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Black Friday 2021: potenziali strategie vincenti e difficoltà in vista

Questo non è sicuramente un Black Friday come tutti gli altri perché anticipa un Natale tra i più costosi di sempre per i consumatori. Ciò è confermato da Codacons che afferma la probabilità di un aumento di circa 1,4 miliardi di euro. Secondo una ricerca effettuata da Oracle Retail, il 39% dei connazionali ha già iniziato la corsa ai regali da mettere sotto l’albero. Un dato sicuramente importante riguarda il 13% degli stessi, che si dice disposto a pagare qualcosa in più per assicurarsi una consegna garantita.
Le piattaforme di vendita online di ogni settore, dalla più gettonata tecnologia al make up e homedecor, hanno attivato strategie di web marketing volte a rispondere a questa domanda natalizia in anticipo.
Il Black Friday diventa la prima opportunità utile per dare inizio all’acquisto dei regali natalizi risparmiando notevolmente.

Giocare d’anticipo

In questo periodo molto frenetico è essenziale per gli ecommerce costruire una strategia efficace e ben organizzata. La mossa vincente, e quasi scontata ormai, è un inizio anticipato del Black Friday, ormai conosciuto come Black Week. È frequente sentir parlare anche di Early Black Friday. A battere tutti gli ecommerce sul tempo è stato Amazon, che già dall’8 novembre ha avviato una politica di sconti anticipati.
Oltre alle offerte su tutte le categorie presenti sulla piattaforma, anche la sezione Warehouse è inclusa in questo Black Friday: Amazon ha scelto un 20% di ribasso per questa particolare tipologia di prodotti, usati, di seconda mano o con confezione aperta, che prevedono già prezzi più bassi rispetto alla media. Un mercato ancora poco conosciuto e sfruttato in Italia, ma con del grande potenziale, soprattutto per il fattore sostenibilità.
Ogni ecommerce che mira a raggiungere picchi di conversioni si organizza: la veste grafica del sito si adatta ai colori della settimana nera, con elementi aggiuntivi che mirano a spingere gli utenti verso la conclusione dei loro acquisti. Un esempio sono i banner di persuasione, che visualizzano messaggi come “il prodotto è in esaurimento” o “solo -numero articoli- disponibili, affrettati!”, o countdown per lo scadere della scontistica applicata al prodotto. Anche l’utilizzo di codici sconto a scadenza può aiutare l’ecommerce a convincere l’utente, soprattutto se la percentuale stabilita è molto alta.
Le strategie per il Black Friday, però, non si basano solo sulla costruzione del sito web per l’evento, ma anche su altre attività satelliti, con la stessa importanza. Tra le varie citabili spiccano le newsletter e le promozioni sui social network, i contatti più immediati con gli utenti.

Newsletter a tema

La newsletter spesso si adatta all’assetto grafico del sito web. Si opta per colori scuri, a richiamo del titolo Black Friday, scegliendo i prodotti su cui puntare per quella settimana. Le iniziative proposte sull’ecommerce si riflettono nei messaggi creati per gli utenti: vengono illustrate promozioni e scontistiche speciali in modo semplice, dedicate a categorie o singoli prodotti, rimandando a landing page più esplicative. L’obiettivo è il click sull’immagine o il messaggio di testo, che porterà il potenziale cliente sul sito, dove sono disposte una serie di azioni mirate a incentivare una sua conversione.

Il lavoro sui social

Facebook, Instagram, Tiktok e Pinterest, giocano un ruolo decisivo nella strategia commerciale attuata per il Black Friday. Sono piattaforme che, grazie all’attività di advertising mirata e di remarketing, riescono a raggiungere un bacino di utenti ampio garantendo molto spesso un numero notevole di conversioni e quindi un ritorno della spesa investita (ROI).
Escluderli dalla comunicazione è impensabile, sceglierli per il settore e soprattutto in base al target è un dovere che spetta ai social media manager, sempre pronti a guidare il cliente in un mercato saturo e inflazionato. Per tutti i settori, dalla tecnologia al food, arrivando al magico mondo della moda o dell’arredamento e design, le regole da seguire sono semplici:

  • immagini accattivanti;
  • poche parole (copy e grafiche intuitive);
  • scontistica chiara e definita;
  • codici sconto promozionali esclusivi per l’occasione;
  • scelta accurata delle CTA (call to action) dal “ricevi l’offerta” al “guarda di più”.

A fare da tres d’union un’unica parola Black Friday o Black Week. La stessa dicitura grafica deve condurre per mano l’utente che, cliccando sull’inserzione social viene dirottato nella landing del prodotto o pacchetto in promozione. Qui dovrà ritrovare banner o indicazioni stilisticamente in linea con quelle visualizzate sui social, e continuare così il suo processo d’acquisto.

La difficoltà nelle consegne

Una parte di coloro che sceglie di fare acquisti in questo periodo anticipa i regali di Natale, in modo tale da arrivare preparati. Si predilige l’acquisto di più regali in un’unica soluzione, o di carte regalo per ovviare ogni tipo di problema. Tutto ciò nasce dall’esigenza da parte dei consumatori di non doversi preoccupare per le tempistiche di consegna ed eventuali ritardi.
Dal Black Friday in poi diventa sempre più difficile riuscire a ricevere i propri acquisti per tempo. Ciò è dato da un sovraccarico di ordini da consegnare in primis, ma sicuramente anche dai vari scioperi nel settore logistico. Per i dipendenti delle aziende associate ai vari ecommerce, piccoli o grandi che siano, è un periodo che comporta una mole di lavoro enorme.
Proprio per questo le manifestazioni in momenti strategici, come quella del 26 novembre (giorno ufficiale del Black Friday) organizzata dai dipendenti delle aziende associate ad Assoespressi, colpiscono in modo significativo tutto il processo di consegna degli ordini effettuati negli ultimi giorni.
Anche la scarsità dei prodotti influisce molto sui vari ritardi, soprattutto per il settore tech che sta risentendo molto della mancanza di chip per i dispositivi e per il settore dell’editoria con la crisi della carta che peggiora di giorno in giorno.
Tutti gli utenti quindi puntano al Black Friday come opportunità per iniziare, se non concludere, la corsa ai regali natalizi, sfruttando le scontistiche eccezionali proposte. In questo modo, si spera di riuscire a giocare d’anticipo sui possibili ritardi. Diventa di vitale importanza la consegna puntuale, pagando anche più del prezzo standard, cercando di ovviare ogni tipo di problema.

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Come ottimizzare il tasso di conversione di un Ecommerce grazie alle schede prodotto

L’importanza delle schede prodotto

La diffusione dell’Ecommerce ha permesso alle aziende di poter migliorare la propria visibilità raggiungendo nuovi potenziali clienti. Tuttavia, ciò non è sufficiente se si vuole aumentare le vendite. Il processo di ottimizzazione di un Ecommerce è molto complesso ma spesso si sottovalutano elementi chiave come le schede prodotto, le quali si trovano in uno step decisivo ai fini delle conversioni.

Cosa sono le schede prodotto?

La scheda prodotto è una pagina di presentazione che contiene una serie di informazioni necessarie all’utente (descrizione, caratteristiche, schede tecniche, ecc). Rappresenta l’ultimo passaggio prima dell’avvio del processo di check out, ovvero di acquisto.
Esse sono molto importanti per un Ecommerce poiché, se ottimizzate al meglio, permettono al sito di ottenere visibilità sui motori di ricerca (SEO).
Per questo è necessario scrivere contenuti chiari, convincenti e facilmente comprensibili anche per i meno esperti del settore. Prima di iniziare però, è bene porsi alcune domande:

  • Perché un cliente vorrebbe acquistare questo prodotto?
  • Perché un cliente dovrebbe acquistare questo articolo invece di un altro simile? Cosa lo rende unico?
  • Quali vantaggi offre ai miei clienti?
  • Come posso informare gli utenti sull’utilizzo corretto?

7 consigli per creare una scheda prodotto in ottica SEO

1 – Contenuti descrittivi

Si intende il nome del prodotto, le caratteristiche tecniche, il prezzo e le eventuali offerte speciali o le informazioni sulla spedizione. Tali contenuti devono essere interessanti, concisi, attendibili e affidabili, poiché devono persuadere l’utente nell’acquisto del prodotto.

2 – Titolo

L’intestazione deve essere incisiva e catturare immediatamente l’attenzione del cliente, per invogliarlo nella successiva lettura del prodotto.

3 – Contenuti multimediali

Ci riferiamo in particolar modo alle foto e i video. Al pari dei contenuti descrittivi, offrono un’adeguata percezione del prodotto perché consentono di comprendere nello specifico tutte le caratteristiche. Tuttavia, è necessario inserire immagini di buona qualità e non limitarsi a un’unica foto, ma mostrare anche particolari dettagli. Per migliorare ulteriormente l’esperienza di navigazione si può anche optare per immagini a 360° che mostrano il prodotto in tutte le angolazioni o in brevi video.

4 – Uso delle keyword e ottimizzazione SEO

Un aspetto essenziale è la scelta e l’utilizzo corretto delle keyword, poste all’interno della scheda prodotto e posizionate in punti strategici come il titolo (h1) o il meta tag title (visibile solo sulla SERP di Google), i sottotitoli (h2). Particolarmente importante è l’utilizzo di parole chiave di coda lunga (long tail) nel corpo del testo.
Si tratta di elementi fondamentali per permettere a un sito ecommerce di posizionarsi tra le prime posizioni nella SERP.

5 – Attenzione agli errori grammaticali e di battitura

In particolar modo per siti Ecommerce che hanno un catalogo ampio spesso l’attività d’inserimento delle schede prodotto viene effettuata in maniera meccanica e dedicando poco tempo a eventuali revisioni. Di conseguenza si corre il rischio di commettere errori di distrazione o battitura. Suggeriamo di rileggere sempre i contenuti prima di pubblicarli.

6 – Non copiare le descrizioni del prodotto

Uno dei problemi ricorrenti quando si parla di schede prodotto è legato ai contenuti duplicati. Questo accade soprattutto per Ecommerce che rivendono prodotti di altri brand (un caso comune è nel settore dell’arredamento). I contenuti copiati o duplicati possono avere ripercussioni negative sulla SEO, per cui è importante personalizzare, ove possibile, ogni scheda prodotto. 

7 – Evidenziare Call to action ed elementi essenziali (usabilità)

Per facilitare il processo di acquisto dell’utente è molto importante che i bottoni di call to action (“Aggiungi al carrello” o “Richiedi un preventivo”) siano messi in evidenza e risaltino rispetto alle altre parti della pagina. Inoltre è importante far risaltare i cosiddetti USP (Unique Selling Proposition) per offrire maggior sicurezza al potenziale cliente. Ci riferiamo alle recensioni di altri clienti, alle spedizioni gratuite, resi e rimborsi, ecc
Le schede prodotto, dunque, rappresentano la soluzione strategica di un progetto Ecommerce, perciò è fondamentale realizzarle correttamente.

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É tempo di e-commerce per tutti? Vendere online è la strada giusta

É tempo di e-commerce per tutti? Vendere online è la strada giusta

Creazione siti e-commerce: un trend ormai in impennata inarrestabile!

Il lockdown dovuto al propagarsi del Covid-19 ha contribuito a dare una netta accelerata ad un fenomeno che, ormai da anni è in costante aumento. Basta digitare su Google Trends la parola e-commerce per notare come dal 2018 i volumi di ricerca siano praticamente raddoppiati negli ultimi mesi. GoogleTrends É pur vero che creare un sito e-commerce sembra davvero essere ormai alla portata di tutti grazie alle numerose piattaforme presenti in rete. In realtà però realizzare un negozio virtuale che abbia dei valori ottimali di traffico online non è così semplice come può apparire. Sicuramente, uno degli scopi principali dei siti e-commerce, oltre al raggiungimento di un tasso di conversione alto, è la fluidità nella navigazione da mobile che deve essere immediata e veloce. Un argomento che merita molta attenzione e di cui ci eravamo già occupati in un precedente articolo sull’indicizzazione mobile-first. Quest’ultimo obiettivo è avvalorato dai numeri su scala mondiale aggiornati al primo trimestre del 2020, secondo i quali i dati mobili mensili utilizzati su un singolo smartphone sono stati in media 8.4 GB, con un incremento dal 2018 di circa 30 bilioni di gigabyte.
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Infografica www.wearesocial.com – Hootsuite
Tutto questo si traduce in una percentuale in forte aumento di utilizzo del mobile per concretizzare un acquisto online sia direttamente da App che sul sito e commmerce. Infatti, più della metà degli utenti si affida alla vendita online per comprare prodotti e circa il 90% delle persone che usano internet visitano quotidianamente webstore di commercio elettronico.
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Infografica www.wearesocial.com – Hootsuite

Uso dello smartphone in Italia per gli acquisti online

In Italia nello specifico, si può notare come fino ad inizio 2020 questi stessi dati siano differenti in molti aspetti rispetto alla media mondiale, ma comunque il dato complessivo è innegabilmente positivo considerando tre aspetti:
  • il 93% di visite a negozi online
  • il 40% di acquisti finalizzati tramite un dispositivo mobile
  • la crescita sicura di quest’ultima percentuale nei primi sei mesi del 2020, dovuta all’effetto quarantena Covid-19
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Infografica www.wearesocial.com – Hootsuite
Ultima statistica, a mio avviso, molto interessante riguarda il 68% degli italiani tra i 18 ed i 64 anni che mensilmente utilizza App relative allo Shopping; è sicuramente uno dei valori più alti escludendo le applicazioni relative alla messaggistica, ai social, alle mappe e all’entertainment, le quali comprensibilmente occupano le prime posizioni.
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Infografica www.wearesocial.com – Hootsuite

Impatto del Covid-19 sulle transazioni Ecommerce: i dati

L’analisi precedentemente realizzata pone delle basi concrete alla domanda che molte attività commerciali o aziende di piccole e medie dimensioni ancora fuori dal mercato online si pongono. È questo il momento di gettarsi nel fantastico mondo dell’online? La risposta è sicuramente SI, infatti come dimostra la seguente reportistica, l’impatto positivo che il Covid-19 ha avuto sulle acquisti e-commerce intacca tutti i settori con percentuali differenti. Un’analisi separata meriterebbe invece il turismo online, il quale ha registrato ben più di un calo, direi quasi un crollo vertiginoso, basti pensare ai licenziamenti messi in atto da Airbnb annunciati dalla lettera del Ceo Brian Chesky. Purtroppo, questa situazione la aspettavamo con timore parlandone nell’articolo relativo al dilagare del COVID19 nell’economia e prospettando già la débâcle del settore. ultima2

Tool per la realizzazione di siti ecommerce

Esistono ormai tantissimi tool per realizzare siti ecommerce, anche con un investimento davvero minimo. Ne riporto alcuni tra i più famosi:
  • Woocommerce (integrato in WordPress)
  • Prestashop
  • Magento
  • Wix
  • Squarespace
Tra le piattaforme in fortissima ascesa vi è anche Shopify, una piattaforma fondata nel 2004 e che al momento conta oltre 1 milione di negozi online, con un flusso di vendite che supera i 155 miliardi di dollari. La crescita inarrestabile di questo strumento è dovuto non solo alla semplicità di realizzazione del sito, davvero molto intuitivo, ma il motivo principale della crescita è stato l’integrazione nel proprio sistema di Oberlo, un plugin che ha reso davvero semplice l’implementazione del dropshipping, un fenomeno di cui ci occuperemo in un prossimo articolo. Senza il minimo dubbio è possibile affermare che ora è davvero giunto il momento di affacciarsi al mondo dell’online per non rischiare di restare definitivamente indietro, senza alcuna possibilità di rivalsa. È altrettanto importante comprendere che “fare e-commerce” non è semplice, quando possibile la scelta migliore è affidarsi ad un’agenzia di web marketing in grado di curare tutti quegli aspetti che possono fare letteralmente decollare il proprio sito web, ad iniziare dalla costruzione e strutturazione dello stesso, fino alle attività prettamente di comunicazione (SEO, social, ADS, email,ecc.). L’improvvisazione può rischiare di causare danni a volte difficilmente recuperabili.
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Ecommerce: come vincere la concorrenza di Amazon e Ebay

Ecommerce: vincere la concorrenza di Amazon e Ebay si può

Come il Gruppo San Marco ha incrementato le vendite di stufe a pellet sul sito

Sono più di 2,7 milioni gli impianti a pellet attivi in Italia per consumo domestico. Tre milioni le tonnellate di pellet consumato all’anno, tendenza destinata a raggiungere le 5 milioni di tonnellate nel 2020. Il mercato italiano rappresenta il 54% delle vendite su scala europea confermandosi al primo posto su Germania, Francia, Svezia e Austria. Pochi numeri per fotografare uno scenario che negli ultimi anni ha conquistato l’attenzione di molte aziende specializzate nella vendita di impianti di riscaldamento e climatizzazione. Ma come sappiamo bene le grandi opportunità sono inversamente proporzionali alle difficoltà che un’azienda piò incontrare in un contesto in fermento. Se da un lato il trend positivo di un determinato settore merceologico incrementa le possibilità di successo, dall’altro ad aumentare è anche la concorrenza, il numero dei competitor e tutti quei fattori che rendono quel mercato competitivo. Ma non è tutto. Al crescere delle possibilità di successo e della competitività di uno specifico settore di riferimento, corrisponde la diminuzione di uno dei fattori più importanti per la buona salute di un’azienda che vende prodotti online e non solo: la marginalità. Più aumenta la concorrenza, più le aziende sono costrette a muoversi in equilibrio su quel filo che divide il “mi conviene” dal “non ne vale la pena”. Nel caso di un Ecommerce, a tutto questo si aggiungono costi extra come ad esempio le commissioni dei marketplace che rendono ancora più instabile quel filo determinando la riuscita o meno di intere scelte strategiche. Il panorama appena descritto rappresenta per le aziende che vendono online lo stesso prodotto un bivio importante. Possono scegliere infatti di intraprendere un percorso standard basato su un’idea abbastanza tradizionale di concorrenza, oppure investire su un progetto più ambizioso che si articola sulla perfetta integrazione tra scelte aziendali e digital strategy. Nel primo caso si mette in campo una strategia costruita su esigenze dettate dal mercato di riferimento e dall’attività dei competitor, nel secondo invece si aggiunge un nuovo elemento introdotto dall’azienda che decide di non entrare più in competizione solo sullo stesso prodotto ma con uno nuovo, analogo e soprattutto a marchio proprio. È questo il caso del Gruppo San Marco, un Ecommerce già affermato da anni nella vendita di piscine, che ha saputo diversificare la propria offerta entrando nel mercato delle stufe a pellet. Vediamo insieme come.

La strategia del Gruppo San Marco

Concorrenza sui prodotti o concorrenza tra prodotti: Fiorina vs Cortina

Il settore riscaldamento e climatizzazione ha registrato negli ultimi anni un notevole incremento e, come spesso accade, ci sono alcuni prodotti che per la loro grande diffusione hanno un effetto trainante sul mercato. Se parliamo di stufe a pellet non possiamo fare a meno di menzionare la Fiorina di Qlima. Un modello molto diffuso e venduto da numerosi rivenditori online per il suo prezzo estremamente concorrenziale. Fino al 2018 anche sul sito del Gruppo San Marco questo modello di stufa a pellet ha registrato un fatturato importante confermandosi prodotto più venduto della categoria dedicata agli impianti per il riscaldamento domestico. Stufe a pellet Cortine Sestriere San Marco

Fin qui tutto bene. Analizzando i dati in modo più approfondito ne emerge uno interessante. Delle stufe modello Fiorina vendute nel 2018 solo il 12% sono state ordinate dal sito, le restanti sono state acquistate su marketplace come Amazon, eBay e Mano Mano. Una percentuale questa che si presta ad alcune riflessioni, alcune sui massimi sistemi, altre molto più concrete. Le prime riguardano il rapporto tra siti Ecommerce e marketplace. Se fino a qualche anno fa il tema era “l’Ecommerce penalizza i negozi offline”, oggi ci troviamo ad un livello 2.0 della discussione nella quale il tema è “i marketplace penalizzano i siti Ecommerce”. Una discussione viva che se da un lato vede nei marketplace dei canali molto importanti per le aziende, dall’altro si tratta comunque di costi che l’azienda è tenuta a sostenere, pur avendo il proprio canale principale di vendita. Ma il discorso rischia di decollare allontanandoci dal pianeta Terra.

Tornando a riflessioni più concrete, per un sito Ecommerce è molto importante bilanciare il ritorno su tutti i canali di vendita, cercando però di mettere in pratica strategie che valorizzino il canale proprietario: il sito. Un’azienda virtuosa come San Marco ne è pienamente consapevole e proprio per questo motivo ad ottobre 2018 lancia sul mercato due modelli di stufe a pellet: Cortina e Sestriere. Si tratta di modelli della stessa fascia di Fiorina, di qualità superiore, con un prezzo molto competitivo ma soprattutto a marchio San Marco. Una scelta coraggiosa che determina un importante cambio di strategia passando dalla tradizionale concorrenza tra competitor su un unico prodotto alla concorrenza tra prodotti dei quali l’azienda è proprietaria. Quello che sembra un passaggio poco rilevante è un’intuizione che ha permesso la rielaborazione complessiva della digital strategy che, a partire dalla scelta dei nomi da dare ai prodotti, è stata costruita con l’obiettivo di creare una sana competizione con il prodotto concorrente.

Digital Strategy per stufa a pellet Cortina di San Marco

La strategia digitale messa in pratica per il lancio del modello di stufa a pellet San Marco è partita dal brainstorming sul nome da dare al prodotto sviluppando il concept legato alle famose località sciistiche italiane. Dopo la scelta del nome si è passati alla produzione di contenuti con l’obiettivo di offrire tutte le informazioni relative alle differenze tra Cortina e Fiorina spiegando le potenzialità tecniche del modello a marchio San Marco e dei vantaggi dati da un prezzo altamente competitivo. Da qui la strategia si è sviluppata su tutti i canali tra cui:
  • ottimizzazione SEO delle pagine di prodotto e articoli di blog
  • campagne su Google Ads e Social Adv
  • attività social con finalità informativa
  • link building e recensioni su portali di settore
  • invio periodico di newsletter e DEM su confronto tra modelli
Una strategia perfettamente integrata con una precisa scelta aziendale con l’obiettivo di migliorare i risultati di vendita sul sito Ecommerce. Sì ma con quali risultati? Dal lancio di Cortina sul mercato il prodotto ha registrato nei soli ultimi mesi del 2018 il 33% degli acquisti da sito rispetto ai marketplace. Dato cresciuto al 40% già nei primi mesi del 2019, facendo registrare un incremento complessivo del 71% di vendite nel settore riscaldamento e climatizzazione sul sito rispetto a solo un anno fa. La giusta intuizione di esigenze di mercato e il cambio di strategia hanno quindi portato ad un notevole incremento delle vendite, ad un concreto miglioramento della brand awareness, un vistoso aumento della revenue sui canali proprietari e un ridimensionamento della dipendenza da marketplace che vuol dire migliore marginalità. Il caso Cortina di San Marco è quindi la dimostrazione che integrare nel migliore dei modi le scelte aziendali con una digital strategy ben costruita è di sicuro una ricetta vincente.
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Le aziende amano Instagram

Create un profilo aziendale e offrite ai clienti un nuovo modo di fare shopping online

Scopri tutte le novità del Tag shopping di Istagram, il feed e tutti gli strumenti per creare stories di qualità e interessanti

Siamo decisamente entrati nell’era in cui la comunicazione che ci colpisce è quella visiva, che non ha bisogno di grandi spiegazioni ma arriva diretta, incisiva e veloce non solo al cuore delle persone ma induce anche quei bisogni indiretti che ogni individuo nasconde o non sa di avere e che da sempre il marketing e oggi l’instagram marketing indaga, scopre e crea. Il trend è segnato: è l’era delle immagini o sarebbe meglio dire delle stories? Visual e social rappresentano il connubio perfetto per creare una storia e renderla virale, piacevole, interessante al punto da emozionare. Oggi oltre 200 milioni di account controllano un profilo aziendale ogni giorno, 2 su 3 sono le visite ai profili aziendali da parte delle persone che non sono follower, un terzo delle storie più visualizzate su Instagram proviene dalle aziende. Lo shopping su Instagram è il presente: una community di 800 milioni utenti può esplorare i vostri prodotti migliori con un solo tocco.

Come attivare il Tag Shopping su Instagram

E’ di poco tempo fa la notizia del Tag Shopping su Instagram. Dopo mesi di sperimentazione e attività negli Stati Uniti, è arrivato anche in Italia il tag che consente ai vostri profili aziendali di connettere i prodotti dei vari post direttamente al vostro e-commerce. Si tratta di un vero e proprio collegamento diretto al sito, che abbatte qualunque barriera di ricerca su Google e permette di agevolare e velocizzare il processo di acquisto. Analizziamo ora tutti i passi da compiere per imparare ad utilizzarlo correttamente: – Se non hai ancora creato il tuo profilo aziendale è arrivato il momento di farlo, ci impiegherete qualche minuto. Unico requisito fondamentale: avere una pagina facebook aziendale al quale collegarlo; (Raccomandazione! Curate la vostra bio: avrete solo 150 caratteri per raccontare la vostra azienda. Dovrà essere accattivante e coinvolgente, contenere il “mood” che vi appartiene, i contatti e gli hashtag ufficiali) – Per taggare i prodotti su Instagram è necessario che siano presenti all’interno della vetrina della vostra pagina facebook, vi toccherà poi aprire il post in oggetto su Instagram e osservare in basso a destra il segno “+” per aggiungere i prodotti. Quindi armatevi di pazienza e iniziate ad aggiungere tutti i prodotti che volete taggare all’interno del profilo Instagram; – Una volta caricati potrete taggarli, a quel punto la richiesta di tag entrerà in fase di analisi da parte del team di Instagram e in qualche ora otterrete l’approvazione. Qual è la vera rivoluzione? Con un semplice touch sul prodotto, l’utente avrà accesso alla scheda descrittiva dello stesso e potrà cliccare al link che lo condurrà direttamente al vostro ecommerce. Taggando almeno 8 prodotti sarà possibile avere una sezione shopping all’interno del vostro profilo business su Instagram, sotto la bio, vicino alla tab riservata ai contatti, che raccoglierà tutti i vostri prodotti taggati, contestualmente a quello che accade sulla vostra vetrina di facebook! Instagram MA…NON ESAGERARE! Come anticipato all’inizio, Instagram è un social network basato sull’esperienza e sulla condivisione di emozioni. Bisogna entrare in punta di piedi nell’anima dei nostri potenziali clienti…il taglio meramente commerciale delle nostre attività di instagram marketing deve essere ben dosato! Il centro di Instagram ruota tutto intorno alla storia: dimenticatevi codici sconto ridondanti, piuttosto create un’esperienza immersiva e seducente attorno al vostro prodotto, attraverso un visual storytelling o un tutorial. Come creare Instagram Stories di successo Non esistono delle regole fisse, il social più in voga del momento è in continuo aggiornamento, però di certo ci sono dei suggerimenti comprovati che vi consigliamo di seguire: – Testate sempre articoli nuovi o fateli passare per tali: portate i clienti dietro le quinte e fateli sentire partecipi del processo di produzione. I consumatori di oggi sono meglio definiti “prosumer” ovvero produttori e consumatori allo stesso tempo. Se li farete sentire coinvolti in prima persona nel processo di produzione non potranno fare a meno di innamorarsi di voi e del prodotto. Usate l’opzione sondaggio per avere un feedback veloce e diretto. – Liberate la vostra creatività: utilizzate tutte le funzioni di Instagram più divertenti come Boomerang o Rewind e siate voi stessi. Non dimenticate che Instagram è un social network e in quanto tale punta alla vostra natura “sociale”. – Come tutti sapete le storie durano 24 ore: approfittate di questo tempo per fare offerte lampo o concentrare l’appeal e la suspance per i nuovi arrivi o condividere anteprime mai condivise in passato al fine di far sentire special guest i vostri follower in quel momento. – Non dimenticatevi dell’audio: assicuratevi di produrre storie non solo belle da vedere ma anche piacevoli da ascoltare! – Le Stories hanno vita breve ma potrete e dovrete decidere in alcuni casi di fissarle, mettendole in evidenza se il messaggio che volete divulgare necessita di un periodo più lungo. In sostanza è possibile fare pubblicità con le Stories! – Digital Pr su Instagram: contattate gli influencer che, lo dice la parola stessa, influenzano le tendenze e di conseguenza le vendite. Ad un certo punto della vostra attività dovrete contattarli o addirittura sarete contattati voi stessi da loro con richieste di collaborazione e vi accorgerete che se scelti bene sono capaci di incrementare notevolmente il vostro bacino di utenza, dando risalto al vostro brand.

Come funziona il feed di Instagram

Instagram utilizza un sistema algoritmico di classificazione dei feed per determinare con quale ordine vengono visualizzati video e foto da parte degli utenti. L’algoritmo, opportunamente studiato, si basa su una serie di segnali che individuano i contenuti ritenuti interessanti dalle persone. Da quando sono stati implementati i feed personalizzati si è capito che le persone rispondono ai contenuti interessanti a prescindere che questi siano creati dai loro amici o dai brand che seguono. Con il vostro profilo Instagram aziendale vi suggeriamo di sperimentare video o post che mostrano più foto o video per raccontare la storia della vostra azienda o del vostro ecommerce, proponendo più informazioni all’interno di un’esperienza coinvolgente. Potrete poi analizzare nel dettaglio: – Ogni singolo post del feed quindi visualizzare nel dettaglio like, numero di commenti, salvati, copertura e visite sul profilo. – I video, con il numero totale delle visualizzazioni. – Le Stories, con impressions, copertura, risposte private e le uscite. Casa viene mostrato su Instagram in “Esplora”? Su Instagram in “Esplora” i post vengono mostrati secondo un algoritmo che capta le persone seguite, i brand seguiti, i post a cui avete messo like e quindi deduce e vi sottopone contenuti che potenzialmente saranno di vostro interesse. Con il vostro account Instagram professionale potrete raggiungere più persone usando hashtag o tag del luogo in cui avrete pubblicato il vostro post. Le pagine di Instagram degli hashtag e dei luoghi mostrano storie e post pubblici che sono stati condivisi con gli hashtag o i luoghi corrispondenti. Usare hashtag su Instagram è uno dei migliori modi per aumentare followers e riunire la vostra community. Usarli nel modo giusto significa sceglierli in maniera coerente in modo da esporre il vostro brand o personal brand ad un vasto e segmentato pubblico. Vi toccherà poi scegliere l’hashtag ufficiale del vostro profilo aziendale, con il quale gli utenti potranno immediatamente riconoscervi.
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Ecommerce, Content e Analytics: le vostre domande

Il primo dei nostri webinar per SemRush è stata l’occasione per confrontarci con i partecipanti, provando a rispondere ai loro dubbi. Purtroppo, per lasciare spazio agli altri relatori, abbiamo provato a dare delle risposte semplici a delle domande molto complesse. Così in questo post abbiamo deciso di rispondere in maniera più articolata alle domande che ci sono arrivate durante il webinar, invitando chiunque abbia altri dubbi o spunti di riflessione a condividerli nei commenti o sulla nostra pagina Facebook.
Se invece vuoi ascoltare tutto l’intervento o consultare le slide clicca qui.
 
Per un e-commerce come scelgo i contenuti giusti per la seo?
Dipende dalla tipologia di Ecommerce. Per prima cosa consiglio di creare delle descrizioni delle pagine di categoria perché in ottica SEO sono le più importanti e quelle a cui dedicare i maggiori sforzi in termini di ottimizzazione e monitoraggio. Sono quelle le pagine dove scrivere contenuti SEO “vecchio stile” dove le keyword vengono prima di tutto – Francesco Antonacci 
 
Descrizione dei prodotti a parte, come posso creare contenuti validi per o motori di ricerca?
I motori di ricerca sono un mezzo, la domanda da porsi è “Come posso creare contenuti validi per gli utenti?” Meglio ancora, per le persone. Le persone, parafrasando il nuovo claim di Eni.it, non cercano, chiedono. Per questo il consiglio è quello di produrre contenuti in grado di coinvolgere emozionalmente le persone, senza dimenticare che non stiamo facendo poesia o letteratura ma che abbiamo uno scopo ben preciso. Che può essere quello di aumentare l’awareness di un brand, o quello di vendere un prodotto. Quindi attenzione, perché una ridondanza di contenuti può distogliere l’utente dall’azione principale che ci siamo prefissati di fargli compiere. Immaginate un sito come Amazon pieno di storie. Non è quello il luogo per raccontare. Su Amazon mi aspetto foto bellissime, parole chiave in linea con le mie ricerche, vantaggi del prodotto, recensioni e solo in seguito le specifiche. Ma non tutti gli e-commerce, per restare in tema, sono Amazon. E molti hanno bisogno di raccontare i propri valori, i servizi, i vantaggi. E quindi di contenuti validi. – Cristiano Carriero
 
Lo storytelling è una parola nuova per un’attività vecchia come Carosello. E’ lì che le aziende hanno iniziato a raccontare le loro storie più di 40 anni fa: Papalla, La Linea, Il Mulino Bianco sono esempi di storie che hanno fatto storia. Cosa c’è di innovativo nel fare storytelling sul Web? Non è il caso di parlare di qualità di contenuti, di testi scritti da copyweb professionisti, originali e, soprattutto, autentici?
Tutto vero, anzi verissimo. Soprattutto quando si parla di originalità. È sempre più difficile trovare contenuti originali, i motivi vanno individuati nella fretta, nella mancanza di creatività, e nella scelta errata di copyweb non sfilati su un determinato argomento. Attenzione, perché i contenuti non sono prodotti solo da copy, ma anche da fotografi, videomaker, illustratori. Quello che non è chiaro a tutti è che ascoltando una storia i nostri registri critici e razionali operano in modalità ridotta e questo consente di stabilire un vero e proprio patto finzionale con ciò che viene narrato. In quel momento non ci interessa che i fatti raccontati siano veri o falsi, possibili o immaginari: l’importante è che siano verosimili e coerenti nelle loro sequenze di azioni e nessi casuali.  Le storie ci consentono di immedesimarci con i protagonisti degli eventi e di vivere le loro esperienze. Questo è il motivo per cui al cinema ridiamo, piangiamo e ci spaventiamo come se stessimo vivendo noi quelle esperienze, anche se sappiamo che tutto ciò è finzione – Cristiano Carriero
 
Come è possibile settare il motore di ricerca sul sito?
Per monitorare le query digitate all’interno del motore di ricerca del sito e misurare i relativi dati di comportamento degli utenti, è sufficiente modificare alcune impostazioni all’interno del pannello di Amministrazione e nello specifico nelle impostazioni della Vista. La procedura è la seguente:

  • Selezionare la Vista sulla quale si desidera impostare la Ricerca su Sito ed accedere a Impostazioni Vista.
  • In Impostazioni Ricerca su sito, impostare Monitoraggio Ricerca su sito su ON.
  • Nel campo Parametro di ricerca, inserire la parola o le parole (max 5 separati da virgole) che identificano il parametro di ricerca interna, ad esempio “termine, filter, query”.

E’ inoltre possibile impostare la rimozione del parametro di ricerca dalle URL in maniera tale che vengano visualizzare prive di parametri, ed impostare l’utilizzo delle categorie di ricerca, nel caso il motore permetta il perfezionamento tramite categoria. – Pietro Lombardi
 
Come si creano i raggruppamenti?
Impostare il raggruppamento dei contenuti su GA è un processo un po’ più complesso rispetto al monitoraggio delle ricerche nel sito, per questo dedicheremo all’ argomento un post apposito. Anche in questo caso la configurazione avviene al livello Vista accedendo alla voce Raggruppamento per Contenuti. Selezionando Nuovo Raggruppamento per Contenuti si imposta il nome desiderato e si seleziona uno fra i tre metodi per la configurazione  – Pietro Lombardi
 
Qual è il ‘tipo’ di contento maggiormente preferito dai motori di ricerca per un e-commerce che aiutano a scalare la SERP?
Partiamo da un presupposto. Oggi Google cerca di simulare il comportamento degli utenti, quindi tende a prediligere quei contenuti che catturano l’attenzione e fanno si che le persone interagiscano con essi. Non parliamo solo di testi ma anche (o soprattutto) di immagini e video. Due parametri che ci saranno utili per misurare il successo dei nostri contenuti provengono da Google Analytics: il tempo speso sulla pagina e la frequenza di rimbalzo. – Francesco Antonacci
 
Dal punto di vista commerciale è molto più semplice lavorare con una nicchia di prodotti o con prodotti “mainstream”?
Oggi ogni settore dell’Ecommerce è caratterizzato da una forte concorrenza. I “Big”, parliamo di siti generalisti come Amazon e siti settoriali (Booking per il turismo, Ikea per l’arredamento, Euronics o Erice per l’elettronica) monopolizzano le prime pagine dei motori di ricerca per prodotti di largo consumo. Lavorare sulle nicchie, soprattutto in fase di Start-up di un Ecommerce può essere la scelta vincente o, nella maggior parte dei casi, una necessità. – Francesco Antonacci
 
È importante il numero di prodotti per una buona strategia SEO per un ecommerce?
Assolutamente si. Immaginiamo di entrare in un negozio di abigliamento e trovare soltanto 50-100 prodotti tra jeans, capispalla, magliette e camicie. Non uscireste subito e vi rivolgereste a un negozio più rifornito? Purtroppo oggi i grandi negozi hanno modificato le nostre abitudini di acquisto e tendiamo a preferire siti più forniti (utili anche in ottica di acquisti multipli). Da un punto di vista SEO inoltre più prodotti abbiamo, maggiori sono le pagine (contenuti) con le nostre Keyword di prodotto. – Francesco Antonacci
 
Qual è la piattaforma migliore per mettere in piedi un e-commerce all’inizio? 
La scelta della piattaforma CMS da utilizzare per sviluppare un portale eCommerce dipende da molti fattori, primo fra tutti dal budget a disposizione.
La combinazione WordPress e Woo Commerce plugin è un compromesso accettabile solo per chi possiede budget limitati e esigenze circoscritte. La gestione in ottica SEO è infatti molto lontana dall’essere ottimale oltre a presentare diversi limiti nei metodi di pagamento, di spedizione e non ultimo nelle performance.
Piattaforme come Magento, Prestashop e Open Cart pensate per l’eCommerce Management sono senza dubbio tra le più performanti e le più indicate per un progetto importante.
In Socialware le nostre analisi ed esperienze di progettazione e sviluppo ci hanno portato a definire come piattaformea di riferimento Open Cart, un framework Opensource con una grande comunità di sviluppatori alle spalle, un’ampia documentazione disponibile in rete e una notevole facilità di creazione ed inserimento di nuove funzionalità al sistema.
Il secondo capitolo di eCommerce Marketing & Vendite è interamente dedicato alle piattaforme di eCommerce e si presenta come un’ottima guida per chi è in cerca di tutte le informazioni necessarie per scegliere in base alle proprie esigenze – Francesco Antonacci
 
Se devo promuovere un servizio qual è il contenuto migliore da usare?
Vorrei dire dipende, ma non sono il tipo. In questo momento il video è lo strumento migliore, senza se e senza ma. Lo dicono i numeri e le interazioni. Meglio ancora se pensati in più format: lungo per YouTube, sintetico per Facebook, brevissimo o teaser per Instagram e Snapchat. Le parole chiave sono verticalità e immersività, oltre ovviamente a indicizzazione (delle parole chiave) – Cristiano Carriero
 
Per un e-commerce, meglio un sito dedicato o i vari marketplace?
Una strategia di Ecommerce oggi non può prescindere dall’utilizzo dei Marketplace e deve quindi prevedere strategie di vendita su ogni canale, dando sempre priorità al sito di proprietà. Amazon sta crescendo a ritmi vertiginosi e non cavalcare l’onda è un errore. E’ certo che vendere su Amazon non è semplice, sono richiese competenze aggiuntive per il posizionamento dei prodotti sul motore di ricerca interno, per la gestione delle campagne pubblicitarie. Inoltre c’è da tenere sotto controllo la marginalità. Se calcoliamo che su ogni vendita Amazon trattiene circa il 15% al rivenditore non resta molto margine di manovra. – Francesco Antonacci

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Professioni digitali: ecco i 10 profili per essere un'azienda digital oriented

L’epoca del marketing convenzionale, classico, fatto di pubblicità sui giornali e sulle televisioni non può più fare a meno di integrarsi con i canali digitali. È in corso un profondo cambiamento che sta portando il marketing a vivere un momento di maturazione. Il marketing di oggi non spinge più i prodotti con insistenza spesso suscitando anche una sensazione di fastidio ai consumatori, ma oggi tende ad attrarre. Il messaggio pubblicitario trova il proprio pubblico in maniera naturale attraendo le persone veramente interessate grazie a contenuti utili. Parliamo di Inbound Marketing e di come il digitale abbia reso possibile tale cambiamento: il web ha messo al centro di tutto il consumatore che grazie a internet è libero di cercare informazioni online per soddisfare i propri bisogni, dall’acquisto di un prodotto alla ricerca di semplici informazioni. È proprio in quel momento che bisogna farsi trovare pronti con “messaggi” tagliati su misura per il consumatore. E le aziende, anche se in ritardo, lo hanno capito. Diventa indispensabile essere un’azienda digital oriented perché è fondamentale costruire la propria presenza online: vendere su un Ecommerce, generare conversioni attraverso la compilazioni di form o l’iscrizione ad una newsletter, richiedere una registrazione al sito o il download di una brochure, fornire informazioni in cambio di traffico ad un sito che diventa appetibile per generare pubblicità. Essere online però non è così semplice, non basta comprare un dominio e crearsi un sito, avere dei profili social e mandare delle newsletter: per essere digital oriented sono necessarie delle competenze che solo le nuove figure professionali, nate e specializzate grazie al digital marketing, sono in grado di possedere. Ecco le 10 professioni digitali di cui una azienda orientata al web non può fare a meno:

Digital Pr

Il Digital Pr è una figura di assoluta importanza che si occupa di gestire quelle attività on line che servono a promuovere prodotti, servizi, progetti o eventi di un’azienda o di un’organizzazione attraverso relazioni digitali che consentano di creare awareness. Nello specifico il digital pr instaura collaborazioni tra piattaforme che si rivolgono allo stesso target per portare alla luce prodotti e servizi interessanti. Ad esempio un sito che offre un servizio per il rimborso volo in caso di ritardo come No Problem Flights può avviare una collaborazione con giornali e blog che si occupano di viaggi, oppure di italiani all’estero. Le competenze principali del Digital Pr includono la ricerca e selezioni dei canali giusti in base al target di riferimento, il monitoraggio della rete per stimolare il passaparola, e la creazione di una reportistica a termine delle attività tramite l’utilizzo di indici particolari.

Content Marketer e Content Curator

La strategia dei contenuti è l’attività più importante per attrarre il pubblico. Il contenti marketer si occupa della produzione e promozione dei contenuti rilevanti per il pubblico target allo scopo di attrarre, acquistare e fidelizzare nuovi clienti interessati ai prodotti o servizi dell’azienda. La seconda figura fa da filtro alla enorme quantità di notizie presenti sul web. Le seleziona, filtrandole per l’argomento di interesse e in base ai volumi di ricerca, per poi riproporle contestualizzate e ottimizzate.

Social Media Manager

I social media sono la più grande porta di accesso alla rete, e le aziende hanno ormai capito che avere una presenza sui questi canali aiuta ad espandere la notorietà del brand. Il social media manager da un lato ascolta le conversazioni fra gli utenti cogliendo al volo l’opportunità di poter parlare della propria azienda coerentemente con gli argomenti del momento. Dall’altro lato pianifica e coordina le risorse necessarie per realizzare un calendario dei contenuti sviluppato a partire dagli obiettivi di business. Infine risponde e stimola gli utenti che interagiscono con la pagina, anche se quest’attività nelle aziende più strutturate viene solitamente affidata al community manager.

Web Design

Il web designer progetta l’esperienza dell’utente sul sito in base agli obiettivi di conversione stabiliti. Cura il layout e l’aspetto estetico occupandosi di tutto ciò che riguarda la parte grafica con l’obiettivo di creare un aspetto che sia coerente con l’immagine che l’azienda vuole dare di sè. Tutto considerando attentamente l’usabilità della piattaforma quando vi si accede da smartphone e tablet: i siti che non sono mobile friendly sono ormai pesantemente penalizzati anche da Google.

IT Architect

Questa figura individua e definisce la struttura delle informazioni presenti nel sito: come un architetto costruisce la piattaforma dalle basi, creando un percorso che risponda alle intenzioni di ricerca dell’utente. È importante che questa struttura conduca a quelle pagine del sito in cui avviene la conversione necessaria per raggiungere gli obiettivi di business. Le competenze necessarie per questa figura sono molto complesse e diverse: è necessario conoscere il contesto tecnologico di riferimento e in base a questo saper declinare i sistemi in modo da renderli compatibili.

Analytics Specialist

Questa figura ricopre un aspetto fondamentale perché si occupa della misurazione dei risultati delle strategie online. Misura, analizza e riporta i dati relativi alla modalità di utilizzo di un sito web da parte degli utenti con lo scopo di capirne e migliorarne performance e interazione. La sua analisi riguarda tutti i settori del web implicati nelle attività di comunicazione e promozione. Questa figura si occupa di monitorare siti, social, campagne adv e AdWords e traduce in dati i risultati acquisiti per poterli prospettare al cliente attraverso dei report che diano un risultato di insieme delle strategie adottate. Prima dello studio dei risultati attua una fase di preparazione con un approfondito esame del sito oggetto dell’operazione, progettando l’interazione di tutta la comunicazione che avverrà sul web. Lo strumento principale con cui imposta il suo lavoro sono i link che saranno usati e che devono essere tracciati al fine di poterli utilizzare e visionare all’interno di strumenti come Google Analytics in modo da poter analizzare campagne, sources e mezzi di provenienza del link.

SEO Specialist

Il SEO Specialist è un professionista della Search Engine Optimization. Deve avere una profonda conoscenza delle dinamiche dei motori di ricerca (Google in primis) e dei fattori che determinano il ranking; per fare ciò attua una serie di attività on site e off site sui siti da posizionare permettendo a quest’ultimi di essere visibili per query di ricerca pertinenti ai prodotti o servizi che si intende promuovere. Il risultato di queste attività ha come fine quello di produrre un incremento del traffico organico (quindi non sponsorizzato) proveniente dai motori di ricerca. L’attività Seo si compone di diversi momenti: la ricerca delle keyword, l’attività di SEO audit, la fase di ottimizzazione on site e off site, la produzione di contenuti in ottica seo, lo sviluppo e l’attuazione di strategie di link building e infine l’analisi dei risultati. Professioni digitali: ecco i 10 profili per essere un'azienda digital oriented

Storyteller

La figura dello Storyteller è colui che trasforma la descrizione di un prodotto o di un servizio in una narrazione efficace, coinvolgente, che unisca i valori reali del prodotto con digressioni e aneddoti riconoscibili dal target. In un contesto dove l’obiettivo è attrarre il cliente, lo storyteller diventa una figura sempre più importante nel contesto di promozione e valorizzazione di un brand. La narrazione tende a coinvolgere e a catturare attenzione e interesse dell’interlocutore soprattutto da un punto di vista emotivo, ed è proprio su questo aspetto che le aziende tendono a puntare per poter fidelizzare i propri clienti. In questo contesto rientra la figura dello storyteller che deve essere bravo con i suoi testi a coinvolgere emotivamente il lettore e a rendere fruibile una narrazione in funzione del brand/prodotto.

Ecommerce Specialist

Si occupa della gestione del funzionamento di un negozio online in tutti i suoi aspetti. Ha una visione di insieme di quelle che sono le strategie di promozione, di gestione della piattaforma, gestione dei pagamenti, della logistica e della assistenza ai clienti. Nello specifico deve avere una perfetta conoscenza delle piattaforme di Ecommerce sia open source che proprietarie in modo da poter valutare quella più opportuna per il modello di business del cliente e deve occuparsi della progettazione della struttura Ecommerce e dei relativi contenuti in collaborazione con le figure dei grafici, dei tecnici e degli editor. L’Ecommerce Specialist deve conoscere gli strumenti e i canali web (link, mail, social media marketing, ecc…) grazie ai quali è possibile aumentare il traffico verso il sito, anche attivando delle campagne di web marketing, e quindi accelerare le vendite. Deve conoscere gli strumenti di monitoraggio i modo da attuare azioni di miglioramento e correttive nel caso ce ne fosse bisogno. Di fondamentale importanza è anche possedere una buona conoscenza delle dinamiche, più prettamente aziendali, legate alla gestione del magazzino, alla fatturazione e alla logistica. Questa figura assume una rilevanza fondamentale per l’efficienza di uno shop online in grado di spaziare da un settore all’altro del web marketing.

Professioni digitali: ecco i 10 profili per essere un'azienda digital oriented

Marketplace Specialist

Questa figura rientra tra le figure associate all’Ecommerce e si occupa di sfruttare il potenziale offerto dai Marketplace come per esempio Amazon e Ebay, divenuti ormai strumenti essenziali per le aziende che decidono di vendere online. Questo specialista si occupa di individuare il marketplace su cui si sceglie di affacciarsi. Pianifica l’assortimento, si occupa dell’inserimento dei prodotti e monitora l’andamento delle vendite utilizzando i report offerti dalle diverse piattaforme. Quelle appena descritte sono solo alcune figure presenti nel nuovo mercato del lavoro digitale. La richiesta è tanta perché la voglia di diventare digital oriented da parte delle aziende è elevata. Affidarsi a dei professionisti permette di raggiungere obiettivi concreti, in grado di essere misurati, migliorati, implementati. Affidarsi invece all’improvvisazione non è mai una scelta saggia.
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L'Ecommerce su Snapchat sarà presto realtà?

Brand e Ecommerce su Snapchat: un’analisi tra presente e futuro

Snapchat continua a sorprendere non solo con la sua forte crescita ma anche per le novità presto disponibili che renderanno più allettante questo canale per i brand e per le aziende, oggi ancora titubanti e scettiche.

Secondo le statistiche americane, gli utenti di Snapchat guardano in media 10 miliardi di video al giorno. Cosa rende speciale Snapchat è il suo focus sui contenuti creativi che spingono utenti e potenziali clienti a diventare veri e propri broadcaster e non solo dei consumatori.

I brand su Snapchat: come lo utilizzano?

E’ proprio il potere dell’effimero e il nuovo formato creativo che attrae i brand, quella voglia di sentirsi vicini alla propria audience o attrarne nuova, in un modo che Facebook, Twitter o Instagram (ancora) non riescono a fare. Snapchat attrae molto i ragazzi dai 13 ai 24 anni (che sono circa il 60% degli user totali in tutto il mondo), ma inizia ad essere uno strumento vincente anche per gli user di tutte le età, con il 54% di utenti iscritti che controllano l’app quotidianamente.

Snapchat va oltre i like e i commenti, anche questo fattore spinge i brand ad essere più creativi con i loro contenuti, misurando il successo dell’attività principalmente tramite il numero di visualizzazioni, screenshot e messaggi privati. Questo social può essere utilizzato dalle aziende non solo per condividere contenuti creativi e rilevanti, ma anche per premiare gli utenti con contenuti e offerte esclusive e a breve termine.

Per quanto riguarda l’advertising, Snapchat si focalizza al formato 3V (che sta per contenuti video, orientamento verticale e visualizzazioni) e ha il vantaggio di essere un’app a tutto schermo che “cattura” l’attenzione dell’utente.

La pubblicità su Snapchat è integrata nella piattaforma stessa, tramite le Live Stories o tramite la sezione Discover, con lo scopo di offrire agli utenti il giusto mix di contenuti creativi e contenuti sponsorizzati.

Brand e Ecommerce su Snapchat, le campagne ADV su Snapchat di Calvin Klein, Burberry e Rimmel
Brand e Ecommerce su Snapchat, le campagne ADV su Snapchat di Calvin Klein, Burberry e Rimmel

Aziende e Ecommerce su Snapchat

Abbiamo già visto contenuti sponsorizzati su Snapchat, per lo più da parte di grandi multinazionali e brand del lusso: pensiamo a Coca Cola e le sue storie divertenti che coinvolgono in prima persona gli influencer; o pensiamo a Burberry, che ha aperto il suo canale personalizzato nel Discover per 24 ore per promuovere Mr. Burberry, la nuova collezione di profumi da uomo.

Ultimamente si parla molto della monetizzazione su Snapchat, e non c’è da sorprendersi se finalmente abbiamo visto degli esperimenti di ecommerce sulla piattaforma. Un accenno di monetizzazione c’era già stato nel 2014, quando Snapchat presentò Snapcash, un modo semplice di inviare e ricevere denaro grazie al collegamento della carta di debito con l’app. Solo pochi mesi fa Joanna Coles, direttrice di Cosmopolitan USA (magazine immancabile nella sezione Discover), dichiarò la nascita di Sweet come canale Discover destinato a diventare un vero e proprio Ecommerce.

Inaspettatamente il 29 Aprile 2016 il canale discover di Cosmopolitan ha presentato la sua primissima Shoppable ads con Lancôme e Target, promuovendo dei prodotti da acquistare direttamente su Snapchat grazie ad un semplice scroll.

Inoltre i follower di Cosmopolitan hanno potuto rivedere l’adv interattiva nella classica storia del canale stesso, ma questa volta la durata di 10 secondi permetteva di fare uno scroll verso l’alto per maggiori informazioni, verso il basso per acquistare subito.

L’idea di shopping così realizzata sembra davvero semplice e intuitiva, ma forse siamo ancora agli inizi dell’era di Snapchat: conviene innanzitutto convertirsi a questo nuovo mezzo di comunicazione, capire come funziona e iniziare a crearsi una propria fanbase, se non si vuole rimanere indietro.

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Social Media Strategy per Ecommerce

Come utilizzare i social network per il tuo Ecommerce

Nonostante diversi ostacoli, soprattutto di origine culturale, il giro di affari legato al commercio elettronico in Italia è arrivato a 14 miliardi di euro. Una cifra davvero importante, che ci deve spronare a fare sempre meglio e ad affinare la nostra strategia di marketing e comunicazione sul web per un ecommerce.

Strategia che, visti i dati, non può non integrare anche (se non, soprattutto) i social network, una fetta importante nella vita (e nel tempo) delle persone, tutte potenziali utenti del nostro shop online. E chi esclude questo tassello non può che rimanere indietro e deludere le aspettative di chi, invece, si aspetta quasi naturalmente questa integrazione. Vediamo, perciò, come poter sfruttare alcuni dei diversi social attualmente sul mercato per potenziare la nostra strategia e portare sempre più traffico (e vendite) sul sito, guardando anche a quelle che sono le strade percorse in tal senso dai grandi brand.

FACEBOOK

Di certo non si può dire che il social network di Mark Zuckerberg non abbia mosso passi in questa direzione. Ve lo ricordate il Gift Shop, strumento con il quale era possibile fare acquisti e regali agli amici direttamente sulla piattaforma? Beh, anche se il servizio non è mai decollato, si è trattato comunque di un primo approccio social verso gli e-commerce. Approccio che si è concretizzato il 17 Luglio 2014 con l’introduzione del tasto BUY per i post sponsorizzati. Sono dei veri e propri annunci di prodotto, muniti di inequivocabile call-to-action, “Acquista” per l’appunto, che consentono all’utente di poter completare l’acquisto senza mai abbandonare Facebook.  Tutto, ovviamente, in maniera sicura e nel rispetto della privacy e senza alcuna commissione o fee sulle vendite, ma soltanto il costo dell’ads.

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TWITTER

E anche il social network dei cinguettii si è adeguato alla crescente importanza degli e-commerce, aggiungendo anch’esso la funzione BUY nei propri tweet sponsorizzati e consentendo di completare l’intera transazione, sempre in assoluta sicurezza, sulla stessa piattaforma. Ma non è questa l’unica funzione attivata da Twitter per stimolare e integrare il commercio elettronico. Ha pensato bene di sfruttare anche uno dei sui strumenti simbolo, l’hashtag, per compiere delle conversioni. Di recente, infatti, ha siglato un accordo davvero all’avanguardia con Amazon: qualsiasi utente potrà scegliere di inserire nel carrello degli acquisti o nella lista dei desideri un qualsiasi prodotto twittato da Amazon, rispondendo al tweet rispettivamente con #AmazonCar per la prima operazione o #AmazonWishList per la seconda. Questo però a patto che abbiate collegato l’account Twitter al vostro profilo su Amazon.

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PINTEREST

E poi c’è Pinterest, il social network cucito su misura per l’e-commerce: basta avere delle belle immagini, in hd, mettere il link al sito e il gioco è fatto. E anche le transazioni, ovviamente, migrano sul sito stesso e tutto resta uguale a come ormai lo conosciamo.

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INSTAGRAM

Se pensiamo a Instagram, immaginiamo a buon diritto un social totalmente votato al visual su cui condividere le nostre immagini e i nostri video personali. Ma c’è chi ha provato a utilizzare la piattaforma in maniera creativa e originale, facendo di Instagram una sorta di sito web. È il caso di Ikea Russia che ha creato un vero e proprio catalogo interattivo con le immagini dei prodotti e le descrizioni. Come? Sfruttando la funzione tag delle foto, che si sono trasformati in collegamenti ipertestuali, e creando tantissimi account per ciascuna categoria di prodotto. Un lavoro impegnativo, ma dagli ottimi risultati.

Ikea Russia Instagram

 

 

WHATSAPP

Per quanto per alcuni sia difficile vedere l’applicazione di messaggistica istantanea per eccellenza come un social network, a conti fatti lo è. O, per lo meno, lo sta diventando. E non considerarlo come un ulteriore canale di comunicazione di un e-commerce potrebbe essere una mossa non proprio furba. Molti grandi marchi, come Absolut Vodka, questo l’hanno capito e hanno provato a definire una strategia che sfrutti questo potentissimo strumento. Certo, quando si parla di numeri di telefono la remore aumentano e bisogna assicurarsi di muoversi nel consenso e nel rispetto della privacy degli utenti. Ma una volta superato questo piccolo (ma importante) gap burocratico, il gioco è fatto.

E proprio sul gioco si è basata la strategia di Absolute che, per promuovere una nuova linea di bottiglie di vodka, ha organizzato un party esclusivo alla cui lista di invitati era possibile accedere solo con il permesso di Sven. Chi è Sven? Un buttafuori virtuale con cui comunicare solo tramite WhatsApp e convincerlo a ogni costo, e in ogni modo, a partecipare alla festa. Un’idea davvero originale e divertente, che ha smosso la fantasia e la creatività dei partecipanti, che le hanno provate di tutte per smuovere il burbero Sven (il community manager di Absolut) dalle sue posizioni.

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Considerazioni

Alla fine della fiera, i modi e i mezzi che un e-commerce ha a disposizione per comunicare sono tanti, tantissimi e, soprattutto, sempre più social. Qui si può dare libero sfogo a fantasia e creatività per creare il giusto feeling con i propri utenti e far vivere loro un’intera esperienza, che non si ferma solo all’acquisto. Commenti? Obiezioni? Chiarimenti? Discutiamone insieme!