto prima di giungere ad una decisione di acquisto. Essere parte attiva di discussioni di questo genere è molto importante per comunicare le proprie competenze, accrescere credibilità e trasferire autorevolezza al sito.

Link building sì ma dove? Gli strumenti consigliati per valutare al meglio i siti con i quali costruire backlink di qualità

Ultimo dei tre pilastri sui quali costruire una strategia di link building di qualità e di local link building (leggi anche Local link building: cos’è e 8 consigli praticiriguarda la valutazione dei siti su cui inserire backlink. Prima di effettuare delle attività di link building su un sito occorre:

  • valutare la domain autority, considerando i siti con un valore sicuramente maggiore del proprio sito;
  • il rapporto tra i link in uscita e quelli in entrata, confermando che sia equilibrato e senza sproporzioni anomale;
  • considerare siti di argomenti affini.

Per fare queste importanti valutazioni ci sono strumenti che facilitano la ricerca raggiungendo un livello di precisione molto alto e sicuro. Grazie all’ormai noto MozBar, il toolbar di Moz, è possibile visualizzare page autority, domain autority e spam score, valori imprescindibili per una corretta valutazione.

Schermata 2017-10-31 alle 07.56.55Inoltre, ci teniamo a segnalare il tool Link Building del Report Progetti davvero molto utile proposto da SemRush. Incrociando 10 keywords e 10 competitors è possibile visualizzare una lista di blog, forum, news, review e wiki organizzati attraverso pratici filtri e attinenti alla ricerca quindi agli argomenti nei quali si intende mettere in pratica un’attività di link building qualitativa. Lo strumento di SemRush va a migliorare notevolmente il processo di ricerca, spesso lungo e difficile da organizzare che può spaventare chiunque decida di iniziare un’attività di link building che porti risultati significativi.

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Una strategia di link building basata su naturalezza, credibilità e valutazione è di certo una buona pratica che incrementerà l’autorità del sito e migliorerà il posizionamento sui motori di ricerca. Di sicuro non si tratta di un’attività con risultati immediati ma a lunga distanza può rivelare sorprese positive e gratificanti.

Hai altri dubbi sulla strategia di link building da mettere in pratica? Scrivici le tue domande.

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Analisi dei competitor e strategie di web marketing: 5 step da seguire

L’analisi dei competitor online è fondamentale per l’Ecommerce, il local marketing, siti di Hotel e per ogni altra azienda che lavora sul web ed è alla base per una corretta strategia di web marketing. Al contrario è un aspetto troppo spesso sottovalutato durante i briefing iniziali. Per la fretta di avviare il progetto oppure per mancanza di risorse si tende a saltare questa fase, che in realtà è davvero importante. Ciò che serve principalmente è uno sforzo di analisi di base, seguito da un monitoraggio costante. Superati gli inizi, questa attività – se impostata nella maniera corretta – non porterà via molto tempo; il miglioramento qualitativo nelle strategie di promozione del proprio business online, però, ripagherà ampiamente quello speso. Proviamo a vedere insieme quali sono gli step indispensabili per impostare una corretta strategia di analisi e monitoraggio dei competitor sul web:

1) Definire la nicchia di mercato

Definire la corretta nicchia di mercato è il primo obiettivo per una strategia di digital marketing. In primo luogo è opportuno fare un brainstorming con tutto il team di lavoro al fine di individuare le keyword giuste per poter iniziare la ricerca. Questo passaggio è molto importante soprattutto per siti elaborati come ad esempio gli Ecommerce generalisti, ovvero quelli con categorie merceologiche molto differenti tra loro e che hanno la necessità di posizionarsi su più mercati. In questa fase possono tornarci utili due tool di ricerca e analisi keyword come abbiamo già spiegato in un articolo precedente (Keyword tool: AdWords vs Semrush). Consiglio di non soffermarvi su parole troppo generiche perché da un punto di vista SEO sono meno efficaci e più difficili per il posizionamento. Lavorate piuttosto sulle keyword di coda lunga, sono queste parole infatti che ci aiuteranno a trovare i reali concorrenti. Digitando keyword generiche quasi certamente la prima pagina sarà occupata dai big player come Amazon, Ebay, Zalando o Booking, che NON sono i vostri competitor! Le keyword di coda lunga al contrario vi aiuteranno a definire le nicchie e trovare quei siti che stanno cercando di ritagliarsi delle fette di mercato. La coda lunga nella SEO

2) Creare una Keyword strategy

Dopo aver selezionato le keyword diventa molto importante categorizzarle e ordinarle per priorità. Posizionarsi per le parole chiave corrette eviterà tanti problemi sulla SEO del vostro sito. Un esempio: avete mai sentito parlare di frequenza di rimbalzo e Pogo Sticking? In questa fase consigliamo di utilizzare tool specifici, Semrush su tutti, ma anche Excel ci può aiutare. La cosa importante della keyword strategy infatti è il monitoraggio costante. Questa strategia deve modellarsi con il nostro obiettivo di business. Proviamo a porci domande come:
  • Quali keyword stanno generando i maggiori volumi di traffico?
  • Quali hanno il CTR più alto?
  • Su quali parole il ci stiamo posizionando con maggiore facilità?
  • Quali sono le query di ricerca emergenti?
Semrush o Google Search console possono aiutarci in queste analisi, nell’individuare nuove keyword che possono entrare a far parte della nostra strategia.

3) Impostare i KPI

Darsi degli obiettivi permette di monitorare le attività, individuare azioni correttive della strategia e motivare il team di lavoro. I KPI sono come una bussola che deve guidarci nelle nostre azioni, per questa ragione è importante definirli in partenza su ogni progetto. Ecco un esempio che può funzionare molto bene per un Ecommerce:
  1. Qualità delle visite: tra i fattori più importanti che influiscono sul posizionamento di un sito sui motori di ricerca ci sono il CTR, la durata delle visite e le pagine visualizzate per ogni sessione. Tutti elementi che riconducono al concetto di qualità delle visite: per questa ragione individuare degli indicatori che ci aiutano a monitorarla ci può essere di grande aiuto. Ecco alcuni indicatori:
    • Numero di sessioni (da Google Analytics)
    • Frequenza di rimbalzo (da Google Analytics)
    • Coinvolgimento degli utenti (da Google Analytics) calcolato come il numero di sessioni di durata superiore ai 60 secondi
  2. Posizionamento su Google: per monitorare il posizionamento sui motori di ricerca utilizziamo Google Search console e SemRush. Gli indicatori importanti possono essere:
    • Numero di impression organiche (da Search Console)
    • CTR (da Search Console)
    • Keyword posizionate nella top ten ovvero nella prima pagina di Google (da Semrush)
  3. Brand Awareness: la popolarità di un brand è fondamentale sia per il posizionamento su Google sia per la facilità nel generare conversioni. Un utente acquista con più facilità se conosce il brand, è fuori discussione. Lavorare sull’autorevolezza e la popolarità quindi non è mai tempo sprecato. Ecco alcuni indicatori che ci possono aiutare a capire se il nostro brand sta acquisendo popolarità:
    • Branded impression (da Search console) inteso come tutte le query contenenti una parola di brand e che hanno generato delle visualizzazioni su Google
    • Clic organici (da Search Console)
    • Traffico diretto (da Google Analytics)
  4. Conversioni: le vendite, chiaramente, sono il primo obiettivo per un Ecommerce. Questa cosa è vera soprattutto per Ecommerce già avviati, non lo è per Ecommerce in Start-up dove invece assumono maggiore importanza i KPI dei punti precedenti. Indicatori molto utili in termini di conversioni possono essere:
    • Fatturato
    • Numero ordini
    • Valore medio del carrello
    • Tasso di conversione

4) Definire le azioni

Dopo aver definito i competitor, creato la strategia di Keyword e impostato i KPI corretti non resta che iniziare a sporcarsi le mani con le azioni. Tutto si basa sulle risorse ed è quindi inutile creare dei piani di azione super elaborati se le risorse a disposizione sono limitate. Oggi è importante creare una strategia e delle azioni che lavorino su più livelli: un nuovo contenuto deve essere allo stesso tempo utile per gli utenti e ottimizzato per la SEO (avete mai sentito parlare di SEOTelling?), un evento in uno store fisico deve essere utile per il brnading ma anche per l’awareness sui Social media e su Google. Generalmente le macroaree di azione sono le seguenti:
  • Onsite: rientrano in questa area le attività legate all’ottimizzazione dei contenuti del sito in ottica SEO (es. pagine di prodotto e pagine di categoria), la creazione di nuovi contenuti di qualità ma anche attività di technical SEO (monitoraggio delle performance del sito) e di usabilità. Una pagina chiave con un’alta frequenza di rimbalzo può dover richiedere degli interventi. Allo stesso modo un tasso di conversione al di sotto dell’1% può significare che gli utenti non riescono a trovare con facilità ciò che cercano, non hanno un’esperienza di navigazione corretta, o magari che i prodotti che vendiamo non sono così appetibili.
  • Offsite: per offsite intendiamo non soltanto le attività SEO e di Link building ma anche azioni di Local marketing ad esempio nei punti vendita e negozi fisici. Un piano ben impostato ci porterà risultati utili sulla popolarità del brand e sul posizionamento delle keyword
  • Social media: Facebook, Instagram e Co oggi devono essere sempre più integrati nelle strategie di web marketing. Pensiamo alle nuove implementazioni di Facebook che praticamente ci permettono di acquistare direttamente i prodotti di un Ecommerce o di promuovere alla perfezione un servizio. I Social media aiutano tantissimo nella promozione di un brand e quindi sulla SEO di un progetto.
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  • Email marketing: è uno dei grandi classici tra le attività di web marketing. Fino a qualche anno fa era il mezzo principale per entrare in contatto con gli utenti e invogliarli a compiere un’azione sul sito. Ancora oggi è il canale più utilizzato al mondo in ambito digital marketing e sottovalutarlo sarebbe un errore. La ragione principale è che l’Email marketing interviene in modo diretto su utenti che hanno già avuto un contatto con l’azienda (iscrizione a una newsletter, acquisto sul sito, ottenimento di codici coupon, ecc), quindi il vero potenziale è legato all’acquisizione cliente, e non alla singola vendita come accade ad esempio per le campagne di Pay per click. Una newsletter, quindi, può aiutare le aziende a creare un rapporto con il proprio pubblico, e veicolare non solo informazioni prodotti, ma anche identità aziendale, valori e prospettive e, in definitiva, dare ulteriori motivi alle persone per affezionarsi al brand.
  • PPC: parliamo non solo di Google AdWords, ma anche delle campagne Facebook, remarketing, comparatori di prezzo, AdWords Express. Non occorre avere budget milionari ma riteniamo importante prevedere degli investimenti di advertising in un progetto di web marketing.

5) Impostare un piano di monitoraggio

Per quanto riguarda il monitoraggio è molto importante l’utilizzo di tool professionali. I già citati Google Analytics, Search Console, SemRush e Screaming Frog possono essere sufficienti per tutte le piccole e medie realtà. Il monitoraggio acquisisce senso però se fatto in modo integrato: ha scarsa rilevanza monitorare il solo andamento del posizionamento di una keyword se poi non si guarda anche ai dati di traffico provenienti attraverso quella keyword e le conversioni che hanno generato. Un piano di monitoraggio ben impostato ci darà delle preziosissime indicazioni circa le attività correttive da apportare alla nostra strategia di Digital marketing.
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SeoTelling: cos'è e perché ne sentirete parlare

SeoTelling: cos’è e perché ne sentirete parlare

Il SeoTelling è una nuova forma di content marketing il cui obiettivo è la creazione di contenuti efficaci per una strategia di Digital marketing. Siamo oggi sommersi da articoli di ogni tipo: copiati, rimodellati, tradotti, trascritti, riutilizzati. Una tragedia! Tutto questo succede perché Google ci dice che i contenuti sono alla base del successo di un progetto sul web e perché i social media ci impongono di essere sempre sul pezzo.
C’è il SEO specialist che crea contenuti con il solo obiettivo di migliorare il posizionamento delle proprie keyword. E ne utilizza tutte le varianti, dalle keyword generiche alle long tail passando per i sinonimi. A volte si fa una gran fatica a dare un senso a questi contenuti e il lettore, che oggi è sempre più preparato (e ha sempre meno tempo e pazienza), se ne accorgerà immediatamente.
Poi c’è il narratore nostalgico, quello che scrive pezzi facendosi trasportare dal cuore e dalle emozioni e le keyword non sa nemmeno cosa siano. Il suo blog contiene più capitoli del “Don Chisciotte”, realizza foto e video da paura, ma farà una gran fatica a raggiungere il pubblico perché la SEO gli causa allergia.
E poi c’è il SeoTeller, il talento del futuro (anzi del presente), colui il quale sa quando è il tempo di scrivere e se scrivere un pezzo emozionale (inserendoci comunque qualche bella keyword) o una markettata (inserendoci comunque un po’ di emozione), ma sa anche quando è il momento di abbandonare la penna e la propria postazione di lavoro e partecipare a un evento (o organizzarlo), far visita in azienda da un cliente con il semplice obiettivo di fargli un’intervista o ritrarlo nelle sue mansioni, perché in fin dei conti, un’azienda è il risultato delle persone che ci lavorano. Ma la capacità che maggiormente lo contraddistingue è la sua facilità nel creare relazioni: ha le Digital Pr nel sangue.

Dove nasce l’esigenza dell’attività di SeoTelling

Lavoriamo da diversi anni e a diversi livelli su progetti di Digital marketing e Ecommerce. Abbiamo vissuto e stiamo vivendo in prima persona i cambiamenti frenetici a cui ci sta abituando il mondo del Web. Questo ci permette di comprendere immediatamente quali sono le attività che 1-2 anni fa funzionavano e che hanno fatto la fortuna di tante aziende. Basti pensare a come si è evoluta la SEO, a come la link building stia sempre più passando il testimone ad attività di Digital Pr e a come le strategie di Web marketing siano passate dal concetto di posizionamento delle keyword al posizionamento del brand.
Oggi consigliamo sempre di approcciarsi ai progetti in modo creativo, coinvolgendo persone su più livelli e non soltanto i pochi che fanno parte del team digital.

Il profilo del SeoTeller

Sono lontani anni luce i tempi in cui era sufficiente scrivere 2 articoli alla settimana sul blog aziendale, pubblicare 3 post al giorno sulla pagina Facebook e 3 tweet sul profilo Twitter. Oggi una strategia di Web marketing per funzionare deve essere impostata all’insegna della multicanalità. Attenzione quindi a considerare canali come il Local Marketing: se avete un negozio o una rivendita “tradizionale” utilizzatela per promuovere il vostro sito. Cercate persone brave con la fotografia e i video: ciò non significa necessariamente fotografi professionisti… molto spesso gli instagrammer di successo non hanno nemmeno una reflex ma riescono a cogliere nel segno. Attenti alle novità, entusiasti e curiosi: ecco tre elementi imprescindibili nell’approccio ai progetti. Il SeoTeller conosce i media del momento e non ha paura di sperimentare. Propone sempre nuove attività senza preoccuparsi di sbagliare perché ogni errore significa crescita e ogni tentativo può diventare una storia da raccontare. Last but not least la capacità di lavorare in team. Il SeoTeller sa cosa vuol dire Team building e Relazioni, è in grado di motivare le persone e di trasmettere al team il suo entusiasmo, perché un progetto di digital marketing può avere successo solo se condiviso all’interno dell’azienda. Ma sa benissimo come stringere alleanze con persone strategiche al progetto come influencer e opinion leader.

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Influencer marketing: il punto con Matteo Pogliani

L’influencer marketing è una delle tecniche più discusse nel web: identificata spesso con il semplice coinvolgimento di personalità con un grosso seguito sui social media, l’idea che il messaggio tra azienda e consumatore possa essere mediato da una voce di riferimento non è nuova. Già agli albori della comunicazione di massa gli opinion leader sono stati identificati come un passaggio cruciale per spostare di informazioni verso un pubblico naturalmente portato a recepire meglio determinati argomenti. Oggi, Matteo Pogliani ha raccolto e sviluppato questo delicato processo nell’unico libro italiano sull’argomento “Influencer marketing” edito da Hoepli. Una lettura fondamentale che abbiamo avuto l’occasione di approfondire con l’autore per scoprire un approccio professionale ed efficace. La riflessione parte da un concetto basilare, espresso nelle parole dell’economista Jeremy Rifkin:
“Il reale valore nel terzo millennio delle aziende e dei manager che le dirigono, non sarà il fatturato che essi producono, bensì il numero e la qualità delle relazioni da essi instaurati con i propri target interlocutori e di riferimento interni ed esterni“
L’influencer marketing non è solo una tecnica di vendita ma l’evoluzione operativa di un nuovo modo di pensare l’intera economia. “Io la leggo come la sempre maggiore necessità di generare valore condiviso” spiega Pogliani ”un valore che deve per forza guardare al lungo termine e non accontentarsi di convertire al momento, come succede troppo spesso”. È il passaggio tra testimonial e ambassador, tra la pubblicità e le conversazioni. “Si sta finalmente (anche se lentamente) capendo che non basta farci mettere la faccia, ma che serve qualcosa di più. Serve essere riferimento per gli utenti e riuscire a dare risposte utili alle loro necessità. L’ambassador non è semplicemente una figura prestata all’azienda, ma è parte integrante di essa, sua voce e immagine nel mercato. Una figura che la rappresenta e ne comunica al meglio, dal di dentro, gli aspetti più significativi. Il testimonial è figura da pubblicità, in parte ‘vuota’ ed incapace di creare coinvolgimento a più stadi mentre l’ambassador nell’ influencer marketing, genera relazioni e fa da ponte tra il brand e gli utenti”. 02_Fastest-growing-online-customer-acquisition-method-_chartbuilder Pensiamo a dipendenti influenti, come De Laurentiis con il Napoli, che iniziano a chiedere di inserire nel contratto una clausola sul diritto di immagine consapevoli di quanto “la posizione primaria rivestita in un gruppo sociale sia oggi un valore, in primis economico, ed è ovvio che si cominci a riconoscerlo”. Un fenomeno nuovo e interessante, che pone una serie di domande in cui probabilmente è contenuto il futuro dell’influencer marketing. Soprattutto pone l’interrogativo da cui tutti i marketer dovrebbero partire: chi è l’influencer? Pogliani non ha dubbi, innanzitutto è bene distinguerli dai VIP che “sono per natura influencer: riconosciuti, famosi e con una vasta audience”  ma “non sono sempre perfetti, dato che hanno un costo di coinvolgimento elevato e risultano poco credibili. Le ultime ricerche Nielsen stabiliscono che sono le persone a noi vicine quelle su cui abbiamo maggiore fiducia”. L’obiettivo come sempre ci guida nella scelta:
“Se dovrò, ad esempio, lanciare una nuova linea prodotto o voglio ottenere awareness le celebrities restano un punto di riferimento. Se invece voglio puntare sul fattore competenza e dare vita a campagne fortemente incentrate sull’autorevolezza dovrò virare su figure diverse e con maggiore knowhow, come ad esempio i blogger” sottolinea Pogliani.
Il mezzo televisivo in questo senso può aiutarci a fare chiarezza sull’identità della personalità che vogliamo coinvolgere, un canale ambito da molti per il picco di visibilità in grado di dare. Pensiamo a youtuber o blogger che sono entrati nell’orbita televisiva quasi come punto più alto della propria carriera. “È altrettanto vero però” avverte Pogliani “che passare dalla tv tende a livellare il fattore knowhow, dando sì più fama, ma rischiando di limitare la credibilità e l’autorevolezza. Si finisce in un mare nostrum tra ex Grande Fratello e Tronisti di turno, non certo una valore aggiunto per i brand. Un percorso sì più veloce, ma spesso, proprio per questo, anche meno longevo”. Diversi sono gli strumenti per scovare gli influencer di riferimento come Augure, una suite totalmente dedicata all’influencer marketing, o Buzzoole Finder, perfetto per Twitter, e Talkwalker, adatto sia in fase di identificazione che monitoraggio. Una buona dose di osservazione del lavoro dell’influencer farà il resto: “Se si procede con spontaneità, competenza e con la mente rivolta a dare valore a chi ci segue ,riuscirò a creare intorno a me un gruppo di persone per cui io rappresenti una certezza.  Essenziale poi non fermarsi, perché influencer non si resta per diritto acquisito, ma solo continuando quella strada intrapresa.  Svendersi, essere poco trasparenti, cercare in tutti i modi di monetizzare non è certo intelligente, perché ci riporterà in men che non si dica nell’anonimato iniziale”. Una volta definita l’identità del nostro influencer è bene capire quando e come proporre la collaborazione all’azienda, con una certezza: se a muoverci è la necessità del ‘tutto e subito’ è meglio valutare altre forme di marketing.
L’influencer marketing ben fatto non è one shot, ma punta a lavorare per generare relazioni a lungo termine, quelle capaci di fare maggior valore a mio avviso. Non è questione di vendere adesso una volta, ma di creare una community per cui io sia riferimento e che acquisti da me nel tempo. Se non si è dotati di pazienza meglio sicuramente lavorare di advertising puro. Avremmo meno problemi e saremo più soddisfatti”.
L’influencer marketing è un progetto a medio e lungo termine di cui è possibile misurarne il ritorno, dal momento che “una ricerca di Tomoson parla di 6 dollari guadagnati ogni dollaro investito. Sfido a trovare attività altrettanto performanti”. Una volta spiegato il ruolo e le potenzialità reale di un influencer è “essenziale poi lavorare step by step, così da abituare l’azienda a questa nuova forma di comunicazione. Partendo piano eviteremo investimenti troppo ingenti e avremo il giusto tempo per dar vita ad un progetto ben sviluppato e dimostrarne il ROI. Proporre casi di studio ben fatti è un’altra via che secondo me paga molto, mostrando concretamente i vantaggi che porta il coinvolgimento di queste figure nella comunicazione del brand”. Una collaborazione ancora più efficace se si tratta di un l’e-commerce “a patto che si inizi a guardare maggiormente alla conversione” avverte Pogliani. “L’autorevolezza e la credibilità che hanno gli influencer permettono di avere forte impatto sulla reputation del brand e dei suoi prodotti, andando così a influenzarli positivamente. Reputazione che impatta in quello che Google definisce Zero Moment of Truth, la fase che segue lo stimolo d’acquisto e che vede gli utenti informarsi online per comprendere se fare credito o meno a tale stimolo.  Facile comprendere come i contenuti mediati dagli influencer siano un vantaggio enorme in questo passaggio”.
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Professioni digitali: ecco i 10 profili per essere un'azienda digital oriented

L’epoca del marketing convenzionale, classico, fatto di pubblicità sui giornali e sulle televisioni non può più fare a meno di integrarsi con i canali digitali. È in corso un profondo cambiamento che sta portando il marketing a vivere un momento di maturazione. Il marketing di oggi non spinge più i prodotti con insistenza spesso suscitando anche una sensazione di fastidio ai consumatori, ma oggi tende ad attrarre. Il messaggio pubblicitario trova il proprio pubblico in maniera naturale attraendo le persone veramente interessate grazie a contenuti utili. Parliamo di Inbound Marketing e di come il digitale abbia reso possibile tale cambiamento: il web ha messo al centro di tutto il consumatore che grazie a internet è libero di cercare informazioni online per soddisfare i propri bisogni, dall’acquisto di un prodotto alla ricerca di semplici informazioni. È proprio in quel momento che bisogna farsi trovare pronti con “messaggi” tagliati su misura per il consumatore. E le aziende, anche se in ritardo, lo hanno capito. Diventa indispensabile essere un’azienda digital oriented perché è fondamentale costruire la propria presenza online: vendere su un Ecommerce, generare conversioni attraverso la compilazioni di form o l’iscrizione ad una newsletter, richiedere una registrazione al sito o il download di una brochure, fornire informazioni in cambio di traffico ad un sito che diventa appetibile per generare pubblicità. Essere online però non è così semplice, non basta comprare un dominio e crearsi un sito, avere dei profili social e mandare delle newsletter: per essere digital oriented sono necessarie delle competenze che solo le nuove figure professionali, nate e specializzate grazie al digital marketing, sono in grado di possedere. Ecco le 10 professioni digitali di cui una azienda orientata al web non può fare a meno:

Digital Pr

Il Digital Pr è una figura di assoluta importanza che si occupa di gestire quelle attività on line che servono a promuovere prodotti, servizi, progetti o eventi di un’azienda o di un’organizzazione attraverso relazioni digitali che consentano di creare awareness. Nello specifico il digital pr instaura collaborazioni tra piattaforme che si rivolgono allo stesso target per portare alla luce prodotti e servizi interessanti. Ad esempio un sito che offre un servizio per il rimborso volo in caso di ritardo come No Problem Flights può avviare una collaborazione con giornali e blog che si occupano di viaggi, oppure di italiani all’estero. Le competenze principali del Digital Pr includono la ricerca e selezioni dei canali giusti in base al target di riferimento, il monitoraggio della rete per stimolare il passaparola, e la creazione di una reportistica a termine delle attività tramite l’utilizzo di indici particolari.

Content Marketer e Content Curator

La strategia dei contenuti è l’attività più importante per attrarre il pubblico. Il contenti marketer si occupa della produzione e promozione dei contenuti rilevanti per il pubblico target allo scopo di attrarre, acquistare e fidelizzare nuovi clienti interessati ai prodotti o servizi dell’azienda. La seconda figura fa da filtro alla enorme quantità di notizie presenti sul web. Le seleziona, filtrandole per l’argomento di interesse e in base ai volumi di ricerca, per poi riproporle contestualizzate e ottimizzate.

Social Media Manager

I social media sono la più grande porta di accesso alla rete, e le aziende hanno ormai capito che avere una presenza sui questi canali aiuta ad espandere la notorietà del brand. Il social media manager da un lato ascolta le conversazioni fra gli utenti cogliendo al volo l’opportunità di poter parlare della propria azienda coerentemente con gli argomenti del momento. Dall’altro lato pianifica e coordina le risorse necessarie per realizzare un calendario dei contenuti sviluppato a partire dagli obiettivi di business. Infine risponde e stimola gli utenti che interagiscono con la pagina, anche se quest’attività nelle aziende più strutturate viene solitamente affidata al community manager.

Web Design

Il web designer progetta l’esperienza dell’utente sul sito in base agli obiettivi di conversione stabiliti. Cura il layout e l’aspetto estetico occupandosi di tutto ciò che riguarda la parte grafica con l’obiettivo di creare un aspetto che sia coerente con l’immagine che l’azienda vuole dare di sè. Tutto considerando attentamente l’usabilità della piattaforma quando vi si accede da smartphone e tablet: i siti che non sono mobile friendly sono ormai pesantemente penalizzati anche da Google.

IT Architect

Questa figura individua e definisce la struttura delle informazioni presenti nel sito: come un architetto costruisce la piattaforma dalle basi, creando un percorso che risponda alle intenzioni di ricerca dell’utente. È importante che questa struttura conduca a quelle pagine del sito in cui avviene la conversione necessaria per raggiungere gli obiettivi di business. Le competenze necessarie per questa figura sono molto complesse e diverse: è necessario conoscere il contesto tecnologico di riferimento e in base a questo saper declinare i sistemi in modo da renderli compatibili.

Analytics Specialist

Questa figura ricopre un aspetto fondamentale perché si occupa della misurazione dei risultati delle strategie online. Misura, analizza e riporta i dati relativi alla modalità di utilizzo di un sito web da parte degli utenti con lo scopo di capirne e migliorarne performance e interazione. La sua analisi riguarda tutti i settori del web implicati nelle attività di comunicazione e promozione. Questa figura si occupa di monitorare siti, social, campagne adv e AdWords e traduce in dati i risultati acquisiti per poterli prospettare al cliente attraverso dei report che diano un risultato di insieme delle strategie adottate. Prima dello studio dei risultati attua una fase di preparazione con un approfondito esame del sito oggetto dell’operazione, progettando l’interazione di tutta la comunicazione che avverrà sul web. Lo strumento principale con cui imposta il suo lavoro sono i link che saranno usati e che devono essere tracciati al fine di poterli utilizzare e visionare all’interno di strumenti come Google Analytics in modo da poter analizzare campagne, sources e mezzi di provenienza del link.

SEO Specialist

Il SEO Specialist è un professionista della Search Engine Optimization. Deve avere una profonda conoscenza delle dinamiche dei motori di ricerca (Google in primis) e dei fattori che determinano il ranking; per fare ciò attua una serie di attività on site e off site sui siti da posizionare permettendo a quest’ultimi di essere visibili per query di ricerca pertinenti ai prodotti o servizi che si intende promuovere. Il risultato di queste attività ha come fine quello di produrre un incremento del traffico organico (quindi non sponsorizzato) proveniente dai motori di ricerca. L’attività Seo si compone di diversi momenti: la ricerca delle keyword, l’attività di SEO audit, la fase di ottimizzazione on site e off site, la produzione di contenuti in ottica seo, lo sviluppo e l’attuazione di strategie di link building e infine l’analisi dei risultati. Professioni digitali: ecco i 10 profili per essere un'azienda digital oriented

Storyteller

La figura dello Storyteller è colui che trasforma la descrizione di un prodotto o di un servizio in una narrazione efficace, coinvolgente, che unisca i valori reali del prodotto con digressioni e aneddoti riconoscibili dal target. In un contesto dove l’obiettivo è attrarre il cliente, lo storyteller diventa una figura sempre più importante nel contesto di promozione e valorizzazione di un brand. La narrazione tende a coinvolgere e a catturare attenzione e interesse dell’interlocutore soprattutto da un punto di vista emotivo, ed è proprio su questo aspetto che le aziende tendono a puntare per poter fidelizzare i propri clienti. In questo contesto rientra la figura dello storyteller che deve essere bravo con i suoi testi a coinvolgere emotivamente il lettore e a rendere fruibile una narrazione in funzione del brand/prodotto.

Ecommerce Specialist

Si occupa della gestione del funzionamento di un negozio online in tutti i suoi aspetti. Ha una visione di insieme di quelle che sono le strategie di promozione, di gestione della piattaforma, gestione dei pagamenti, della logistica e della assistenza ai clienti. Nello specifico deve avere una perfetta conoscenza delle piattaforme di Ecommerce sia open source che proprietarie in modo da poter valutare quella più opportuna per il modello di business del cliente e deve occuparsi della progettazione della struttura Ecommerce e dei relativi contenuti in collaborazione con le figure dei grafici, dei tecnici e degli editor. L’Ecommerce Specialist deve conoscere gli strumenti e i canali web (link, mail, social media marketing, ecc…) grazie ai quali è possibile aumentare il traffico verso il sito, anche attivando delle campagne di web marketing, e quindi accelerare le vendite. Deve conoscere gli strumenti di monitoraggio i modo da attuare azioni di miglioramento e correttive nel caso ce ne fosse bisogno. Di fondamentale importanza è anche possedere una buona conoscenza delle dinamiche, più prettamente aziendali, legate alla gestione del magazzino, alla fatturazione e alla logistica. Questa figura assume una rilevanza fondamentale per l’efficienza di uno shop online in grado di spaziare da un settore all’altro del web marketing.

Professioni digitali: ecco i 10 profili per essere un'azienda digital oriented

Marketplace Specialist

Questa figura rientra tra le figure associate all’Ecommerce e si occupa di sfruttare il potenziale offerto dai Marketplace come per esempio Amazon e Ebay, divenuti ormai strumenti essenziali per le aziende che decidono di vendere online. Questo specialista si occupa di individuare il marketplace su cui si sceglie di affacciarsi. Pianifica l’assortimento, si occupa dell’inserimento dei prodotti e monitora l’andamento delle vendite utilizzando i report offerti dalle diverse piattaforme. Quelle appena descritte sono solo alcune figure presenti nel nuovo mercato del lavoro digitale. La richiesta è tanta perché la voglia di diventare digital oriented da parte delle aziende è elevata. Affidarsi a dei professionisti permette di raggiungere obiettivi concreti, in grado di essere misurati, migliorati, implementati. Affidarsi invece all’improvvisazione non è mai una scelta saggia.
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SEO e web marketing: arriva il master firmato Socialware

L’idea di proporre un percorso formativo nasce da un’esigenza che ogni giorno ci troviamo ad affrontare: dialogare con specialisti del web che abbiano le competenze per definirsi tali. La rivoluzione della rete infatti, se da un lato ha dato nuove possibilità ai professionisti del marketing e della comunicazione, dall’altro ha creato molta confusione sulle skills necessarie per una strategia efficace. D’altro canto queste abilità possono essere apprese senza eccessivi limiti da parte del percorso professionale o accademico precedente, e questo ha portato al fiorire di molti corsi sul tema.

  Cosa ci differenzia dagli altri? Lo abbiamo spiegato ai ragazzi e alle ragazze che sabato 26 febbraio 2016 hanno partecipato alla presentazione del master in SEO e web marketing organizzato con Unisco. La prima risposta è: l’esperienza. “Oggi l’ecommerce è sulla bocca, ma noi abbiamo un vantaggio competitivo facendolo da dieci anni” spiega il nostro founder Francesco Antonacci, che sulle penuria di competenze nel settore ha le idee precise.  

“Oggi richiedere un servizio di web marketing è come portare la macchina al meccanico: se ti dice che è tutto da cambiare puoi solo fidarti”

  I risultati raggiunti in questi anni dal boss dell’ecommerce non comprendono solo la scalata agli algoritmi di Google e la realizzazione di piattaforme, come quella del gruppo San Marco, da 3.5 milioni all’anno. La sfida è innanzitutto culturale, avvicinando le aziende a un’ opportunità spesso inesplorata per la scarsa propensione al rischio su attività immateriale come questa. Il parallelismo tra il negozio fisico e virtuale è il miglior esempio per comprendere la struttura di un’e-commerce, partendo proprio dal ruolo dell’home page come vetrina di un negozio.

  Eppure, una persona su sette al mondo ha un sito web e nel futuro questo numero non potrà che aumentare. E tutti vorranno essere nei primi tre risultati di Google, che da soli attraggono il 35% dei click. Il campo della seo, è quello più propenso al rischi di approssimazione: basti pensare che ci sono più di 100 fattori per indicizzare una sola pagina, e in più l’algoritmo di big G è uno dei misteri più fitti al mondo. Anche di fronte a questo scenario, il nostro web analist Pietro Lombardi riesce a mettere in chiaro le pratiche più virtuose per una strategia efficace: “la prima cosa da fare è analizzare il mercato e gli obiettivi. Poi sviluppare un piano di monitoraggio sulla strategia”.   

 Onsite 26% indexing 12% offsite 62% : secondo gli studi sono questi i fattori che influenzano l’algoritmo di Google

Ma la vera passione del nostro Pietro sono i numeri, che riesce a trasformare in informazioni utili per tracciare l’efficacia di tutte le azioni compiute sul web. Una competenza questa, che sarà sempre più richiesta in futuro e che comprende l’abilità nell’utilizzo di strumenti specifici come Serush, Moz e Google Search Consolle. Non tutto però è affidato ai numeri, ma è l’abilità dell’analista a produrre poi indicazioni operative sulla strategia.      

 
Il suo lavoro è dietro le quinte, ma senza di lui i siti dei nostri clienti sarebbero come alberi senza radici: al nostro ingegnere informatico Gianluca Sperandio non sfugge nulla e la sitemap è la sua lettura preferita. La technical seo richiede costanza ma anche un continuo aggiornamento per cogliere i segnali di miglioramento.

Nel web marketing nulla è un dogma perché è una competizione globale che chiede cura dei dettagli

Con la sua guida sicura possiamo entrare nella tecnica seo attraverso i principali fattori da considerare per facilitare l’indicizzazione di un sito: compressione e caching dei contenuti, minimizzazione delle immagini, e l’ottimizzazione per il mobile. Ma soprattutto la velocità.

Oggi internet  non è però più solo un mondo fatto di codici e numeri, ma anche parole, creatività e soprattutto relazioni. E nessuno come il poeta del web Cristiano Carriero è più adatto per cogliere le potenzialità offerte dalla rete agli umanisti 2.0 e ai comunicatori che vogliono reinventarsi. Il suo intervento non poteva che partire con una storia, quelle delle cravatte Marinella, balzato ai riflettori della cronaca quando i leader del G7 fecero acquisti in questo negozio di Napoli. Cristiano racconta che alla richiesta di un potenziale cliente nel New Jersey se fosse possibile inviare una cravatta, il titolare rispose “ognuno ha i suoi problemi, il suo è di essere in New Jersey”. Questo perché l’atmosfera napoletana non poteva essere scissa dal prodotto: ” Non è detto che per tutti ci sia bisogno dei social” spiega Cristiano “perché ci sono esperienze che vanno vissute”. Così come le digital pr non sono solo rapporti commerciali

  Queste sono solo alcuni spunti per iniziare a studiare il web marketing in maniera seria da subito: le iscrizioni al master organizzato con Unisco scadono il 16 marzo, con agevolazioni per studenti e aziende. Per leggere tutti i contenuti del percorso e iscriversi basta consultare questa pagina . Si calcola che entro il 2020 le aziende avranno bisogno di  200mila risorse per stare al passo con i tempi del web marketing: tu sarai pronto?

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Content Marketing: le 7 regole d'oro per una scrittura efficace

Content Marketing: le 7 regole d’oro per una scrittura efficace

Coinvolgere, convincere e ispirare i propri lettori attraverso un contenuto che sia colloquiale ma allo stesso tempo d’impatto per i potenziali clienti è un punto cruciale per chiunque si occupa di Content Marketing all’interno di un’azienda. I lettori bramano contenuti che abbiamo un tocco più umano. Quante volte ci capita di leggere e-mail promozionali, scuotere la testa e schiacciare il tasto “CANC” alla sola vista dell’oggetto? Non è una novità, dal momento che la maggior parte dei messaggi inviati dalle aziende fanno rabbrividire, mancano di personalità e sono privi di qualsiasi appeal. Una scrittura colloquiale non vuol dire scrivere esattamente come si parla, poiché è noto che le conversazioni orali sono ricche di parole insulse, errori grammaticali e frasi incompiute. Piuttosto dobbiamo utilizzare un linguaggio diretto, corretto ma che allo stesso tempo risulti sonoro e gradevole quasi quanto quello orale. Ecco allora alcuni suggerimenti per interagire con i tuoi lettori, accrescere il loro interesse e scrivere contenuti aziendali che appaiano piuttosto delle piacevoli conversazioni:
  1. Non rivolgerti alla folla, ma al singolo
Immaginiamo di scrivere una newsletter ad una lista di 10.000 mila persone. Se pensiamo di scrivere a questa folla di clienti senza volto, probabilmente utilizzeremo un linguaggio impersonale che risulterà asettico e di poco impatto su di loro. Il nostro mittente dovrebbe invece essere il nostro miglior cliente, colui che condivide i nostri contenuti, che commenta con apprezzamenti o che ci invia domande in privato. Dobbiamo rivolgerci a lui come se fosse un nostro amico, anticipando le sue possibili domande con un tono colloquiale tale da dare l’impressione che lo stiamo affrontando personalmente.
  1. Non scrivere per impressionare
Quando parliamo con un collega o un amico è raro che utilizziamo parole complicate e termini ricercati che possano impressionarlo. Lo stesso deve accadere sul web. Evita il burocratese e utilizza un linguaggio che sia il più comprensibile possibile. Ecco l’esempio di No Problem Flights azienda che opera nel settore dei viaggi e che aiuta i passeggeri ad ottenere il rimborso in caso di disagi con i loro voli. Se volessimo utilizzare un linguaggio più tecnico potremmo dire: “ In caso di cancellazione del volo, ecco come ottenere dal vettore aereo la vostra compensazione pecuniaria!” Ecco invece come risulterebbe una versione più colloquiale dello stesso messaggio: “Volo cancellato? Ottieni subito il tuo rimborso!” L’empatia è il fondamento della buona conversazione. Capire i problemi dei nostri lettori e affrontarli con le loro stesse parole avrà sicuramente un maggiore impatto su di loro.
  1. Utilizza una comunicazione bidirezionale
Mentre scriviamo un contenuto non possiamo vedere la persona che lo leggerà dall’altra parte del monitor, per cui spesso ci limitiamo a scrivere solo dal nostro punto di vista e ci dimentichiamo di coinvolgere il nostro lettore. In una conversazione bidirezionale, è preferibile invece evitare l’uso frequente di pronomi auto-referenziali come “io”, “noi”, la “nostra” ed evidenziare piuttosto i benefici per il nostro lettore. convertionally-content
  1. Aggiungi un tocco di personalità
Pensa ai tuoi amici o colleghi preferiti. Perché ti piace parlare con loro? Probabilmente perché potete condividere delle storie, discussioni o opinioni sugli argomenti più svariati e non solo su quelli che maggiormente vi competono. Lo stesso dev’essere per il contenuto. Se si discute solo del proprio argomento di competenza, si dimostra di essere esperti unidimensionali e anche i contenuti risultano un pò noiosi. Pensa piuttosto a come iniettare di personalità gli articoli del tuo blog, i post sui Social e le tue e-mail. Puoi scrivere aneddoti personali, condividere errori da cui i lettori possano imparare, ricorrere a metafore o altre modalità che diano al lettore l’impressione di conoscerti realmente. Tutto questo darà ai vostri contenuti di marketing una marcia in più.
  1. Coinvolgi il lettore con delle domande
Poni spesso delle domande quando scrivi? Secondo le ricerche e la nostra esperienza, porre delle domande in un post può generare quasi il doppio dei click e aumentarne la sua capacità di persuasione. Le domande stimolano il lettore ad analizzare il nostro messaggio e qualora fosse d’accordo con noi, diventano dei potenti strumenti per coinvolgerlo e convincerlo.
  1. Accorcia le frasi
Un tono di voce normale nel marketing spesso suona noioso e robotico, un tono troppo accademico crea una certa distanza come se si guardasse il lettore dall’alto verso il basso. Entrambi gli stili tendono ad utilizzare periodi molti lunghi, probabilmente frutto di ciò che ci hanno insegnato a scuola ma che soprattutto sul web, sono faticosi da leggere. Spesso tendiamo a scrivere per impressionare e non per comunicare il nostro reale messaggio. Scrivere con chiarezza, utilizzare un messaggio semplice ed essere persuasivi è la vera chiave per un contenuto di successo che crei engagement.
  1. Non preoccuparti di rompere le regole
Seppur le regole grammaticali rendono un contenuto più leggibile e fruibile, in alcuni casi esse possono avere effetto contrario. Per rendere il contenuto più colloquiale:
  • Utilizza frasi spezzate per aggiungere chiarezza al periodo. Sottolineando determinate parole (come in questo caso).
  • Inizia una periodo con congiunzioni come “e” “o” oppure “ma”, per rendere il contenuto più dinamico, entusiasmante e allo stesso tempo meno monotono.
  • Crea un paragrafo da una specifica frase in modo da evidenziare un concetto e allo stesso tempo dare respiro ai tuoi lettori.
Hai mai ripensato alle parole di un tuo amico dopo una conversazione? E’ così che dovrebbe risuonare il contenuto nella testa dei tuoi lettori, ancora di più se la vostra finalità è quella di creare una connessione umana con loro che possa trasformarsi in una vendita.