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Come creare una strategia di Web marketing?

Rubrica SEO e Ecommerce #2

Gli elementi chiave di una perfetta strategia di web marketing

Analizziamo più nello specifico alcune delle attività viste nella prima parte della nostra rubrica partendo dal content marketing, ovvero la creazione di contenuti utili a fini di attirare traffico verso il proprio sito. Questa attività è trainante, può portare a risultati importanti pur richiedendo uno sforzo constante.Il fine di questa attività dunque è la creazione e condivisione di ogni tipo di contenuto editoriale (news,articoli,video e foto, in un’ottica crossmediale) al fine di acquisire clienti. L’aspetto più importante di tale attività è che tali contenuti non devono necessariamente avere natura pubblicitaria, ma anche e soprattutto informativo; devono essere contenuti utili per gli utenti. Blog Un blog è una piattaforma web sulla quale uno o più blogger pubblicano periodicamente contenuti multimediali ordinati cronologicamente. I post sono contenuti testuali associati ad immagini o al altri elementi multimediali come audio o video.  il-ciclo-del-content-marketing I vantaggi di un blog aziendale:
  • Branding
  • Migliora la SEO
  • Aumenta il traffico sul tuo sito
  • Ha costi di gestione contenuti
Search Engine Marketing – SEM
  • Il Search Engine Marketing (SEM), è l’insieme delle attività di promozione svolte sui motori di ricerca
  • Comprende tutte le attività ideate per portare traffico di qualità verso un determinato sito web. Il fine di tali attività è dunque condurre al sito, attraverso i motori, il maggior numero di utenti realmente interessati ai contenuti proposti.
Il SEM si divide a sua volta in due attività: SEA e SEO. Sem Search Engine Advertising – SEA
  • Search engine advertising (SEA) – Attività di gestione di campagne pubblicitarie di risultati (più precisamente link, meglio conosciuti come “annunci sponsorizzati”) a pagamento sui motori di ricerca.
  • AdWords è il servizio di Google riservato alla creazione di tali annunci che verranno pubblicati tramite AdSense (siti partner) o nelle aree “link sponsorizzati” della pagine di ricerca
Search Engine Optimization – SEO
  • Con Search Engine Optimization (SEO) – si intendono tutte le attività di ottimizzazione di un sito, realizzate con il fine di aumentarne il volume di traffico attraverso risultati “organici” dei motori di ricerca, ovvero non a pagamento. Queste attività comprendono la completa ottimizzazione del sito, a livello di codice e di contenuti, senza dimenticare la gestione offsite, basata sulla link building.
SEO Text Various Shapes BlueL’attività SEO è un’attività continuativa lunga e complessa che richiede interventi costanti e strutturati. Sarà l’argomento principale di questa rubrica e ne cureremo ogni aspetto.Spesso ci viene chiesto quale sia la migliore strategia da seguire, se concentrarsi maggiormente su SEA o SEO. Il segreto, come vedremo, è l’integrazione delle due diverse strategie.  E’ evidente come una strategia Seo richieda più tempo per raggiungere i risultati prefissati, ma risulti più stabile nel tempo. Una strategia Sea invece prevede tempi di realizzazione molto rapidi ma non garantisce nel tempo risultati duraturi. Terminate le campagne, non si è più visibili sulla serp, per questo risulta ottimale solo per obiettivi temporanei. seo-sem Analizzate le differenze tra SEO e SEA, è preferibile utilizzare un approccio integrato che comprenda entrambe le strategie, ovvero: Ad esempio si può decidere di creare delle campagne Adwords in una fase preliminare o successiva rispetto alla SEO, in modo da valutare le parole chiave più che convertono di più od ottenere posizionamenti sulla serp grazie a diverse strategie. Social Media Marketingsocial-keyboard I Social Media sono i nuovi luoghi di incontro virtuali, dove le persone si conoscono, si confrontano scambiandosi pareri, critiche ed opinioni ed hanno conversazioni su tematiche di interesse. E’ il mondo sempre più popolato dei social network, dei blog e dei forum. Il Social Media Marketing è il ramo del marketing che si occupa di generare visibilità sui social media. Quest’attività si concentra sulla gestione dei rapporti e della comunicazione online, attraverso digital PR e community management, e su branding ed advertising attraverso i social network. Conversion Rate Optimizatio – CRO Conversion Rate Optimization, o ottimizzazione dei tassi di conversione, è un’attività che fa riferimento al creare dei form o delle landing page con l’obiettivo di ottenere informazioni dagli utenti e trasformarli in clienti. Questi elementi sono fondamentali per ottimizzare le conversioni. Direct E-Mail Marketing – DEM Il Direct Email Marketing è una metodologia marketing con approccio diretto che utilizza la posta elettronica come canale per pubblicizzare messaggi commerciali ed informativi ad pubblico di interesse. La recente evoluzione di questa attività si sta concentrando sempre più sulla qualità del target, sulla profilazione delle utenze e sulla cura dei contatti, con conseguente abbandono degli invii massivi di posta che avevano caratterizzato l’e-mail marketing dei primi anni. servizio-invio-newsletter-biproget1 Per strutturare una buona newsletter è fondamentale un software di qualità che consenta personalizzazioni e formati adeguati al messaggio che si vuole veicolare. Mailchimp ad  esempio è un ottima risorsa. Scegliere formati,contenuti,tempistiche e device di destinazione è fondamentale, cosi come elaborare titolo ed oggetto in modo accattivante. Anche su questi aspetti, ci si soffermeremo ancora nel corso della nostra rubrica. Ora che abbiamo completato la nostra panoramica sui numerosi strumenti del web marketing, a partire dal prossimo appuntamento con la nostra rubrica saremo pronti a parlarvi di come impostare correttamente una strategia SEO.  Cominciate a prendere carta e penna.
ZMOT

Web Marketing e SEO, la guida definitiva

La rubrica SEO e Ecommerce di Socialware Italy

Nell’immenso mondo del web marketing è facile perdere l’orientamento e abbandonare la strategia che si era scelto di seguire. Nonostante le buone idee e il tanto impegno ci si può ritrovare indecisi su quali strumenti utilizzare e con quali criteri. Per questo abbiamo deciso di aiutarvi a impostare una strategia di web marketing che funzioni e che non vi faccia disperdere tempo e risorse. La nostra rubrica mensile si concentrerà principalmente sul mondo della SEO, attività tra le più complicate che richiede impegno e costanza. Prima di parlarvi nel dettaglio di come impostare una buona strategia SEO, ci sembra però opportuno mettere a fuoco delle solide basi, analizzando le fasi ed i principali strumenti del web marketing.
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Le 4 fasi di un progetto di Web Marketing

  1. Studio del mercato
  2. Pianificazione di un progetto
  3. Realizzazione/Restyling del sito web
  4. Promozione e pubblicità online
  5. Monitoraggio dei risultati

Gli obiettivi devono essere:

  1. Definiti: evitate obiettivi troppo generici e non univoci;
  2. Misurabili: assicuratevi di avere gli strumenti per monitorare risultati;
  3. Realistici: evitate di creare strategie aziendali con obiettivi  irrealizzabili.

Fondamentale per la misurazione degli obiettivi è il concetto di Conversione: il conversion rate (tasso di conversione) misura la percentuale di visitatori che hanno effettuato l’operazione desiderata (conversione) all’interno del vostro sito.
Questa azione generalmente può tradursi nella la vendita del prodotto/servizio o nella lead generation (il contatto, l’iscrizione, la visita di una pagina chiave del sito, o altre azioni misurabili).

Le nuove regole dell’era digitale

Oggi, il 90% degli investimenti di web marketing viene speso per i canali che interrompono la gente, al fine di ottenere la loro attenzione. Spot televisivi, pubblicità sui giornali, spot radio e cartelloni pubblicitari, ma anche canali web come banner pubblicitari, finestre pop-up, e-mail indesiderate, etc. Questi metodi non sono sbagliati in senso assoluto, il marketing dell’interruzione può essere ancora efficace, se fatto con empatia e se delizia il suo pubblico.Ma sul web, meno del 10% di tutti i clic e del traffico passa attraverso questi canali. La stragrande maggioranza del tempo e l’attenzione degli utenti di Internet, sia desktop, tablet o smartphone, deriva da canali Inbound: le newsletter a cui abbiamo scelto di iscriverci, i contenuti che vogliamo leggere, i risultati di ricerca che preferiamo, i social media che vogliamo utilizzare, i video che vogliamo guardare, etc.”  Rand Fishkin, CEO di Moz

Il nuovo modello di business

Oggi la mera pubblicità non è più sufficiente, bisogna anche conquistare la fiducia del consumatore nel momento zero della verità (ZMOT = Zero moment of truth). In questa prospettiva, l’inbound marketing è il metodo più efficace per fare business online. Ormai la quasi totalità degli utenti prima di effettuare un acquisto va alla ricerca informazioni sul web, consultando ogni tipologia di fonte. In media il 31% degli utenti consulta 5 siti o più siti, il 27% almeno uno , mentre la maggioranza (il 42% del totale) consulta da 2 a 4 risorse web. E’ fondamentale attirare i potenziali clienti in questa fase.
A differenza dei tradizionali metodi di marketing (outbound o interruption),  l’inbound marketing si focalizza sulla creazione di contenuti di qualità che attirino gli utenti verso la tua azienda ed i tuoi servizi. Allineando il contenuto che si pubblica con gli interessi dei tuoi clienti, diventa naturale attirare traffico e di conseguenza facilitare il processo di conversione. E’ cosi che i contatti potranno trasformarsi in clienti, i quali andranno fidelizzati nel tempo. Distribuire il contenuto giusto attraverso i canali più appropriati è fondamentale per non interrompere gli utenti ed al tempo stesso aiutarli nella fase più delicata: quella del processo d’acquisto. Capirete bene che per una strategia di Ecommerce questo aspetto è fondamentale.

Quali sono gli strumenti dell’inbound marketing?

La metodologia dell’inbound marketing si divide in quattro fasi, ognuna delle quali presenta attività specifiche.

  1. Fase 1 – Attirare e promuoversi on-line. Blog, Search Engine Marketing (SEO/SEA), Social Media
  2. Fase 2 – Convertire. Call-to-action, Landing page, Form, Retargeting
  3. Fase 3 – Chiudere. Email marketing (lead nurturing), CRM (Customer Relationship Management)
  4. Fase 4 – Deliziare. Email marketing (lead nurturing), CRM, Social Media (community)

Dall’integrazione tra metodi outbound ed inbound prende forma l’imbuto del web marketing, il conversion funnel.

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Courtesy of Studio Samo, web marketing academy.
Nel prossimo post, introdurremo le principali attività di Web marketing:

  • Content marketing
  • Search engine marketing (SEM)
  • Searche engine optimization (SEO)
  • Email marketing
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Normativa Cookies per siti Ecommerce

Adeguarsi alla normativa dei Cookies, risorsa o costo?

Un aspetto di grande attualità in ambito web riguarda la legge sui Cookie, cui tutti i siti web devono adeguarsi entro il 3 giugno 2015. Gli aspetti legali, soprattutto per Ecommerce nuovi o di piccole dimensioni, sono quasi sempre sottovalutati, ma in realtà sono fondamentali e un eventuale inadempimento potrebbe portare a sanzioni pecunarie notevoli che nella maggior parte dei casi fanno naufragare interi progetti di Ecommerce. Ecco perché consigliamo sempre di affidarsi a consulenti esperti di Ecommerce che siano padroni della materia a 360°.
Ne parliamo con l’Avvocato Nicola Parisi dello Studio legale Parisi – Morelli – Positano, nostro collaboratore ed esperto in materia:
“Il Garante per la protezione dei dati personali è consapevole dell’impatto, anche economico, che la disciplina sui cookie avrà sull’intero settore della società dei servizi dell’informazione e, quindi, del fatto che la realizzazione delle misure necessarie a dare attuazione al presente provvedimento richiederà un notevole impegno, anche in termini di tempo. In ragione di ciò, si ritiene pertanto congruo prevedere un periodo transitorio di un anno a decorrere dalla pubblicazione della presente decisione in Gazzetta Ufficiale per consentire ai soggetti interessati dal presente provvedimento di potersi avvalere delle modalità semplificate ivi individuate”.
Questo scriveva il Garante un anno fa quando il 3 giungo 2014 pubblicava sulla Gazzetta Ufficiale il provvedimento dal titolo “Individuazione delle modalità semplificate per l’informativa e l’acquisizione del consenso per l’uso dei cookie”. L’anno è trascorso, la scadenza è ormai imminente (3 giugno 2015) ma basta navigare un po’ in rete per verificare che sono pochissimi i siti e dunque le aziende che hanno adottato gli strumenti di tutela fissati dal Garante nonostante siano moltissimi coloro che, più o meno coscientemente, utilizzano i cookies sui propri siti.
A prima vista anche questa sembra un’altra incombenza, e naturalmente un costo, a carico delle imprese, principalmente di quelle che praticano il commercio elettronico e che per affermarsi in rete utilizzano Strategie di SEO che inevitabilmente passano per un utilizzo più o meno “aggressivo” dei cookies.

Cosa sono i Cookies?

I cookie sono stringhe di testo di piccole dimensioni che i siti visitati dall’utente inviano al suo terminale (solitamente al browser), dove vengono memorizzati per essere poi ritrasmessi agli stessi siti alla successiva visita del medesimo utente. Nel corso della navigazione su un sito, l’utente può ricevere sul suo device anche cookie che vengono inviati da siti o da web server diversi (c.d. “terze parti”), sui quali possono risiedere alcuni elementi (quali, ad esempio, immagini, mappe, suoni, specifici link a pagine di altri domini) presenti sul sito che lo stesso sta visitando.
I cookie svolgono diverse e importanti funzioni nell’ambito della rete. Qualunque decisione in merito alle modalità di informativa e consenso online, riguardando in pratica chiunque abbia un sito Internet, ha quindi un fortissimo impatto su un numero enorme di soggetti, che presentano peraltro natura e caratteristiche profondamente diverse tra loro.

Come adeguare un sito web alla normativa sui Cookie?

È necessario riassumere quali sono le incombenze individuate dal Garante in applicazione della normativa europea in materia tentando di soffermarci sugli aspetti più pratici.
Nel momento in cui l’utente accede a un sito web che utilizza cookies, deve essergli presentata una prima informativa “breve”, contenuta in un banner a comparsa immediata sulla home page (o altra pagina tramite la quale l’utente può accedere al sito), integrata da un’informativa “estesa” alla quale si accede attraverso un link cliccabile dall’utente.
Il banner deve specificare che il sito utilizza cookie di profilazione, eventualmente anche di “terze parti”, che consentono di inviare messaggi pubblicitari in linea con le preferenze dell’utente. Deve contenere il link all’informativa estesa e l’indicazione che, tramite quel link, è possibile negare il consenso all’installazione di qualunque cookie. Deve precisare che se l’utente sceglie di proseguire “saltando” il banner, acconsente all’uso dei cookie.
La dicitura più breve e più corretta che si basa sul facsimile redatto dal Garante è la seguente da apporre in alto al sito: “Questo sito utilizza cookies di profilazione propri e di altri siti per inviarti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookies clicca qui. Se accedi a un qualunque elemento della pagina acconsenti all’uso dei cookies”. Il “clicca qui” deve essere un link che apre la pagina dell’informativa. Sul banner deve esserci un tasto “accetta” o “ok” che chiude il banner e non apre l’informativa. Il sistema deve essere in grado di memorizzare le accettazioni.
Il secondo fondamentale adempimento è l’informativa.
L’informativa estesa deve contenere tutti gli elementi previsti dall’art. 13 del Codice (D.Lgs 196/03), descrivere in maniera specifica e analitica le caratteristiche e le finalità dei cookie installati dal sito e consentire all’utente di selezionare/deselezionare i singoli cookie. Deve essere raggiungibile mediante un link inserito nell’informativa breve, come pure attraverso un riferimento su ogni pagina del sito, collocato in calce alla medesima.
All’interno di tale informativa, deve essere inserito anche il link aggiornato alle informative e ai moduli di consenso delle terze parti con le quali l’editore ha stipulato accordi per l’installazione di cookie tramite il proprio sito. Qualora l’editore abbia contatti indiretti con le terze parti, dovrà linkare i siti dei soggetti che fanno da intermediari tra lui e le stesse terze parti. Non si esclude l’eventualità che tali collegamenti con le terze parti siano raccolti all’interno di un unico sito web gestito da un soggetto diverso dall’editore, come nel caso dei concessionari.
Al fine di mantenere distinta la responsabilità degli editori da quella delle terze parti in relazione all’informativa resa e al consenso acquisito per i cookie di queste ultime tramite il proprio sito, si ritiene necessario che gli editori stessi acquisiscano, già in fase contrattuale, i su indicati link dalle terze parti (con ciò intendendosi anche gli stessi concessionari).
Nel medesimo spazio dell’informativa estesa deve essere richiamata la possibilità per l’utente (alla quale fa riferimento anche l’art. 122, comma 2, del Codice) di manifestare le proprie opzioni in merito all’uso dei cookie da parte del sito anche attraverso le impostazioni del browser, indicando almeno la procedura da eseguire per configurare tali impostazioni. Qualora, poi, le tecnologie utilizzate dal sito siano compatibili con la versione del browser utilizzata dall’utente, l’editore potrà predisporre un collegamento diretto con la sezione del browser dedicata alle impostazioni stesse.
Le incombenze finiscono qui a meno che non si faccia della “vera” profilazione. In tal caso sarà necessario completare l’opera con una notifica al Garante. Mediante la profilazione si trattano dati di clienti finalizzati a “definire il profilo o la personalità dell’interessato, o ad analizzare abitudini o scelte di consumo, ovvero a monitorare l’utilizzo di servizi di comunicazione elettronica con esclusione dei trattamenti tecnicamente indispensabili per fornire i servizi medesimi agli utenti”.

Quanto costa adeguarsi alla normativa sui Cookies?

Passando alla nota dolente dei costi, certamente i costi maggiori saranno quelli di consulenza per la redazione di una adeguata, completa e conforme informativa estesa. Anche in questo caso è opportuno affidarsi a professionisti competenti poiché le sanzioni e le conseguenze in termini di risarcibilità del danno sono pesanti in caso di mancato adeguamento. Si ricorda che per il caso di omessa informativa o di informativa inidonea, ossia che non presenti gli elementi indicati è prevista la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da seimila a trentaseimila euro (art. 161 del Codice).
L’installazione di cookie sui terminali degli utenti in assenza del preventivo consenso degli stessi comporta, invece, la sanzione del pagamento di una somma da diecimila a centoventimila euro (art. 162, comma 2-bis, del Codice). L’omessa o incompleta notificazione al Garante, infine, ai sensi di quanto previsto dall’art. 37, comma 1, lett. d), del Codice, è sanzionata con il pagamento di una somma da ventimila a centoventimila euro (art. 163 del Codice).
Tra l’altro per l’utente è assolutamente facile e immediato poter verificare l’adeguamento del sito su cui sta navigando alla normativa; basti pensare al caso in cui i banner pubblicitari o comunque le inserzioni pubblicitari lo “inseguono” durante la sua navigazione in internet.

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Mobile-friendly: facciamo il punto della situazione

L’arrivo dell’etichetta “mobile-friendly”, comparsa accanto alle description visualizzate da cellulare o tablet sulle SERP google lo scorso novembre, ha smosso le paludose acque della SEO come non accadeva da tempo: era il preannuncio di una rivoluzione, e tutti coloro che lavorano nel settore del web marketing e si occupano di posizionamento lo hanno capito. La crescita vertiginosa del traffico da mobile – anche nel nostro paese, dove abbiamo toccato circa 15 milioni di mobile surfers giornalieri – ha messo il colosso delle ricerche on line di fronte all’ennesima sfida di raffinamento del traffico, e la risposta non si è fatta attendere. Cosa è successo e cosa sta ancora per succedere?

Facciamo un recap degli avvenimenti recenti sul mobile-friendly

Il 26 febbraio Google ufficializza i rumors che circolano da tempo: dal 21 aprile il mobile-friendly sarà un fattore di posizionamento. Lo scopo è di portare dunque i contenuti ottimizzati per il mobile nei primi posti SERP nelle ricerche mobile. Il cambiamento “epocale” – e questo è il primo fattore su cui focalizzarsi – sembra riguardi esclusivamente le ricerche mobile, almeno stando a quanto si dice nel post di comunicazione ufficiale contenuto sul Webmaster Central Blog di Google: “A partire dal 21 Aprile, espanderemo l’utilizzo dell’ottimizzazione per dispositivi mobili come segnale di posizionamento.

Questo cambiamento avrà effetti sulle ricerche mobile in tutto il mondo e in tutte le lingue e avrà un significativo impatto nei nostri risultati di ricerca. Di conseguenza gli utenti troveranno più facile ottenere risultati di ricerca rilevanti e di alta qualità ottimizzati per i propri dispositivi.” Se all’apparenza le ricerche sulle versioni desktop non saranno toccate direttamente dall’introduzione di questo nuovo fattore di posizionamento, tuttavia è facile presagire che ci saranno significativi cambiamenti nelle SERP in generale e che i siti mobile friendly acquisiranno vantaggio anche nelle versioni desktop.

Il fatto che Google preannunci un cambio di algoritmo è di per sé un avvenimento eccezionale. Non ci saranno scansioni temporali o fattori di barriera: le pagine verranno analizzate in contemporanea e se ottimizzate otterranno l’etichetta mobile-friendly e godranno del beneficio di posizionamento. Altrimenti nisba. Questo potrebbe far guadagnare posizioni a pagine con ranking basso fino a quel momento, quindi l’occasione in un certo senso è ghiotta.

La guida di Google per la creazione di pagine mobile friendly

pc-friendlyPer preparare il campo, Google ha creato un’intera e ricca sezione “Guida per i dispositivi mobili”. A parte l’utile sezione di test (che può servire ad esempio a capire come stanno messi i nostri competitors, o almeno a fare qualche indagine “a campione”) può essere molto interessante leggere la sezione “Tre cose da sapere per realizzare un sito per dispositivi mobili” (gradito a Google, ovviamente) che essenzialmente ci dice queste tre cose:

  1. Parola d’ordine: SEMPLIFICAZIONE! Per raggiungere l’obiettivo, meno click e meno tocchi sono necessari e meglio è. La fase teorica di ideazione è fondamentale, sempre focalizzandosi sull’obiettivo.
  2. Direttamente conseguente è stabilire delle PRIORITA’: meno contenuti vuol dire più semplicità dunque più usabilità.
  3. Modelli, temi e strutture devono essere comuni a tutti i dispositivi: è quella che chiamano RWD, “una tecnica che prevede l’utilizzo dello stesso URL e dello stesso codice per la pagina, a prescindere dal fatto che l’utente utilizzi un computer desktop, un tablet o un cellulare. Soltanto la visualizzazione si regola adattandosi alle dimensioni dello schermo”. Quindi assolutamente no alla versione ad hoc per dispositivi mobili con indirizzo “m.example.com”, deve essere la nostra versione base www.example.com a essere adattata ai diversi tipi di dispositivi.

Il punto 3 potrebbe essere un’ulteriore “prova” di quanto detto prima, e cioè che anche il posizionamento desktop verrà seriamente condizionato da ciò che accadrà sul mobile. In generale vale sempre il consiglio di essere minimalisti: the less, the better. Ma come progettare delle pagine mobile-friendly senza incorrere nell’errore opposto, cioè eliminare cose che poi all’atto pratico potrebbero essere fondamentali? Potrebbe essere molto utile sfruttare l’esperienza e gli errori di chi si è imbarcato prima di noi in questa impresa.

Ecco 3 consigli utili per chi sta lavorando alla versione mobile-friendly del proprio sito ecommerce:

 

  1. Valutare seriamente di ridurre il numero di prodotti presenti sulla versione mobile: se non ce la facciamo a essere pronti per il 21 aprile, meglio rinunciare al tutto e subito e lavorare invece per ottenere posizioni sui prodotti che consideriamo “di punta”; meglio perdere qualche sparuto acquirente che essere danneggiati delle penalizzazioni.
  2. Curare in modo maniacale la visualizzazione dei prodotti e il checkout: se fino a questo momento abbiamo pensato che l’utente del PC avesse fretta, il futuro ci farà cambiare idea. L’utente del mobile ha e avrà ancora meno tempo da perdere rispetto all’altro. Ridurre il numero di click diventerà essenziale per battere la concorrenza. Per cui: via tutti i fronzoli, massimo quattro prodotti in bella vista per pagina e soprattutto check-out semplificato in pochissimi step o in una sola pagina.
  3. Ridurre peso e dimensioni delle immagini: i tempi di caricamento devono essere accorciati al massimo, per evitare le attese (e i rimbalzi). Del resto le foto su smartphone sono pensate per essere viste su uno smartphone, come si accorge chiunque provi a visualizzare su pc una foto scattata con cellulare. Un vantaggio di cui sarebbe bene approfittarsi.
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Audit Seo: le linee guida fondamentali

Quando si avvia un progetto di ottimizzazione di un sito Ecommerce è fondamentale avere una fotografia esatta sullo stato di salute del sito.

L’errore più grave che in molti fanno, infatti, è proprio creare una strategia di Web marketing senza aver fatto un Audit Seo e aver ben chiaro dove concentrare le risorse. In particolare modo per siti Ecommerce già avviati e online da diversi anni, ciò che può davvero far la differenza sono i piccoli dettagli.

Questo post vi aiuterà a scoprire come impostare un Audit Seo per il vostro sito web e prepararvi per la creazione della migliore strategia di Web Marketing possibile per gestire un Ecommerce.

Iniziamo col dire che per poter realizzare un Audit Seo professionale è imprescindibile avere delle competenze Seo avanzate e disporre di alcuni strumenti di monitoraggio e analisi come Google Webmaster tools e Google Analytics o gli utilissimi tools di Moz.com.

Il risultato di un Audit Seo è di solito composto da 2 file: un file excel dove si elencano tutte le voci analizzate e si attribuisce un valore/risultato all’analisi, e un documento di testo dove si sintetizzano le parti fondamentali che saranno la base di partenza per la creazione di una strategia di Marketing online.

Ricordate, l’obiettivo di un audit è fare una fotografia sulla situazione di un sito Ecommerce, non anche dare indicazioni sulle possibili attività da svolgere.

Ecco le aree più importanti su cui impostare un Audit Seo:

#1- Motori di ricerca

L’analisi dei motori di ricerca è l’elemento di partenza. Da qui si capirà quante pagine sono state indicizzate o il numero delle pagine monitorate da Google analytics (quelle che hanno ricevuto delle visite organiche).

Suggeriamo di analizzare la presenza di termini di brand e no brand perché oggi una corretta attività Seo o di Local Seo, non può prescindere dallo sviluppo del proprio branding.

Altri due elementi da analizzare sono la cache di Google e se il sito la sfrutta a proprio vantaggio per ridurre il tempo di caricamento delle pagine e lo stato di indicizzazione si dispositivi mobile. L’etichetta Mobile friendly sta acquisendo sempre maggior importanza e vale la pena impiegare risorse nell’ottimizzazione mobile di un sito.

#2- Contenuti

L’analisi dei contenuti può essere molto laboriosa in assenza di un supporto tecnico. Oggi esistono diversi tool in rete di supporto a questa attività. In alternativa un sapiente utilizzo di Excel può tornarvi di grandissimo aiuto (contattaci per saperne di più).

Quando parliamo di Content analysis ci riferiamo alla presenza dei meta tag title e description: sono presenti su tutte le pagine? Sono ottimizzati? Hanno lunghezza massima di 60 caratteri (title) e 155 (description)? Il nome del brand è incluso almeno in uno dei due campi? Le keyword principali sono presenti in entrambi i campi?

La seconda parte dell’analisi deve essere dedicata poi alle Seo url. Una Seo url per essere ben ottimizzata deve essere lunga non oltre i 115 caratteri (nome dominio incluso) e deve contenere una frase chiave.

Le immagini poi devono contenere delle keyword sia nel titolo che nel tag alt.

Infine un aspetto molto spesso sottovalutato riguarda i contenuti duplicati. Google sta dando sempre maggior importanza all’unicità dei contenuti all’interno di un sito. Ecco perché è necessario organizzare al meglio la struttura delle url ed impostare correttamente le Canonical Url e le sitemaps

#3- Accessibilità e indicizzazione

In questa parte dell’analisi dobbiamo assicurarci che il nostro sito sia accessibile ai motori di ricerca e che l’indicizzazione sia facilitata. A questo proposito gli elementi fondamentali da analizzare sono i robots.txt, le sitemaps ed eventuali contenuti No index. E si perché non tutte le pagine di un sito devono essere inviate a Google, ed è quindi importante che i contenuti da non indicizzare vengano ugualmente segnalati agli spider di Google.

Due strumenti utili in questa fase sono Google Webmaster tools (gratuito) e Moz Pro (a pagamento).

#4- Architettura del sito e link interni

L’architettura del sito è utile sia per i motori di ricerca sia per assicurare agli utenti una piacevole esperienza di navigazione. Dobbiamo quindi assicurarci che le categorie e sottocategorie siano suddivise secondo una logica chiara e precisa con una struttura verticale di link che renda immediate le dinamiche di navigazione.

Altrettanto importante però è creare una struttura di link orizzontale, ovvero che colleghi tra di loro categorie e sottocategorie affini.

Infine occorre analizzare la presenza di link interni nelle singole schede prodotto.

#5- Technical Seo

In questa sezione l’analisi fondamentale riguarda la presenza di pagine con errore (il modo migliore è visualizzare la metrica disponibile in Google Webmaster tools) e la corretta impostazione di eventuali redirect.

In seguito va analizzata più a fondo l’utilizzo delle Canonical url e della loro presenza nelle sitemap.

#6- Velocità del sito

La velocità di caricamento delle pagine di un sito è uno dei fattori più importanti che influisce sul posizionamento. Anche da un punto di vista di usabilità e user experience, avere delle pagine che impiegano diversi secondi nel caricamento non è una cosa positiva e portano ad alti tassi di abbandono.

E’ quindi molto importante diminuire al massimo gli elementi che possono causare rallentamenti: immagini pesanti, compressione delle pagine, utilizzo del caching dei browser. In genere consigliamo sempre di mantenere la velocità di caricamento di una pagina al di sotto dei 4 secondi.

Uno strumento utile a questo proposito è il Page speed insight di Google

#7- Mobile e Tablet

Si stima che circa il 50% del traffico del web arrivi da dispositivi mobile. Eppure nella stragrande maggioranza dei casi, le aziende non prevedono delle attività di ottimizzazione grafica, di usabilità e obiettivi su questi dispositivi. Un’analisi accurata porterà sicuramente dei risultati e delle prospettive di crescita sorprendenti.

E’ quindi fondamentale avere una versione mobile del sito (o un responsive che funzioni perfettamente) e assicurarsi che sia ben curata e che risponda agli obiettivi aziendali.

Infine bisogna assicurarsi che gli strumenti di monitoraggio come Google Analytics e Webmaster tools traccino correttamente i dati da mobile.

#8- Analytics

L’analisi dei dati è la base per poter creare una corretta strategia di web marketing. Dobbiamo assicurarci quindi che il codice di monitoraggio di Google Analytics funzioni perfettamente e che sia impostata la nuova versione. Per un sito Ecommerce è altrettanto importante aver impostato gli obiettivi e il monitoraggio degli eventi.

Google Webmaster tools e Google Adwords devono poi essere connessi tra di loro in modo da poter effettuare analisi trasversali e avvalersi degli elenchi di Remarketing di Google analyitcs.

Vi consigliamo di installare il Google tag assistant, un’estensione disponibile sia per Chrome che per Firefox.

#9- Internazionalizzazione

Un ultimo aspetto (facoltativo) da analizzare, riguarda la presenza di versioni del sito in lingua straniera. L’internazionalizzazione di un sito Ecommerce è un’operazione molto complessa e che richiede uno studio approfondito del mercato di destinazione. Da un punto di vista di analisi Seo occorre monitorare aspetti quali la struttura delle url: il prefisso del paese è mostrato? L’hreflang o il rel alternate sono impostati correttamente? Le seo url sono settate nella lingua desiderata?

Audit Seo, considerazioni conclusive:

Come detto in apertura, per realizzare un Audit Seo per un sito web è imprescindibile avere delle conoscenze tecniche avanzate e saper leggere i dati. In un mondo così concorrenziale, quale quello del Web, un’analisi Seo ben fatta può portare dei vantaggi strategici non indifferenti e permetterci di ottimizzare le risorse. Il consiglio quindi è di non lavorare ad alcuna strategia di Web Marketing né di avviare alcuna attività di ottimizzazione Seo senza prima aver ben chiare le attività da fare.

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Ecommerce in Argentina: tasse e barriere per chi acquista online

Sembra incredibile ma succede anche ai nostri giorni. Proprio quando il libero scambio e il commercio elettronico la fanno da padrone, l’Argentina compie un passo nella direzione diametralmente opposta varando un pacchetto di leggi che rende l’acquisto online da siti di ecommerce stranieri particolarmente complicato ed oneroso.

Gli argentini che sino a pochi giorni fa acquistavano dai noti portali di Ecommerce esteri come Amazon ed eBay, non potranno più vedersi recapitare a casa i loro prodotti ma dovranno recarsi in un ufficio doganale e compilare una meticolosa dichiarazione per prelevare i propri pacchi.

A questo si aggiunge inoltre una soglia massima di spesa di 25 $ all’anno, per un massimo di due acquisti, oltre la quale il consumatore dovrà versare il 50% del prezzo finale al fisco su ogni prodotto proveniente da un sito estero. Come se non bastasse, grazie ad una precedente normativa, le transazioni internazionali tramite carte di credito emesse dalla banca argentina sono ulteriormente tassate al 35%.

E-Shopping tassato pesantemente per fermare l’inflazione

Questo drammatico programma di restrizioni dell’online shopping in Argentina è parte di un insieme di sforzi del governo di Cristina Fernandez de Kirchner per preservare l’ulteriore caduta delle riserve valutarie di moneta estera, scesa del 30% solo nell’ultimo anno, e rallentare la svalutazione della moneta nazionale.

Il governo argentino spera con questa impopolare azione di trattenere il deflusso di capitali verso l’estero, migliorare la raccolta di dazi doganali e favorire l’industria e relativa economia nazionale. Il risultato per il momento è un durissimo colpo al settore dell’ecommerce e del web marketing con disagi rilevanti anche per il popolo argentino degli e-shopper.

La tassazione fiscale sulle vendite on-line sarà la scelta giusta?

In collaborazione con Codicesconto.com abbiamo chiesto all’esperto di e-commerce argentino Henry Pena-Palacio di commentare per noi i nuovi cambiamenti in atto.

Secondo Palacio, le azioni del governo hanno irritato il popolo argentino, che si lamenta non soltanto dei prezzi elevatissimi, ma anche del fastidio non trascurabile di presentarsi in ufficio per ogni acquisto effettuato in rete.

L’introduzione di questa normativa potrebbe avere l’effetto opposto a quello che il governo auspica: anziché far aumentare le entrate fiscali, l’inasprimento fiscale potrebbe aumentare il lavoro sommerso ed incentivare il contrabbando.

Ancora una volta si tratta di prezzi

Gli argentini acquistano dall’estero, è un dato di fatto. La motivazione è semplice: costa meno! Un iPhone 16GB 5S in un Apple Store negli USA può essere acquistato a 649 $, mentre nei negozi argentini tra i 1.300 ed i 1700 $. Un Samsung Galaxy 4 costa sino al 54% in più mentre una Smart TV quasi il 300%.

Questo chiaramente influisce in maniera pesante sul giro d’affari interno generato dagli acquisti online che rimane bassissimo nonostante l’Argentina abbia una popolazione che si aggira attorno ai 40 milioni di abitanti. Nel 2012 il settore e-commerce ha di poco sfiorato i 3 miliardi di dollari contro un fatturato sul mercato estero di gran lunga maggiore ma davvero difficile da stimare.

Santiago de Chile la New Miami del Sud America

Disparità di prezzo simili sono evidenti persino tra due paesi limitrofi come Cile e Argentina portando molti e-shopper a preferire un volo di due ore per fare shopping off-line a Santiago de Chile.

Più di 1,5 milioni di argentini ormai preferiscono fare acquisti oltre confine, Santiago de Chile è stata per questo motivo ribattezzata la New Miami del Sud America. I connazionali di Maradona alludono alla città della Florida, considerata dai sudamericani la città più economica per lo shopping.

L’ecommerce e le barriere non tariffarie: un problema da affrontare

L’Argentina non è l’unico caso di guerra in atto all’ecommerce straniero. Anche la Russia ha varato un programma per limitare la fuga di capitale verso l’estero che ha convinto due grandi operatori come FedEx e Dhl e, in Italia, Poste Italiane ad annunciare la sospensione delle attività sul territorio russo.

Argentina e Russia rappresentano un segnale molto importante per comprendere le difficoltà e le barriere che ancora ostacolano la diffusione dell’ecommerce su scala internazionale. Le cosiddette “barriere non tariffarie“, come controlli sulle consegne, formalità burocratiche, controlli sanitari etc, sono in rapido aumento ovunque e costituiscono un serio scoglio per l’ecommerce e il web marketing che è bene che sia aziende che governi inizino ad affrontare in maniera comune e equilibrata. Voi cosa ne pensate?

Sembra incredibile ma succede anche ai nostri giorni. Proprio quando il libero scambio e il commercio elettronico la fanno da padrone, l’Argentina compie un passo nella direzione diametralmente opposta varando un pacchetto di leggi che rende l’acquisto online da siti di ecommerce stranieri particolarmente complicato ed oneroso.

Gli argentini che sino a pochi giorni fa acquistavano dai noti portali di Ecommerce esteri come Amazon ed eBay, non potranno più vedersi recapitare a casa i loro prodotti ma dovranno recarsi in un ufficio doganale e compilare una meticolosa dichiarazione per prelevare i propri pacchi.

A questo si aggiunge inoltre una soglia massima di spesa di 25 $ all’anno, per un massimo di due acquisti, oltre la quale il consumatore dovrà versare il 50% del prezzo finale al fisco su ogni prodotto proveniente da un sito estero. Come se non bastasse, grazie ad una precedente normativa, le transazioni internazionali tramite carte di credito emesse dalla banca argentina sono ulteriormente tassate al 35%.

E-Shopping tassato pesantemente per fermare l’inflazione

Questo drammatico programma di restrizioni dell’online shopping in Argentina è parte di un insieme di sforzi del governo di Cristina Fernandez de Kirchner per preservare l’ulteriore caduta delle riserve valutarie di moneta estera, scesa del 30% solo nell’ultimo anno, e rallentare la svalutazione della moneta nazionale.

Il governo argentino spera con questa impopolare azione di trattenere il deflusso di capitali verso l’estero, migliorare la raccolta di dazi doganali e favorire l’industria e relativa economia nazionale. Il risultato per il momento è un durissimo colpo al settore dell’ecommerce e del web marketing con disagi rilevanti anche per il popolo argentino degli e-shopper.

La tassazione fiscale sulle vendite on-line sarà la scelta giusta?

In collaborazione con Codicesconto.com abbiamo chiesto all’esperto di e-commerce argentino Henry Pena-Palacio di commentare per noi i nuovi cambiamenti in atto.

Secondo Palacio, le azioni del governo hanno irritato il popolo argentino, che si lamenta non soltanto dei prezzi elevatissimi, ma anche del fastidio non trascurabile di presentarsi in ufficio per ogni acquisto effettuato in rete.

L’introduzione di questa normativa potrebbe avere l’effetto opposto a quello che il governo auspica: anziché far aumentare le entrate fiscali, l’inasprimento fiscale potrebbe aumentare il lavoro sommerso ed incentivare il contrabbando.

Ancora una volta si tratta di prezzi

Gli argentini acquistano dall’estero, è un dato di fatto. La motivazione è semplice: costa meno! Un iPhone 16GB 5S in un Apple Store negli USA può essere acquistato a 649 $, mentre nei negozi argentini tra i 1.300 ed i 1700 $. Un Samsung Galaxy 4 costa sino al 54% in più mentre una Smart TV quasi il 300%.

Questo chiaramente influisce in maniera pesante sul giro d’affari interno generato dagli acquisti online che rimane bassissimo nonostante l’Argentina abbia una popolazione che si aggira attorno ai 40 milioni di abitanti. Nel 2012 il settore e-commerce ha di poco sfiorato i 3 miliardi di dollari contro un fatturato sul mercato estero di gran lunga maggiore ma davvero difficile da stimare.

Santiago de Chile la New Miami del Sud America

Disparità di prezzo simili sono evidenti persino tra due paesi limitrofi come Cile e Argentina portando molti e-shopper a preferire un volo di due ore per fare shopping off-line a Santiago de Chile.

Più di 1,5 milioni di argentini ormai preferiscono fare acquisti oltre confine, Santiago de Chile è stata per questo motivo ribattezzata la New Miami del Sud America. I connazionali di Maradona alludono alla città della Florida, considerata dai sudamericani la città più economica per lo shopping.

L’ecommerce e le barriere non tariffarie: un problema da affrontare

L’Argentina non è l’unico caso di guerra in atto all’ecommerce straniero. Anche la Russia ha varato un programma per limitare la fuga di capitale verso l’estero che ha convinto due grandi operatori come FedEx e Dhl e, in Italia, Poste Italiane ad annunciare la sospensione delle attività sul territorio russo.

Argentina e Russia rappresentano un segnale molto importante per comprendere le difficoltà e le barriere che ancora ostacolano la diffusione dell’ecommerce su scala internazionale. Le cosiddette “barriere non tariffarie“, come controlli sulle consegne, formalità burocratiche, controlli sanitari etc, sono in rapido aumento ovunque e costituiscono un serio scoglio per l’ecommerce e il web marketing che è bene che sia aziende che governi inizino ad affrontare in maniera comune e equilibrata. Voi cosa ne pensate?

Sembra incredibile ma succede anche ai nostri giorni. Proprio quando il libero scambio e il commercio elettronico la fanno da padrone, l’Argentina compie un passo nella direzione diametralmente opposta varando un pacchetto di leggi che rende l’acquisto online da siti di ecommerce stranieri particolarmente complicato ed oneroso.

Gli argentini che sino a pochi giorni fa acquistavano dai noti portali di Ecommerce esteri come Amazon ed eBay, non potranno più vedersi recapitare a casa i loro prodotti ma dovranno recarsi in un ufficio doganale e compilare una meticolosa dichiarazione per prelevare i propri pacchi.

A questo si aggiunge inoltre una soglia massima di spesa di 25 $ all’anno, per un massimo di due acquisti, oltre la quale il consumatore dovrà versare il 50% del prezzo finale al fisco su ogni prodotto proveniente da un sito estero. Come se non bastasse, grazie ad una precedente normativa, le transazioni internazionali tramite carte di credito emesse dalla banca argentina sono ulteriormente tassate al 35%.

E-Shopping tassato pesantemente per fermare l’inflazione

Questo drammatico programma di restrizioni dell’online shopping in Argentina è parte di un insieme di sforzi del governo di Cristina Fernandez de Kirchner per preservare l’ulteriore caduta delle riserve valutarie di moneta estera, scesa del 30% solo nell’ultimo anno, e rallentare la svalutazione della moneta nazionale.

Il governo argentino spera con questa impopolare azione di trattenere il deflusso di capitali verso l’estero, migliorare la raccolta di dazi doganali e favorire l’industria e relativa economia nazionale. Il risultato per il momento è un durissimo colpo al settore dell’ecommerce e del web marketing con disagi rilevanti anche per il popolo argentino degli e-shopper.

La tassazione fiscale sulle vendite on-line sarà la scelta giusta?

In collaborazione con Codicesconto.com abbiamo chiesto all’esperto di e-commerce argentino Henry Pena-Palacio di commentare per noi i nuovi cambiamenti in atto.

Secondo Palacio, le azioni del governo hanno irritato il popolo argentino, che si lamenta non soltanto dei prezzi elevatissimi, ma anche del fastidio non trascurabile di presentarsi in ufficio per ogni acquisto effettuato in rete.

L’introduzione di questa normativa potrebbe avere l’effetto opposto a quello che il governo auspica: anziché far aumentare le entrate fiscali, l’inasprimento fiscale potrebbe aumentare il lavoro sommerso ed incentivare il contrabbando.

Ancora una volta si tratta di prezzi

Gli argentini acquistano dall’estero, è un dato di fatto. La motivazione è semplice: costa meno! Un iPhone 16GB 5S in un Apple Store negli USA può essere acquistato a 649 $, mentre nei negozi argentini tra i 1.300 ed i 1700 $. Un Samsung Galaxy 4 costa sino al 54% in più mentre una Smart TV quasi il 300%.

Questo chiaramente influisce in maniera pesante sul giro d’affari interno generato dagli acquisti online che rimane bassissimo nonostante l’Argentina abbia una popolazione che si aggira attorno ai 40 milioni di abitanti. Nel 2012 il settore e-commerce ha di poco sfiorato i 3 miliardi di dollari contro un fatturato sul mercato estero di gran lunga maggiore ma davvero difficile da stimare.

Santiago de Chile la New Miami del Sud America

Disparità di prezzo simili sono evidenti persino tra due paesi limitrofi come Cile e Argentina portando molti e-shopper a preferire un volo di due ore per fare shopping off-line a Santiago de Chile.

Più di 1,5 milioni di argentini ormai preferiscono fare acquisti oltre confine, Santiago de Chile è stata per questo motivo ribattezzata la New Miami del Sud America. I connazionali di Maradona alludono alla città della Florida, considerata dai sudamericani la città più economica per lo shopping.

L’ecommerce e le barriere non tariffarie: un problema da affrontare

L’Argentina non è l’unico caso di guerra in atto all’ecommerce straniero. Anche la Russia ha varato un programma per limitare la fuga di capitale verso l’estero che ha convinto due grandi operatori come FedEx e Dhl e, in Italia, Poste Italiane ad annunciare la sospensione delle attività sul territorio russo.

Argentina e Russia rappresentano un segnale molto importante per comprendere le difficoltà e le barriere che ancora ostacolano la diffusione dell’ecommerce su scala internazionale. Le cosiddette “barriere non tariffarie“, come controlli sulle consegne, formalità burocratiche, controlli sanitari etc, sono in rapido aumento ovunque e costituiscono un serio scoglio per l’ecommerce e il web marketing che è bene che sia aziende che governi inizino ad affrontare in maniera comune e equilibrata. Voi cosa ne pensate?

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Ecommerce a Natale: come cambiano le abitudini di acquisto?

C’era una volta il Natale in cui le persone riempivano i negozi del centro alla ricerca del regalo giusto da fare a parenti, amici, mogli, fidanzate e bambini. Oggi esistono siti di Ecommerce di ogni tipo che facilitano (apparentemente) la vita delle persone, evitando lunghe file e regali inutili.

Ecco allora che scatta la guerra delle offerte natalizie, coupon sconto, newsletter e email marketing, campagne Adwords e sui social media, e quant’altro possa far preferire il nostro sito di ecommerce a quello dei competitors.

La domanda è: ne vale davvero la pena? I consumatori sono pronti a questo cambio di abitudini?

Abbiamo svolto in collaborazione con Stefano Trani di codicedisconto.com, un’analisi del comportamento degli utenti sul web durante il periodo natalizio, e possiamo affermare che internet è diventato un indispensabile strumento, non solo di ricerca e ispirazione di idee regalo, ma anche di acquisto.

Chi sceglie di acquistare online a Natale?

La popolazione degli utenti Ecommerce è cresciuta tantissimo in Italia negli ultimi anni, soprattutto tra il 2011 ed il 2012. La fascia d’età principale va da 25 a 34 anni e, durante il periodo natalizio è il popolo femminile ad occuparsi principalmente dei regali di natale. Il 56% delle donne fa shopping in solitudine, il 22% preferisce lo shopping in coppia, il 2% di esse affida lo shopping al marito o compagno.

 Perché comprare sul Web? 

La convenienza è il motivo principale che induce gli italiani a rivolgersi a siti di Ecommerce: l’81% dei web utenti compra online principalmente perché riscontra prezzi inferiori. Ma attenzione, il fatto di avere il prezzo più basso del web non è sinonimo di successo, anzi… La base del successo sul web per un sito di Ecommerce è la visibilità online. Ecco perché siti Web come Amazon ottengono la fetta più grossa del mercato natalizio. Un mix di visibilità organica sui motori di ricerca, campagne Adwords e Pay per click, Remarketing, Newsletter e comparatori di prezzo, sono la chiave del successo.

Cosa spinge maggiormente gli utenti ad acquistare su un sito Ecommerce?

Gli utenti preferiscono un negozio online che non faccia pagare le odiatissime spese di spedizione. Anche la possibilità di reso gratuito è un importante incentivo all’acquisto. La consegna gratis ed i resi gratuiti sono infatti il principale segreto del successo di Zalando. Ecco perché sono sempre più i siti di Ecommerce che inglobano le spese di spedizione nel prezzo finale: la leva delle spedizioni gratis è un elemento di sicuro valore.

Quando iniziano gli acquisti natalizi?

Da quando l’Ecommerce ha conquistato gli italiani le campagne natalizie sono lanciate sin da ottobre ed un buon volume di acquisti avviene a novembre.  Ciò che ancora penalizza il mercato online sono però le spedizioni: sono moltissimi gli italiani del “regalo dell’ultimo momento”, e per  loro purtroppo il web non può essere d’aiuto in quanto a partire dal 15-17 Dicembre la maggior parte dei siti di Ecommerce non garantisce l’arrivo del pacco per il 24. Quindi per avere il regalo sotto l’albero, questa fetta di utenti deve necessariamente rivolgersi al mercato offline.

Pc, Tablet, Smartphone? Qual è il device migliore?

Nonostante il canale preferito per la scelta del regalo di natale sia sempre il “classico” Pc desktop o portatile, sono sempre più le persone che utilizzano smartphone e tablet. Da qui l’importanza per chi si occupa della gestione di un sito Ecommerce, di non sottovalutare i dati di traffico su questi canali e di avere sempre un sito ottimizzato per mobile e tablet.

Cosa succede negli altri paesi?

Il mercato dell’Ecommerce in Spagna è una dimostrazione della costante crescita del fenomeno Ecommerce e del forte cambiamento delle abitudini in atto. In Spagna il prosciutto Jamón Serrano è considerato uno dei regali più ambiti di Natale, a dimostrazione del fatto che online non si acquista solo tecnologia o abbigliamento, e che modernità e tradizione possono coesistere senza problemi.

Nel Regno Unito le transazioni via tablet e smartphone raggiungeranno i 129 miliardi di £ per le festività di Natale 2013, con le vendite su smartphone in crescita del 337% e su tablet del 538%. Spesso questi dispositivi vengono utilizzati dagli utenti anche per verificare i prezzi e soprattutto lo stock disponibile.

Anche in Russia lo shopping online è in forte crescita. Nonostante i russi festeggino il Natale in un periodo differente, proprio nel mese di dicembre c’è una forte crescita nelle vendite. Mosca e San Pietroburgo sono metropoli cosmopolite, i loro abitanti adorano la comodità degli acquisti online in inverno, anche in conseguenza delle bassissime temperature della Russia. Ovviamente bisogna prendere in considerazione che i Russi festeggiano il Natale il 7 gennaio, ma Ded Moroz (Nonno Gelo, o più comunemente Babbo Natale) arriva decisamente prima, già a dicembre.

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Come visualizzare le password salvate su Google Chrome?




In un mondo invaso da password di ogni tipo, orientarsi è davvero complicato. Frasi di sicurezza come “Qual è la città natale di tuo padre” o “Come si chiamava il tuo primo animale domestico” sembrano confondere solo le idee. C’è chi utilizza dei file in word o in text-edit, chi memorizza tutte le password sullo smartphone o chi fa ricorso alla vecchia e sempre affidabile agendina telefonica cartacea. E se tutto ciò non dovesse bastare, l’ormai familiare scritta “Hai dimenticato la password” può risolvere tutti i problemi.

Visualizzare password salvate su Chrome: il metodo più rapido

Se sei alla ricerca di un metodo rapido per visualizzare le password salvate su Chrome ecco la risposta che stavi cercando. Oggi infatti è possibile risalire a tutte le password salvate su Google Chrome in maniera rapida e semplice:

  1. Apri il browser Chrome
  2. Clicca nella barra di digitazione di Google Chrome
  3. Digita semplicemente “chrome://settings/passwords” e premi invio
  4. Seleziona la password che vuoi visualizzare e clicca sul pulsante blu “Mostra




Se da un lato questa azione può esserci davvero utile, d’altra parte, riapre l’annosa questione della privacy sul web. Infatti, qualsiasi persona abbia accesso al vostro computer potrà vedere in questo modo, le password senza necessità di ricorrere ad alcun trucchetto. Questa possibilità ad oggi è prevista solo sul browser di Google, mentre Safari, Firefox o Explorer mascherano sempre le password memorizzate.

La replica di Justin Schuh, capo del team che si occupa della sicurezza di Chrome non si è fatta attendere. Egli ritiene che, se qualcuno è in grado di accedere ad un Pc, qualsiasi tentativo di proteggere i dati in esso contenuti diventa quasi del tutto inutile, quindi Google preferisce non fornire agli utenti una “falsa sensazione di sicurezza”.

Ecco quindi il nostro consiglio: se ritenete prioritario rendere più veloce e semplice la vostra navigazione in rete e l’accesso a tutti i siti che quotidianamente visitate, e una integrazione quasi a 360° tra le applicazioni Google (con il login ai servizi google), allora Chrome è il browser che fa per voi! Se invece preferite mantenere il pieno controllo degli accessi sui singoli siti web, allora orientatevi su Safari, Firefox o Chrome.




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WordPress o Joomla, Quale scegliere?

Fino a qualche anno fa per realizzare un sito web era necessario rivolgersi a Web Agency che (spesso) utilizzavano CMS poco performanti e soprattutto, difficilmente gestibili. Purtroppo ancora oggi, sono in molti a credere che questa sia l’unica soluzione. Al contrario invece, esistono molte alternative sicuramente più economiche e che permettono a chiunque di poter gestire con facilità il proprio sito. Il problema della gestione è fondamentale soprattutto per la gestione di siti Ecommerce, dove è necessario lavorare su ogni minimo dettaglio, pianificare strategie di web marketing e di usabilità del sito efficaci, al fine di renderli attraenti, affascinanti e che invoglino l’utente ad acquistare.

Oggi quindi, si possono realizzare siti web con poche risorse, ma nonostante ciò, bisogna avere le conoscenze necessarie per dare vita al proprio progetto e saper gestire le piattaforme. Le soluzioni migliori, e le più utilizzate sono sicuramente WordPress e Joomla, ognuno dei due CMS con le sue caratteristiche e peculiarità.

Differenze e vantaggi tra Word Press e Joomla

In principio si diceva che WordPress era più adatto per i blog mentre Joomla per costruire siti o portali più grandi. Oggi questa distinzione non esiste più, tanto che WordPress per molti è diventato il sistema più usato, seguito in questa classifica proprio da Joomla. Inoltre, grazie alle nuove funzionalità per la vendita online, oggi molti consulenti esperti di Ecommerce si sono del tutto convertiti a questa piattaforma. La differenza principale tra i due CMS risiede nel fatto che WordPress ha una struttura più flessibile e più snella nell’interfaccia, il che consente una maggiore personalizzazione, mentre Joomla da questo punto di vista ha una struttura più bloccata e rigida che lega ogni forma di contenuto in categorie e sezioni. Da queste prime considerazioni si potrebbe dire quindi che Word Press risulta più intuitivo e semplice da usare anche se un consiglio da dare è di provare entrambi i sistemi per vedere quale è quello più facile da usare secondo le proprie abilità.

WordPress vs Joomla, cosa ne pensano gli utenti?

La possibilità di scegliere WordPress o Joomla ha scatenato un vivace dibattito nel web tanto che si trovano parecchi post in Rete sulle differenze tra i due CMS e sulle varie opinioni di chi preferisce uno piuttosto che l’altro. In generale viene ribadito il concetto che WordPress è il sistema più utilizzato, usato anche dagli stilisti per le diverse accortezze grafiche mentre Joomla da alcuni è ritenuto obsoleto e passato di moda tanto che solo in Italia ha ancora tanto seguito. Sul web si parla anche dei problemi della poca comprensione di Joomla da parte dei clienti anche se prima di scegliere tra i due sistemi bisogna avere bene chiaro in testa quale utilizzo si debba fare del sito internet da costruire (un sito domestico avrà ovviamente meno attenzioni e doveri da parte del webmaster). Tuttavia il dibattito non ha portato ad una verità “assoluta” per cui come per tutti i dualismi che hanno percorso la storia d’Italia, anche per WordPress e Joomla una fine di questa diatriba non sembra ancora essere arrivata.

Il nostro punto di vista a questo riguardo è che una piattaforma come WordPress garantisce una gestione del sito più semplice e più intuitiva. Gli innumerevoli Plugin permettono di personalizzare ogni minimo dettaglio del sito, ottimizzarlo per la Seo e per la visibilità online, migliorarne la grafica e l’usabilità, e renderlo realmente unico.

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The question What's Your Online Marketing Strategy with words on a website screen stressing the importance of an effective plan to run your business online and achieve growth and success

10 novità Seo che cambieranno il modo di fare web Marketing

Le novità a cui Google ci sta abituando in questi ultimi tempi rendono imprescindibile per chiunque lavori nel mondo del Web marketing o della Seo, informarsi e interpretare ogni singolo aggiornamento, perché solo in questo modo si potranno ottenere risultati validi e duraturi nella propria strategia Seo. Per questa ragione consiglio sempre di “investire” un po’ di tempo ogni giorno nella lettura di siti web e fonti attendibili. Ad esempio oggi mi sono imbattuto in un articolo di Search Engine Land che parla di alcune novità importanti annunciate da Matt Cutts che coinvolgeranno praticamente tutti i consulenti seo e di Web marketing.

1- Google Penguin

Si prevede che la nuova generazione Penguin 2.0 verrà lanciata fra qualche settimana, e avrà un impatto maggiore e più profondo rispetto alla prima. Molte attività Seo che oggi sono “border line” subiranno penalizzazioni da questo nuovo aggiornamento.

2- Advertorial

Google ha già iniziato a perseguire chi fa un utilizzo intenso di siti Advertorial cioè quei siti creati ad hoc per gonfiare artificialmente i link in ingresso. Se questa pratica poteva essere redditizia qualche anno fa, beh oggi ha perso ogni tipo di utilità. Matt Cutts ha detto che Google prenderà presto una posizione forte nei loro confronti, penalizzandoli e facendoli perdere visibilità sui motori di ricerca.

3- Query spam

Query che, per loro natura, tendono ad essere spam che non erano ancora nel mirino dello “spam team” di Google, lo saranno nel prossimo futuro. Finalmente Matt Cutts ha annunciato che anche chi fa ricorso alle spam query avrà vita molto dura.

4- Link spammer

Sarà intensificato ancor di più il controllo verso i link spammer e saranno colpiti duramente i network di link.

5- Link analysis

Google sta sviluppando un sofisticato software per l’analisi dei link. L’obiettivo è far si che vengano “premiati” quei siti che fanno un lavoro pulito e trasparente (che è la base di una corretta strategia Seo) e che ottengono vantaggi in termini di visibilità esclusivamente per la qualità dei contenuti e dei servizi che offrono.

6- Hacked sites

L’azienda di Mountain view è sempre stata molto attenta nel controllare i siti attaccati dall’esterno, avvisando sia gli utenti che vogliono accedere con  l’avviso di “Sito malevolo” sia i webmaster all’interno del Webmaster tool. Cutts ha affermato che Google sta lavorando per migliorare ulteriormente l’individuazione di questi siti, e la comunicazione con i webmaster.

7- La chiave è l’authority

Come naturale conseguenza di quanto detto nei precedenti punti Google ha affermato che darà ancor più rilevanza ai siti autorevoli in determinati settori. Quando all’inizio dell’articolo parlavo dell’importanza di informarsi e mantenersi aggiornati, mi riferivo a questo! Google premia quei siti che sono in grado di offrire agli utenti contenuti o servizi unici.

8- Google Panda

Google è alla ricerca di modi per “ammorbidire” le penalizzazioni derivanti da Google Panda che in passato hanno avuto un forte impatto sui siti colpiti. Si sta infatti lavorando per inserire nuove metriche qualitative che permettano di rimuovere la penalizzazione ai siti che fanno un’attività Seo impeccabile.

9- In prima pagina su Google

Matt Cutts ha annunciato che Google vuole rendere i risultati della prima pagina del motore di ricerca più vari, cercando di ridurre al minimo la presenza di risultati provenienti da un singolo dominio. La situazione dovrebbe invece rimanere invariata cliccando sulla seconda pagina.

10- Google webmaster tool

Sarà migliorata anche l’esperienza degli utenti su Google Webmaster tool. L’obiettivo di Google è comunicare in maniera più efficiente con i singoli webmaster attraverso lo strumento dedicato.
La lettura finale che possiamo dare leggendo tutte queste novità che ci sono nell’aria è che, ancora una volta, Google vuol rendere il motore di ricerca sempre più preciso, quasi umano. L’attività Seo intesa nel senso “tradizionale” non esiste più, e la figura delle agenzie o del consulente Seo deve necessariamente evolversi e seguire le direzioni che il buon Matt Cutts ci indica.
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