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L’importanza della ricerca immagini di Google

La ricerca di immagini con Google è diventata uno strumento indispensabile per chi si occupa di digital marketing. Utilizzare le immagini in modo strategico può non solo migliorare l’estetica dei tuoi contenuti, ma anche aumentare significativamente il traffico verso il tuo sito web. In questo articolo, esploreremo come utilizzare Google Immagini nella tua strategia e l’importanza dell’ottimizzazione delle immagini per migliorare la SEO.

Perché utilizzare la ricerca immagini di google?

Identificazione delle tendenze visive

La ricerca immagini di Google permette ai marketer di identificare facilmente le tendenze visive emergenti nel loro settore. Questo può aiutare a creare contenuti che siano in linea con ciò che il pubblico trova attualmente interessante e coinvolgente. Utilizzando parole chiave specifiche e analizzando i risultati delle immagini, è possibile comprendere quali stili, colori e temi sono più apprezzati.

Miglioramento della creatività dei contenuti

Le immagini possono ispirare nuove idee per contenuti e campagne di marketing. Ad esempio, cercare immagini correlate a un determinato argomento può suggerire nuove angolazioni o approcci creativi per presentare un prodotto o un servizio. Inoltre, le immagini possono essere utilizzate per creare infografiche, post sui social media, e altri contenuti visivi che catturano l’attenzione del pubblico.

LiImportanza dell’ottimizzazione delle immagini per la ricerca di Google

Aumento del traffico organico

L’ottimizzazione delle immagini può aumentare il traffico organico verso il tuo sito web. Quando le immagini sono ben ottimizzate, hanno maggiori probabilità di apparire nei risultati di ricerca di Google Immagini, portando utenti interessati direttamente al tuo sito. Per ottimizzare le immagini, è fondamentale utilizzare nomi di file descrittivi, alt tag appropriati e descrizioni dettagliate.

Miglioramento dell’esperienza dell’utente

Le immagini ottimizzate non solo migliorano la SEO, ma anche l’esperienza complessiva dell’utente sul tuo sito web. Immagini di alta qualità e rilevanti rendono i contenuti più interessanti e coinvolgenti, mantenendo i visitatori sul sito più a lungo. Inoltre, immagini ben ottimizzate si caricano più velocemente, riducendo i tempi di attesa e migliorando la soddisfazione dell’utente.

Best Practices per l’ottimizzazione delle immagini

  1. Utilizza Nomi di File Descrittivi: Invece di utilizzare nomi di file generici come “IMG_1234.jpg”, scegli nomi che descrivano accuratamente il contenuto dell’immagine, ad esempio “scarpe-da-corsa-rosse.jpg”,
  2. Aggiungi Alt Tag e Descrizioni: Gli Alt tag aiutano i motori di ricerca a comprendere il contenuto dell’immagine. Utilizza parole chiave pertinenti e descrizioni dettagliate per migliorare la visibilità dell’immagine nei risultati di ricerca,
  3. Riduci le dimensioni dei file: Immagini troppo grandi possono rallentare il caricamento del sito. Utilizza strumenti di compressione per ridurre le dimensioni dei file senza compromettere la qualità delle immagini,
  4. Scegli il formato giusto: Utilizza formati d’immagine appropriati per il web, come JPEG per fotografie e PNG per immagini con sfondi trasparenti. Considera anche l’utilizzo di formati più recenti come WebP, che offrono una migliore compressione e qualità,
  5. Crea una Sitemap delle immagini: includi una sitemap delle immagini nel tuo sito web per aiutare i motori di ricerca a indicizzare tutte le immagini presenti. Questo può migliorare ulteriormente la visibilità delle immagini nei risultati di ricerca.

Conclusione

La ricerca immagini di Google è uno strumento potente per i digital marketer, offrendo opportunità per identificare tendenze visive, migliorare la creatività dei contenuti e aumentare il traffico organico. L’ottimizzazione delle immagini è fondamentale per massimizzare questi benefici, migliorando la SEO e l’esperienza dell’utente. Integrare queste pratiche nella tua strategia di marketing può portare a risultati significativi.

Se desideri saperne di più su come ottimizzare le tue immagini per Google e migliorare la tua strategia di marketing digitale, contatta Socialware per una consulenza personalizzata. Siamo qui per aiutarti a raggiungere i tuoi obiettivi di business con soluzioni innovative e strategie efficaci.

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best practice scheda prodotto

Best Practice per la scrittura di una scheda prodotto

Nell’e-commerce contemporaneo, dove la concorrenza è spietata e gli acquirenti sono sempre più esigenti, la scrittura di schede prodotto efficaci è diventata una delle sfide principali per i rivenditori online. La scheda prodotto non è solo una descrizione tecnica di ciò che si vende, ma anche un’opportunità per catturare l’immaginazione dei clienti e convincerli a fare l’acquisto. In questo articolo, esploreremo le migliori pratiche per creare schede prodotto coinvolgenti e persuasive che si distinguono dalla massa e portano a una maggiore conversione.

L’importanza della scrittura della scheda prodotto

Le schede prodotto sono fondamentali nel processo di acquisto online. Sono la vetrina virtuale dei tuoi prodotti e svolgono un ruolo cruciale nel determinare se un cliente deciderà o meno di effettuare un acquisto. Una descrizione accurata, persuasiva e ben strutturata può fare la differenza tra un cliente che aggiunge il prodotto al carrello e uno che abbandona il sito senza fare alcuna azione. Inoltre, una scheda prodotto ben ottimizzata può migliorare la visibilità del tuo negozio online sui motori di ricerca, aumentando le possibilità di essere trovato da potenziali acquirenti.

Coinvolgimento del cliente

Uno degli obiettivi principali di una scheda prodotto efficace è catturare l’attenzione e coinvolgere il cliente fin dalla prima occhiata. Per fare ciò, è essenziale utilizzare titoli accattivanti, immagini di alta qualità e descrizioni dettagliate che mettano in risalto i vantaggi e le caratteristiche uniche del prodotto. Il coinvolgimento del cliente inizia dalla presentazione visiva del prodotto e continua attraverso una narrazione persuasiva che suscita interesse e desiderio nel potenziale acquirente.

SEO e Keyword Research

L’ottimizzazione delle schede prodotto per i motori di ricerca è un aspetto fondamentale della scrittura efficace di schede prodotto. Prima di iniziare a scrivere, è importante condurre una ricerca approfondita delle parole chiave pertinenti per il tuo prodotto e il tuo settore di nicchia. Questo ti aiuterà a identificare i termini e le frasi che i potenziali clienti utilizzano per cercare prodotti simili al tuo. Integrare strategicamente queste parole chiave nella descrizione del prodotto può migliorare il posizionamento del tuo negozio online nei risultati di ricerca e aumentare la visibilità del tuo prodotto agli occhi degli acquirenti interessati.

Utilizzo di Parole Chiave Long-Tail

Le parole chiave long-tail sono una componente importante della strategia SEO per le schede prodotto. Questi sono termini di ricerca più specifici e dettagliati che tendono ad attirare utenti con intenzioni di acquisto più definite. Integrare parole chiave long-tail nelle schede prodotto può aiutarti a raggiungere un pubblico più mirato e aumentare le probabilità di conversione.

Strumenti per la Keyword Research

Per condurre una ricerca efficace delle parole chiave per le schede prodotto, è consigliabile utilizzare strumenti specializzati. Questi strumenti possono aiutarti a identificare le parole chiave più rilevanti per il tuo prodotto e a ottimizzare le schede prodotto per massimizzare il traffico organico verso il tuo ecommerce. Alcuni strumenti tra i più popolari e utilizzati:

  • Google Keyword Planner: Questo strumento gratuito di Google fornisce informazioni dettagliate sul volume di ricerca e sulla competizione delle parole chiave.
  • Semrush: è uno strumento a pagamento che offre una vasta gamma di funzionalità per la ricerca delle parole chiave, l’analisi della concorrenza e altro ancora.
  • Google Search Console: Questo strumento gratuito di Google fornisce dati sulle prestazioni di ricerca del tuo sito web, inclusi dati sulle parole chiave che generano traffico e impressioni.

La struttura di una scheda prodotto

Una struttura ben definita e chiaramente organizzata è fondamentale per garantire che le informazioni più importanti sul prodotto siano facilmente accessibili e comprensibili per il cliente.

Titolo del prodotto

Il titolo del prodotto è il primo elemento che il cliente legge e può avere un impatto significativo sulle decisioni di acquisto. Un titolo chiaro, conciso e ricco di parole chiave pertinenti può aumentare la visibilità del tuo prodotto sui motori di ricerca e attirare l’attenzione dei potenziali acquirenti.

Descrizione del prodotto

La descrizione del prodotto è il cuore della scheda prodotto ed è qui che puoi fornire ai clienti tutte le informazioni di cui hanno bisogno per prendere una decisione informata sull’acquisto. La descrizione dovrebbe essere esaustiva, accurata e orientata ai benefici, mettendo in evidenza le caratteristiche distintive e i vantaggi del prodotto rispetto alla concorrenza. Utilizzare un linguaggio persuasivo che catturi l’immaginazione del cliente e lo convinca che il prodotto è esattamente ciò di cui ha bisogno.

Utilizzo di bullet points

Gli elenchi puntati possono rendere la lettura della descrizione del prodotto più chiara e accessibile, consentendo ai clienti di individuare facilmente le informazioni più rilevanti. Utilizza i bullet points per elencare le caratteristiche principali del prodotto in modo conciso e visivamente accattivante.

Ottimizzazione delle immagini

Le immagini svolgono un ruolo fondamentale nella presentazione del prodotto e possono avere un impatto significativo sulle decisioni di acquisto dei clienti.Utilizza immagini ad alta risoluzione che mostrino il prodotto da diverse angolazioni e prospettive. Le immagini di alta qualità possono aiutare i clienti a comprendere meglio l’aspetto e le dimensioni del prodotto, riducendo il rischio di insoddisfazione post-acquisto e restituzioni.

In conclusione

Scrivere schede prodotto efficaci richiede tempo, impegno e una profonda comprensione del tuo prodotto e del tuo pubblico di riferimento. Seguire le migliori pratiche discusse in questo articolo può aiutarti a creare schede prodotto coinvolgenti, persuasive e ottimizzate per i motori di ricerca che si distinguono dalla concorrenza e portano a una maggiore conversione e soddisfazione del cliente. Investi nella scrittura di schede prodotto di qualità e vedrai i risultati riflettersi sulle tue vendite e sulla reputazione del tuo brand online.

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Link Building: da dove iniziare

Link building: di cosa si tratta?

Tra le diverse attività svolte in un’agenzia di digital marketing, quelle inerenti al lavoro off-site sono le più sottovalutate del settore: una di queste è la link building, che per essere efficace, richiede tempo e costanza, ma soprattutto pazienza ed attenzione.
Ma cos’è la link building?
Parliamo di un’attività SEO mirata a ottenere link di collegamento verso il nostro sito web, pagina di categoria o prodotto, da un altro sito (backlink). L’obiettivo è ottenere più traffico verso il proprio sito web o Ecommerce, e migliorare il posizionamento nella SERP di Google.
 

Tutta una questione di attributi e fonti

Per costruire backlink di qualità bisogna conoscere le varie tipologie di link esistenti, ad esempio:

  • link editoriali, costituiti da articoli mirati all’inserimento di collegamenti al proprio sito web. A loro volta, tali link possono essere richiesti (pubblico scelto in base alle proprie esigenze, quindi link di qualità) o non richiesti (di solito sono i più duraturi nel tempo e certificano un certo grado di notorietà del proprio brand);
  • link generati dagli utenti, come commenti su blog e forum, o directory non moderate. In questo caso si parla di collegamenti di bassa qualità, che hanno un peso inferiore rispetto a link di tipo editoriale.

Oltre a questa distinzione, i link sono categorizzati per attributo rel. Esso è utilizzato per descrivere la relazione tra la pagina del sito che ospita il nostro link e il link di destinazione posizionato:

  • rel=”follow”: si ottiene un passaggio di autorevolezza, dal sito web che ospita il backlink al sito di destinazione;
  • rel=”nofollow”: il sito web che ospita il backlink suggerisce al motore di ricerca di non trasferire la propria autorevolezza al sito di destinazione.
  • rel=”sponsored”: indica quali link costituiscono una pubblicità, un banner o un posizionamento a pagamento.

Gli attributi sono utilizzati dal motore di ricerca anche per distinguere i link principali da tener conto per il posizionamento nella SERP (link follow) dai cosiddetti “suggerimenti” (nofollow, sponsored e UGC).

 

Link building: come ottimizzare articoli già esistenti in rete?

Sono diverse le strategie di link building attuabili: la scelta di quella giusta per ciascuna azienda si basa sulle sue necessità, sulla sua cronologia e sul posizionamento SERP in un dato istante.

Un esempio è il caso di Fiore di Puglia, azienda per la quale seguiamo l’attività di digital marketing, produttrice di taralli pugliesi e affini, ci sta dimostrando come un sito web possa avere backlink di qualità in modo naturale.
Attraverso una ricerca approfondita e con l’ausilio di tool specifici, sono emersi articoli in cui l’azienda veniva menzionata, sia per premi vinti che per il lancio di nuovi prodotti, ma dove non erano presenti backlink. Ottime occasioni per collegare schede prodotto, news o l’homepage: in questo caso, l’obiettivo era inserire link all’interno di articoli già esistenti. Una volta raggiunto un accordo, il processo di link building inizia a prendere forma, ottenendo così i primi link editoriali, garanzia di qualità.
Successivamente, si procede con le fasi di analisi e monitoraggio attraverso strumenti di web analytics, valutando se il backlink inserito stia migliorando la posizione sulla SERP di Google. Si verifica anche l’efficacia della keyword scelta, a cui è stato ancorato il link di destinazione.
Per l’azienda in questione, la scelta è ricaduta sulla parola di brand “Fiore di Puglia”, puntando sul rafforzare il posizionamento e l’autorevolezza del brand.
In altri casi, invece, si è scelto di ancorare il backlink a keyword affiliate al marchio: si indirizza l’utente verso pagine di categoria o schede prodotto specifiche.

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Blog aziendale, perchè è utile per l’Ecommerce?

Vendere con il blog aziendale è possibile?

Nell’ottica di una strategia di inbound marketing, il blog aziendale è un potente canale per farsi trovare dai clienti, intercettarli e aumentare la visibilità della tua azienda sul web. Esattamente come fanno i social media e l’e-mail, anche il blog aiuta a sostenere la crescita aziendale, in primis in termini di Brand Awareness e Brand Reputation e si rivela importante per trasformare un utente che non conosce la il tuo brand in un tuo cliente. Infatti il blog aziendale si trova all’inizio del “percorso” dell’utente, in cui quest’ultimo è ancora lontano dal concetto di acquisto e non è in cerca di schede del prodotto, pagine di categorie, richieste di preventivi, fasi che rappresentano, invece, il punto d’arrivo di chi sta per acquistare.

Il blog è uno strumento non strettamente commerciale per aumentare la tua visibilità online

Quali sono gli obiettivi e vantaggi di un blog aziendale?

Il blog non è un “passatempo” per i clienti, ma ha ben altri obiettivi. Partendo da un accurato lavoro di scrittura e di ottimizzazione SEO e dalla ricerca e analisi delle keyword “informative” potrai intercettare il tuo target, coinvolgendolo con guide, consigli, approfondimenti su tematiche relative al tuo brand. Vediamo nello specifico quali sono gli obiettivi di un blog aziendale e, nello stesso tempo, i suoi vantaggi per capire come si trasforma un visitatore, intercettato nel momento del bisogno, in un cliente.

1. Imporsi come fonte autorevole nel web

Il primo obiettivo di un blog aziendale è quello di imporsi nel web come fonte autorevole e risorsa attendibile su informazioni nel proprio settore di riferimento, relativamente ai prodotti o ai servizi forniti. “Content is king” è ancora la parola d’ordine pronunciata dai più esperti marketer aziendali, verissimo in questo caso. Un blog aziendale che risponde alle domande più frequenti poste dai clienti, contiene informazioni utili per loro, ti aiuterà a stabilire la tua autorità. Un blog può risultare educativo, informativo, chiarire il funzionamento di un prodotto o un servizio, intrattenere, approfondire una tematica che non sia strettamente collegata all’utilizzo commerciale del sito. Se i potenziali clienti trovano risposte alle loro domande comuni tramite post di blog scritti da persone esperte del settore è molto più probabile che ti riconoscano come brand autorevole ed entrino, in seguito, nel processo di vendita perché ciò che hai da offrire è più completo di una “fredda” relazione tra acquirente e venditore. In parole povere, con il tuo blog aziendale potrai conquistare la sua fiducia.

2. Indirizzare il traffico verso il tuo sito web

Come possono i tuoi clienti raggiungerti pur non conoscendoti? Gli annunci su Google sono un valido strumento, ma costoso. Lo stesso vale per i social media: Facebook, come è noto, richiede un certo investimento nelle campagne di advertising, se pur utili e necessarie. Ogni volta che scrivi un nuovo post sul blog, aggiungi un’altra pagina indicizzata sul tuo sito web, un’altra opportunità di comparire nei motori di ricerca e indirizzare il traffico mediante ricerca organica. Ma non è tutto, perchè il blog ti aiuta anche a essere presente e interessante anche sui social media: il post può essere condiviso sulle tue pagine Social, anche dai follower: Facebook, Instagram, Twitter, Pinterest ti aiutano a mostrare la tua attività a un nuovo pubblico che potrebbe non conoscerti ancora. In altre parole i contenuti del blog aiutano anche a mantenere attiva la tua presenza sui social media. Quindi ti aiuta a indirizzare nuovo traffico sul tuo sito Web, lavorando a stretto contatto con i motori di ricerca e i social media per farlo

3. Convertire il traffico acquisito in lead

Incrementando il traffico al tuo sito web attraverso il blog, puoi sfruttare l’opportunità di convertire questi utenti in lead. Da una parte un nuovo post di blog è una nuova pagina indicizzata, dall’altra è un’occasione per condividere contenuti interessanti sui social, dall’altra, ma è anche un modo per acquisire nuovi contatti. Come? Tramite una call to action, un invito all’azione che permette di
  • accedere alle pagine informative
  • compilare un form per l’iscrizione alla newsletter
  • scaricare white paper o guide gratuie
  • accedere alla pagina del prodotto o del servizio fornito

Blog aziendale, esempi di successo

Da dove cominciare per portare un blog aziendale al successo?

Sicuramente dallo studio di un piano editoriale costruito sulla base delle esigenze informative del tuo target, e quindi su contenuti che risponderanno alle loro domande generiche. Quello che dovrai chiederti è: cosa cercano i tuoi potenziali clienti? Di quali informazioni hanno bisogno? Contestualmente sarà necessario uno studio delle keyword informative e delle ricerche effettuate dai tuoi utenti. In altre parole sapendo cosa cerca il tuo target potrai studiare un piano adeguato.

Quali sono gli errori da evitare?

  • Essere “commerciali” nella scrittura, parlando solo dei prodotti o dei servizi. L’obiettivo principale del blog non è vendere, ma informare.
  • Pubblicare una tantum: se non hai tempo, o un team, da dedicare al tuo blog aziendale, meglio chiuderlo. Il blog è la voce della tua azienda, ma è fondamentale essere costanti.
Anche aziende medio-piccole sono riuscite ad acquisire visibilità attraverso il proprio blog.

Gruppo San Marco, da Ecommerce di piscine a guida informativa

Gruppo San Marco, è un Ecommerce specializzato nella vendita di piscine fuori terra e interrate, stufe a pellet, arredo bagno e arredo giardin. Grazie a un piano editoriale studiato ad hoc riesce a fornire agli utenti risposte alle domande più frequenti degli utenti offrendo consigli sulla manutenzione stagionale della piscina, sull’utilizzo dei prodotti chimici adeguati, consigli per gli acquisti degli accessori, ma anche guide per l’installazione delle piscine, e inoltre approfondimenti sulle funzionalità dei componenti di una stufa a pellet, consigli per la pulizia. Il tutto corredato da video di approfondimento. blog san marco

ABITAREarreda, non solo Ecommerce di arredamento ma vero e proprio manuale di stili e tendenze

ABITAREarreda è un sito e-commerce di arredamento basato sul concetto di design Made in Italy. Grazie al suo blog aziendale a fornire agli utenti idee, consigli, ispirazioni per arredare casa nel modo giusto. Il piano editoriale è basato su guide di design e si avvale anche della collaborazione di blogger e Instagram Influencer del settore. Schermata 2019-08-09 alle 11.21.29

No Problem Flights, non solo servizio di rimborso volo ma anche consigli di viaggio

Questo progetto, basato sul servizio di rimborso volo cancellato o in ritardo, grazie al blog aziendale riesce a posizionarsi su tematiche strettamente connesse al viaggio in aereo o alle compagnie aeree, rispondendo in particolare a dubbi e interrogativi dei passeggeri. Il blog editoriale offre sia soluzioni operative per la prenotazione di un volo o per la preparazione ad un viaggio, sia soluzioni per affrontare un viaggio senza incorrere in spiacevoli disagi. Schermata 2019-08-09 alle 11.10.14 E il tuo Ecommerce è già ben avviato sulla sezione news e blog? Quali sono le tue le tue opinioni sui blog aziendali? Se sei appena agli inizi o non sai come migliorare il tuo blog, contattaci per saperne di più!
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Indicizzazione mobile-first: le novità di Search Console

Cos’è l’indicizzazione mobile-first?

Mobile vs Desktop: il sorpasso è ufficialmente avvenuto

Ormai non è più una novità già da tempo. Affermare che il traffico da Mobile ha superato quello da Desktop è ormai non solo un trend ma un dato netto che nessun marketer può più trascurare. Stando al Kpi Report 2019 di Wolfgang Digital il 53% del traffico proviene da smartphone e il dato aumenta di 10 punti percentuale se includiamo i tablet. Si tratta quindi di una tendenza stabile che, soprattutto nel 2018, ha portato all’introduzione di importanti cambiamenti in diversi ambiti, uno fra tutti l’indicizzazione. Ma andiamo con ordine. Prima di capire come Google ha risposto alla chiara mutazione del comportamento degli utenti durante gli ultimi due anni, vediamo insieme cos’è l’indicizzazione mobile-first e come cambiano i parametri di valutazione e gli strumenti di classificazione e analisi. INDICE
  1. Cos’è l’indicizzazione mobile-first?
  2. Le novità di Google Search Console
  3. Best practice per l’indicizzazione mobile-first
  4. Conclusioni

Cos’è l’indicizzazione mobile-first?

Il report di Wolfgang Digital ci offre un altro spunto di riflessione interessante. Se il traffico da Mobile ha superato da tempo quello da Desktop, non si può affermare lo stesso se prendiamo in considerazione le conversioni in base al dispositivo utilizzato. Infatti, seppur in crescita rispetto all’anno precedente, le conversioni da Desktop rappresentano ancora il 56% del totale. Gli utenti sono ad oggi sempre più predisposti alla navigazione da mobile ma continuano a convertire da desktop. Proprio per questo motivo, negli ultimi anni è diventato sempre più importante prestare attenzione all’organizzazione dei contenuti dei siti web per mobile. Due i motivi principali: da un lato l’esigenza di migliorare la mobile user experience, dall’altro adeguare i contenuti al nuovo algoritmo e ai nuovi fattori di ranking di Google che premiano le versioni mobile. Ma cosa vuol dire indicizzazione mobile-first? Rispondere a questa domanda è più semplice di quanto si possa immaginare. Non si tratta di un processo differente da quello adottato fino ad ora da Big G. Il meccanismo è sempre lo stesso: GoogleBot legge e scansiona una pagina, rileva e memorizza tutte le informazioni relative al contenuto nel suo indice e successivamente stabilisce il ranking, ovvero la valutazione che insieme ad altri fattori contribuirà al posizionamento di quella pagina in base ad una determinata query. Fin qui nulla di nuovo ma quali sono gli “altri fattori” che incidono sulla tipologia di indicizzazione? Uno fra tutti: il dispositivo. Ed è qui che il processo di “catalogazione” al quale eravamo abituati subisce un cambiamento tanto impercettibile quanto sostanziale. Mobile Users Nell’indicizzazione mobile-first Google preferisce di default leggere e memorizzare i contenuti nella loro versione mobile anziché quelli nella versione desktop. Chiariamo subito un facile equivoco, Google non manterrà un indice separato per siti in versione mobile ma al contrario indicizzerà direttamente i contenuti che trova nella versione mobile di un determinato sito web. Si tratta dunque di un cambiamento che sarà indolore per tutti quei siti, la maggior parte, nei quali le versioni mobile e desktop corrispondono perché i contenuti sono identici e organizzati con un design responsive che soddisfa pienamente la tendenza degli utenti e i nuovi algoritmi. La faccenda si complica per tutti quei siti che ad oggi presentano ancora contenuti o URL differenti nelle due versioni. In questi casi infatti Google favorirà i contenuti ottimizzati per i dispositivi mobili sostituendoli alla versione desktop. Un problema non di poco conto se a non essere indicizzati sono proprio quei contenuti importanti per il ranking presenti nella versione desktop e mancanti in quella mobile. In questo caso quindi la pagina esaminata potrebbe registrare una importante perdita di posizionamento. Ma come facciamo a sapere se Google sta indicizzando il nostro sito prendendo in considerazione la sua versione mobile? Vediamolo subito.

Le novità di Google Search Console

Ogni cambiamento delle abitudini degli utenti determina inevitabilmente una mutazione parallela degli strumenti di lavoro, soprattutto per tutto ciò che riguarda l’analisi dei dati. È proprio quando questi strumenti implementano delle novità che il cambiamento diventa reale e non più una semplice tendenza o previsione. È così gli aggiornamenti annunciati il 26 giugno 2019 da Google su Search Console anticipano di qualche giorno quello che rappresenta un concreto punto di svolta nel rapporto tra Desktop e Mobile. A partire dal 1° luglio infatti “l’indicizzazione con priorità ai contenuti per dispositivi mobili sarà attiva per impostazione predefinita per tutti i nuovi siti web (nuovi sul Web o prima non noti alla Ricerca Google)”, come si legge nell’aggiornamento della guida sull’indicizzazione di Google con priorità per i contenuti per dispositivi mobili. Da qualche giorno infatti accedendo a Google Search Console è molto facile visualizzare una notifica che comunica se il sito analizzato viene indicizzato principalmente in base al contenuto per dispositivi mobili. La notifica in basso a destra della schermata mostra anche da quando il sito è stato spostato sull’indicizzazione mobile-first, un’informazione che prima non era disponibile nonostante questo passaggio fosse già stato fatto da molto tempo. Nuova notifica Google Search Console Inoltre, grazie a queste novità è possibile identificare quale crawler (Googlebot Smartphone o Googlebot Desktop) agisce sul tuo sito. Questa informazione è indicata nella pagina “Impostazioni” di Search Console. Crawler Google Search Console

Best practice per l’indicizzazione mobile-first

Per evitare perdita di posizionamento e andare incontro a questi piccoli ma importanti cambiamenti introdotti dall’indicizzazione mobile-first, è necessario adottare alcuni accorgimenti. Ne elenchiamo alcuni tra i più immediati:
    • contenuti mobile e desktop: entrambe le versioni del sito devono avere gli stessi contenuti. Oltre al testo, anche immagini (compresi Tag Alt) e video per una corretta scansione.
  • metadati: anche meta title e meta description della versione desktop devono essere presenti e corrispondere a quelli della versione mobile.
  • controllare le due versioni su Search Console: al passaggio di Google all’indicizzazione con priorità verso i contenuti per dispositivi mobili è possibile riscontrare uno spostamento di dati. Si tratterebbe di un indicatore importante per pensare a specifici interventi di ottimizzazione.

Conclusioni

Come abbiamo potuto apprendere, gli utenti pur essendo ancora timidi nella conversione da mobile, preferiscono navigare e accedere a contenuti di diversa tipologia da dispositivi mobili. Quella che fino a qualche anno fa era solo una previsione ora è una realtà sulla quale basare l’intera architettura di un sito web e dei contenuti. Che si tratti di un sito informativo o di un Ecommerce, dal 1° luglio 2019 tralasciare l’ottimizzazione dei contenuti nelle versioni mobile potrebbe rivelarsi un errore che non è mai stato cosi grave. Alla prossima!
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Voice Search: come cambia la SEO

Cos’è la Voice Search?

Come e cosa cambia nella SEO del futuro

Capire come gli utenti cercano contenuti e soprattutto cosa cercano utilizzando nuovi strumenti e con nuove abitudini. Oggi parliamo di Voice Search e di cosa cambia nello scenario SEO con la diffusione di nuove modalità di ricerca. INDICE
  1. Cos’è la Voice Search?
  2. Come cambierà la SEO nei prossimi anni
  3. Best practice per una Vocal SEO efficace
  4. Conclusioni

Cos’è la Voice Search?

Da sempre i comportamenti dell’uomo sono condizionati e spesso determinati dei mezzi utilizzati per veicolare, cercare o produrre contenuti di vario genere. Che si tratti della ricerca di un’informazione, o delle modalità di interazione e relazione con la comunità/community, gli strumenti utilizzati non sono mai neutri e influenzano non solo i messaggi ma anche i gesti e i tempi della comunicazione. A tutto questo si aggiunge il cambiamento degli stili di vita e della quotidianità. Senza spostarci sul piano antropologico e senza citare McLuhan un dato è certo: le nuove tecnologie influiscono inevitabilmente sul linguaggio. Osservare come cambia il linguaggio in relazione agli strumenti disponibili è una delle tante buone pratiche che un SEO attento deve sviluppare con una certa costanza e dedizione. Query che qualche anno fa avevano un significato oggi ne hanno un altro, fanno riferimento a contenuti nuovi e soprattutto a risultati di ricerca diversi. Questo discorso molto ampio e interessante si regge su un grande ambito altrettanto avvincente che riguarda l’interazione uomo-macchina. Da un lato ci siamo noi che, superati i primi decenni di imbarazzo e diffidenza, oggi comunichiamo con i dispositivi con una naturalezza che migliora giorno dopo giorno, dall’altro ci sono algoritmi che interpretano questa umanizzazione del linguaggio per offrire i risultati migliori e soddisfare le aspettative di questi nuovi utenti spigliati. In parole povere, se solo qualche anno fa pronunciare in pubblico frasi come “Ehi, Google” o “Ehi, Siri” avrebbe destato ilarità o preoccupazione, oggi il motore di ricerca ha cambiato faccia, anzi per essere più precisi, oggi il motore di ricerca ha una faccia con la fisionomia di un amico o di un’amica ai quali chiedere qualsiasi cosa e con un linguaggio colloquiale. Questa è la Voice Search: la possibilità di effettuare una ricerca online senza digitare o scrollare ma con il solo utilizzo della propria voce. Basta fare una domanda parlando nel microfono o “chiamando” il tuo assistente per ricevere subito le risposte migliori, “la” migliore nel caso degli smartspeaker come Google Home e Amazon Echo. Ma cosa vuol dire in termini SEO tutto questo? Vediamolo subito. Vocal SEO

Come cambierà la SEO nei prossimi anni

Il cambiamento delle abitudini di ricerca, l’utilizzo di un linguaggio sempre più naturale e l’evoluzione degli algoritmi sono i tre elementi alla base di una metamorfosi ancora lenta ma destinata a crescere nei prossimi anni. Ricerche come “ingredienti pesto”, “offerte smartphone”, “pasticceria Bari” o “tavolo soggiorno” potrebbero diventare nell’ordine “con quali ingredienti preparo il pesto”, “quali smartphone ci sono in offerta al momento”, “dove trovo una pasticceria a Bari“ o “quale tavolo scegliere per il soggiorno”. Niente paura. Quello di cui parliamo non è una minaccia e chi si occupa di SEO non verrà svegliato nel cuore della notte dai suoi clienti per stravolgere l’ottimizzazione di blog e descrizioni di categoria. I tempi non sono ancora maturi per considerare questa trasformazione un fenomeno di massa ma di sicuro è una tendenza che inizia a manifestarsi in modo più evidente. Quelle che fino a qualche anno fa erano keyword di coda “troppo” lunga perché composte “addirittura” da più di cinque parole, oggi potrebbero rivelarsi interessanti proprio perché diventa sempre più semplice pronunciare ricerche “complesse” che digitare una query, anche di “soli” tre termini. Anche se la Voice Search è una realtà ormai possibile da qualche anno, oggi è molto importante aggiungere alla check list della SEO strategy alcuni elementi che nel tempo potrebbero rivelarsi utili con risultati positivi sul posizionamento. Nulla di innovativo o che un buon SEO non abbia mai fatto ma quelle che prima potevano essere azioni non prioritarie, oggi assumono un ruolo principale se si desidera fare della buona Vocal SEO e posizionare i propri contenuti su specifiche richieste vocali. Vediamo alcuni aspetti che diventano fondamentali: Titolo: il più vicino possibile alla domanda precisa Paragrafi brevi: il contenuto deve rispondere alle richieste in modo sintetico e chiaro, facilitando nello stesso tempo la lettura. Linguaggio naturale: facilità in questo caso è sinonimo di naturalezza. È importante quindi sviluppare contenuti che oltre a rispondere a domande precise in modo sintetico, parlino la “lingua” di chi effettua la ricerca. Dati Speakable: i contenuti dovranno essere adatti alla riproduzione audio utilizzando la sintesi vocale (TTS), per offrire una migliore UX soprattutto dei nuovi smartspeaker in commercio. Sia chiaro, non è necessario intervenire con azioni drastiche con il rischio di compromettere la coerenza del contenuto. Una delle caratteristiche premianti da preservare, indipendentemente dai cambiamenti linguistici e di comportamento degli utenti, resta sempre la chiarezza accompagnata da una equilibrata esperienza di lettura. Per un’attività di Vocal SEO efficace diventa sempre più importate fare quello che quotidianamente siamo chiamati a fare ma un po’ meglio, ovvero rispondere in modo ancora più preciso ad una domanda articolata. Per la query “con quali ingredienti preparo il pesto alla siciliana” produrremo quindi un contenuto con un titolo identico associato ad un elenco puntato con le informazioni necessarie. A domanda precisa dovrà corrispondere una risposta altrettanto precisa. Pochi fronzoli nel primo paragrafo, circa 50 parole per soddisfare il bisogno dell’utente, poi tutto il resto.

Voice Search

Due best practice per una Voice SEO efficace

Featured Snippet: alla conquista della posizione zero

Quello che è il sogno di ogni SEO nella Voice Search assume un ruolo ancora più rilevante. La posizione zero, cioè la più importante della SERP, aumenta la possibilità di essere letti dalla voce sempre meno robotica dell’assistente. Questo risultato deve contenere la risposta diretta alla query dell’utente, deve essere strutturato con paragrafi brevi e, se funzionale al contenuto, inserire liste numerate, elenchi puntati o tabelle che sintetizzino ulteriormente la risposta.

Vocal SEO & Local SEO: la vera opportunità per le attività locali

Un ambito nel quale la Voice Search inizia a diventare una reale occasione di successo è il Local Marketing. Il fatto che i due termini si distinguano per una sola consonante potrebbe non essere solo una coincidenza se pensiamo che molto spesso le ricerche vocali riguardano dei bisogni di prossimità, mentre magari si è in auto nel traffico o passeggiando al parco. Ebbene sì, le due attività sono quasi sovrapponibili in termini di efficacia e la Vocal SEO assumerà sempre più rilevanza in tutte le strategie di local marketing dei prossimi anni. Diventa quindi fondamentale per un’attività locale la qualità e la quantità di informazioni sull’account aziendale Google My Business. È consigliabile dunque compilare in modo corretto tutte le sezioni e tenere aggiornati i contenuti.

Conclusioni

Quello della Voice Search è un argomento interessante e avvincente. Un tema che parla di come cambia il nostro modo di interagire, di cercare e di comunicare. È ancora presto per capire se siamo all’inizio di una mutazione importante che solo ora inizia a generare volumi di ricerca o se si tratta di un trend momentaneo destinato a ridimensionarsi deludendo le aspettative. Per ora non mi resta che osservare mia madre che, dopo anni di query digitate in modo errato, oggi guarda il suo nuovo smartphone e dice “Ehi, Google! Quanti anni ha Claudio Baglioni?”. Difficile per me capire se la sua faccia stupita che segue questa azione sia dovuta alla risposta precisa ricevuta, o dalla reale età di Baglioni. Continuerò ad indagare. Alla prossima!
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Page Speed: come migliorare posizionamento e conversioni

Page Speed: come aumentare le conversioni con un sito più veloce

Velocizzare il sito web migliora il posizionamento? Tutto quello che c’è da sapere

È il 2009 quando Big G decide di spingere il piede sull’acceleratore accrescendo in modo esponenziale la velocità del web, introducendo così un nuovo fattore di ranking. Da allora il mondo digitale è cambiato in modo altrettanto esponenziale e con ritmi sempre più serrati. Le innovazioni tecnologiche hanno determinato importanti stravolgimenti nelle abitudini degli utenti. Sono cambiati i comportamenti, i dispositivi e di conseguenza è mutata anche l’aspettativa e il grado di soddisfazione di un utente sempre più predisposto ad una fruizione “immediata” dei contenuti cercati. La velocità ha assunto negli anni in modo quasi impercettibile ma sempre crescente un valore molto importante in ambito digitale. Ma come rendere un sito più veloce? E soprattutto, a cosa ci riferiamo precisamente quando parliamo di velocità? Senza troppi giri di parole parliamo della velocità di caricamento, ovvero del tempo che la pagina sulla quale l’utente atterra impiega per caricare tutti i contenuti. Se da un lato la Page Speed riguarda un intervallo di tempo ridotto, dall’altro è il primo fattore attraverso il quale l’utente valuta il suo primo contatto con il contenuto cercato. Una bassa velocità di caricamento ostacola l’usabilità del sito andando a compromettere la soddisfazione dell’utente che decresce in media del 16% per ogni secondo di attesa (gomez.com – akamai.com). Un dato davvero significativo che conferma la grande importanza di uno degli aspetti spesso trascurato. La Page Speed è da sempre per Google un fattore premiante e questa non è una novità ma ci sono due segnali che dimostrano come la velocità stia assumendo sempre più valore. Il primo è lo Speed Update del 2018, grazie al quale Google ha iniziato a valutare tra i fattori di posizionamento anche la velocità di caricamento per le ricerche da mobile. Il secondo è l’aggiornamento di PageSpeed Insights, ovvero dello strumento di analisi necessario per misurare la velocità delle pagine che appare oggi notevolmente migliorato nei report e nelle funzioni.

PageSpeed Insights: tutte le novità dello strumento di Google

Dall’anno scorso anche la velocità di caricamento della pagine da mobile è un fattore che influisce sul posizionamento. Un’evoluzione che non sorprende se pensiamo al constante aumento degli utenti si connettono da mobile, che il 50% di questi visitatori si aspetta il caricamento entro i 2 secondi e che gli utenti che hanno avuto un’esperienza negativa con la pagina mobile hanno il 62% di probabilità in meno di effettuare un acquisto (dati Google). Non ottimizzare il proprio sito per renderlo più veloce vuol dire correre il rischio di perdere clienti, denaro e posizionamento. Chiariamo subito, la Page Speed non è il fattore di ranking più importante e resta sempre valida la centralità del contenuto. Una pagina con dei contenuti pertinenti alla ricerca ma non molto veloce potrebbe posizionarsi meglio di una veloce ma con contenuti scadenti. Non trascurare l’ottimizzazione per rendere il sito più veloce è comunque un passaggio necessario durante il quale utilizzare gli strumenti più adatti per il monitoraggio. La crescente importanza della velocità di caricamento è confermata dalle novità introdotte in PageSpeed insights di Google, strumento che appare oggi migliorato con l’introduzione di nuovi report utili per elaborare informazioni diverse e più strutturate. PageSpeed Insights: aggiornamento La versione aggiornata di Pagespeed Insights comprende il pieno utilizzo di Lighthouse, il tool creato da Google in grado di analizzare ogni URL molto velocemente e di fornire report molto utili per l’ottimizzazione. Un miglioramento importante che permette un’analisi ottimale dei dati e delle metriche di misurazione. Non ci sono più i punteggi di velocità e di ottimizzazione ma un solo punteggio totale con tre valutazioni di velocità: elevata, media o bassa). I nuovi report sono organizzati in categorie diverse e sono:

Data Field

Qui vengono raccolti i dati dal report di Chrome User Experience (CrUX) che includono informazioni sul modo in cui gli utenti di Chrome interagiscono con la pagina, qual è il tempo di caricamento dei contenuti e altro ancora.

Lab Data

In questa categoria vengono raccolti i dati con il supporto di Lighthouse simulando l modo in cui un dispositivo mobile carica una determinata pagina. Vengono incorporati parametri di rendimento come:
  • First Contentful Paint: il tempo necessario per la visualizzazione del primo elemento per un utente.
  • Speed Index: quanto velocemente i contenuti di una pagina sono visibili.
  • Time to Interactive: la velocità con cui una pagina diventa completamente interattiva.
  • First Meaningful Paint: quando il contenuto principale di una pagina è visibile.
  • First CPU Idle: riguarda il livello di interattività della pagina.
  • Estimated Input Latency: stima il tempo impiegato dall’app per rispondere all’input dell’utente, in millisecondi.

Opportunities

A partire dal test, questa categoria mostra dei suggerimenti di ottimizzazione utili a migliorare le prestazioni della pagina. Il tutto segnalando le motivazioni del rallentamento della pagina, i risparmi stimati dopo la correzione. Si tratta di parametri molto importanti perché hanno un impatto diretto sul punteggio di velocità complessivo.

Diagnostics

Il rapporto fornisce informazioni su aspetti come cache, diensioni DOM, JavaScript e tanto altro.

Passed Audit

In questa sezione vengono mostrati i parametri tecnici ottimizzati con esito positivo. Categoria molto utile per mantenere uno storico sugli interventi di ottimizzazione svolti per i quali il sito non presenta più problemi.

Sito web più veloce: User Experience migliore e tassi di conversione più alti

La velocità del sito migliora il posizionamento? La risposta è: non solo! Come abbiamo visto lavorare sull’ottimizzazione della velocità di caricamento è utile per più di un motivo. Avere un sito veloce ti permette di migliorare prima di tutto l’esperienza dell’utente. Un primo impatto positivo e una navigazione senza rallentamenti sono due fattori che hanno una significativa ricaduta sulla fedeltà dell’utente e sul potenziale incremento dei tassi di conversione. Non trascurare le prestazioni del proprio sito vuol dire proporre contenuti alla velocità che l’utente si aspetta. Proporre contenuti coerenti con la ricerca in tempi di caricamento veloci è di sicuro una buona pratica anche ai fini del posizionamento.
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Cosa significa fare link building nel 2019

A cosa servono oggi i backlink? Qualche mossa vincente per ottenere quelli giusti

I backlink sono uno dei fattori che più influenza la classificazione organica di Google, pertanto la creazione e la gestione di un profilo backlink di successo è una delle maggiori preoccupazioni per i SEO.
La link building oggi poi, si sta evolvendo, nonostante siano ancora tanti, quelli che continuano a lavorare “old style” facendo danni ai propri siti web e a quelli dei propri clienti.
Nel 2019 fare link building significa servirsi di uno dei più potenti strumenti per ottimizzare il posizionamento di un sito web sui motori di ricerca. Bisogna però saperlo fare bene!
Ti suggerisco quindi i principali tips da seguire ogni volta che ti approcci a questa attività:

  1. Ancore Brand: oggi è assolutamente indispensabile lavorare sul brand del proprio sito. Evitare quindi anchor text troppo commerciali e variarle di continuo deve essere il tuo pane quotidiano.
  2. Scelta dei siti: bisogna ricevere sempre e solo link da siti credibili. Devi evitare in maniera categorica contenitori di guest post e pieni zeppi di link ma devi puntare a siti con traffico reale e una linea editoriale seria. La tua regola deve essere alternare siti generalisti, siti verticali (del tuo stesso settore) e testate giornalistiche così da avere un profilo link credibile e solido.
  3. Costanza: l’attività di link building deve essere svolta con costanza. Un lavoro fatto bene sul lungo periodo, porta i risultati migliori.
  4. Pagine di destinazione: è necessario scegliere con cura la pagine obiettivo del proprio sito su cui far arrivare il link. Vanno identificate con attenzione, analizzando il mercato, le conversioni, le query e la struttura di linking interna del sito web.

Da quando ho iniziato a fare questo lavoro ho raccolto molti suggerimenti e fatto tante esperienze, che oggi ritengo assolutamente preziose per svolgere le mie attività quotidiane di link building.
Ecco una serie di mosse vincenti per tutti coloro che operano nel settore della SEO Off-site:

  1. Controlla periodicamente i backlink che ricevi attraverso strumenti pregiati come Semrush o Seozoom. Io utilizzo Semrush, pertanto vi mostrerò nello specifico tutte le operazioni che faccio utilizzando questo strumento. Il mio consiglio è di fare questo check ogni due settimane, dal momento che è il periodo di tempo impiegato da Google per indicizzare i nuovi link. La prima cosa da fare quindi è visionare il profilo Backlink del tuo progetto su Semrush, usare il filtro “Nuovi” e come opzione selezionare solo il tipo “Follow,” per avere modo di tracciare subito i backlink più preziosi. Organizza questi dati con la quantità di traffico referral indicata da Google Analytics e invia un bel report al tuo capo o al tuo cliente per dimostrargli che stai facendo un ottimo lavoro. Se poi vuoi andare ancora più a fondo e procedere con un lavoro certosino, rimanendo nel profilo backlink scegli l’ordine crescente per punteggio di fiducia, nella colonna a sinistra. Se trovi un link sospetto, non disperare, aggiungilo all’elenco rifiuta con un solo click. Consulta infine i backlink “Persi” dal tuo profilo, aggiungi il filtro “Follow” e seleziona poi l’ordine crescente nel “Punteggio di fiducia”. Operando in questa maniera potrai verificare i backlink persi da domini attendibili.
  2. Spiare un po’ i tuoi concorrenti fa bene alla tua salute lavorativa e a quella del tuo cliente! Digita il loro dominio su Semrush e analizza il loro profilo backlink. Potresti anche servirti di quei competitor menzionati da Semrush, ma potresti trovare grandi colossi come Amazon, Wikipedia e altri. Quindi il mio consiglio è di analizzare un competitor alla volta e verificare se possiede qualche backlink interessante che potresti ricevere anche tu. Creati una lista di siti e analizzali uno per volta su Semrush valutando il posizionamento organico, il numero di domini di riferimento e il Backlink audit tool, tramite il quale potrai verificare l’eventuale presenza di link tossici e quindi quanto effettivamente sia positivo o no ricevere backlink da quei domini.
  3. Trova idee che impreziosiscano i tuoi contenuti e rendano il tuo investimento! Oltre a guardare i trend topic sui vari social di riferimento a seconda del settore in questione, anche in questo caso potresti servirti dei tuoi rivali. Dopo aver inserito il domino di un tuo rivale su Semrush, nel report Pagine indicizzate, puoi trovare idee per strutturare contenuti in grado di attirare “backlink naturali”. Potresti renderti conto che ci sono tepic redditizi a cui non avevi mai pensato e che potranno essere di riferimento per la tua content strategy.
  4. Acquisisci backlink naturali e fai in modo che Google si innamori di te: oltre a creare contenuti interessanti che possano davvero coinvolgere il tuo pubblico, riduci drasticamente il numero di ancore commerciali e aumenta il numero di ancore brand o composte (mix tra nome del brand e testo aggiuntivo).
  5. Infine controlla lo stato di salute dei tuoi backlink attraverso uno strumento chiamato Backlink audit Tool. Una volta impostato saranno automaticamente raccolti tutti i backlink raccolti dal database di Semrush e dalla Search Console di Google. Potrai quindi verificarli e decidere o di metterti in contatto con i proprietari dei siti web chiedendo loro di rimuovere il link, aggiungere il link ad una lista Disavow o mantenere il link se non sembre essere dannoso.

Per il momento penso possa bastare….alla prossima puntata!

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Content marketing: cos’è e come funziona

Marketing online: il punto di partenza sono i contenuti

Cosa significa per le aziende fare marketing con i contenuti

Dare una risposta esaustiva alla domanda “cos’è il content marketing” non è sempre facile neppure per i marketing manager più veterani.
Certo è che il content marketing ha decisamente messo ko il settore dell’advertising tradizionale per dare vita ad una forma di marketing basata sulla creazione e la condivisione di contenuti finalizzati all’acquisizione e alla fidelizzazione dei clienti.
The content is king” è lo slogan ufficiale, ormai quasi ridondante che domina qualsiasi strategia di web marketing.
Ogni attività di content marketing va misurata sul medio e lungo periodo ed inserita in un preciso di piano d’azione che mira ad ottenere:

  • brand awareness
  • lead generation
  • acquisition
  • customer retention

Ma come devono essere i contenuti offerti ai vostri potenziali clienti all’interno di una strategia di web marketing?

  • pertinenti
  • utili
  • contestuali
  • collegati

Una strategia di content marketing ben studiata, integrata in un piano di web marketing con un sito user friendly, campagne di Google advertising di successo, campagne di Facebook e Instagram ben gestite e anche il suggerimento di far diventare il vostro business multicanale e omnicanale, può cambiare le sorti di un’azienda.

Perché fare content marketing e come essere efficaci

I motivi principali per cui alla base di ogni strategia di web marketing c’è il content sono:

  • Il cambiamento del processo di acquisto fondato oggi essenzialmente sulla nuvola di parole che si crea attorno ad un prodotto e inizia così a renderlo noto, le recensioni lunghe e motivate di acquirenti e influencer del settore, le descrizioni dettagliate capaci di soddisfare tutta la sete di informazioni dei potenziali clienti, oggi ormai sempre più esperti
  • L’acquisto è diventato una vera e propria esperienza: siamo passati dalle tecniche pubblicitarie martellanti e invasive a tecniche che cercano il permesso, il commento, la condivisione, al punto tale che saranno loro, i tuoi potenziali clienti, a cercarti e desiderare di acquistare quello che vendi
  • E’ prassi consolidata ormai prima di fare un acquisto confrontare i prezzi, gli shop, i feedback…ma tutto questo non basta: se il contenuto non viene curato al punto tale che il tuo sito si posizioni in alto nelle ricerche nulla potrai affinché i tuoi potenziali clienti ti trovino
  • I consumatori diventano i tuoi produttori di contenuti, se tu produrrai e darai loro quello che desiderano, diveranno loro stessi insieme a te produttori di contenuto, ambasciatori e voci in grado di far crescere o affossare il tuo business

Detto questo, puoi avere il miglior contenuto di sempre, ma se rimane nascosto nella vetrina di un negozio di periferia, nessuno lo conoscerà mai, quindi tutte le volte che dovrai scrivere un contenuto ti toccherà seguire le regole della Seo Copywritng, e dovrai distribuirlo laddove il tuo pubblico si raduna: nei motori di ricerca (Google, Bing), nei social (Facebook, Instagram, Twitter, Pinterest), nei forum e in tutte le community dove gli utenti si incontrano.

Come creare una content plan coi fiocchi

La creazione di un piano di content marketing si basa sulla definizione degli obiettivi da raggiungere, l’analisi del target di riferimento, la scelta dei canali e una programmazione precisa delle attività da svolgere.
In maniera altamente operativa dovrai stilare un vero e proprio calendario in cui definisci giorno per giorno o settimana per settimana o anche mensilmente quali argomenti trattare, un panel keyword di riferimento ottenuto dopo un’attenta analisi dei competitor, dei volumi di ricerca sullo strumento di pianificazione delle parole chiave di Google Adwords ed eventuali link di approfondimento.

Come evitare la saturazione dei contenuti

Content is king è vero, ma siamo anche nel 2018 e il digitale ha fatto passi da gigante per cui oggi è difficile ammetterlo ma sono state create così tante quantità di contenuti che manca il tempo a disposizione per leggerli tutti.
Uno studio condotto da Buzzsumo ha rivelato che il 2017 è stato letteralmente l’anno del dimezzamento delle condivisioni dei contenuti sui social media. La notizia lascia sgomenti se si pensa che lo stesso studio condotto nel 2015 ha fatto emergere che la media di condivisione dei contenuti sui social è passata da 8 del 2015 a 4 del 2107.
Le spiegazioni principali di questa rivoluzione sono:

  • aumento della competizione
  • cambi dell’algoritmo di Facebook
  • intensificazione del private sharing, ovvero l’avvento del dark social caratterizzato dall’uso smodato di messanger, whatsapp, wechat..

E’ risaputo ormai infatti che gli utenti ricercano contenuti tramite una varietà di canali non più solo costituita da Facebook e Google ed è necessario notare che una ricerca condotta da Hubspot abbia rivelato che lavorare sulla propria pagina web, sulla newsletter e sulla SEO stanno diventando elementi sempre più fondamentali e importanti.
LinkedIn ha visto aumentare la condivisione di contenuti sul proprio canale del 60% anno dopo anno in virtù proprio dell’autorevolezza dei contenuti stessi. Pare infatti che quella che stiamo vivendo sia l’epoca d’oro di Linkedin, soprattutto laddove si gestisce il profilo di un professionista o di un consulente e non di un’azienda, è stato provato che pubblicato uno stesso contenuto sia su Facebook sia su Linkedin, senza necessità di sponsorizzazioni, riceva un numero decisamente superiore di visualizzazioni, condivisioni ed engagement.
Detto questo, possiamo ufficialmente decretare che stiamo assistendo ad una fase di maturazione del content marketing, in cui i post in modalità clickbait o simili risultano essere drasticamente penalizzati non solo dall’algoritmo, ma dagli stessi utenti. La grande notizia invece è che la ricerca dei contenuti di qualità continua invece ad aumentare.

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10 consigli per una strategia di web marketing di successo

Il web marketing (quello giusto) non è una cosa che ci si può inventare. La visibilità online e una buona web reputation non si ottengono dall’oggi al domani, e soprattutto la credenza che il web marketing sia gratis o necessiti bassi investimenti è uno stereotipo troppo spesso abusato da CEO e capi d’azienda di vario genere. I risultati, il più delle volte, sono commisurati agli investimenti che si fanno sul web e un buon web marketer ha il compito di ottimizzare tali investimenti.

Ecco allora alcuni elementi imprescindibili per tutte quelle aziende che stanno tentando di approcciarsi al fantastico mondo del web marketing.

1- Scegliete un referente (project manager o web marketing manager)

Non si diventa esperti di seo, web e social media marketing per caso. Se non avete una persona competente nel vostro team, non pensate di improvvisarvi o improvvisare qualcuno nelle vesti di guru del web, significherebbe distruggere il progetto ancor prima di avere iniziato. Affidatevi a professionisti che possano guidarvi in questo lungo cammino e “fidatevi” di loro. Ah, non considerate come primo elemento decisionale il prezzo… focalizzatevi più sulla competenza. Ricordate, è un investimento non un costo!

2- Stabilite un budget

Una volta trovata la persona che vi accompagnerà durante (almeno) il prossimo anno e mezzo, fatevi aiutare a capire l’entità dell’investimento capace di garantirvi visibilità online e costruirvi un’immagine solida sul web. Ricordate, l’investimento non significa solo denaro, ma anche tempo (e il tempo è denaro)… Il vostro web marketing manager avrà bisogno di aiuto e collaborazione da parte di un team. Fate in modo che il progetto sia nelle sue mani e sotto la sua responsabilità.

3- Elaborate una strategia di web marketing di medio periodo

Una volta  scelto il vostro referente e stabilito il budget, passiamo alla fase più delicata. La pianificazione strategica. Cercate di essere lungimiranti e datevi degli obiettivi, ragionate su base annuale o biennale. E soprattutto stabilite obiettivi misurabili. Una strategia con obiettivi misurabili vi permetterà di valutare l’andamento e ottimizzare alcuni elementi in corsa. Vi sembra poco?

4- Ottimizzate costantemente il vostro sito web

I tempi cambiano, le tecnologie si evolvono, Google cambia le regole del proprio algoritmo con frequenza e a volte lo fa anche in modo drastico. Avere una strategia SEO dettagliata e seguire un calendario editoriale potrà esservi di grande aiuto nell’ottimizzazione onsite e nell’aggiornamento dei contenuti. Ricordate che la freshness, ovvero la frequenza con la quale vengono inseriti nuovi contenuti (o aggiornati quelli esistenti) è un fattore diretamente collegato al posizionamento su Google.

5- Attività SEO e Local SEO

Avere un sito web è condizione necessaria ma non sufficiente. Potete avere il negozio più bello del mondo ma se siete in periferia, in una strada senza uscita, dubito che possa mai riempirsi di gente… Un sito non ottimizzato per la SEO e Local SEO è esattamente così, invisibile. Ma tranquilli, il vostro web marketing manager è già un esperto SEO, vero? Lui saprà come fare.

6- Search Engine Marketing

Avere un sito web, ottimizzato con una buona attività SEO, è (ancora una volta) condizione necessaria ma non sufficiente… Organizzare campagne di marketing e Pay per click può dare una grossa spinta alla vostra strategia SEO e di visibilità online. Soprattutto in periodi cruciali, realizzare campagne per vendere prodotti o servizi rappresenterà il valore aggiunto. Inoltre vi aiuterà a capire su quali elementi puntare con più convinzione nel proseguo della vostra attività sul web, e quali invece tralasciare.

7- Misurate le azioni di web marketing

Come dice il guru della web analytics Avinash Kaushik: è possibile conoscere ogni singolo click di ogni singola persona che visita il vostro sito. Come può tutto questo non essere fondamentale? Beh, dotatevi di strumenti di web analitycs. Google analytics è la miglior scelta che possiate fare, e non perché è gratis. Sicuramente il vostro web marketing manager sarà un esperto anche nella lettura e interpretazione degli innumerevoli dati di analisi del traffico sul vostro sito, vero? A mio avviso quello della web analytics è l’elemento più importante di tutta la strategia di web marketing. E’ la voce degli utenti e l’elemento che vi permetterà di rendere il vostro sito un posto (almeno) gradevole da visitare.

8- SEO off-site: cercate sinergie con il vostro business offline

E’ una cosa detta e ridetta ma guai a tralasciarla: e il rapporto umano? per quanto il web faciliti le relazioni sociali e amplifichi i messaggi, una chiacchierata, la condivisione di un momento, o il rapporto face to face sono elementi che non devono mai mancare. Cerchiamo allora di promuoverli con attività trasversali. Create eventi nel vostro negozio o visite della vostra azienda, fate fotografare i vostri clienti con i vostri prodotti, invitateli a  venire a trovarvi…

9- E i Social media

L’elemento Social media è stato volutamente lasciato alla fine, e non per importanza. Spesso le aziende che si affacciano al mondo del web iniziano parlando di Facebook marketing e Instagram. Beh, l’abilità di un buon web marketer è quella di farli desistere, almeno all’inizio. Se non avete completato tutti gli step precedenti ascoltate il mio consiglio, lasciate da parte i Social media. Una buona strategia di Social media marketing infatti non è altro che la conseguenza naturale, l’evoluzione di una corretta strategia di web marketing e serve per amplificarla, dare all’azienda un’immagine umana e migliorare la propria web reputation. E non dimenticate che prendersi cura della parte social e gestire l’attività di Social media marketing richiede un investimento di tempo (€) e risorse ($)… Quindi deve essere il frutto di una scelta ragionata. Ma questo il vostro web marketing manager lo saprà sicuramente.

10- Siate voi stessi

Questo è l’ultimo, ma più importante consiglio di oggi: non cercate di dare un’immagine diversa da quella reale. Se siete un’azienda di 2 persone non parlate del “Nostro Team multidisciplinare”; se vi criticano non oscurate i messaggi, fate mea culpa e chiedete scusa; se non siete “leader del settore” non abbiate paura a dirlo. Cercate di rendere più umano il vostro brand, date un nome alle persone che ci lavorano, metteteci la faccia. Insomma, siate voi stessi e la vostra web reputation vi ringrazierà!

Come avrete sicuramente capito, alla base di una strategia online di visibilità e di web marketing di successo c’è sicuramente la competenza e la capacità del vostro referente (azienda o freelance che sia) nel gestire la vostra azienda in rete. Ma tutto questo il vostro web marketing manager lo sa!