Content-marketing-1170x831

Content marketing e i contenuti di valore

L’ABC della vendita online: i contenuti di valore

Cos’è e come si costruisce il lavoro del content marketing

Prima di entrare nel dettaglio del lavoro di content, è necessario fare una premessa su cosa si intende per content marketing: si tratta di quel settore del marketing che si occupa della creazione e della condivisione di contenuti testuali e visuali, pertinenti e di valore attorno ad un progetto, un brand o un servizio, con l’obiettivo di emergere, in un determinato contesto, al fine di aumentare il proprio business; ne abbiamo parlato nel nostro blog in un interessante intervista con Luca Conti e Cristiano Carriero sul’evoluzione dei contenuti online.
Il settore appena descritto quindi, assume un valore elevatissimo nel momento in cui, il servizio o il prodotto in questione, ha la necessità di esprimersi verso l’esterno. Il content diventa quindi un perno fondamentale del digital marketing (per nulla trascurabile anche offline).
Oggi ci focalizzeremo sul lavoro del web content creator nell’ambito del digital marketing. Innanzitutto è necessario capire che il content marketing ha ragione d’esistere solo se accompagnato e instradato da una chiara definizione degli obiettivi strategici, senza di essi, nella migliore delle ipotesi, il content porterà ad un risultato debole (sprecando risorse) mentre, nella peggiore delle ipotesi, il content sarà addirittura dannoso allo sviluppo. Per questo motivo è importante essere consapevoli delle potenzialità che questo settore possiede e, allo stesso tempo, capire se si hanno le capacità e le forze per gestirlo una volta messo in campo, oppure se non sia più efficace servirsi di una consulenza esterna per servizi di web marketing.

Le fasi del processo di creazione del content marketing

Come ogni processo di creazione, anche quello del content, nell’ambito del digital marketing, ne ha uno. Ovviamente ogni operatore ha i suoi processi cognitivi e di elaborazione, tuttavia esistono degli step imprescindibili:

  1. Creazione di un’analisi SWOT sulla realtà interessata dal content;
  2. Definizione degli obiettivi e dei risultati che si intendono raggiungere con il content;
  3. Creazione del target da raggiungere o analisi del target già acquisito;
  4. Analisi e scelta dei media da utilizzare per il progetto (social, email, articoli, etc… );
  5. Pianificazione del tone of voice della comunicazione da veicolare;
  6. Creazione di un programma di storytelling adeguato e forte;
  7. Analisi dei risultati;
  8. Aggiornamento di tutte le fasi appena elencate in base all’analisi effettuata a cadenza periodica.

Da questo elenco è evidente quindi che il content è un lavoro perenne e circolare, che vive di numerosi fattori, mai immobili, ma anzi sempre mutevoli, dovuti a situazioni interne ed esterne alla realtà. Un ottimo piano strategico di content, permette di essere sempre aggiornati e di non avere gup, ma soprattutto di non sprecare risorse.

La qualità del content e l’aspetto di ottimizzazione

Le fasi appena descritte non sono altro che il principio di un processo strategico. L’operatività poi, richiede ulteriori passaggi, tra i tanti la creazione di contenuti che dovranno avere caratteristiche imprescindibili quali: veridicità e unicità, ma non solo:

  1. ottimizzazione per dispositivi mobili e fissi;
  2. analisi e ricerca di parole chiave di qualità e pertinenti da sfruttare in ottica SEO;
  3. alto grado di chiarezza in termini di leggibilità e visualizzazione.

Testo e immagine sono i due elementi principali del content, in particolare però, la scrittura in ottica SEO è sempre l’elemento più controverso, perché la qualità e il livello di creatività della stessa, devono andare ad integrarsi con caratteristiche specifiche dettate da esigenze ed attività legate all’indicizzazione per i motori di ricerca.

Parola scritta ed empatia

Come accennato, il content marketing passa all’operatività attraverso la scrittura di testi capaci di vendere prodotti o acquisire leads: che si parli di prodotti tecnologici o di esperienze di viaggio, il punto di forza del content, nei testi o nei video, è il “mettersi nei panni dell’altro” e per farlo è necessario capire chi sono le persone con cui si parla. L’obiettivo di questo tipo di approccio è rendere il brand o il progetto in questione, un luogo in cui l’utente possa sentirsi a suo agio e quindi “ripostare” e “taggare” l’azienda. In questo modo è l’utente stesso ad essere veicolo per aumentare la web awareness e migliorare la web reputation del progetto. Di questo aspetto particolare ne abbiamo parlato tempo fa in un nostro articolo sugli UCG (user generated content); possiamo sicuramente dire che questa fase è uno degli obiettivi intermedi del content: catturare l’attenzione dell’utente e lavorare attraverso di lui per viralizzare il messaggio.

Creazione di personas o persone?

la creazione di modelli verosimili di utenti e clienti a cui dovremmo parlare, è sicuramente il punto di partenza sia per definire il target che per definire i topic da trattare (in tendenza e in linea con il pubblico), ma potrebbe diventare un processo sempre di più freddo. La creazione dei cosiddetti buyer personas è certamente una buona base da cui partire, ma non è sufficiente a metterci nei panni. Per poterlo fare nel migliore dei modi dobbiamo dimenticare la fretta e munirci di carta e penna, per i più nostalgici, o di tastiera per i più aggiornati e stilare una lunga lista di dubbi, obiezioni, domande, sentori contrastanti che il topic che affrontiamo potrebbe aprire.
Questi dubbi dovranno essere rimodulati su categorie di persone differenti affinché si sviluppino diversi “punti di dolore”. Una volta fatto questo immane lavoro, in base agli obiettivi prefissati e, in base alla strategia condivisa, si dovranno sviluppare le argomentazioni secondo un punto di vista (ironico, dissacrante, etc… ) che sarà in linea con le strategie messe in campo e quindi in linea con il pubblico giusto.

L’empatia nel mestiere del content creator

Fin qui abbiamo visto molti passaggi che ci hanno fatto comprendere che questo mestiere utilizza strumentazioni anche molto tecniche e si basa su risultati scientifici tangibili (attraverso Google Analytics, strumenti di monitoraggio keywords e molto altro), ma il valore aggiunto del content creator è quello di trovare una sintesi tra dato scientifico e dato emozionale; il processo da attuare sta nel filtrare il dato con una certa sensibilità, o comunque, con una predisposizione al guardare il pubblico e capirne le sfumature. Si tratta di raccontare una storia credibile e di farlo con empatia, mettere in luce un fil rouge nello storytelling e rintracciare correttamente leads di qualità, altamente profilate, affinché l’obiettivo aziendale venga raggiunto.

BLOG-SOCIALWARE-1-1170x614

User Generated Content, come usarli per aumentare la brand awareness

Far crescere la brand awareness, imporsi come qualcosa di più del classico “leader di mercato”, rendere solida la propria web reputation è uno dei pallini di tutti i brand e le aziende. Questo perché avere una brand awereness riconoscibile e affermata significa avere un rapporto esclusivo con il proprio target e assicurarsi una quota di vendite sicure per i propri prodotti.

Uno dei modi per accrescere e rinforzare la brand awareness è quella di avere una fanbase solida e reattiva, che segue il brand e che spontaneamente produce dei contenuti al riguardo, i cosiddetti user generated content.

Che cosa sono gli UGC

Di user generated content si parla almeno già da lontano 2005, quando gli utenti hanno iniziato a postare liberamente contenuti sul web. Molti di questi contenuti erano proprio testi, foto e brevi video relativi a quello che acquistavano, sceglievano e desideravano. Questo significava tirare in ballo direttamente aziende e brand, taggandoli, commentandoli e in generale diffondendo contenuti liberi su di essi. Contenuti che scatenano un tam-tam comunicativo e un passaparola incontrollato sul brand.

Adesso sembra quasi scontato e naturale postare instagram stories che contengono, ad esempio, l’ultimo paio di Nike che abbiamo comprato, o commentare con un video divertente la nostra ossessione per i Nutella Biscuits, ma questo comportamento era decisamente nuovo per l’epoca in cui sono comparsi. Sin dall’inizio, però, gli UGC sono stati oggetto dell’interesse dei brand, che hanno compreso che potevano essere dei potenti strumenti di marketing.

ugc-che-cosa-sono-blog-the-socialware

Caratteristiche degli user generated content

È difficile definire a monte un contenuto pressoché spontaneo e non controllabile, ma possiamo rintracciare alcune importanti caratteristiche che aiutano a utilizzare poi al meglio gli UGC:

  • accessibile: il contenuto viene pubblicato dall’utente in modo completamente pubblico, nel posto (sito, blog, social) in cui preferisce, e poi è compito del brand trovare il modo per recuperare e valorizzare tutti i contenuti;
  • autonomo: la forma dell’ugc è quasi sempre priva di regole preimposte, e quand’anche il brand decidesse di porre delle regole, non è detto che l’utente le segua e rispetti;
  • libero: caratteristica principale degli UGC è la loro completa libertà, il fatto da scaturire dalla libera volontà/desiderio degli utenti di interagire con il brand. Ne deriva che gli UGC non possono essere pagati né sottostare a stringenti logiche di guadagno, altrimenti perderebbero la loro forza.

Perché gli utenti condividono contenuti spontanei sui brand?

Capire per quale motivo gli utenti condividono contenuti aiuta a capire che tipo di UGC possiamo aspettarci.

Le statistiche (dati CoSchedule) parlano di un 49% nati con lo scopo di informare altri utenti, magari ponendo la propria opinione all’attenzione di altri utenti affini, consigliando loro un prodotto o criticandolo apertamente.

Altri dati, invece, dichiarano che, in generale, il 78% degli utenti online condivide le informazioni per rimanere in contatto con la propria cerchia, mentre il 69% lo fa per sentirsi parte del mondo circostante.

Perché usare gli UGC in una strategia di marketing

Tra gli UGC più celebri e autorevoli ci sono le recensioni e le reviews. Gli utenti sono sempre più attenti alle forme di pubblicità online e poco propensi a credere a quello che il brand auto-afferma e auto-veicola su di sé.

I modi per difendersi da una comunicazione imposta dall’alto e nettamente di parte sono svariati, ma ascoltare quello che dicono (scrivono, postano, fotografano…) gli utenti autentico è decisamente il migliore.

Questo spiega il successo di siti come TripAdvisor, nato dalla condivisione di recensioni degli utenti in fatto di viaggi, ristoranti, hotel, ecc. Questo spiega anche perché è importante avere un sistema di recensioni nel proprio ecommerce e cercare il più possibile di raggiungere buoni livelli di reviews nei marketplace. Insomma, quando dobbiamo acquistare qualcosa, ascoltare l’esperienza di altre persone nella nostra situazione o in situazioni simili ci rassicura, aiuta nella scelta e impedisce, talvolta, di commettere degli errori.

Ecco un’immagine riassuntiva che testimonia quanto gli UGC influiscano sul trust score di un brand (dati Olapic condotto negli USA):

user-generated-content-blog-socialware

 

Come impiegare gli user generated content nel web marketing aziendale

E tutto questo riassume perché gli UGC sono importanti e perché possono essere uno strumento davvero efficace in una strategia di digital marketing. Ma come fare a utilizzare dei contenuti che per definizione sono liberi da regole e spontanei? Esistono diversi casi di successo rimarchevoli al riguardo: strategie di marketing che hanno saputo guidare l’entusiasmo del popolo della rete per veicolare dei contenuti a supporto dei propri servizi e prodotti.

Innanzitutto, è possibile iniziare a tracciare e raggruppare gli UGC che gli utenti condividono spontaneamente sul brand, taggandolo o utilizzandolo negli hashtag. Dotarsi degli strumenti per rintracciare questi contenuti (google trends, tool di social marketing) è fondamentale.

Dopodiché, bisogna passare all’analisi degli UGC: leggere, comprendere e organizzare questi contenuti, attuando attività di web monitoring e social listening, comprendendo cosa gli users dicono, come parlano dei prodotti, cosa elogiano e cosa invece criticano, in modo tale da poter creare una strategia di comunicazione e marketing che riprenda questi elementi.

Un modo per ottenere dei UGC senza ottenere un effetto boomerang è quello di stimolare direttamente l’engagement degli user attraverso domande dirette, sondaggi, quiz e Call To Action che attraggano la loro attenzione, curiosità e azioni. Per far in modo che le persone partecipino alle iniziative lanciate dal brand, è importante capire cosa sta davvero a cuore degli utenti, accettando anche che potrebbe essere ben lontano/diverso da quello che il brand ha già autonomamente progettato e vorrebbe mettere in mostra in primis.

Ideare un hashtag per invitare all’azione, ingaggiare un influencer che dia il via ai giochi e agli UGC, creare un contest che popoli un certo tipo di contenuti, possono essere modalità di ingaggio degli users.

Case history made in Italy

In questo senso, i case studies di successo, non mancano e sono individuabili in tutto il mondo.

Uno su tutti, completamente italiano, dal successo incontrastato e citato nei libri di marketing, è rappresentato dal Mulino che Vorrei del Mulino Bianco: una immensa piattaforma in cui vengono postate ricette create dagli utenti con i prodotti del brand, ma anche vengono interpellati direttamente con quiz e sondaggi, e vengono invitati a condividere opinioni e punti di vista su ciò che Mulino Bianco produce e commercializza.

il-mulino-che-vorrei-blog-socialware

Questo ha creato una community fortissima intorno al brand che ne sostiene le attività e ne rafforza la potenza online, assicurandone un riscontro in termini commerciali per i nuovi prodotti e iniziative, guidando sapientemente le attività di marketing e le strategie finali.

Se vuoi implementare una strategia di content marketing e utilizzare gli user generated content, contattaci. Saremo lieti di costruire con te le attività più adatte alla crescita della tua azienda!
blog-aziendale-770-770x436-1

Blog aziendale, perchè è utile per l’Ecommerce?

Vendere con il blog aziendale è possibile?

Nell’ottica di una strategia di inbound marketing, il blog aziendale è un potente canale per farsi trovare dai clienti, intercettarli e aumentare la visibilità della tua azienda sul web. Esattamente come fanno i social media e l’e-mail, anche il blog aiuta a sostenere la crescita aziendale, in primis in termini di Brand Awareness e Brand Reputation e si rivela importante per trasformare un utente che non conosce la il tuo brand in un tuo cliente. Infatti il blog aziendale si trova all’inizio del “percorso” dell’utente, in cui quest’ultimo è ancora lontano dal concetto di acquisto e non è in cerca di schede del prodotto, pagine di categorie, richieste di preventivi, fasi che rappresentano, invece, il punto d’arrivo di chi sta per acquistare.

Il blog è uno strumento non strettamente commerciale per aumentare la tua visibilità online

Quali sono gli obiettivi e vantaggi di un blog aziendale?

Il blog non è un “passatempo” per i clienti, ma ha ben altri obiettivi. Partendo da un accurato lavoro di scrittura e di ottimizzazione SEO e dalla ricerca e analisi delle keyword “informative” potrai intercettare il tuo target, coinvolgendolo con guide, consigli, approfondimenti su tematiche relative al tuo brand. Vediamo nello specifico quali sono gli obiettivi di un blog aziendale e, nello stesso tempo, i suoi vantaggi per capire come si trasforma un visitatore, intercettato nel momento del bisogno, in un cliente.

1. Imporsi come fonte autorevole nel web

Il primo obiettivo di un blog aziendale è quello di imporsi nel web come fonte autorevole e risorsa attendibile su informazioni nel proprio settore di riferimento, relativamente ai prodotti o ai servizi forniti. “Content is king” è ancora la parola d’ordine pronunciata dai più esperti marketer aziendali, verissimo in questo caso. Un blog aziendale che risponde alle domande più frequenti poste dai clienti, contiene informazioni utili per loro, ti aiuterà a stabilire la tua autorità. Un blog può risultare educativo, informativo, chiarire il funzionamento di un prodotto o un servizio, intrattenere, approfondire una tematica che non sia strettamente collegata all’utilizzo commerciale del sito. Se i potenziali clienti trovano risposte alle loro domande comuni tramite post di blog scritti da persone esperte del settore è molto più probabile che ti riconoscano come brand autorevole ed entrino, in seguito, nel processo di vendita perché ciò che hai da offrire è più completo di una “fredda” relazione tra acquirente e venditore. In parole povere, con il tuo blog aziendale potrai conquistare la sua fiducia.

2. Indirizzare il traffico verso il tuo sito web

Come possono i tuoi clienti raggiungerti pur non conoscendoti? Gli annunci su Google sono un valido strumento, ma costoso. Lo stesso vale per i social media: Facebook, come è noto, richiede un certo investimento nelle campagne di advertising, se pur utili e necessarie. Ogni volta che scrivi un nuovo post sul blog, aggiungi un’altra pagina indicizzata sul tuo sito web, un’altra opportunità di comparire nei motori di ricerca e indirizzare il traffico mediante ricerca organica. Ma non è tutto, perchè il blog ti aiuta anche a essere presente e interessante anche sui social media: il post può essere condiviso sulle tue pagine Social, anche dai follower: Facebook, Instagram, Twitter, Pinterest ti aiutano a mostrare la tua attività a un nuovo pubblico che potrebbe non conoscerti ancora. In altre parole i contenuti del blog aiutano anche a mantenere attiva la tua presenza sui social media. Quindi ti aiuta a indirizzare nuovo traffico sul tuo sito Web, lavorando a stretto contatto con i motori di ricerca e i social media per farlo

3. Convertire il traffico acquisito in lead

Incrementando il traffico al tuo sito web attraverso il blog, puoi sfruttare l’opportunità di convertire questi utenti in lead. Da una parte un nuovo post di blog è una nuova pagina indicizzata, dall’altra è un’occasione per condividere contenuti interessanti sui social, dall’altra, ma è anche un modo per acquisire nuovi contatti. Come? Tramite una call to action, un invito all’azione che permette di
  • accedere alle pagine informative
  • compilare un form per l’iscrizione alla newsletter
  • scaricare white paper o guide gratuie
  • accedere alla pagina del prodotto o del servizio fornito

Blog aziendale, esempi di successo

Da dove cominciare per portare un blog aziendale al successo?

Sicuramente dallo studio di un piano editoriale costruito sulla base delle esigenze informative del tuo target, e quindi su contenuti che risponderanno alle loro domande generiche. Quello che dovrai chiederti è: cosa cercano i tuoi potenziali clienti? Di quali informazioni hanno bisogno? Contestualmente sarà necessario uno studio delle keyword informative e delle ricerche effettuate dai tuoi utenti. In altre parole sapendo cosa cerca il tuo target potrai studiare un piano adeguato.

Quali sono gli errori da evitare?

  • Essere “commerciali” nella scrittura, parlando solo dei prodotti o dei servizi. L’obiettivo principale del blog non è vendere, ma informare.
  • Pubblicare una tantum: se non hai tempo, o un team, da dedicare al tuo blog aziendale, meglio chiuderlo. Il blog è la voce della tua azienda, ma è fondamentale essere costanti.
Anche aziende medio-piccole sono riuscite ad acquisire visibilità attraverso il proprio blog.

Gruppo San Marco, da Ecommerce di piscine a guida informativa

Gruppo San Marco, è un Ecommerce specializzato nella vendita di piscine fuori terra e interrate, stufe a pellet, arredo bagno e arredo giardin. Grazie a un piano editoriale studiato ad hoc riesce a fornire agli utenti risposte alle domande più frequenti degli utenti offrendo consigli sulla manutenzione stagionale della piscina, sull’utilizzo dei prodotti chimici adeguati, consigli per gli acquisti degli accessori, ma anche guide per l’installazione delle piscine, e inoltre approfondimenti sulle funzionalità dei componenti di una stufa a pellet, consigli per la pulizia. Il tutto corredato da video di approfondimento. blog san marco

ABITAREarreda, non solo Ecommerce di arredamento ma vero e proprio manuale di stili e tendenze

ABITAREarreda è un sito e-commerce di arredamento basato sul concetto di design Made in Italy. Grazie al suo blog aziendale a fornire agli utenti idee, consigli, ispirazioni per arredare casa nel modo giusto. Il piano editoriale è basato su guide di design e si avvale anche della collaborazione di blogger e Instagram Influencer del settore. Schermata 2019-08-09 alle 11.21.29

No Problem Flights, non solo servizio di rimborso volo ma anche consigli di viaggio

Questo progetto, basato sul servizio di rimborso volo cancellato o in ritardo, grazie al blog aziendale riesce a posizionarsi su tematiche strettamente connesse al viaggio in aereo o alle compagnie aeree, rispondendo in particolare a dubbi e interrogativi dei passeggeri. Il blog editoriale offre sia soluzioni operative per la prenotazione di un volo o per la preparazione ad un viaggio, sia soluzioni per affrontare un viaggio senza incorrere in spiacevoli disagi. Schermata 2019-08-09 alle 11.10.14 E il tuo Ecommerce è già ben avviato sulla sezione news e blog? Quali sono le tue le tue opinioni sui blog aziendali? Se sei appena agli inizi o non sai come migliorare il tuo blog, contattaci per saperne di più!
content-marketing-trend-2019-770x436-1

Content Marketing Trend 2019 | Socialware

Contenuti di qualità, videomarketing, micro-influencer e i Top Content Marketing Trend da seguire nel 2019

Pariamo da una premessa. L’obiettivo di ogni brand dovrebbe essere quello di connettersi con gli utenti in modo autentico e umano, sfruttando i contenuti per approfondire questa relazione; questi ultimi devono devono rispecchiare con precisione la voce del brand, la mission che l’ azienda persegue e il valore che vuoi portare al tuo target. Il contenuto è dunque al centro della connessione tra il tuo brand e il tuo cliente: apre la mente e il cuore dell’utente, e non a caso Seth Godin definisce “il content marketing l’unico marketing rimasto”: è autentico, utile agli utenti e perfettamente adatto alla comunicazione digitale. Ha come obiettivo quello conferire un valore aggiunto al tuo pubblico, sia che si tratti di educarlo, sia di intrattenerlo o informarlo. Trasmettendo autenticità e trasparenza attraverso i tuoi contenuti, consenti ai tuoi clienti di fidarsi di un brand che si fa strada e si distingue attraverso i competitor. Non parliamo solo della scrittura di un buon post, ma anche di sfruttare tecnologicamente avanzate, avvalendosi, se è il caso, di figure aggiunte come videografi esperti e intuitivi che capiscano le necessità di una comunicazione attraverso le diverse piattaforme social. C’è poco da dubitare sull’efficacia e la potenza del content marketing, ma negli ultimi anni ci siamo resi conto di come la creazione e la distribuzione siano cambiati radicalmente. Pertanto, per rimanere competitivo sul mercato, è il momento di aggiornarsi e conoscere le ultime tendenze. In questo articolo andremo ad analizzare i canali, le tattiche e gli strumenti utilizzati dai digital marketer per creare un piano che ti aiuti ad allineare i contenuti agli obiettivi di business. Ecco, quindi, quali sono Content Marketing Trends su cui puntare nel 2019:

1. Contenuti di valore

ll 2019 riguarderà la qualità dei contenuti, non la quantità. Il flusso di quelli che vengono pubblicati aumenta ogni giorno, per questo è necessario produrre contenuti realmente straordinari, forniti di un valore aggiunto e che attirino l’attenzione dell’utente. Chiediti cosa cercano gli utenti, come si potrebbe migliorare il contenuto testuale e se ci sono spazi che potresti riempire. Ecco alcuni suggerimenti: – Oltre ad essere notevolmente diverso da quello che fanno i competitor, ricorda che il contenuto deve essere utilizzabile su qualsiasi dispositivo o browser. – Crea aspettativa e una risposta emotiva di stupore, sorpresa, partecipazione. – Risolvi un problema, rispondi alle domande fornendo informazioni o risorse complete, accurate, eccezionali. – Punta alle condivisioni dei tuoi contenuti e alla viralità attraverso i social network. Inoltre, è bene tenere presente che i motori di ricerca premiano sempre più spesso i post più lunghi all’interno dei risultati della serp, questo perchè i lettori sono sempre più alla ricerca di fonti affidabili. Fornire informazioni utili può essere una risorsa di qualità e di autorevolezza in materia e lo dimostra anche una recente analisi di BuzzSumo (effettuata su oltre 100 milioni di articoli), la quale rivela che i contenuti di questo tipo tendono a ottenere più condivisioni sui social rispetto alle forme brevi. Il suggerimento è quindi quello di produrre contenuti con oltre 2000 parole. new-content-trends-2019

2. Videomarketing

Un valore innegabile è quello assunto dal video marketing. Un rapporto 2017 di Animoto ha rilevato che il 64% dei consumatori esegue un acquisto dopo aver visto una campagna promozionale video su Facebook. Quali sono le azioni per integrare i video nel tuo piano di marketing 2019? – Produci video coinvolgenti e unici. – Produci video mobile-friendly – Mantieni un calendario di video contenuti aggiornato e regolare. Se dunque il testo da solo non è sufficiente, punta sul contenuto visiso, ed in particolare sui video, per ottenere un maggiore coinvolgimento. Se non hai già iniziato a utilizzare il video nel tuo marketing, il 2019 è il momento di iniziare: non è necessario puntare sulla produzione di video di lunga durata: potrebbe essere utile testare formati di contenuti più corti, video per le storie su Instagram e dirette Facebook, senza dimenticare che questi contenuti devono fornire un’esperienza straordinaria ai tuoi utenti.

3. Chatbot

Negli ultimi anni, le aziende hanno adottato l’uso dei chatbot per personalizzare l’esperieza di navigazione e incrementare il coinvolgimento dei clienti. Grazie all’evoluzione della tecnologia di apprendimento automatico e dell’intelligenza artificiale, le funzionalità di chatbot sono sempre più adattabili ai bisogni dei consumatori, offrendo un servizio clienti 24 ore su 24, 7 giorni su 7, sono anche in grado di mantenere in memoria i dati per un uso successivo. Avere un chatbot in grado di rispondere alle domande è interessante per ogni azienda e settore se si considera un aspetto decisivo: la vendita. Un bot può influenzare le conversioni e infatti il 2018 ha segnato l’esplosione di questi “assistenti virtuali”. Si prevede che l’industria del chatbot crescerà in modo significativo per permettere alle aziende di ridurre sostanzialmente i loro costi operativi. Il 2019 potrebbe essere l’anno di svolta dei chatbot come strumento di marketing per la tua azienda.

4. Micro-influencer

L’influencer Marketing non è certo un fenomeno nuovo, tuttavia è spesso frainteso dai marketer e dagli imprenditori che credono di dover investire un enorme budget. Ebbene, non sempre è necessario rivolgersi ai più importanti influencer del pianeta per promuovere il proprio brand: secondo le nuove tendenze il marketing di micro-influencer può essere un punto di svolta per le aziende di tutte le dimensioni. Scegliere i giusti influencer rimane comunque la chiave del successo di ogni azienda, perché rappresenta il modo più veloce per aumentare la consapevolezza del tuo brand e mantenere una relazione con il pubblico di destinazione. storytelling-content-marketing-2019

5. Auntenticità e Brand storytelling

Autenticità e trasparenza del brand: queste sono le parole d’ordine. Puntare sul brand stortylling autentico è necessario a raccontare chi sei, qual è la storia della tua azienda, quali sono radici del tuo marchio, quali traguardi hai raggiunto, quali sono i motivi del tuo successo. Ogni strategia di content marketing dovrebbe contribuire a dare un valore aggiunto e unico al tuo brand, chiarificare ciò che offri e come ti distingui dai competitor nel modo più “trasparente” possibile. Visti questi principali trend topic, non ti resta che integrare la tua strategia di content marketing: la regola è sperimentare, condividere, provare nuovi formati e supporti per il tuo pubblico. E tu hai già cominciato a seguirli? Scrivicelo nei commenti!
content-marketing-Socialware

Content marketing: cos’è e come funziona

Marketing online: il punto di partenza sono i contenuti

Cosa significa per le aziende fare marketing con i contenuti

Dare una risposta esaustiva alla domanda “cos’è il content marketing” non è sempre facile neppure per i marketing manager più veterani.
Certo è che il content marketing ha decisamente messo ko il settore dell’advertising tradizionale per dare vita ad una forma di marketing basata sulla creazione e la condivisione di contenuti finalizzati all’acquisizione e alla fidelizzazione dei clienti.
The content is king” è lo slogan ufficiale, ormai quasi ridondante che domina qualsiasi strategia di web marketing.
Ogni attività di content marketing va misurata sul medio e lungo periodo ed inserita in un preciso di piano d’azione che mira ad ottenere:

  • brand awareness
  • lead generation
  • acquisition
  • customer retention

Ma come devono essere i contenuti offerti ai vostri potenziali clienti all’interno di una strategia di web marketing?

  • pertinenti
  • utili
  • contestuali
  • collegati

Una strategia di content marketing ben studiata, integrata in un piano di web marketing con un sito user friendly, campagne di Google advertising di successo, campagne di Facebook e Instagram ben gestite e anche il suggerimento di far diventare il vostro business multicanale e omnicanale, può cambiare le sorti di un’azienda.

Perché fare content marketing e come essere efficaci

I motivi principali per cui alla base di ogni strategia di web marketing c’è il content sono:

  • Il cambiamento del processo di acquisto fondato oggi essenzialmente sulla nuvola di parole che si crea attorno ad un prodotto e inizia così a renderlo noto, le recensioni lunghe e motivate di acquirenti e influencer del settore, le descrizioni dettagliate capaci di soddisfare tutta la sete di informazioni dei potenziali clienti, oggi ormai sempre più esperti
  • L’acquisto è diventato una vera e propria esperienza: siamo passati dalle tecniche pubblicitarie martellanti e invasive a tecniche che cercano il permesso, il commento, la condivisione, al punto tale che saranno loro, i tuoi potenziali clienti, a cercarti e desiderare di acquistare quello che vendi
  • E’ prassi consolidata ormai prima di fare un acquisto confrontare i prezzi, gli shop, i feedback…ma tutto questo non basta: se il contenuto non viene curato al punto tale che il tuo sito si posizioni in alto nelle ricerche nulla potrai affinché i tuoi potenziali clienti ti trovino
  • I consumatori diventano i tuoi produttori di contenuti, se tu produrrai e darai loro quello che desiderano, diveranno loro stessi insieme a te produttori di contenuto, ambasciatori e voci in grado di far crescere o affossare il tuo business

Detto questo, puoi avere il miglior contenuto di sempre, ma se rimane nascosto nella vetrina di un negozio di periferia, nessuno lo conoscerà mai, quindi tutte le volte che dovrai scrivere un contenuto ti toccherà seguire le regole della Seo Copywritng, e dovrai distribuirlo laddove il tuo pubblico si raduna: nei motori di ricerca (Google, Bing), nei social (Facebook, Instagram, Twitter, Pinterest), nei forum e in tutte le community dove gli utenti si incontrano.

Come creare una content plan coi fiocchi

La creazione di un piano di content marketing si basa sulla definizione degli obiettivi da raggiungere, l’analisi del target di riferimento, la scelta dei canali e una programmazione precisa delle attività da svolgere.
In maniera altamente operativa dovrai stilare un vero e proprio calendario in cui definisci giorno per giorno o settimana per settimana o anche mensilmente quali argomenti trattare, un panel keyword di riferimento ottenuto dopo un’attenta analisi dei competitor, dei volumi di ricerca sullo strumento di pianificazione delle parole chiave di Google Adwords ed eventuali link di approfondimento.

Come evitare la saturazione dei contenuti

Content is king è vero, ma siamo anche nel 2018 e il digitale ha fatto passi da gigante per cui oggi è difficile ammetterlo ma sono state create così tante quantità di contenuti che manca il tempo a disposizione per leggerli tutti.
Uno studio condotto da Buzzsumo ha rivelato che il 2017 è stato letteralmente l’anno del dimezzamento delle condivisioni dei contenuti sui social media. La notizia lascia sgomenti se si pensa che lo stesso studio condotto nel 2015 ha fatto emergere che la media di condivisione dei contenuti sui social è passata da 8 del 2015 a 4 del 2107.
Le spiegazioni principali di questa rivoluzione sono:

  • aumento della competizione
  • cambi dell’algoritmo di Facebook
  • intensificazione del private sharing, ovvero l’avvento del dark social caratterizzato dall’uso smodato di messanger, whatsapp, wechat..

E’ risaputo ormai infatti che gli utenti ricercano contenuti tramite una varietà di canali non più solo costituita da Facebook e Google ed è necessario notare che una ricerca condotta da Hubspot abbia rivelato che lavorare sulla propria pagina web, sulla newsletter e sulla SEO stanno diventando elementi sempre più fondamentali e importanti.
LinkedIn ha visto aumentare la condivisione di contenuti sul proprio canale del 60% anno dopo anno in virtù proprio dell’autorevolezza dei contenuti stessi. Pare infatti che quella che stiamo vivendo sia l’epoca d’oro di Linkedin, soprattutto laddove si gestisce il profilo di un professionista o di un consulente e non di un’azienda, è stato provato che pubblicato uno stesso contenuto sia su Facebook sia su Linkedin, senza necessità di sponsorizzazioni, riceva un numero decisamente superiore di visualizzazioni, condivisioni ed engagement.
Detto questo, possiamo ufficialmente decretare che stiamo assistendo ad una fase di maturazione del content marketing, in cui i post in modalità clickbait o simili risultano essere drasticamente penalizzati non solo dall’algoritmo, ma dagli stessi utenti. La grande notizia invece è che la ricerca dei contenuti di qualità continua invece ad aumentare.

fb-adv-1

Facebook Advertising: come scegliere il pubblico giusto

Facebook Advertising: come scegliere il pubblico giusto

Come scegliere il pubblico giusto per le campagne a pagamento su Facebook? Ecco tutto quello che c’è da sapere per far funzionare le sponsorizzate

Investire nell’Advertising su Facebook è un’attività sempre più importante per le attività e le pagine aziendali che utilizzano i Social Network non solo per far conoscere a quante più persone il proprio brand ma anche e soprattutto che desiderano utilizzare questo strumento come mezzo complementare alla propria strategia di marketing.

Come faccio a impostare una campagna Facebook efficace?

Impostare una campagna a pagamento su Facebook efficace non è cosa scontata e non può essere improvvisata senza conoscere le nozioni basilari al fine di raggiungere il target giusto con gli strumenti giusti. Vi abbiamo già parlato dei 6 step fondamentali per la creazione di inserzioni Facebook efficaci e perciò in questo articolo ci soffermeremo in particolare sull’importanza della scelta del pubblico giusto sulla base degli interessi, della geolocalizzazione e degli aspetti demografici per implementare al massimo una campagna Facebook, ed evitare di investire soldi in campagne che corrono il rischio di risultare dispersive, e soprattutto senza che il messaggio o il prodotto che si va a pubblicizzare arrivi al pubblico giusto.

Targettizzazione dettagliata Facebook: il target giusto per il prodotto giusto

Dopo aver impostato l’obiettivo della campagna, è necessario scegliere il giusto pubblico. Spesso alcune campagne si rivelano fallimentari proprio a causa di una scelta del pubblico errata.facebook-adv-campagna I fattori fondamentali da tenere in considerazione per una scelta ottimale del pubblico sono:
  1. Geolocalizzazione
  2. Età e sesso
  3. Interessi
  4. Ampiezza del pubblico

1. Geolocalizzazione

Nel momento in cui stiamo scegliendo gli interessi del pubblico al quale vogliamo rivolgerci dobbiamo sempre partire dal messaggio che stiamo dando. Stiamo pubblicizzando, ad esempio, dei giocattoli per bambini. Come scegliamo il nostro pubblico? Partiamo dalla geolocalizzazione. Voglio che la mia campagna sia rivolta a tutta italia o solo in particolari zone? Scegliendo particolari città abbiamo anche la possibilità di scegliere il chilometraggio di azione.

fb-adv-geolocalizzazione

2. Età e sesso

Abbiamo la necessità di chiederci a quale fascia d’età ci stiamo rivolgendo. L’errore più comune è quello di scegliere un tratto d’età ampio 18-65, illudendoci che si abbia in questo modo più possibilità di ricevere interazioni e feedback: niente di più sbagliato. Facciamo un esempio Fingiamo di voler impostare una campagna pubblicitaria per uno store di giocattoli presente nella sola città di Bari. Avrà senso rivolgere la nostra campagna ad una fascia che va dai 18 ai 65? Probabilmente sì, esclusivamente, ad esempio se ci troviamo sotto il periodo Natalizio (e quindi le nostre promozioni sui giocattoli possono essere prese in considerazione come idee regalo da tutte le fasce d’età). Ma nel restante arco temporale annuale, quante probabilità ci sono che un 18enne sia interessato all’acquisto di una barbie? Effettivamente poche. Quante possibilità ci sono che un over 65 sia interessato alla pubblicità di giocattoli per il proprio nipotino, su Facebook? Probabilmente poche. Restringere la fascia d’età sarà quindi il primo passo da effettuare.

Ricorda: un pubblico più ampio non è sinonimo di un pubblico efficace!

facebook-advettising-età

Per quanto riguarda invece la scelta del sesso, è un’azione molto rischiosa quella di decidere di rivolgere un nostro messaggio ad un solo sesso, soprattutto se si tratta di un prodotto (che può interessare sia a uomini che a donne): attenti a non farvi guidare dai pregiudizi!

3.Selezionare gli interessi

Nel selezionare gli interessi, la prima mossa è sicuramente partire dall’interesse più generale.

campagna-facebook

Come noteremo, su un territorio così ampio e inserendo un interesse altrettanto ampio probabilmente anche il nostro pubblico risulterà troppo ampio. Come possiamo comportarci? Potremmo decidere di proseguire in due modi: a) Eliminare l’interesse troppo ampio e selezionare direttamente alcuni interessi alcuni più di nicchia (notare come diminuisce vorticosamente l’ampiezza del pubblico)

facebook campagne

b) Decidere di lasciare l’interesse generale nella fascia interessi primari e restringerlo attraverso l’opzione restringi pubblico. Quali parametri inserire nella sezione restringi pubblico? (“E che soddisfano ANCHE almeno UNO dei seguenti requisiti) La sezione restringi pubblico ci consente di selezionare in maniera meticolosa il nostro target. E quindi abbiamo, in questo caso, la possibilità di chiedere a Facebook che la nostra campagna venga indirizzata non a tutti coloro che sono interessati in generale ai bambini, ma che tra tutta quella fetta vengano selezionati profili ancora più dettagliati. Un esempio? Potremmo decidere di inserire tra gli interessi aggiuntivi che ci consentono di restringere il nostro pubblico ulteriori aspetti demografici. Non ci avevate mai pensato? Procediamo nell’esempio. Fingiamo che il nostro prodotto per lo store di giocattoli per il quale stiamo preparando la nostra campagna di advertising sia un giocattolo per bambini da 0 agli 8 anni anni. Bene, tra gli interessi aggiuntivi potremmo proprio inserire la voce “Neogenitori (0-12 mesi)”, “1-2 anni”-”3 -5 anni” e così via. Come possiamo verificare anche nella foto esempio il nostro pubblico si sarà ristretto clamorosamente. Se dovessimo accorgere che, in proporzione al nostro budget il pubblico finale sia troppo ristretto, sempre tra gli interessi aggiuntivi potremmo continuare ad aggiungerne altri, in maniera logica. I genitori di bambini tra i 0 e gli 8 anni che altre caratteristiche demografiche potrebbero avere? Ad esempio essere novelli sposi o anche genitori separati.

campagne-facebook

  1. Ampiezza del pubblico

In questo caso il pubblico raggiunto (con un budget totale di euro 10) è di 150.000 persone, che potrebbe essere un’ ampiezza ottimale. Sconsigliato, per budget così piccoli, superare le 300.000 unità ma anche scendere al di sotto delle 100.000 Un’altra attenzione da porre in essere è la durata della campagna. Sicuramente la durata delle vostre campagne dipenderà molto dalla risposta della vostra community e del vostro brand, ma è molto difficile che Facebook riesca a distribuire il vostro budget in una campagna che duri meno di 48 ore. Parimenti è sconsigliata una durata eccessiva (superiore ai 7-8 giorni per budget molto piccoli come ad esempio 8 euro), poichè le interazioni quotidiane calerebbero vorticosamente andando probabilmente ad incidere sul risultato finale.

campagne facebook

Ricordate sempre: un’azione di marketing non è mai un’azione asettica. Dobbiamo ricordare che il nostro target, o il nostro acquirente, potrebbe essere nostra madre, nostro fratello, nostro padre o noi stessi. Per questo è sempre necessario partire costruendo nella propria testa prima, e magari nero su bianco poi, la “personas”ideale alla quale vogliamo rivolgerci.

Un buon marketer vede i consumatori come esseri umani completi, con tutte le sfacettature proprie delle persone reali.” (Jonah Sachs)

like-fb-socialware-770x436-1

Algoritmo Facebook: nuove penalità

Algoritmo Facebook: nuove penalità per i post “acchiappa-interazioni”

Sanzioni per le pagine che fanno uso di contenuti ingannevoli e abbassamento della loro visibilità

Gli ultimi aggiornamenti dell’algoritmo di Facebook confermano un dato importante: anche per il social network più utilizzato del pianeta non conta solo la quantità. Quella che per Google è una priorità ormai da anni confermata da costanti novità relative ai fattori di ranking, sembra essere importante anche per il gigante di Zuckerberg. Sarà capitato a tutti di notare nella Home post con un copy simile a “Condividi se anche tu…”, “Metti mi piace se…”, “Tagga un amico se…”, e altri di questo genere. Si tratta di post con un unico obiettivo: portare visite al sito con un’azione ingannevole like-fb-sw Questa antipatica abitudine è molto diffusa ed è una pratica utilizzata anche da amministratori di pagine aziendali che dimenticano la rilevanza del contenuto cercando di incrementare ad ogni costo il numero delle interazioni. Da qualche giorno non solo sarà più difficile continuare a portare visite al sito abusando della buonafede degli utenti con contenuti di bassa qualità, ma verranno penalizzate le pagine sulle quali saranno pubblicati post di questo tipo con un drastico abbassamento della loro visibilità nel News Feed. fb-loghi-swDopo la penalizzazione del “link baiting”, ovvero dei post ingannevoli con link utilizzati per portare visite al sito, ora diventa fattore negativo anche il cosiddetto “engagement baiting”. Stando alle ultime notizie sulle novità da Facebook seguiranno nuovi aggiornamenti relativi a ulteriori penalizzazioni rivolte alle pagine che utilizzano regolarmente contenuti-esca. Verrà ridotta la diffusione di contenuti spam e fuorvianti con la finalità di migliorare la qualità delle interazioni e rispettando quella che dovrebbe essere il principio base dei feed: l’autenticità.

Quali contenuti verranno penalizzati nel News Feed di Facebook?

L’ultimo aggiornamento dell’algoritmo di Facebook ha la finalità di migliorare l’organizzazione e la selezione dei contenuti evitando interazioni di bassa qualità. Nello specifico le pagine destinate ad essere penalizzate sono quelle che abitualmente praticano:
  • Vote baiting: post nei quali l’utente interagisce esprimendo un voto/reazione su un’immagine;
  • React baiting: post nei quali si invita l’utente ad esprimere attraverso il like l’appartenenza ad una determinata categoria (es. segno zodiacale, genere, ecc…);
  • Share baiting: post attraverso il quale si invita l’utente a condividere con un numero prestabilito di amici il contenuto, in cambio della partecipazione ad un ipotetico concorso a premi;
  • Tag baiting: post con cui si invita l’utente a taggare contatti che potrebbero far parte della categoria segnalata dal contenuto (es. look);
  • Comment baiting: post attraverso il quale invitare l’utente a lasciare un commento per indicare la propria appartenenza alla categoria indicata dal contenuto (es. genere musicale).
Queste sono le 5 tipologie di contenuto che nei prossimi giorni subiranno le penalizzazioni previste dalle ultime novità sull’algoritmo di Facebook. Restiamo dunque in attesa di nuovi aggiornamenti relativi all’organizzazione dei contenuti sul News Feed. Se hai dubbi sulle ultime novità relative al funzionamento dell’algoritmo di Facebook, scrivi qui le tue domande. local-marketing-libro-francesco-antonacci-cristiano-carriero
analytics-1925495_1280-770x577-1

Trend e best-practice digitali per il 2018

Azioni e best-practice che avranno impatto sulla nostra strategia digitale durante il 2018

Siamo giunti a fine anno. Quali strategie intraprendere per l’anno nuovo? Sono le considerazioni che ogni anno i marketers si pongono cercando di migliorare quanto di buono si è fatto, o al contrario, di invertire la tendenza di qualcosa che non è andato secondo le aspettative durante l’anno che sta per terminare. Molto spesso per raggiungere il “Sacro Graal” delle strategie all’interno del nostro mercato di riferimento, non esiste un piano standard, ma bisogna passare attraverso una selva di test da implementare nel tempo. Testare campagne pubblicitarie, testare claim, testare landing page, testare formati grafici, testare contenuti testuali. Tanti test, per altrettanti dati da analizzare che ci permetteranno nel tempo di valutare e delineare la miglior strategia, il miglior canale, il budget ideale e il momento opportuno per vendere il nostro prodotto. Per questo motivo, auguriamo a tutti i marketers un 2018 ricco di test.

Quali azioni avranno un impatto importante sul Digital Marketing nel 2018?

1. Contenuti digitali personalizzati: ripensare a esperienze uniche per i nostri utenti Partiamo da dati molto chiari sui Contenuti Digitali Personalizzati:
  • Secondo Monetate il 94% dei professionisti digitali concordano sul fatto che la personalizzazione dei contenuti sia un elemento determinate a fini del coinvolgimento dell’utente
  • Secondo HubSpot, un contenuto tailor-made performa il 42% meglio di un contenuto non personalizzato in termini di vendite
  • Secondo Forbes’ Publish, proporre esperienze web personalizzate è premiante, in quanto raddoppia i rendimenti in termini di performance ed engagement
Naturalmente, il Content rappresenta il cuore pulsante del Digital marketing, ma così come quest’ultimo matura nel tempo, allo stesso modo si evolve la natura del Content stesso. Per questo, la giusta profilazione dei nostri utenti e potenziali clienti, unita alla creazione di contenuti personalizzati sulle necessità degli stessi Customers t e Prospec , può consentirci di proporre prodotti digitali più appetibili per la nostra utenza e dunque più efficaci. 2. SEO e Content si integrano sempre più Diciamocelo. Ormai sono pochi i professionisti che si occupano di Content marketing senza includere la SEO. Content e SEO sono praticamente come il burro con la marmellata e anche il loro sodalizio è ufficialmente confermato da due dati significativi sull’influenza di un aspetto sull’altro:
  • Secondo una ricerca di BrightEdge, ben il 52% dei marketers ammette che la SEO risulta essere determinante nel lungo periodo nelle strategie di content marketing di sucesso
  • Il traffico organico porta al 51% in più in termini di fruizione di contenuti web
Il miglior modo per potenziare il rapporto tra Seo e Content marketing è quello di condurre analisi sul comportamento degli utenti in maniera continua (poiché gli interessi dei Prospect mutano rapidamente e di frequente) approfondendo sui dati di traffico connessi al comportamento degli utenti. Questo tipo di analisi ci aiuterà ad implementare strategie integrate coerenti coi nostri obiettivi, orientate inoltre a produrre buoni risultati in termini di awareness e conversioni nel medio-lungo periodo. 3. Integrare strategie Social efficaci Per gli anni a venire si prospettano grandi investimenti nel Social Marketing da parte di sempre più aziende commerciali, tutto ciò si tradurrà in una sola cosa: i budget destinati al Social Media Management e Advertising lieviteranno. Per quanto possa far storcere il naso a molti, il loro punto di vista è più che comprensibile: l’obiettivo è quello di fare brand in maniera più presente attraverso interazioni spontanee ed intuitive, spingendo all’acquisto tutti coloro che entrano in contatto col proprio brand L’operazione è già palesemente in atto se consideriamo che su Facebook (al momento il Social che domina la scena sia in termine di utenti che di interazioni) il Social Marketing si sta spingendo verso contenuti più emozionali, perché le emozioni generano più coinvolgimento e viralità. Utilizziamo canali Social appropriati per il nostro mercato di riferimento? Che emozioni veicoliamo agli utenti che entrano in contatto col brand che rappresentiamo? social-articolo-trend-2018 4. Mobile marketing: il mercato è definitivamente mobile-friendly I dati parlano chiaro anche in materia di Mobile Marketing:
  • il 69% del tempo trascorso online avviene su mobile
  • solo nel 2017 sono stati spesi 143 Miliardi di dollari in Mobile Ads in tutto il mondo, il doppio di quanto speso nel 2015 (71 Miliardi di dollari)
  • secondo BIA/Kesley la spesa in Mobile Ads geolocalizzate crescerà dai 12.4 Miliardi di dollari del 2016 ai 32.4 Miliardi di dollari nel 2021
  • Siamo tutti in attesa delle novità che il primo algoritmo-mobile di Google introdurrà (lancio atteso per gli inizi del 2018). Si sa già con certezza che con esso Google indicizzerà prima di tutto i contenuti mobile, valutandoli come elemento principale per decidere come classificare i risultati ottenuti, a prescindere se la navigazione avviene su desktop o mobile.
A quanto pare, sembra dunque che Il primo algoritmo mobile di Google vada a cambiare il concetto di piattaforma “mobile-friendly”, rendendo obsoleto ogni sorta di “aggiustamento” fatto ad hoc per gli utenti mobile su siti che di base non lo sono. Tuttavia, esso non dovrebbe rappresentare una “preoccupazione” per i possessori di un sito responsive e dinamico di cui contenuto principale e markup risultino gli stessi sia su mobile che desktop. 5. Advertising e Marketplace: dominare nel futuro Se non avete ancora iniziato a lanciare campagne advertising Adwords, Google e nei maggiori Marketplace, questo è il momento giusto per iniziare a farlo. Google Adwords è sicuramente lo strumento più utilizzato per implementare campagne basate su inserzioni online orientate verso un target di utenti che sono alla ricerca di qualcosa in rete. Con una nuova veste grafica e rinnovati strumenti di supporto per la pianificazione delle proprie campagne online, la piattaforma Google Adwords è molto intuitiva e ci permette di utilizzare diversi formati per le nostre campagne pubblicitarie (inserzioni testuali, banner grafici, video). Inoltre, attraverso Google Express, Adwords ti permette di avviare campagne web geolocalizzate per dare visibilità ai punti vendita fisici e rendere più efficaci il marketing territoriale (Local Marketing). Negli ultimi anni si è registrata una crescita esponenziale di Facebook Advertising sia in termini di budget investito che in termini di numero di utenti utilizzatori: nel secondo quadrimestre del 2017 infatti il ritorno di Facebook dalle Ads ha raggiunto i 9.6 Miliardi di dollari, con un crescita media del 47% di anno in anno. Le campagne Facebook Advertising sono molto efficaci per coloro che intendono orientare le loro campagne verso pubblici target con specifici interessi e comportamenti e che si presume possano essere più inclini ad effettuare azioni specifiche anche direttamente su sito. Nonostante ci siano (ancora) molti pregiudizi sull’utilizzo dei marketplace, è innegabile che dietro la crescita esponenziale del commercio online degli ultimi anni c’è anche la grande spinta degli Amazon, Booking.com ed Ebay. Commissioni alte, concorrenza spietata e sistema di recensioni molto “competitivo”. Tutto vero. Ma lavorando esclusivamente sul nostro e-commerce le regole sarebbe diverse? La direzione ideale sarebbe quella di guardare con attenzione ai marketplace di riferimento e considerare di inserirli nel nostro “Digital Marketing Mix”, iniziando capire come poter posizionare il nostro prodotto, come poter accrescere il nostro brand, come implementare campagne e vendere al loro interno. Del resto sono delle enormi piazze digitali per la compravendita dove una grossa mole di traffico già esiste, e dunque vanno considerati come tali. marketplace-articolo-trend-2018 Hai qualche domanda? Scrivici! Desideri approfondire qualche argomento tra quelli in discussione? Scrivici o commenta pure.
strategy-social-marketin

Social media marketing: 5 trend per una strategy efficace nel 2018

Contenuti personalizzati, chatbot, community, realtà virtuale, live video: le tendenze social in arrivo

Con l’evoluzione delle piattaforme e algoritmi sempre più complessi, il social media marketing è diventato un post(o) sempre più complesso, dove è necessario restare al passo con le esigenze degli utenti. Giunti alla fine del 2017 è opportuno fare il punto su alcune tendenze emergenti tra i social, dove si prevede un’ondata di grandi cambiamenti almeno su tre fronti:
  • Strategie di fidelizzazione e conversione
  • Tipologie di contenuti
  • Interazione e fruibilità
Cosa aspettarsi dunque per il 2018? Proviamo a fare delle previsioni, partendo anche da ciò che il 2017 ci ha lasciato. Come molti avranno già notato, il raggiungimento di un pubblico altamente pertinente è stato il trend degli ultimi mesi ed è destinato ad evolversi in maniera sempre più massiva nel prossimo anno. Sulle nostre piattaforme social l’obiettivo sarà sempre di più il raggiungimento di un pubblico altamente targettizzato, al momento giusto, con i mezzi giusti. Avanzando alcune previsioni, il comune denominatore dei social trend 2018 sarà l’esperienza personalizzata dell’utente o consumatore  in movimento, dove “in movimento” assume una doppia valenza di significato: da una parte la continua evoluzione dell’utente, dall’altra la fruibilità adattata ai dispositivi mobili, quali smartphone e tablet. Vediamo dunque quali cambiamenti sono previsti sulle nostre piattaforme nel 2018 e quali strategie di social media marketing pianificare.

Parla con lui. La nuova frontiera della customere experience

Come emerge da una ricerca di chatbotsmagazine.com, vi è un evidente aumento del numero di persone che utilizzano app di messaggistica: oltre 2,5 miliardi di utenti su WhatsApp, Telegram, Snapchat, Messenger. Le aziende invece sono ancora focalizzate solo sui social. Quello che si prevede per il 2018 è proprio un investimento da parte di queste ultime nelle piattaforme di messaggistica e nell’ intelligenza artificiale, come assistenti virtuali e i ChatBot. chatbot I chatbots (per intenderci le caselle di chat che forniscono assistenza) sono già presenti su diversi siti web aziendali. È sempre più comune vederli apparire in qualità di customere assistance, simulando una conversazione umana, per supportare il visitatore del sito ed aiutarlo trovare l’informazione che sta cercando, senza dover effettuare una telefonata o inviare un’email. Il trend dei chatbot è dunque già in corso ma nel 2018 vedrà un’importante crescita e diffusione, rendendo la customere experiece più veloce e personalizzata, soprattutto da dispositivi mobili. Già lo scorso anno Facebook, durante la F8 Developer Conference di Facebook, aveva “svelato” l’importanza del supporto dei bot sulla piattaforma di Messenger, e David Marcus, CEO della piattaforma , affermava che il numero di messaggi inviati tra aziende e clienti aveva raggiunto i 2 miliardi al mese. Inoltre, una recente indagine di ManyChat condotta su oltre 8.000 ChatBot ci restituisce dei dati davvero molto interessanti riguardo l’efficacia di Open Rates e CTRs rispetto a una Email: un ChatBot ha un tasso di apertura dell’80% contro il 20% di una Email e una percentuale di click 10 volte più alta. Per tirare alcune somme i chatbot sono, e saranno sempre di più, una grande opportunità per le aziende di entrare in contatto con i propri clienti, già affiliati o potenziali, coinvolgendoli attivamente con una conversazione che si basa su tre parole chiave: istantaneità, privacy, personalizzazione e che si pone di raggiungere un unico obbiettivo: migliorare la customere experience, utilizzando i dati dei consumatori per formulare soluzioni personalizzate. chatbot_magazine

(Personal) content is the king

I chatbot non saranno l’unico mezzo utilizzato per migliorare l’esperienza dell’utente. Il social marketing sta migliorando sempre di più la possibilità di personalizzare i contenuti in base gli interessi specifici dei consumatori e si prospetta che il 2018 sarà l’anno dell’esplosione degli annunci dinamici su cui i social media marketer stanno già facendo un grande investimento. Man mano che le piattaforme social si evolvono ( dati Insights, algoritmi e strumenti di analisi sempre più precisi) la condivisione di contenuti pertinenti, interessanti e soprattutto unici per il pubblico di riferimento è sempre più possibile. In altri termini la precisione di questi dati diventa terreno fertile per le aziende che possono focalizzarsi su un pubblico ben preciso, indirizzando il messaggio e lasciandosi alle spalle i contenuti troppo generici. A questo proposito vale la pena aprire una parentesi sulle community di Facebook, un luogo su cui investire, trovare informazioni, condividere e instaurare una relazione con un target specifico. Facebook ha annunciato di voler implementare le sue funzionalità per supportare i Gruppi. Per il social business 2018 sono previsti un flusso di contenuti sempre più performanti, dove alla qualità ( audio e video), allo storytelling e all’emozionalità, si affianca la personalizzazione dei contenuti. I social, che sono sempre stati il canale di ascolto dei fan, permetteranno ai brand di creare e distribuire contenuti diretti e coinvolgere il pubblico a livello personale, passando così dal content marketing al personal content marketing. Ma come raggiungere questa personalizzazione dei contenuti? Partendo da una buona strategia social, dove diventa importante:
  1. Scegliere il canale di comunicazione giusto per il proprio target ( Instagram non è Snapchat )
  2. Investire parte del budget in pubblicità e campagne Adv ad hoc
  3. Studiare e analizzare i dati delle insights (ascoltando gli utenti ma anche i concorrenti)
  4. Realizzare contenuti Interessanti, rilevanti, personalizzati.

Non solo video ma live video

I video rappresentano lo strumento che genera maggiore engagement online. Se oggi il Video Marketing è uno dei trend preponderanti fra i social, la sua “evoluzione”, il live streaming, sarà uno dei trend da tenere a mente nel 2018. Da alcuni mesi lo streaming delle dirette di Facebook, Twitter, instagram e altre piattaforme social ha subito una forte evoluzione. Principalmente utilizzate dai privati, si stima che per il 2018 saranno alla portata di tutti. La tendenza delle aziende è proprio quella di sfruttare live e dirette sui propri canali social come strumento di fidelizzazione dei propri clienti. Facciamo riferimento ad alcuni dati: l’80 % degli utenti dichiara di guardare i live video con maggiore interesse rispetto alla lettura di un post; inoltre la diretta viene vista quasi 3 volte di più rispetto ad un video standard. Grazie alla loro natura meno raffinata e forse per questo più personale, il live video è un buon mezzo per condividere eventi aziendali, clip di prodotti in costruzione, mini-video di un dietro le quinte o aggiornamenti rapidi (dirette) delle notizie, lanciare un prodotto prima dell’uscita. Consente ai brand di abbattere quella tipica formalità dello spot pubblicitario, rompendo le barriere fra azienda e consumatore e creando un ponte di interazione più autentica. Il video non è solo prezioso per generare engagement: come ulteriore vantaggio l’algoritmo di Facebook predilige i video live ponendoli fra i preferiti della NewsFeed, e aumentando la probabilità di essere visualizzato organicamente. In sostanza il video continuerà a ricoprire un ruolo importante nella social strategy ma a fare la differenza nel 2018 saranno i live streaming. Non solo Facebook ma anche Instagram, Twitter, Snapchat e diversi canali oggi permettono la trasmissione in diretta. Agora, ad esempio, offre uno stream senza scaricare altre app, che si integra con quelle già esistenti consentendo di raggiungere i consumatori facilmente e in tempo reale. live-video

Lunga vita ai contenuti brevi

A fare da apri fila al fenomeno dei contenuti effimeti, lo sappiamo, è stato Snapchat, con i suoi 10 miliardi di video visualizzati lo scorso aprile. Instagram Stories registra 100 milioni di utenti ogni giorno, seguito da Facebook che ha da poco introdotto le Stories anche per le Business Page, e WhatsApp che ha inserito lo Status di 24 ore. Anche nel 2018 lunga vita ai contenuti effimeri sui social, così performanti perché immediati, perchè in grado di fotografare la realtà e stare al passo con i propri utenti, di cui sono lo specchio, e ritorniamo al concetto del pubblico sempre in movimento. Infatti un altro aspetto da non sottovalutare è proprio la fruibilità di questi contenuti, visualizzabili da mobile, da una cerchia ristretta dell’audience, la quale percepisce questi contenuti come immediati, autentici e validi. Si prospetta che questo tipo di formati non solo rappresenteranno una parte della content strategy sui social, ma saranno integrati in termini di design e fruibilità, anche grazie alla virtual reality.

Realtà virtuale: l’evoluzione tecnologica al servizio della creatività

L’elemento di distinzione dei social è sempre stato il diretto coinvolgimento dell’utente. Come abbiamo visto questo aspetto è sempre in crescita e le aziende avranno sempre più strumenti per poter coinvolgere, divertire, emozionare il proprio pubblico. Uno degli strumenti e di conseguenza trend in previsione per il 2018 percorre questo obiettivo grazie alla realtà virtuale, o realtà aumentata. Ma cos’è questo fenomeno? Elementi virtuali in luoghi reali. Cioè? Un po’ quello che vediamo accadere nelle Instagram Stories o in Snapchat: un’esplosione di creatività (e di tecnologia) che permette di visualizzare e sovrapporre elementi multimediali al nostro spazio fisico. La rivoluzione, o, se vogliamo, la grande potenzialità, sta nel fatto che alcune aziende potranno applicare questa tecnologia ai loro prodotti. Sicuramente rappresenta uno strumento che permette di aggiungere creatività ai contenuti, coinvolgendo l’utente grazie ad una personalizzazione dei contenuti visualizzati. Tutto questo implica ovviamente una migliore customere experience, un terreno su cui investire per brand e aziende. virtual-reality Facebook e Apple stanno già investendo nella Realtà virtuale. La prima lanciando Ar Studio, un ambiente per creare oggetti virtuali sovrapponibili alla nostra fotocamera; la seconda con il progetto ARKit, un framework che molti hanno iniziato a testare sfruttando gli ultimi Iphone; inoltre Apple lancerà una piattaforma per portare questo strumento alla portata di tutti. Anche con la realtà virtuale ci dirigiamo verso una personalizzazione sempre più preponderante dei contenuti. I social network continueranno ad essere canali in continua evoluzione. La vera sfida resta quella di adattarsi alle esigenze dell’utente e a questo cambiamento continuo. Non ci resta che sperimentare e soprattutto tenerci aggiornati. Cosa stai facendo per pianificare la tua Social Strategy 2018? Faccelo sapere nei commenti e se hai bisogno di una consulenza contatta il team di Socialware!

content-marketing-luca-conti-cristiano-carriero-1

Content Marketing: il punto con Luca Conti e Cristiano Carriero

Eccoci di nuovo qui, in quel periodo dell’anno in cui ci ritroviamo a fare molti bilanci e a valutare nuove proposte per l’anno prossimo. Anche nel 2016 il content marketing ha occupato un ruolo di primo piano nel mix digital, insieme alla marketing automation, e per il 2017 la tendenza non sembra arrestarsi: secondo il Content Marketing Institute il 70% dei marketers B2B stimano di produrre ancora più contenuti l’anno prossimo. Un’esplosione talmente detonante da portare alcuni a riflettere sull’effettiva possibilità di poter fruire di una così grande di produzione di contenuti, considerando la continua frammentazione dei canali e il calo costante dell’attenzione. Per il momento il content marketing resta una strategia imprescindibile per un’adeguata presenza online, perciò abbiamo deciso di fare il punto della situazione con due esperti italiani del settore, Cristiano Carriero e Luca Conti. cristiano-carriero-luca-conti

I contenuti sono sempre i re indiscussi del web, anche se dopo 20 anni dalla famosa dichiarazione di Bill Gates possiamo vedere almeno due distinte evoluzioni del concetto. Cosa contraddistingue una strategia di content marketing da un progetto di storytelling?

Cristiano Carriero – Bella domanda. Inizierei dallo Storytelling. Oggi si parla di ribaltamento tra giornalismo e comunicazione aziendale: Lelio Simi su Pagina99 (gran bel giornale) riprende le parole del direttore del Nieman Journalism Lab dell’Università di Harvard:
“Buzzfeed pensa a se stessa come a un’azienda tecnologica, General Electric pensa a se stessa come un’editore. Non ci può essere sintesi migliore per descrivere cosa sta succedendo oggi nel mondo sottosopra dei media”.
Sempre più imprese investono la maggior parte del proprio budget negli owned media, ma le storie aziendali non sono materiali di marketing. Devono esprimere personalità e creare caratteri con i quali il pubblico posso riconoscersi. Ciò non significa creare personaggi di fantasia per raccontare storie, ma progetti da media company, ancora già vicini ad una struttura narrativa che a quella editoriale del content marketing (che sarebbe già un grande passo per le imprese italiane). Secondo il futurologo danese Rolf Jensen, da qui al 2020 assisteremo allo sviluppo di una fase costituita dalla società del sogno.

In un recente articolo pubblicato da Forbes, la rinascita della newsletter viene indicata come uno dei trend per il 2017. Qual è la cosa più importante da considerare quando integriamo questo canale in una strategia di content marketing?

Luca Conti – Parere personalissimo: credo che per la maggior parte delle aziende (soprattutto le piccole e medie) le mail siano più efficaci delle newsletter. Detto questo è fondamentale integrare la strategia di email marketing nel punto corretto del funnel, ed è certamente difficile. Quando deve partire la mail informativa? E quando quella di vendita? E dopo che è stato effettuato l’acquisto quando devo tornare a farmi vivo con il mio cliente e per dirgli cosa? E soprattutto: che lingua parla il mio cliente? Alcuni preferiscono un tono di voce confidenziale, altri meno. Capire questi passaggi è fondamentale. Guarda la nostra selezione di 20 gif a cui ispirarsi per la tua strategia dei contenuti

Che caratteristiche deve avere un contenuto ottimizzato per i social media?

Cristiano Carriero – La coerenza con quel media. Mai duplicare gli stessi contenuti su diversi social. Coerenza non vuol dire solo forma ma anche contenuto. Un contenuto professionale avrà più risonanza su Linkedin, uno fotografico su Instagram e così via. Oggi gli stessi social offrono diverse possibilità: basti pensare a Instagram che offre il formato fotografia (più classico) e il formato Stories, con video da 10 secondi. Media diversi per tipologie di comunicazione diverse.

Quali bisogni deve soddisfare una strategia di contenuti per un ecommerce rispetto a un sito “vetrina”?

Cristiano Carriero – Ti anticipo un argomento che io e Francesco Antonacci abbiamo approfondito su Local Marketing (Hoepli, gennaio 2017) Non è solo una questione di social: il modo di porgere uno shopper, la capacità di dare l’informazione giusta al momento giusto, sono asset di assoluto valore. Immaginate di essere all’interno di un negozio e di essere subito “aggrediti” da un commesso che vuole vendervi a tutti i costi qualcosa. Quale sarà la percezione di quel negozio? Ci tornerete? Probabilmente no. La stessa cosa si può dire rispetto ad un’esperienza di acquisto online che non è informativa, o di intrattenimento, ma basata su logiche esclusivamente commerciali. Banner invasivi e pop up che vi costringono a scappare via. Questi tempi sono finiti: fare un’esperienza, per il consumatore, vuol dire avere qualcosa da raccontare. L’acquisto è una conseguenza, ma  state tranquilli che il vostro cliente tornerà, nell’ecommerce come nel negozio. Credo che l’epoca del “sito vetrina” sia finita.

Come si colloca il blog rispetto a questi due tipi di siti?

Luca Conti – Il blog è fondamentale per la seo e per l’awarness. È il fulcro della nostra comunicazione, è il posto dove le strategie di content marketing prendono forma e trovano il miglior terreno possibile. Il blog è casa nostra, a differenza dei social, ed il centro di attrazione principale per il potenziale cliente alla ricerca di informazioni o di una community. L’importante è capirne i bisogni. Scopri le 7 lezioni  di Content Marketing che ci ha insegnato Star Wars

Quale tendenza del content marketing diventerà rilevante nel futuro prossimo?

Cristiano Carriero – Non lo dico io, ma i numeri. I video. Parliamo di un’esplosione che ci porterà a fruire in larga parta di contenuti video, e se l’esperimento dei Google Glass sembra non aver raccolto grandi consensi, quello di Specatcles di Snapchat (costano meno, non sembra di essere su Ritorno al Futuro, sono facili da utilizzare) potrebbe modificare ulteriormente il behavior e quindi la criticità di dover parlare da soli con uno smartphone in mano. In più stanno arrivando specchi e vetri connessi, per cui molti contenuti saranno fruiti lì. Immaginate di lavarvi i denti e fruire delle prime news del mattino, magari offerte proprio dal vostro dentifricio preferito. Non è un film di fantascienza, è quello che accadrà nei prossimi 2-3 anni.