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SEO e web marketing: arriva il master firmato Socialware

L’idea di proporre un percorso formativo nasce da un’esigenza che ogni giorno ci troviamo ad affrontare: dialogare con specialisti del web che abbiano le competenze per definirsi tali. La rivoluzione della rete infatti, se da un lato ha dato nuove possibilità ai professionisti del marketing e della comunicazione, dall’altro ha creato molta confusione sulle skills necessarie per una strategia efficace. D’altro canto queste abilità possono essere apprese senza eccessivi limiti da parte del percorso professionale o accademico precedente, e questo ha portato al fiorire di molti corsi sul tema.

  Cosa ci differenzia dagli altri? Lo abbiamo spiegato ai ragazzi e alle ragazze che sabato 26 febbraio 2016 hanno partecipato alla presentazione del master in SEO e web marketing organizzato con Unisco. La prima risposta è: l’esperienza. “Oggi l’ecommerce è sulla bocca, ma noi abbiamo un vantaggio competitivo facendolo da dieci anni” spiega il nostro founder Francesco Antonacci, che sulle penuria di competenze nel settore ha le idee precise.  

“Oggi richiedere un servizio di web marketing è come portare la macchina al meccanico: se ti dice che è tutto da cambiare puoi solo fidarti”

  I risultati raggiunti in questi anni dal boss dell’ecommerce non comprendono solo la scalata agli algoritmi di Google e la realizzazione di piattaforme, come quella del gruppo San Marco, da 3.5 milioni all’anno. La sfida è innanzitutto culturale, avvicinando le aziende a un’ opportunità spesso inesplorata per la scarsa propensione al rischio su attività immateriale come questa. Il parallelismo tra il negozio fisico e virtuale è il miglior esempio per comprendere la struttura di un’e-commerce, partendo proprio dal ruolo dell’home page come vetrina di un negozio.

  Eppure, una persona su sette al mondo ha un sito web e nel futuro questo numero non potrà che aumentare. E tutti vorranno essere nei primi tre risultati di Google, che da soli attraggono il 35% dei click. Il campo della seo, è quello più propenso al rischi di approssimazione: basti pensare che ci sono più di 100 fattori per indicizzare una sola pagina, e in più l’algoritmo di big G è uno dei misteri più fitti al mondo. Anche di fronte a questo scenario, il nostro web analist Pietro Lombardi riesce a mettere in chiaro le pratiche più virtuose per una strategia efficace: “la prima cosa da fare è analizzare il mercato e gli obiettivi. Poi sviluppare un piano di monitoraggio sulla strategia”.   

 Onsite 26% indexing 12% offsite 62% : secondo gli studi sono questi i fattori che influenzano l’algoritmo di Google

Ma la vera passione del nostro Pietro sono i numeri, che riesce a trasformare in informazioni utili per tracciare l’efficacia di tutte le azioni compiute sul web. Una competenza questa, che sarà sempre più richiesta in futuro e che comprende l’abilità nell’utilizzo di strumenti specifici come Serush, Moz e Google Search Consolle. Non tutto però è affidato ai numeri, ma è l’abilità dell’analista a produrre poi indicazioni operative sulla strategia.      

 
Il suo lavoro è dietro le quinte, ma senza di lui i siti dei nostri clienti sarebbero come alberi senza radici: al nostro ingegnere informatico Gianluca Sperandio non sfugge nulla e la sitemap è la sua lettura preferita. La technical seo richiede costanza ma anche un continuo aggiornamento per cogliere i segnali di miglioramento.

Nel web marketing nulla è un dogma perché è una competizione globale che chiede cura dei dettagli

Con la sua guida sicura possiamo entrare nella tecnica seo attraverso i principali fattori da considerare per facilitare l’indicizzazione di un sito: compressione e caching dei contenuti, minimizzazione delle immagini, e l’ottimizzazione per il mobile. Ma soprattutto la velocità.

Oggi internet  non è però più solo un mondo fatto di codici e numeri, ma anche parole, creatività e soprattutto relazioni. E nessuno come il poeta del web Cristiano Carriero è più adatto per cogliere le potenzialità offerte dalla rete agli umanisti 2.0 e ai comunicatori che vogliono reinventarsi. Il suo intervento non poteva che partire con una storia, quelle delle cravatte Marinella, balzato ai riflettori della cronaca quando i leader del G7 fecero acquisti in questo negozio di Napoli. Cristiano racconta che alla richiesta di un potenziale cliente nel New Jersey se fosse possibile inviare una cravatta, il titolare rispose “ognuno ha i suoi problemi, il suo è di essere in New Jersey”. Questo perché l’atmosfera napoletana non poteva essere scissa dal prodotto: ” Non è detto che per tutti ci sia bisogno dei social” spiega Cristiano “perché ci sono esperienze che vanno vissute”. Così come le digital pr non sono solo rapporti commerciali

  Queste sono solo alcuni spunti per iniziare a studiare il web marketing in maniera seria da subito: le iscrizioni al master organizzato con Unisco scadono il 16 marzo, con agevolazioni per studenti e aziende. Per leggere tutti i contenuti del percorso e iscriversi basta consultare questa pagina . Si calcola che entro il 2020 le aziende avranno bisogno di  200mila risorse per stare al passo con i tempi del web marketing: tu sarai pronto?

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Content Marketing: le 7 regole d'oro per una scrittura efficace

Content Marketing: le 7 regole d’oro per una scrittura efficace

Coinvolgere, convincere e ispirare i propri lettori attraverso un contenuto che sia colloquiale ma allo stesso tempo d’impatto per i potenziali clienti è un punto cruciale per chiunque si occupa di Content Marketing all’interno di un’azienda. I lettori bramano contenuti che abbiamo un tocco più umano. Quante volte ci capita di leggere e-mail promozionali, scuotere la testa e schiacciare il tasto “CANC” alla sola vista dell’oggetto? Non è una novità, dal momento che la maggior parte dei messaggi inviati dalle aziende fanno rabbrividire, mancano di personalità e sono privi di qualsiasi appeal. Una scrittura colloquiale non vuol dire scrivere esattamente come si parla, poiché è noto che le conversazioni orali sono ricche di parole insulse, errori grammaticali e frasi incompiute. Piuttosto dobbiamo utilizzare un linguaggio diretto, corretto ma che allo stesso tempo risulti sonoro e gradevole quasi quanto quello orale. Ecco allora alcuni suggerimenti per interagire con i tuoi lettori, accrescere il loro interesse e scrivere contenuti aziendali che appaiano piuttosto delle piacevoli conversazioni:
  1. Non rivolgerti alla folla, ma al singolo
Immaginiamo di scrivere una newsletter ad una lista di 10.000 mila persone. Se pensiamo di scrivere a questa folla di clienti senza volto, probabilmente utilizzeremo un linguaggio impersonale che risulterà asettico e di poco impatto su di loro. Il nostro mittente dovrebbe invece essere il nostro miglior cliente, colui che condivide i nostri contenuti, che commenta con apprezzamenti o che ci invia domande in privato. Dobbiamo rivolgerci a lui come se fosse un nostro amico, anticipando le sue possibili domande con un tono colloquiale tale da dare l’impressione che lo stiamo affrontando personalmente.
  1. Non scrivere per impressionare
Quando parliamo con un collega o un amico è raro che utilizziamo parole complicate e termini ricercati che possano impressionarlo. Lo stesso deve accadere sul web. Evita il burocratese e utilizza un linguaggio che sia il più comprensibile possibile. Ecco l’esempio di No Problem Flights azienda che opera nel settore dei viaggi e che aiuta i passeggeri ad ottenere il rimborso in caso di disagi con i loro voli. Se volessimo utilizzare un linguaggio più tecnico potremmo dire: “ In caso di cancellazione del volo, ecco come ottenere dal vettore aereo la vostra compensazione pecuniaria!” Ecco invece come risulterebbe una versione più colloquiale dello stesso messaggio: “Volo cancellato? Ottieni subito il tuo rimborso!” L’empatia è il fondamento della buona conversazione. Capire i problemi dei nostri lettori e affrontarli con le loro stesse parole avrà sicuramente un maggiore impatto su di loro.
  1. Utilizza una comunicazione bidirezionale
Mentre scriviamo un contenuto non possiamo vedere la persona che lo leggerà dall’altra parte del monitor, per cui spesso ci limitiamo a scrivere solo dal nostro punto di vista e ci dimentichiamo di coinvolgere il nostro lettore. In una conversazione bidirezionale, è preferibile invece evitare l’uso frequente di pronomi auto-referenziali come “io”, “noi”, la “nostra” ed evidenziare piuttosto i benefici per il nostro lettore. convertionally-content
  1. Aggiungi un tocco di personalità
Pensa ai tuoi amici o colleghi preferiti. Perché ti piace parlare con loro? Probabilmente perché potete condividere delle storie, discussioni o opinioni sugli argomenti più svariati e non solo su quelli che maggiormente vi competono. Lo stesso dev’essere per il contenuto. Se si discute solo del proprio argomento di competenza, si dimostra di essere esperti unidimensionali e anche i contenuti risultano un pò noiosi. Pensa piuttosto a come iniettare di personalità gli articoli del tuo blog, i post sui Social e le tue e-mail. Puoi scrivere aneddoti personali, condividere errori da cui i lettori possano imparare, ricorrere a metafore o altre modalità che diano al lettore l’impressione di conoscerti realmente. Tutto questo darà ai vostri contenuti di marketing una marcia in più.
  1. Coinvolgi il lettore con delle domande
Poni spesso delle domande quando scrivi? Secondo le ricerche e la nostra esperienza, porre delle domande in un post può generare quasi il doppio dei click e aumentarne la sua capacità di persuasione. Le domande stimolano il lettore ad analizzare il nostro messaggio e qualora fosse d’accordo con noi, diventano dei potenti strumenti per coinvolgerlo e convincerlo.
  1. Accorcia le frasi
Un tono di voce normale nel marketing spesso suona noioso e robotico, un tono troppo accademico crea una certa distanza come se si guardasse il lettore dall’alto verso il basso. Entrambi gli stili tendono ad utilizzare periodi molti lunghi, probabilmente frutto di ciò che ci hanno insegnato a scuola ma che soprattutto sul web, sono faticosi da leggere. Spesso tendiamo a scrivere per impressionare e non per comunicare il nostro reale messaggio. Scrivere con chiarezza, utilizzare un messaggio semplice ed essere persuasivi è la vera chiave per un contenuto di successo che crei engagement.
  1. Non preoccuparti di rompere le regole
Seppur le regole grammaticali rendono un contenuto più leggibile e fruibile, in alcuni casi esse possono avere effetto contrario. Per rendere il contenuto più colloquiale:
  • Utilizza frasi spezzate per aggiungere chiarezza al periodo. Sottolineando determinate parole (come in questo caso).
  • Inizia una periodo con congiunzioni come “e” “o” oppure “ma”, per rendere il contenuto più dinamico, entusiasmante e allo stesso tempo meno monotono.
  • Crea un paragrafo da una specifica frase in modo da evidenziare un concetto e allo stesso tempo dare respiro ai tuoi lettori.
Hai mai ripensato alle parole di un tuo amico dopo una conversazione? E’ così che dovrebbe risuonare il contenuto nella testa dei tuoi lettori, ancora di più se la vostra finalità è quella di creare una connessione umana con loro che possa trasformarsi in una vendita.
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7 Lezioni di Content Marketing che ci ha insegnato Star Wars

Branding, Storytelling e Content Marketing

7 strategie suggerite da Star Wars – Il Risveglio della Forza

Dopo aver parlato dei Trend di Web marketing del 2016, vogliamo approfondire l’argomento Content Marketing. Le aziende che si occupano di Digital PR e Content Marketing possono imparare molto dalla promozione dell’ultimo film di Star Wars. Le strategie utilizzate in casa Disney hanno contribuito molto al successo del film più visto del 2015. Ci piace pensare a Star Wars: Episodio VII come al “risveglio della forza” nell’ambito delle pubbliche relazioni e del marketing dei contenuti.

La potenza Disney è sicuramente un vantaggio che altri brand non hanno: Disney possiede una miriade di reti televisive e radiofoniche americane (tra cui ABC e ESPN) utilizzate per la promozione oltreoceano con ottimi risultati. Ma tante sono state le strategie utilizzate in tutto il mondo, da cui anche il più esperto Content Marketer e Digital PR può imparare.

Le 7 strategie di Content Marketing imparate da Star Wars – Il Risveglio della Forza.

  1. Impegnarsi con lo Storytelling.
    Si sa, una buona trama con personaggi interessanti, emozioni e pericoli attrae e coinvolge un pubblico molto ampio. Nello sviluppo di strategie di PR e Content Marketing, bisogna considerare che un progetto funziona bene se “ambientato” in un contesto avvincente con richiami emotivi.
  2. Impiegare diversi tipi di contenuti.
    La maggior parte dei marketers si concentra su testi e immagini. Disney ha commercializzato il film anche attraverso audio, videogiochi e applicazioni. Ad esempio, la Disney ha rilasciato un Infinity Playset a tema Star Wars sulla sua piattaforma di gioco interattiva, il giorno stesso in cui è uscito il film. Anche se è certamente più facile per la Disney fare promozione con contenuti e risorse audio/video dai film prodotti, i marketers possono seguire il suo esempio per raggiungere un pubblico nuovo, testando nuove forme di contenuti (invece di utilizzare sempre e solo i blog standard e i social media).
  3. Lavorare con i partner.
    La maggior parte dei Content Marketers si concentrano sui media di loro proprietà, quando potrebbero espandere notevolmente la loro portata attraverso delle partnership. Ad esempio la collaborazione tra Disney e Google ha coinvolto i fan in un’applicazione basata sulla realtà virtuale. Sul blog Disney si legge che l’applicazione “incoraggia i fan di Star Wars a scegliere il Lato Oscuro o la Luce per personalizzare la loro esperienza su Google.”
  4. Riciclare i contenuti.
    L’ultimo episodio di Star Wars è molto simile al film originale (episodio IV). Entrambi hanno un protagonista che vive su un pianeta deserto, un messaggio importante memorizzato in un droide, una schiera di cattivi che cerca quel messaggio, antagonisti mascherati e vestiti di nero, un pianeta/arma di distruzione e un gruppo di buoni che cerca di distruggere quell’arma. I fan hanno amato il film nonostante i parallelismi, anzi: forse questo è considerato il pregio maggiore, quasi un tributo. Quindi la lezione per i Content Marketers è che al pubblico non importa se un contenuto è riciclato, a patto che sia divertente e coinvolgente.
  5. Rispondere alle domande.
    Nei mesi prima della sua uscita, Disney ha risposto a molte domande dei fan sul film e sui suoi personaggi. Anche i brand possono coinvolgere il loro pubblico rispondendo alle domande. Spesso questo si traduce in creazione di contenuti che aiutano gli utenti a svolgere un’attività o a prendere una decisione. Anche degli articoli sul fai-da-te o delle mini guide su come scegliere i regali di Natale possono attrarre e stimolare il lettore ad approfondire e cercare ulteriori informazioni. Fermo restando che anche una semplice occhiata “dietro le quinte” affascina sempre una grande fetta di pubblico.
  6. “Keep it simple”.
    Il Risveglio delle Forza ha una trama semplice: buoni contro cattivi. Ciò dimostra che i migliori contenuti vengono da idee semplici e rilevanti, e che i consumatori sono più propensi a sostenere un progetto o un brand, se riescono a comprenderlo facilmente.
    Se il tuo Ecommerce vende piscine da giardino, non parlare soltanto delle caratteristiche, ma anche di tutti i giochi che i bambini possono fare in piscina, oppure proponi delle ispirazioni di arredo per il giardino.
  7. Rimanere coerenti.
    I film di Star Wars mantengono un insieme coerente di regole sulla tecnologia, la fisica, la storia e l’estetica. Il pubblico distingue facilmente Star Wars da Star Trek proprio grazie a queste differenze. I migliori brand costantemente si distaccano dalla concorrenza: loghi e stili sono coerenti su ogni canale di marketing.

Star Wars offre molte lezioni di Content Marketing; sebbene la maggior parte dei brand non ha lo stesso potere di marketing della Disney, molte delle sue strategie e tecniche di marketing sono applicabili su scala minore.

Secondo te quali altre lezioni di Content Marketing si possono imparare da Star Wars?

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Influencer marketing: conferme e novità per il 2016

L’influencer marketing, ovvero quell’attività tesa a sfruttare la posizione e la qualità degli utenti influenti sul web per accrescere la visibilità e il successo di un brand ha assunto un ruolo ormai imprescindibile nelle strategie di web marketing. La decisione di affidarsi a persone credibili, esperti di settore o semplicemente a volti noti sulla rete può essere determinante per dare una marcia in più alla reputazione aziendale e alla percezione che i clienti hanno di un brand e dei suoi prodotti. I vantaggi che tale attività comporta sono notevoli, e possono condurre ad un’immagine più positiva per l’azienda nonché ad un incremento delle vendite.

Ma in che modo l’infuencer marketing può rappresentare la chiave del successo in un mercato online sempre più competitivo? E quali sono le novità previste per questo 2016? Scopriamole insieme.

  1. Umanizzare il brand attraverso la voce degli esperti

Un primo importante aspetto quando si parla di influencer, riguarda sicuramente la loro capacità di umanizzare il brand. Spesso la mancanza di una percezione umana in un marchio può portare ad un distacco dei clienti. Stringere collaborazioni con blogger o influencer per promuovere un prodotto o un servizio non solo può essere più conveniente rispetto ad una pubblicità a pagamento, ma può generare raccomandazioni molto più credibili di qualsiasi altro canale. Si stima infatti che il 92% dei consumatori siano più propensi a fidarsi del parere di tali esperti piuttosto che di un’asettica pubblicità a pagamento. Inoltre da una indagine condotta dall’Istituto McKinsey su un campione di 20 mila persone è emerso come un ridotto numero di influencer può avere un impatto molto più significativo sulla scelta finale del consumatore.

  1. Dare voce ai dipendenti

Secondo diverse ricerche, nel 2016 i dipendenti delle aziende giocheranno un ruolo fondamentale come ambasciatori del brand sui Social. Questi costituiscono il lato più umano dell’azienda, ma anche i migliori esperti dei prodotti o servizi che essa offre, pertanto potranno avere sicuramente un impatto positivo nell’incoraggiare i clienti all’acquisto. Allo stesso modo saranno un utile veicolo per condividere contenuti di qualità, promuovere i messaggi del brand e fornire una risposta tempestiva ad eventuali richieste degli utenti, proprio in quanto massimi esperti in materia.

  1. Spazio a Youtube e Instagram

Con l’esplosione dello streaming di Periscope, i video live su Snapchat e la crescente richiesta degli utenti di fruire di contenuti visuali, il 2016 sarà probabilmente l’anno della consacrazione di Instagram e Youtube come canali preferenziali per l’influencer marketing. I due social Network dedicati alla condivisione di immagini e video, coinvolgono quasi un terzo degli utenti di Internet, sono le piattaforme con la più elevata generazione di contenuti da parte degli utenti e di condivisione in tempo reale. Rappresentano dunque un ottimo veicolo per raccontare la storia di un brand o di un prodotto, senza filtri e in modo autentico. Il genere di contenuti in grado di fomentare il passaparola naturale tra gli utenti e migliorare la reputazione aziendale, attraverso un racconto interattivo e diretto dell’esperienza di questi influencer con il brand.

  1. Non più celebrità ma “long tails influencers”

Fino a qualche anno fa rivolgersi a celebrità o volti noti per attività di influencer marketing rappresentava una delle pratiche più diffuse sul web. Ad oggi le ricerche, e la nostra esperienza sul campo, ci confermano che possono essere molto più efficaci soggetti che hanno meno following sui canali social ma maggior influenza sul pubblico. E’ il caso ad esempio delle numerose fashion blogger che giorno dopo giorno popolano il mondo del web con le loro recensioni e i loro consigli. Ciò che è evidente è che pur non avendo sempre un eccessivo numero di seguaci riescono a scatenare importanti reazioni nel pubblico, e tramite i loro consigli sinceri accrescere la loro fiducia in un marchio.

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  1. Relazioni stabili con gli influencer e strategie ROI affidabili

Essere sicuri di collaborare con la giusta cerchia di influencer sarà sempre più imprescindibile in questo nuovo anno (sulla rete sono disponibili numerosi tools per monitorare la loro reputazione o attività. Es. Klear, Followerwonk o Tapinfluence).

Le classiche attività di branding svolte dagli influencer, lasceranno in questo 2016 il posto a relazioni stabili e durature, con l’obiettivo di accrescere la reputazione online e avere significativi ritorni in termini di ROI.

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Sarà dunque fondamentale scegliere la giusta piattaforma e i giusti attori da interpellare a seconda degli obiettivi di marketing prefissati:

  • Awareness: se l’obiettivo è aumentare la conoscenza del brand in maniera quantitativa sarà utile rivolgersi ad influencer in grado di raggiungere un notevole numero di contatti. Diversamente se si opta per una strategia più qualitativa bisognerà puntare a coloro che hanno un maggiore impatto sul target di riferimento.
  • Lead generation: per attirare contatti qualificati non c’è niente di meglio della produzione di contenuti ad alto valore come manuali, e-book o guide online. Per non essere autoreferenziali e avere un impatto più positivo sull’engagement può essere utile rivolgersi alla figura dell’influencer che con la sua autorità e competenza può rendere virale un contenuto o influenzare l’opinione delle persone che lo ascoltano.
  • Leadership: se si vuole diventare un punto di riferimento nel proprio settore, proporre contenuti di qualità in grado di evidenziare le proprie competenze è sicuramente un sistema efficace per differenziarsi dai competitor. Anche in questo caso coinvolgere influencer o esperti del settore nella realizzazione degli stessi contenuti potrebbe aiutare il tuo brand a diffondere i giusti messaggi, aumentarne la credibilità, e aumentare l’attenzione e il legame con gli utenti.
E voi cosa ne pensate? Siete pronti a condividere le vostre storie e i vostri prodotti con questi influenzatori sociali?
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Come creare una strategia di Web marketing?

Rubrica SEO e Ecommerce #2

Gli elementi chiave di una perfetta strategia di web marketing

Analizziamo più nello specifico alcune delle attività viste nella prima parte della nostra rubrica partendo dal content marketing, ovvero la creazione di contenuti utili a fini di attirare traffico verso il proprio sito. Questa attività è trainante, può portare a risultati importanti pur richiedendo uno sforzo constante.Il fine di questa attività dunque è la creazione e condivisione di ogni tipo di contenuto editoriale (news,articoli,video e foto, in un’ottica crossmediale) al fine di acquisire clienti. L’aspetto più importante di tale attività è che tali contenuti non devono necessariamente avere natura pubblicitaria, ma anche e soprattutto informativo; devono essere contenuti utili per gli utenti. Blog Un blog è una piattaforma web sulla quale uno o più blogger pubblicano periodicamente contenuti multimediali ordinati cronologicamente. I post sono contenuti testuali associati ad immagini o al altri elementi multimediali come audio o video.  il-ciclo-del-content-marketing I vantaggi di un blog aziendale:
  • Branding
  • Migliora la SEO
  • Aumenta il traffico sul tuo sito
  • Ha costi di gestione contenuti
Search Engine Marketing – SEM
  • Il Search Engine Marketing (SEM), è l’insieme delle attività di promozione svolte sui motori di ricerca
  • Comprende tutte le attività ideate per portare traffico di qualità verso un determinato sito web. Il fine di tali attività è dunque condurre al sito, attraverso i motori, il maggior numero di utenti realmente interessati ai contenuti proposti.
Il SEM si divide a sua volta in due attività: SEA e SEO. Sem Search Engine Advertising – SEA
  • Search engine advertising (SEA) – Attività di gestione di campagne pubblicitarie di risultati (più precisamente link, meglio conosciuti come “annunci sponsorizzati”) a pagamento sui motori di ricerca.
  • AdWords è il servizio di Google riservato alla creazione di tali annunci che verranno pubblicati tramite AdSense (siti partner) o nelle aree “link sponsorizzati” della pagine di ricerca
Search Engine Optimization – SEO
  • Con Search Engine Optimization (SEO) – si intendono tutte le attività di ottimizzazione di un sito, realizzate con il fine di aumentarne il volume di traffico attraverso risultati “organici” dei motori di ricerca, ovvero non a pagamento. Queste attività comprendono la completa ottimizzazione del sito, a livello di codice e di contenuti, senza dimenticare la gestione offsite, basata sulla link building.
SEO Text Various Shapes BlueL’attività SEO è un’attività continuativa lunga e complessa che richiede interventi costanti e strutturati. Sarà l’argomento principale di questa rubrica e ne cureremo ogni aspetto.Spesso ci viene chiesto quale sia la migliore strategia da seguire, se concentrarsi maggiormente su SEA o SEO. Il segreto, come vedremo, è l’integrazione delle due diverse strategie.  E’ evidente come una strategia Seo richieda più tempo per raggiungere i risultati prefissati, ma risulti più stabile nel tempo. Una strategia Sea invece prevede tempi di realizzazione molto rapidi ma non garantisce nel tempo risultati duraturi. Terminate le campagne, non si è più visibili sulla serp, per questo risulta ottimale solo per obiettivi temporanei. seo-sem Analizzate le differenze tra SEO e SEA, è preferibile utilizzare un approccio integrato che comprenda entrambe le strategie, ovvero: Ad esempio si può decidere di creare delle campagne Adwords in una fase preliminare o successiva rispetto alla SEO, in modo da valutare le parole chiave più che convertono di più od ottenere posizionamenti sulla serp grazie a diverse strategie. Social Media Marketingsocial-keyboard I Social Media sono i nuovi luoghi di incontro virtuali, dove le persone si conoscono, si confrontano scambiandosi pareri, critiche ed opinioni ed hanno conversazioni su tematiche di interesse. E’ il mondo sempre più popolato dei social network, dei blog e dei forum. Il Social Media Marketing è il ramo del marketing che si occupa di generare visibilità sui social media. Quest’attività si concentra sulla gestione dei rapporti e della comunicazione online, attraverso digital PR e community management, e su branding ed advertising attraverso i social network. Conversion Rate Optimizatio – CRO Conversion Rate Optimization, o ottimizzazione dei tassi di conversione, è un’attività che fa riferimento al creare dei form o delle landing page con l’obiettivo di ottenere informazioni dagli utenti e trasformarli in clienti. Questi elementi sono fondamentali per ottimizzare le conversioni. Direct E-Mail Marketing – DEM Il Direct Email Marketing è una metodologia marketing con approccio diretto che utilizza la posta elettronica come canale per pubblicizzare messaggi commerciali ed informativi ad pubblico di interesse. La recente evoluzione di questa attività si sta concentrando sempre più sulla qualità del target, sulla profilazione delle utenze e sulla cura dei contatti, con conseguente abbandono degli invii massivi di posta che avevano caratterizzato l’e-mail marketing dei primi anni. servizio-invio-newsletter-biproget1 Per strutturare una buona newsletter è fondamentale un software di qualità che consenta personalizzazioni e formati adeguati al messaggio che si vuole veicolare. Mailchimp ad  esempio è un ottima risorsa. Scegliere formati,contenuti,tempistiche e device di destinazione è fondamentale, cosi come elaborare titolo ed oggetto in modo accattivante. Anche su questi aspetti, ci si soffermeremo ancora nel corso della nostra rubrica. Ora che abbiamo completato la nostra panoramica sui numerosi strumenti del web marketing, a partire dal prossimo appuntamento con la nostra rubrica saremo pronti a parlarvi di come impostare correttamente una strategia SEO.  Cominciate a prendere carta e penna.
ZMOT

Web Marketing e SEO, la guida definitiva

La rubrica SEO e Ecommerce di Socialware Italy

Nell’immenso mondo del web marketing è facile perdere l’orientamento e abbandonare la strategia che si era scelto di seguire. Nonostante le buone idee e il tanto impegno ci si può ritrovare indecisi su quali strumenti utilizzare e con quali criteri. Per questo abbiamo deciso di aiutarvi a impostare una strategia di web marketing che funzioni e che non vi faccia disperdere tempo e risorse. La nostra rubrica mensile si concentrerà principalmente sul mondo della SEO, attività tra le più complicate che richiede impegno e costanza. Prima di parlarvi nel dettaglio di come impostare una buona strategia SEO, ci sembra però opportuno mettere a fuoco delle solide basi, analizzando le fasi ed i principali strumenti del web marketing.
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Le 4 fasi di un progetto di Web Marketing

  1. Studio del mercato
  2. Pianificazione di un progetto
  3. Realizzazione/Restyling del sito web
  4. Promozione e pubblicità online
  5. Monitoraggio dei risultati

Gli obiettivi devono essere:

  1. Definiti: evitate obiettivi troppo generici e non univoci;
  2. Misurabili: assicuratevi di avere gli strumenti per monitorare risultati;
  3. Realistici: evitate di creare strategie aziendali con obiettivi  irrealizzabili.

Fondamentale per la misurazione degli obiettivi è il concetto di Conversione: il conversion rate (tasso di conversione) misura la percentuale di visitatori che hanno effettuato l’operazione desiderata (conversione) all’interno del vostro sito.
Questa azione generalmente può tradursi nella la vendita del prodotto/servizio o nella lead generation (il contatto, l’iscrizione, la visita di una pagina chiave del sito, o altre azioni misurabili).

Le nuove regole dell’era digitale

Oggi, il 90% degli investimenti di web marketing viene speso per i canali che interrompono la gente, al fine di ottenere la loro attenzione. Spot televisivi, pubblicità sui giornali, spot radio e cartelloni pubblicitari, ma anche canali web come banner pubblicitari, finestre pop-up, e-mail indesiderate, etc. Questi metodi non sono sbagliati in senso assoluto, il marketing dell’interruzione può essere ancora efficace, se fatto con empatia e se delizia il suo pubblico.Ma sul web, meno del 10% di tutti i clic e del traffico passa attraverso questi canali. La stragrande maggioranza del tempo e l’attenzione degli utenti di Internet, sia desktop, tablet o smartphone, deriva da canali Inbound: le newsletter a cui abbiamo scelto di iscriverci, i contenuti che vogliamo leggere, i risultati di ricerca che preferiamo, i social media che vogliamo utilizzare, i video che vogliamo guardare, etc.”  Rand Fishkin, CEO di Moz

Il nuovo modello di business

Oggi la mera pubblicità non è più sufficiente, bisogna anche conquistare la fiducia del consumatore nel momento zero della verità (ZMOT = Zero moment of truth). In questa prospettiva, l’inbound marketing è il metodo più efficace per fare business online. Ormai la quasi totalità degli utenti prima di effettuare un acquisto va alla ricerca informazioni sul web, consultando ogni tipologia di fonte. In media il 31% degli utenti consulta 5 siti o più siti, il 27% almeno uno , mentre la maggioranza (il 42% del totale) consulta da 2 a 4 risorse web. E’ fondamentale attirare i potenziali clienti in questa fase.
A differenza dei tradizionali metodi di marketing (outbound o interruption),  l’inbound marketing si focalizza sulla creazione di contenuti di qualità che attirino gli utenti verso la tua azienda ed i tuoi servizi. Allineando il contenuto che si pubblica con gli interessi dei tuoi clienti, diventa naturale attirare traffico e di conseguenza facilitare il processo di conversione. E’ cosi che i contatti potranno trasformarsi in clienti, i quali andranno fidelizzati nel tempo. Distribuire il contenuto giusto attraverso i canali più appropriati è fondamentale per non interrompere gli utenti ed al tempo stesso aiutarli nella fase più delicata: quella del processo d’acquisto. Capirete bene che per una strategia di Ecommerce questo aspetto è fondamentale.

Quali sono gli strumenti dell’inbound marketing?

La metodologia dell’inbound marketing si divide in quattro fasi, ognuna delle quali presenta attività specifiche.

  1. Fase 1 – Attirare e promuoversi on-line. Blog, Search Engine Marketing (SEO/SEA), Social Media
  2. Fase 2 – Convertire. Call-to-action, Landing page, Form, Retargeting
  3. Fase 3 – Chiudere. Email marketing (lead nurturing), CRM (Customer Relationship Management)
  4. Fase 4 – Deliziare. Email marketing (lead nurturing), CRM, Social Media (community)

Dall’integrazione tra metodi outbound ed inbound prende forma l’imbuto del web marketing, il conversion funnel.

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Courtesy of Studio Samo, web marketing academy.
Nel prossimo post, introdurremo le principali attività di Web marketing:

  • Content marketing
  • Search engine marketing (SEM)
  • Searche engine optimization (SEO)
  • Email marketing
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Normativa Cookies per siti Ecommerce

Adeguarsi alla normativa dei Cookies, risorsa o costo?

Un aspetto di grande attualità in ambito web riguarda la legge sui Cookie, cui tutti i siti web devono adeguarsi entro il 3 giugno 2015. Gli aspetti legali, soprattutto per Ecommerce nuovi o di piccole dimensioni, sono quasi sempre sottovalutati, ma in realtà sono fondamentali e un eventuale inadempimento potrebbe portare a sanzioni pecunarie notevoli che nella maggior parte dei casi fanno naufragare interi progetti di Ecommerce. Ecco perché consigliamo sempre di affidarsi a consulenti esperti di Ecommerce che siano padroni della materia a 360°.
Ne parliamo con l’Avvocato Nicola Parisi dello Studio legale Parisi – Morelli – Positano, nostro collaboratore ed esperto in materia:
“Il Garante per la protezione dei dati personali è consapevole dell’impatto, anche economico, che la disciplina sui cookie avrà sull’intero settore della società dei servizi dell’informazione e, quindi, del fatto che la realizzazione delle misure necessarie a dare attuazione al presente provvedimento richiederà un notevole impegno, anche in termini di tempo. In ragione di ciò, si ritiene pertanto congruo prevedere un periodo transitorio di un anno a decorrere dalla pubblicazione della presente decisione in Gazzetta Ufficiale per consentire ai soggetti interessati dal presente provvedimento di potersi avvalere delle modalità semplificate ivi individuate”.
Questo scriveva il Garante un anno fa quando il 3 giungo 2014 pubblicava sulla Gazzetta Ufficiale il provvedimento dal titolo “Individuazione delle modalità semplificate per l’informativa e l’acquisizione del consenso per l’uso dei cookie”. L’anno è trascorso, la scadenza è ormai imminente (3 giugno 2015) ma basta navigare un po’ in rete per verificare che sono pochissimi i siti e dunque le aziende che hanno adottato gli strumenti di tutela fissati dal Garante nonostante siano moltissimi coloro che, più o meno coscientemente, utilizzano i cookies sui propri siti.
A prima vista anche questa sembra un’altra incombenza, e naturalmente un costo, a carico delle imprese, principalmente di quelle che praticano il commercio elettronico e che per affermarsi in rete utilizzano Strategie di SEO che inevitabilmente passano per un utilizzo più o meno “aggressivo” dei cookies.

Cosa sono i Cookies?

I cookie sono stringhe di testo di piccole dimensioni che i siti visitati dall’utente inviano al suo terminale (solitamente al browser), dove vengono memorizzati per essere poi ritrasmessi agli stessi siti alla successiva visita del medesimo utente. Nel corso della navigazione su un sito, l’utente può ricevere sul suo device anche cookie che vengono inviati da siti o da web server diversi (c.d. “terze parti”), sui quali possono risiedere alcuni elementi (quali, ad esempio, immagini, mappe, suoni, specifici link a pagine di altri domini) presenti sul sito che lo stesso sta visitando.
I cookie svolgono diverse e importanti funzioni nell’ambito della rete. Qualunque decisione in merito alle modalità di informativa e consenso online, riguardando in pratica chiunque abbia un sito Internet, ha quindi un fortissimo impatto su un numero enorme di soggetti, che presentano peraltro natura e caratteristiche profondamente diverse tra loro.

Come adeguare un sito web alla normativa sui Cookie?

È necessario riassumere quali sono le incombenze individuate dal Garante in applicazione della normativa europea in materia tentando di soffermarci sugli aspetti più pratici.
Nel momento in cui l’utente accede a un sito web che utilizza cookies, deve essergli presentata una prima informativa “breve”, contenuta in un banner a comparsa immediata sulla home page (o altra pagina tramite la quale l’utente può accedere al sito), integrata da un’informativa “estesa” alla quale si accede attraverso un link cliccabile dall’utente.
Il banner deve specificare che il sito utilizza cookie di profilazione, eventualmente anche di “terze parti”, che consentono di inviare messaggi pubblicitari in linea con le preferenze dell’utente. Deve contenere il link all’informativa estesa e l’indicazione che, tramite quel link, è possibile negare il consenso all’installazione di qualunque cookie. Deve precisare che se l’utente sceglie di proseguire “saltando” il banner, acconsente all’uso dei cookie.
La dicitura più breve e più corretta che si basa sul facsimile redatto dal Garante è la seguente da apporre in alto al sito: “Questo sito utilizza cookies di profilazione propri e di altri siti per inviarti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookies clicca qui. Se accedi a un qualunque elemento della pagina acconsenti all’uso dei cookies”. Il “clicca qui” deve essere un link che apre la pagina dell’informativa. Sul banner deve esserci un tasto “accetta” o “ok” che chiude il banner e non apre l’informativa. Il sistema deve essere in grado di memorizzare le accettazioni.
Il secondo fondamentale adempimento è l’informativa.
L’informativa estesa deve contenere tutti gli elementi previsti dall’art. 13 del Codice (D.Lgs 196/03), descrivere in maniera specifica e analitica le caratteristiche e le finalità dei cookie installati dal sito e consentire all’utente di selezionare/deselezionare i singoli cookie. Deve essere raggiungibile mediante un link inserito nell’informativa breve, come pure attraverso un riferimento su ogni pagina del sito, collocato in calce alla medesima.
All’interno di tale informativa, deve essere inserito anche il link aggiornato alle informative e ai moduli di consenso delle terze parti con le quali l’editore ha stipulato accordi per l’installazione di cookie tramite il proprio sito. Qualora l’editore abbia contatti indiretti con le terze parti, dovrà linkare i siti dei soggetti che fanno da intermediari tra lui e le stesse terze parti. Non si esclude l’eventualità che tali collegamenti con le terze parti siano raccolti all’interno di un unico sito web gestito da un soggetto diverso dall’editore, come nel caso dei concessionari.
Al fine di mantenere distinta la responsabilità degli editori da quella delle terze parti in relazione all’informativa resa e al consenso acquisito per i cookie di queste ultime tramite il proprio sito, si ritiene necessario che gli editori stessi acquisiscano, già in fase contrattuale, i su indicati link dalle terze parti (con ciò intendendosi anche gli stessi concessionari).
Nel medesimo spazio dell’informativa estesa deve essere richiamata la possibilità per l’utente (alla quale fa riferimento anche l’art. 122, comma 2, del Codice) di manifestare le proprie opzioni in merito all’uso dei cookie da parte del sito anche attraverso le impostazioni del browser, indicando almeno la procedura da eseguire per configurare tali impostazioni. Qualora, poi, le tecnologie utilizzate dal sito siano compatibili con la versione del browser utilizzata dall’utente, l’editore potrà predisporre un collegamento diretto con la sezione del browser dedicata alle impostazioni stesse.
Le incombenze finiscono qui a meno che non si faccia della “vera” profilazione. In tal caso sarà necessario completare l’opera con una notifica al Garante. Mediante la profilazione si trattano dati di clienti finalizzati a “definire il profilo o la personalità dell’interessato, o ad analizzare abitudini o scelte di consumo, ovvero a monitorare l’utilizzo di servizi di comunicazione elettronica con esclusione dei trattamenti tecnicamente indispensabili per fornire i servizi medesimi agli utenti”.

Quanto costa adeguarsi alla normativa sui Cookies?

Passando alla nota dolente dei costi, certamente i costi maggiori saranno quelli di consulenza per la redazione di una adeguata, completa e conforme informativa estesa. Anche in questo caso è opportuno affidarsi a professionisti competenti poiché le sanzioni e le conseguenze in termini di risarcibilità del danno sono pesanti in caso di mancato adeguamento. Si ricorda che per il caso di omessa informativa o di informativa inidonea, ossia che non presenti gli elementi indicati è prevista la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da seimila a trentaseimila euro (art. 161 del Codice).
L’installazione di cookie sui terminali degli utenti in assenza del preventivo consenso degli stessi comporta, invece, la sanzione del pagamento di una somma da diecimila a centoventimila euro (art. 162, comma 2-bis, del Codice). L’omessa o incompleta notificazione al Garante, infine, ai sensi di quanto previsto dall’art. 37, comma 1, lett. d), del Codice, è sanzionata con il pagamento di una somma da ventimila a centoventimila euro (art. 163 del Codice).
Tra l’altro per l’utente è assolutamente facile e immediato poter verificare l’adeguamento del sito su cui sta navigando alla normativa; basti pensare al caso in cui i banner pubblicitari o comunque le inserzioni pubblicitari lo “inseguono” durante la sua navigazione in internet.

Google-Chrome-privacy

Mobile-friendly: facciamo il punto della situazione

L’arrivo dell’etichetta “mobile-friendly”, comparsa accanto alle description visualizzate da cellulare o tablet sulle SERP google lo scorso novembre, ha smosso le paludose acque della SEO come non accadeva da tempo: era il preannuncio di una rivoluzione, e tutti coloro che lavorano nel settore del web marketing e si occupano di posizionamento lo hanno capito. La crescita vertiginosa del traffico da mobile – anche nel nostro paese, dove abbiamo toccato circa 15 milioni di mobile surfers giornalieri – ha messo il colosso delle ricerche on line di fronte all’ennesima sfida di raffinamento del traffico, e la risposta non si è fatta attendere. Cosa è successo e cosa sta ancora per succedere?

Facciamo un recap degli avvenimenti recenti sul mobile-friendly

Il 26 febbraio Google ufficializza i rumors che circolano da tempo: dal 21 aprile il mobile-friendly sarà un fattore di posizionamento. Lo scopo è di portare dunque i contenuti ottimizzati per il mobile nei primi posti SERP nelle ricerche mobile. Il cambiamento “epocale” – e questo è il primo fattore su cui focalizzarsi – sembra riguardi esclusivamente le ricerche mobile, almeno stando a quanto si dice nel post di comunicazione ufficiale contenuto sul Webmaster Central Blog di Google: “A partire dal 21 Aprile, espanderemo l’utilizzo dell’ottimizzazione per dispositivi mobili come segnale di posizionamento.

Questo cambiamento avrà effetti sulle ricerche mobile in tutto il mondo e in tutte le lingue e avrà un significativo impatto nei nostri risultati di ricerca. Di conseguenza gli utenti troveranno più facile ottenere risultati di ricerca rilevanti e di alta qualità ottimizzati per i propri dispositivi.” Se all’apparenza le ricerche sulle versioni desktop non saranno toccate direttamente dall’introduzione di questo nuovo fattore di posizionamento, tuttavia è facile presagire che ci saranno significativi cambiamenti nelle SERP in generale e che i siti mobile friendly acquisiranno vantaggio anche nelle versioni desktop.

Il fatto che Google preannunci un cambio di algoritmo è di per sé un avvenimento eccezionale. Non ci saranno scansioni temporali o fattori di barriera: le pagine verranno analizzate in contemporanea e se ottimizzate otterranno l’etichetta mobile-friendly e godranno del beneficio di posizionamento. Altrimenti nisba. Questo potrebbe far guadagnare posizioni a pagine con ranking basso fino a quel momento, quindi l’occasione in un certo senso è ghiotta.

La guida di Google per la creazione di pagine mobile friendly

pc-friendlyPer preparare il campo, Google ha creato un’intera e ricca sezione “Guida per i dispositivi mobili”. A parte l’utile sezione di test (che può servire ad esempio a capire come stanno messi i nostri competitors, o almeno a fare qualche indagine “a campione”) può essere molto interessante leggere la sezione “Tre cose da sapere per realizzare un sito per dispositivi mobili” (gradito a Google, ovviamente) che essenzialmente ci dice queste tre cose:

  1. Parola d’ordine: SEMPLIFICAZIONE! Per raggiungere l’obiettivo, meno click e meno tocchi sono necessari e meglio è. La fase teorica di ideazione è fondamentale, sempre focalizzandosi sull’obiettivo.
  2. Direttamente conseguente è stabilire delle PRIORITA’: meno contenuti vuol dire più semplicità dunque più usabilità.
  3. Modelli, temi e strutture devono essere comuni a tutti i dispositivi: è quella che chiamano RWD, “una tecnica che prevede l’utilizzo dello stesso URL e dello stesso codice per la pagina, a prescindere dal fatto che l’utente utilizzi un computer desktop, un tablet o un cellulare. Soltanto la visualizzazione si regola adattandosi alle dimensioni dello schermo”. Quindi assolutamente no alla versione ad hoc per dispositivi mobili con indirizzo “m.example.com”, deve essere la nostra versione base www.example.com a essere adattata ai diversi tipi di dispositivi.

Il punto 3 potrebbe essere un’ulteriore “prova” di quanto detto prima, e cioè che anche il posizionamento desktop verrà seriamente condizionato da ciò che accadrà sul mobile. In generale vale sempre il consiglio di essere minimalisti: the less, the better. Ma come progettare delle pagine mobile-friendly senza incorrere nell’errore opposto, cioè eliminare cose che poi all’atto pratico potrebbero essere fondamentali? Potrebbe essere molto utile sfruttare l’esperienza e gli errori di chi si è imbarcato prima di noi in questa impresa.

Ecco 3 consigli utili per chi sta lavorando alla versione mobile-friendly del proprio sito ecommerce:

 

  1. Valutare seriamente di ridurre il numero di prodotti presenti sulla versione mobile: se non ce la facciamo a essere pronti per il 21 aprile, meglio rinunciare al tutto e subito e lavorare invece per ottenere posizioni sui prodotti che consideriamo “di punta”; meglio perdere qualche sparuto acquirente che essere danneggiati delle penalizzazioni.
  2. Curare in modo maniacale la visualizzazione dei prodotti e il checkout: se fino a questo momento abbiamo pensato che l’utente del PC avesse fretta, il futuro ci farà cambiare idea. L’utente del mobile ha e avrà ancora meno tempo da perdere rispetto all’altro. Ridurre il numero di click diventerà essenziale per battere la concorrenza. Per cui: via tutti i fronzoli, massimo quattro prodotti in bella vista per pagina e soprattutto check-out semplificato in pochissimi step o in una sola pagina.
  3. Ridurre peso e dimensioni delle immagini: i tempi di caricamento devono essere accorciati al massimo, per evitare le attese (e i rimbalzi). Del resto le foto su smartphone sono pensate per essere viste su uno smartphone, come si accorge chiunque provi a visualizzare su pc una foto scattata con cellulare. Un vantaggio di cui sarebbe bene approfittarsi.
Vector illustration of ecommerce market of web analytics. Businesspeople and development - vector illustration

Audit Seo: le linee guida fondamentali

Quando si avvia un progetto di ottimizzazione di un sito Ecommerce è fondamentale avere una fotografia esatta sullo stato di salute del sito.

L’errore più grave che in molti fanno, infatti, è proprio creare una strategia di Web marketing senza aver fatto un Audit Seo e aver ben chiaro dove concentrare le risorse. In particolare modo per siti Ecommerce già avviati e online da diversi anni, ciò che può davvero far la differenza sono i piccoli dettagli.

Questo post vi aiuterà a scoprire come impostare un Audit Seo per il vostro sito web e prepararvi per la creazione della migliore strategia di Web Marketing possibile per gestire un Ecommerce.

Iniziamo col dire che per poter realizzare un Audit Seo professionale è imprescindibile avere delle competenze Seo avanzate e disporre di alcuni strumenti di monitoraggio e analisi come Google Webmaster tools e Google Analytics o gli utilissimi tools di Moz.com.

Il risultato di un Audit Seo è di solito composto da 2 file: un file excel dove si elencano tutte le voci analizzate e si attribuisce un valore/risultato all’analisi, e un documento di testo dove si sintetizzano le parti fondamentali che saranno la base di partenza per la creazione di una strategia di Marketing online.

Ricordate, l’obiettivo di un audit è fare una fotografia sulla situazione di un sito Ecommerce, non anche dare indicazioni sulle possibili attività da svolgere.

Ecco le aree più importanti su cui impostare un Audit Seo:

#1- Motori di ricerca

L’analisi dei motori di ricerca è l’elemento di partenza. Da qui si capirà quante pagine sono state indicizzate o il numero delle pagine monitorate da Google analytics (quelle che hanno ricevuto delle visite organiche).

Suggeriamo di analizzare la presenza di termini di brand e no brand perché oggi una corretta attività Seo o di Local Seo, non può prescindere dallo sviluppo del proprio branding.

Altri due elementi da analizzare sono la cache di Google e se il sito la sfrutta a proprio vantaggio per ridurre il tempo di caricamento delle pagine e lo stato di indicizzazione si dispositivi mobile. L’etichetta Mobile friendly sta acquisendo sempre maggior importanza e vale la pena impiegare risorse nell’ottimizzazione mobile di un sito.

#2- Contenuti

L’analisi dei contenuti può essere molto laboriosa in assenza di un supporto tecnico. Oggi esistono diversi tool in rete di supporto a questa attività. In alternativa un sapiente utilizzo di Excel può tornarvi di grandissimo aiuto (contattaci per saperne di più).

Quando parliamo di Content analysis ci riferiamo alla presenza dei meta tag title e description: sono presenti su tutte le pagine? Sono ottimizzati? Hanno lunghezza massima di 60 caratteri (title) e 155 (description)? Il nome del brand è incluso almeno in uno dei due campi? Le keyword principali sono presenti in entrambi i campi?

La seconda parte dell’analisi deve essere dedicata poi alle Seo url. Una Seo url per essere ben ottimizzata deve essere lunga non oltre i 115 caratteri (nome dominio incluso) e deve contenere una frase chiave.

Le immagini poi devono contenere delle keyword sia nel titolo che nel tag alt.

Infine un aspetto molto spesso sottovalutato riguarda i contenuti duplicati. Google sta dando sempre maggior importanza all’unicità dei contenuti all’interno di un sito. Ecco perché è necessario organizzare al meglio la struttura delle url ed impostare correttamente le Canonical Url e le sitemaps

#3- Accessibilità e indicizzazione

In questa parte dell’analisi dobbiamo assicurarci che il nostro sito sia accessibile ai motori di ricerca e che l’indicizzazione sia facilitata. A questo proposito gli elementi fondamentali da analizzare sono i robots.txt, le sitemaps ed eventuali contenuti No index. E si perché non tutte le pagine di un sito devono essere inviate a Google, ed è quindi importante che i contenuti da non indicizzare vengano ugualmente segnalati agli spider di Google.

Due strumenti utili in questa fase sono Google Webmaster tools (gratuito) e Moz Pro (a pagamento).

#4- Architettura del sito e link interni

L’architettura del sito è utile sia per i motori di ricerca sia per assicurare agli utenti una piacevole esperienza di navigazione. Dobbiamo quindi assicurarci che le categorie e sottocategorie siano suddivise secondo una logica chiara e precisa con una struttura verticale di link che renda immediate le dinamiche di navigazione.

Altrettanto importante però è creare una struttura di link orizzontale, ovvero che colleghi tra di loro categorie e sottocategorie affini.

Infine occorre analizzare la presenza di link interni nelle singole schede prodotto.

#5- Technical Seo

In questa sezione l’analisi fondamentale riguarda la presenza di pagine con errore (il modo migliore è visualizzare la metrica disponibile in Google Webmaster tools) e la corretta impostazione di eventuali redirect.

In seguito va analizzata più a fondo l’utilizzo delle Canonical url e della loro presenza nelle sitemap.

#6- Velocità del sito

La velocità di caricamento delle pagine di un sito è uno dei fattori più importanti che influisce sul posizionamento. Anche da un punto di vista di usabilità e user experience, avere delle pagine che impiegano diversi secondi nel caricamento non è una cosa positiva e portano ad alti tassi di abbandono.

E’ quindi molto importante diminuire al massimo gli elementi che possono causare rallentamenti: immagini pesanti, compressione delle pagine, utilizzo del caching dei browser. In genere consigliamo sempre di mantenere la velocità di caricamento di una pagina al di sotto dei 4 secondi.

Uno strumento utile a questo proposito è il Page speed insight di Google

#7- Mobile e Tablet

Si stima che circa il 50% del traffico del web arrivi da dispositivi mobile. Eppure nella stragrande maggioranza dei casi, le aziende non prevedono delle attività di ottimizzazione grafica, di usabilità e obiettivi su questi dispositivi. Un’analisi accurata porterà sicuramente dei risultati e delle prospettive di crescita sorprendenti.

E’ quindi fondamentale avere una versione mobile del sito (o un responsive che funzioni perfettamente) e assicurarsi che sia ben curata e che risponda agli obiettivi aziendali.

Infine bisogna assicurarsi che gli strumenti di monitoraggio come Google Analytics e Webmaster tools traccino correttamente i dati da mobile.

#8- Analytics

L’analisi dei dati è la base per poter creare una corretta strategia di web marketing. Dobbiamo assicurarci quindi che il codice di monitoraggio di Google Analytics funzioni perfettamente e che sia impostata la nuova versione. Per un sito Ecommerce è altrettanto importante aver impostato gli obiettivi e il monitoraggio degli eventi.

Google Webmaster tools e Google Adwords devono poi essere connessi tra di loro in modo da poter effettuare analisi trasversali e avvalersi degli elenchi di Remarketing di Google analyitcs.

Vi consigliamo di installare il Google tag assistant, un’estensione disponibile sia per Chrome che per Firefox.

#9- Internazionalizzazione

Un ultimo aspetto (facoltativo) da analizzare, riguarda la presenza di versioni del sito in lingua straniera. L’internazionalizzazione di un sito Ecommerce è un’operazione molto complessa e che richiede uno studio approfondito del mercato di destinazione. Da un punto di vista di analisi Seo occorre monitorare aspetti quali la struttura delle url: il prefisso del paese è mostrato? L’hreflang o il rel alternate sono impostati correttamente? Le seo url sono settate nella lingua desiderata?

Audit Seo, considerazioni conclusive:

Come detto in apertura, per realizzare un Audit Seo per un sito web è imprescindibile avere delle conoscenze tecniche avanzate e saper leggere i dati. In un mondo così concorrenziale, quale quello del Web, un’analisi Seo ben fatta può portare dei vantaggi strategici non indifferenti e permetterci di ottimizzare le risorse. Il consiglio quindi è di non lavorare ad alcuna strategia di Web Marketing né di avviare alcuna attività di ottimizzazione Seo senza prima aver ben chiare le attività da fare.

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Ecommerce in Argentina: tasse e barriere per chi acquista online

Sembra incredibile ma succede anche ai nostri giorni. Proprio quando il libero scambio e il commercio elettronico la fanno da padrone, l’Argentina compie un passo nella direzione diametralmente opposta varando un pacchetto di leggi che rende l’acquisto online da siti di ecommerce stranieri particolarmente complicato ed oneroso.

Gli argentini che sino a pochi giorni fa acquistavano dai noti portali di Ecommerce esteri come Amazon ed eBay, non potranno più vedersi recapitare a casa i loro prodotti ma dovranno recarsi in un ufficio doganale e compilare una meticolosa dichiarazione per prelevare i propri pacchi.

A questo si aggiunge inoltre una soglia massima di spesa di 25 $ all’anno, per un massimo di due acquisti, oltre la quale il consumatore dovrà versare il 50% del prezzo finale al fisco su ogni prodotto proveniente da un sito estero. Come se non bastasse, grazie ad una precedente normativa, le transazioni internazionali tramite carte di credito emesse dalla banca argentina sono ulteriormente tassate al 35%.

E-Shopping tassato pesantemente per fermare l’inflazione

Questo drammatico programma di restrizioni dell’online shopping in Argentina è parte di un insieme di sforzi del governo di Cristina Fernandez de Kirchner per preservare l’ulteriore caduta delle riserve valutarie di moneta estera, scesa del 30% solo nell’ultimo anno, e rallentare la svalutazione della moneta nazionale.

Il governo argentino spera con questa impopolare azione di trattenere il deflusso di capitali verso l’estero, migliorare la raccolta di dazi doganali e favorire l’industria e relativa economia nazionale. Il risultato per il momento è un durissimo colpo al settore dell’ecommerce e del web marketing con disagi rilevanti anche per il popolo argentino degli e-shopper.

La tassazione fiscale sulle vendite on-line sarà la scelta giusta?

In collaborazione con Codicesconto.com abbiamo chiesto all’esperto di e-commerce argentino Henry Pena-Palacio di commentare per noi i nuovi cambiamenti in atto.

Secondo Palacio, le azioni del governo hanno irritato il popolo argentino, che si lamenta non soltanto dei prezzi elevatissimi, ma anche del fastidio non trascurabile di presentarsi in ufficio per ogni acquisto effettuato in rete.

L’introduzione di questa normativa potrebbe avere l’effetto opposto a quello che il governo auspica: anziché far aumentare le entrate fiscali, l’inasprimento fiscale potrebbe aumentare il lavoro sommerso ed incentivare il contrabbando.

Ancora una volta si tratta di prezzi

Gli argentini acquistano dall’estero, è un dato di fatto. La motivazione è semplice: costa meno! Un iPhone 16GB 5S in un Apple Store negli USA può essere acquistato a 649 $, mentre nei negozi argentini tra i 1.300 ed i 1700 $. Un Samsung Galaxy 4 costa sino al 54% in più mentre una Smart TV quasi il 300%.

Questo chiaramente influisce in maniera pesante sul giro d’affari interno generato dagli acquisti online che rimane bassissimo nonostante l’Argentina abbia una popolazione che si aggira attorno ai 40 milioni di abitanti. Nel 2012 il settore e-commerce ha di poco sfiorato i 3 miliardi di dollari contro un fatturato sul mercato estero di gran lunga maggiore ma davvero difficile da stimare.

Santiago de Chile la New Miami del Sud America

Disparità di prezzo simili sono evidenti persino tra due paesi limitrofi come Cile e Argentina portando molti e-shopper a preferire un volo di due ore per fare shopping off-line a Santiago de Chile.

Più di 1,5 milioni di argentini ormai preferiscono fare acquisti oltre confine, Santiago de Chile è stata per questo motivo ribattezzata la New Miami del Sud America. I connazionali di Maradona alludono alla città della Florida, considerata dai sudamericani la città più economica per lo shopping.

L’ecommerce e le barriere non tariffarie: un problema da affrontare

L’Argentina non è l’unico caso di guerra in atto all’ecommerce straniero. Anche la Russia ha varato un programma per limitare la fuga di capitale verso l’estero che ha convinto due grandi operatori come FedEx e Dhl e, in Italia, Poste Italiane ad annunciare la sospensione delle attività sul territorio russo.

Argentina e Russia rappresentano un segnale molto importante per comprendere le difficoltà e le barriere che ancora ostacolano la diffusione dell’ecommerce su scala internazionale. Le cosiddette “barriere non tariffarie“, come controlli sulle consegne, formalità burocratiche, controlli sanitari etc, sono in rapido aumento ovunque e costituiscono un serio scoglio per l’ecommerce e il web marketing che è bene che sia aziende che governi inizino ad affrontare in maniera comune e equilibrata. Voi cosa ne pensate?

Sembra incredibile ma succede anche ai nostri giorni. Proprio quando il libero scambio e il commercio elettronico la fanno da padrone, l’Argentina compie un passo nella direzione diametralmente opposta varando un pacchetto di leggi che rende l’acquisto online da siti di ecommerce stranieri particolarmente complicato ed oneroso.

Gli argentini che sino a pochi giorni fa acquistavano dai noti portali di Ecommerce esteri come Amazon ed eBay, non potranno più vedersi recapitare a casa i loro prodotti ma dovranno recarsi in un ufficio doganale e compilare una meticolosa dichiarazione per prelevare i propri pacchi.

A questo si aggiunge inoltre una soglia massima di spesa di 25 $ all’anno, per un massimo di due acquisti, oltre la quale il consumatore dovrà versare il 50% del prezzo finale al fisco su ogni prodotto proveniente da un sito estero. Come se non bastasse, grazie ad una precedente normativa, le transazioni internazionali tramite carte di credito emesse dalla banca argentina sono ulteriormente tassate al 35%.

E-Shopping tassato pesantemente per fermare l’inflazione

Questo drammatico programma di restrizioni dell’online shopping in Argentina è parte di un insieme di sforzi del governo di Cristina Fernandez de Kirchner per preservare l’ulteriore caduta delle riserve valutarie di moneta estera, scesa del 30% solo nell’ultimo anno, e rallentare la svalutazione della moneta nazionale.

Il governo argentino spera con questa impopolare azione di trattenere il deflusso di capitali verso l’estero, migliorare la raccolta di dazi doganali e favorire l’industria e relativa economia nazionale. Il risultato per il momento è un durissimo colpo al settore dell’ecommerce e del web marketing con disagi rilevanti anche per il popolo argentino degli e-shopper.

La tassazione fiscale sulle vendite on-line sarà la scelta giusta?

In collaborazione con Codicesconto.com abbiamo chiesto all’esperto di e-commerce argentino Henry Pena-Palacio di commentare per noi i nuovi cambiamenti in atto.

Secondo Palacio, le azioni del governo hanno irritato il popolo argentino, che si lamenta non soltanto dei prezzi elevatissimi, ma anche del fastidio non trascurabile di presentarsi in ufficio per ogni acquisto effettuato in rete.

L’introduzione di questa normativa potrebbe avere l’effetto opposto a quello che il governo auspica: anziché far aumentare le entrate fiscali, l’inasprimento fiscale potrebbe aumentare il lavoro sommerso ed incentivare il contrabbando.

Ancora una volta si tratta di prezzi

Gli argentini acquistano dall’estero, è un dato di fatto. La motivazione è semplice: costa meno! Un iPhone 16GB 5S in un Apple Store negli USA può essere acquistato a 649 $, mentre nei negozi argentini tra i 1.300 ed i 1700 $. Un Samsung Galaxy 4 costa sino al 54% in più mentre una Smart TV quasi il 300%.

Questo chiaramente influisce in maniera pesante sul giro d’affari interno generato dagli acquisti online che rimane bassissimo nonostante l’Argentina abbia una popolazione che si aggira attorno ai 40 milioni di abitanti. Nel 2012 il settore e-commerce ha di poco sfiorato i 3 miliardi di dollari contro un fatturato sul mercato estero di gran lunga maggiore ma davvero difficile da stimare.

Santiago de Chile la New Miami del Sud America

Disparità di prezzo simili sono evidenti persino tra due paesi limitrofi come Cile e Argentina portando molti e-shopper a preferire un volo di due ore per fare shopping off-line a Santiago de Chile.

Più di 1,5 milioni di argentini ormai preferiscono fare acquisti oltre confine, Santiago de Chile è stata per questo motivo ribattezzata la New Miami del Sud America. I connazionali di Maradona alludono alla città della Florida, considerata dai sudamericani la città più economica per lo shopping.

L’ecommerce e le barriere non tariffarie: un problema da affrontare

L’Argentina non è l’unico caso di guerra in atto all’ecommerce straniero. Anche la Russia ha varato un programma per limitare la fuga di capitale verso l’estero che ha convinto due grandi operatori come FedEx e Dhl e, in Italia, Poste Italiane ad annunciare la sospensione delle attività sul territorio russo.

Argentina e Russia rappresentano un segnale molto importante per comprendere le difficoltà e le barriere che ancora ostacolano la diffusione dell’ecommerce su scala internazionale. Le cosiddette “barriere non tariffarie“, come controlli sulle consegne, formalità burocratiche, controlli sanitari etc, sono in rapido aumento ovunque e costituiscono un serio scoglio per l’ecommerce e il web marketing che è bene che sia aziende che governi inizino ad affrontare in maniera comune e equilibrata. Voi cosa ne pensate?

Sembra incredibile ma succede anche ai nostri giorni. Proprio quando il libero scambio e il commercio elettronico la fanno da padrone, l’Argentina compie un passo nella direzione diametralmente opposta varando un pacchetto di leggi che rende l’acquisto online da siti di ecommerce stranieri particolarmente complicato ed oneroso.

Gli argentini che sino a pochi giorni fa acquistavano dai noti portali di Ecommerce esteri come Amazon ed eBay, non potranno più vedersi recapitare a casa i loro prodotti ma dovranno recarsi in un ufficio doganale e compilare una meticolosa dichiarazione per prelevare i propri pacchi.

A questo si aggiunge inoltre una soglia massima di spesa di 25 $ all’anno, per un massimo di due acquisti, oltre la quale il consumatore dovrà versare il 50% del prezzo finale al fisco su ogni prodotto proveniente da un sito estero. Come se non bastasse, grazie ad una precedente normativa, le transazioni internazionali tramite carte di credito emesse dalla banca argentina sono ulteriormente tassate al 35%.

E-Shopping tassato pesantemente per fermare l’inflazione

Questo drammatico programma di restrizioni dell’online shopping in Argentina è parte di un insieme di sforzi del governo di Cristina Fernandez de Kirchner per preservare l’ulteriore caduta delle riserve valutarie di moneta estera, scesa del 30% solo nell’ultimo anno, e rallentare la svalutazione della moneta nazionale.

Il governo argentino spera con questa impopolare azione di trattenere il deflusso di capitali verso l’estero, migliorare la raccolta di dazi doganali e favorire l’industria e relativa economia nazionale. Il risultato per il momento è un durissimo colpo al settore dell’ecommerce e del web marketing con disagi rilevanti anche per il popolo argentino degli e-shopper.

La tassazione fiscale sulle vendite on-line sarà la scelta giusta?

In collaborazione con Codicesconto.com abbiamo chiesto all’esperto di e-commerce argentino Henry Pena-Palacio di commentare per noi i nuovi cambiamenti in atto.

Secondo Palacio, le azioni del governo hanno irritato il popolo argentino, che si lamenta non soltanto dei prezzi elevatissimi, ma anche del fastidio non trascurabile di presentarsi in ufficio per ogni acquisto effettuato in rete.

L’introduzione di questa normativa potrebbe avere l’effetto opposto a quello che il governo auspica: anziché far aumentare le entrate fiscali, l’inasprimento fiscale potrebbe aumentare il lavoro sommerso ed incentivare il contrabbando.

Ancora una volta si tratta di prezzi

Gli argentini acquistano dall’estero, è un dato di fatto. La motivazione è semplice: costa meno! Un iPhone 16GB 5S in un Apple Store negli USA può essere acquistato a 649 $, mentre nei negozi argentini tra i 1.300 ed i 1700 $. Un Samsung Galaxy 4 costa sino al 54% in più mentre una Smart TV quasi il 300%.

Questo chiaramente influisce in maniera pesante sul giro d’affari interno generato dagli acquisti online che rimane bassissimo nonostante l’Argentina abbia una popolazione che si aggira attorno ai 40 milioni di abitanti. Nel 2012 il settore e-commerce ha di poco sfiorato i 3 miliardi di dollari contro un fatturato sul mercato estero di gran lunga maggiore ma davvero difficile da stimare.

Santiago de Chile la New Miami del Sud America

Disparità di prezzo simili sono evidenti persino tra due paesi limitrofi come Cile e Argentina portando molti e-shopper a preferire un volo di due ore per fare shopping off-line a Santiago de Chile.

Più di 1,5 milioni di argentini ormai preferiscono fare acquisti oltre confine, Santiago de Chile è stata per questo motivo ribattezzata la New Miami del Sud America. I connazionali di Maradona alludono alla città della Florida, considerata dai sudamericani la città più economica per lo shopping.

L’ecommerce e le barriere non tariffarie: un problema da affrontare

L’Argentina non è l’unico caso di guerra in atto all’ecommerce straniero. Anche la Russia ha varato un programma per limitare la fuga di capitale verso l’estero che ha convinto due grandi operatori come FedEx e Dhl e, in Italia, Poste Italiane ad annunciare la sospensione delle attività sul territorio russo.

Argentina e Russia rappresentano un segnale molto importante per comprendere le difficoltà e le barriere che ancora ostacolano la diffusione dell’ecommerce su scala internazionale. Le cosiddette “barriere non tariffarie“, come controlli sulle consegne, formalità burocratiche, controlli sanitari etc, sono in rapido aumento ovunque e costituiscono un serio scoglio per l’ecommerce e il web marketing che è bene che sia aziende che governi inizino ad affrontare in maniera comune e equilibrata. Voi cosa ne pensate?