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Black Friday 2021: potenziali strategie vincenti e difficoltà in vista

Questo non è sicuramente un Black Friday come tutti gli altri perché anticipa un Natale tra i più costosi di sempre per i consumatori. Ciò è confermato da Codacons che afferma la probabilità di un aumento di circa 1,4 miliardi di euro. Secondo una ricerca effettuata da Oracle Retail, il 39% dei connazionali ha già iniziato la corsa ai regali da mettere sotto l’albero. Un dato sicuramente importante riguarda il 13% degli stessi, che si dice disposto a pagare qualcosa in più per assicurarsi una consegna garantita.
Le piattaforme di vendita online di ogni settore, dalla più gettonata tecnologia al make up e homedecor, hanno attivato strategie di web marketing volte a rispondere a questa domanda natalizia in anticipo.
Il Black Friday diventa la prima opportunità utile per dare inizio all’acquisto dei regali natalizi risparmiando notevolmente.

Giocare d’anticipo

In questo periodo molto frenetico è essenziale per gli ecommerce costruire una strategia efficace e ben organizzata. La mossa vincente, e quasi scontata ormai, è un inizio anticipato del Black Friday, ormai conosciuto come Black Week. È frequente sentir parlare anche di Early Black Friday. A battere tutti gli ecommerce sul tempo è stato Amazon, che già dall’8 novembre ha avviato una politica di sconti anticipati.
Oltre alle offerte su tutte le categorie presenti sulla piattaforma, anche la sezione Warehouse è inclusa in questo Black Friday: Amazon ha scelto un 20% di ribasso per questa particolare tipologia di prodotti, usati, di seconda mano o con confezione aperta, che prevedono già prezzi più bassi rispetto alla media. Un mercato ancora poco conosciuto e sfruttato in Italia, ma con del grande potenziale, soprattutto per il fattore sostenibilità.
Ogni ecommerce che mira a raggiungere picchi di conversioni si organizza: la veste grafica del sito si adatta ai colori della settimana nera, con elementi aggiuntivi che mirano a spingere gli utenti verso la conclusione dei loro acquisti. Un esempio sono i banner di persuasione, che visualizzano messaggi come “il prodotto è in esaurimento” o “solo -numero articoli- disponibili, affrettati!”, o countdown per lo scadere della scontistica applicata al prodotto. Anche l’utilizzo di codici sconto a scadenza può aiutare l’ecommerce a convincere l’utente, soprattutto se la percentuale stabilita è molto alta.
Le strategie per il Black Friday, però, non si basano solo sulla costruzione del sito web per l’evento, ma anche su altre attività satelliti, con la stessa importanza. Tra le varie citabili spiccano le newsletter e le promozioni sui social network, i contatti più immediati con gli utenti.

Newsletter a tema

La newsletter spesso si adatta all’assetto grafico del sito web. Si opta per colori scuri, a richiamo del titolo Black Friday, scegliendo i prodotti su cui puntare per quella settimana. Le iniziative proposte sull’ecommerce si riflettono nei messaggi creati per gli utenti: vengono illustrate promozioni e scontistiche speciali in modo semplice, dedicate a categorie o singoli prodotti, rimandando a landing page più esplicative. L’obiettivo è il click sull’immagine o il messaggio di testo, che porterà il potenziale cliente sul sito, dove sono disposte una serie di azioni mirate a incentivare una sua conversione.

Il lavoro sui social

Facebook, Instagram, Tiktok e Pinterest, giocano un ruolo decisivo nella strategia commerciale attuata per il Black Friday. Sono piattaforme che, grazie all’attività di advertising mirata e di remarketing, riescono a raggiungere un bacino di utenti ampio garantendo molto spesso un numero notevole di conversioni e quindi un ritorno della spesa investita (ROI).
Escluderli dalla comunicazione è impensabile, sceglierli per il settore e soprattutto in base al target è un dovere che spetta ai social media manager, sempre pronti a guidare il cliente in un mercato saturo e inflazionato. Per tutti i settori, dalla tecnologia al food, arrivando al magico mondo della moda o dell’arredamento e design, le regole da seguire sono semplici:

  • immagini accattivanti;
  • poche parole (copy e grafiche intuitive);
  • scontistica chiara e definita;
  • codici sconto promozionali esclusivi per l’occasione;
  • scelta accurata delle CTA (call to action) dal “ricevi l’offerta” al “guarda di più”.

A fare da tres d’union un’unica parola Black Friday o Black Week. La stessa dicitura grafica deve condurre per mano l’utente che, cliccando sull’inserzione social viene dirottato nella landing del prodotto o pacchetto in promozione. Qui dovrà ritrovare banner o indicazioni stilisticamente in linea con quelle visualizzate sui social, e continuare così il suo processo d’acquisto.

La difficoltà nelle consegne

Una parte di coloro che sceglie di fare acquisti in questo periodo anticipa i regali di Natale, in modo tale da arrivare preparati. Si predilige l’acquisto di più regali in un’unica soluzione, o di carte regalo per ovviare ogni tipo di problema. Tutto ciò nasce dall’esigenza da parte dei consumatori di non doversi preoccupare per le tempistiche di consegna ed eventuali ritardi.
Dal Black Friday in poi diventa sempre più difficile riuscire a ricevere i propri acquisti per tempo. Ciò è dato da un sovraccarico di ordini da consegnare in primis, ma sicuramente anche dai vari scioperi nel settore logistico. Per i dipendenti delle aziende associate ai vari ecommerce, piccoli o grandi che siano, è un periodo che comporta una mole di lavoro enorme.
Proprio per questo le manifestazioni in momenti strategici, come quella del 26 novembre (giorno ufficiale del Black Friday) organizzata dai dipendenti delle aziende associate ad Assoespressi, colpiscono in modo significativo tutto il processo di consegna degli ordini effettuati negli ultimi giorni.
Anche la scarsità dei prodotti influisce molto sui vari ritardi, soprattutto per il settore tech che sta risentendo molto della mancanza di chip per i dispositivi e per il settore dell’editoria con la crisi della carta che peggiora di giorno in giorno.
Tutti gli utenti quindi puntano al Black Friday come opportunità per iniziare, se non concludere, la corsa ai regali natalizi, sfruttando le scontistiche eccezionali proposte. In questo modo, si spera di riuscire a giocare d’anticipo sui possibili ritardi. Diventa di vitale importanza la consegna puntuale, pagando anche più del prezzo standard, cercando di ovviare ogni tipo di problema.

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Content Marketing Trend 2019 | Socialware

Contenuti di qualità, videomarketing, micro-influencer e i Top Content Marketing Trend da seguire nel 2019

Pariamo da una premessa. L’obiettivo di ogni brand dovrebbe essere quello di connettersi con gli utenti in modo autentico e umano, sfruttando i contenuti per approfondire questa relazione; questi ultimi devono devono rispecchiare con precisione la voce del brand, la mission che l’ azienda persegue e il valore che vuoi portare al tuo target. Il contenuto è dunque al centro della connessione tra il tuo brand e il tuo cliente: apre la mente e il cuore dell’utente, e non a caso Seth Godin definisce “il content marketing l’unico marketing rimasto”: è autentico, utile agli utenti e perfettamente adatto alla comunicazione digitale. Ha come obiettivo quello conferire un valore aggiunto al tuo pubblico, sia che si tratti di educarlo, sia di intrattenerlo o informarlo. Trasmettendo autenticità e trasparenza attraverso i tuoi contenuti, consenti ai tuoi clienti di fidarsi di un brand che si fa strada e si distingue attraverso i competitor. Non parliamo solo della scrittura di un buon post, ma anche di sfruttare tecnologicamente avanzate, avvalendosi, se è il caso, di figure aggiunte come videografi esperti e intuitivi che capiscano le necessità di una comunicazione attraverso le diverse piattaforme social. C’è poco da dubitare sull’efficacia e la potenza del content marketing, ma negli ultimi anni ci siamo resi conto di come la creazione e la distribuzione siano cambiati radicalmente. Pertanto, per rimanere competitivo sul mercato, è il momento di aggiornarsi e conoscere le ultime tendenze. In questo articolo andremo ad analizzare i canali, le tattiche e gli strumenti utilizzati dai digital marketer per creare un piano che ti aiuti ad allineare i contenuti agli obiettivi di business. Ecco, quindi, quali sono Content Marketing Trends su cui puntare nel 2019:

1. Contenuti di valore

ll 2019 riguarderà la qualità dei contenuti, non la quantità. Il flusso di quelli che vengono pubblicati aumenta ogni giorno, per questo è necessario produrre contenuti realmente straordinari, forniti di un valore aggiunto e che attirino l’attenzione dell’utente. Chiediti cosa cercano gli utenti, come si potrebbe migliorare il contenuto testuale e se ci sono spazi che potresti riempire. Ecco alcuni suggerimenti: – Oltre ad essere notevolmente diverso da quello che fanno i competitor, ricorda che il contenuto deve essere utilizzabile su qualsiasi dispositivo o browser. – Crea aspettativa e una risposta emotiva di stupore, sorpresa, partecipazione. – Risolvi un problema, rispondi alle domande fornendo informazioni o risorse complete, accurate, eccezionali. – Punta alle condivisioni dei tuoi contenuti e alla viralità attraverso i social network. Inoltre, è bene tenere presente che i motori di ricerca premiano sempre più spesso i post più lunghi all’interno dei risultati della serp, questo perchè i lettori sono sempre più alla ricerca di fonti affidabili. Fornire informazioni utili può essere una risorsa di qualità e di autorevolezza in materia e lo dimostra anche una recente analisi di BuzzSumo (effettuata su oltre 100 milioni di articoli), la quale rivela che i contenuti di questo tipo tendono a ottenere più condivisioni sui social rispetto alle forme brevi. Il suggerimento è quindi quello di produrre contenuti con oltre 2000 parole. new-content-trends-2019

2. Videomarketing

Un valore innegabile è quello assunto dal video marketing. Un rapporto 2017 di Animoto ha rilevato che il 64% dei consumatori esegue un acquisto dopo aver visto una campagna promozionale video su Facebook. Quali sono le azioni per integrare i video nel tuo piano di marketing 2019? – Produci video coinvolgenti e unici. – Produci video mobile-friendly – Mantieni un calendario di video contenuti aggiornato e regolare. Se dunque il testo da solo non è sufficiente, punta sul contenuto visiso, ed in particolare sui video, per ottenere un maggiore coinvolgimento. Se non hai già iniziato a utilizzare il video nel tuo marketing, il 2019 è il momento di iniziare: non è necessario puntare sulla produzione di video di lunga durata: potrebbe essere utile testare formati di contenuti più corti, video per le storie su Instagram e dirette Facebook, senza dimenticare che questi contenuti devono fornire un’esperienza straordinaria ai tuoi utenti.

3. Chatbot

Negli ultimi anni, le aziende hanno adottato l’uso dei chatbot per personalizzare l’esperieza di navigazione e incrementare il coinvolgimento dei clienti. Grazie all’evoluzione della tecnologia di apprendimento automatico e dell’intelligenza artificiale, le funzionalità di chatbot sono sempre più adattabili ai bisogni dei consumatori, offrendo un servizio clienti 24 ore su 24, 7 giorni su 7, sono anche in grado di mantenere in memoria i dati per un uso successivo. Avere un chatbot in grado di rispondere alle domande è interessante per ogni azienda e settore se si considera un aspetto decisivo: la vendita. Un bot può influenzare le conversioni e infatti il 2018 ha segnato l’esplosione di questi “assistenti virtuali”. Si prevede che l’industria del chatbot crescerà in modo significativo per permettere alle aziende di ridurre sostanzialmente i loro costi operativi. Il 2019 potrebbe essere l’anno di svolta dei chatbot come strumento di marketing per la tua azienda.

4. Micro-influencer

L’influencer Marketing non è certo un fenomeno nuovo, tuttavia è spesso frainteso dai marketer e dagli imprenditori che credono di dover investire un enorme budget. Ebbene, non sempre è necessario rivolgersi ai più importanti influencer del pianeta per promuovere il proprio brand: secondo le nuove tendenze il marketing di micro-influencer può essere un punto di svolta per le aziende di tutte le dimensioni. Scegliere i giusti influencer rimane comunque la chiave del successo di ogni azienda, perché rappresenta il modo più veloce per aumentare la consapevolezza del tuo brand e mantenere una relazione con il pubblico di destinazione. storytelling-content-marketing-2019

5. Auntenticità e Brand storytelling

Autenticità e trasparenza del brand: queste sono le parole d’ordine. Puntare sul brand stortylling autentico è necessario a raccontare chi sei, qual è la storia della tua azienda, quali sono radici del tuo marchio, quali traguardi hai raggiunto, quali sono i motivi del tuo successo. Ogni strategia di content marketing dovrebbe contribuire a dare un valore aggiunto e unico al tuo brand, chiarificare ciò che offri e come ti distingui dai competitor nel modo più “trasparente” possibile. Visti questi principali trend topic, non ti resta che integrare la tua strategia di content marketing: la regola è sperimentare, condividere, provare nuovi formati e supporti per il tuo pubblico. E tu hai già cominciato a seguirli? Scrivicelo nei commenti!
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Email Marketing Automation: perché è così importante

Email marketing automation: cos’è e come migliora le tue attività

Ottimizza i tempi di realizzazione e massimizza i risultati con il marketing automation per l’email

Più che una parola chiave, è ormai da tempo una vera parola d’ordine in ogni digital strategy. Parliamo di marketing automation e di come può accrescere il rendimento delle attività, migliorare le conversioni e fidelizzare i tuoi clienti. Elaborare automatismi è ormai uno standard nella pianificazione di quasi tutti i segmenti che compongono una strategy. Si tratta di un’opportunità che presenta numerosi vantaggi operativi, con ottimi risultati in termini di conversioni e fidelizzazione. Pur essendo il canale digital più longevo, anche l’email marketing permette la programmazione e la gestione di campagne automatizzate in modo semplice e induttivo, basate su precise manifestazioni di interesse degli utenti. Ma andiamo con ordine.

Cos’è l’email marketing automation?

Quando parliamo di email marketing automation ci riferiamo a tutti quei processi che prevedono l’invio di email in modo completamente automatico solo in seguito al verificarsi di precise condizioni. Si tratta di contenuti statici o dinamici che vengono inviati solo se l’utente compie un’azione ben precisa come l’iscrizione alla newsletter, l’abbandono del carrello, l’apertura dell’email precedente, clic su un link e altro ancora. Tali azioni si chiamano trigger e sono fondamentali per il funzionamento dell’automazione. Quello dell’automazione applicata alla strategia di email marketing è un processo apparentemente semplice che richiede però molta attenzione nella fase iniziale. Per fare email marketing automation è importante la fase di produzione dei contenuti che dovranno essere perfettamente coerenti con la strategia complessiva e con il processo d’acquisto dell’utente. Non basta impostare i trigger giusti ma è necessario valutare con attenzione le azioni dell’utente in relazione ai tuoi obiettivi di business. Email Marketing Automation

Come l’email marketing automation migliora la tua attività?

L’automazione è un processo basato da sempre su un principio molto semplice: ottimizzare l’operatività aumentando il rendimento. Anche nell’email marketing è valido lo stesso obiettivo. Grazie alla possibilità di inviare contenuti pertinenti e automatici alle persone giuste, è possibile non solo fidelizzarle rispettando le loro manifestazioni di interesse ma anche risparmiare tempo nella produzione dei contenuti, in questo caso delle newsletter da inviare. Le campagne automatizzate possono essere di diverse tipologie e con differenti finalità. Facendo un elenco delle principali campagne da mettere in pratica possiamo distinguerle in:

Email di benvenuto, contenuti premium o codici sconto

Si tratta del primo contatto successivo all’iscrizione dell’utente alla newsletter. È il momento di più alto interesse dell’utente che in quel momento ci comunica la sua volontà nel ricevere informazioni e aggiornamenti legati al nostro brand. È quindi il momento più adatto per offrirgli un contenuto speciale in cambio di quella che è a tutti gli effetti una manifestazione di fiducia. Si può dunque pianificare un invio automatico di un messaggio contenente informazioni utili, oppure un codice sconto dedicato ai nuovi iscritti, o un contenuto premium inerente ai prodotti o ai servizi proposti.

Contenuti informativi distribuiti su più invii

Se nel caso precedente l’obiettivo è offrire un contenuto dedicato a chi si è appena iscritto, assecondando il suo alto livello di interesse verso il nostro brand, in questa seconda possibilità di automazione l’obiettivo è quello di fare in modo che l’utente si ricordi di noi. Per fare ciò è possibile progettare un workflow di contenuti coerenti e organizzati in base ad un determinato obiettivo. Se desideriamo far conosce i nostri prodotti o servizi, l’ambito nel quale questi possono essere utilizzati e come, oppure presentare la nostra azienda, possiamo pianificare un invio di più messaggi con contenuti correlati. Questa possibilità ci permette di fissare con l’utente un appuntamento fisso attraverso il quale guidarlo nella scelta fidelizzandolo.

Abbandono del carrello

Ricontattare l’utente che è ad un passo dall’acquisto è un’opportunità da non sprecare. Pianificare un invio automatizzato verso chi ha inserito dei prodotti nel carrello ma non ha concluso l’acquisto è molto importante per il raggiungimento dell’obiettivo principale di un Ecommerce. È quindi importante ricontattare l’utente dopo qualche giorno con l’obiettivo di ricordargli quali prodotti ha lasciato nel carrello e invitandolo a concludere l’acquisto. Non sempre gli utenti abbandonano per disinteresse e ricontattarli vuol dire andare incontro a una concreta manifestazione di attenzione verso i prodotti selezionati.

Email personalizzate in una data specifica del calendario

Una delle più classiche email automatizzate è di certo quella personalizzata da inviare il giorno del compleanno dell’utente. Si tratta di un’abitudine ormai consolidata che però può non essere associata al solo giorno del compleanno. Ogni brand e alcune tipologie di prodotti possono far riferimento a date specifiche o avvenimenti importanti legati alla vita dell’utente. È quindi possibile pianificare un invio automatico se si desidera associare ad un determinato evento il valore del brand. Email Marketing Automation Grazie all’email marketing automation è possibile raggiungere i tuoi utenti con messaggi pertinenti che soddisfano le loro aspettative. A partire da chiare manifestazioni di interesse e da una segmentazione accurata del database sarà semplice inviare messaggi personalizzati e con intervalli temporali stabiliti in base a precisi obiettivi di business. E quindi sì, se ti stai chiedendo se è davvero importante l’automazione nell’email marketing, la risposta è assolutamente sì.
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Digital pr: individua gli influencer giusti per la moda

Digital pr: individua gli influencer giusti per la moda

Come costruire una strategia di digital pr e quali influencer coinvolgere

L’influenza e il passaparola in qualsiasi epoca storica hanno rappresentato delle vere e proprie valute nell’economia. Sembra quasi banale quindi che oggi l’influenza detti le regole dell’economia digitale, soprattutto se la sfera di appartenenza è la moda.
Il mercato e qui interpelliamo anche l’offline, si aspetta che i brand parlino tramite blogger e influencer, creando così un canale diretto tra consumatori e venditori.
I dati dimostrano che ricorrere alle Digital PR incrementa di circa 5,2 volte l’efficacia della propria campagna marketing e, quindi, influenza concretamente anche le scelte d’acquisto dei consumatori.
Il numero di follower sommato alla capacità di creare engagement e all’autorevolezza, rappresenta una leva di immenso valore all’interno di una strategia di digital marketing. Grazie a contenuti di qualità creati dal brand insieme a blogger e influencer, si amplifica non solo la reputazione ma anche l’audience e soprattutto il fatturato dei negozi di abbigliamento e accessori.
I brand possono e devono servirsi degli influencer per coinvolgere le community, creare conversazioni, orientare le scelte e migliorare la reputazione digitale di un business.
Gli influencer si concentrano ormai in tutte le piazze del web: Instagram, Facebook, Youtube, 21button, Twitter, Blog. Ma esattamente qual è il loro ruolo in una campagna di digital marketing?
A metà strada tra brand ambassador e consumatori, gli influencer sono delle web celebrities che grazie alla loro capacità di raccontare la normalità, diventano depositari di consigli, saperi e ispirazione.
Ma vediamo passo passo come strutturare una strategia di Influencer Marketing customizzata.

La strategia vincente per una campagna di Digital PR

Quando si pianifica una campagna di Influencer marketing si parte da una scrematura iniziale fondata sul numero di follower che deve corrispondere a un valore commerciale.
Tuttavia la fama, se così vogliamo definirla, è solo una delle tante armi vincenti degli influencer. La verità che sotterra ogni altra analisi e dato numerico è che la forza trainante degli influencer deriva dal fatto che sono percepiti come persone normali. Pertanto viene facile, se non addirittura naturale per i consumatori immedesimarsi in loro e seguire i loro consigli di tendenza.
Oggi infatti possiamo distinguere tre tipi di influencer, in base al loro seguito: ci sono i megainfluencer, che hanno più di 500 mila followers; i normali influencer che hanno tra i 100mila e i 500mila; i microinfluencer, che ne hanno tra i 10mila e i 100mila. Negli ultimi anni, però, si sta sviluppando una nuova categoria, molto diversa da quelle sopra citate, ovvero i nanoinfluencer, con meno di 10mila followers ma in grado nella loro piccola community di trasformare il modo in cui le aziende fanno marketing sui social network.
Non a caso, infatti i più addentrati nel settore selezionano all’interno di una studiata campagna di digital PR anche un buon numero di nanoinfluencer, praticamente a costo zero.
Oggi per pianificare una campagna di Digital PR bisogna prevedere un budget come quello che si decide di spendere per le campagne advertising su Google o su FB e IG.
Una volta stimato il budget da destinare a questa attività devi procedere per gradi.
Poniamo che il budget stanziato dal cliente sia di 2000 euro e capiamo passo dopo passo cosa fare. L’ideale con un budget del genere, sarebbe ingaggiare 5 influencer da pagare e 7/10 con i quali intraprendere una collaborazione basata sullo “scambio merce”.
Analizziamo ora le diverse fasi:
L’ideale sarebbe ingaggiare influencer che abbiano un seguito sia sui loro canali social ma anche sui loro blog. La potenza della link building seppur passa in secondo piano, in certi settori merceologici, come quello dell’abbigliamento, ha sempre un valore fondamentale per Google.

  1. Prima di tutto devi analizzare esattamente il target che vuoi colpire e dal quale con assoluta probabilità otterrai delle conversioni in termini di vendite. Dove si concentra principalmente? A che ora si connette sui social? che interessi ha? è principalmente maschile, femminile o eterogeneo? da dove proviene? segue i tuoi competitor?
  2. Una volta definito il target il consiglio che ti do è quello di farti guidare dai tool e procedere alla ricerca. Io ti suggerisco una serie di tool gratuiti dai quali iniziare, ma se vorrai fare un lavoro con i fiocchi dovrai anche pensare di fare degli abbonamenti annuali. Tra i tool gratuiti con i quali incominciare a prendere confidenza ti consiglio Influgramer, Influence.co ma anche i tuoi stessi canali social, Instagram e facebook e il massimo conoscitore di tutte le domande e le risposte, il signor Google. Sui primi tool potrai fare una ricerca mirata a seconda della categoria di appartenenza, in questo caso la moda, il numero di follower e likes, l’età, la geografia del territorio. Attraverso i tuoi canali invece potrai fare delle ricerche mirate tramite hashtag o digitando direttamente i nomi degli influencer e verificare il loro seguito, la qualità dei loro contenuti e il livello di engagement. Su Google potrai digitare delle parole chiave di riferimento e otterrai una serie di risultati interessanti dai quali partire e iniziare a fare delle valutazioni. Per un lavoro perfetto l’ideale sarebbe che tu potessi utilizzare strumenti come Klear per analizzare la qualità e la potenza degli influencer nei loro canali e Semrush per verificare quello che fanno i tuoi competitor, guardare i loro backlink e analizzare chi parla di loro.
  3. Una volta che hai raccolto le idee e i nomi bisogna mettersi all’opera. Il mio suggerimento è quello di creare un file excel e segnare le voci fondamentali: Nome e cognome, canale IG con numero di follower, FB con numero di mi piace, Youtube con numero di iscritti, Twitter con numero di follower, Blog, contatto email e numero di telefono. Questo file vedrai che col tempo diventerà il tuo pane quotidiano e la risorsa principale del tuo lavoro e col tempo capirai come migliorarlo e addomesticarlo a seconda delle tue esigenze.
  4. Adesso è arrivato il momento del contatto. Preparati un contenuto per email evergreen da modificare a seconda delle esigenze. Dedica qualche riga a presentarti e a presentare l’azienda per la quale lavori, senza mai essere remissivo, piuttosto decanta e dai valore al brand per il quale andrai a fare la proposta di collaborazione. A seconda poi che si tratti di un normale influencer o un nanoinfluencer, cambia i toni e la formula della proposta di collaborazione. Nel primo caso chiederai di conoscere le sue quotazioni, nel secondo caso proporrai lo scambio merce.
  5. Finalmente stai ricevendo le prime risposte! Ecco che capiterà sicuramente di incorrere in risposte negative oppure da parte di agenzie che gestiscono le comunicazioni con le web celebrities di riferimento. I prezzi potrebbero essere piuttosto alti, ma non è sempre così, non solo perché molti influencer si autogestiscono e quindi potrai interloquire direttamente con loro ma anche perché l’arma della contrattazione deve sempre essere tua complice. Bisogna solo capire in che momento preciso interpellarla. L’ideale sarebbe che tu colga l’occasione per intraprendere una relazione di fiducia e stima lavorativa, in modo tale da riconoscere in loro non solo il ruolo che hanno, ma fare anche in maniera tale che lo riconoscano in te. Per loro rappresenti lavoro e ben volentieri accetterebbero delle controproposte economiche se tu fossi in grado di prometterli altro lavoro futuro.
  6. E’ fatta! Sei riuscito ad ingaggiarne tanti/e quanti/e te ne eri prefissato. Adesso è il momento di dare loro il brief esatto del messaggio da comunicare. Non sottovalutare mai questo momento, devono essere guidati passo passo e dire e mostrare precisamente quello che tu vuoi che dicano e mostrino. Dovrai concordare il numero esatto di post/tweet/stories/articolo di blog/video e/o mentions su youtube e le date e ore di pubblicazione, in modo così da verificare che tutto venga effettuato entro le scadenze previste.
  7. Ora non ti resta che monitorare la campagna e tracciare attraverso Analytics da dove arrivano le principali vendite, nel caso in cui abbiate affidato agli influencer dei codici sconto, quanti ordini arrivano tramite loro, se aumentano il numero di iscritti e follower ai canali del brand per cui state lavorando, se migliora il livello di engagement.
  8. Alla fine della campagna i dati e i numeri ti serviranno a capire quanto è stato buono il lavoro che hai fatto. Se i risultati ottenuti saranno positivi, il cliente nella maggior parte dei casi sarà disposto per la successiva campagna ad affidarti altro budget!

Aggiornati sempre e non sottovalutare mai nulla, ogni forma di conoscenza è potere!
Lavora a stretto contatto con il Social media manager ammenoché non sei già tu e impara ad utilizzare strumenti come Search Console e Analytics per il monitoraggio dei dati. Un buon lavoro deve essere sempre testimoniato dai numeri.

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Digital Remarketing: segmenti e strumenti (seconda parte)

Remarketing: tipologie di campagna, liste target e strategie

Nel precedente articolo sul Digitel Remarketing abbiamo discusso sull’importanza delle attività di retargeting e di come aumentare le conversioni onsite migliorando il tasso del traffico di ritorno. Abbiamo individuato diversi approcci e metodi adottati, i vari canali digitali utilizzati ed elencato le principali tipologie di campagne di remarketing:
  • Campagne di remarketing Standard
  • Campagne di remarketing dinamiche
  • Liste di Remarketing per Annunci di Ricerca (RLSA)
  • Remarketing basato su formati Video
  • Remarketing basato su E-mail
Abbiamo parlato dell’importanza di creare e gestire al meglio le varie liste di remarketing attraverso le Split Campaign, grazei alle quali ogni gruppo target ben profilato riceve un messaggio adeguato alle proprie necessità. Valutare dunque:
  • Quali prodotti proporre ai gruppi di utenti;
  • Quanti utenti hanno abbandonato il carrello;
  • Acquirenti da Up-Selling e Cross-Selling;
  • Strategie per la Retention (far ritornare gli utenti).
Muovendosi in continuazione all’interno del percorso di conversione (conosciuto anche come Funnel), il singolo visitatore attraversa diversi stati emotivi che lo avvicinano o lo allontanano da quello che è il nostro obiettivo. Le attività di marketing risulteranno più efficaci se riescono ad intercettare il miglior momento nella curva d’attenzione di ogni utente, ciò sarà possibile se sapremo comunicare il giusto messaggio, al giusto utente nel momento perfetto.

“Sì Francé … ma all’atto pratico?“

Come creare segmenti di remarketing dal Comportamento degli utenti

Immaginiamo di dover creare delle campagne di remarketing dedicate ad utenti che hanno visitato il nostro sito negli ultimi 30 giorni e che vogliamo portare (o riportare) alla conversione. La nostra suddivisione potrebbe avvenire considerando la “freschezza” temporale della visita e dunque:
  • Utenti che hanno visitato il sito negli ultimi 3 giorni;
  • Utenti che hanno visitato il sito negli ultimi 4-7 giorni;
  • Utenti che hanno visitato il sito negli ultimi 8-15 giorni;
  • Utenti che hanno visitato il sito negli ultimi 16-30 giorni.
Nel gioco delle probabilità, la visita più “fresca” sarebbe quella più propensa alla conversione. A questo punto potremmo decidere di veicolare un messaggio diverso ad ognuno dei segmenti di utenti o impostare una serie di messaggi “nurturing” (ovvero, “che coltivano”) dedicati che portino gradualmente l’utente alla conversione. Oltre all’elemento freshness, possiamo impostare una buona strategia di remarketing considerando la profondità delle sessioni di un determinato gruppo target, ovvero: quante pagine ha visualizzato questo utente?
  • Utenti che hanno visualizzato 10+ pagine
  • Utenti che hanno visualizzato 6-10 pagine
  • Utenti che hanno visualizzato 1-5 pagine
Un altro parametro che ci svela dettagli sull’interesse e il comportamento del gruppo target è sicuramente quello della durata della sessione, utile soprattutto per chi produce contenuti multimediali oppure articoli e approfondimenti su prodotti e servizi. Una segmentazione del gruppo target basata sulla durata delle sessioni potrebbe essere:
  • Utenti Top 10% per durata di sessione
  • Utenti Top 25% per durata di sessione
  • Utenti Top 40% per durata di sessione
Un segmento creato dal comportamento degli utenti può essere determinato anche dalle azioni onsite (o eventi) che questi genereranno durante il percorso di conversione:
  • Utenti che hanno abbandonato il carrello
  • Utenti che si sono iscritti alla newsletter
  • Utenti che hanno ricercato un contenuto mediante barra di ricerca
  • Utenti che hanno iniziato la fase d’acquisto ma che non acquistato
  • Utenti che hanno inserito un prodotto nella lista dei desideri
  • Utenti che hanno acquistato più volte in un determinato lasso di tempo
Ogni segmento ci rivela, o per lo meno, ci aiuta a capire che tipo di esigenze hanno i nostri utenti inseriti, quale messaggio recapitar loro, in quale momento e come recapitarlo. IMPORTANTE – Prima di avviare le campagne di remarketing verso i vari segmenti, sarà fondamentale considerare le esclusioni all’interno degli stessi per evitare sovrapposizioni e il tanto odiato “effetto martellamento”. Esempio pratico: 1) Decidiamo di creare un gruppo target di utenti che hanno visualizzato un nostro Video Tutorial su “Come montare un mobile fai date” per promuovere la vendita dello stesso sulla nostra piattaforma e-commerce. 2) Creiamo un inserzione-video riguardante una testimonianza di un cliente soddisfatto agli utenti Top 25% per durata di visualizzazione. Ai Top 10% invece lanceremo un’inserzione con bonus sconto dedicato sull’acquisto del prodotto. 3) Prima dell’avvio della campagna, escluderemo il gruppo più ristretto (Top 10%) dalla platea più ampia (Top 25%) evitando così una sovrapposizione di inserzioni nei confronti del segmento Top 10%.

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Gli strumenti più utilizzati per le Campagne di Remarketing Online

GOOGLE ADS Tra gli strumenti più utilizzati in ambito remarketing troviamo sicuramente Google Ads (fu Google Adwords) che prevede campagne di Annunci testuali, Annunci Display, Annunci Video e per App mobile sul principale motore di ricerca e siti Google Partner. Come molti sanno, le potenzialità di Google Ads (non solo in ambito remarketing) sono infinite. Il fatto di poter lanciare campagne di remarketing su una pluralità di posizionamenti sfruttando diverse modalità di ricerca contribuisce in maniera determinante alla sua popolarità. Possiamo ritrovarci dunque annunci creati all’interno di:
  • Siti Partner d­i Google affini al settore
  • Motori di ricerca
  • App Mobile
  • Annunci nella casella di posta elettronica
  • YouTube
Chi già avuto modo di utilizzare già Google sa che il collegamento della piattaforma a Google Analytics ci permetterà di raccogliere dati specifici e puntuali sul comportamento delle nostre liste di remarketing, rendendo le analisi e le campagne davvero interessanti. Importante tenere a mente però, che il collegamento delle due piattaforme (come in molti altri strumenti esterni di remarketing, vedi Facebook) comporta una corretta gestione della comunicazione di tutti quelli che sono gli aspetti legati alla privacy degli utenti coinvolti, nonché quelle legate alla cookie policy del sito web.

“Bene Francé! allora posso iniziare a fare campagne su Google“

Se si è agli inizi, il mio consiglio è quello di affidarsi sempre ai consigli di un esperto in Google Ads per le campagne e consultare un legale specializzato in Privacy Policy per siti web. CATALOGO FACEBOOK In un precedente articolo abbiamo già scritto di quanto possa essere importante acquisire spazi pubblicitari sui social media ed in particolare in Facebook, grazie anche all’evoluzione di alcune funzionalità di Facebook Business Manager. Uno degli strumenti di remarketing più efficaci tra quelli messi a disposizione da Facebook è sicuramente il Catalogo Prodotti. Ebbene sì. Attraverso Business Manager Facebook è possibiledi caricare il nostro intero inventario prodotti (siano essi beni di consumo, camere turistiche o automobili) direttamente dal nostro sito E-commerce utilizzando semplicemente un Data Feed. Caricato l’intero catalogo potremo organizzare con molta più libertà campagne di remarketing attraverso Facebook, Instagram, Messenger e Facebook Audience Network. Immaginate i vantaggi per un e-commerce con migliaia di prodotti. La particolarità del catalogo sta nella sua “dinamicità”. Collegando il Catalogo al Pixel di Facebook, una volta che gli utenti visitano il nostro sito web, visualizzano un determinato prodotto o eseguono determinate azioni registrate dal Pixel, possiamo generare inserzioni dinamiche che raggiungeranno automaticamente quegli utenti, veicolando loro il prodotti che riterremo più idonei alla nostra strategia di remarketing, cross-selling e up-selling.

“Ok Francé! Quindi inizio a vendere tramite il Catalogo di Facebook“

Aspetta. Prima di lanciare campagne di remarketing attraverso il Catalogo di Facebook vi sono tanti aspetti da considerare. La gestione deve essere oculata e richiede di solito un minimo di esperienza nella generazione e utilizzo dei data feed, tool di gestione tag come Google Tag Manager, conoscere bene il Pixel di Facebook e avere competenze analitiche proprie di un esperto di campagne online a pagamento. Anche qui, il mio consiglio è sempre quello di affidarsi ad un esperto della materia se si è alle prime armi. EMAIL e CHATBOT L’email marketing resta sicuramente uno degli strumenti di remarketing più diffusi, utilizzato dalle grandi, medie e piccole aziende. Inviare la newsletter mensile ai contatti presenti in mailing list è stata, se vogliamo, la prima forma di remarketing digitale. Oggi ovviamente il concetto di mail marketing si è evoluto vertiginosamente grazie anche all’innovazione che i CRM e i tool come Mailchimp, Mail Up, Mailjet e SendingBlu hanno introdotto. Tali strumenti ci danno la possibilità di raccogliere ed analizzare KPI che qualche anno fa erano difficili da reperire, permettendoci di implementare mail transazionali puntuali in base alla alle interazioni degli utenti ne, puntando così ad innalzare il Conversion Rate sulle vendite. Oggi il canale Mail è uno di quelli, assieme a i Social Media, che può trarre enorme giovamento da uno strumento che sta cambiando radicalmente il mondo del digital marketing: Chat Bot. Sono App che se se implementate bene aiutano il prospect a districarsi tra una serie di dubbi in fase pre-acquisto, nel frattempo cercano di fornire la giusta soluzione e soprattutto raccolgono abilmente dati ed informazioni utili alle attività di remarketing che verranno utilizzati per e-mail, Facebook e Instagram Ads e Messenger Ads. Ci sono delle Chat Bot App di Facebook straordinarie che ci consentono non solo di soddisfare le richieste immediate degli utenti attingendo dal Catalogo Facebook e sito E-commerce, ma, cosa più importante, ci consentono di stilare delle liste di remarketing molto precise a cui dedicare delle campagne di re-engagement programmate nel tempo. Grazie all’implementazione di una strategia di Chat Bot Marketing ben delineata, abbiamo la possibilità di ottimizzare le azioni di marketing verso utenti specifici, comunicare nei giusti tempi, evitare inserzioni a pagamento ridondanti, parlare con più frequenza agli utenti più attivi e tutto ciò senza disperdere energie verso utenti che non sono interessati al nostro prodotto. Evoluzione.
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Digital Remarketing: tipologie di campagna e liste target (prima parte)

Come migliorare il tasso del traffico di ritorno e aumentare le conversioni sul nostro sito e-commerce

Ogni giorno ne siamo sempre più consapevoli. Il remarketing digitale fa parte ormai della nostra vita. Ci capita di navigare su Ebay e qualche ora dopo, “casualmente”, ci ritroviamo un banner pubblicitario dello stesso prodotto (e intendo proprio quello lì) ben in evidenza mentre navighiamo da tutt’altra parte. Ebbene sì. Tra i tanti obiettivi, quello principale del remarketing è quello che richiamare l’attenzione di coloro che in passato (anche recentissimo) sono entrati in contatto con la nostra azienda, sito o prodotto, cercando di riportarli sulle nostre piattaforme e spingerli ad effettuare un’azione o una conversione. In generale, più del 90% degli utenti che visitano il nostro e-commerce lascia il sito senza convertire. Questo dato eclatante ci fa comprendere quanto sia importante implementare una strategia di remarketing efficace per ri-coinvolgere coloro che hanno già mostrato un primo interesse per il nostro brand online. I risultati attesi dalle azioni di remarketing si riassumono in:
  • Ridurre il tasso di Bounce Rate sul nostro sito web
  • Guadagnare traffico di ritorno su sito
  • Guadagnare in Brand Awareness
  • Rafforzare la SEO e il Content marketing su sito

Tipologie di Remarketing: le più utilizzate per vender di più online

Nel complesso, il remarketing digitale può prevedere diversi approcci e metodi, che possono essere adottati utilizzando diversi canali digitali. Vi sono quindi diverse tipologie di campagne di remarketing e tra le principali possiamo porre l’attenzione su: 1) Campagne di Remarketing Standard Google Adwords e Facebook Advertising, due tra le piattaforme più utilizzate per le campagne PPC, consentono di far visualizzare i nostri annunci Display ai visitatori che in passato hanno già visitato il nostro e-commerce, mentre sono in navigazione su altri siti o App. 2) Campagne di Remarketing dinamiche Ci consentono di far visualizzare annunci Display a visitatori che hanno ricercato un determinato prodotto sul nostro e-commerce. 3) Liste di Remarketing per Annunci di Ricerca (RLSA) Questa tipologia di campagna di remarketing mostra annunci target a coloro che hanno cercato determinate parole sui motori di ricerca. Posto di fronte all’annuncio Display, l’utente visualizza anche un’inserzione testuale nel motore di ricerca. 4) Video Remarketing Google Adwords consente di pubblicare annunci a visitatori del nostro e-commerce che sono in navigazione su YouTube mentre visualizzano dei video. 5) Email Remarketing Questa è la forma di remarketing tra le più diffuse ed utilizzare dalle aziende. Permette di generare inserzioni destinate a utenti inseriti in lista sulla base di interessi e caratteristiche ben delineate. Ciò consentirà di inviar loro i giusti prodotti con caratteristiche che collimano con le loro esigenze ( Customer Match). Digital Remarketing

Split Campaigns verso liste di remarketing specifiche

Come già appurato, l’implementazione di una campagna di remarketing contiene numerose sfaccettature. Individuare i giusti utenti nel momento giusto richiede pianificazione, definizione di obiettivi chiari e attenzione nei dettagli. Per ottenere risultati e risultare più efficaci la cosa migliore è sempre indirizzare le nostre campagne di remarketing verso un pubblico target ben profilato ed inserito in una lista specifica. Di seguito le strategie più importanti tra le più utilizzate: 1) Pubblico target: tutti gli utenti del sito web E’ la maniera più generica e basilare per ri-coinvolgere utenti passati e portarli alla conversione 2) Proporre prodotti differenti al giusto utente Saremo efficaci una volta che riusciremo ad implementare campagne settate in maniera precisa e dettagliata, che ci permetteranno di proporre la sciarpa sportiva azzurra ad un tifoso del Napoli Calcio in Campania, e allo stesso tempo una scarpa rossa come regalo di Natale ad una casalinga, sempre dallo stesso e-commerce. 3) Pubblico target: utenti in uscita senza conversioni In questo caso la strategia consiste nella creazione di una lista target di coloro che escono dal nostro e-commerce senza aver effettuato alcuna conversione, con la conseguente implementazione di campagne volte a ri-coinvolgerli e spingerli alla conversione. L’obiettivo atteso in questo caso è un miglioramento del Bounce Rate. 4) Pubblico target: Abandoned Shopping Cart Molti studi fatti su questa categoria di utenti rivelano che il tasso di “Carrelli abbandonati” si aggira attorno al 75%, certificando l’importanza delle azioni di remarketing su questa categoria di utenti. Gli utenti che hanno abbandonato il carrello appena iniziato sono veramente vicini alla conversione e a volte hanno bisogno solo di una piccola motivazione extra come uno sconto o una promozione ad hoc. 5) Up-selling e Cross-selling su contatti esistenti Per gli utenti che hanno già effettuato conversioni sul nostro sito diventa fondamentale creare delle liste di remarketing con l’obiettivo di promuovere in maniera coerente ed efficace articoli simili a quanto già acquistato: chi ha appena acquistato un laptop da PC, è più probabile che possa essere interessato ad una tastiera o un mouse. Questa lista di “Converted Customers” sarà inoltre più propensa e pronta a riacquistare sulla nostra piattaforma o addirittura aggiungere articoli correlati ad l’acquisto in corso. In questo il marketplace Amazon fa scuola. remarketing2 6) Customer Retention: richiami ad interventi regolari per migliorarla Se vi accorgete che i dati relativi al traffico di ritorno su sito stanno migliorando e che gli utenti sono un po’ più propensi ad effettuare una conversione in un determinato lasso temporale, proviamo a creare una lista che ci consenta di fare dei test sfruttando questi dati. Il gioco può consistere nel replicare richiami di remarketing regolari con conversioni proposte entro 30, 60 o 90 giorni. Siamo giunti alla fine della prima parte di questo argomento che desta molto interesse nel mondo del Digital Marketing. Nella seconda parte approfondiremo altri aspetti del Digital remarketing: Strategie Top e gli strumenti di Remarketing più utilizzati. Hai qualche domanda? Scrivici! Desideri approfondire qualche argomento specifico tra quelli in discussione? Scrivici o commenta pure.
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Algoritmo Facebook: nuove penalità

Algoritmo Facebook: nuove penalità per i post “acchiappa-interazioni”

Sanzioni per le pagine che fanno uso di contenuti ingannevoli e abbassamento della loro visibilità

Gli ultimi aggiornamenti dell’algoritmo di Facebook confermano un dato importante: anche per il social network più utilizzato del pianeta non conta solo la quantità. Quella che per Google è una priorità ormai da anni confermata da costanti novità relative ai fattori di ranking, sembra essere importante anche per il gigante di Zuckerberg. Sarà capitato a tutti di notare nella Home post con un copy simile a “Condividi se anche tu…”, “Metti mi piace se…”, “Tagga un amico se…”, e altri di questo genere. Si tratta di post con un unico obiettivo: portare visite al sito con un’azione ingannevole like-fb-sw Questa antipatica abitudine è molto diffusa ed è una pratica utilizzata anche da amministratori di pagine aziendali che dimenticano la rilevanza del contenuto cercando di incrementare ad ogni costo il numero delle interazioni. Da qualche giorno non solo sarà più difficile continuare a portare visite al sito abusando della buonafede degli utenti con contenuti di bassa qualità, ma verranno penalizzate le pagine sulle quali saranno pubblicati post di questo tipo con un drastico abbassamento della loro visibilità nel News Feed. fb-loghi-swDopo la penalizzazione del “link baiting”, ovvero dei post ingannevoli con link utilizzati per portare visite al sito, ora diventa fattore negativo anche il cosiddetto “engagement baiting”. Stando alle ultime notizie sulle novità da Facebook seguiranno nuovi aggiornamenti relativi a ulteriori penalizzazioni rivolte alle pagine che utilizzano regolarmente contenuti-esca. Verrà ridotta la diffusione di contenuti spam e fuorvianti con la finalità di migliorare la qualità delle interazioni e rispettando quella che dovrebbe essere il principio base dei feed: l’autenticità.

Quali contenuti verranno penalizzati nel News Feed di Facebook?

L’ultimo aggiornamento dell’algoritmo di Facebook ha la finalità di migliorare l’organizzazione e la selezione dei contenuti evitando interazioni di bassa qualità. Nello specifico le pagine destinate ad essere penalizzate sono quelle che abitualmente praticano:
  • Vote baiting: post nei quali l’utente interagisce esprimendo un voto/reazione su un’immagine;
  • React baiting: post nei quali si invita l’utente ad esprimere attraverso il like l’appartenenza ad una determinata categoria (es. segno zodiacale, genere, ecc…);
  • Share baiting: post attraverso il quale si invita l’utente a condividere con un numero prestabilito di amici il contenuto, in cambio della partecipazione ad un ipotetico concorso a premi;
  • Tag baiting: post con cui si invita l’utente a taggare contatti che potrebbero far parte della categoria segnalata dal contenuto (es. look);
  • Comment baiting: post attraverso il quale invitare l’utente a lasciare un commento per indicare la propria appartenenza alla categoria indicata dal contenuto (es. genere musicale).
Queste sono le 5 tipologie di contenuto che nei prossimi giorni subiranno le penalizzazioni previste dalle ultime novità sull’algoritmo di Facebook. Restiamo dunque in attesa di nuovi aggiornamenti relativi all’organizzazione dei contenuti sul News Feed. Se hai dubbi sulle ultime novità relative al funzionamento dell’algoritmo di Facebook, scrivi qui le tue domande. local-marketing-libro-francesco-antonacci-cristiano-carriero
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Trend e best-practice digitali per il 2018

Azioni e best-practice che avranno impatto sulla nostra strategia digitale durante il 2018

Siamo giunti a fine anno. Quali strategie intraprendere per l’anno nuovo? Sono le considerazioni che ogni anno i marketers si pongono cercando di migliorare quanto di buono si è fatto, o al contrario, di invertire la tendenza di qualcosa che non è andato secondo le aspettative durante l’anno che sta per terminare. Molto spesso per raggiungere il “Sacro Graal” delle strategie all’interno del nostro mercato di riferimento, non esiste un piano standard, ma bisogna passare attraverso una selva di test da implementare nel tempo. Testare campagne pubblicitarie, testare claim, testare landing page, testare formati grafici, testare contenuti testuali. Tanti test, per altrettanti dati da analizzare che ci permetteranno nel tempo di valutare e delineare la miglior strategia, il miglior canale, il budget ideale e il momento opportuno per vendere il nostro prodotto. Per questo motivo, auguriamo a tutti i marketers un 2018 ricco di test.

Quali azioni avranno un impatto importante sul Digital Marketing nel 2018?

1. Contenuti digitali personalizzati: ripensare a esperienze uniche per i nostri utenti Partiamo da dati molto chiari sui Contenuti Digitali Personalizzati:
  • Secondo Monetate il 94% dei professionisti digitali concordano sul fatto che la personalizzazione dei contenuti sia un elemento determinate a fini del coinvolgimento dell’utente
  • Secondo HubSpot, un contenuto tailor-made performa il 42% meglio di un contenuto non personalizzato in termini di vendite
  • Secondo Forbes’ Publish, proporre esperienze web personalizzate è premiante, in quanto raddoppia i rendimenti in termini di performance ed engagement
Naturalmente, il Content rappresenta il cuore pulsante del Digital marketing, ma così come quest’ultimo matura nel tempo, allo stesso modo si evolve la natura del Content stesso. Per questo, la giusta profilazione dei nostri utenti e potenziali clienti, unita alla creazione di contenuti personalizzati sulle necessità degli stessi Customers t e Prospec , può consentirci di proporre prodotti digitali più appetibili per la nostra utenza e dunque più efficaci. 2. SEO e Content si integrano sempre più Diciamocelo. Ormai sono pochi i professionisti che si occupano di Content marketing senza includere la SEO. Content e SEO sono praticamente come il burro con la marmellata e anche il loro sodalizio è ufficialmente confermato da due dati significativi sull’influenza di un aspetto sull’altro:
  • Secondo una ricerca di BrightEdge, ben il 52% dei marketers ammette che la SEO risulta essere determinante nel lungo periodo nelle strategie di content marketing di sucesso
  • Il traffico organico porta al 51% in più in termini di fruizione di contenuti web
Il miglior modo per potenziare il rapporto tra Seo e Content marketing è quello di condurre analisi sul comportamento degli utenti in maniera continua (poiché gli interessi dei Prospect mutano rapidamente e di frequente) approfondendo sui dati di traffico connessi al comportamento degli utenti. Questo tipo di analisi ci aiuterà ad implementare strategie integrate coerenti coi nostri obiettivi, orientate inoltre a produrre buoni risultati in termini di awareness e conversioni nel medio-lungo periodo. 3. Integrare strategie Social efficaci Per gli anni a venire si prospettano grandi investimenti nel Social Marketing da parte di sempre più aziende commerciali, tutto ciò si tradurrà in una sola cosa: i budget destinati al Social Media Management e Advertising lieviteranno. Per quanto possa far storcere il naso a molti, il loro punto di vista è più che comprensibile: l’obiettivo è quello di fare brand in maniera più presente attraverso interazioni spontanee ed intuitive, spingendo all’acquisto tutti coloro che entrano in contatto col proprio brand L’operazione è già palesemente in atto se consideriamo che su Facebook (al momento il Social che domina la scena sia in termine di utenti che di interazioni) il Social Marketing si sta spingendo verso contenuti più emozionali, perché le emozioni generano più coinvolgimento e viralità. Utilizziamo canali Social appropriati per il nostro mercato di riferimento? Che emozioni veicoliamo agli utenti che entrano in contatto col brand che rappresentiamo? social-articolo-trend-2018 4. Mobile marketing: il mercato è definitivamente mobile-friendly I dati parlano chiaro anche in materia di Mobile Marketing:
  • il 69% del tempo trascorso online avviene su mobile
  • solo nel 2017 sono stati spesi 143 Miliardi di dollari in Mobile Ads in tutto il mondo, il doppio di quanto speso nel 2015 (71 Miliardi di dollari)
  • secondo BIA/Kesley la spesa in Mobile Ads geolocalizzate crescerà dai 12.4 Miliardi di dollari del 2016 ai 32.4 Miliardi di dollari nel 2021
  • Siamo tutti in attesa delle novità che il primo algoritmo-mobile di Google introdurrà (lancio atteso per gli inizi del 2018). Si sa già con certezza che con esso Google indicizzerà prima di tutto i contenuti mobile, valutandoli come elemento principale per decidere come classificare i risultati ottenuti, a prescindere se la navigazione avviene su desktop o mobile.
A quanto pare, sembra dunque che Il primo algoritmo mobile di Google vada a cambiare il concetto di piattaforma “mobile-friendly”, rendendo obsoleto ogni sorta di “aggiustamento” fatto ad hoc per gli utenti mobile su siti che di base non lo sono. Tuttavia, esso non dovrebbe rappresentare una “preoccupazione” per i possessori di un sito responsive e dinamico di cui contenuto principale e markup risultino gli stessi sia su mobile che desktop. 5. Advertising e Marketplace: dominare nel futuro Se non avete ancora iniziato a lanciare campagne advertising Adwords, Google e nei maggiori Marketplace, questo è il momento giusto per iniziare a farlo. Google Adwords è sicuramente lo strumento più utilizzato per implementare campagne basate su inserzioni online orientate verso un target di utenti che sono alla ricerca di qualcosa in rete. Con una nuova veste grafica e rinnovati strumenti di supporto per la pianificazione delle proprie campagne online, la piattaforma Google Adwords è molto intuitiva e ci permette di utilizzare diversi formati per le nostre campagne pubblicitarie (inserzioni testuali, banner grafici, video). Inoltre, attraverso Google Express, Adwords ti permette di avviare campagne web geolocalizzate per dare visibilità ai punti vendita fisici e rendere più efficaci il marketing territoriale (Local Marketing). Negli ultimi anni si è registrata una crescita esponenziale di Facebook Advertising sia in termini di budget investito che in termini di numero di utenti utilizzatori: nel secondo quadrimestre del 2017 infatti il ritorno di Facebook dalle Ads ha raggiunto i 9.6 Miliardi di dollari, con un crescita media del 47% di anno in anno. Le campagne Facebook Advertising sono molto efficaci per coloro che intendono orientare le loro campagne verso pubblici target con specifici interessi e comportamenti e che si presume possano essere più inclini ad effettuare azioni specifiche anche direttamente su sito. Nonostante ci siano (ancora) molti pregiudizi sull’utilizzo dei marketplace, è innegabile che dietro la crescita esponenziale del commercio online degli ultimi anni c’è anche la grande spinta degli Amazon, Booking.com ed Ebay. Commissioni alte, concorrenza spietata e sistema di recensioni molto “competitivo”. Tutto vero. Ma lavorando esclusivamente sul nostro e-commerce le regole sarebbe diverse? La direzione ideale sarebbe quella di guardare con attenzione ai marketplace di riferimento e considerare di inserirli nel nostro “Digital Marketing Mix”, iniziando capire come poter posizionare il nostro prodotto, come poter accrescere il nostro brand, come implementare campagne e vendere al loro interno. Del resto sono delle enormi piazze digitali per la compravendita dove una grossa mole di traffico già esiste, e dunque vanno considerati come tali. marketplace-articolo-trend-2018 Hai qualche domanda? Scrivici! Desideri approfondire qualche argomento tra quelli in discussione? Scrivici o commenta pure.